FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Dall’ateismo alla fede cattolica, attraverso la musica

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2014

Jaqueline Chew, una pianista californiana, ex atea guidata dal suo amore per la musica alla conversione alla fede cattolica, racconta la sua esperienza.

Jacqueline_Chew_01Quanti anni avevi quando hai cominciato a suonare il piano, e cosa ti ha spinto a scegliere questo strumento?

Mi ricordo di un giorno in cui i miei genitori comprarono un piano e lo portavano a casa. In questo modo questo strumento è arrivato a me. L’unico libro di musica che avevamo a casa era un libro di inni di chiesa; l’ho aperto e ho trovato la “dossologia”. Non so come ma ho semplicemente iniziato a suonare la dossologia al pianoforte, senza aver ricevuto alcuna lezione. Non ricordo quindi di aver chiesto di suonare il piano, semplicemente è arrivato a casa e ho iniziato a suonarlo.

Quando e dove hai debuttato come pianista professionista?

Ho iniziato non solo in California ma anche a New York, Boston, Florida e Canada. A quindici anni vinsi una gara per solisti per la San Francisco Symphony e in un certo senso questo è stato il mio debutto, sebbene non fossi ancora che una studentessa.

Sei cresciuta in una famiglia cristiana ma durante il college sei diventata atea. Potresti spiegare ai lettori le ragioni di questa scelta?

I miei genitori erano presbiteriani e sono cresciuta con questa fede. Al college ho cominciato ad avere dei dubbi su Dio. Ero turbata soprattutto dal fatto che Dio permettesse cose negative nel mondo e alla fine ho semplicemente concluso che non esistesse.

Così per un po’ ho vissuto da atea ma cercavo comunque di fare del mio meglio per vivere una vita degna, per fare le cose giuste, le giuste scelte. Questo processo continuò fino a quando a un certo punto nel mio ateismo ho cominciato a dubitare del mio credere nella non esistenza di Dio, così sono tornata sui miei passi, prendendo in considerazione l’ipotesi ditornare a credere in Dio.

Ho letto nelle tue note biografiche che la musica di Olivier Messiaen ti ha ispirato a seguire un cammino di fede, com’è accaduto?

Jacqueline_Chew_012Ero atea quando ho ascoltato per la prima volta la musica di Olivier Messiaen, un devoto cattolico romano. Immediatamente ho sentito di dover suonare subito la sua musica che ebbe subito un effetto profondo sul mio intero corpo. Questa musica risultò essere “Vingt regards sur l’Enfant Jesus” (venti contemplazioni sul bambino Gesù).

Mi sono così appassionata a questa musica e non mi dava noia che il protagonista fosse Gesù.

Nella ricerca degli iscritti che hanno influenzato Messiaen a scrivere questa musica, ho cominciato a leggere “Storia di un’anima” di Santa Teresa di Lisieux. La sua vita, che all’inizio sembrava strana, a un’atea con formazione protestante, non avrebbe più abbandonato la mia coscienza più profonda, finendo con influenzarmi nel prendere diverse decisioni nella mia vita.

“Vingt regards” fu scritto nel 1944 per la pianista Yvonne Loriod che divenne in seguito la seconda moglie di Olivier Messiaen. E’ un brano di due ore che esplora Gesù da venti diverse prospettive; il Padre, gli angeli, i profeti, i pastori, i Magi, le stelle, la Vergine, il silenzio, lo spirito della gioia ecc. Mi sono così immersa nella spiritualità della musica di “Vingt regards” che sono stata ricondotta a Dio, e quindi alla Chiesa Cattolica.

Jacqueline_Chew_03Hai poi incontrato Messiaen e sua moglie ad Amsterdam; cosa ricordi di questa esperienza?

(…) Messiaen era già una celebrità all’epoca ma era molto umile; rispettava profondamente i musicisti che eseguivano le sue opere. Rimasi profondamente colpita da come, una persona così famosa e che ammiravvo davvero molto, potesse essere così umile.

Quando hai deciso di convertirti al cattolicesimo?

Mi iscrissi a un ritiro al Santa Sabina Center (California), guidato da suore dominicane. Non avevo idea di cosa fosse un ritiro contemplativo, allora cercai subito di farmi delgi amici. Sebbene i partecipanti parlassero davvero poco, mi resi subito conto di quanto involontariamente sia stata segnata da quel ritiro silenzioso.

Cominciai a star bene in luoghi silenziosi, immersa nella liturgia contemplativa, e cominciai graduelmente a scoprire che stavo tornando a casa. Era la mia prima esperienza di introduzione a un modo di essere contemplativo.

All’inizio pensavo di diventare suora. Nel 2005, dopo un anno di discernimento, sono diventata un’oblata del New Camaldoli Hermitage a Santa Lucia Mountains of Big Sur, California. Essere un’oblata mi permette di restare associata alla comunità delle Benedettine Camaldolesi, ma allo stesso tempo vivere e lavorare ‘nel mondo’ come musicista professionista, insegnando e dando concerti.

Potresti spiegarci cosa sia un’oblata?

Le oblate Benedettine Camaldolesi, sono persone, laiche o appartenenti al clero, normalmente inserite nella società, che, non professe come le suore o i frati ma in quanto associate, affiliate a una comunità monastica (in USA, Italia, India, Brasile o Tanzania). Facciamo una promessa pubblica alla comunità di seguire le regole delle oblate Benedettine Camaldolesi. Non è un ordine religioso separato, ma siamo considerate come un’estensione nel mondo della comunità monastica camaldolese.

Diventare un’oblata ha cambiato la mia vita. Mi ha dato un’opportunità di essere più vicina a Dio e di mettere Dio al primo posto nella mia vita. La mia vita come oblata significa vivere il carisma benedettino camaldolese, avere una continua vita di preghiera, che sia a casa o in convento.

Jacqueline_Chew_04Prima andavo a messa ogni giorno ma diventare oblata mi permette di avere una relazione costante con Dio. Adesso vado in chiesa ogni giorno, e mi impegno a fondo per essere in continua comunione con Dio e con la nostra comunità estesa.

L’ordine camaldolese non è tanto grande, non contando più di un centinaio di suore. Gli oblati (e le oblate), oltre 700, mantengono in contatto tramite internet e la preghiera reciproca i frati e le suore.

(…) Dopo un periodo di convalescenza per un intervento ha cominciato a fare una cosa che hai sempre desiderato, danzare. Perché danzare è così importante per te?

Ho cominciato a studiare piano forte a 5 anni ma a 3 amavo danzare. Era uno dei miei primi desideri. Volevo studiare danza ma mi venne detto che ero troppo piccola. Poi presi delle lezioni ma avevo più talento per il pianoforte, cosìì i miei genitori mi indirizzarono alla musica e fu così che terminarono le mie lezioni di danza classica.

Da adulta presi lezioni per diletto, ma dopo un intervento decisi di iscrivermi a un gruppo di danza liturgica, i “Dancer Circle”. Danziamo per la liturgia.

Potresti darci una tua definizione personale di Dio?

Una volta feci questa domanda a qualcuno al College e la risposta che mi venne data fu: Dio è relazione. Credo che questa definizione sia vera. Sio ha a che fare con la relazione, Dio è amoree l’amore è ciò che ci motiva. Sento la presenza di DIo nella mia vita e il mio obbiettivo è di essere in comunione con Dio ogni minuto della mia vita. Questa relazione d’amore con Dio è espressa anche nelle comunità. Dio viene a me attraverso la comunità, e io gli rispondo interagendo con la mia comunità.

Trovi facile parlare di Dio alla gente soprattutto ai non credenti?

Non è un problema parlare di Dio alla gente, anche se non sono credenti. In effetti, essendo stata atea, mi sento portata verso chi non crede o è alla ricerca di Dio.

Nel mio processo di conversione non ho avuto una guida, guardando indietro vedo che è stato Dio a guidarmi, un passo alla volta.

Da atea avevo molte domande e sentimenti per cui, se oggi vedo qualcuno che passa per lo stesso processo, sono felice di assisterlo e incoraggiarlo. La mia esperienza da atea mi ha dato la comprensione della differenza che c’è tra vivere una buona vita senza Dio e viverla con Dio. Penso che i miei anni da atea mi abbiano reso capace di parlare con la gente che non crede.

Si parla tanto oggi di nuova evangelizzazione. Che opinione hai in proposito?

Una cosa buona che ho imparato nella Chiesa Presbiteriana è l’importanza della testimonianza e della missione. Dobbiamo essere testimoni ovunque andiamo, quando andiamo a fare la spesa e in ogni altro aspetto della nostra vita quotidiana.

Penso che sia importante raggiungere la gente ed evangelizzare.

(Tradotto dalla rivista “Messenger of Ct. Anthony, March 2014)

Una Risposta to “Dall’ateismo alla fede cattolica, attraverso la musica”

  1. @beppebort said

    L’ha ribloggato su Beppe Bortoloso.

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