FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

La buona battaglia

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/11/2013

Ho appena finito di leggere un libro.

Uno di quei libri che non trovi facilmente nelle librerie, anzi, non lo trovi affatto, purtroppo. Si intitola “La buona battaglia” ed è stato scritto da Susanna Bo, un’illustre sconosciuta che, man mano che leggevo, mi convinceva sempre di più di ciò che scriveva in modo chiaro, vero, migliore, molto migliore di quello di molti best-sellers di oggi.

E’ uno di quei libri che lasciano il segno…

All’inizio mi ha incuriosito perché lo stava leggendo una cara amica e collega, su consiglio di un sacerdote alle cui catechesi ci siamo nutriti entrambi, il mitico don Fabio Rosini dei Dieci Comandamenti.

susanna02

Rosa, così si chiama la mia collega, ogni mattina mi raccontava entusiasta un passo che l’aveva particolarmente colpita del libro, un libro che aveva fatto ridere e poi piangere e in alcuni momenti ridere e piangere allo stesso tempo molti lettori, e che ne rimaneva così sconvolta ed edificata da volerne regalare diverse copie ai suoi amici.

Ne prendi una anche per me? – è stata la mia richiesta, e dopo pochi giorni tornando dalle ferie, una copia di “LA BUONA BATTAGLIA” troneggiava sulla mia scrivania in attesa di essere letta..

E ha dovuto aspettare un paio di mesi, i due mesi più intensi dell’anno, trascorsi nel tentativo di gestire l’Alzheimer galoppante di mia zia, tra i doveri di marito, padre, lavoratore, che nel frattempo continuavano a frullarmi nel minipimer quotidiano della mia vita

Dio parla attraverso i canali più disparati, anche attraverso un libro, un libro denso, di una donna di fede che racconta suo marito, la sua malattia e morte, nella battaglia quotidiana tra la propria umanità e la necessità di affidare e affidarsi veramente del tutto a Dio.

Avendo assistito prima mia madre, poi mio padre morenti e in questo periodo mia zia con una forma avanzata di Alzheimer, ho finito con l’identificarmi con le dinamiche dell’autrice, e Dio solo sa quanto mi è stata utile, e quanto mi è utile, per vivere la sfida della sofferenza, nella fede.

Oggi, gironzolando per la rete ho scoperto che Susi (non la conosco personalmente ma dopo aver letto la sua storia non riuscirei mai a chiamarla Su-san-na-Bo) ha un blog: www.susannabo.it

Lascio a lei la parola perché più scrivo e più mi rendo conto che non riuscirei mai a dire ciò che lei scrive e nel modo in cui solo lei sa scrivere.

Susanna01Una volta ho letto che uno scrittore è una persona che scrive perché ha qualcosa da dire, altrimenti è solo un tizio che scrive per dire qualcosa.

Dev’essere per questo motivo che ho campato tranquillamente fino a 31 anni senza mai avvertire il bisogno sfrenato di darmi alla letteratura; essendo fra l’altro ligure, il risparmiare carta e inchiostro nella coscienza di non avere alcuna storia da raccontare mi è sempre sembrata una scelta quanto mai ovvia (si sa che noi liguri diamo un certo valore alla parola “risparmio”).

Poi, per la disgrazia di chi mi vive accanto, quella storia (vera) da raccontare è arrivata. L’ho intitolata “La buona battaglia”, nella speranza che San Paolo non mi chieda mai i diritti d’autore sul titolo. E di tutto quello che dirò da adesso con l’unico scopo di farmi pubblicità e di spingervi a comprare il mio libro, posso assicuravi che almeno una cosa è vera: è stato impossibile non scriverlo.

02corpotempiodellospiritoMi rendo perfettamente conto che non aver dato alla luce questo libro forse non sarebbe stata una perdita per l’umanità. Ma probabilmente lo sarebbe stata per due sue rappresentanti che rispondono al nome di Anna e Rachele, le figlie del protagonista maschile (e dell’autrice della storia, vabbè, dai diciamolo: alla fine ho ceduto alla tentazione del romanzo autobiografico).

Perché Anna e Rachele, senza “La buona battaglia”, forse non avrebbero mai saputo davvero chi era il loro papà; quali erano i suoi gusti, le sue passioni, i suoi difetti, perché diceva sempre che tutti gli ingegneri sono degli emeriti imbecilli pur essendo anche lui uno di loro; e soprattutto come avesse potuto, a 33 anni, morire di tumore senza maledire Dio, la vita o il destino infausto, ma riuscendo sempre, e nonostante tutto, a guardare oltre: a quella Speranza che non delude – quella di cui tutti, credenti e non credenti, abbiamo bisogno – non sottraendosi a quella “buona battaglia” della fede che dà sale alla vita, anche quando questa sembra farsi matrigna.

Bè, perdonatemi se la mia presentazione vi risulterà più che altro un messaggio promozionale per il libro sconosciuto di un’esordiente sconosciuta pubblicata da una casa editrice semi-sconosciuta (Edizioni Chirico, di Napoli). Ma, vedendo quanto ho amato scrivere questa storia, mi è venuto da chiedermi se, per caso, qualcuno prima o poi non avrebbe amato leggerla. Magari mi sono sbagliata. O magari no. (www.susannabo.it)

Io direi che non si è per niente sbagliata…

E voi?

3 Risposte to “La buona battaglia”

  1. […] combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.” (2Tim […]

  2. […] combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.” (2Tim […]

  3. […] combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.” (2Tim […]

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