FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Miguel Parrondo si risveglia dopo quindici anni di coma: “Mio padre riunì i medici e disse: la vita la toglie solo Dio”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/07/2014

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Miguel Parrondo

21 Giugno 2014 Tra i rischi che si corrono con la legalizzazione della cosiddetta “dolce morte”, vale la pena notare quello che corrono coloro che, essendo stati in coma a lungo, possono essere staccati dai macchinari che li tengono in vita, in molti casi per decisioni dei loro familiari, consigliati dai medici. Un esempio di questi è Matthew Taylor risvegliatosi dopo quasi un anno di coma, ascoltando la voce di sua moglie.

Da allora un caso ancor più spettacolare si è fatto conoscere: Miguel Parrondo, in coma per un incidente nel 1987, si è svegliato nel 2002 grazie alla costanza, all’amore e alla fede dei suoi familiari. Suo padre, dermatologo nello stesso centro in cui venne ricoverato, si rifiutò assolutamente di far staccare le macchine sei mesi dopo l’incidente.

Di fatto, quando Miguel arrivò all’ospedale Juan Canalejo de La Coruña, nessun medico dava speranze. Così suo padre, vedendo le condizioni del figlio, chiamò il sacerdote affinché gli amministrasse l’estrema unzione.

Il faddo accadde nel 1987 quando Miguel, a 32 anni, rientrava dopo una nottata di festa in compagnia di due ragazze. Tutto finì in una curva dove, con la sua Renault 5 GT Turbo, andò a finire contro un muro. All’improvviso, la sua vita divenne solo buio, per 15 anni in terapipa intensiva.

“La vita la può togliere solo Dio!”

Durante questi 15 anni, sua madre, suo padre e sua figlia Almudena, con dedizione esclusiva, non lo lasciarono mai. Il principale motore di questa lotta indefessa è stata la fede. Per più di una decade non hanno visto Miguel che da un vetro. Mesi e anni di lacrime, di scoraggiamento, di momenti duri, come quando i medici suggerirono loro di dare il consenso al distacco dai macchinari.

“Mi volevano scollegare e mio padre riunì i colleghi dell’ospedale dicendo loro: la vita la può togliere solo Dio!”. Se non era per questo, non sarei stato qui. Così si esprime Miguel quando ricorda i fatti.

Si risvegliò una mattina del 2002. Senza sapere come, aprì gli occhi e la prima cosa che vide dai vetri della terapia intensiva furono i volti di sua madre e di sua figlia. “Non riuscivo a capire nulla. Aprìì gli occhi e c’erano mia figlia e mia madre. Guardai mia figlia e le dissi: sei Almudena? Perché mi ricordavo che avevo una figlia che si chiamava così. E mi disse: si. Le ho risposto: sono tuo padre. Mia madre piangeva come una bambina e mio padre non credeva ai suoi occhi”.

Di fatto non c’è alcuna spiegazione medica per ilsuo caso. Miguel era tornato da un sonno di quindici anni e cominciava una nuova vita. Entrato in coma a 32 anni, si era svegliato che ne aveva 47. “Era come se mi fossi addormentato il giorno prima. Quando vidi mia figlia mi spaventai. Ma recuperai di carriera… Mi aveva reso nonno. Ora ha 38 anni”.

Miguel02Ritorno alla vita.

Dopo il risveglio la famiglia gli raccontò di come aveva passato questi dodici anni: “Pensa a un padre a cui dissero che non restava che l’estrema unzione. Dopo il risveglio mi portarono all’Università di Santiago per studiarmi. Mi dissero che era un caso su un milione. Ossia, sono una bestia rara. E mia madre, che poi morì, passava tutti i giorni dietro al vetro, dormiva lì, mangiava lì e non si separava mai da me.”

Ritornare alla vita non è stato affatto facile, “uno shock”, riconosce. Con postumi fisici, decine di operazioni e un mondo completamente nuovo che si era avoluto a una velocità difficile da assimilare per Miguel. “Mi hanno asportato la milza, ho una protesi alla spalla, lesioni al cranio che mi provocarono un emiparesi. Ero più morto che vivo.”

La memoria di Miguel arriva fino alla tragica notte del 1987. Dell’incidente “mi ricordo dove accadde, in una curva e fu per eccesso di velocità; andavo a 200 km all’ora con la mia Renault 5 GT Turbo. Di questo mi ricordo tutto.” Quella notte viaggiava con due ragazze. Una di esse morì. “Disgraziatamente morì una ragazza che stava con me. Le racconto cosa mi è successo poco tempo fa: camminavo per la strada quando una signora si fermò fissandomi e squadrandomi da capo a piedi. Pensai: sono bello ma mica tanto. Sei Miguel? Si, sono proprio io, Migue. Mi abbraccia a comincia a piangere. Non capivo. Era l’altra ragazza che avevo in macchina la sera dell’incidente”. Non avevo più saputo nulle di lei. Erano due ragazze che avevo conosciuto in una notte brava.”

La prima volta che uscì per strada, dopo l’ospedale gli sembrava di sognare. Voleva tornare a dormire, e comincia a raccontare i mille aneddoti che hanno ascoltato i suoi amici del bar del quartiere Riazor, dove passa molte ore per ammazazare il tempo perché a causa della sua invalidità permanente non può lavorare. “La prima cosa nuova fu l’Euro! Non sapevo niente dell’Euro, ero rimasto alle pesetas. Quando mi sedetti per la prima volta in una macchina, cercavo la leva dell’aria per farla partire. Il mondo era decisamente cambiato. Quando uscivo la gente mi sembrava matta, parlava da sola, ed erano i cellulari. Quando vidi una macchina della polizia con una donna poliziotto alla guida pensavo che fosse carnevale. In macchina io avevo le musicassette e adesso vedevo CD e pen drive. Dei 15 vicini di casa di mio padre non ne restavano vivi che due. Non conosco più metà della gente di La Coruña, dove ora c’è il quartiere Los ROsales, era una montagna dove andavo a fare motocross. Non c’era l’autostrada ma solo la strada statale.”

miguel03E racconta un altro aneddoto: “Una volta entrando in banca chiesi: ma dov’è il computer? Ai miei tempi erano giganteschi e adesso sono delle cosine piccole piccole. Il primo giorno che ripresi in mano un giornale pensai: dovrò prendere lezioni di geografia. Repubblica Ceca, Montenegro, Slovenia. Che paesi sono questi? Io ricordavo l’URSS e la Yugoslavia.”

“Quando ebbi l’incidente c’era Felipe Gonzalez e mi risvegliai con ‘zapatitos’. I televisori erano armadi e c’erano solo due canali. A La Coruña c’erano altri cinema… Così, di botto. Pensavo che sarei tornato a dormire; i primi mesi furono davvero duri.

“Non si deve mai perdere la fede”

Prima dell’incidente Miguel lavorava come informatico programmatore al Banco Pastor. Era un buon posto per quei temèpi e aveva un buono stipendio. Erano i primi computer e i pionieri dell’informatica. Guadagnava 300.000 pesetas al mese. Grazie a suo padre le sue finanze si mentennero e il suo conto corrente era salito alle stelle. Mio padre mi metteva da parte ogni mese la pensione e quando mi sono svegliato avevo un bel po’ di soldi. Mi sono comprato così un appartamento”.

Miguel non ha perso la passione per il mondo dei motori e spera ancora, quando avrà fatto progressi con la fisioterapia, di guidare una macchina normale, senza modifiche per disabili.

Gli dispiace essersi perso l’esito del campionato, della Copas del Rey e dei giochi olimpici di Barcellona.

Miguel sottolinea che sono molti i casi come il suo, con familiari disperati che dubitano e che hanno perso la speranza. “Non si deve mai perdere la fede. Ho parlato con una signora che aveva il figlio da quattro anni in coma. Le ho raccontato la mia storia e la signora si è ricolmata di speranza”.

Ora Miguel vive tranquillo, sfruttando le opportunità che la vita gli ha ridonato, “un po’ demoralizzato perché sta tutto il giorno senza fare niente. Io sono iperattivo e i giorni mi sembrano settimane”. Però non si lamenta. Non ne ha motivo. “Come dico sempre, ora ho dodici anni, perché sono nato due volte!”.

Fonte: http://caminocatolico.org/home/defensa-de-la-vida/54-eutanasia/12584-miguel-parrondo-despierta-tras-15-anos-en-coma-mi-padre-reunio-a-los-medicos-y-dijo-la-vida-solo-la-quita-dios

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