FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

“Siamo tutti adottati nel Battesimo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/07/2017

Da Chioggia, la bella storia di una coppia che si è resa “matita nelle mani di Dio”.

Ci sono storie che, semplicemente, meritano di essere raccontate. Storie di straordinaria quotidianità, che lasciano una scia di luce nel cuore, infondono coraggio e fiducia.

Tra queste, oggi, brilla la storia dei coniugi Caterina e Fabio Marangon, che il 2 luglio scorso nella chiesa dei Salesiani di Chioggia, attorniati da familiari ed amici e abbracciati dai loro splendidi quattro figli, tutti indiani, hanno celebrato il 25° del loro matrimonio e battezzato il loro “ultimo nato”, Dilip, accolto a Chioggia dall’India il maggio scorso.

Una storia di amore, di fede e coraggio che meriterebbe molto spazio per essere raccontata.Entrambi insegnanti, Caterina e Fabio poco dopo il matrimonio hanno sentito che Dio li chiamava ad un’apertura alla vita radicale, oltre ogni confine, aprendosi all’adozione di un bambino ed instaurando un’amicizia profonda e duratura con le Sorelle di Madre Teresa di Calcutta.

Nel 1997 è arrivata Shilpa; nel 2001, Ratna. Accogliere, amare, affrontare difficoltà ed imprevisti: la vita ha cominciato a correre nel suo inesorabile flusso, fronteggiando la quotidianità: la salute di Shilpa che chiedeva attenzione, il precariato, la crescita delle figlie, i familiari e gli amici sempre presenti a rallegrare le giornate, la ricerca di un Senso più alto nella Madre Chiesa.

Nel 2006 una nuova chiamata ad aprirsi alla vita e, dopo un’attesa che sembrava eterna, arriva Tanuj, a sorprendere e portare la gioia di una vita nuova.

Ma Dio ha una fantasia che supera ogni nostro progetto: nel 2013 una telefonata da Sister Amata, l’Arcangelo Gabriele dei nostri tempi, rimescola le carte e accende i cuori in sfide d’Amore a cui Fabio e Caterina non si sottraggono: Dilip è un bambino di tre anni, con sindrome di Down, a Calcutta, in attesa di adozione. Un’attesa che sembra non trovare risposte. Ma la risposta di questa famiglia non si fa attendere: con un unanime “Sì”, Dilip era già nato nei loro cuori!

Purtroppo, la drammatica attualità ci insegna che la giustizia del cuore non segue la giustizia umana: la burocrazia indiana non concede l’adozione. Comincia una battaglia legale, che si trascina per quattro anni, tra continui rinvii e due sentenze negative; ma Caterina e Fabio, uniti alle Suore di Madre Teresa, non si arrendono, sostenuti da un cordone di preghiera che, passando da Chioggia, a Roma, a Monaco, arriva a Calcutta.

A febbraio la notizia tanto attesa: il giudice indiano finalmente firma la sentenza di adozione e tutti e cinque, accompagnati da splendidi amici, volano ad accogliere il figlio tanto atteso, che ha ormai sette anni e che, come un piccolo terremoto, torna a rivoluzionare la vita di questa straordinaria famiglia. Dilip è gioia pura, entusiasmo, imprevisto e amore all’ennesima potenza.

Domenica 2 luglio, in una splendida celebrazione in comunione con l’India, mons. Dino De Antoni, Vescovo Emerito di Gorizia e prozio di Caterina, ha amministrato il Battesimo e la Confermazione a Dilip, mentre Caterina e Fabio rinnovavano la loro promessa di Matrimonio.

“Siamo tutti adottati nel Battesimo”, ricordava mons. De Antoni, “Dio ci ama tutti come figli adottivi, con i nostri limiti e le nostre incredibili risorse: così come siamo”.

Nella preghiera dei fedeli, Shilpa ringraziava i suoi genitori, per il dono di averle dato una vita “nuova e bella”. Vita donata e resa piena da un padre e una madre che hanno saputo mettersi a disposizione di una Volontà più alta, sapendo che il Vangelo non è una teoria, facendosi “Matita nelle mani di Dio”, come avrebbe detto Santa Madre Teresa di Calcutta, nelle cui mani la famiglia Marangon ha trovato protezione e benedizione in questi anni.

“L’avete fatto a Me” (Mt 25,40), di cui abbiamo sempre bisogno di vedere una traccia, testimoniato in questa storia d’Amore senza confini.

(Di Concetta Ricottilli, su Nuova Scintilla n.28 – 16 luglio 2017)

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