FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Aneddoti cristiani’ Category

«Papà, perché esci così presto?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/10/2017

Uno studente di un liceo di Chicago di nome Mike passeggiava per il campus col suo tutor. C’era qualcosa che lo emozionava. Il tutor gli disse: «Sembri davvero su di giri Mike.» – «Lo sono», disse Mike. «Mio padre non sai quanto mi abbia impressionato questa mattina. Ero a fare colazione, lui era pronto per uscire con la sua ventiquattrore quando mi ha abbracciato dicendomi – “Buona giornata Mike”.

Quindi, per non so quale ragione mi è venuto in mente che non avrebbe iniziato a lavorare prima delle nove; erano solo le 7,45. “Papà”, gli ho detto, “Perché esci così presto? Non devi essere lì che alle nove e ci metti solo una decina di minuti per arrivare in ufficio.

Mio padre mi ha risposto: “E’ vero Mike, ma di solito cerco di arrivare in tempo per la Messa delle otto della Holy Trinity Church che è di strada per il mio ufficio”.

Mi colpì molto, a me non era mai capitato di andare a Messa durante la settimana, lui non me ne aveva mai parlato prima. Ma quello che mi colpì di più fu che ultimamente lo facevo penare non poco solo per andare a Messa la domenica.

Father And Teenage Son Having A Hug

Lui non mi ha mai detto: ‘Guarda Mike, io ci vado tutti i giorni, tu ci dovresti venire almeno alla domenica. Non mi ha mai detto una cosa del genere, però stamattina mi ha fatto venire voglia di andare alla Messa quotidiana…, chissà, forse mi avrebbe donato uno sguardo diverso alla Messa domenicale”.»

Il padre di Mike non andava alla Messa quotidiana per impressionare qualcuno, lo faceva semplicemente come un atto d’amore in risposta al desiderio di Gesù che si facesse in memoria di Lui.

Quando facciamo del bene e lo facciamo semplicemente perché è una cosa buona, per la bellezza che l’azione ha in sé e per la gioia che ci dà, siamo sicuri di avere un vero impatto sulla gente.

Testimoniare il bene non è niente più di questo.

Se noi come Cristiani viviamo gli insegnamenti del Vangelo per amore di Gesù e del suo insegnamento, faremmo l’evangelizzazione più efficace possibile ai milioni che trarrebbero grande beneficio dalla conoscenza dell’amore di Gesù.

[Tradotto da «100 challenging anecdotes» (Pag. 17 e 18), di Percival Fernandez Vescovo ausiliario di Mumbay e segretario generale della Conferenza Episcopale Indiana].

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I migliori amici

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/10/2017

Un padre narrò un giorno a’ suoi figlioli giovinetti questa storia:

Il governatore di una terra lontana fu richiamato un dì dal suo governo a rendere minuto conto della sua amministrazione. Pareva, e fors’anche era, un atto di sfiducia verso di lui.

Fra’ molti suoi amici, quelli su cui contava di più lo lasciarono partire senza muovere un dito in suo favore.

Altri, dai quali pure sperava molto, perch’egli s’era sempre adoperato per essi, lo accompagnarono solo fino alla stazione.

Alcuni altri invece, dai quali non sperava nulla, tutt’al più qualche indizio di benevolenza, lo accompagnarono per tutto il viaggio.

Anche l’uomo, figlioli miei, ha tre specie d’amici: ed egli non li impara a conoscere che nel momento in cui è chiamato da Dio a rendere conto delle sue azioni.

I primi sono le ricchezze e gli onori che al punto estremo lo abbandonano del tutto.

I secondi sono i parenti e gli amici, i quali non lo accompagnano che sino al cimitero.

I terzi sono le opere buone: queste fanno con lui il grande tragitto dal tempo all’eternità.

Quest’ultimi sono dunque gli amici che egli deve prediligere sopra tutti.

(Da “200 racconti di Cristoforo Schmid” per ragazzi, Editrice “La Scuola”, 1920, pag. 291)

 

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“Pio IX che va su su! Oh quanto è bello! Tutto luminoso!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/05/2015

Immagine mostra. "Disegnare con la luce. I fondi fotografici del13 Maggio, ricorre l’anniversario di nascita di Papa Pio IX, nato a Senigallia nelle Marche il 13 Maggio 1792. Mi piace ricordare così il Pontefice che amava definirsi un “parroco di campagna”.

In una nobile famiglia cattolica del Belgio… un bambino di circa sette anni era moribondo. La madre addoloratissima se ne stava presso il letto, aspettando l’ultimo respiro del figlio.

Era il 7 febbraio 1878 alle 5 e tre quarti pomeridiane, al tocco dell’Ave Maria. A un tratto il bambino si anima, si solleva, fissa gli occhi al cielo e stende le braccia esclamando: Mamma, che vedo! — Che cosa vedi, figlio mio? — disse la madre. — Pio IX che va su su! Oh quanto è bello! Tutto luminoso! — La signora credendo che il bambino delirasse procurava di calmarlo, ma un istante dopo il bambino esclamava di nuovo: Oh mamma, che bella cosa! La Madonna quanto è bella e sorridente! Ha una corona preziosa in mano. Ecco va incontro a Pio IX, gli pone la corona sul capo. — Dopo essere rimasto un istante a contemplare così giocondo spettacolo, il bambino volgendosi alla madre, che era rimasta sbalordita, le disse: Mamma, sono guarito. La Madonna e Pio IX mi hanno benedetto e guarito.

Il bambino era guarito difatti e pieno di vigore. La pia signora che ignorava lo stato allarmante della salute del Pontefice, fuori di sé dallo stupore, mandò un domestico all’ufficio del telegrafo per chiedere se si avessero notizie da Roma. Purtroppo fu risposto: E giunto poc’anzi un dispaccio il quale dà l’infausta notizia che il Santo Padre è spirato alle 5 e tre quarti pomeridiane.

(Dai Processi di beatificazione del Servi o di Dio Pio IX).

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La ricchezza più rara…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/04/2015

Bollettino_Salesiano_01Ritengo che i giornaletti parrocchiali, spesso ignorati nei tavolinetti in fondo alle chiese, nascondano, a volte, delle perle preziose che meritano di essere riscoperte, come questa, scovata questa mattina, dopo la mezz’oretta che solitamente dedico a Dio, in una parrocchia a un paio di chilometri dal Vaticano…

C’era una volta, tanto tempo fa, un uomo semplice e buono. Era un buon marito, un papà tenero, un vicino generoso, un contadino onesto. E moglie e figli lo circondavano di tenerezza. Tuttavia l’uomo trovava che il destino era stato duro con lui. Non faceva che lamentarsi della sorte che gli era toccata. Invano la moglie cercava di farlo riflettere: «Dio sa quello che fa, fidati!». «Hai ragione. Dio sa il perché di tutto questo. Posso fare una cosa sola: andare a cercarlo e chiederlo a Lui».

Così, un bel giorno, l’onesto padre di famiglia che non era mai uscito dal suo villaggio, si mise in cammino alla ricerca di Dio. Una sera, sentì la gelida lama di un coltello appoggiata alla gola. Era un bandito, dagli occhi di fiamma. «Dammi i soldi! Ho già rapinato novantanove persone e tu sei la centesima!». Il pover’uomo vuotò il sacco e le tasche, dicendo tremante: «Se vuoi, prendimi tutto, ma lasciami andare. Voglio incontrare Dio per chiedergli perché l’uomo onesto è così spesso povero e il disonesto ricco». Il bandito cambiò atteggiamento e gli disse: «Ti chiedo solo un favore. Uno solo. Quando troverai Dio, chiedigli se un uomo che ha assalito novantanove volte il suo prossimo, ma ha sentito pietà per il centesimo, merita ancora il suo perdono». «Non mancherò», disse l’uomo, e ripartì.

Bollettino_Salesiano_02Dopo alcuni giorni, fu coperto dalla polvere sollevata da un superbo cavallo. Il cavaliere dagli abiti sfarzosi chiese al polveroso viandante: «Dove vai?». «Vado a cercare Dio», spiegò l’uomo un po’ intimidito. «Devi farmi un favore», proseguì il ricco a bassa voce. «Quando incontrerai Dio non dimenticare di raccontargli che io sono molto ricco ma anche molto pio e buono. Chiedigli se, per questo, mi riserva un buon posto in cielo». Il pellegrino promise e riprese il cammino.

Finché una strana figura gli venne incontro. Era un vecchio, o meglio un uomo senza età, scarno e miseramente vestito. «Fermati e riposati un po’», disse il vecchio. L’uomo si sentì avvolto dalla dolcezza che emanava da quel vecchio e si fermò. «Sono io colui che cerchi…», gli disse sorridendo il vecchio. «Guardami bene: io ho creato tutto e non possiedo niente. Perfino tu sei più ricco di me, come vedi».

Bollettino_Salesiano_03Il pellegrino si buttò in ginocchio e vuotò il suo cuore, con tutti i suoi dubbi e tutti i suoi perché. «Tu sei ricco, tanto ricco», gli disse Dio abbracciandolo dolcemente. «Io ti ho dato un’altra ricchezza, quella del cuore, che il ricco non possiede, perché neanche sa che esiste. È quella che ti fa indignare di fronte alle ingiustizie del mondo. Io ti ho evitato il fardello della fortuna che corrompe e rende l’uomo cieco nel cuore e nello spirito. Ti ho donato il coraggio di cercarmi, e anche l’occasione di trovarmi. Ora ti dò un’ultima ricchezza, la più rara: la felicità di accettare ciò che si è. E ora, torna a casa e vivi in pace. Tornando, dirai al ricco che il mio Paradiso non si compra con l’oro e al bandito che è perdonato perché ha scoperto la via giusta. Vai, quando sarà il momento verrò a prenderti e ti terrò con me per sempre».

E il vecchio svanì, come una brezza calma, serena, limpida, immensa.

(Fonte: Bollettino Salesiano, Marzo 2014)

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Pregare, lavorare, sorridere

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/09/2014

01_GPII_pregareI tre verbi di San Giovanni Paolo II nei ricordi di Joaquin Navarro Valls ex portavoce del Papa santo.

“Pregare, lavorare, sorridere”.

Con questi tre verbi Joaquin Navarro Valls ha riassunto la biografia di Karol Woytila, intervenendo alla presentazione del libro “Accanto a Giovanni Paolo II”.

PREGARE

Vedere pregare Giovanni Paolo II – ha testimoniato il suo portavoce – era come afferrare un’infinitezza in cui lui si immergeva e permetteva di vedere dove andava il suo sguardo.”

“Non parlava quasi mai della sua interiorità”, ha detto Navarro Valls, “ma un giorno, a proposito della santa Messa mi ha detto: ‘E’ IL BISOGNO PIU’ PROFONDO DELLA MIA ANIMA’.

In Giovanni Paolo II, in altre parole, “la preghiera non appariva come un’attività a sé, ma come un’attività che teneva unita tutta la sua vita, dava senso e direzione a tutta la sua esistenza.

Perfino un agnostico come Michail Gorbaciov era arrivato a dire che la sua filosofia politica era fortemente sostenuta dalla sua spiritualità“.

02_GPII_lavorarePoi Navarro Valls ha raccontato dell’abitudine di Giovanni Paolo II di sostare alcuni minuti in preghiera, inginocchiandosi nella sua cappella privata, prima e dopo il pranzo e la cena: “Un giorno lo stavo aspettando durante una di queste soste, che però invece di due o tre minuti è durata dieci minuti. E il Papa a un certo punto mi ha detto: ‘Mi scusi, mi ero scordato che lei era qua’“.

LAVORARE

Lavorare, il secondo verbo.

“Il suo impegno era instancabile”, ha riferito l’ex direttore della sala stampa della Santa Sede: “Non solo nei grandi viaggi ma giorno per giorno, dalla Messa mattutina fino a tarda notte.

Alla sera trascinava i piedi, e non solo negli ultimi anni. Non sapeva perdere un minuto e non aveva mai fretta!”

03_GPII_sorridereSORRIDERE

Riguardo all’ultimo verbo essenziale per capire appieno la sua biografia, “sorridere”, Navarro Valls ha citato una frase di Benedetto XVI: “Nelle sue conversazioni c’era sempre spazio per il buon umore”.

“Era un uomo allegro, e fu allegro sempre”, ha confermato Navarro Valls, affermando che “una teologia dell’allegria” dovrebbe sempre far parte del bagaglio di “una persona che crede sul serio”.

A riprova del fatto che Giovanni Paolo II sapesse sorridere, il suo portavoce ha raccontato un episodio accaduto durante l’incontro con una persona “molto importante”.

Ricevuta in udienza, querst’ultima ha detto al Papa, che a quell’epoca aveva già il bastone: “Santità, la trovo molto bene”. E il Papa santo, di tutta risposta: “Ma lei pensa che non mi veda come sono combinato?”.

(Tratto da Fraternità, organo ufficiale dell’Associazione U.N.I.T.A.L.S.I., n. 2 marzo/aprile 2014)

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Io sapevo che sarebbe venuta

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/07/2014

Maria Ausiliatrice 00Un episodio della vita di San Giovanni Bosco, per imparare ad avere più fiducia nell’aiuto della Madonna, sin nelle cose più piccole e concrete, soprattutto in tempi come questi…

Nel 1884 la signora Berk Meda, la vigilia della sua partenza per la Francia andò a riverire don Bosco che si trovava a Roma e, dopo avergli fatta un’offerta, gli chiese la benedizione. Don Bosco nell’accomiatarla le domandò: “Verrà ancora domani per la Messa?”. “Oh, no, non potrò venire, perché dovendo lasciar Roma la sera, occuperò la mattina nei preparativi per il viaggio.

La mattina dopo, rivedendo i suoi conti, trovò che rimaneva ancora una somma superiore al bisogno e le dispiaceva non avergli dato di più. Dominata da questo pensiero, benché l’ora della Messa fosse già trascorsa, noleggiò subito una vettura e volò da don Bosco, che per buona sorte trovò solo nella sua stanza. Egli appena la vide entrare disse: “Ah, la signora Meda. Sapevo bene che qualcuno sarebbe comparso.

Maria Ausiliatrice 01Veramente io non avrei dovuto ritornare – rispose la signora – ma ho voluto portarle un altro po’ di denaro prima di partire”.

Tenga bene a mente questa venuta – aggiunse don Bosco – perché qui si tocca da vicino il soprannaturale. Io dovrei essere in questo momento all’estremo opposto di Roma e non avrei riveduto la Signoria Vostra, né ella mi avrebbe ritrovato, avendo io un appuntamento presso un cardinale dopo la Messa.

Nell’uscire un creditore mi fermò sulla soglia, esigendo che gli pagassi un debito abbastanza rilevante. Gli ho dato quanto avevo ed ecco là il mio portafoglio vecchio e vuoto; non mi sono conservato nemmeno una lira per prendere la vettura.

Allora ho pregato Maria Ausiliatrice che mi mandasse qualcuno in aiuto e frattanto mi sono messo a lavorare. Vede dunque che io l’aspettavo e sapevo che sarebbe venuta“.

(Tratto da “Don Bosco e il soprannaturale” di Michele Molineris, Elledici, 2010, pag 232, 233)

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A un certo punto ho risposto “si”…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/07/2014

Un racconto dedicato a chi sta pensando al il divorzio…

Mentre mia moglie mi serviva la cena, mi feci coraggio e le dissi: “Voglio il divorzio”.

Vidi il dolore nei suoi occhi, ma chiese dolcemente: “Perché?”.

Non risposi e lei pianse tutta la notte. Mi sentivo in colpa, per cui sottoscrissi nell’atto di separazione che a lei restassero la casa, l’auto e il trenta per cento del nostro negozio.

sposi01Lei quando vide l’atto lo strappò in mille pezzi e mi presentò le condizioni per accettare.

Voleva soltanto un mese di preavviso, quel mese che stava per cominciare l’indomani: “Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi portasti nella nostra camera da letto per la prima volta. In questo mese ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa”. Pensai che avesse perso il cervello ma acconsentii.

Quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo: “Grande papà, ha preso la mamma in braccio!”

Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati. Lei si appoggiò al mio petto e sentii il suo profumo sulmio maglione. Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo. Mi resi conto che non era più così giovane, qualche ruga, qualche capello bianco.

Il quarto giorno, prendendola in braccio come ogni mattina, avvertii che l’intimità stava tornando tra noi: questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio.

Nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre di più. Ogni giorno era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente.

Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, ogni giorno che passava la sentivo più leggera. Mi resi conto che era dimagrita tanto.

L’ultimo giorno, nostro figlio entrò improvvisamente nella nostra stanza e disse: “Papà, è arrivato il momento di portare la mamma in braccio”. Per lui era diventato un momento basilare della sua vita.

Mia moglie lo abbracciò forte e io girai la testa, ma dentro sentii un brivido che cambiò il mio modo di vedere il divorzio. Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava a essere per me come la prima volta che la portai a casa quando ci sposammo… La abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata… Mi venne da piangere!

Mi fermai in un negozio di fiori. Comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: “Cosa scriviamo nel biglietto?”. Le dissi: “Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché morte non ci separi”.

Dag Hammarskjold

Dag Hammarskjöld, diplomatico svedese, segretario generale dell’ONU dal 1953 al 1961

Arrivai di corsa a casa e, con il sorriso sulla bocca, ma mi dissero che mia moglie era all’ospedale in coma. Stava lottando contro il cancro ed io non me ne ero accorto.

Sapeva che stava per morire e per questo mi aveva chiesto un mese di tempo, un mese perché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre.

“Non so chi o che cosa abbia posto la domanda.

Non so quando sia stata formulata.

Eppure a un certo punto ho risposto “si” a qualcuno o a qualcosa.

A partire da quel momento ho avuto la certezza che la vita aveva un senso.

(Un racconto di Dag Hammarskjöld, diplomatico svedese, segretario generale dell’ONU dal 1953 al 1961)

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“La sperduta”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/05/2014

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Campanile della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore – “La Sperduta”

A Roma, tanti anni fa, la Basilica di Santa Maria Maggiore era ancora circondata dalla campagna e il suono delle sue campane, specialmente alla sera, arrivava molto lontano e invitava alla preghiera tutti gli abitanti delle casette sparse nei dintorni.

Da una di quelle casette uscì, un giorno, una bambina, Maria, [la versione del poeta Giggi Zanazzo parla di una signora (nota mia)] per andare a far visita ad alcuni parenti che abitavano in aperta campagna.

Maria credeva di conoscere bene la strada; invece, sopraggiunta la notte, non seppe più orientarsi e si smarrì tra sentieri e stradicciole, senza più riuscire a trovare la via di casa.

Dopo aver girato e rigirato senza concludere nulla, anzi, confondendosi sempre di più, si mise a sedere su una pietra e scoppiò in un pianto dirotto. Ma nessuno passava di notte per quelle strade e nessuno poteva aiutarla.

Si ricordò della Madonna e cominciò a recitare l’Ave Maria. Arrivata alle parole “prega per noi, adesso…”, sentì il suono di una campana. Il suono si prolungava, si ripeteva, come una voce insistente nella notte.

La bambina seguì quella voce e di sentiero in sentiero si ritrovò alla Basilica di Santa Maria Maggiore e poté tornare a casa.

Da quella volta, la campana che tutte le sere, all’una di notte, suona per qualche minuto, è detta “la sperduta” e ricorda la bambina che si era perduta nella campagna romana e tanti che si perdono oggi nella città.

gps(Fonte: Ti racconto Maria. Di Bruno Ferrero, Elledici pag. 14)

Oggi quante voci, quante strade, quante proposte attraenti, suggestive, invitanti, riceviamo – convinti di conoscere bene la strada in cui districarci tra di esse – per poi renderci conto, all’improvviso, di averla smarrita? Di aver smarrito il senso di tutto?

Io ogni tanto mi ci sento.

Che fare?

Seguire “la sperduta” che suona nella notte…

Fare silenzio, aprire il cuore alle “campane” che la Chiesa suona per noi col coraggio della verità. Io da quando lo faccio ritrovo la strada, me stesso e il senso delle cose che solo in Dio si può trovare…

Provare per credere…

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“L’Eucarestia non rappresenta il corpo e il sangue di Cristo, è il corpo e il sangue di Cristo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/04/2014

Wimberly_01Lo scorso 9 marzo 2014, l’Arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, si è recato in una delle prigioni più conosciute al mondo, San Quintino, per amministrare il sacramento della Confermazione a quattro detenuti. Tra essi, un condannato per due omicidi, Kent Wimberly, di 52 anni, condannato all’ergastolo nel 1979 per aver ucciso, diciassettenne, i genitori del suo migliore amico.

Nel lungo processo della sua conversione ebbe un ruolo fondamentale un altro recluso, John Grein, di 54 anni, tra le sbarre con la stessa condanna per omicidio. Entrambi, rispondono alle domande del “Catholic” di San Francisco, con la stessa risposta: l’Eucarestia”.

“Ho sempre sentito che la Comunione fosse qualcosa di più di un semplice gesto simbolico”, confessa Wimberly, cresciuto in una famiglia protestante di San Diego in cui si leggeva la Bibbia e si andava al culto domenicale. E Grein, educato come cattolico, convertito protestante in prigione, divenuto pastore, prima di tornare nella Chiesa Cattolica nel 2004, aggiunge le sue convinzioni: “L’Eucarestia non rappresenta il corpo e il sangue di Cristo, è il corpo e il sangue di Cristo”.

Un ritiro interessato.

Wimberly_02Kent, come è arrivato a questo passo dopo aver trascorso 35 anni in carcere?

Tutto è cominciato nel 2005, era passato poco più di un quarto di secolo dal giorno in cui commisi quel crimine. Volevo a tutti i costi la libertà provvisoria, così approfittai della possibilità di partecipare a un ritiro di “Kairos”, un’associazione protestante che svolge dei corsi di cristianesimo per i carcerati di tutto il paese e anche di detenuti fuori dagli Stati Uniti, e il tema era: cambiare i cuori per trasformare le vite.”

In quel momento si considerava un buddista zen, pertanto non credeva in un Dio trascendente. Ciononostante chiese a Dio che, se era davvero “reale”, che glielo avesse rivelato. In quel momento, seduto con gli occhi chiusi, sentì una luce sempre più forte e brillante che lo invadeva: “Tanto che letteralmente pensavo che sarei morto. Fu come una pennellata dal cielo. Quel giorno incontrai Gesù Cristo“.

Per la sua formazione, questa esperienza si tradusse soprattutto nello studio della Bibbia: completò i corsi di Sacra Scrittura e passò presto a insegnare ad altri carcerati.

Wimberly_03Sensazione di appartenenza

Un giorno ricevette un invito a partecipare a una funzione in una cappella cattolica. Era la sua prima Messa, ma accadde qualcosa: “Sentìì come se era proprio lì che dovessi stare”. E quando l’anno successivo fu trasferito a San Quintino, cominciò a frequentare la cappellania del gesuita George Williams, che gli permise di partedipare alle attività del gruppo cattolico nonostante fosse a conoscenza della sua chiara intenzione di non diventarlo.

Col tempo questo contatto, lo portò a leggere cari catechismi della biblioteca della prigione, fino a decidersi di intraprendere questa strada. “Mi ero sempre sentito protestante”, spiega, “ma non appena terminai di leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica, mi feci questa domanda: esattamente, di cosa sto protestando?”. Capì di essere “un protestante che praticava il cattolicesimo”, così decise di trasformare le opere in essere. Poco dopo conobbe John Grein, che divenne la sua guida nel cammino di conversione che sfociò, due settimane fa, nal sacramento della Confermazione.
Fonte: http://es.catholic.net/

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