FERMENTI CATTOLICI VIVI

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La prigionia, la voglia di farla finita. L’incontro con Cristo e la vita assume nuovi contorni, anche in un lager…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/01/2013

Tante volte ci lamentiamo della realtà che ci circonda. Abbiamo l’impressione di essere incastrati in un copione in cui ci sentiamo in gabbia. C’è prepotenza, ingiustizia, crisi. Lo penso spesso anch’io… Poi mi sono imbattuto in una storia come questa e i miei continui brontolii hanno cominciato a sembrarmi sempre più inopportuni… Non solo, ho ricominciato a ringraziare Dio per i miracoli compiuti nella mia vita, per la bontà e le cose belle che mi ha donato.

Per Komunella Markman la fede cristiana era un mondo estraneo. La fede, nella sua famiglia, era quella marxista, trasmessa dai genitori ebrei rivoluzionari di professione; questo aveva voluto dire un’educazione ideologica venata di stoicismo: disprezzare il dolore fisico, non piangere mai, combattere per la causa.

Komunella 01Ma la storia si era introdotta nella loro vita prepotentemente: il padre, un funzionario di partito, nel Caucaso, era stato fucilato nel 1937, la mamma arrestata subito dopo come “moglie di un nemico del popolo”, e le due figlie Julija di 15 anni e Komunella di 13, erano rimaste sole.

Erano state divise, poi era venuta la guerra e Julija era morta di fame nell’assedio di Leningrado. Così Komunella, desiderosa di vendetta, non aveva esitato ad entrare giovanissima in un gruppo terroristico clandestino. Naturalmente era stata arrestata nel 1948 e condannata a 25 anni di lager: come dire una prolungata agonia e la morte certa.

Dopo questa catastrofe, con lo stoicismo che aveva imparato in famiglia, aveva scritto: “Mamma, so che non ci tieni tanto alla vita, e neppure io. E allora forza, decidiamo il giorno e l’ora, e ci suicidiamo tutte e due”. Per fortuna la madre le aveva risposto che valeva la pena aspettare ancora un po’, per vedere “quali altre porcherie ci prepara la sorte. Se non altro per curiosità”.Komunella 02

Ma la sorte aveva in serbo qualcosa di molto diverso: l’incontro con Cristo, che in una notte di solitudine e disperazione Komunella aveva percepito come l’unica persona veramente prossima e solidale.

Così la sua vita aveva assunto nuovi contorni: si era accorta che il lager le riservava ogni giorno, accanto alla miseria e alla brutalità, incontri luminosi ed esempi di straordinaria generosità, anche tra le delinquenti più depravate, persino tra le guardie.

E nella memoria dell’anziana ex detenuta che oggi vive a Mosca una vecchiaia incredibilmente serena, si sono fissati soprattutto i ricordi belli, che le fanno dire: quanti miracoli nella mia vita, quanta bontà, non bisogna mai cedere, l’essere umano ti può sempre sorprendere.”

[Fonte: Donne, Chiesa, Mondo, inserto dell’Osservatore Romano di Dicembre 2012]

Una Risposta to “La prigionia, la voglia di farla finita. L’incontro con Cristo e la vita assume nuovi contorni, anche in un lager…”

  1. L’ha ribloggato su Il blog di Laura Corsaroe ha commentato:
    “Quanti miracoli nella mia vita, quanta bontà, non bisogna mai cedere, l’essere umano ti può sempre sorprendere.”

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