FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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«Da che mondo è mondo, i surgelati non li trovi nella corsia dei detersivi»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2018

Cinque consigli (+1) per trovare l’uomo dei tuoi sogni. Di Sara Manzardo.

Molto spesso mi chiedono come abbia fatto a trovarmi un ragazzo d’oro e sposarmelo nel giro di due anni scarsi. A quasi a un anno di matrimonio, ci ho riflettuto su più volte e credo di aver capito che, oltre ad aver molto per cui ringraziare Dio per questo immenso dono d’amore, gli ultimi anni della mia vita sono stati per me una “scuola” che mi ha costretto a fare i conti prima di tutto con la ricerca della mia vocazione, e poi con la graduale e quotidiana correzione di tanti piccoli errori che avevo fatto in precedenza e che con Emanuele ho cercato in tutti i modi di non ripetere.

Ecco allora i 5 consigli (+1) che posso dare a tutte le amiche che sono in disperata ricerca di un marito!

1. Non iniziare la tua ricerca se ti senti incompleta. Sfatiamo il primo mito: tu non sei mezza mela, la tua “dolce metà” non esiste. Quella della mela o della dolce metà sono due immagini molto usate nel linguaggio comune, anche in senso molto positivo, spesso come una constatazione della perfetta riuscita di una relazione felice. Eppure sono frutto di un modo di pensare che rischia di fare degli enormi danni nel momento in cui una ragazza è effettivamente in ricerca di un amore che la completi nelle sue mancanze, e che risulta ancora più dannoso per la riuscita di una relazione.

Pensare di aver trovato la dolce metà e successivamente perderla per una qualsiasi ragione della vita, rischia di chiuderti un loop di disperazione e fatalismo che sicuramente non ti aiuta a ricomporre i pezzi e a ripartire e che anzi, ti impedisce – almeno per un bel po’ di tempo – di ricordarti che la famosa dolce metà che hai perso non è l’unica persona “compatibile” con te.

Solo nel momento in cui ci riconosciamo come esseri umani interi e completi e iniziamo a lavorare sulla nostra identità per scoprire che in realtà siamo una mela intera (sì, proprio così), possiamo comprendere che non abbiamo bisogno di qualcuno da completare e da cui farci completare, qualcuno con cui vivere in simbiosi o da salvare dalla sua solitudine. Saremo veramente felici quando staremo con un’altra persona intera, matura, felice e realizzata.

2. Cerca qualcuno che abbia i tuoi valori, senza ossessionarti di trovare l’uomo perfetto.
Ci sono altre due espressioni da cui il nostro cervello deve prendere le distanze: i famosi “opposti” – che no, non si attraggono proprio per niente – e, soprattutto, la famigerata “anima gemella”.

È chiaro che una relazione sana possa riuscire sia con due persone molto diverse tra loro, sia con due persone che hanno moltissime cose in comune, ma è altrettanto vero che se cerchi una persona identica a te in tutto, che abbia i tuoi stessi interessi, il tuo stesso carattere, il tuo stesso modo di vivere e di pensare, la tua stessa identica visione su tutto, allora puoi stare certa che non la troverai: urge mettersi il cuore in pace.

Così come è impensabile costruire sulla roccia una relazione sana, paritaria e duratura con qualcuno che è molto molto distante da te, non soltanto per quanto riguarda il modo di impegnare il tempo libero (su quello si può mediare, senza che uno si imponga sempre sull’altro trascinandolo tutti i sabati al messicano), ma anche per quanto riguarda i valori fondamentali in cui credi.

Mimmo Armiento, noto psicologo e psicoterapeuta, nei suoi corsi per i giovani, ripete spesso che il punto non è trovare la persona giusta, ma andare insieme nella direzione giusta. Credo che sia questo il punto: se stai cercando qualcuno con cui condividere il resto della tua vita, non abbassare i tuoi standard, non negare la tua fede e i tuoi valori per evitare di offendere o turbare l’altro. Si può chiudere un occhio su molte cose, scendere a compromessi su una miriade di piccole divergenze di pensiero, ma con le radici profonde della tua e della sua interiorità, prima o poi dovrete farci i conti.

3. Sii concreta. Ho diverse amiche che non hanno idea di come fare a trovare un ragazzo, un po’ perché sono rimaste deluse troppe volte, un po’ perché – questo succede spesso a noi ragazze cattoliche – pensano che i bravi ragazzi siano una specie introvabile, che abitino nella maggior parte dei casi in seminario o che siano tutti già impegnati.

In realtà nessuna ragazza sulla faccia della terra può pensare di avere a disposizione qualsiasi ragazzo che incontra, si tratta sempre di cercare nei luoghi giusti che più si avvicinano alla nostra sensibilità: di “bravi ragazzi” single, credenti, simpatici e pure belli, è pieno il mondo! Si tratta di cercare nel luogo giusto: da che mondo è mondo, i surgelati non li trovi nella corsia dei detersivi…

Ecco allora il consiglio concreto: oggi la maggior parte dei giovani conosce tantissimi suoi coetanei, e le occasioni di ritrovo anche in un contesto cristiano sono sempre più numerose e belle. Invece di girare il mondo – in senso metaforico – per trovare il principe azzurro da sempre sognato con cui sperimentare l’amore a prima vista, guardati intorno. Ci sono eterni migliori amici, ragazzo e ragazza, che stanno benissimo insieme, ma che non si fidanzano perché pensano che l’amore possa rovinare l’amicizia, o ragazze che negano ogni possibilità a un ragazzo che ha un brutto naso. A volte l’amore “a seconda vista” è quello vincente, perché si basa su un’amicizia consolidata nel tempo, sulla condivisione di un cammino di fede, o sull’innamorarsi reciprocamente dell’altro giorno dopo giorno.

4. Cura il tuo aspetto. Una mia amica mi stava quasi convincendo di una cosa: se oggi incontrassi il mio futuro marito, si innamorerebbe di me così come sono, al naturale.

Certo, mio marito mi ama in modo uguale anche la mattina presto, quando non mi vede esattamente nel fiore della mia bellezza, e non è certo l’esteriorità l’aspetto su cui si basa l’amore. Però, anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto per i maschietti – per i quali la vista è il primo immediato strumento per raccogliere informazioni a livello affettivo – soprattutto in un momento in cui il povero ometto in questione non ha ancora abbastanza materiale a livello caratteriale, spirituale e interiore su cui fondare il suo interesse nei tuoi confronti.

Ma attenzione: se la vista è importante, significa che spesso un ragazzo può essere poco attratto anche da una donzella che esagera nel trucco, nel colore dello smalto, in un modo di vestirsi troppo appariscente. Le parole d’ordine quindi sono bellezza e sobrietà: inizierai a piacere a te stessa – per quella che sei, giusto con un piccolo aiutino per esaltare la tua bellezza – e a piacere un po’ di più anche agli altri.

5. Ed eccoci qui con l’ultimo consiglio, fondamentale: una volta che hai trovato un ragazzo, non farlo scappare subito. Molte di noi sono abituate a lamentarsi dei propri problemi e della propria situazione appena prendiamo un po’ di confidenza con il nostro interlocutore.

È chiaro che certe cose bisogna dirle, che i problemi personali, i traumi, il carattere difficile e i propri limiti devono venire a galla in tempi non troppo lunghi, o almeno prima che la relazione sia completamente avviata verso le nozze. Il punto, però, è che non saranno certamente i primissimi mesi di frequentazione quelli in cui questo ragazzo dovrà fare i conti con i tuoi fantasmi del passato e con gli aspetti peggiori della tua interiorità.

Prima di tutto, trova un padre spirituale o qualcuno con cui risolvere queste cose (magari se sono questioni serie, risolvile prima di metterti con qualcuno!), e non scaricarle addosso al povero malcapitato appena intuisci che da parte sua c’è un interesse nei tuoi confronti, a meno che tu non voglia vederlo scappare. Allenati già dai primi incontri a mostrare la parte migliore di te, il tuo sorriso migliore, la tua simpatia, la tua capacità di affrontare la vita senza farti abbattere.

“Sii te stessa” non vuol dire “mostra il peggio di te”, ma “scopri chi sei veramente, correggi il tuo peggio ed esalta il tuo meglio”. Ne avrai due grossi benefici: l’altro si innamorerà della tua bellezza, e sarà più facile per lui aiutarti ad affrontare i tuoi problemi (che verranno fuori da soli in tempi brevi, senza che tu ti debba sforzare a specificarli tutti subito), e tu scoprirai che il tuo carattere si può correggere e che alla fine non sei proprio la brutta persona che pensavi di essere.

5+1. Se sei credente, anche solo un po’, sappi che hai due potentissimi strumenti in più nella tua ricerca e nella riuscita della tua relazione: la preghiera – Papa Francesco recentemente, scherzando con delle ragazze di Padova, ha consigliato loro di pregare sant’Antonio per trovare marito – e l’accompagnamento spirituale.

Chiedere a Dio di aiutarci a camminare, ad aprire gli occhi e a prepararci all’incontro, e chiedere ad un padre spirituale di darci una mano ad approfondire e consolidare la nostra identità e la nostra fede, e a comprendere cosa e chi davvero il nostro cuore desidera, sono i due consigli principali – validi per tutti gli aspetti della vita – per far sì che la nostra gioia si realizzi pienamente!

(Fonte: http://www.corxiii.org/)

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«Io non sopporto che si amino!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/06/2018

«Io non sopporto che si amino!». È stata questa la risposta chiara, immediata e rabbiosa che un demone ha dato a monsignor Sante Babolin, esorcista della diocesi di Padova, autorevole esperto del preternaturale, che aveva chiesto al maligno perché tormentava la sposa di un suo amico.

Il fatto è stato raccontato dal sacerdote nei giorni scorsi in Messico – dove ha tenuto una serie di conferenze – al settimanale cattolico Desde La Fe.

Babolin ha spiegato che l’odio di Satana verso il matrimonio si deve al fatto che questo è il sacramento più vicino all’Eucaristia: «Mi spiego. Nell’Eucaristia noi offriamo al Signore il pane e il vino che per azione dello Spirito Santo si convertono nel corpo e sangue di Gesù. Nel sacramento del matrimonio si verifica qualcosa di analogo: per la grazia dello Spirito Santo l’amore umano si converte in amore divino, cosicché, in modo reale e particolare, gli sposi consacrati dal sacramento del matrimonio realizzano quello che dice la Scrittura: Dio è amore, chi conserva l’amore permane in Dio e Dio in lui».

Babolin ha ricordato che un mezzo spirituale potente per tenere lontana la tentazione dell’infedeltà coniugale è la preghiera quotidiana del Rosario.

(Fonte: http://www.iltimone.org)

Ricordiamoci di questo, mariti ogniqualvolta abbiamo la tentazione di svalutare le nostre mogli, o di rivendicare spazi e libertà, o di permettere ai nostri sguardi di indugiare su bellezze a cui non abbiamo diritto.

Ricordatelo anche voi, amate mogli ogniqualvolta avrete la tentazione di estromettere i vostri mariti perché siete brave a coordinare tutto anche nnostante le nostre assenze, o di tartassarci perché ci isoliamo o…

Ma soprattutto ricordiamoci tutti di pregare e di farlo insieme, vincendo complessi e timidezze, anche e soprattutto se non siamo abituati a farlo, tenendo presente che la famiglia che prega resta unita.

Mi colpisce a tal proposito le riflessioni di un laico americano su dieci modi in cui il demonio attacca oggi le famiglie.

Non è un segreto che il demonio attacchi le famiglia; nel giardino dell’Eden ha distrutto il matrimonio tra Adamo ed Eva, nel capitolo successivo della Bibbia ha una tale influenza da indurre un fratello a uccidere suo fratello.

Da allora le nostre case sono sotto la sua attenzione. Ecco perché:

1 – Vuole distruggere ciò che Dio ha creato, è nella sua natura.

2 – Vuole distruggere la testimonianza del nostro matrimonio. San Paolo dice in Efesini 5 che i nostri matrimoni sono immagine del Vangelo. Se il nemico distrugge il mio matrimonio non posso più essere un modello di Vangelo amando mia moglie come Cristo ama la Chiesa.

3 – Satana odia i nostri figli. E’ soddisfatto quando le decisioni degli adulti portano i figli lontano da Dio e dalla Chiesa. Spesso noi genitori diventiamo i suoi strumenti nel fare questo.

4 – Il nemico ci vuole sottrarre il ruolo primario di educatori, ruolo che si esercita in casa. Quando la casa è nel caos il ruolo educativo della Chiesa diventa sempre più difficile.

5 – Vuole ferire le nostre testimonianze. Satana ci perde quando seguiamo Cristo, ma non si arrende. Non può strapparci dal regno di Dio, ma può oscurare la nostra luce per il Vangelo.

6 – Lotta per rimuovere la gente dal servizio. Se distrugge le nostre case e famiglie non ci resta più niente per il servizio.

7 – Satana vuole sviare la Chiesa dal Vangelo farà del tutto per impedirci di portare il Vangelo ai nostri vicini a partire dalla distruzione delle nostre famiglie.

8 – Farà del tutto per ostacolare la nostra preghiera. San Pietro ci avverte che i matrimoni poco sani possono bloccare la nostra preghiera (1 Pt 3,7) ” E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impedite le vostre preghiere.”

9 – Si diverte a ferire o ledere la vita.

10 – Quando una famiglia fallisce l’intera Chiesa resta ferita; siamo un corpo e quando una persona ferisce, tutto il corpo sta male.

(Fonte: http://chucklawless.com/)

Prega oggi per la tua famiglia!

Prega con la tua famiglia.

Vinci quel senso di pudore che abbiamo quando non siamo abituati a pregare con i nostri cari e prega insieme alla tua famiglia!

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5 motivi per cui gli uomini dovrebbero amare san Giuseppe

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/03/2018

San Giuseppe passa spesso inosservato per il suo atteggiamento silenzioso e per la sua vita nascosta, ma ha molto da insegnarci su come crescere in santità.

Ecco cinque motivi per riscoprire san Giuseppe.

1. E’ il santo patrono dei lavoratori.

Il lavoro degli uomini occupa gran parte delle nostre vite. Spesso cerchiamo di lottare per un lavoro che renda gloria a Dio, ebbene, san Giuseppe ci può insegnare a lavorare bene se glielo chiediamo. Un dei modi per farlo è cominciare la nostra giornata di lavoro pregando.

Puoi invocare san Giuseppe anche quando hai difficoltà a trovare un lavoro. Ha ricevuto l’incarico di provvedere al Figlio di Dio, per questo può capire davvero la pressione che gli uomini devono subire e affrontare per provvedere alle proprie famiglie. Nella mia vita ho sperimentato personalmente il potere dell’intercessione di san Giuseppe per trovare un lavoro.

2. La sua intercessione è potente.

Un seminarista un giorno mi spiegò, relativamente alla potente intercessione del santo, che ogni volta che aveva bisogno di qualche cosa, chiedeva l’aiuto di san Giuseppe e i suoi bisogni venivano accolti. In questi ultimi anni ho sperimentato nella mia vita che san Giuseppe ha risposto a molte delle mie preghiere, come trovare un lavoro e fondare una famiglia. (…)

Pare che Dio abbia dato a molti santi la grazia di soccorrerci nelle nostre molte necessità, ma la mia esperienza è stata che questo santo soccorre a tutte le necessità, e che il Signore ci vuole insegnare che, com’è stato sotto la sua protezione sulla terra (per essere stato il suo custode, per essere stato chiamato suo padre) così in Paradiso, Egli continua a operare ciò che il santo gli chiede.

3. E’ un modello di paternità per noi uomini.

Dio Padre ha scelto san Giuseppe tra tutti gli uomini per essere il padre putativo di Gesù. Questo ci dice molto sulla sua persona; gli è stata affidata la guida, il compito di provvedere e proteggere il Figli di Dio e la più grande tra le creature di Dio, la Madonna. Giuseppe ha servito fedelmente la Santa Famiglia proteggendola dal pericolo affinché potesse compiere la missione di Dio.

San Giuseppe ha insegnato a Gesù, nella sua umanità, a essere un uomo. Senza dubbio gli avrà insegnato a essere un ebreo fedele, così come il mestiere di carpentiere. Egli è un modello per noi padri, per essere dei leaders spirituali nelle nostre famiglie. Come san Giuseppe siamo chiamati a mostrare l’amore di Dio Padre alla nostra moglie e ai nostri figli.

4. E’ stato un uomo obbediente.

Ogni volta in cui Dio gli ha chiesto di fare qualcosa, Giuseppe non ha esitato a dire il suo sì. Quando doveva prendere Maria come sua sposa, andando a Betlemme per il censimento, o scappando in Egitto con la sua famiglia, Giuseppe ha sempre seguito prontamente la volontà di Dio. In un’epoca in cui ci viene detto di fare sempre a modo nostro, San Giuseppe ci ricorda che la vera grandezza si trova nel seguire la volontà di Dio, non la nostra.

5. E’ stato un uomo di silenzio.

Non si è mai sentita una parola da San Giuseppe perché è stato un uomo di silenzio. Grazie a questo silenzio, era capace di ascoltare la voce di Dio e di discernere la sua volontà per la Sacra Famiglia. Nell’epoca del rumore e delle troppe parole, Giuseppe ci ricorda che se vogliamo ascoltare la voce di Dio, dobbiamo far tacere i nostri cuori ed entrare nel silenzio.

Rivolgetevi a San Giuseppe!

Queste sono solo alcuni dei tanti motivi per cui ogni uomo cattolico dovrebbe sviluppare una sana devozione verso san Giuseppe.

La festività di San Giuseppe è il tempo giusto per apprendere qualcosa su questo grande santo e chiedere la sua intercessione per vivere una vita santa.

«Alcuni santi hanno ricevuto il privilegio di assisterci con efficacia in alcuni bisogni particolari, ma non in altri; non il santo patrono Giuseppeche ha il potere di assisterci in tutte le circostanze, in ogni necessità, in ogni impresa.» (San Tommaso d’Aquino)

(Tradotto dall’originale inglese: https://www.catholicgentleman.net/2015/02/5-reasons-every-man-love-st-joseph/)

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«Diventi padre ma nessuno ti dà le istruzioni per l’uso…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/03/2018

Eccone 7! Sette istruzioni per l’uso per padri coraggiosi.

«Diventi padre ma nessuno ti dà le istruzioni per l’uso…», quante volte abbiamo sentito una frese del genere, e quante volte siamo stati noi stessi a pronunciarla di fronte alle sfide della vita.

Sbagliato!

Le istruzioni ci sono (ce le dà il Padre per eccellenza), basta seguirle, o per lo meno cercare di farlo con amore e buona volontà; magari non vedrai andare tutto per il verso giusto ma comincerai a vedere le cose che si muovono nell’ordine dell’amore, e pian piano comincerai anche a vederle andare per il verso giusto.

1 – Metti Dio al primo posto e tutte le altre cose si riordineranno.

«Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore» (Deuteronomio 6,5-6)

Non abbiamo forze? Attingiamone alla Fonte. Non sappiamo che pesci prendere con sfide che non capiamo? Chiediamo a Dio e a Dio solo la forza e la sapienza per affrontarle.

2 – Passa il tempo con la tua famiglia.

«Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai» (Deuteronomio 6,6-7).

E’ il tempo meglio speso. Passalo senza guardare l’orologio, lascia che i tuoi figli interrompano i tuoi hobby, il tuo programma preferito, dà loro il messaggio che ti piace stare con loro.

3 – Dai la tua vita.

«E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Efesini 5,25).

Date la vostra vita, morite per vostra moglie e per i vostri figli. Si può morire ogni giorno senza particolari atti eroici, morire piano piano, a fettine, semplicemente mettendosi all’ultimo posto. Può sembrare autolesionismo ma è dimenticandosi di sé che si vive e fa vivere veramente felici. Come affermava Catherine de Hueck-Doherty, “Se metto Dio al primo posto e il fratello al secondo, io sono il felice terzo.”

4 – Correggi i tuoi figli senza complessi ma…

«E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell’educazione e nella disciplina del Signore» (Efesini 6,4).

Non aver paura di correggere i figli, soprattutto in questi tempi in cui la nostra società sembra essere preda della paura di farlo. Chiedi a Dio la sapienza e il discernimento per correggerli sempre per e con amore, ma non tacere quando vedi o senti che stanno sbagliando.

5 – Dai l’esempio con le opere buone.

«Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Ebrei 10, 24)

Fai opere buone e coinvolgi i tuoi figli nel farlo; una raccolta per i terremotati, una spesa per i poveri della parrocchia, un panino a un clochard. Vinci la pigrizia e ti sorprenderai nel vedere che saranno felici di seguirti.

6 – Sii fedele ai sacramenti e…

«…senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma invece esortandoci a vicenda; tanto più che potete vedere come il giorno si avvicina.» (Ebrei 10,25).

Dai l’esempio pregando, celebrando i sacramenti con fede, invitando i tuoi figli a fare altrettanto, soprattutto nei momenti in cui le sfide della vita sembrano essere più grandi di noi. I figli non fanno tanto quello che diciamo loro quanto quello che facciamo con fede e convinzione.

7 – Impara a comunicare.

«Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira» (Giacomo 1,19).

Presta attenzione a quello che dicono i figli, evitando reazioni esagerate; dimostrati interessato senza essere soffocante. Se si saranno davvero ascoltati si sentiranno liberi di condividere la loro vita con te.

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«Mamma, dovremmo fare anche noi qualcosa del genere a Roma»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/02/2018

Prendetevi qualche minuto per conoscere questa bella realtà, nel cuore di Roma, a pochi minuti dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

«Scusi, signora scusi, lei sa dove andare?». Spesso inizia tutto così, con un dottore del reparto di Oncologia infantile Bambin Gesù di Roma o del Policlinico Umberto I che, avendo valutato la situazione, tende la mano alla famiglia che ha appena saputo di avere un figlio malato che per mesi dovrà curarsi lontano da casa.

È a quel punto che, se c’è posto, il dottore propone la possibilità di un’accoglienza gratuita, una “famiglia allargata” a poche centinaia di metri dall’ospedale. Così gli ospiti sono invitati a entrare nel “magico” mondo di Peter Pan, l’onlus che da 18 anni ospita i piccoli pazienti oncologici con le loro famiglie per la durata della cura.

Quattro strutture in un quadrilatero di strade alle pendici del Gianicolo, a poca distanza dall’ospedale, per una capienza totale di 32 famiglie, circa 120 persone al giorno. «Il nostro scopo è garantire alle famiglie una vita normale, fatta di condivisione: la famiglia è al centro della nostra missione e anche i piccoli devono respirare un’atmosfera di normalità e sentirsi a casa», dice Marisa Fasanelli, fondatrice insieme a Giovanna Leo.

L’AMICIZIA AIUTA A VOLARE

E allora ecco apparire Peter Pan e la sua ciurma, i timonieri, le fate felici, Trilly e i pipistrelli, che dal mattino alla sera cercano di essere un punto di riferimento con un ascolto attivo e una mano sempre tesa. La macchina organizzativa è composta quasi esclusivamente da volontari, circa 200, e da un piccolo nucleo di staff professionale. Nelle attività e nella gestione del tempo, lo staff segue la favola del bambino vestito di verde che vola verso nuove avventure.

Trilly accoglie le famiglie, i timonieri le accompagnano alle cure o negli spostamenti, Wendy organizza le attività nel tempo libero con docenti ed esperti, Spugna ripristina l’igiene nelle camere, e i pipistrelli si occupano del turno notturno.

SPAZI COMUNI E PER LE FAMIGLIE

Ogni famiglia ha uno spazio privato e poi ci sono le aree comuni: la cucina, la zona pranzo, l’aula scolastica e le aree dove vedere la televisione o fare attività. La giornata inizia con il pulmino dell’ospedale che viene a prendere i piccoli pazienti, poi si pranza negli spazi comuni e nel pomeriggio per chi vuole ci sono le attività, dai laboratori artistici e musicali a quelli di astronomia, dalle visite al museo alle feste di compleanno organizzate con l’animazione.

«I volontari sono la benzina di tutta la macchina», spiega Giampaolo Montini, direttore generale dell’onlus. «Facciamo due corsi di formazione all’anno e li seguiamo per l’inserimento nelle attività: è molto importante che siano pronti ad affrontare ogni situazione, ciascuno ovviamente per il tempo che riesce a dedicare».

DAL DOLORE ALLA SPERANZA

L’intuizione di un polo di accoglienza è arrivata a Emanuele Fasanelli, figlio di Marisa, morto di tumore a 25 anni. Un giorno, mentre erano a Minneapolis, negli Stati Uniti, in una struttura che li accoglieva per le cure lontano da casa, lui le disse: «Mamma, dovremmo fare anche noi qualcosa del genere a Roma, per tutti quelli che vivono le nostre difficoltà».

Il nonno gli aveva regalato dei soldi per fare un master, ma lui aveva capito che non lo avrebbe mai fatto, e allora la prima donazione fu la sua. «Siamo ben felici di offrire ospitalità, purtroppo siamo sempre pieni. Da quando esiste l’associazione, non c’è niente di certo: viviamo delle donazioni dei privati, di quello che riceviamo con il 5 per mille e della raccolta fondi».

«All’inizio avevamo comprato un forno a microonde per il reparto e regalavamo tessere telefoniche a chi non poteva stare con i figli», ricorda sempre Fasanelli. «Poi deve averci messo mano la Provvidenza perché nel 1997, mentre cercavo una sede e avevo appena ricevuto un no, ho visto questo grande edificio di tre piani (la sede del liceo artistico Ripetta, di proprietà dell’Istituto per l’assistenza all’infanzia, ndr) e, anche se era ridotto male, ho pensato che sarebbe stato perfetto per noi di Peter Pan. Mai avrei immaginato che sarebbe diventato la prima casa, ma sentivo che era un posto giusto».

IL MIRACOLO DEL BENE

Da allora è un crescendo di adesioni. Alitalia nel 1998 fa la prima campagna marketing per aiutare i genitori a viaggiare gratis e il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone investe nel progetto. Poi dalle pagine di Repubblica la giornalista Barbara Palombelli lancia un appello e smuove un mare di solidarietà.

Ancora oggi il miracolo continua a rinnovarsi ogni giorno. Grazie all’accoglienza, i bambini possono seguire cure in day hospital e il tasso di deospedalizzazione ha raggiunto l’82 per cento.

Le storie dei piccoli pazienti ospiti sono tante, e non sempre a lieto fine. Tra le tante, è rimasta nel cuore di tutti quella della piccola Alice, arrivata con la famiglia dal nord Italia a 10 mesi, quando ancora gattonava.

A casa Peter Pan Alice ha imparato a camminare, ha conosciuto Khaled, un bimbo iraniano, e per due anni hanno fatto coppia fissa, giocando a “marito e moglie”. Quando ha finito le cure, Khaled non voleva più ripartire. Alice invece non ce l’ha fatta, ed è morta a tre anni. Ma quando la mamma le diceva andiamo a casa, lei rispondeva: «Sì, mamma, torniamo a Peter Pan».

(Fonte: Rivista “Credere, la gioia della fede”, N. 2, 14 Gennaio 2018, pagg. 31-33)

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“Siamo tutti adottati nel Battesimo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/07/2017

Da Chioggia, la bella storia di una coppia che si è resa “matita nelle mani di Dio”.

Ci sono storie che, semplicemente, meritano di essere raccontate. Storie di straordinaria quotidianità, che lasciano una scia di luce nel cuore, infondono coraggio e fiducia.

Tra queste, oggi, brilla la storia dei coniugi Caterina e Fabio Marangon, che il 2 luglio scorso nella chiesa dei Salesiani di Chioggia, attorniati da familiari ed amici e abbracciati dai loro splendidi quattro figli, tutti indiani, hanno celebrato il 25° del loro matrimonio e battezzato il loro “ultimo nato”, Dilip, accolto a Chioggia dall’India il maggio scorso.

Una storia di amore, di fede e coraggio che meriterebbe molto spazio per essere raccontata.Entrambi insegnanti, Caterina e Fabio poco dopo il matrimonio hanno sentito che Dio li chiamava ad un’apertura alla vita radicale, oltre ogni confine, aprendosi all’adozione di un bambino ed instaurando un’amicizia profonda e duratura con le Sorelle di Madre Teresa di Calcutta.

Nel 1997 è arrivata Shilpa; nel 2001, Ratna. Accogliere, amare, affrontare difficoltà ed imprevisti: la vita ha cominciato a correre nel suo inesorabile flusso, fronteggiando la quotidianità: la salute di Shilpa che chiedeva attenzione, il precariato, la crescita delle figlie, i familiari e gli amici sempre presenti a rallegrare le giornate, la ricerca di un Senso più alto nella Madre Chiesa.

Nel 2006 una nuova chiamata ad aprirsi alla vita e, dopo un’attesa che sembrava eterna, arriva Tanuj, a sorprendere e portare la gioia di una vita nuova.

Ma Dio ha una fantasia che supera ogni nostro progetto: nel 2013 una telefonata da Sister Amata, l’Arcangelo Gabriele dei nostri tempi, rimescola le carte e accende i cuori in sfide d’Amore a cui Fabio e Caterina non si sottraggono: Dilip è un bambino di tre anni, con sindrome di Down, a Calcutta, in attesa di adozione. Un’attesa che sembra non trovare risposte. Ma la risposta di questa famiglia non si fa attendere: con un unanime “Sì”, Dilip era già nato nei loro cuori!

Purtroppo, la drammatica attualità ci insegna che la giustizia del cuore non segue la giustizia umana: la burocrazia indiana non concede l’adozione. Comincia una battaglia legale, che si trascina per quattro anni, tra continui rinvii e due sentenze negative; ma Caterina e Fabio, uniti alle Suore di Madre Teresa, non si arrendono, sostenuti da un cordone di preghiera che, passando da Chioggia, a Roma, a Monaco, arriva a Calcutta.

A febbraio la notizia tanto attesa: il giudice indiano finalmente firma la sentenza di adozione e tutti e cinque, accompagnati da splendidi amici, volano ad accogliere il figlio tanto atteso, che ha ormai sette anni e che, come un piccolo terremoto, torna a rivoluzionare la vita di questa straordinaria famiglia. Dilip è gioia pura, entusiasmo, imprevisto e amore all’ennesima potenza.

Domenica 2 luglio, in una splendida celebrazione in comunione con l’India, mons. Dino De Antoni, Vescovo Emerito di Gorizia e prozio di Caterina, ha amministrato il Battesimo e la Confermazione a Dilip, mentre Caterina e Fabio rinnovavano la loro promessa di Matrimonio.

“Siamo tutti adottati nel Battesimo”, ricordava mons. De Antoni, “Dio ci ama tutti come figli adottivi, con i nostri limiti e le nostre incredibili risorse: così come siamo”.

Nella preghiera dei fedeli, Shilpa ringraziava i suoi genitori, per il dono di averle dato una vita “nuova e bella”. Vita donata e resa piena da un padre e una madre che hanno saputo mettersi a disposizione di una Volontà più alta, sapendo che il Vangelo non è una teoria, facendosi “Matita nelle mani di Dio”, come avrebbe detto Santa Madre Teresa di Calcutta, nelle cui mani la famiglia Marangon ha trovato protezione e benedizione in questi anni.

“L’avete fatto a Me” (Mt 25,40), di cui abbiamo sempre bisogno di vedere una traccia, testimoniato in questa storia d’Amore senza confini.

(Di Concetta Ricottilli, su Nuova Scintilla n.28 – 16 luglio 2017)

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Dal passato una lezione per noi uomini

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/07/2017

«La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (…).

La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni.

Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia (…). Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest’arte è straordinariamente ingegnosa. (…)

[Lo sposo] dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell’amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (…)

Senza amore, la sua anima s’atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto.

Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l’uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti.

Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. (…)

Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. (…)

A contatto della donna amata l’uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun’altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (…)

II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva.

Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole».

(Fonte: “L’uomo nel matrimonio”, di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957)

E’ forse un po’ datato nella forma, ma ci dice molto di quanto abbiamo perso noi uomini da quando è stato scritto il libro da cui è tratto il pezzo.

Se poi la coppia prega anche insieme, non sarà lontana dal liberarsi da tanti problemi tipici della nostra epoca.

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«Decisi che se quel posto aveva aiutato mia moglie a vivere la separazione più serena, allora poteva aiutare anche me a vivere meglio la mia esistenza»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/06/2017

Antonio Cuomo racconta la sua conversione a Medjugorje.

Cercherò di non essere troppo lungo, perché le cose che mi son successe prima,durante e dopo Medjugorje sono state davvero tantissime, segno che Dio esiste e ci ama immensamente.

Fino all’ ottobre del 2007 ero una persona completamente diversa da quella che sono ora. E molti che mi conoscono ne sono testimoni. Inizia tutto così senza motivo, poco alla volta e poi ti ritrovi ad essere un grande peccatore anche se per il mondo sei una persona normale che si gode la vita. Non andavo mai a Messa, mai confessato, mai pregato, ero una persona molto razionale nelle cose e detestavo i sacerdoti, il Papa e tutti i fedeli che seguivano la Chiesa.

Sono sposato dal ’99 e sia prima che dopo avevo sempre tradito mia moglie. La donna per me era come un oggetto di trasgressione da usare a mio piacimento. Fatto sta che anche il giorno del mio matrimonio avevo tra gli invitati una delle mie amanti, si perchè non mi fermavo certo ad una.

Frequentavo le discoteche, all’inizio mi divertivo sballandomi con gli spinelli, poi ci andavo per conquistare le ragazze e non facevo distinzioni se erano sposate o fidanzate, l’importante era possederle. Poi pian piano mi scocciavo anche di perdere il tempo in questo modo e per facilitare la cosa iniziai anche a frequentare ogni tanto locali per scambisti, logicamente all’insaputa di mia moglie, ero un marito padrone.

Tante sere dopo il lavoro invece di andare a casa andavo a casa di amiche per soddisfare i miei desideri perversi. Avevo un bel giro di amicizie, se così si possono chiamare, ed ero uno che consigliava aborti e vita mondana. Bestemmiavo praticamente ogni giorno, soprattutto la Vergine Santissima, per lei avevo le parole più schifose.

Col tempo poi perdi il controllo dei sensi e diventi Dio di te stesso fino al punto di lasciare mia moglie e separarmi da lei per andar a vivere con un’altra donna. Ormai la mia famiglia era demolita, i miei bimbi vivevano con la mamma ed io di rado andavo a casa perchè pensavo di tenere la coscienza pulita vivendo da papà part time.

Mia moglie, non era una che andava in Chiesa e dopo che io l’avevo ferita non aveva più nessuna speranza di rivedere la famiglia unita. Poi quando tutto sembrava finito lei venne a sapere che esisteva un posto dove appariva la Madonna questo posto è Medjugorje. Così nel giro di un mese partì da sola per questo pellegrinaggio.

Nessuno nella nostra famiglia aveva mai sentito parlare di quel posto. Al suo ritorno però qualcosa era successo, qualcosa era cambiato in lei. Doveva partire per Napoli con i bimbi e invece decise di rimanere a casa nostra a Reggio Emilia. Nonostante tutti, compresi i miei genitori la sconsigliavano.

Aveva deciso di vivere completamente nel cuore Immacolato di Maria e mettere in pratica i cinque sassi che la Madonna ci consiglia di fare. Andava a Messa tutti i giorni e offriva l’Eucarestia per me. Pregava il Rosario completo ogni giorno,anzi a volte capitava che ne pregava anche dieci.

Digiunava a pane e acqua mercoledì e venerdì. Ogni settimana si confessava. E iniziò a leggere la Bibbia, anzi a viverla. Tutto a mia insaputa. L’effetto però era devastante sulla mia anima perversa.

Senza motivo e senza capire il perchè mi capitava spesso di piangere fiumi di lacrime in quel periodo dopo il suo ritorno da Medjugorje. Iniziai ad avere pensieri di suicidio e caddì in una specie di depressione.

Ero molto arrabbiato perché dopo aver raggiunto il mio traguardo di uomo “libero” non riuscivo a capire quegli stati d’animo e spesso quando di rado andavo a casa dai bimbi e incrociavo mia moglie, la insultavo crudelmente e la sputavo in faccia.

Ma lei, che fino a quel momento rispondeva alle mie provocazioni con “occhio per occhio dente per dente”, cambiò atteggiamento rispondendomi con il silenzio, la pazienza e la comprensione che di fronte non aveva il marito, ma il diavolo.

No so il perché ma iniziai a provare paura quando incrociavo gli occhi di mia moglie, in lei si avvertiva una pace e un amore che non avevo mai trovato in nessun luogo, in nessuna donna, nemmeno in mia moglie stessa.

Ricordo benissimo un gesto che mi fece provare tenerezza nei suoi confronti:una mattina andando a casa per prendere delle cose, lei mi accolse dicendomi se avevo fatto colazione, se volevo un caffè e se avevo bisogno di una camicia stirata.

Avevo compreso che tutto quello che faceva lo faceva nella consapevolezza di non ricevere niente in cambio, se non bestemmie e insulti da parte mia, avevo capito che non stava amando più il marito, ma la persona bisognosa di luce che aveva di fronte.

Non so spiegarmi bene, ma nell’aria si avvertiva una forza soprannaturale che a tratti mi faceva stare bene e che poi mi infastidiva fino al punto di bestemmiare la Madonna come un diavolo inferocito.

La notte avevo incubi, sognavo il demonio ai piedi del mio letto che mi guardava e mi svegliavo in una pozza d’acqua provocata dal mio sudore, impaurito e scioccato. Anche se una notte (sogno di cui poi ho capito l’importanza dopo qualche mese) sognai un bambino di nome Raffaele che mi accompagnò in una grande Chiesa dove incontrai solo una decina di frati vestiti di bianco giù ad una cappellina che pregavano in cerchio il Rosario.

Uscito dal quel posto mi ritrovai di fianco ad un posto pieno di lumini rossi accesi e lì davanti a me un’aiuola dove delle signore in ginocchio piangevano.

Alzati poi gli occhi mi ritrovai in mezzo a due colline sassose e un vecchietto che mi disse: “non avere paura, aiuta quelle persone in difficoltà, abbi solo fede e i macigni che ci crollano addosso si fermeranno.

Il sogno finì poi con mia figlia che uscì dalla Chiesa dicendomi: “Papà basta, torniamo a casa”.  Nel frattempo un pensiero avevo fisso nella mia mente: “Io chi sono?”.

Vivendo quei giorni in queste condizioni decisi che se quel posto aveva aiutato mia moglie a vivere la separazione più serena, allora poteva aiutare anche me a vivere meglio la mia esistenza.

Ero inconsapevole che stavo rispondendo alla chiamata della Gospa. Così decisi di andare a Medjugorje e venuti i giorni della partenza andai lì con mia moglie.

Non so il perché ma avevo paura di andare da solo e decisi di andare con lei. Il primo giorno fu tremendo, appena mesi piede in chiesa durante il Rosario mi venne di bestemmiare e lo feci.

Volevo scappare via da quel posto, sentivo dentro di me tantissima cattiveria. Mia moglie mi suggerì di andare a confessarmi, ma appena vidi la fila che dovevo fare insultai anche tutti i pellegrini.

Mi sedetti su di una panchina, nel mio cuore era in atto una vera battaglia e dopo aver fumato un paio di sigarette decisi di andare in confessionale. Queste le mie parole: “Ok Madonna,vuoi che mi confessi,vuoi che preghi,ok lo faccio,vediamo così se esisti davvero.”

Andai in confessionale e con mio stupore non c’era più la fila, entrai spavaldo in quella stanzetta e battendo i pugni sulla sedia dissi al sacerdote che avevo commesso tutti i peccati, tranne quello di uccidere.

Dopo un breve colloquio, mi benedisse e usci dal quel posto. In effetti qualcosa già stava cambiando, non avvertivo più dentro di me la cattiveria, ma non stavo ancora bene.

Facemmo il giro della Chiesa e riconobbi i luoghi del mio sogno fatto due, tre mesi prima.

Volevo piangere ma “un vero uomo non piange mai”, così nascondevo le lacrime. Poi andammo da padre Jozo e lì un’altra mazzata. Durante la Messa ci fece fare la consacrazione alla Madonna… (ogni volta che arrivo in questo punto mi viene sempre da piangere, ancora oggi), fatto sta che piansi e versai fiumi di lacrime con la faccia per terra.

Pregai il mio primo Rosario salendo il Podbrdo… Altre lacrime.

Ci fu poi il 2 ottobre l’apparizione e in quel momento davvero affidai alla Madonna la mia vita e chiesi perdono per averla offesa.

Capii che dovevo confessarmi per bene e lo feci. Il confessore mi diede come penitenza di pregare dieci Rosari, accettai ma nessuno credeva a quella penitenza. Pensavo di non aver mai ucciso nessuno, forse però era il peccato più grande che vivevo. Perché uccidevo il prossimo con la mia condotta.

L’ultimo giorno prima di partire durante la Messa nel momento dello scambio della pace una mano mi afferrò la maglia da dietro, era una bambina che fino a quell’istante non c’era e mi disse tendendomi le braccia: “PEACE.”. Mi sconvolse, somigliava molto a mia figlia, l’abbracciai e seguendola con lo sguardo vidi che se ne andò soddisfatta dal papà che l’aspettava sotto la statua della Madonna.

E senza nemmeno aspettare la fine della Messa se ne andarono via sorridenti. Quella bambina che fino a quel momento non c’era venne solo da me e se ne andò. Da quel giorno la mia vita è cambiata, la mia famiglia è rinata a nuova vita.

Dopo quell’esperienza ho capito che Dio esiste veramente e tutti quei castelli che mi ero costruito non erano altro che frutto dell’azione del maligno che mira a distruggere le famiglie e la nostra esistenza.

Mi permetto di dare un consiglio a tutti quelli che si trovano nelle condizioni che mi trovavo io.

Non abbiate paura di aprire il cuore alla Madonna, Lei vi aiuterà,voi però mettetevi nelle condizioni di essere aiutati e fate tutto quello che nei messaggi Maria ci suggerisce. L’unica cosa che posso dirvi è di andare dalla Madonna e mettersi nelle Sue mani Immacolate perché lei ci porterà a Gesù. Non bisogna mollare mai, perché nei momenti che sembra perdere tutto, il Signore viene in nostro aiuto”.

La famiglia è un dono preziosissimo, vigilate su di essa mariti e mogli, perché come dice San Pietro: “Il diavolo come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”.

“Ecco,  Medjugorje è stata la mia via per Damasco, sono caduto ma Gesù mi ha rialzato e mi ha aperto gli occhi.”

Antonino Cuomo

[Fonte: gruppo Facebook Informazioni da Medjugorje]

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“ Li incoraggio a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/03/2017

Una storia un po’ lunghetta ma vale la pena perderci qualche minuto per conoscere il nonno che tutti vorremmo avere.

Con questa domanda mia nipote mi ha messo alle corde. Da allora ho sentito la responsabilità di “dare un buon consiglio” ai miei 33 nipoti, e si è rivelata un’attività che ci ha dato molte gioie.

Una delle opere di misericordia spirituale è consigliare i dubbiosi. Oppure, come si diceva una volta, dare un buon consiglio a chi ne ha bisogno.

Tutti noi, in molte circostanze o in diversi momenti della vita, abbiamo bisogno di un consiglio e tutti possiamo e dobbiamo adempire quest’opera di misericordia verso coloro che Dio ci ha messo accanto nel nostro cammino.

Sappiamo bene che non è un compito facile, perché non sempre diamo il consiglio in modo adeguato o nel momento più opportuno, oppure perché chi ne ha bisogno non sempre lo riceve positivamente. Se il nostro consiglio assume la forma di un rimprovero, della solita solfa o di un sermone, più che altro provocherà un rifiuto da parte di chi lo riceve. Ed è assai probabile che la stessa cosa succeda se lo si dà in modo professorale, guardando il destinatario dall’alto in basso. La mia esperienza personale mi dice che il consiglio efficace dev’essere colmo d’affetto e lo si deve offrire in maniera semplice e amabile.

Negli anni, come è successo ad altri, ho avuto numerose occasioni di consigliare diverse persone, anche perché sono un padre di famiglia e quindi ho il dovere di educare i miei figli. Adesso, però, loro sono cresciuti e, anche se non per questo sono esentato dall’accompagnarli nella loro vita, le occasioni sono meno frequenti. Con gli anni, poi, sono venuti i nipoti: una caterva di bambine e bambini incantevoli, che amo profondamente e che mi sento obbligato ad aiutare affinché siano persone eccellenti e veri figli di Dio.

Mia moglie e io abbiamo un debole per i nostri nipoti e siamo orgogliosi che ciò si noti. Loro, d’altra parte, sono tanto buoni che cercano di ricambiare il nostro affetto.

Ogni sabato a mezzogiorno riuniamo tutta la famiglia a casa nostra. Tutti sono liberi di venire o meno, se lo desiderano e se lo permettono i loro impegni. Fino a oggi, grazie a Dio, tutti si sono sentiti a loro agio in questa riunione e la pretendono quando, per qualche motivo, mia moglie e io siamo fuori città. Durante questi pranzi, con grande familiarità, com’è logico, si discute animatamente su diverse questioni: calcio, politica, svaghi, letture, temi religiosi… È una magnifica occasione per conoscerci meglio, per sapere come la pensiamo e per dare idee che facciano riflettere, anche se all’inizio non tutto viene condiviso. A volte sono i nipoti che propongono alcune attività che ci potranno permettere di frequentarci di più e di formarci. Chi avrebbe mai detto che le parole dei nonni avrebbero contato veramente nella loro vita!

Quando si ama una persona, tutto sembra poco; così ho deciso di utilizzare diverse occasioni per dar loro alcuni altri consigli per iscritto.

La prima occasione si è presentata con il nipote più grande, che viveva all’estero e stava per fare la prima Comunione. Gli ho inviato le congratulazioni per posta elettronica, facendo anche alcune riflessioni adatte alla sua età sulla divina Eucaristia, sulla grandezza del momento che avrebbe vissuto, sul dialogo con Gesù in quella occasione, sulle eventuali richieste che poteva fargli, sulla sua promessa di rimanere accanto a Lui e di frequentarlo nella Comunione, sulla necessità di pentirsi e di confessarsi quando qualche volta si fosse allontanato da Lui; infine, dato che è una persona molto affettuosa e lo è ancora oggi che è studente universitario di ventidue anni, gli dicevo che mia moglie e io pregavamo Dio perché diventasse un uomo ogni giorno migliore, un cristiano molto fedele, così che un giorno, fra molti anni, quando ormai né lui né noi saremo in questo mondo, potessimo stare molto uniti e molto felici in Cielo, amandoci moltissimo.

Poi ho continuato la consuetudine in occasione della prima Comunione degli altri nipoti. Ho cominciato anche a inviare loro dei messaggi simili in occasione del sacramento della Confermazione. Uno di loro mi ha telefonato per esprimere il desiderio che fossi io il suo padrino; ho risposto subito con una e-mail, assicurando che mi sentivo onorato e aggiungendo alcune idee sull’importanza del sacramento. L’iniziativa di questo nipote è servita ad altri per fare lo stesso. Oggi sono padrino di Cresima di parecchi nipoti.

Ugualmente mi è sembrato opportuno approfittare dei compleanni per scrivere a quelli che hanno già la posta elettronica. Approfitto di questi messaggi per parlare loro della virtù di cui mi sembra siano dotati e per incoraggiarli a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano. Scrivo loro anche quando ottengono un particolare successo negli studi o nella pratica di qualche sport. Le occasioni che di solito si presentano per scrivere loro, sono le più diverse.

Malgrado internet soglia creare ai padri di famiglia qualche difficoltà con i figli piccoli – bisogna stare all’erta e non essere ingenui –, in casi come questi costituisce un potente strumento per stringere ancor più i legami familiari, ed è anche un mezzo meraviglioso per alimentare le relazioni con gli amici.

Riprendendo il tema della corrispondenza, ricordo l’occasione nella quale sono rimasti a dormire a casa nostre tre nipotine minori di dieci anni. Conversando con loro, una mi ha domandato che cosa voleva dire essere santo. Sul momento ho cercato di dare alle tre bambine una spiegazione alla loro portata, ma in seguito ho scritto per loro, il più chiaro possibile, un paio di paragrafi su questo tema, incoraggiandole a desiderare e a lavorare per essere sante. Li ho stampati e gliele ho dati, raccomandando loro di conservarli e di leggerli spesso. Quando scrivo ai nipoti più piccoli che non hanno la posta elettronica, raccomando di conservare la mia lettera e di rileggerla ogni tanto.

Anche loro mi scrivono in occasione del mio compleanno, della festa del papà, dell’anniversario delle nozze… Quelli con la posta elettronica rispondono sempre ai messaggi. Uno di loro mi ha scritto che ricordava molto bene un riferimento a qualcosa che gli avevo scritto tempo addietro, perché aveva conservato tutte le lettere che gli avevo inviato.

Quando prima ho scritto che i miei nipoti erano una caterva, non stavo esagerando. Attualmente sono trentatré. Per scrivere con regolarità e non dimenticare nessuno, è necessario gestire la corrispondenza con un certo ordine. Perciò nel mio computer ho una particolare cartella per loro. Per ogni nipote ho una sotto-cartella dove annoto le lettere che invio e le loro risposte. Annoto anche le date nelle quali ho scritto a ciascuno.

Superiamo il numero di cinquanta membri, tra mia moglie e io, i nostri otto figli, le nuore, i generi e i nipoti. Siamo una famiglia numerosa, ma non straordinaria; un gruppo assolutamente normale, con vicende positive e negative, con successi e insuccessi, risate e lacrime, virtù e difetti, come in qualunque famiglia. Mia moglie e io abbiamo cominciato questa storia 52 anni fa. Ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha dato e andiamo avanti con ottimismo, fino al giorno in cui Dio permetterà che rimaniamo su questa terra.

Fonte: http://opusdei.org/

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“Sono fermamente convinta che nelle parole di Gesù ci sia la chiave di lettura più profonda della vita”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/01/2017

ogni_giorno_il_sole_01Ho appena finito di leggere un bel libro regalatomi da mia moglie per Natale:  “Ogni giorno il sole”, di Lorella Cuccarini. Gradevole, sincero, va giù come l’acqua e quando lo finisci ti sembra come quando parte un’amica e un po’ ti dispiace.

Che ci fa la Cuccarini in un blog come questo?

Da quando l’ho iniziato alla fine del 2011 dopo aver partecipato alle catechesi sui dieci comandamenti di don Fabio Rosini, ho applicato un’unica regola aurea, condividere ciò che mi edifica a Cristo, nella Chiesa Cattolica come “Ogni giorno il sole”, soprattutto le due pagine che condivido di seguito, col gentile permesso dell’autrice.

I genitori possono solo donare ai figli pennelli, colori e tavolozza per dipingere il quadro della propria esistenza: gli autori sono loro. Da credente, una delle tavolozze più preziose che ho consegnato ai miei figli è quella della fede. Sono convinta che il messaggio di Gesù e la Chiesa siano colori fondamentali per delineare una vita armoniosa e piena. Anche se oggi, purtroppo, la Chiesa viene spesso vissuta come un’istituzione anacronistica.

Io non mi aspetto che la Chiesa cambi. Il suo messaggio è immutabile. La Chiesa è la Chiesa. Se così non fosse, non sarebbe radicata e forte da oltre duemila anni.


E’ una forza che sento potente,
quando leggo di intere comunità cattoliche perseguitate in Asia o in Africa solo perché hanno deciso di non abiurare la loro fede. Ogni anno, migliaia di persone vengono uccise per la loro religione. Dei veri e propri martiri moderni. Al pensiero di quanto sia radicata la loro fede, mi sento inadeguata. Per noi è così facile essere cattolici.

ogni_giorno_il_sole_02Ai miei figli ho regalato questri colori. Ma il mio compito finisce qui. Spetterà a loro decidere se li useranno o meno.

La domenica, andare a messa insieme è un appuntamento consueto. Con i due gemelli di sedici anni, che ovviamente vivono ancora in casa, questo è ancora possibile. Gli altri due, che sono più grandi e vivono fuori, naturalmente fanno le loro scelte. Non sto certo a chiamarli per ricordargli di farlo. Non nascondo però che, qualche giorno fa mia figlia mi ha salutato velocemente al telefono per non tardare alla messa, ero felice. Felice per lei. Sono fermamente convinta che nelle parole di Gesù ci sia la chiave di lettura più profonda della vita. La Chiesa è viva. Anche in questi anni difficili per lei e per il mondo, la Chiesa è più viva che mai.

Essendo particolarmente affascinata e affezionata alla figura di Maria, sono legata ad alcuni dei luoghi in cui si è manifestata più evidentemente.

Il santuario di Fatima è stato il primo che ho visitato, molti anni fa. Ero insieme a mia madre, mia sorella e i miei figli più grandi, allora piccoli.

ogni_giorno_il_sole_03A Lourdes, ho accompagnato una mia amica malata: aveva espresso il desiderio di pregare nella grotta delle Apparizioni prima che fosse troppo tardi. Fu un viaggio faticoso ma profondamente toccante.

Medjugorje è stata l’ultima scoperta, fatta insieme a tutta la famiglia. Quando proposi il viaggio ai miei figli la prima volta, rimasi colpita dal fatto che avessero accettato di venire senza un fiato. Ero certa che sarebbero rimasti colpiti da qual luogo. E così è stato. Soprattutto quando hanno visto le migliaia di persone attratte lì ogni giorno. Di ogni età, di ogni nazionalità. Tantissimi giovani.

E pensare che ci si immagina siano luoghi solo per anziani o malati. In quei posti, c’è una bellezza indescrivibile e una forza spirituale immensa. Non serve vedere la “danza del sole” o uno dei tanti segni che lasciano a bocca aperta soprattutto i cattolici dell’ultima ora. E’ sufficiente osservare gli occhi delle persone che incontri scalando il Križevac, o pregare in piazza insieme a oltre centomila persone.

(Fonte: Lorella Cuccarini, “Ogni giorno il sole”, pagine 118, 119, 120, col gentile permesso dell’autrice, che ringrazio di vero cuore).

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