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Testimonianza eroica di genitori normali: i servi di Dio Rosetta e Giovanni Gheddo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/02/2014

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_01Padre Piero Gheddo, missionario del PIME, racconta i genitori, i servi di Dio Rosetta e Giovanni Gheddo.

“Rosetta Franzi era nata nel 1902 a Crova (Vercelli) e aveva sposato nel 1928 Giovanni Gheddo, nato nel 1900 a Viancino (Vercelli). Col matrimonio sono venuti a Tranzano dove siamo nati noi figli. Nel 1929 sono nato io, nel 1930 Francesco, Nel 1931 Mario, nel 1933 la mamma ha avuto un aborto spontaneo e nel 1934 doveva partorire due gemelli. Invece è morta di parto, di polmonite e di setticemia, lei con i due gemellini, il 26 ottobre 1934.”

Rosetta Franzi veniva da una bella famiglia, seconda di quattro figlie. Si era diplomata insegnante elementare e ha speso la sua breve vita in famiglia, nel servizio alla parrocchia e nella cura dei bambini, lasciando un forte ricordo di santità.

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_02Giovanni Gheddo era geometra e aveva fatto il militare negli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale, esercitando poi a Tronzano la sua professione. Anche lui veniva da un’ottima famiglia. Era un militante di Azione Cattolica: uomo autorevole, saggio e buono, in paese era chiamato per portare la pace in famiglie divise o quando c’erano liti e dissensi.

“Dopo la morte di mamma Rosetta, la nostra famiglia si ricompose con papà, nonna Anna e le sue figlie, zia Luigia e zia Adelaide: si pregava assieme, c’era una bella unità tra i numerosi parenti e tanti buoni esempi.

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_03Papà Giovanni è andato in guerra nel 1941, mentre come vedovo e padre di tre minorenni avrebbe dovuto esserne dispensato: era una punizione per la sua militanza nell’Azione Cattolica e per non aver mai voluto iscriversi al Partito Fascista, a quel tempo atto obbligatorio per uno in età di lavoro e in vista come lui.

A Tronzano era presidente dell’Azione Cattolica, economo delle opere parrocchiali, la casa di riposo per anziani e l’asilo infantile, geometra eletto dagli agricoltori come direttore ed economo dei “Distretto irriguo Ovest Sesia” (il fiume Sesia) di Tronzano, per la distribuzione delle acque del canale Cavour nelle risaie.

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_04

Padre Piero Gheddo, missionario del PIME, figlio di Rosetta e Giovanni

Dalla Russia papà ha sctritto delle lettere che testimoniano la sua fede e santità di vita. E’ morto in URSS con un atto di eroismo che ricorda quello di San Massimiliano Kolbe. Era capitano d’artiglieria nella divisione Cosseria in prima linea sul fiume Don, e nella sua postazione c’era un ospedaletto da campo con 35 feriti intrasportabili. Quando i russi sfondano le linee italiane il 17 dicembre 1942 (a 35 gradi sotto sero!) l’alto comando ordina la ritirata.

Con i feriti gravi doveva rimanere l’ufficiale più giovane, il sottotenente Mino Pretti di Vercelli. Papà gli dice: “Tu sei giovane e devi farti una vita. Io ho i miei figli in buone mani. Scappa che rimango io”. Pretti a guerra finita, è venuto a Tronzano a ringraziare: vostro papà mi ha salvato la vita“.

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_05Rosetta e Giovanni sono morti giovani, 31 anni e pochi mesi lei, 42 anni lui! (…) Una vita ordinaria vissuta con intensità: in pochi anni hanno lasciato una forte traccia di bontà e santità in chi li ha conosciuti. (…) Nella loro vita non c’è nessun fatto straordinario, visioni, miracoli. Potrebbe essere la storia di un matrimonio qualsiasi, ma era profondamente diversa. Hanno dimostrato che la santità è vivere il Vangelo in ogni situazione, tra gioie e sofferenze, anche nei momenti più tragici. (…)

La santità di Rosetta e Giovanni era autentica perché non li chiudeva in se stessi ma li apriva al prossimo, specie ai più poveri. Giovanni (…) era chiamato anche “il geometra dei poveri”, perché faceva gratis o per poco le sue prestazioni per i poveri e a tutti chiedeva il giusto.

Mons. Masseroni ha scritto di loro: “Considero la ‘straordinaria ordinarietà’ dell’avventura umana e cristiana dei genitori Gheddo come un dono singolare per gli uomini e le donne di questo tempo; un esempio di vita evangelica possibile a tutti, una testimonianza incoraggiante soprattutto per tanti genitori in affanno di fronte alle violente aggressioni di una cultura attraversata dai venti contro la famiglia: “IN UN’EPOCA DI CRISI, O MEGLIO, NEL CUORE DI UNA CRISI EPOCALE, NON E’ PERMESSO AI CRISTIANI DI ESSERE TIEPIDI. I CRISTIANI NON HANNO ALTRO COMPITO CHE LA SANTITA'” (Simone Weil)”.

(Fonte: Aggancio, n. 7, 8/2013)

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