FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

“Quando ci perdiamo, in nostro aiuto arriva la fede”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/01/2015

Verdone_01Carlo Verdone, celebre attore romano che non ha bisogno di presentazioni, parla della sua ricerca di Dio e di uno sguardo sulla vita senza superficialità né presunzione, ricevuto dai suoi e trasmesso ai figli, al giornale Sovvenire (trimestrale di informazione sul sostegno economico alla Chiesa).

Come ricorda il primo incontro con la fede?

La fede va a percorsi tortuosi. Inizia imparando a memoria risposte sul catechismo e continua, magari, com’è stato per me, diventando lupetto nella congregazione mariana Regina Apostolorum, in via dei Baullari.

Servivo anche Messa la mattina a Santa Caterina da Siena, in via Giulia, dove andavamo con la mia famiglia la domenica.

Molto di più hanno influito l’insegnamento e la sensibilità che i miei genitori hanno trasmesso a noi figli. Erano cattolici osservanti, affatto bigotti, anzi, felici e liberi.

La fede cresce pian piano con noi, come il corpo cresce anche l’anima in qualche modo. Ed è la cosa più difficile al mondo: il vero credente supera alti e bassi. La fede è rincorrere la fede, c’è poco da fare!

Verdone_02Come ha vissuto da figlio e da padre l’educazione a credere?

Guardi, mia madre, seguendo l’insegnamento che lei stessa aveva ricevuto, una volta al mese andava al cimitero del Verano a portare i fiori. Mi chiedeva sempre di accompagnarla e lo facevo volentieri.

Il vederla così devota, rispettosa nel fare quei gesti nei confronti di chi ci ha dato la vita e ora non c’è più – perché lei portava i fiori a suo padre, cioè mio nonno – mi ha trasmesso l’idea del cimitero come luogo di grande pace e serenità.

Molti si spaventano, si intristiscono. Io non mi sono mai depresso, anzi. Era bello condividere con lei quei momenti. Mi hanno insegnato anche a rivolgermi a queste anime per chiedere loro un aiuto.

Poi lì lei mi raccontava anche tanti aneddoti di vita sui defunti che riposavano vicino alla nostra tomba di famiglia, perché era anche molto spiritosa mia madre, pur con questo lato spirituale che mi ha trasmesso.

In qualche modo l’ha assorbito anche mio figlio Paolo, che è un ragazzo profondo, di cui sono molto fiero, come lo sono di sua sorella.

Negli anni ha incontrato sacerdoti importanti per la sua vita?

Ce ne sono stati di speciali. Uno era un pretino che quando giocavo sul terrazzo di casa mia, a ponte Sisto, vedevo passeggiare per la strada leggendo il Vangelo.

Cominciai a salutarlo, lo incontravamo per strada con mia madre. Era un prete polacco, Teodoro Koscian. Mi volle chierichetto nella sua prima Messa. Poi si trasferì negli Stati Uniti per insegnare, ma siamo rimasti in contatto epistolare per anni. Per me è stata una persona straordinaria.

Verdone_03E poi il Cardinale Ersilio Tonini, di cui ero amico. Energico, lucido, il racconto della sua vita sembrava un film di Ermanno Olmi tipo L’albero degli zoccoli.

Quando gli diedi sa vedere il mio Al lupo al lupo mi disse lui: “L’ultimo film che ho visto è del 1940…”. Monsignore, ribattei, se cominciamo così, allora questo film non lo vedrà mai!”.

Poi gli piacque molto, si era commosso per la scena finale e mi disse: “Mi hai fatto vedere un film a colori, finalmente”.

E poi c’è un prete che oggi è un punto di riferimento per me e per i miei figli, oltre che un caro amico, don Filippo Di Giacomo.

Nonostante la notorietà, lei è sempre stato attento e “accessibile” al suo pubblico, anche in modi speciali. La fede ha a che fare con questa sua scelta?

La fede, come ho detto, è rincorrere la fede senza mai abbandonare il legame con la preghiera, neanche quando ci perdiamo e non sappiamo farci una ragione di ciò che ci accade.

Tempo fa nel mio quartiere c’era una donna a cui restava poco tempo da vivere e mi fu detto che aveva il desiderio di conoscermi.

La incontrai, rovinata dal suo male. Mi disse con un filo di voce che voleva ringraziarmi per tutto il tempo del divertimento che le avevo regalato con i miei film. Mi fece molta impressione.

Le dissi che mi rendeva meriti che forse non avevo, ero solo un commediante. Ma lei ribatté che era così, che io sapevo “leggere” le anime, raccontando la realtà della vita.

Uscii molto dispiaciuto, perché sapevo con questa persona che non ci sarebbe stata una seconda volta.

vacchi01Ora nel quartiere si è sparsa la voce che Verdone va a trovare le persone malate e così nei bar mi ritrovo dei foglietti con sopra scritto: “Ho mia figlia malata, potrebbe venire a farle un saluto?”.

Alla fine sinceramente credo di dover essere io a ringraziare, perché tutto questo affetto mi spinge a continuare a lavorare, dopo 35 anni di cinema, che non è poco.

Quello che le sto dicendo potrebbe essere l’inizio di un film, anche se il produttore farebbe muro perché non è abbastanza allegro. Le commedie però, con un bravo attore, riescono anche a rendere più leggeri i drammi che mettono in scena.

Forse nella mia vita sono riuscito a fare qualcosa di buono, se uno in punto di morte mi vuole incontrare per ringraziarmi. Che sono stato utile nel mio piccolo, per una manciata di minuti, ti pare niente!

(Fonte: Sovvenire, Anno XIII, Numero 4 – Dicembre 2014, pag. 2)

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