FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

“La mia conversione alla Divina Misericordia”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/04/2017

P. Roger J. Landry

Edificante racconto di P. Roger J. Landry, sacerdote della Diocesi di Fall River (Massachussets) che lavora nell’Osservatorio Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Quando entrai nel seminario St. Mary nel Maryland incontrai molti seminaristi devoti alla Divina Misericordia; mi invitavano spesso a recitare la Coroncina ma io gentilmente declinavo; pensavo di non aver bisogno di altre devozioni e che preferivo usare i grani del mio Rosario per questa preghiera mariana.

Rimasi della stessa idea anche quando andai a Roma ma prima di tornare, passai alla chiesa di Santo Spirito in Sassia, dietro la Basilica di San Pietro, centro della devozione alla Divina Misericordia. Un giorno mi ci fermai per la confessione e vidi la chiesa stracolma di giovani che pregavano la Coroncina della Divina Misericordia. Pensai che nonostante fossi un buon prete non avevo mai sentito la necessità di conoscere quella devozione semmai qualcuno mi avesse chiesto se fosse buona per la salute spirituale.

Immagine di Gesù misericordioso come riferita da Santa Faustina, sita nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia

Mi procurari allora una copia del Diario di suor Faustina Kowalska, 730 pagine scritte da una suora polacca negli anni ’30 con le rivelazioni del Signore alla sua “segretaria”. Iniziai a leggerlo ma mi sembrava che ripetesse sempre la stessa cosa con dei piccoli cambiamenti ogni volta, e non sapevo cosa fare con tutte quelle informazioni spirituali raccontate senza un metodo. Ne lessi metà ma non lo terminai. Sebbene alcuni punti fossero meravigliosi e non ci fosse nulla contrario alla fede, decisi di sospendere il giudizio fino a quando non avessi trovato tempo e voglia di finirlo.

Il 30 aprile del 2000, il giorno della canonizzazione di suor Faustina da parte di Giovanni Paolo II, celebravo Messa in una basilica di San Pietro chiusa e semivuota. Alla fine mi portai nella cappella del Santissimo Sacramento per fare il ringraziamento. Quando il Papa celebrava in piazza san Pietro, io normalmente rimanevo in quella cappella pregando il breviario in attesa di andare a distribuire la Comunione quando i cerimonieri me lo avrebbero chiesto.

Quel giorno, mentre finivo il mio ringraziamento, mi ritrovai a pensare all’improvviso che la canonizzazione di suor Faustina, avrebbe potuto essere la mia ultima occasione di partecipare a una Messa papale da quella prospettiva prima di tornare al mio paese. Passai allora per la porta santa e mi recai in piazza alle 7,30. Gli operai che sistemavano le sedie pensarono erroneamente che fossi qualcuno importante visto che mi vedevano uscire dalla Basilica chiusa, così riuscii a trovare un posto proprio di fronte all’altare. Mi chiedevo cosa avrei fatto nelle tre ore che mancavano all’inizio della Messa di canonizzazione, ma scoprii presto che non me ne sarei dovuto preoccupare.

Avevo appena terminato le lodi mattutine che un signore mi chiese in italiano se lo potevo confessare. “Certo!”, gli dissi, lui s’inginocchiò nella dura pietra del pavimento della piazza e poco prima dell’assoluzione, una ragazza si era messa in fila. Mi chiese se la potevo confessare in spagnolo, le rispose che l’avrei fatto volentieri.

Nelle tre ore successive, fino all’antifona di apertura della Messa, non feci altro che confessare; italiani, spagnoli, brasiliani, francesi, polacchi e tedeschi che parlavano inglese, così come alcuni britannici e statunitensi, tutti umilmente inginocchiati ad aprire il loro cuore. Ero completamente sbalordito dalla bellezza e dalla profondità delle testimonianze dei frutti che la devozione alla Divina Misericordia aveva portato in questa gente proveniente da tutto il mondo con differenti culture e lingue e vidi questi frutti dal profondo come solo un prete può vedere. La Messa iniziò e io non finivo di ringraziare il Signore per avermi portato fuori in quel posto e avermi usato come strumento per condividere la sua Divina Misericordia con così tanta gente.

Durante l’omelia di Giovanni Paolo II, rimasi sorpreso ed emozionato quando disse: “E’ importante che accettiamo l’intero messaggio (dell’amore misericordioso di Dio) che ci arriva dalla Parola di Dio in questa seconda domenica di Pasqua, che da adesso in poi attraverso la Chiesa sarà chiamata “domenica della Divina Misericordia”. Con questa decisione, è mia intenzione portare questo messaggio nel nuovo millennio.” Da quel momento in poi mi sentii chiamato – come tutti i preti – ad essere un annunciatore particolare di quel messaggio. Mi resi conto che l’esperienza di quella mattinata era stata un dono di Dio affinché io vedessi la grandezza dei miracoli interiori che quella devozione poteva portare nei cuori della gente.

Tornato in seminario, quella sera non riuscivo nemmeno a raccontare ai miei compagni l’esperienza fatta. Chiesi a un mio compagno molto devoto alla Divina Misericordia, come avessi potuto approfondirla tramite il “Diario”. Sorrise e mi confessò di aver avuto lo stesso problema col “Diario”, poi tirò fuori dallo scaffale un libro di George Kosicki intitolato “Tell My Priests” (Dillo ai miei preti), un agile libretto che organizzava gli argomenti del diario specificatamente per i sacerdoti affinché imparassero la devozione e la trasmettessero al popolo chiaramente e con passione.

Fr. Kosicki dimostrava chiaramente e in maniera convincente, che tutto, nella devozione della Divina Misericordia, non fosse altro che un’applicazione di quanto detto e fatto da Gesù nei Vangeli. Riusciva inoltre a sottolineare il messaggio di suor Faustina di dire ciò ai preti, soprattutto che se un prete predica la Divina Misericordia anche il più grande peccatore sarebbe tornato a Dio.

Nel tempo sono cresciuto nell’amore e nell’apprezzamento di questa devozione; la cosa che amo di più è che pregando la Coroncina, unitamente ai due sacramenti, il Signore ci prepara a ricevere migliaia di volte nella nostra vita, la Messa e il Sacramento della Sua Misericordia. (…).

Ora guardo alla devozione come mezzi che Dio ha stabilito per aiutarci ad adorare e apprezzare Lui nel sacramento della Confessione.

La Divina Misericordia è una devozione che ha cambiato la mia vita di apostolo e mi ha portato a esperimentare sempre più in pienezza il Cuore della Redenzione e la gioia della vita con Cristo Risorto.

Io vi incoraggio – in prossimità della festa della Divina Misericordia di domenica, di venire a conoscere Dio più intimamente anche attraverso questa devozione bella e sempre attuale.

Tradotto da: http://www.catholicity.com/commentary/landry/00739.html

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