FERMENTI CATTOLICI VIVI

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È semplice farsi santi…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/07/2013

La storia di Ninni Di Leo. E’ un po’ lunghetta ma vale la pena, ogni tanto rallentare e concedersi la lettura di storie come questa che hanno il potere di rimettere le cose al proprio posto…

Ninni02La storia di Ninni Di Leo è un po’ anche la nostra storia. Un ragazzo come ce ne sono tanti oggi: vivace, allegro, con i suoi interessi, pregi e difetti.

Dice di lui il fratello Sergio: “Se Ninni fosse morto prima della sua malattia, noi potevamo dire che era un ragazzo buono, obbediente, dolce, ma nulla di più. Ma Ninni si è manifestato meraviglioso nella sua malattia.

Ninni nasce a Palermo il 4 Aprile 1957 con due genitori che lavorano e che adorano i tre figli Ninni, Sergio e Valeria. La domenica mattina Ninni era puntuale all’appuntamento con il Signore… e nel pomeriggio altrettanto: con la sua squadra del cuore, l’Inter.

Amava la musica fragorosa, era sempre pronto a ballare con gli amici gli ultimi balli alla moda.

Il primo incontro col Signore avvenne il giorno della sua Prima Comunione. Il Signore entra nella sua vita e lui non vuole farlo più andare via. La sera la mamma gli chiede: “Cos’hai chiesto a Gesù?” – “Ho chiesto a Gesù di farmi crescere buono; di dare la salute a papà, mamma e ai fratellini, di proteggere la mia famiglia”. E fin qui tutto normale.

Un giorno, arriva la prima prova. Una grave malattia porta via il papà, all’improvviso, senza avere nemmeno il tempo di salutarli.

Ninni aveva 11 anni, era il fratello più grande; da quel momento si impegna ad essere l’uomo di casa, l’appoggio della mamma e dei fratellini. Ninni è diventato adulto. Sì, adulto. Perché non si diventa maturi quando si compiono diciotto anni, si diventa grandi quando si impara ad amare!

Un pomeriggio del ’69 Ninni e Valerio si iscrivono all’oratorio, Sergio nella sezione Minori e Ninni pre-adolescente tra i Pre-Juniores. All’inizio Ninni è timido ma poi si ambienta. Gioco, chiacchiere, calcio, divertimento, condivisione; ogni tanto passa velocemente in chiesa per ringraziare il Signore che gli dà l’opportunità di divertirsi tanto.

Frequenta l’istituto tecnico per geometri in un atteggiamento di continuo aiuto, amore e donazione per i suoi compagni. Aveva l’hobby del modellismo, amava leggere. Appassionato di geografia, divorava con vera passione libri, enciclopedie sull’argomento. La mamma gli aveva comprato l’enciclopedia geografica “Il Milione”, l’aveva letta tutta avendo così una cultura impressionante sull’argomento.

Ninni era un ragazzo normale ma aveva una marcia in più. Era un formidabile altruista, non pensava mai a se stesso. Per lui esisteva solo il prossimo da amare e aiutare.

Pregava Ninni? Racconta il fratello: “Ninni pregava tanto, direi quasi sempre. Ma una sua nota caratteristica era questa: difficilmente pregava da solo; preferiva la preghiera in comune. Una volta gliene ho chiesto il motivo e mi ha citato il passo del vangelo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro!”.

San Domenico Savio

Amava le letture salesiane e la vita di Domenico Savio in particolare tre punti che divennero per lui un codice di vita: è semplice farsi santi: basta fare ogni giorno i propri doveri di studio e di preghiera e far del bene agli altri.

15 Giugno 1973. Ninni non si sente bene, sente un malessere generale, si sente debole. Il medico rileva un’innocua influenza prescrivendogli riposo.

Ma il malessere continua a il 6 Luglio non era ancora guarito. Sopraggiunge un feroce mal di testa, inizia a rimettere… Cerca di tranquillizzare tutti sorridendo… Lo portano al Policlinico. Al suo fianco la mamma, come Maria sotto la Croce del Figlio… fino alla fine.

Nel pomeriggio Ninni si riprende e dice alla mamma: “Mamma, sei stata grande, non hai pianto, non ti sei scoraggiata. Sono fiero di te”. Arriva il medico con la diagnosi. Leucemia, una spada nel cuore della mamma, che racconta:

“Ed ecco che, contrariamente a quanto succede a molti, dal momento in cui iniziò il suo tremendo calvario, l’anima di Ninni parve acquistare un maggiore splendore, e la sua bontà si rivelò più che mai in ogni manifestazione e nell’accettazione piena e cosciente, e senza mai un lamento, della sua atroce sofferenza.

Nel Policlinico divenne presto il beniamino dei medici, degli infermieri e soprattutto dei malati. Aveva un sorriso e una parola buona per tutti. Era l’idolo dei bambini che soffrivano del suo stesso male; lo andavano sempre a trovare, li faceva divertire, li consolava, insegnava loro il segno della croce… Il Signore aveva fatto di questo ragazzo un grande uomo della sofferenza.

Davanti alla statua di Maria Immacolata Ninni pregava: “Madonna mia, tu lo sai che io ti amo, e allora perché non mi fai guarire? Sì, lo so, ci sono tanti altri che soffrono più di me… Beh… Allora fai quello che desideri…. Non m’importa della mia guarigione: l’importante è fare quello che Gesù vuole…

Una bambina vivacissima angosciata dal male che lentamente la consumava raddoppiava la sofferenza della mamma piangendo, sfogando il suo dolore prendendosela con tutti. La mamma piangeva lacrime di dolore. Ninni se ne accorse e, con pazienza, amore e speranza si rivolse alla compagna di dolore: “Vogliamo offrire i nostri dolori al Signore? I miei e i tuoi messi insieme fanno un tesoro sai? Faranno guarire altri bambini che forse stanno peggio di noi…”

A poco a poco riuscì a penetrare nel cuore di quella bambina: come la goccia lentamente scava nella roccia, così fece quel ragazzo così gentile ma che a volte parlava con fermezza, doveva crederci in quello che diceva… Anche lui soffriva, anche a lui facevano le iniezioni sternali dolorosissime, anche a lui torturavano la carne, anche lui aveva desiderio di vivere…

Lo portano a Parigi, e anche lì diventa il beniamino di tutti. Ogni tanto si sentivano esplodere sonore risate… Era Ninni che tentava di parlare in francese coi suoi compagni di sventura. Aveva portato un raggio di luce in quel reparto.

Ai compagni più grandicelli traduceva la vita di San Domenico Savio, che teneva gelosamente sotto il cuscino… il suo progetto di vita… La mamma sempre accanto…

Due mesi nella camera sterile rendono la sofferenza di Ninni ancor più dolorosa, isolato da tutti… La sua preoccupazione era quella di rasserenare la mamma in tutti i modi possibili, cercando di non farle capire che ci stava davvero male e che quel muro di vetro era la sua ossessione. Ci riuscì, la mamma lo capì solo dopo essere tornati a Palermo quale tormento fosse la camera sterile.

Nella malattia Ninni è stato eroico – coi suoi giusti momenti di difficoltà, di tristezza, di incomprensione del male – Come fa un ragazzo di sedici anni a capire il mistero del dolore? Gli stessi adulti, anche se sorretti dalla fede fanno fatica a capirlo. Ninni a volte perdeva la pazienza. A volte piangeva a lungo, MA NON SE LA PRENDEVA MAI CON DIO!

giglioUna volta un dottore gli disse: Ma Ninni, di’ la parolacce… Ma possibile che non ti ribelli? Cosa hai fatto tu a Dio?”

Ma perché? Che c’entra? Il Signore non ha sofferto tanto per noi? E poi, che piacere c’è, professore, a dire le parolacce? Uscirebbero sterilizzate dalla camera sterile!”

La gente che lo vedeva si chiedeva: “Come può resistere? Come fa a non lamentarsi mai? E poi perché prega sempre?”. Eppure diverse persone che lo hanno visto soffrire, hanno imparato a sperare e sono ritornate alla fede, si sono convertite… questi sono i miracoli. Solo la presenza di Dio giustifica tale eroismo.

La leucemia avanza e per Ninni non c’è più speranza di guarigione. Viene dimesso e tornano a Palermo. La sua camera era sempre piena di amici e lui con loro scherzava, rideva, si divertiva. Lo stereo acceso, batteva il tempo con la mano desideroso di ballare, ma i dolori non glielo consentivano.

Dopo pochi giorni viene di nuovo ricoverato al Policlinico a causa dei dolori sempre più intensi che lo tormentavano. Prima di andarci, però, volle andare a ricevere la forza di sopportarli: “Mamma mi porti in chiesa? È la festa dell’Immacolata. Desidero ricevere il Signore prima di tornare al Policlinico”.

Cominciava a perdere la vista. A fine Dicembre si riprese e lo mandarono a casa. Organizzò una festa. Stava meglio e Ninni si scatenò, ballando, scherzando, con una buona parola per tutti. Trascorse le feste natalizie in forze.

Ninni01Poi il peggioramento improvviso. La mattina del 23 Gennaio sopraggiunse un dolore al braccio destro, fittissimo, lo voleva sollevare ma non ci riusciva: “Mamma, ti dispiace se oggi mi dai da mangiare tu? Non riesco a muovere il braccio. Mi dispiace di darti questo fastidio.”

Quel pomeriggio la sua camera si riempì di amici. Aveva una parola per tutti, per il fratello, per la sorella.

La sera comincia a sudare, inizia a rimettere, era sangue. La mamma gli chiede: Vuoi fare il segno della Croce? – “Si mamma”. La madre gli prese il braccio e, lentamente lo segnò nella fronte, nel petto, nelle spalle e nel cuore. Cominciò a battere il tempo con la mano destra… Ma non c’era nessuna musica! O forse si? La sentiva solo lui, sicuramente era bellissima.

Arrivò anche lo zio. Ninni girò lievemente il capo verso di lui e sorrise, gli strinse forte la mano e, nel silenzio della stanza la lasciò cadere sul petto. Più tardi, all’alba del 24 Gennaio affiorò un sorriso sereno sulle labbra di Ninni. Forse aveva incontrato Domenico.

(La versione integrale la trovate sul libretto “Ninni Di Leo. Ha dato un senso alla sua vita”, di Giorgio Mocci, Elledici CHE VI INVITO CALDAMENTE A LEGGERE) ==========>

2 Risposte to “È semplice farsi santi…”

  1. E’ proprio vero, la santità nasce dalla sofferenza, non mi vergogno ad ammetterlo che ho pianto leggendo la storia di Ninni e la tastiera del PC si è bagnata delle mie lacrime. Pregherò per Ninni e la sua famiglia.

  2. […] Santa Scorese, Benedetta Bianchi Porro, Stefano Avella, Claire de Castelbajac, Giulia Gabrieli, Ninni Di Leo, Pier Giorgio Frassati, Carlo Acutis, Alberto Michelotti e Carlo Grisolia, Antonietta Meo […]

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