FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

Archive for the ‘Famiglia’ Category

“ Li incoraggio a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/03/2017

Una storia un po’ lunghetta ma vale la pena perderci qualche minuto per conoscere il nonno che tutti vorremmo avere.

Con questa domanda mia nipote mi ha messo alle corde. Da allora ho sentito la responsabilità di “dare un buon consiglio” ai miei 33 nipoti, e si è rivelata un’attività che ci ha dato molte gioie.

Una delle opere di misericordia spirituale è consigliare i dubbiosi. Oppure, come si diceva una volta, dare un buon consiglio a chi ne ha bisogno.

Tutti noi, in molte circostanze o in diversi momenti della vita, abbiamo bisogno di un consiglio e tutti possiamo e dobbiamo adempire quest’opera di misericordia verso coloro che Dio ci ha messo accanto nel nostro cammino.

Sappiamo bene che non è un compito facile, perché non sempre diamo il consiglio in modo adeguato o nel momento più opportuno, oppure perché chi ne ha bisogno non sempre lo riceve positivamente. Se il nostro consiglio assume la forma di un rimprovero, della solita solfa o di un sermone, più che altro provocherà un rifiuto da parte di chi lo riceve. Ed è assai probabile che la stessa cosa succeda se lo si dà in modo professorale, guardando il destinatario dall’alto in basso. La mia esperienza personale mi dice che il consiglio efficace dev’essere colmo d’affetto e lo si deve offrire in maniera semplice e amabile.

Negli anni, come è successo ad altri, ho avuto numerose occasioni di consigliare diverse persone, anche perché sono un padre di famiglia e quindi ho il dovere di educare i miei figli. Adesso, però, loro sono cresciuti e, anche se non per questo sono esentato dall’accompagnarli nella loro vita, le occasioni sono meno frequenti. Con gli anni, poi, sono venuti i nipoti: una caterva di bambine e bambini incantevoli, che amo profondamente e che mi sento obbligato ad aiutare affinché siano persone eccellenti e veri figli di Dio.

Mia moglie e io abbiamo un debole per i nostri nipoti e siamo orgogliosi che ciò si noti. Loro, d’altra parte, sono tanto buoni che cercano di ricambiare il nostro affetto.

Ogni sabato a mezzogiorno riuniamo tutta la famiglia a casa nostra. Tutti sono liberi di venire o meno, se lo desiderano e se lo permettono i loro impegni. Fino a oggi, grazie a Dio, tutti si sono sentiti a loro agio in questa riunione e la pretendono quando, per qualche motivo, mia moglie e io siamo fuori città. Durante questi pranzi, con grande familiarità, com’è logico, si discute animatamente su diverse questioni: calcio, politica, svaghi, letture, temi religiosi… È una magnifica occasione per conoscerci meglio, per sapere come la pensiamo e per dare idee che facciano riflettere, anche se all’inizio non tutto viene condiviso. A volte sono i nipoti che propongono alcune attività che ci potranno permettere di frequentarci di più e di formarci. Chi avrebbe mai detto che le parole dei nonni avrebbero contato veramente nella loro vita!

Quando si ama una persona, tutto sembra poco; così ho deciso di utilizzare diverse occasioni per dar loro alcuni altri consigli per iscritto.

La prima occasione si è presentata con il nipote più grande, che viveva all’estero e stava per fare la prima Comunione. Gli ho inviato le congratulazioni per posta elettronica, facendo anche alcune riflessioni adatte alla sua età sulla divina Eucaristia, sulla grandezza del momento che avrebbe vissuto, sul dialogo con Gesù in quella occasione, sulle eventuali richieste che poteva fargli, sulla sua promessa di rimanere accanto a Lui e di frequentarlo nella Comunione, sulla necessità di pentirsi e di confessarsi quando qualche volta si fosse allontanato da Lui; infine, dato che è una persona molto affettuosa e lo è ancora oggi che è studente universitario di ventidue anni, gli dicevo che mia moglie e io pregavamo Dio perché diventasse un uomo ogni giorno migliore, un cristiano molto fedele, così che un giorno, fra molti anni, quando ormai né lui né noi saremo in questo mondo, potessimo stare molto uniti e molto felici in Cielo, amandoci moltissimo.

Poi ho continuato la consuetudine in occasione della prima Comunione degli altri nipoti. Ho cominciato anche a inviare loro dei messaggi simili in occasione del sacramento della Confermazione. Uno di loro mi ha telefonato per esprimere il desiderio che fossi io il suo padrino; ho risposto subito con una e-mail, assicurando che mi sentivo onorato e aggiungendo alcune idee sull’importanza del sacramento. L’iniziativa di questo nipote è servita ad altri per fare lo stesso. Oggi sono padrino di Cresima di parecchi nipoti.

Ugualmente mi è sembrato opportuno approfittare dei compleanni per scrivere a quelli che hanno già la posta elettronica. Approfitto di questi messaggi per parlare loro della virtù di cui mi sembra siano dotati e per incoraggiarli a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano. Scrivo loro anche quando ottengono un particolare successo negli studi o nella pratica di qualche sport. Le occasioni che di solito si presentano per scrivere loro, sono le più diverse.

Malgrado internet soglia creare ai padri di famiglia qualche difficoltà con i figli piccoli – bisogna stare all’erta e non essere ingenui –, in casi come questi costituisce un potente strumento per stringere ancor più i legami familiari, ed è anche un mezzo meraviglioso per alimentare le relazioni con gli amici.

Riprendendo il tema della corrispondenza, ricordo l’occasione nella quale sono rimasti a dormire a casa nostre tre nipotine minori di dieci anni. Conversando con loro, una mi ha domandato che cosa voleva dire essere santo. Sul momento ho cercato di dare alle tre bambine una spiegazione alla loro portata, ma in seguito ho scritto per loro, il più chiaro possibile, un paio di paragrafi su questo tema, incoraggiandole a desiderare e a lavorare per essere sante. Li ho stampati e gliele ho dati, raccomandando loro di conservarli e di leggerli spesso. Quando scrivo ai nipoti più piccoli che non hanno la posta elettronica, raccomando di conservare la mia lettera e di rileggerla ogni tanto.

Anche loro mi scrivono in occasione del mio compleanno, della festa del papà, dell’anniversario delle nozze… Quelli con la posta elettronica rispondono sempre ai messaggi. Uno di loro mi ha scritto che ricordava molto bene un riferimento a qualcosa che gli avevo scritto tempo addietro, perché aveva conservato tutte le lettere che gli avevo inviato.

Quando prima ho scritto che i miei nipoti erano una caterva, non stavo esagerando. Attualmente sono trentatré. Per scrivere con regolarità e non dimenticare nessuno, è necessario gestire la corrispondenza con un certo ordine. Perciò nel mio computer ho una particolare cartella per loro. Per ogni nipote ho una sotto-cartella dove annoto le lettere che invio e le loro risposte. Annoto anche le date nelle quali ho scritto a ciascuno.

Superiamo il numero di cinquanta membri, tra mia moglie e io, i nostri otto figli, le nuore, i generi e i nipoti. Siamo una famiglia numerosa, ma non straordinaria; un gruppo assolutamente normale, con vicende positive e negative, con successi e insuccessi, risate e lacrime, virtù e difetti, come in qualunque famiglia. Mia moglie e io abbiamo cominciato questa storia 52 anni fa. Ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha dato e andiamo avanti con ottimismo, fino al giorno in cui Dio permetterà che rimaniamo su questa terra.

Fonte: http://opusdei.org/

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“Sono fermamente convinta che nelle parole di Gesù ci sia la chiave di lettura più profonda della vita”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/01/2017

ogni_giorno_il_sole_01Ho appena finito di leggere un bel libro regalatomi da mia moglie per Natale:  “Ogni giorno il sole”, di Lorella Cuccarini. Gradevole, sincero, va giù come l’acqua e quando lo finisci ti sembra come quando parte un’amica e un po’ ti dispiace.

Che ci fa la Cuccarini in un blog come questo?

Da quando l’ho iniziato alla fine del 2011 dopo aver partecipato alle catechesi sui dieci comandamenti di don Fabio Rosini, ho applicato un’unica regola aurea, condividere ciò che mi edifica a Cristo, nella Chiesa Cattolica come “Ogni giorno il sole”, soprattutto le due pagine che condivido di seguito, col gentile permesso dell’autrice.

I genitori possono solo donare ai figli pennelli, colori e tavolozza per dipingere il quadro della propria esistenza: gli autori sono loro. Da credente, una delle tavolozze più preziose che ho consegnato ai miei figli è quella della fede. Sono convinta che il messaggio di Gesù e la Chiesa siano colori fondamentali per delineare una vita armoniosa e piena. Anche se oggi, purtroppo, la Chiesa viene spesso vissuta come un’istituzione anacronistica.

Io non mi aspetto che la Chiesa cambi. Il suo messaggio è immutabile. La Chiesa è la Chiesa. Se così non fosse, non sarebbe radicata e forte da oltre duemila anni.


E’ una forza che sento potente,
quando leggo di intere comunità cattoliche perseguitate in Asia o in Africa solo perché hanno deciso di non abiurare la loro fede. Ogni anno, migliaia di persone vengono uccise per la loro religione. Dei veri e propri martiri moderni. Al pensiero di quanto sia radicata la loro fede, mi sento inadeguata. Per noi è così facile essere cattolici.

ogni_giorno_il_sole_02Ai miei figli ho regalato questri colori. Ma il mio compito finisce qui. Spetterà a loro decidere se li useranno o meno.

La domenica, andare a messa insieme è un appuntamento consueto. Con i due gemelli di sedici anni, che ovviamente vivono ancora in casa, questo è ancora possibile. Gli altri due, che sono più grandi e vivono fuori, naturalmente fanno le loro scelte. Non sto certo a chiamarli per ricordargli di farlo. Non nascondo però che, qualche giorno fa mia figlia mi ha salutato velocemente al telefono per non tardare alla messa, ero felice. Felice per lei. Sono fermamente convinta che nelle parole di Gesù ci sia la chiave di lettura più profonda della vita. La Chiesa è viva. Anche in questi anni difficili per lei e per il mondo, la Chiesa è più viva che mai.

Essendo particolarmente affascinata e affezionata alla figura di Maria, sono legata ad alcuni dei luoghi in cui si è manifestata più evidentemente.

Il santuario di Fatima è stato il primo che ho visitato, molti anni fa. Ero insieme a mia madre, mia sorella e i miei figli più grandi, allora piccoli.

ogni_giorno_il_sole_03A Lourdes, ho accompagnato una mia amica malata: aveva espresso il desiderio di pregare nella grotta delle Apparizioni prima che fosse troppo tardi. Fu un viaggio faticoso ma profondamente toccante.

Medjugorje è stata l’ultima scoperta, fatta insieme a tutta la famiglia. Quando proposi il viaggio ai miei figli la prima volta, rimasi colpita dal fatto che avessero accettato di venire senza un fiato. Ero certa che sarebbero rimasti colpiti da qual luogo. E così è stato. Soprattutto quando hanno visto le migliaia di persone attratte lì ogni giorno. Di ogni età, di ogni nazionalità. Tantissimi giovani.

E pensare che ci si immagina siano luoghi solo per anziani o malati. In quei posti, c’è una bellezza indescrivibile e una forza spirituale immensa. Non serve vedere la “danza del sole” o uno dei tanti segni che lasciano a bocca aperta soprattutto i cattolici dell’ultima ora. E’ sufficiente osservare gli occhi delle persone che incontri scalando il Križevac, o pregare in piazza insieme a oltre centomila persone.

(Fonte: Lorella Cuccarini, “Ogni giorno il sole”, pagine 118, 119, 120, col gentile permesso dell’autrice, che ringrazio di vero cuore).

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Disegna una piramide…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/12/2016

piramide_01Per donne  troppo oberate che lavorano… (ma anche per uomini che hanno capito quanto sia bello esserci in famiglia…)

Da uno dei miei blog preferiti, tradotto per voi.

Sono arrivata a credere che uno dei segreti per mantenere la pace nella nostra vita sia imparare a discernere cosa sia urgente da cosa sia importante. Ne parlano molti esperti; si tratta di capire cosa fare quando si pensa alle incombenze del giorno.

Ma qui è il punto.

Quando sono nel bel mezzo di una settimana folle, cercando di gestire vari progetti, in mezzo al caos generato da sei figli in una casa con tre camere da letto, è davvero dura per me capire cosa sia urgente da cosa sia importante.

Ciò che conta di più.

Finire di rassettare le camere dei ragazzi o dedicarmi alla pianificazione autunnale della scuola? Occuparmi dei progetti importanti del produttore della mia radio o dell’Associazione proprietari immobiliari? Organizzare una serata coi miei figli davanti a un bel film o aprire la montagna di lettere che stanno sulla mia scrivania?

piramide_02Quando mi ritrovo a girare come una trottola nel vortice di queste decisioni, mi blocco. Inizio con un compito, poi lo abbandono per cominciarne un altro e, in un baleno mi ritrovo a rialzare lo sguardo da Instagram chiedendomi come abbia fatto ad arrivare così in fretta l’ora di cena.

Pensavo a questo mentre ero nella Cappella dell’Adorazione l’altro giorno, e mi è venuta questa idea: disegna una piramide.

Da qualche parte, nel gran caos di pensieri che affollavano la mia mente, ho capito le priorità della mia vita. Sapevo che avrei dovuto valutare alcune cose tra tutta quell’accozzaglia di impegni, ma le cose non mi erano ancora chiare perché tante cose urgenti (ma non necessariamente importanti) attiravano la mia attenzione.

Lì in cappella ho avuto l’ispirazione di afferrare una penna e qualcosa su cui scrivere – in quel caso una vecchia ricevuta pescata dalla tesca posteriore della borsa – e di disegnare una piramide che riflettesse le mie priorità.

In ordine di priorità, i livelli della piramide che ho disegnato sono:

piramide_03DIO: Trovare tempo per la preghiera, i sacramenti, la relazione con Dio.

FAMIGLIA: Tutto ciò possa essere legato al benessere di mio marito e dei miei figli, e della mia relazione con loro. Anche assicurarmi che la mia casa non sembri troppo il luogo dell’esplosione di un Toys Center.

SALUTE: Verificare che mi stia occupando dei miei bisogni fisici e mentali. Scavarsi del tempo per correre o per guardare la puntata di quello stupido telefilm che mi piace tanto, potrebbero stare bene in questa categoria. (Sarei tentata di mettere questo punto prima della famiglia visto che me ne potrei occupare meglio se fossi in forma, ma sarebe difficile trovare tempo per l’esercizio fisico mentre la mia famiglia sta cadendo a pezzi).

LAVORO: Lavoro, ufficio, e tutte le attività di volontariato o creative che comportino sfide esterne alla vita personale e familiare.

Una volta fatto questo promemoria tangibile su cosa conti davvero nella vita, ho cominciato a lavorare su quella piramide, dal basso verso l’alto, e a ogni livello mi sono posta domande come:

  • Come sto andando in questo settore?
  • Sto inserendo a questo livello della piramide le giuste quantità dei miei obbiettivi?
  • Di quali cambiamenti ho bisogno per assicurarmi che quel livello assorba la quantità di tempo ed energie che merita?

In ogni gradino, non facevo un passo nella piramide fino a quando non avevo completa pace per stare in carreggiata sul livello in cui stavo.

Uso questo sistema da alcune settimane e ha cambiato la mia vita (…) è il modo per mantenermi in carreggiata quando sono troppo oberata.

Ma la chiave di tutto è questa:

piramide_04Devo prendere una penna e disegnare una piramide ogni giorno.

Non basta pensarci. Non basta guardare alla piramide disegnata ieri. Ogni mattina, quando penso alla mia giornata, devo riscrivere la struttura delle mie priorità (…).

Riassumendo, ecco il sistema:

1. Disegna una piramide.

2. Comincia dal basso e a ogni livello poniti le seguenti domande:

Come sto andando in questo settore?
Sto inserendo a questo livello della piramide le giuste quantità dei miei obbiettivi? Troppi? Troppo pochi?
Di quali cambiamenti ho bisogno per assicurarmi che quel livello assorba la quantità di tempo ed energie che merita?

3. Non andare al livello successivo fino a quando non senti pace nel livello in cui sei.

(…) Questo semplice esercizio quotidiano ha portato molta pace nella mia vita; spero che faccia altrettanto nella vostra.

(Tradotto da http://jenniferfulwiler.com/2015/07/feeling-overwhelmed-draw-the-pyramid/)

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“Non mi diede l’assoluzione ma mi disse che…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/12/2016

“Un cuore nuovo… che non possiamo darci da soli…”

“E’ molto difficile salvarci da soli, ci si salva in un Corpo, si, la Chiesa, proprio quella…”

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“So, when will I die?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/11/2016

fratello_02Questo è un vero uomo: era pronto a dare la vita per la sorella.

Il dottor Jim Clark sta lottando per tenere in vita la sua paziente Liz. La bambina di cinque anni è affetta da una malattia rara e ha bisogno di una trasfusione di sangue per sopravvivere.

La sua unica speranza è quella di ricevere una donazione da suo fratello gemello: non solo perché essendo fratelli hanno lo stesso gruppo sanguigno, ma anche perché il bambino è sopravvissuto allo stesso problema di salute che adesso affligge la piccola. Il sangue del fratello contiene degli anticorpi che possono salvare la vita di Liz.

Quando Jim ha chiesto al bambino se volesse donare il sangue per la sorella, il bimbo si è dimostrato, in un primo momento, restio. Ma, quando il medico gli ha spiegato che era l’unico modo per salvare Liz, si è convinto.

fratello_03La trasfusione ha avuto inizio. I due fratelli erano stesi l’uno vicino all’altro e il medico era sollevato di vedere il viso di Liz tornato a un colorito sano. A fine trattamento, il piccolo è diventato molto serio e ha fatto al dottore una domanda che l’uomo non potrà mai dimenticare: “So, when will I die?” – “Quindi, quando morirò?”.

Il piccolo doveva aver pensato che in seguito alla donazione del sangue, avrebbe letteralmente dato la sua vita per la sorella. Il medico lo ha subito rassicurato e ha chiarito che non era quello che stava per succedere.

Jim era ovviamente impressionato dall’amore puro e profondo che il bambino aveva dimostrato, visto questo malinteso; ha deciso quindi di rendere pubblica la storia su internet.

(Fonte: http://www.stelledivita.org/)

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“Voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/10/2016

Pietro con i suoi genitori

Pietro con i suoi genitori

Un miracolo, quando accade, “è per tutti”. La guarigione di Pietro Schilirò, per intercessione dei coniugi Zelia e Luigi Martin, non ha solo ridato la vita a quel piccolo bimbo di un mese, destinato a vivere ancora poche ore o pochi giorni, ma ha ridonato ai genitori il gusto di essere sposi e “sposi cristiani”, e ha creato intorno a loro amicizie con altre famiglie in situazioni difficili.

A raccontare il “dopo” sono Valter e Adele, i genitori di Pietro. Il “primo miracolo” della guarigione è stato solo l’inizio dell’avventura: “Il Signore i miracoli li fa sempre, tutti i giorni, poi ogni tanto ne fa uno un po’ più grande, per farci accorgere che si occupa sempre di noi”.

Era l’estate del 2002: “Ci rendevamo conto che quel che era accaduto non era per un merito: non siamo genitori più bravi di altri che hanno domandato la stessa cosa, non sappiamo perché il Signore abbia scelto di guarire Pietro. Allora, se non è per merito vuol dire che questo fatto appartiene a tutti”. Per esempio, “ha portato noi, come coppia, ma anche altri intorno a noi, a riscoprire la nostra vocazione matrimoniale. Abbiamo riscoperto l’orgoglio di essere sposi cristiani”.

Dopo la guarigione di Pietro, Valter e Adele, insieme a tutta la famiglia – Pietro, oggi 13 anni, è l’ultimo di cinque figli – hanno cominciato a “frequentare” più assiduamente i coniugi Martin, attraverso i loro scritti e con qualche gita a Lisieux.

pietro_02“Ormai Luigi e Zelia “sono di famiglia, un punto di riferimento per tutti”. Quanto accaduto a Pietro “è diventato la certezza che il Signore si occupa della nostra vita, anche nella quotidianità, per cui vale la pena mettere nelle Sue mani le nostre fatiche e i nostri dolori”. I Martin “erano una coppia semplice, che viveva le cose di tutti: la famiglia, il lavoro, l’educazione dei figli, le opere sociali, quindi ci siamo sentiti molto vicini. Si prendevano cura l’uno dell’altro, si prendevano cura della loro santità, e questo faceva sì che il loro rapporto diventasse più bello nel tempo.

Vivevano tutto a partire dall’esperienza di vita con Gesù, che era il primo a essere servito nella loro famiglia”. Così “anche noi abbiamo cominciato a guardare di più ciò che il Signore faceva accadere nella nostra vita”.

Questo “ha aiutato il rapporto tra noi, a volerci più bene, a stimarci di più, a non lasciare tramontare il giorno con l’arrabbiatura – anche a denti stretti ma un ‘Angelo di Dio’ insieme bisogna dirlo prima di dormire. È un cammino, in cui il matrimonio diventa più bello, una occasione grande per vivere l’anticipo della bellezza sconfinata dell’Eternità”. Una novità contagiosa, da cui è fiorita in modo inaspettato l’amicizia con altre coppie, che spesso vivevano con fatica la loro vocazione matrimoniale, sia persone che già li conoscevano e hanno approfondito l’amicizia con loro in seguito a questi fatti, sia persone che avevano saputo del miracolo e che, trovandosi in situazione di bisogno – sia malattie di figli, sia per difficoltà di relazione tra coniugi – si sono avvicinati alla famiglia Schilirò.
“Con alcuni è nata una amicizia che negli anni è diventata un modo accompagnarsi nelle vicende della vita”.

pietro_03E con Pietro? A lui hanno raccontato quanto era successo pian piano, mentre cresceva, e soprattutto in occasione della beatificazione dei coniugi Martin, nel 2008, occasione in cui tutta la famiglia si è recata a Lisieux. Pietro allora aveva sei anni. Una volta tornati a casa – racconta Adele – “non ero convinta che avesse capito, allora gli ho chiesto: Pietro hai capito cosa c’entri tu con i coniugi Martin, cosa è successo? E lui ha risposto: ‘quando sono nato ero malato e voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”.

In famiglia Pietro è il più coccolato essendo il piccolo di casa. “Ma non abbiamo mai fatto di lui il prescelto” dicono i genitori. A due anni e mezzo circa si è manifestata la sordità: “È stato come un altro segno evidente della sua normalità. La sua umanità è stata ridonata uguale alla mia, alla tua, a quella di chiunque”. E quello che sembrava una contraddizione “è stato un ‘aiuto’ a rimettere le cose al loro posto”. Pietro rimane il segno di questa presenza del Signore nella storia e in quanto segno “rimanda a un Altro, che è il Signore”.

(Fonte http://it.aleteia.org)

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E se i nostri figli abbandonano la fede?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/10/2016

figli_01

Molti genitori si preoccupano quando i propri figli adolescenti o giovani assumono un atteggiamento negativo davanti a Dio, mettendo in discussione i valori religiosi ricevuti in casa e quando, conquistando autonomia, libertà e ragione, decidono di rigettare ogni cosa rappresenti Dio.

Quando accadono queste cose in famiglia alcuni genitori reagiscono in maniera coercitiva, obbligando i figli ad andare a Messa o a partecipare a diverse attività religiose.

Altri genitori lasciano che i figli si allontanino e che tornino ad avvicinarsi a Dio per conto proprio.

Non è un compito facile ma è importante, l’importante è agire in maniera adeguata, per impedire che questo allontanamento cresca, poiché molto spesso sono proprio le reazioni dei genitori che creano queste prese di distanza dei figli.

Prima di spiegare cosa fare, analizziamo alcuni fattori determinanti:

La fede ha delle tappe

La fede ha un ciclo naturale nella vita di un essere umano. Padre Calisto (sacerdote brasiliano n.d.t.) afferma:

“Il nostro vissuto religioso passa per quattro tappe: la fede della prima Comunione; una seconda, che viviamo nell’adolescenza, piena di incertezze, alti e bassi; la terza, in cui la fede sembra che evapori e muoia nella vita adulta; e talvolta una quarta: la fede recuperata, quando aiutiamo i figli nella loro religiosità”.

figli_02La ribellione come caratteristica propria dell’adolescenza

In questa tappa, gli esseri umani passano per la fase dell’anticonformismo e vogliono cambiare lo status quo, spesso, senza neanche sapere contro cosa si stanno ribellando, ma questa ricerca di identità è il loro fuoco, ciò che li porta a destabilizzare tutto quello che li circonda, compresi i genitori.

La radice del problema quindi è la ricerca di identità, non necessariamente il rifiuto di Dio.

Le influenze

Può capitare che una persona vicina a nostro figlio metta in dubbio la fede. Non dimentichiamoci del fatto che nell’adolescenza gli amici sono le persone che più influiscono sui nostri figli e una cattiva a micizia può causare gran danno. Se nostro figlio contesta la fede è bene indagare sui suoi amici, invitandoli a casa e mantenendo il contatto con le loro famiglie.

Se il problema è questo, la cosa migliore non è proibile quella tale amicizia ma usare tattiche più sottili che possano aiutare vostro figlio a prendere le distanze dalla persona sconveniente.

figli_03Controllo estremo

I vostri figli non sono più bambini e questo deve essere chiaro. Crescono, ragionano, fanno scelte e hanno potere di decisione, anche se sono immaturi. Se esercitiamo su di loro un controllo esagerato, si può ritorcere contro. A questa età si suppone che li abbiamo già educati ai valori cristiani e confidiamo nell’educazione fornita. Pertanto non è consigliabile obbligarli a nulla, né imporre la religione, perché così finiranno col rigettarla.

Allora che fare?

Accompagnarli senza lasciarli mai soli. Li dobbiamo accompagnare in questo processo.

Niente censure e repressioni. Anche se sappiamo che stanno sbagliando, non facciamo commenti che li facciano stare male. Il tema di Dio non può diventare un incubo; il dialogo ameno e positivo darà migliori risultati.

Esempio e coerenza. Non c’è niente che educhi più dell’esempio. Dobbiamo essere coerenti con la Parola di Dio e i nostri atti devono essere coerenti con quello que professiamo. Se i nostri figli vedono che trattiamo bene le persone, che siamo onesti, rispettosi, responsabili, pazienti, amorevoli, caritatevoli, essi riceveranno il messaggio e finiranno con l’accettare i benefici di avere Dio nella propria vita.

figli_04Parlargli positivamente di Dio, come di un amico, non di un castigatore. Dobbiamo trasmettere loro gli insegnamento di Dio in forma positiva, perché Dio ci ama e perdona i nostri errori. Presentare Dio come amico, compagno, protettore.

Pregare per i nostri figli. Questa è la cosa migliore che possiamo fare, mettendoli nelle mani di Maria, perché tornino a riavvicinarsi al Signore.

(Tradotto da http://blog.comshalom.org/carmadelio/39961-posso-obrigar-os-meus-filhos-praticarem-religiao)

Io aggiungerei, condividere coi nostri figli quanto sia bello coltivare la relazione con Dio, che non è un’idea ma una Persona, quella Persona che nella preghiera dà senso quando non ce ne è, dà grazia per affrontare le sfide della vita, perdòno quando ci ribelliamo, gioia piena che alla fine non si trova in nessun altro “altrove”.

E… pregare, pregare, pregare, digiunando, se serve, come Santa Monica chiese la conversione del figlio Agostino.

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“Voi che siete per la famiglia, ci si prenderà beffe di voi…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/05/2016

Voi che siete per la famiglia, ci si prenderà beffe di voi…

dr-lejeune-and-patient1Si dirà che siete fuori moda…

Si dirà che impedite il progresso della scienza…

Si leverà contro di voi la bandiera della tirannia tecnico-scientifica…

Si dirà che cercate di imbavagliare la scienza in forza di una morale sorpassata…

Ebbene, ciò che voglio dirvi è:

NON ABBIATE PAURA!

Siete voi che trasmettete le parole della vita.

Ebbene, ci resta la sapienza, e la sapienza eterna, quella che gli uomini non hanno inventato, e questa sapienza di esprime una una frase che spiega tutto, che risponde a tutto, e questa sapienza si riassume in una frase che vi dirà in ogni momento quello che dovrete fare o non fare. Questa frase è semplicissima, è la Madre di tutti che ce l’ha insegnata:

CIO’ CHE AVRETE FATTO AL PIU’ PICCOLO DEI MIEI FRATELLI, L’AVRETE FATTO A ME!

Di chi sono queste parole?

Di un profeta? Di un leader pro-life? Di un prete?

Di Jérôme Jean Louis Marie Lejeune (Montrouge, 13 giugno 1926 – Parigi, 3 aprile 1994) genetista, pediatra e attivista francese, scopritore della causa della sindrome di Down, pluripremiato in ambito scientifico (riceverà onorificenze per i suoi studi sulle patologie cromosomiche, fra le quali: il premio Kennedy nel 1962, il premio William Allan nel 1969 ed il premio Griffuel nel 1993).

Per me, è un profeta dei nostri tempi che parla dritto dritto al cuore…

Ma ancor prima, nel 1905, G. K. Chesterton faceva questa profezia… non vi sembra che parli proprio dei giorni nostri?

Chesterton“La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diverrà un credo. E’ una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle… Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più tre fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate” (G. K. Chesterton, Eretici)

Come non condividere anche quest’altro suo pensiero?

“Ciò di cui soffriamo oggigiorno è di una umiltà fuori posto. La modestia si è spostata dall’organo dell’ambizione a quello della convinzione, dove non è stata mai concepita di essere. Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità; questa proposizione è stata esattamente rovesciata. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell’uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina.”

(Gilbert Keith Chesterton)

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“Vorrei solo dire a tutte quelle mamme che si trovano in difficoltà di non arrendersi mai e di chiedere, chiedere aiuto perché c’è. Io l’ho trovato”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/04/2016

Segretariato_01

Ho avuto il primo figlio molto giovane, in un’età dove tutto sembra possibile e a portata di mano e la morte è un pensiero che non ti sfiora, perché hai voglia di vivere.

Per me era dietro l’angolo. Il mio ragazzo è morto in un incidente d’auto e non avrebbe mai conosciuto suo figlio.

Dopo, ho attraversato anni bui in cui ho trovato la forza di andare avanti solo grazie a mio figlio. Per molto tempo mi è bastato solo lui, poi ho cominciato a sentire di più la solitudine, a desiderare di avere di nuovo accanto un uomo.

La mia vita è tornata a essere serena dopo aver conosciuto Davide. Anche lui, con le sue ferite ancora aperte, ci siamo aiutati e abbiamo ricominciato insieme.

Una famiglia finalmente: il mio sogno e di mio figlio. Il passato ormai era alle spalle e cercavo di fare il meglio per essere felici.

Il lavoro però era la nostra preoccupazione. Lui faceva l’operaio senza un contratto regolare, sempre con la paura che lo mandassero via. Io lavoravo ogni tanto facendo quello che capitava.

Un giorno mi accorsi di essere incinta. Non fu un “lieto evento” e non perché non desiderassi avere un figlio. Lui non voleva il bambino, perché non c’erano abbastanza soldi per mantenerlo. Temevo di perdere il mio uomo e per debolezza alla fine ho fatto l’aborto per paura di restare da sola con due figli.

Una ferita profonda, che mi ha fatto stare tanto male, e che ha permesso anche al mio compagno di capire la gravità del gesto.

Mi accorsi di aspettare un nuovo bambino. Quanto timore ho avuto nel dirglielo! Ma stavolta è stato più accogliente, felice.

La situazione certo era migliorata, perché io lavoravo in modo più regolare. Questa felicità però è durata poco. Dopo qualche settimana lui perse il lavoro.

Segretariato_02Ricordo ancora la sua espressione quando tornato a casa ha dovuto dirmelo: “E adesso che facciamo?”. Io ero rimasta senza parole, preoccupata di tutta la situazione e di quel bambino che aspettavo.

Non potevamo andare avanti solo col mio lavoro, non bastava. Lui non mi disse nulla ma tornò lo spettro dell’aborto.

Quante chiamate ad amici e conoscenti per cercare lavoro! Ma nessuna risposta sicura: “Ti faccio sapere…”, “Adesso vediamo”. E intanto a fine mese per pagare l’affitto avevamo dovuto vendere alcune cose d’oro.

Una sera poi mi ha chiesto di abortire.

Non volevo però ripetere quella brutta esperienza.

Gli chiesi ancora tempo: “Voglio cercare aiuto e se lo trovo lo teniamo vero?”. Lui acconsentì.

Ho passato la sera si internet poi ho trovato l’indirizzo e il telefono di un centro di aiuto alla maternità difficile, il Segretariato Sociale per la Vita.

Chiamai il giorno dopo e a un’operatrice spiegai che ero incinta e in difficoltà economica, ma che non volevo abortire. Mi tranquillizzò e mi disse che c’erano aiuti anche economici del Progetto Gemma, così avremmo potuto affrontare le spese per nostro figlio per 18 mesi.

Mi informarono anche di aiuti previsti dallo Stato e che avrei potuto richiedere all anascita del bambino. Mi invitarono a recarmi al centro. Accettai con grossa speranza.

Camilla grazie al loro aiuto è nata.

Vorrei solo dire a tutte quelle mamme che si trovano in difficoltà di non arrendersi mai e di chiedere, chiedere aiuto perché c’è. Io l’ho trovato.

[Fonte: rivista “Acqua&Sapone”, Novembre 2015, pag. 137, Storie di mamme]

Qua —> http://www.segretariatoperlavita.it/page/testimonianze.php più testimonianze di donne aiutate a evitare l’aborto.

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“Di fronte alla Madonna e alla recita del Santo Rosario, l’azione del maligno viene sistematicamente annientata!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/03/2016

Alessandro_01Intervista al conduttore televisivo Alessandro Greco. Lui e sua moglie Beatrice Bocci, sono testimoni di una fede vissuta in coppia e nell’amore di Cristo Gesù, accompagnati dalla Madre del cielo che li ha sempre guidati verso il figlio.

Era il 1997 quando conosci Beatrice in occasione di “Miss Italia”. Fra di voi è stato subito un colpo di fulmine…

Hai detto proprio bene, è stato subito un “colpo di fulmine” fra di noi ma anche con Gesù! Lui c’è stato sempre nella nostra vita, noi dobbiamo soltanto avere il desiderio di aprire il nostro cuore e lasciarlo entrare. Gesù sta fuori alla porta del nostro cuore e bussa, chiede sempre il permesso, lasciandoci il libero arbitrio.

Nell’incontro con Beatrice ci siamo ritrovati ad essere due persone che anche a livello familiare, avevano sempre vissuto nella fede.

Questo ha contribuito ad arricchire il nostro rapporto; da subito eravamo in 3 perché quando conobbi Beatrice, lei aveva già una figlia di 5 anni e mezzo Alessandra che oggi ne ha 23, avuta dal suo precedente matrimonio, per cui possiamo dire di essere stati sempre una famiglia. Poi nel 1998 è nato Lorenzo, che oggi ha 16 anni.

A quel punto, non potendovi sposare (perché il matrimonio precedente di Beatrice non era stato sciolto dalla Sacra Rota) decidete di andare a convivere. Ma la convivenza per la Chiesa è peccato!

Il nostro desiderio non era quello di andare a convivere ma di condividere insieme una quotidianità familiare ma c’erano degli impedimenti, ovvero il precedente matrimonio di Beatrice, un esperienza dolorosa.
Per cui sia da parte mia che da parte sua, vi era la volontà di avviare tutte le pratiche per annullare il precedente matrimonio in Chiesa, sulla base di motivazioni vere e reali.

Questo percorso è stato molto doloroso, con certi passaggi di sofferenza nei quali abbiamo anche sperimentato un certo senso di abbandono da parte della Chiesa, ma tutto questo serviva a farci intraprendere seriamente un percorso di fede perchè il Signore voleva che camminassimo davvero con Lui, per ottenere ciò che desideravamo di più ovvero sposarci in grazia di Dio.

Alessandro_05La vostra fede in quel frangente di vita, si era indebolita o rafforzata?

Il Signore non è mai stato messo in discussione né da me e né da Beatrice, perché era presente ed ha continuato ad esserlo. La Chiesa è fatta da uomini, per cui tante volte possono sbagliare nel non concedere una parola o un gesto che ti può far sentire accolto, anche se non si è in una determinata situazione di grazia.

Un giorno vi ritrovate a fare una testimonianza a San Giovanni Rotondo (sei molto devoto di San Pio) e proprio in quel luogo, tu e Beatrice conoscete Fra Modestino…

Sono sempre stato vicino alla figura di Padre Pio, così andammo a San Giovanni Rotondo con Lino Banfi (all’epoca conducevo un programma con lui su Radio Rai) e ci recammo in Puglia per un evento dedicato ad una casa di accoglienza per bambini.

Con Beatrice abbiamo avuto la grazia di conoscere Fra Modestino, l’erede spirituale di San Pio. Con noi fu molto accogliente, ci fece sentire l’amore di Gesù , lasciandoci dei segni attraverso delle parole e dei gesti che ci stimolassero nel nostro cammino a seguire una strada di luce e seguendo il Signore, compiendo delle azioni che si sarebbero rivelate fondamentali per il nostro futuro di cristiani.

Beatrice cominciò a frequentare degli itinerari dedicati alle coppie, ed in uno di questi incontri coinvolse anche te. Ci racconti?

Abbiamo conosciuto un sacerdote che oggi è il nostro Padre Spirituale, lui è Padre Roberto Basilico, ha una comunità in Molise esattamente ad Isernia, e nell’arco dell’anno, organizza dei momenti di evangelizzazione e di preghiera comunitaria che chiama “Itinerari della gioia”.

Alessandro_06Io e Beatrice, abbiamo partecipato a uno di questi itinerari, dedicati alle coppie proprio perché la coppia è una delle istituzioni predilette da Dio e per questo è molto attaccata dal maligno, per cui c’è un particolare bisogno che le coppie e le famiglie partecipino a questi incontri, affinchè portino Gesù Cristo al centro della loro vita.

In quell’occasione nel nostro cuore è successo qualcosa di particolare perché arrivati a casa insieme ai nostri familiari, abbiamo iniziato a recitare il rosario tutti insieme settimanalmente.
Approfitto per dire ai lettori che di fronte alla Madonna e alla recita del Santo Rosario, l’azione del maligno viene sistematicamente annientata!

Di settimana in settimana, alla recita del rosario, aumentavano gli amici e i parenti che venivano in casa, fino a quando siamo diventati oltre 40 persone e così per volontà di Dio si è formato un gruppo di preghiera e ci siamo trasferiti in chiesa.

Quest’esperienza continua tutt’ora, ci ritroviamo tutte le settimane al martedì alle 21:30, recitiamo il rosario, poi c’è la preghiera spontanea comunitaria d’innanzi a Gesù Sacramento e facciamo anche l’adorazione eucaristica.

Andate a Medjugorje per la prima volta, rispondendo all’invito di Maria. Ci racconti quest’esperienza?

La Mamma celeste è una grande mediatrice, Lei ci prende per mano e ci tiene tutti sotto il suo manto celeste e ci accompagna. Infatti ci ha chiamati a Medjugorje.

Alessandro_07Il tutto è iniziato così: dal 2008 ho un rapporto di collaborazione con RTL 102.5. In quel periodo la radio mi comunicò che dovevamo recarci a Trieste (località insolita per eventi legati allo spettacolo) per trasmettere da lì, i nostri programmi. A quel punto, buona parte della strada era già fatta, per cui prima di recarci a Triste, decidemmo di andare a Medjugorje.

A Medjugorje abbiamo fatto un incontro molto significativo e bello con Fra Renzo, il quale ha fortemente il carisma della confessione. Il nostro incontro con lui è stato speciale ma allo stesso tempo duro per certi aspetti, (come d’ altronde era successo anche con Fra Modestino); ci ha dato dei messaggi molto chiari che arrivavano dal Signore.

Durante la salita al monte Podbrdo, la collina delle Apparizioni, insieme a Beatrice ci siamo messi in preghiera ed entrambi abbiamo sentito fortemente nel cuore di affrontare un periodo di castità come umile dono al Signore, anche perché ci avevano spiegato che questo era l’unico modo per riaccostarci ai sacramenti.


Promettere castità, in un epoca di trasgressione, è un valore molto rilevante…

Si credo proprio di si, fra l’altro noi eravamo una coppia già strutturata in quanto alle spalle avevamo già 2 figli e tanti anni di convivenza e non è stata di certo una passeggiata, però se prendendo una decisione di questo tipo, lo si fa non con la razionalità umana ma in preghiera, in grazia ed in comunione con il Signore e la Mamma celeste, per merito loro riesci a trovare la forza; una forza che ti guarisce e ti salva e sicuramente ti porterà a ricevere tante altre grazie … bisogna avere fede!

Infatti dopo quel periodo di castità durato quasi 3 anni, arriva quella grazia che attendevate da tantissimo tempo…

Si esatto. Dopo quel pellegrinaggio a Medjugorje, continuavamo a frequentare gli “Itinerari della gioia” insieme a Beatrice, e partecipando in uno di questi itinerari dedicati alle coppie, in preghiera i frati della comunità chiedono al Signore una parola da dedicare alle coppie ed eventualmente da riportare in un ricordino che avrebbero lasciato a tutti i partecipanti.

La parola che uscì fu la seguente: “Infrangerò il giogo che vi opprime e spezzerò le vostre catene”. L’itinerario si era svolto nel fine settimana: venerdì, sabato e domenica.
Finito l’itinerario, torniamo a casa e all’inizio della settimana, intorno al martedì, riceviamo la telefonata dell’Avvocato che si stava occupando della situazione coniugale di mia moglie, e con una grande emozione abbastanza insolita per un professionista, ci comunicò che la situazione rotale si era definitivamente conclusa in positivo e che dal giorno dopo, ci saremmo potuti sposare.

Andando a verificare meglio la situazione, l’Avvocato ci raccontò che il tutto era avvenuto rapidamente e che la notizia di ciò, era arrivata il venerdì precedente ovvero lo stesso giorno in cui noi eravamo all’itinerario ed il Signore aveva parlato per mezzo di quella parola!

Alessandro_08Per grazia di Dio, ci siamo sposati il 6 aprile 2014, finalmente in Chiesa, alla presenza della nostra guida spirituale Padre Roberto Basilico e di altri 11 sacerdoti.

Sei impegnato al momento con “Effetto estate” su Rai Uno e fai anche Radio su RTL 102.5. Come vivi la tua fede all’interno del mondo dello spettacolo?

E’ tutto un discorso di unione e di comunione con il Signore che ti fa desiderare di essere un piccolo strumento nelle sue mani. Per cui sia nell’esercizio della mia attività cioè nella conduzione, ma anche nelle relazioni e negli incontri che si fanno in quell’ambiente, cerchi di rendere testimonianza a Gesù Cristo che è sempre presente in tutte le cose, ovunque e comunque.

Sta a noi essere suoi messaggeri e testimoni, soprattutto facendo agire lo Spirito Santo.

Sulla base della tua esperienza, quanto è importante mettere Dio al centro della coppia? Oggi alcune persone, si sposano in chiesa solo per usanza non per credenza..

E’ proprio un peccato che alcuni di questi fratelli si sposino in chiesa senza coglierne l’essenza ed il valore altissimo di questa presenza. Un po’ tutti conosciamo quella pagina del Vangelo che ci racconta “Le nozze di Cana” dove la Madonna si accorge che il vino viene a mancare, cioè viene a mancare la gioia.

Cioè nel giorno del matrimonio per questi sposi non c’era già la gioia, per cui la Madonna in quanto Madre premurosa chiede aiuto al Figlio e Gesù, che non era ancora nel tempo della sua rivelazione, non resiste alla richiesta della Madre ed interviene facendo il miracolo.

Il matrimonio è un vincolo prediletto da Dio ma deve essere messo al centro della coppia e della famiglia, nella gioia e nel dolore.

I momenti di difficoltà fanno parte della vita, prima o poi arriveranno, ma se abbiamo un amico come Gesù che ci dona la sua luce, la sua pace, la sua gioia e benedizione, di questo ne trae giovamento la famiglia, la coppia e i figli. La famiglia è chiesa e diventa uno strumento bellissimo e potente nelle mani del Signore.

Che consiglio vuoi dare a tutte le coppie che come dice la Madonna, non conoscono ancora l’amore di Dio?

E’ difficile elargire consigli perché la fede e la spiritualità sono un fattore di relazione personale con il Signore. L’unica cosa che posso dire è che noi da soli, nella nostra misera condizione umana, non possiamo fare niente, siamo come pecore in mezzo ai lupi, quindi aprite il vostro cuore e lasciate entrare Gesù.

[Servizio di Rita Sberna su http://www.cristianitoday.it/%5D

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