FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Catechesi’ Category

“Signore, ti voglio bene come so voler bene”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/06/2017

Da quando ho aperto questo blog non faccio altro che condividere quanto di edificante incontro nella Chiesa Cattolica. In essa, ciò che mi edifica a Cristo, lo condivido, e questo è l’unico criterio che seguo per decidere cosa pubblicare e come.

Ieri mi sono felicemente imbattuto in un commento illuminato e illuminante di Benedetto XVI al passo del Vangelo in cui Gesù chiede a Pietro: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?”

Non riesco a smettere di leggerlo (il Vangelo e il commento) e di sentire quella domanda posta a me e alla mia fragile umanità. Lo condivido così come l’ho incontrato sperando che scaldi e sciolga altri cuori così come sta facendo col mio.

[15] Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”.

[16] Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”.

[17] Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle.

[18] In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”.

[19] Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”. (Gv 21,15-19)

Dal sito della Santa Sede:

In un mattino di primavera questa missione gli sarà affidata da Gesù risorto. L’incontro avverrà sulle sponde del lago di Tiberiade. E’ l’evangelista Giovanni a riferirci il dialogo che in quella circostanza ha luogo tra Gesù e Pietro.

Vi si rileva un gioco di verbi molto significativo. In greco il verbo “filéo” esprime l’amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il verbo “agapáo” significa l’amore senza riserve, totale ed incondizionato.

Gesù domanda a Pietro la prima volta: «Simone… mi ami tu (agapâs-me)” con questo amore totale e incondizionato (cfr Gv 21,15)? Prima dell’esperienza del tradimento l’Apostolo avrebbe certamente detto: “Ti amo (agapô-se) incondizionatamente”. Ora che ha conosciuto l’amara tristezza dell’infedeltà, il dramma della propria debolezza, dice con umiltà: “Signore, ti voglio bene (filô-se)”, cioè “ti amo del mio povero amore umano”.

Il Cristo insiste: “Simone, mi ami tu con questo amore totale che io voglio?”. E Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano: “Kyrie, filô-se”, “Signore, ti voglio bene come so voler bene”.

Alla terza volta Gesù dice a Simone soltanto: “Fileîs-me?”, “mi vuoi bene?”. Simone comprende che a Gesù basta il suo povero amore, l’unico di cui è capace, e tuttavia è rattristato che il Signore gli abbia dovuto dire così. Gli risponde perciò: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene (filô-se)”.

Verrebbe da dire che Gesù si è adeguato a Pietro, piuttosto che Pietro a Gesù! E’ proprio questo adeguamento divino a dare speranza al discepolo, che ha conosciuto la sofferenza dell’infedeltà. Da qui nasce la fiducia che lo rende capace della sequela fino alla fine: «Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”» (Gv 21,19).

Da quel giorno Pietro ha “seguito” il Maestro con la precisa consapevolezza della propria fragilità; ma questa consapevolezza non l’ha scoraggiato. Egli sapeva infatti di poter contare sulla presenza accanto a sé del Risorto.

Dagli ingenui entusiasmi dell’adesione iniziale, passando attraverso l’esperienza dolorosa del rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità d’amore. E mostra così anche a noi la via, nonostante tutta la nostra debolezza. Sappiamo che Gesù si adegua a questa nostra debolezza. Noi lo seguiamo, con la nostra povera capacità di amore e sappiamo che Gesù è buono e ci accetta.

E’ stato per Pietro un lungo cammino che lo ha reso un testimone affidabile, “pietra” della Chiesa, perché costantemente aperto all’azione dello Spirito di Gesù. Pietro stesso si qualificherà come “testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi” (1 Pt 5,1).

Quando scriverà queste parole sarà ormai anziano, avviato verso la conclusione della sua vita che sigillerà con il martirio. Sarà in grado, allora, di descrivere la gioia vera e di indicare dove essa può essere attinta: la sorgente è Cristo creduto e amato con la nostra debole ma sincera fede, nonostante la nostra fragilità. Perciò scriverà ai cristiani della sua comunità, e lo dice anche a noi: “Voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime” (1 Pt 1,8-9).

(Benedetto XVI)

[Fonte del commento del Papa Emerito: Sito della Santa Sede]

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“A cosa ti serve non mangiare carne se divori tuo fratello?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/11/2016

Quaresima_02

“Il Valore del digiuno consiste non solo nell’evitare certi cibi, ma anche nel rinunciare a tutti gli atteggiamenti, i pensieri e i desideri peccaminosi.

Chi limita il digiuno semplicemente al cibo sta minimizzando il grande valore che possiede il digiuno. Se digiuni, le tue azioni devono provarlo!

Se vedi un fratello in stato di necessità, abbi compassione di lui. Se vedi un fratello che ottiene un riconoscimento non provare invidia.

Perché il digiuno sia vero non può esserlo solo a parole, ma si deve digiunare con gli occhi, con le orecchie, con i piedi, con le mani e con tutto il corpo, con tutto ciò che è interiore ed esteriore.

Digiuni con le tue mani mantenendole pure nel servizio disinteressato agli altri.

Digiuni con i tuoi piedi non essendo tanto lento nell’amore e nel servizio.
Digiuni con i tuoi occhi non vedendo cose impure, o non concentrandoti sugli altri per criticarli.

Digiuna da tutto ciò che mette in pericolo la tua anima e la tua santità.

Uy_04Sarebbe inutile privare il corpo del cibo ma nutrire il cuore di spazzatura, di impurità, di egoismo, di comodità.

Digiuni dal cibo ma ti permetti di ascoltare cose vane e mondane. Devi digiunare anche con le orecchie. Devi digiunare dall’ascoltare alcune cose che si dicono dei tuoi fratelli, menzogne sugli altri, soprattutto pettegolezzi, voci, o parole fredde o dannose.

Oltre a digiunare con la bocca, devi digiunare dal dire qualsiasi cosa che possa fare male all’altro, perché a cosa ti serve non mangiare carne se divori tuo fratello?”

(San Giovanni Crisostomo)

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“Fate bene tutta la vostra parte (non la metà)”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/11/2016

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Lynda, la mia amica scozzese, ci racconta un avvenimento straordinario avvenuto ella sua famiglia, riguardante suo fratello Patrick, schiavo dell’alcol e del gioco.

“Mio fratello era il più giovane della famiglia. Era un gran bravo ragazzo: obbediente, calmo, e sapeva divertirsi. A 18 anni è partito per l’università per studiare medicina. E’ diventato membro di tutte le bande di giovani e dei club che vi si trovavano e ha frequentato tutto quel mondo! Faceva veramente la bella vita!

Beveva eccessivamente e si era anche buttato nel gioco. Dopo aver ottenuto la laurea in medicina, ha cominciato a lavorare in ospedale ma si lamentava della sua carriera.

La mia famiglia ed io stessa eravamo preoccupati del tempo che dava al gioco. Abbiamo cercato di parlargli, in particolare io che sono la sua unica sorella e anche la sua madrina.

digiuno_e_preghiera_01Passavo molto tempo con lui, andavo a trovarlo nel suo appartamento per aiutarlo a far ordine nelle sue finanze, a gestire i suoi soldi e in parole povere a rimetterlo sul “giusto cammino”.

Ma invano!

Molto preoccupati per lui, mia madre e io abbiamo deciso di andare a Medjugorje nell’ottobre del 2012. Mentre ci dirigevamo verso la tomba di padre Slavko, mia madre mi disse: “Guarda là, è suor Emmanuel! Vado a chiederle di pregare per Patrick”.

E così fece. Suor Emmanuel rispose a mia madre: “Per vincere una tale guerra, cosa chiede la Madonna?”

E mia madre rispose: “La preghiera e il digiuno”. Suor Emmanuel le disse allora: “Fate bene tutta la vostra parte (non la metà), pregate e digiunate per vostro figlio e Dio farà la sua parte. Con la preghiera e con il digiuno potete ottenere tutto, dice la Madonna”.

Quando mia madre mi ha ripetuto queste parole la mia reazione è stata: “Grazie a Dio, non è a me che la suora ha detto questo!”.

digiuno_e_preghiera_04Comunque quando siamo tornate a casa, oltre alla preghiera per mio fratello, abbiamo cominciato a digiunare a pane e acqua per lui, i mercoledì e i venerdì.

Poi abbiamo veramente assistito a un miracolo. Infatti, dopo due anni, mio fratello è totalmente libero dai suoi legami! Ha fatto molti progresso nella sua carriera come medico e partecipa a un progetto che potrà farlo progredire ancora di più nella sua carriera.

Ora non beve che raramente delle bevande alcoliche, un bicchiere ogni tanto. Fa una vita molto sana, pratica la sua fede e ha una meravigliosa fidanzata.

E’ dopo aver cominciato a pregare e digiunare, che abbiamo visto operarsi il miracolo. Prima, quando cercavamo di parlargli, era come sbattere la testa contro a un muro.

Il digiuno ha avuto il potere di rompere qualcosa in lui che né la mia famiglia, né io avevamo potuto realizzare con la parola e con la preghiera. Ci voleva anche il digiuno.

digiuno_e_preghiera_02Pur essendo cresciuto in una famiglia piena di amore e di fede, a mio fratello ci voleva qualcosa di più per salvarlo ed era la potenza della preghiera accompagnata dal digiuno”.

La testimonianza di Lynda parla al cuore di molta gente, poiché il tasso delle dipendenze aumenta terribilmente oggigiorno. Alcol, droghe di tutti i tipi, pratiche sessuali deviate, gioco ecc., stanno distruggendo tante famiglie!

Se qualcuno non è proprio convinto della forza del digiuno legato alla preghiera, come ne parla Gesù nel Vangelo, o come ne parla Maria nei suoi messaggi, faccia una prova! Non ha niente da perdere, al contrario tutto da guadagnare!

(Fonte: “Potenza sconosciuta del digiuno”, di Suor Emmanuel Maillard, Edizioni Amen, Palermo 2016, pagg. 86 e 87)

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“Sono appassionato di Cristo…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/07/2015

Padre Maurizio Botta a Beati Voi: “Beati gli afflitti”

“Io sono innamorato di Cristo, io sono appassionato di Cristo… Io quando sento le parole di Cristo… mi spacco… io voglio capire, sono ossessionato dalla sua volontà, cioè io voglio capire che cosa voleva dire quando lui diceva certe cose…”

 

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«E’ molto importante essere vicino a Gesù o no? » – « Sì, possiamo ricevere tutto »

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/08/2014

wpid-slavko01.jpg(Una catechesi di Padre Slavko Barbaric del 4 agosto 1985)

Tutti siamo aperti, tutti vogliamo la pace e la riconciliazione. Ma è molto pericoloso se siamo impediti da qualche cosa, se abbiamo trovato una scusa per non incominciare con la preghiera, col digiuno.

Perché sono importanti la preghiera, il digiuno, come mezzi: sono la strada, la via per arrivare alla fonte.

La Madonna non domanda da noi la preghiera per farci perdere tempo, e non domanda il digiuno perché è piena di gioia se noi abbiamo fame. Non si tratta di questo, si tratta di due mezzi che noi dovremmo usare per avere la pace, per aprirci alla pace. E domanda ogni giorno il Credo, sette Padre Nostro, il Rosario intero, leggere la Bibbia.

Poi domanda di digiunare due volte alla settimana e la confessione ogni mese. Perché? Sono cose molto semplici, ma sono convintissimo che domanda questo per aiutarci, perché non troviamo di nuovo le scuse; tutti possiamo cominciare o, se abbiamo cominciato, continuare. E ogni giorno si sviluppa la vostra preghiera. Se vi succede come a S. Francesco di cominciare il Padre Nostro e pregare tutta la notte solo il Padre Nostro e sentite nella bocca dolcezza, nel cuore un po’ caldo, fate bene, fate più di quello che la Madonna domanda. Questa è per noi una scuola della fede. Ma si deve cominciare con le cose molto semplici.

Io dico di nuovo che la Madonna non domanda centocinquanta Ave Maria. Che cosa può succedere se qualcuno ha capito che la Madonna domanda centocinquanta Ave Maria? Prenderà il Rosario e in quindici minuti le avrà dette tutte e dirà: « Per oggi ho finito, grazie a Dio ». Non si tratta di questo, pregando il Rosario si tratta di un avvicinarsi a Gesù, di vivere con Gesù, con la Madonna in ogni situazione della giornata: quando lavoro, quando mangio, quando sono nella famiglia, sempre.

wpid-slavko02.jpgQuesto non significa che si può sempre pregare, ma si può pregare più spesso di quanto noi pensiamo. Se uno fuma e fuma venti sigarette, se non trova una camera dove può stare solo a fumare, è pronto a fumare anche in fabbrica dove cento altri devono fumare con lui e fa l’aria impura. Fuma e non si vergogna.

Ma noi, quando si tratta di pregare, diciamo che non possiamo. Allora vedete come abbiamo perso il senso di essere vicino a Gesù, di essere vicino alla Madonna. Come ha detto la Madonna, se non puoi trovare il tempo per il Rosario intero nella tua casa, perché devi alzarti presto al mattino e torni tardi alla sera, puoi pregare guidando la macchina, puoi prendere venti minuti per il Rosario, come li prendi per il caffè o le sigarette. lo vedo che non si tratta del tempo, qualche volta manca soprattutto il senso del valore della preghiera. E la Madonna domanda la preghiera per invitarci ad essere vicini a Gesù.

E adesso la domanda: «È importante essere vicini a Gesù o no?». La Madonna ha detto: «Pregate e avrete la gioia più profonda, avrete la pace, supererete la vostra stanchezza, diventerete anche belli e belle. Avrete la forza anche per la riconciliazione».

Allora su questo punto possiamo proprio essere egoisti: se noi viviamo vicino a Gesù, vicini alla Madonna, in Dio, avremo la gioia anche quando saremo nella sofferenza, avremo la pace e potremo portare la pace, la riconciliazione dove gli altri fanno solo conflitti. Da chi si può sperare in questo mondo la pace dove gli altri fanno i conflitti se non dai cristiani? Ma guardate come siamo lontani da questa sapienza della Croce e di Gesù.

Ho detto che possiamo essere egoisti: se tu preghi, tu avrai la tua gioia, supererai la tua stanchezza, risolverai i tuoi problemi.

wpid-slavko03.jpgChe cosa significa quando la Madonna dice che supererai la tua stanchezza? Chi è stanco? È stanco chi dice: «non posso». Una famiglia divorziata è un segno di stanchezza nel mondo odierno. Una famiglia che non può risolvere i suoi problemi ed è nei conflitti è – una famiglia stanca. Un giovane che prende le pastiglie, o beve, o prende la droga è uno stanco. E ce ne sono molti in questo mondo. La Madonna dice: «Pregate e supererete la vostra stanchezza».

Quando dico che la preghiera è un mezzo per diventare belli, non lo dico per scherzo.

Jelena ha domandato una volta alla Madonna: «Perché sei così bella?», la risposta era: «Io sono bella perché amo. Se volete diventare belli, amate». Questo è un messaggio profondo teologicamente: noi tutti siamo creati ad immagine del Signore, belli e belle, pieni di pace.

Questa è l’immagine del Paradiso: essere riconciliati col Signore e con tutti gli altri. Quando è entrato il peccato nella vita dell’umanità, nella nostra vita, ha rovinato la nostra anima, il nostro cuore. Pregare, aprirsi, perché con il dono della grazia e dell’amore si diventa belli, creati ad immagine del Signore. Ma è bene dire che se abbiamo capito che la bellezza esteriore dipende anche un po’ dalla bellezza interiore, forse è più facile deciderci per questa bellezza interiore, per l’amore che il Signore ci offre.

Allora la risposta alla mia domanda: «E’ molto importante essere vicino a Gesù o no?» è: «Sì, possiamo ricevere tutto».

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Roho Mtakatifu uje kwetu!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/07/2014

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Prologo del Vangelo secondo Giovanni, in Swahili

Dall’Africa, una lezione sullo Spirito Santo.

Roho Mtakatifu uje kwetu!

Questa espressione riecheggia sempre, anche oggi, nelle missioni del Preziosissimo Sangue in Tanzania. Quello Spirito, tante volte tralasciato o peggio sconosciuto nei nostri paesi di antica tradizione, in Africa, grazie allo sviluppo portentoso dei movimenti carismatici ha fatto presa forte nella gente perché sentito come molto vicino e presente nella vita quotidiana di ognuno.

Quanto abbiamo anche noi da imparare da questa fede semplice e genuina dei paesi di nuova evangelizzazione e quanto dovremmo essere più riconoscenti verso lo Spirito Santo che è l’espressione vera dell’Amore di Dio che si rende presente e che ci raggiunge!

swahili02A volte tutti noi – è vero – facciamo fatica a immaginare lo Spirito Santo come la terza persona della Trinità, per questo mi ha sempre affascinato come in lingua swahili il tutto sia reso in modo molto più immediato tanto da essere interiorizzabile pienamente e facilmente.

In lingua swahili il nome Roho significa “Spirito”, mentre la radice takatifu significa “santo” in senso generale. Ma nel nostro caso la parola è scritta con le “M” davanti (in Swahili le desinenze delle parole sono davanti e non a fine parola – n.d.r.), cioè diventa Mtakatifu.

Un dettaglio?

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La preghiera del Padre Nostro in Swahili

Non proprio, perché la lettera “M” all’inizio indica il riferimento chiaro e inequivocabile agli esseri viventi, alle persone e non alle cose o agli oggetti.

Alcuni esempi per chiarire sommariamente: si dice in Swahili misa takatifu per “santa messa”, mentre Baba Mtakatifu per “Santo Padre” (cioè il Papa) e Mtakatifu Gaspari per San Gaspare.
E allora quel Roho così inteso non è un generico e se vogliamo panteistico spirito, ma è una “persona”… Ecco allora che diventa per la gente tutto molto intuitivo.

E’ così spontaneo invocare nei meravigliosi canti Swahili il “Roho Mtakatifu uje kwetu”, che analizzato parola per parola, alla lettera, potremmo in modo ancora più forte tradurre come: “Tu, Santo Spirito, vieni in noi”, con quel Tu-soggetto che si staglia imperioso, nascosto grammaticalmente nella forma verbale uje; un Tu che si riferisce non a un qualcosa di prettamente vago ma a un Tu personale, rendendo così benissimo l’idea che stiamo parlando di una persona, appunto di quella terza Persona della Trinità Divina che rende presente ciò che si è realizzato una volta per sempre!

(Tratto da Primavera Missionaria, mensile d’informazione degli Allievi Missionari del Preziosissimo Sangue, Anno LXI, giugno 2014)

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Un popolo che non rispetta i nonni, non ha futuro, perché non ha memoria

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/07/2014

vacchi01Siamo in piena estate.

Come ogni estate, si moltiplicano, a ragione, gli spot contro l’abbandono degli cani, amici a quattro zampe il cui affetto fedele viene ricambiato da crudeli e ingrati abbandoni lungo le autostrade.

Giusto. Giustissimo. Ma perché non fare analoghe pubblicità progresso per i vecchi che in estate, più soli del solito, con meno servizi del solito, vivono, silenziosi, rassegnati, la solitudine che subiscono perché la società di oggi li mette tra le realtà che non si vogliono più vedere?

I nostri vecchi sono meno importanti dei nostri cani?

Anziani, i nuovi “invisibili”. E questo è il periodo dell’anno in cui questo salta più agli occhi. Quando vado da mia zia a fare i consueti “viaggi nel tempo” nell’ora delle visite trovo sempre meno parenti e amici…

vecchi02Un proverbio africano recita: “Quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca”. E’ vero, non è retorica, per me, ogni volta che sprofondo negli emozionanti racconti dei miei amici vecchietti, è come se leggessi un libro, come se vedessi un suggestivo cinegiornale dell’Isituto Luce.

Ma oggi queste enciclopedie, questi cinegiornali non li vuole consultare più nessuno… Non sappiamo cosa ci perdiamo.

Ce lo ricorda anche Papa Francesco nella sua omelia a Santa Marta del 20 novembre scorso, in cui ci invita a custodire e venerare i nonni.

Noi viviamo in un tempo nel quale gli anziani non contano. E’ brutto dirlo, ma si scartano eh? Perché danno fastidio.

Gli anziani sono quelli che ci portano la storia, che ci portano la dottrina, che ci portano la fede e ce la danno in eredità.

vecchi03Sono quelli che, come il buon vino invecchiato, hanno questa forza dentro per darci un’eredità nobile.

[Ricordo] una storiella ascoltata da piccolo. Protagonista è una famiglia, papà, mamma, tanti bambini e il nonno che, quando a tavola mangiava la zuppa, si sporcava la faccia.

Infastidito, il papà spiega ai figli perché il nonno si comporti così; quindi compra un tavolino a parte dove isolare il genitore.

Quello stesso papà, un giorno torna a casa e vede uno dei figli giocare con il legno. “Cosa fai?”, gli chiede. “Un tavolino”, risponde il bimbo. “E perché?”. “Per te, papà, per quando tu diventi vecchio come il nonno”.

Questa storia mi ha fatto tanto bene per tutta la vita. I nonni sono un tesoro. La Lettera agli Ebrei (13,7) ci dice: “Ricordatevi dei vostri capi, che vi hanno predicato, quelli che vi hanno predicato la Parola di Dio. E considerando il loro esito, imitatene la fede”.

La memoria dei nostri antenati ci porta all’imitazione della fede. Davvero la vecchiaia tante volte è un po’ brutta eh? Per le malattie che porta e tutto il resto, ma la sapienza che hanno i nostri nonni è l’eredità che noi dobbiamo ricevere.

Un popolo che non custodisce i nonni, un popolo che non rispetta i nonni, non ha futuro, perché non ha memoria, ha perso la memoria…

vecchi04Ci farà bene pensare a tanti anziani e anziane, tanti che sono nelle case di riposo, e anche tanti – è brutta la parola ma diciamola – abbandonati dai loro. Sono il tesoro della nostra società.

Preghiamo per i nostri nonni, le nostre nonne, che tante volte hanno avuto un ruolo eroico nella trasmissione della fede in tempo di persecuzione. Quando mamma e papà non c’erano a casa e anche avevano idee strane, che la politica in quel tempo insegnava, sono state le nonne che hanno trasmesso la fede.

Quarto comandamento: è l’unico che promette qualcosa in cambio. E’ il comandamento della pietà. Essere pietoso coi nostri antenati.

Chiediamo oggi la grazia ai vecchi Santi, chiediamo la grazia di custodire, ascoltare e venerare i nostri antenati, i nostri nonni”

(Papa Francesco, omelia in Santa Marta del 20 novembre 2013)

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Un sasso gettato in uno stagno

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/05/2014

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“Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: “Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!”. Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: “Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto” (Marco 14,3-9)Stone03

La sua è una di quelle storie di cui i Vangeli ci dicono davvero poco. Solo Giovanni le dà il nome di Maria, la sorella di Marta (Lc 10,38-42). Gli altri tre evangelisti non citano alcun nome. Ma la parola di Gesù è sempre valida. Le azioni di questa donna sono state proclamate in tutto il mondo, sebbene non ne abbiano citato il nome.

C’è qualcosa da imparare in questo. Quando saremo morti, è il nostro comportamento che la gente ricorderà maggiormente di noi. Il modo in cui trattiamo gli altri avrà un impatto maggiore di come ci chiamiamo. Pensa alla tua vita. Quante esperienze ti vengono alla mente in cui sei stato trattato con grande cortesia o gran crudeltà, ma non riesci a ricordare il nome di queste persone, o perlomeno il loro nome non è la prima cosa che ti viene in mente? Io ho di questi ricordi.

Stone02Pensa alla tua giornata oggi. Le tue azioni sono come un sasso gettato in uno stagno. Hanno delle ripercussioni che non puoi neanche immaginare e, anche molto dopo aver lanciato il sasso, le onde sono ancora vive…

(Tradotto da uno dei miei blog cattolici preferiti: http://www.ignitumtoday.com/)

La donna del Vangelo ha riconosciuto e sottolineato questo. Ecco, forse, perché è rimasta memoria della sua azione indipendentemente dal nome e…

Dopo più di duemila anni l’onda della morte e resurrezione di Gesù è un sasso gettato in uno stagno la cui onda è ancora decisamente viva.

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Due piccole confidenze di Giovanni XXIII

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/04/2014

Papa Giovanni XXIII, San Giovanni XXIII dal 27 Aprile 2014, in un video delizioso in cui ci affida due confidenze…

 

E’ una piccola confidenza, appena un bambino nasce, quello ha la preghiera del Papa per sé…

E’ più importante, per chi si trova al posto mio, saper tacere che saper parlare…

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Lo avete fatto il compito?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/09/2013

11 Settembre 2013, è il giorno in cui si ricorda –  a ragione – il più grave attentato della storia dell’Occidente, un giorno che evoca morte, dolore, terrorismo, guerra.

papa-francesco-udienza-generale-950x646Papa Francesco all’udienza generale del mercoledì di cosa parla? Di VITA! Contro la guerra, la preghiera e la fede, ci ha insegnato sabato alla veglia di preghiera per la pace. Contro la morte, la vita… Non siamo noi coloro che credono nel risorto che è passato per la Croce? Nel Dio della vita?

“Anzitutto una mamma genera alla vita, porta nel suo grembo per nove mesi il proprio figlio e poi lo apre alla vita, generandolo. Così è la Chiesa: ci genera nella fede, per opera dello Spirito Santo che la rende feconda, come la Vergine Maria” (…)

“Chiediamoci: come vedo io la Chiesa? Se sono riconoscente anche ai miei genitori perché mi hanno dato la vita, sono riconoscente alla Chiesa perché mi ha generato nella fede attraverso il Battesimo? Quanti cristiani ricordano la data del proprio Battesimo? Io vorrei fare questa domanda qui a voi, ma ognuno risponda nel suo cuore: quanti di voi ricordano la data del proprio Battesimo? Alcuni alzano le mani, ma quanti non ricordano! Ma la data del Battesimo è la data della nostra nascita alla Chiesa, la data nella quale la nostra mamma Chiesa ci ha partorito!(Papa Francesco, Udienza generale dell’11 Settembre 2013)

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Il mio primo quaderno della preghiera. Nella prima pagina ho attaccato il certificato di Battesimo

Mi sembra giusto festeggiare la data della nascita alla Chiesa così come si celebra il compleanno. Effettivamente i primi anni della mia conversione celebravo la data del mio Battesimo con una Messa di ringraziamento. Ricordo di aver attaccato il certificato alla prima pagina del mio primo quaderno di preghiera… Mi pareva così, di colmare il vuoto che c’era dal giorno del Battesimo a quello in cui sono tornato nella Chiesa.

Poi arriva Papa francesco, che affida un compito, pratico, concreto, e sono andato a andare a ripescare il mio primo, vecchio quaderno dove appuntavo, giorno per giorno le conquiste spirituali e umane che sperimentavo, nella mia conversione.

“E adesso vi lascio un compito da fare a casa. Quando oggi tornate a casa, andate a cercare bene qual è la data del vostro Battesimo, e questo per festeggiarla, per ringraziare il Signore di questo dono. Lo farete? Amiamo la Chiesa come si ama la propria mamma, sapendo anche comprendere i suoi difetti? Tutte le mamme hanno difetti, tutti abbiamo difetti, ma quando si parla dei difetti della mamma noi li copriamo, li amiamo così. E la Chiesa ha pure i suoi difetti: la amiamo così come la mamma, la aiutiamo ad essere più bella, più autentica, più secondo il Signore? Vi lascio queste domande, ma non dimenticate i compiti: cercare la data del vostro Battesimo per averla nel cuore e festeggiarla” (Papa Francesco, Udienza generale dell’11 Settembre 2013)

Battesimo_AleHo preso in parola il Papa, ho riesumato il quaderno… e nella prima pagina…

Alessandro, rigenerato come figlio di Dio, innestato in Cristo, e reso partecipe della Sua missione (cfr CCC.1213), il 20 Settembre 1970 presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Dopo aver asciugato le lacrime che hanno cominciato a scendere mentre leggevo il nome dei miei genitori (ora in cielo) e dei padrini (una in cielo e l’altro chissà dove) mi sono reso conto che è da qualche anno che dimentico di celebrare il mio Battesimo con una Messa di ringraziamento, ma ci voleva questo Papa paterno, concreto e diretto, per ricordarmi una buona abitudine che intendo riprendere come prima.

E voi, lo avete fatto il compito del Papa?

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