FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Archive for the ‘Famiglia’ Category

Un fatto non solo umano

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2019

Ogni mattina condivido con gioia il pensierino quotidiano di Mons. Pierino Galeone, fondatore dell’istituto secolare del Servi della Sofferenza.

Il pensierino di oggi era troppo lungo per stare in un unico tweet; ho pensato allora di condividerlo qui nel blog perché vale la pena rifletterci su.

«Lo sbaglio più grave del mondo contemporaneo è ritenere il matrimonio solo un fatto umano, non ricordando che proprio Dio ha fatto l’uomo e la donna con il comando di procreare, di crescere e moltiplicarsi; inoltre ha dato il soffio di vita eterna al bimbo che nasce e infine ha elevato il matrimonio a sacramento, segno efficace di grazia soprannaturale.»

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«Il nostro sguardo era diretto verso il centro sbagliato»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/06/2019

Non sono in grado di citarne le fonti esatte, ma quando ho letto questo scritto mandatomi da una cara sorella, mi ci sono riconosciuto per certi versi.

Per certi versi, perché riesco a vivere quello che scrive l’autore solo e nella misura in cui mi abbandono a Dio mediante la preghiera e alla sua volontà; nella coppia, nella misura in cui l’uno accoglie l’altro – debolezze comprese – e si dona all’altro, le difficoltà possono trasformarsi in un secondo da un peso a un dono prezioso.

«Ho finalmente incontrato Cristo e ho trovato in lui quello che Luisa non avrebbe mai potuto darmi. Ho trovato in Lui una prospettiva eterna e infinita che, in definitiva, è ciò a cui il nostro cuore anela, essendo noi creati a immagine e somiglianza di Dio che è eterno ed infinito.

Piano piano mi sono liberato della “dipendenza” dalla mia sposa. Ho liberato anche lei di un peso che alla lunga sarebbe stato insopportabile, o ameno mal sopportato.

Solo quando ho trovato la mia completezza in Gesù, Salvatore della mia vita, ho potuto donarmi in libertà alla mia sposa. Solo quando ci si dona per arricchire l’altro/a e non per riempire una nostra povertà, allora il matrimonio svolta, diventa una gara a prendersi cura dell’altro/a e a metterlo al centro delle nostre attenzioni. E allora comprendi il miracolo.

Attraverso questa liberazione dall’altro/a e questo mettersi al suo servizio, a farsi dono, l’altro/a diviene porta di accesso per incontrare Colui che ti dona la pienezza e la vita.

Attraverso lo sposo e la sposa incontriamo Gesù che prima non scorgevamo perché il nostro sguardo era diretto verso il centro sbagliato, verso appunto la creatura e non il Creatore.

La mia sposa mi completa con la sua femminilità e alterità, ma non può e non deve rispondere al mio desiderio di infinito amore. E io se le voglio bene non devo caricarla di questo fardello. Solo Dio può e aspetta solo un nostro cenno per darci tutto.»

Antonio e Luisa

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Le star non parlano di Alfie Evans

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/04/2019

Chi sono? Giuseppe e Anita, una “marito-moglie band”.

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Link alla lettera su Alfie: https://mienmiuaif.wordpress.com/2018…

Gli staccano la spina

Per il suo bene 

perché la sua vita 

non conviene

E prima di lui

Il piccolo Charlie

E poi Isaiah

E poi la vita tua e la mia?

Chi decide della vita e della morte a Liverpool?

Chi decide della vita e della morte a Londra?

Chi decide della vita e della morte oggi?

Chi decide della vita e della morte domani?

Le star non parlano di Alfie Evans, parlano di cani

O creme per le mani

Le star non parlano di Alfie Evans, parlano di cani

O creme per le mani

Gli staccano la spina

pieni di premure

e con discrezione

Gli prescrivono le cure

Decidono anche l’ora

Decidono anche il modo

Ma non sanno dove sei tu

Di qui a poco

Chi decide della vita e della morte a Liverpool?

Chi decide della vita e della morte a Londra?

Chi decide della vita e della morte oggi?

Chi decide della vita e della morte domani?

Le star non parlano di Alfie Evans, parlano di cani

O creme per le mani

Le star non parlano di Alfie Evans, parlano di cani

O creme per le mani…

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«Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/09/2018

Roma, 21 settembre 2018. Migliaia di persone hanno pregato al rito di apertura del processo diocesano per la beatificazione di Chiara Corbella Petrillo a san Giovanni in Laterano.

La lettera che insieme a Enrico, suo marito Chiara ha scritto al figlio ha aiutato a capire l’essenziale che Chiara aveva colto con semplicità e coraggio.

Vale la pena condividerla per leggerla, meditarla e farla nostra, percorrendo anche noi i “piccoli passi possibili” che Chiara ci ha mostrato.

Carissimo Francy,

oggi compi un anno e ci chiedevamo cosa poterti regalare che potesse durarti negli anni e così abbiamo deciso di scriverti una lettera.

Sei stato un dono grande nella nostra vita perché ci hai aiutato a guardare oltre i nostri limiti umani.

Quando i medici volevano metterci paura, la tua vita così fragile ci dava la forza di andare avanti.

Per quel poco che ho capito in questi anni posso solo dirti che l’Amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’Amore vero di Dio.

Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti.

L’Amore ti consuma, ma è bello morire consumati come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo.

Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna.

Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono.

Come dice san Francesco: il contrario dell’amore, il possesso!

Noi abbiamo amato i tuoi fratelli Maria e Davide ed abbiamo amato te sapendo che non eravate nostri, che non eravate per noi e così deve essere tutto nella vita, tutto ciò che hai non ti appartiene mai perché è un dono che Dio ti fa perché tu possa farlo fruttare.

Non scoraggiarti mai figlio mio, Dio non ti toglie mai nulla, se toglie è solo perché vuole donarti tanto di più.

Grazie a Maria e Davide noi ci siamo innamorati di più della vita eterna e abbiamo smesso di avere paura della morte, dunque Dio ci ha tolto, ma per donarci un cuore più grande ed aperto ad accogliere l’eternità già in questa vita.

Ad Assisi mi ero innamorata della gioia dei frati e delle suore che vivevano credendo alla Provvidenza e allora ho chiesto anche io al Signore la Grazia di credere a questa Provvidenza di cui mi parlavano, di credere a questo Padre che davvero non ti fa mai mancare niente e fra Vito ci ha aiutato a camminare credendo a questa promessa: ci siamo sposati senza niente mettendo però Dio al primo posto e credendo all’Amore che ci chiedeva questo grande passo. Non siamo rimasti mai delusi, abbiamo sempre avuto una casa e tanto di più di quello che ci occorreva!

Tu ti chiami Francesco proprio perché san Francesco ci ha cambiato la vita e speriamo che possa essere un esempio anche per te… è bello avere degli esempi di vita che ti ricordano che si può pretendere il massimo dalla felicità già qui su questa terra con Dio come guida.

Sappiamo che sei speciale e che hai una missione grande, il Signore ti ha voluto da sempre e ti mostrerà la strada da seguire se gli aprirai il cuore…

Fidati, ne vale la pena!

Mamma Chiara e papà Enrico.

http://www.chiaracorbellapetrillo.it

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«Dentro o fuori dal corpo, il cuore di mia figlia batteva e non mi sono sentita di fermarlo»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/09/2018

Il miracolo di Vanellope, la bambina nata con il cuore fuori dal petto, che condivido con tanta gioia e con l’invito a pregare per lei e per questa famiglia coraggiosa e aperta alla vita.

I genitori rifiutarono l’aborto nonostante il parere dei medici e oggi, dopo un anno di cure e interventi, la loro piccola sta bene ed è finalmente tornata a casa. Che bello!

“Non può farcela” è la frase che Dean Wilkins, 44 anni, e Naomi Findlay, 32 hanno sentito rimbombare nella testa da quando durante un’ecografia – momento magico per ogni coppia che aspetta un figlio – i medici diagnosticarono alla loro bambina una rara condizione: la “ectopia cordis”: l’assenza della cassa toracica con il cuore di conseguenza collocato fuori dal corpo.

Il coraggio dei genitori di dire no all’aborto

E nonostante la ferma decisione dei genitori di non abortire, ipotesi più volte proposta loro dai dottori, chissà quante altre volte avranno dovuto udire quelle tre parole maledette, dure come macigni: “Non può farcela”. Ma il 22 novembre 2017 la loro piccola Vanellope Hope è nata e come ogni mamma e papà il loro cuore è scoppiato di gioia e paura.

Un intervento complesso

Un corpo così fragile come può sopravvivere? La domanda dei medici, dei parenti, degli amici. E invece la bambina si è attaccata alla vita – battagliera e coraggiosa come i suoi genitori – e beffandosi della condanna a morte già scritta e delle statistiche, ha subito un’operazione delicata e complessa un’ora dopo la sua venuta al mondo e miracolosamente ce l’ha fatta. Un evento unico! Sono infatti pochissimi i neonati in tutto il mondo che, nelle sue stesse condizioni, sono sopravvissuti. (Messaggero)

Riportare il cuore all’interno del corpo

Durante l’intervento il cuore è stato riportato all’interno del corpo e ha cominciato finalmente a battere al sicuro. Uno staff di 50 persone ha preso parte all’operazione eseguita presso il Glenfield Hospital di Leicester. Vanellope ha dovuto subire altre delicate operazioni.

In questi giorni, dopo quasi un anno, la piccola Vanellope Hope (questo il nome completo e che si chiami Speranza non è un caso) è finalmente tornata a casa.

L’amore della famiglia

La notizia è bellissima ma lo è ancora di più la testimonianza di questi genitori che hanno accolto e protetto la loro bambina fin dal concepimento senza cadere nell’inganno dell’aborto, lottando per lei con coraggio e credendo che la sua vita fosse comunque preziosa. Quando Vanellope sarà grande e conoscerà la sua storia sarà fiera di avere una mamma e un papà che l’hanno considerata un dono unico ed inestimabile.

“Dentro o fuori dal corpo, il cuore di mia figlia batteva e non mi sono sentita di fermarlo” aveva affermato Naomi (Repubblica)

Cresci sicura e libera, hai un cuore grande per amare, piccolo miracolo!

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«Da che mondo è mondo, i surgelati non li trovi nella corsia dei detersivi»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2018

Cinque consigli (+1) per trovare l’uomo dei tuoi sogni. Di Sara Manzardo.

Molto spesso mi chiedono come abbia fatto a trovarmi un ragazzo d’oro e sposarmelo nel giro di due anni scarsi. A quasi a un anno di matrimonio, ci ho riflettuto su più volte e credo di aver capito che, oltre ad aver molto per cui ringraziare Dio per questo immenso dono d’amore, gli ultimi anni della mia vita sono stati per me una “scuola” che mi ha costretto a fare i conti prima di tutto con la ricerca della mia vocazione, e poi con la graduale e quotidiana correzione di tanti piccoli errori che avevo fatto in precedenza e che con Emanuele ho cercato in tutti i modi di non ripetere.

Ecco allora i 5 consigli (+1) che posso dare a tutte le amiche che sono in disperata ricerca di un marito!

1. Non iniziare la tua ricerca se ti senti incompleta. Sfatiamo il primo mito: tu non sei mezza mela, la tua “dolce metà” non esiste. Quella della mela o della dolce metà sono due immagini molto usate nel linguaggio comune, anche in senso molto positivo, spesso come una constatazione della perfetta riuscita di una relazione felice. Eppure sono frutto di un modo di pensare che rischia di fare degli enormi danni nel momento in cui una ragazza è effettivamente in ricerca di un amore che la completi nelle sue mancanze, e che risulta ancora più dannoso per la riuscita di una relazione.

Pensare di aver trovato la dolce metà e successivamente perderla per una qualsiasi ragione della vita, rischia di chiuderti un loop di disperazione e fatalismo che sicuramente non ti aiuta a ricomporre i pezzi e a ripartire e che anzi, ti impedisce – almeno per un bel po’ di tempo – di ricordarti che la famosa dolce metà che hai perso non è l’unica persona “compatibile” con te.

Solo nel momento in cui ci riconosciamo come esseri umani interi e completi e iniziamo a lavorare sulla nostra identità per scoprire che in realtà siamo una mela intera (sì, proprio così), possiamo comprendere che non abbiamo bisogno di qualcuno da completare e da cui farci completare, qualcuno con cui vivere in simbiosi o da salvare dalla sua solitudine. Saremo veramente felici quando staremo con un’altra persona intera, matura, felice e realizzata.

2. Cerca qualcuno che abbia i tuoi valori, senza ossessionarti di trovare l’uomo perfetto.
Ci sono altre due espressioni da cui il nostro cervello deve prendere le distanze: i famosi “opposti” – che no, non si attraggono proprio per niente – e, soprattutto, la famigerata “anima gemella”.

È chiaro che una relazione sana possa riuscire sia con due persone molto diverse tra loro, sia con due persone che hanno moltissime cose in comune, ma è altrettanto vero che se cerchi una persona identica a te in tutto, che abbia i tuoi stessi interessi, il tuo stesso carattere, il tuo stesso modo di vivere e di pensare, la tua stessa identica visione su tutto, allora puoi stare certa che non la troverai: urge mettersi il cuore in pace.

Così come è impensabile costruire sulla roccia una relazione sana, paritaria e duratura con qualcuno che è molto molto distante da te, non soltanto per quanto riguarda il modo di impegnare il tempo libero (su quello si può mediare, senza che uno si imponga sempre sull’altro trascinandolo tutti i sabati al messicano), ma anche per quanto riguarda i valori fondamentali in cui credi.

Mimmo Armiento, noto psicologo e psicoterapeuta, nei suoi corsi per i giovani, ripete spesso che il punto non è trovare la persona giusta, ma andare insieme nella direzione giusta. Credo che sia questo il punto: se stai cercando qualcuno con cui condividere il resto della tua vita, non abbassare i tuoi standard, non negare la tua fede e i tuoi valori per evitare di offendere o turbare l’altro. Si può chiudere un occhio su molte cose, scendere a compromessi su una miriade di piccole divergenze di pensiero, ma con le radici profonde della tua e della sua interiorità, prima o poi dovrete farci i conti.

3. Sii concreta. Ho diverse amiche che non hanno idea di come fare a trovare un ragazzo, un po’ perché sono rimaste deluse troppe volte, un po’ perché – questo succede spesso a noi ragazze cattoliche – pensano che i bravi ragazzi siano una specie introvabile, che abitino nella maggior parte dei casi in seminario o che siano tutti già impegnati.

In realtà nessuna ragazza sulla faccia della terra può pensare di avere a disposizione qualsiasi ragazzo che incontra, si tratta sempre di cercare nei luoghi giusti che più si avvicinano alla nostra sensibilità: di “bravi ragazzi” single, credenti, simpatici e pure belli, è pieno il mondo! Si tratta di cercare nel luogo giusto: da che mondo è mondo, i surgelati non li trovi nella corsia dei detersivi…

Ecco allora il consiglio concreto: oggi la maggior parte dei giovani conosce tantissimi suoi coetanei, e le occasioni di ritrovo anche in un contesto cristiano sono sempre più numerose e belle. Invece di girare il mondo – in senso metaforico – per trovare il principe azzurro da sempre sognato con cui sperimentare l’amore a prima vista, guardati intorno. Ci sono eterni migliori amici, ragazzo e ragazza, che stanno benissimo insieme, ma che non si fidanzano perché pensano che l’amore possa rovinare l’amicizia, o ragazze che negano ogni possibilità a un ragazzo che ha un brutto naso. A volte l’amore “a seconda vista” è quello vincente, perché si basa su un’amicizia consolidata nel tempo, sulla condivisione di un cammino di fede, o sull’innamorarsi reciprocamente dell’altro giorno dopo giorno.

4. Cura il tuo aspetto. Una mia amica mi stava quasi convincendo di una cosa: se oggi incontrassi il mio futuro marito, si innamorerebbe di me così come sono, al naturale.

Certo, mio marito mi ama in modo uguale anche la mattina presto, quando non mi vede esattamente nel fiore della mia bellezza, e non è certo l’esteriorità l’aspetto su cui si basa l’amore. Però, anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto per i maschietti – per i quali la vista è il primo immediato strumento per raccogliere informazioni a livello affettivo – soprattutto in un momento in cui il povero ometto in questione non ha ancora abbastanza materiale a livello caratteriale, spirituale e interiore su cui fondare il suo interesse nei tuoi confronti.

Ma attenzione: se la vista è importante, significa che spesso un ragazzo può essere poco attratto anche da una donzella che esagera nel trucco, nel colore dello smalto, in un modo di vestirsi troppo appariscente. Le parole d’ordine quindi sono bellezza e sobrietà: inizierai a piacere a te stessa – per quella che sei, giusto con un piccolo aiutino per esaltare la tua bellezza – e a piacere un po’ di più anche agli altri.

5. Ed eccoci qui con l’ultimo consiglio, fondamentale: una volta che hai trovato un ragazzo, non farlo scappare subito. Molte di noi sono abituate a lamentarsi dei propri problemi e della propria situazione appena prendiamo un po’ di confidenza con il nostro interlocutore.

È chiaro che certe cose bisogna dirle, che i problemi personali, i traumi, il carattere difficile e i propri limiti devono venire a galla in tempi non troppo lunghi, o almeno prima che la relazione sia completamente avviata verso le nozze. Il punto, però, è che non saranno certamente i primissimi mesi di frequentazione quelli in cui questo ragazzo dovrà fare i conti con i tuoi fantasmi del passato e con gli aspetti peggiori della tua interiorità.

Prima di tutto, trova un padre spirituale o qualcuno con cui risolvere queste cose (magari se sono questioni serie, risolvile prima di metterti con qualcuno!), e non scaricarle addosso al povero malcapitato appena intuisci che da parte sua c’è un interesse nei tuoi confronti, a meno che tu non voglia vederlo scappare. Allenati già dai primi incontri a mostrare la parte migliore di te, il tuo sorriso migliore, la tua simpatia, la tua capacità di affrontare la vita senza farti abbattere.

“Sii te stessa” non vuol dire “mostra il peggio di te”, ma “scopri chi sei veramente, correggi il tuo peggio ed esalta il tuo meglio”. Ne avrai due grossi benefici: l’altro si innamorerà della tua bellezza, e sarà più facile per lui aiutarti ad affrontare i tuoi problemi (che verranno fuori da soli in tempi brevi, senza che tu ti debba sforzare a specificarli tutti subito), e tu scoprirai che il tuo carattere si può correggere e che alla fine non sei proprio la brutta persona che pensavi di essere.

5+1. Se sei credente, anche solo un po’, sappi che hai due potentissimi strumenti in più nella tua ricerca e nella riuscita della tua relazione: la preghiera – Papa Francesco recentemente, scherzando con delle ragazze di Padova, ha consigliato loro di pregare sant’Antonio per trovare marito – e l’accompagnamento spirituale.

Chiedere a Dio di aiutarci a camminare, ad aprire gli occhi e a prepararci all’incontro, e chiedere ad un padre spirituale di darci una mano ad approfondire e consolidare la nostra identità e la nostra fede, e a comprendere cosa e chi davvero il nostro cuore desidera, sono i due consigli principali – validi per tutti gli aspetti della vita – per far sì che la nostra gioia si realizzi pienamente!

(Fonte: http://www.corxiii.org/)

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«Io non sopporto che si amino!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/06/2018

«Io non sopporto che si amino!». È stata questa la risposta chiara, immediata e rabbiosa che un demone ha dato a monsignor Sante Babolin, esorcista della diocesi di Padova, autorevole esperto del preternaturale, che aveva chiesto al maligno perché tormentava la sposa di un suo amico.

Il fatto è stato raccontato dal sacerdote nei giorni scorsi in Messico – dove ha tenuto una serie di conferenze – al settimanale cattolico Desde La Fe.

Babolin ha spiegato che l’odio di Satana verso il matrimonio si deve al fatto che questo è il sacramento più vicino all’Eucaristia: «Mi spiego. Nell’Eucaristia noi offriamo al Signore il pane e il vino che per azione dello Spirito Santo si convertono nel corpo e sangue di Gesù. Nel sacramento del matrimonio si verifica qualcosa di analogo: per la grazia dello Spirito Santo l’amore umano si converte in amore divino, cosicché, in modo reale e particolare, gli sposi consacrati dal sacramento del matrimonio realizzano quello che dice la Scrittura: Dio è amore, chi conserva l’amore permane in Dio e Dio in lui».

Babolin ha ricordato che un mezzo spirituale potente per tenere lontana la tentazione dell’infedeltà coniugale è la preghiera quotidiana del Rosario.

(Fonte: http://www.iltimone.org)

Ricordiamoci di questo, mariti ogniqualvolta abbiamo la tentazione di svalutare le nostre mogli, o di rivendicare spazi e libertà, o di permettere ai nostri sguardi di indugiare su bellezze a cui non abbiamo diritto.

Ricordatelo anche voi, amate mogli ogniqualvolta avrete la tentazione di estromettere i vostri mariti perché siete brave a coordinare tutto anche nnostante le nostre assenze, o di tartassarci perché ci isoliamo o…

Ma soprattutto ricordiamoci tutti di pregare e di farlo insieme, vincendo complessi e timidezze, anche e soprattutto se non siamo abituati a farlo, tenendo presente che la famiglia che prega resta unita.

Mi colpisce a tal proposito le riflessioni di un laico americano su dieci modi in cui il demonio attacca oggi le famiglie.

Non è un segreto che il demonio attacchi le famiglia; nel giardino dell’Eden ha distrutto il matrimonio tra Adamo ed Eva, nel capitolo successivo della Bibbia ha una tale influenza da indurre un fratello a uccidere suo fratello.

Da allora le nostre case sono sotto la sua attenzione. Ecco perché:

1 – Vuole distruggere ciò che Dio ha creato, è nella sua natura.

2 – Vuole distruggere la testimonianza del nostro matrimonio. San Paolo dice in Efesini 5 che i nostri matrimoni sono immagine del Vangelo. Se il nemico distrugge il mio matrimonio non posso più essere un modello di Vangelo amando mia moglie come Cristo ama la Chiesa.

3 – Satana odia i nostri figli. E’ soddisfatto quando le decisioni degli adulti portano i figli lontano da Dio e dalla Chiesa. Spesso noi genitori diventiamo i suoi strumenti nel fare questo.

4 – Il nemico ci vuole sottrarre il ruolo primario di educatori, ruolo che si esercita in casa. Quando la casa è nel caos il ruolo educativo della Chiesa diventa sempre più difficile.

5 – Vuole ferire le nostre testimonianze. Satana ci perde quando seguiamo Cristo, ma non si arrende. Non può strapparci dal regno di Dio, ma può oscurare la nostra luce per il Vangelo.

6 – Lotta per rimuovere la gente dal servizio. Se distrugge le nostre case e famiglie non ci resta più niente per il servizio.

7 – Satana vuole sviare la Chiesa dal Vangelo farà del tutto per impedirci di portare il Vangelo ai nostri vicini a partire dalla distruzione delle nostre famiglie.

8 – Farà del tutto per ostacolare la nostra preghiera. San Pietro ci avverte che i matrimoni poco sani possono bloccare la nostra preghiera (1 Pt 3,7) ” E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impedite le vostre preghiere.”

9 – Si diverte a ferire o ledere la vita.

10 – Quando una famiglia fallisce l’intera Chiesa resta ferita; siamo un corpo e quando una persona ferisce, tutto il corpo sta male.

(Fonte: http://chucklawless.com/)

Prega oggi per la tua famiglia!

Prega con la tua famiglia.

Vinci quel senso di pudore che abbiamo quando non siamo abituati a pregare con i nostri cari e prega insieme alla tua famiglia!

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5 motivi per cui gli uomini dovrebbero amare san Giuseppe

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/03/2018

San Giuseppe passa spesso inosservato per il suo atteggiamento silenzioso e per la sua vita nascosta, ma ha molto da insegnarci su come crescere in santità.

Ecco cinque motivi per riscoprire san Giuseppe.

1. E’ il santo patrono dei lavoratori.

Il lavoro degli uomini occupa gran parte delle nostre vite. Spesso cerchiamo di lottare per un lavoro che renda gloria a Dio, ebbene, san Giuseppe ci può insegnare a lavorare bene se glielo chiediamo. Un dei modi per farlo è cominciare la nostra giornata di lavoro pregando.

Puoi invocare san Giuseppe anche quando hai difficoltà a trovare un lavoro. Ha ricevuto l’incarico di provvedere al Figlio di Dio, per questo può capire davvero la pressione che gli uomini devono subire e affrontare per provvedere alle proprie famiglie. Nella mia vita ho sperimentato personalmente il potere dell’intercessione di san Giuseppe per trovare un lavoro.

2. La sua intercessione è potente.

Un seminarista un giorno mi spiegò, relativamente alla potente intercessione del santo, che ogni volta che aveva bisogno di qualche cosa, chiedeva l’aiuto di san Giuseppe e i suoi bisogni venivano accolti. In questi ultimi anni ho sperimentato nella mia vita che san Giuseppe ha risposto a molte delle mie preghiere, come trovare un lavoro e fondare una famiglia. (…)

Pare che Dio abbia dato a molti santi la grazia di soccorrerci nelle nostre molte necessità, ma la mia esperienza è stata che questo santo soccorre a tutte le necessità, e che il Signore ci vuole insegnare che, com’è stato sotto la sua protezione sulla terra (per essere stato il suo custode, per essere stato chiamato suo padre) così in Paradiso, Egli continua a operare ciò che il santo gli chiede.

3. E’ un modello di paternità per noi uomini.

Dio Padre ha scelto san Giuseppe tra tutti gli uomini per essere il padre putativo di Gesù. Questo ci dice molto sulla sua persona; gli è stata affidata la guida, il compito di provvedere e proteggere il Figli di Dio e la più grande tra le creature di Dio, la Madonna. Giuseppe ha servito fedelmente la Santa Famiglia proteggendola dal pericolo affinché potesse compiere la missione di Dio.

San Giuseppe ha insegnato a Gesù, nella sua umanità, a essere un uomo. Senza dubbio gli avrà insegnato a essere un ebreo fedele, così come il mestiere di carpentiere. Egli è un modello per noi padri, per essere dei leaders spirituali nelle nostre famiglie. Come san Giuseppe siamo chiamati a mostrare l’amore di Dio Padre alla nostra moglie e ai nostri figli.

4. E’ stato un uomo obbediente.

Ogni volta in cui Dio gli ha chiesto di fare qualcosa, Giuseppe non ha esitato a dire il suo sì. Quando doveva prendere Maria come sua sposa, andando a Betlemme per il censimento, o scappando in Egitto con la sua famiglia, Giuseppe ha sempre seguito prontamente la volontà di Dio. In un’epoca in cui ci viene detto di fare sempre a modo nostro, San Giuseppe ci ricorda che la vera grandezza si trova nel seguire la volontà di Dio, non la nostra.

5. E’ stato un uomo di silenzio.

Non si è mai sentita una parola da San Giuseppe perché è stato un uomo di silenzio. Grazie a questo silenzio, era capace di ascoltare la voce di Dio e di discernere la sua volontà per la Sacra Famiglia. Nell’epoca del rumore e delle troppe parole, Giuseppe ci ricorda che se vogliamo ascoltare la voce di Dio, dobbiamo far tacere i nostri cuori ed entrare nel silenzio.

Rivolgetevi a San Giuseppe!

Queste sono solo alcuni dei tanti motivi per cui ogni uomo cattolico dovrebbe sviluppare una sana devozione verso san Giuseppe.

La festività di San Giuseppe è il tempo giusto per apprendere qualcosa su questo grande santo e chiedere la sua intercessione per vivere una vita santa.

«Alcuni santi hanno ricevuto il privilegio di assisterci con efficacia in alcuni bisogni particolari, ma non in altri; non il santo patrono Giuseppeche ha il potere di assisterci in tutte le circostanze, in ogni necessità, in ogni impresa.» (San Tommaso d’Aquino)

(Tradotto dall’originale inglese: https://www.catholicgentleman.net/2015/02/5-reasons-every-man-love-st-joseph/)

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«Diventi padre ma nessuno ti dà le istruzioni per l’uso…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/03/2018

Eccone 7! Sette istruzioni per l’uso per padri coraggiosi.

«Diventi padre ma nessuno ti dà le istruzioni per l’uso…», quante volte abbiamo sentito una frese del genere, e quante volte siamo stati noi stessi a pronunciarla di fronte alle sfide della vita.

Sbagliato!

Le istruzioni ci sono (ce le dà il Padre per eccellenza), basta seguirle, o per lo meno cercare di farlo con amore e buona volontà; magari non vedrai andare tutto per il verso giusto ma comincerai a vedere le cose che si muovono nell’ordine dell’amore, e pian piano comincerai anche a vederle andare per il verso giusto.

1 – Metti Dio al primo posto e tutte le altre cose si riordineranno.

«Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore» (Deuteronomio 6,5-6)

Non abbiamo forze? Attingiamone alla Fonte. Non sappiamo che pesci prendere con sfide che non capiamo? Chiediamo a Dio e a Dio solo la forza e la sapienza per affrontarle.

2 – Passa il tempo con la tua famiglia.

«Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai» (Deuteronomio 6,6-7).

E’ il tempo meglio speso. Passalo senza guardare l’orologio, lascia che i tuoi figli interrompano i tuoi hobby, il tuo programma preferito, dà loro il messaggio che ti piace stare con loro.

3 – Dai la tua vita.

«E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Efesini 5,25).

Date la vostra vita, morite per vostra moglie e per i vostri figli. Si può morire ogni giorno senza particolari atti eroici, morire piano piano, a fettine, semplicemente mettendosi all’ultimo posto. Può sembrare autolesionismo ma è dimenticandosi di sé che si vive e fa vivere veramente felici. Come affermava Catherine de Hueck-Doherty, “Se metto Dio al primo posto e il fratello al secondo, io sono il felice terzo.”

4 – Correggi i tuoi figli senza complessi ma…

«E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell’educazione e nella disciplina del Signore» (Efesini 6,4).

Non aver paura di correggere i figli, soprattutto in questi tempi in cui la nostra società sembra essere preda della paura di farlo. Chiedi a Dio la sapienza e il discernimento per correggerli sempre per e con amore, ma non tacere quando vedi o senti che stanno sbagliando.

5 – Dai l’esempio con le opere buone.

«Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Ebrei 10, 24)

Fai opere buone e coinvolgi i tuoi figli nel farlo; una raccolta per i terremotati, una spesa per i poveri della parrocchia, un panino a un clochard. Vinci la pigrizia e ti sorprenderai nel vedere che saranno felici di seguirti.

6 – Sii fedele ai sacramenti e…

«…senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma invece esortandoci a vicenda; tanto più che potete vedere come il giorno si avvicina.» (Ebrei 10,25).

Dai l’esempio pregando, celebrando i sacramenti con fede, invitando i tuoi figli a fare altrettanto, soprattutto nei momenti in cui le sfide della vita sembrano essere più grandi di noi. I figli non fanno tanto quello che diciamo loro quanto quello che facciamo con fede e convinzione.

7 – Impara a comunicare.

«Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira» (Giacomo 1,19).

Presta attenzione a quello che dicono i figli, evitando reazioni esagerate; dimostrati interessato senza essere soffocante. Se si saranno davvero ascoltati si sentiranno liberi di condividere la loro vita con te.

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«Mamma, dovremmo fare anche noi qualcosa del genere a Roma»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/02/2018

Prendetevi qualche minuto per conoscere questa bella realtà, nel cuore di Roma, a pochi minuti dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

«Scusi, signora scusi, lei sa dove andare?». Spesso inizia tutto così, con un dottore del reparto di Oncologia infantile Bambin Gesù di Roma o del Policlinico Umberto I che, avendo valutato la situazione, tende la mano alla famiglia che ha appena saputo di avere un figlio malato che per mesi dovrà curarsi lontano da casa.

È a quel punto che, se c’è posto, il dottore propone la possibilità di un’accoglienza gratuita, una “famiglia allargata” a poche centinaia di metri dall’ospedale. Così gli ospiti sono invitati a entrare nel “magico” mondo di Peter Pan, l’onlus che da 18 anni ospita i piccoli pazienti oncologici con le loro famiglie per la durata della cura.

Quattro strutture in un quadrilatero di strade alle pendici del Gianicolo, a poca distanza dall’ospedale, per una capienza totale di 32 famiglie, circa 120 persone al giorno. «Il nostro scopo è garantire alle famiglie una vita normale, fatta di condivisione: la famiglia è al centro della nostra missione e anche i piccoli devono respirare un’atmosfera di normalità e sentirsi a casa», dice Marisa Fasanelli, fondatrice insieme a Giovanna Leo.

L’AMICIZIA AIUTA A VOLARE

E allora ecco apparire Peter Pan e la sua ciurma, i timonieri, le fate felici, Trilly e i pipistrelli, che dal mattino alla sera cercano di essere un punto di riferimento con un ascolto attivo e una mano sempre tesa. La macchina organizzativa è composta quasi esclusivamente da volontari, circa 200, e da un piccolo nucleo di staff professionale. Nelle attività e nella gestione del tempo, lo staff segue la favola del bambino vestito di verde che vola verso nuove avventure.

Trilly accoglie le famiglie, i timonieri le accompagnano alle cure o negli spostamenti, Wendy organizza le attività nel tempo libero con docenti ed esperti, Spugna ripristina l’igiene nelle camere, e i pipistrelli si occupano del turno notturno.

SPAZI COMUNI E PER LE FAMIGLIE

Ogni famiglia ha uno spazio privato e poi ci sono le aree comuni: la cucina, la zona pranzo, l’aula scolastica e le aree dove vedere la televisione o fare attività. La giornata inizia con il pulmino dell’ospedale che viene a prendere i piccoli pazienti, poi si pranza negli spazi comuni e nel pomeriggio per chi vuole ci sono le attività, dai laboratori artistici e musicali a quelli di astronomia, dalle visite al museo alle feste di compleanno organizzate con l’animazione.

«I volontari sono la benzina di tutta la macchina», spiega Giampaolo Montini, direttore generale dell’onlus. «Facciamo due corsi di formazione all’anno e li seguiamo per l’inserimento nelle attività: è molto importante che siano pronti ad affrontare ogni situazione, ciascuno ovviamente per il tempo che riesce a dedicare».

DAL DOLORE ALLA SPERANZA

L’intuizione di un polo di accoglienza è arrivata a Emanuele Fasanelli, figlio di Marisa, morto di tumore a 25 anni. Un giorno, mentre erano a Minneapolis, negli Stati Uniti, in una struttura che li accoglieva per le cure lontano da casa, lui le disse: «Mamma, dovremmo fare anche noi qualcosa del genere a Roma, per tutti quelli che vivono le nostre difficoltà».

Il nonno gli aveva regalato dei soldi per fare un master, ma lui aveva capito che non lo avrebbe mai fatto, e allora la prima donazione fu la sua. «Siamo ben felici di offrire ospitalità, purtroppo siamo sempre pieni. Da quando esiste l’associazione, non c’è niente di certo: viviamo delle donazioni dei privati, di quello che riceviamo con il 5 per mille e della raccolta fondi».

«All’inizio avevamo comprato un forno a microonde per il reparto e regalavamo tessere telefoniche a chi non poteva stare con i figli», ricorda sempre Fasanelli. «Poi deve averci messo mano la Provvidenza perché nel 1997, mentre cercavo una sede e avevo appena ricevuto un no, ho visto questo grande edificio di tre piani (la sede del liceo artistico Ripetta, di proprietà dell’Istituto per l’assistenza all’infanzia, ndr) e, anche se era ridotto male, ho pensato che sarebbe stato perfetto per noi di Peter Pan. Mai avrei immaginato che sarebbe diventato la prima casa, ma sentivo che era un posto giusto».

IL MIRACOLO DEL BENE

Da allora è un crescendo di adesioni. Alitalia nel 1998 fa la prima campagna marketing per aiutare i genitori a viaggiare gratis e il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone investe nel progetto. Poi dalle pagine di Repubblica la giornalista Barbara Palombelli lancia un appello e smuove un mare di solidarietà.

Ancora oggi il miracolo continua a rinnovarsi ogni giorno. Grazie all’accoglienza, i bambini possono seguire cure in day hospital e il tasso di deospedalizzazione ha raggiunto l’82 per cento.

Le storie dei piccoli pazienti ospiti sono tante, e non sempre a lieto fine. Tra le tante, è rimasta nel cuore di tutti quella della piccola Alice, arrivata con la famiglia dal nord Italia a 10 mesi, quando ancora gattonava.

A casa Peter Pan Alice ha imparato a camminare, ha conosciuto Khaled, un bimbo iraniano, e per due anni hanno fatto coppia fissa, giocando a “marito e moglie”. Quando ha finito le cure, Khaled non voleva più ripartire. Alice invece non ce l’ha fatta, ed è morta a tre anni. Ma quando la mamma le diceva andiamo a casa, lei rispondeva: «Sì, mamma, torniamo a Peter Pan».

(Fonte: Rivista “Credere, la gioia della fede”, N. 2, 14 Gennaio 2018, pagg. 31-33)

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