FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

“Mai una volta gli abbiamo sentito dire frasi fatte. Don Tullio si è offerto di camminare con noi”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/12/2013

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Don Tullio in una foto di qualche anno fa

Don Tullio Proserpio in ospedale, nella lotta contro la malattia, accanto ai malati e alle loro famiglie.

Un ciuffo sugli occhi neri, il sorriso dei diciassette anni. La foto di Alessandro Bianchi non rende ragione dell’energia che emana dal tavolo di don Tullio Proserpio all’Istituto nazionale dei tumori di Milano e dal sito dell’associazione per la ricerca sul cancro fondata dai genitori dopo la morte del ragazzo, a novembre 2009 (IL SOGNO DI ALE).

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Don Tullio Proserpio accoglie all’Istituto dei Tumori di Milano, Angelo Scola, Arcivescovo di Milano

Se l’assistenza spirituale ci ha aiutato? Con don Tullio è nata una vera amicizia” dice Raffaele Bianchi. “E’ entrato in punta di piedi nelle nostre vite e si è reso disponibile se volevamo parlagli. Perché nel momento in cui si varca con un figlio di quattordici anni la soglia di un reparto di oncologia pediatrica, si entra in un’altra dimensione. Mai una volta gli abbiamo sentito dire frasi fatte. Don Tullio si è offerto di camminare con noi”. Anche dopo la morte di Alessandro.

Brianzolo, laurea in architettura, quarantanove anni, viceparroco e dal 2003 cappellano in uno dei poli d’eccellenza per la lotta al cancro (21.680 ricoveri l’anno, 1.942 dipendenti). “Una volta qui, i malati, i familiari e il personale medico, mi sono messo ad approfondire che cosa avessero da dire la fede rispetto alla malattia, e quali luci in Vangelo gettasse su una diagnosi grave” dice don Proserpio.

Don_Tullio_03Per il ministero della salute sono 2.200.000 gli italiani che convivono con una diagnosi oncologica. Nei dieci anni con un altro cappellano, don Giovanni Sala, don Tullio ha imparato come il percorso terapeutico apra opportunità di apostolato:

“Non si tratta più solo di amministrare i sacramenti a chi lo chiede. Oggi la scienza riconosce che la dimensione spirituale è parte integrante del sostegno di cui la persona ha bisogno per rendere lefficace la terapia“.

L’assistenza spirituale oggi fa parte del “Progetto Giovani” nato due anni fa nell’ospedale milanese. La maggior parte dei pazienti non è credente. E il cancro provoca inevitabilmente rabbia, ribellione, paura, ricerca di senso.

“Il nostro compito” osserva don Tullio “è contribuire a mantenere la speranza. E la speranza implica una dinamica relazionale: non si spera mai da soli, si spera con gli altri e per gli altri”.

Don_Tullio_04E spiega: “Anche Gesù nel Vangelo manda i suoi a due a due. Perché da soli ci scoraggiamo molto più facilmente. Abbiamo tutti bisogno di essere accompagnati, tanto più nella malattia. Speriamo se viviamo buone relazioni: i malati aumentano la speranza nel momento in cui si sentono accompagnati, avvertono un beneficio quando qualcuno prega per loro”.

E’ il valore della preghiera di intercessione: “Ogni volta che lascio un malato, faccio presente che pregherò per lui e per i suoi cari. Nessuno, anche fra coloro che si dichiarano atei, mi ha mai detto: per me non lo faccia, non preghi per me”.

[Fonte: Manuela Borraccino, Sovvenire, IV, Dicembre 2013]

Il 21 Febbraio 2010 nasce, per volontà di familiari, amici e insegnanti di Alessandro Bianchi (morto a soli 18 anni), l’associazione IL SOGNO DI ALE, per realizzare il suo sogno, maturato durante la lunga lotta contro la malattia: sostenere finanziariamente la ricerca scientifica e le attività ricreative dei piccoli degenti all’interno dell’ospedale.

Per realizzare IL SOGNO DI ALE, fa’ un autografo!…

5xmille

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