FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Un eremita in città

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/07/2015

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Mi ero fermato nella cappella del Santissimo. Tra gli altri c’era un uomo sui settant’anni, che, in un mio momento di distrazione, mi incuriosì. Guardava fisso l’ostensorio, poi abbassava la testa e faceva dei lievi cenni di diniego, che sarebbero potuti sembrare tremiti di Parkinson se non fossero stati tutti e solo legati a quei momenti.

Ritornai alla mia interrotta adorazione. Quando mi alzai per andarmene il mio sguardo incontrò il suo, per qualche attimo. Fuori della chiesa mi raggiunse, Permette una parola? Certo. Nel suo sguardo ho visto che lei ama Dio. Ci provo, replicai un po’ vergognandomi. Io riconosco chi ama Dio, disse, e da quel momento cominciò uno strano colloquio, che mi permetto di riferire avendo solennemente promesso di non rendere riconoscibili lui e i luoghi.

Mario, lo chiamerò, così, è un direttore postale da poco in pensione, e fa l’eremita in città. Io diffido sempre un po’ di queste cose, e allora mi sono messo in cauto ascolto. Sembrava autentico.

Non si era mai sposato, non sapendo bene perché, finché gli era venuto in mente che forse poteva essere una vocazione. Ma su questo, disse, si era tormentato parecchio, chiedendosi (stavo per chiederglielo io) se vivere da solo in un appartamento minuscolo ma confortevole non poteva infine essere un bell’alibi per non prendersi responsabilità e vivere un quieto vivere. Sì, visitava i malati all’ospedale, portava la comunione come ministro straordinario, ma questo lo assolveva dal non essersi preso altre croci, di quelle pesanti che ti bloccano e non ti lasciano scampo?

nuovi_eremiti_02È intelligente Mario, ha letto che nelle vite di molti santi c’è stato il momento della tentazione più insidiosa, quello di ritirarsi da soli con Dio, stornata da Dio stesso a suon di fatti. E una notte che pregava più intensamente del solito perché aveva tentazioni di ogni genere, da quelle sessuali al timore, crescente con l’età, della solitudine, proprio quando si era sentito un illuso, uno straccio falso, disse, aveva capito che quella era la sua vocazione, perché non c’era niente da divertirsi, ma solo una pace, quasi sempre senza consolazione, più alta di ogni sconquasso. Se ti reggi a un treno, vai dove vuole il treno. Se stai dentro un’auto, pure. Se ti attacchi anche con una mano sola a Dio, ma a lui solo, non sei più sballottato, è tutto il resto intorno a te, che corre smarrito.

E quando viene la tentazione di non credere? gli chiesi senza alcun riguardo. Sorrise come un compagno di scuola trionfante che ti ha fatto goal nel campetto parrocchiale, poi serio spiegò: Ho imparato a spese di ogni mio nervo che c’è qualcosa di molto più grande della fede, che può oscurarsi del tutto, ed è l’amore, anzi, sai che ti dico? Allora la fede esce da sé stessa e diventa amore.

A quel punto volle insistentemente che vedessi il suo eremo. Ma che fai, ora che sei in pensione?, gli chiesi con la stessa precedente mancanza di riguardo. Oltre le cose che ti ho detto, la preghiera: è inesauribile . I suoi meno di quaranta metri quadrati, devo dire, mi hanno colpito: cucinino, salottino, camera da letto fratesca, col letto lindo, povero, essenziale come un letto di morte.

nuovi_eremiti_03Un tavolino, una sedia, un lume, una piccola radio, uno scaffaletto di libri, forse duecento, in cui feci in tempo a riconoscere, oltre la bibbia in diverse edizioni, la Liturgia delle ore, alcune vite di santi, le edizioni carmelitane delle opere di santa Teresa, san Giovanni della Croce e santa Teresina, di Lisieux. E I fratelli Karamazov. Perché I fratelli Karamazov?. È la bibbia dell’uomo moderno, di tutte le sue debolezze, mi serve a tenere i piedi per terra. Dalla finestra della camera una lista di cielo slavato. Mi vennero i brividi, a pensarlo lì solo. Solo?, mi lesse nel pensiero. Siamo almeno in sei: La Trinità, la Madonna, il mio angelo, io il poveretto.

E poi ci pensi, la Chiesa? Noi ci riferiamo sempre a questa qui visibile, di gente che nasce e muore continuamente. Ma questa, importantissima per noi, è il meno!, si infervorava. I tantissimi del purgatorio, gli innumerevoli del paradiso, altro che soli. E poi ancora – continuò – io compro il giornale ogni mattina, non per curiosità. C’è da, pregare tutto il giorno e non si arriva mai. Ecco perché non ho la televisione: non ho tempo, ho già tutti i dolori che mi vengono dal giornale e dalla radio, che parlano anche della televisione.

Mario, perché mi hai fatto venire qui, e non vuoi che dica niente a nessuno? Perché chi deve venire alla fine viene, lo porta Dio. Ti ho fatto venire perché ho visto che ami Dio, e con chi ama Dio si condivide tutto. Mario…. Adesso devi andare, perché io devo andare in ospedale ad aiutare a mangiare persone che non ce la fanno. Ciao. Ciao. Se si vive sempre in punto di morte, tutto va a posto.

(Fonte: http://nuovieremiti.blogspot.it/)

Una Risposta to “Un eremita in città”

  1. Mi hanno sempre interessato questi eremiti di città, bell’articolo.

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