FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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«Decisi che se quel posto aveva aiutato mia moglie a vivere la separazione più serena, allora poteva aiutare anche me a vivere meglio la mia esistenza»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/06/2017

Antonio Cuomo racconta la sua conversione a Medjugorje.

Cercherò di non essere troppo lungo, perché le cose che mi son successe prima,durante e dopo Medjugorje sono state davvero tantissime, segno che Dio esiste e ci ama immensamente.

Fino all’ ottobre del 2007 ero una persona completamente diversa da quella che sono ora. E molti che mi conoscono ne sono testimoni. Inizia tutto così senza motivo, poco alla volta e poi ti ritrovi ad essere un grande peccatore anche se per il mondo sei una persona normale che si gode la vita. Non andavo mai a Messa, mai confessato, mai pregato, ero una persona molto razionale nelle cose e detestavo i sacerdoti, il Papa e tutti i fedeli che seguivano la Chiesa.

Sono sposato dal ’99 e sia prima che dopo avevo sempre tradito mia moglie. La donna per me era come un oggetto di trasgressione da usare a mio piacimento. Fatto sta che anche il giorno del mio matrimonio avevo tra gli invitati una delle mie amanti, si perchè non mi fermavo certo ad una.

Frequentavo le discoteche, all’inizio mi divertivo sballandomi con gli spinelli, poi ci andavo per conquistare le ragazze e non facevo distinzioni se erano sposate o fidanzate, l’importante era possederle. Poi pian piano mi scocciavo anche di perdere il tempo in questo modo e per facilitare la cosa iniziai anche a frequentare ogni tanto locali per scambisti, logicamente all’insaputa di mia moglie, ero un marito padrone.

Tante sere dopo il lavoro invece di andare a casa andavo a casa di amiche per soddisfare i miei desideri perversi. Avevo un bel giro di amicizie, se così si possono chiamare, ed ero uno che consigliava aborti e vita mondana. Bestemmiavo praticamente ogni giorno, soprattutto la Vergine Santissima, per lei avevo le parole più schifose.

Col tempo poi perdi il controllo dei sensi e diventi Dio di te stesso fino al punto di lasciare mia moglie e separarmi da lei per andar a vivere con un’altra donna. Ormai la mia famiglia era demolita, i miei bimbi vivevano con la mamma ed io di rado andavo a casa perchè pensavo di tenere la coscienza pulita vivendo da papà part time.

Mia moglie, non era una che andava in Chiesa e dopo che io l’avevo ferita non aveva più nessuna speranza di rivedere la famiglia unita. Poi quando tutto sembrava finito lei venne a sapere che esisteva un posto dove appariva la Madonna questo posto è Medjugorje. Così nel giro di un mese partì da sola per questo pellegrinaggio.

Nessuno nella nostra famiglia aveva mai sentito parlare di quel posto. Al suo ritorno però qualcosa era successo, qualcosa era cambiato in lei. Doveva partire per Napoli con i bimbi e invece decise di rimanere a casa nostra a Reggio Emilia. Nonostante tutti, compresi i miei genitori la sconsigliavano.

Aveva deciso di vivere completamente nel cuore Immacolato di Maria e mettere in pratica i cinque sassi che la Madonna ci consiglia di fare. Andava a Messa tutti i giorni e offriva l’Eucarestia per me. Pregava il Rosario completo ogni giorno,anzi a volte capitava che ne pregava anche dieci.

Digiunava a pane e acqua mercoledì e venerdì. Ogni settimana si confessava. E iniziò a leggere la Bibbia, anzi a viverla. Tutto a mia insaputa. L’effetto però era devastante sulla mia anima perversa.

Senza motivo e senza capire il perchè mi capitava spesso di piangere fiumi di lacrime in quel periodo dopo il suo ritorno da Medjugorje. Iniziai ad avere pensieri di suicidio e caddì in una specie di depressione.

Ero molto arrabbiato perché dopo aver raggiunto il mio traguardo di uomo “libero” non riuscivo a capire quegli stati d’animo e spesso quando di rado andavo a casa dai bimbi e incrociavo mia moglie, la insultavo crudelmente e la sputavo in faccia.

Ma lei, che fino a quel momento rispondeva alle mie provocazioni con “occhio per occhio dente per dente”, cambiò atteggiamento rispondendomi con il silenzio, la pazienza e la comprensione che di fronte non aveva il marito, ma il diavolo.

No so il perché ma iniziai a provare paura quando incrociavo gli occhi di mia moglie, in lei si avvertiva una pace e un amore che non avevo mai trovato in nessun luogo, in nessuna donna, nemmeno in mia moglie stessa.

Ricordo benissimo un gesto che mi fece provare tenerezza nei suoi confronti:una mattina andando a casa per prendere delle cose, lei mi accolse dicendomi se avevo fatto colazione, se volevo un caffè e se avevo bisogno di una camicia stirata.

Avevo compreso che tutto quello che faceva lo faceva nella consapevolezza di non ricevere niente in cambio, se non bestemmie e insulti da parte mia, avevo capito che non stava amando più il marito, ma la persona bisognosa di luce che aveva di fronte.

Non so spiegarmi bene, ma nell’aria si avvertiva una forza soprannaturale che a tratti mi faceva stare bene e che poi mi infastidiva fino al punto di bestemmiare la Madonna come un diavolo inferocito.

La notte avevo incubi, sognavo il demonio ai piedi del mio letto che mi guardava e mi svegliavo in una pozza d’acqua provocata dal mio sudore, impaurito e scioccato. Anche se una notte (sogno di cui poi ho capito l’importanza dopo qualche mese) sognai un bambino di nome Raffaele che mi accompagnò in una grande Chiesa dove incontrai solo una decina di frati vestiti di bianco giù ad una cappellina che pregavano in cerchio il Rosario.

Uscito dal quel posto mi ritrovai di fianco ad un posto pieno di lumini rossi accesi e lì davanti a me un’aiuola dove delle signore in ginocchio piangevano.

Alzati poi gli occhi mi ritrovai in mezzo a due colline sassose e un vecchietto che mi disse: “non avere paura, aiuta quelle persone in difficoltà, abbi solo fede e i macigni che ci crollano addosso si fermeranno.

Il sogno finì poi con mia figlia che uscì dalla Chiesa dicendomi: “Papà basta, torniamo a casa”.  Nel frattempo un pensiero avevo fisso nella mia mente: “Io chi sono?”.

Vivendo quei giorni in queste condizioni decisi che se quel posto aveva aiutato mia moglie a vivere la separazione più serena, allora poteva aiutare anche me a vivere meglio la mia esistenza.

Ero inconsapevole che stavo rispondendo alla chiamata della Gospa. Così decisi di andare a Medjugorje e venuti i giorni della partenza andai lì con mia moglie.

Non so il perché ma avevo paura di andare da solo e decisi di andare con lei. Il primo giorno fu tremendo, appena mesi piede in chiesa durante il Rosario mi venne di bestemmiare e lo feci.

Volevo scappare via da quel posto, sentivo dentro di me tantissima cattiveria. Mia moglie mi suggerì di andare a confessarmi, ma appena vidi la fila che dovevo fare insultai anche tutti i pellegrini.

Mi sedetti su di una panchina, nel mio cuore era in atto una vera battaglia e dopo aver fumato un paio di sigarette decisi di andare in confessionale. Queste le mie parole: “Ok Madonna,vuoi che mi confessi,vuoi che preghi,ok lo faccio,vediamo così se esisti davvero.”

Andai in confessionale e con mio stupore non c’era più la fila, entrai spavaldo in quella stanzetta e battendo i pugni sulla sedia dissi al sacerdote che avevo commesso tutti i peccati, tranne quello di uccidere.

Dopo un breve colloquio, mi benedisse e usci dal quel posto. In effetti qualcosa già stava cambiando, non avvertivo più dentro di me la cattiveria, ma non stavo ancora bene.

Facemmo il giro della Chiesa e riconobbi i luoghi del mio sogno fatto due, tre mesi prima.

Volevo piangere ma “un vero uomo non piange mai”, così nascondevo le lacrime. Poi andammo da padre Jozo e lì un’altra mazzata. Durante la Messa ci fece fare la consacrazione alla Madonna… (ogni volta che arrivo in questo punto mi viene sempre da piangere, ancora oggi), fatto sta che piansi e versai fiumi di lacrime con la faccia per terra.

Pregai il mio primo Rosario salendo il Podbrdo… Altre lacrime.

Ci fu poi il 2 ottobre l’apparizione e in quel momento davvero affidai alla Madonna la mia vita e chiesi perdono per averla offesa.

Capii che dovevo confessarmi per bene e lo feci. Il confessore mi diede come penitenza di pregare dieci Rosari, accettai ma nessuno credeva a quella penitenza. Pensavo di non aver mai ucciso nessuno, forse però era il peccato più grande che vivevo. Perché uccidevo il prossimo con la mia condotta.

L’ultimo giorno prima di partire durante la Messa nel momento dello scambio della pace una mano mi afferrò la maglia da dietro, era una bambina che fino a quell’istante non c’era e mi disse tendendomi le braccia: “PEACE.”. Mi sconvolse, somigliava molto a mia figlia, l’abbracciai e seguendola con lo sguardo vidi che se ne andò soddisfatta dal papà che l’aspettava sotto la statua della Madonna.

E senza nemmeno aspettare la fine della Messa se ne andarono via sorridenti. Quella bambina che fino a quel momento non c’era venne solo da me e se ne andò. Da quel giorno la mia vita è cambiata, la mia famiglia è rinata a nuova vita.

Dopo quell’esperienza ho capito che Dio esiste veramente e tutti quei castelli che mi ero costruito non erano altro che frutto dell’azione del maligno che mira a distruggere le famiglie e la nostra esistenza.

Mi permetto di dare un consiglio a tutti quelli che si trovano nelle condizioni che mi trovavo io.

Non abbiate paura di aprire il cuore alla Madonna, Lei vi aiuterà,voi però mettetevi nelle condizioni di essere aiutati e fate tutto quello che nei messaggi Maria ci suggerisce. L’unica cosa che posso dirvi è di andare dalla Madonna e mettersi nelle Sue mani Immacolate perché lei ci porterà a Gesù. Non bisogna mollare mai, perché nei momenti che sembra perdere tutto, il Signore viene in nostro aiuto”.

La famiglia è un dono preziosissimo, vigilate su di essa mariti e mogli, perché come dice San Pietro: “Il diavolo come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”.

“Ecco,  Medjugorje è stata la mia via per Damasco, sono caduto ma Gesù mi ha rialzato e mi ha aperto gli occhi.”

Antonino Cuomo

[Fonte: gruppo Facebook Informazioni da Medjugorje]

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“ Li incoraggio a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/03/2017

Una storia un po’ lunghetta ma vale la pena perderci qualche minuto per conoscere il nonno che tutti vorremmo avere.

Con questa domanda mia nipote mi ha messo alle corde. Da allora ho sentito la responsabilità di “dare un buon consiglio” ai miei 33 nipoti, e si è rivelata un’attività che ci ha dato molte gioie.

Una delle opere di misericordia spirituale è consigliare i dubbiosi. Oppure, come si diceva una volta, dare un buon consiglio a chi ne ha bisogno.

Tutti noi, in molte circostanze o in diversi momenti della vita, abbiamo bisogno di un consiglio e tutti possiamo e dobbiamo adempire quest’opera di misericordia verso coloro che Dio ci ha messo accanto nel nostro cammino.

Sappiamo bene che non è un compito facile, perché non sempre diamo il consiglio in modo adeguato o nel momento più opportuno, oppure perché chi ne ha bisogno non sempre lo riceve positivamente. Se il nostro consiglio assume la forma di un rimprovero, della solita solfa o di un sermone, più che altro provocherà un rifiuto da parte di chi lo riceve. Ed è assai probabile che la stessa cosa succeda se lo si dà in modo professorale, guardando il destinatario dall’alto in basso. La mia esperienza personale mi dice che il consiglio efficace dev’essere colmo d’affetto e lo si deve offrire in maniera semplice e amabile.

Negli anni, come è successo ad altri, ho avuto numerose occasioni di consigliare diverse persone, anche perché sono un padre di famiglia e quindi ho il dovere di educare i miei figli. Adesso, però, loro sono cresciuti e, anche se non per questo sono esentato dall’accompagnarli nella loro vita, le occasioni sono meno frequenti. Con gli anni, poi, sono venuti i nipoti: una caterva di bambine e bambini incantevoli, che amo profondamente e che mi sento obbligato ad aiutare affinché siano persone eccellenti e veri figli di Dio.

Mia moglie e io abbiamo un debole per i nostri nipoti e siamo orgogliosi che ciò si noti. Loro, d’altra parte, sono tanto buoni che cercano di ricambiare il nostro affetto.

Ogni sabato a mezzogiorno riuniamo tutta la famiglia a casa nostra. Tutti sono liberi di venire o meno, se lo desiderano e se lo permettono i loro impegni. Fino a oggi, grazie a Dio, tutti si sono sentiti a loro agio in questa riunione e la pretendono quando, per qualche motivo, mia moglie e io siamo fuori città. Durante questi pranzi, con grande familiarità, com’è logico, si discute animatamente su diverse questioni: calcio, politica, svaghi, letture, temi religiosi… È una magnifica occasione per conoscerci meglio, per sapere come la pensiamo e per dare idee che facciano riflettere, anche se all’inizio non tutto viene condiviso. A volte sono i nipoti che propongono alcune attività che ci potranno permettere di frequentarci di più e di formarci. Chi avrebbe mai detto che le parole dei nonni avrebbero contato veramente nella loro vita!

Quando si ama una persona, tutto sembra poco; così ho deciso di utilizzare diverse occasioni per dar loro alcuni altri consigli per iscritto.

La prima occasione si è presentata con il nipote più grande, che viveva all’estero e stava per fare la prima Comunione. Gli ho inviato le congratulazioni per posta elettronica, facendo anche alcune riflessioni adatte alla sua età sulla divina Eucaristia, sulla grandezza del momento che avrebbe vissuto, sul dialogo con Gesù in quella occasione, sulle eventuali richieste che poteva fargli, sulla sua promessa di rimanere accanto a Lui e di frequentarlo nella Comunione, sulla necessità di pentirsi e di confessarsi quando qualche volta si fosse allontanato da Lui; infine, dato che è una persona molto affettuosa e lo è ancora oggi che è studente universitario di ventidue anni, gli dicevo che mia moglie e io pregavamo Dio perché diventasse un uomo ogni giorno migliore, un cristiano molto fedele, così che un giorno, fra molti anni, quando ormai né lui né noi saremo in questo mondo, potessimo stare molto uniti e molto felici in Cielo, amandoci moltissimo.

Poi ho continuato la consuetudine in occasione della prima Comunione degli altri nipoti. Ho cominciato anche a inviare loro dei messaggi simili in occasione del sacramento della Confermazione. Uno di loro mi ha telefonato per esprimere il desiderio che fossi io il suo padrino; ho risposto subito con una e-mail, assicurando che mi sentivo onorato e aggiungendo alcune idee sull’importanza del sacramento. L’iniziativa di questo nipote è servita ad altri per fare lo stesso. Oggi sono padrino di Cresima di parecchi nipoti.

Ugualmente mi è sembrato opportuno approfittare dei compleanni per scrivere a quelli che hanno già la posta elettronica. Approfitto di questi messaggi per parlare loro della virtù di cui mi sembra siano dotati e per incoraggiarli a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano. Scrivo loro anche quando ottengono un particolare successo negli studi o nella pratica di qualche sport. Le occasioni che di solito si presentano per scrivere loro, sono le più diverse.

Malgrado internet soglia creare ai padri di famiglia qualche difficoltà con i figli piccoli – bisogna stare all’erta e non essere ingenui –, in casi come questi costituisce un potente strumento per stringere ancor più i legami familiari, ed è anche un mezzo meraviglioso per alimentare le relazioni con gli amici.

Riprendendo il tema della corrispondenza, ricordo l’occasione nella quale sono rimasti a dormire a casa nostre tre nipotine minori di dieci anni. Conversando con loro, una mi ha domandato che cosa voleva dire essere santo. Sul momento ho cercato di dare alle tre bambine una spiegazione alla loro portata, ma in seguito ho scritto per loro, il più chiaro possibile, un paio di paragrafi su questo tema, incoraggiandole a desiderare e a lavorare per essere sante. Li ho stampati e gliele ho dati, raccomandando loro di conservarli e di leggerli spesso. Quando scrivo ai nipoti più piccoli che non hanno la posta elettronica, raccomando di conservare la mia lettera e di rileggerla ogni tanto.

Anche loro mi scrivono in occasione del mio compleanno, della festa del papà, dell’anniversario delle nozze… Quelli con la posta elettronica rispondono sempre ai messaggi. Uno di loro mi ha scritto che ricordava molto bene un riferimento a qualcosa che gli avevo scritto tempo addietro, perché aveva conservato tutte le lettere che gli avevo inviato.

Quando prima ho scritto che i miei nipoti erano una caterva, non stavo esagerando. Attualmente sono trentatré. Per scrivere con regolarità e non dimenticare nessuno, è necessario gestire la corrispondenza con un certo ordine. Perciò nel mio computer ho una particolare cartella per loro. Per ogni nipote ho una sotto-cartella dove annoto le lettere che invio e le loro risposte. Annoto anche le date nelle quali ho scritto a ciascuno.

Superiamo il numero di cinquanta membri, tra mia moglie e io, i nostri otto figli, le nuore, i generi e i nipoti. Siamo una famiglia numerosa, ma non straordinaria; un gruppo assolutamente normale, con vicende positive e negative, con successi e insuccessi, risate e lacrime, virtù e difetti, come in qualunque famiglia. Mia moglie e io abbiamo cominciato questa storia 52 anni fa. Ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha dato e andiamo avanti con ottimismo, fino al giorno in cui Dio permetterà che rimaniamo su questa terra.

Fonte: http://opusdei.org/

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“Sono fermamente convinta che nelle parole di Gesù ci sia la chiave di lettura più profonda della vita”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/01/2017

ogni_giorno_il_sole_01Ho appena finito di leggere un bel libro regalatomi da mia moglie per Natale:  “Ogni giorno il sole”, di Lorella Cuccarini. Gradevole, sincero, va giù come l’acqua e quando lo finisci ti sembra come quando parte un’amica e un po’ ti dispiace.

Che ci fa la Cuccarini in un blog come questo?

Da quando l’ho iniziato alla fine del 2011 dopo aver partecipato alle catechesi sui dieci comandamenti di don Fabio Rosini, ho applicato un’unica regola aurea, condividere ciò che mi edifica a Cristo, nella Chiesa Cattolica come “Ogni giorno il sole”, soprattutto le due pagine che condivido di seguito, col gentile permesso dell’autrice.

I genitori possono solo donare ai figli pennelli, colori e tavolozza per dipingere il quadro della propria esistenza: gli autori sono loro. Da credente, una delle tavolozze più preziose che ho consegnato ai miei figli è quella della fede. Sono convinta che il messaggio di Gesù e la Chiesa siano colori fondamentali per delineare una vita armoniosa e piena. Anche se oggi, purtroppo, la Chiesa viene spesso vissuta come un’istituzione anacronistica.

Io non mi aspetto che la Chiesa cambi. Il suo messaggio è immutabile. La Chiesa è la Chiesa. Se così non fosse, non sarebbe radicata e forte da oltre duemila anni.


E’ una forza che sento potente,
quando leggo di intere comunità cattoliche perseguitate in Asia o in Africa solo perché hanno deciso di non abiurare la loro fede. Ogni anno, migliaia di persone vengono uccise per la loro religione. Dei veri e propri martiri moderni. Al pensiero di quanto sia radicata la loro fede, mi sento inadeguata. Per noi è così facile essere cattolici.

ogni_giorno_il_sole_02Ai miei figli ho regalato questri colori. Ma il mio compito finisce qui. Spetterà a loro decidere se li useranno o meno.

La domenica, andare a messa insieme è un appuntamento consueto. Con i due gemelli di sedici anni, che ovviamente vivono ancora in casa, questo è ancora possibile. Gli altri due, che sono più grandi e vivono fuori, naturalmente fanno le loro scelte. Non sto certo a chiamarli per ricordargli di farlo. Non nascondo però che, qualche giorno fa mia figlia mi ha salutato velocemente al telefono per non tardare alla messa, ero felice. Felice per lei. Sono fermamente convinta che nelle parole di Gesù ci sia la chiave di lettura più profonda della vita. La Chiesa è viva. Anche in questi anni difficili per lei e per il mondo, la Chiesa è più viva che mai.

Essendo particolarmente affascinata e affezionata alla figura di Maria, sono legata ad alcuni dei luoghi in cui si è manifestata più evidentemente.

Il santuario di Fatima è stato il primo che ho visitato, molti anni fa. Ero insieme a mia madre, mia sorella e i miei figli più grandi, allora piccoli.

ogni_giorno_il_sole_03A Lourdes, ho accompagnato una mia amica malata: aveva espresso il desiderio di pregare nella grotta delle Apparizioni prima che fosse troppo tardi. Fu un viaggio faticoso ma profondamente toccante.

Medjugorje è stata l’ultima scoperta, fatta insieme a tutta la famiglia. Quando proposi il viaggio ai miei figli la prima volta, rimasi colpita dal fatto che avessero accettato di venire senza un fiato. Ero certa che sarebbero rimasti colpiti da qual luogo. E così è stato. Soprattutto quando hanno visto le migliaia di persone attratte lì ogni giorno. Di ogni età, di ogni nazionalità. Tantissimi giovani.

E pensare che ci si immagina siano luoghi solo per anziani o malati. In quei posti, c’è una bellezza indescrivibile e una forza spirituale immensa. Non serve vedere la “danza del sole” o uno dei tanti segni che lasciano a bocca aperta soprattutto i cattolici dell’ultima ora. E’ sufficiente osservare gli occhi delle persone che incontri scalando il Križevac, o pregare in piazza insieme a oltre centomila persone.

(Fonte: Lorella Cuccarini, “Ogni giorno il sole”, pagine 118, 119, 120, col gentile permesso dell’autrice, che ringrazio di vero cuore).

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Disegna una piramide…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/12/2016

piramide_01Per donne  troppo oberate che lavorano… (ma anche per uomini che hanno capito quanto sia bello esserci in famiglia…)

Da uno dei miei blog preferiti, tradotto per voi.

Sono arrivata a credere che uno dei segreti per mantenere la pace nella nostra vita sia imparare a discernere cosa sia urgente da cosa sia importante. Ne parlano molti esperti; si tratta di capire cosa fare quando si pensa alle incombenze del giorno.

Ma qui è il punto.

Quando sono nel bel mezzo di una settimana folle, cercando di gestire vari progetti, in mezzo al caos generato da sei figli in una casa con tre camere da letto, è davvero dura per me capire cosa sia urgente da cosa sia importante.

Ciò che conta di più.

Finire di rassettare le camere dei ragazzi o dedicarmi alla pianificazione autunnale della scuola? Occuparmi dei progetti importanti del produttore della mia radio o dell’Associazione proprietari immobiliari? Organizzare una serata coi miei figli davanti a un bel film o aprire la montagna di lettere che stanno sulla mia scrivania?

piramide_02Quando mi ritrovo a girare come una trottola nel vortice di queste decisioni, mi blocco. Inizio con un compito, poi lo abbandono per cominciarne un altro e, in un baleno mi ritrovo a rialzare lo sguardo da Instagram chiedendomi come abbia fatto ad arrivare così in fretta l’ora di cena.

Pensavo a questo mentre ero nella Cappella dell’Adorazione l’altro giorno, e mi è venuta questa idea: disegna una piramide.

Da qualche parte, nel gran caos di pensieri che affollavano la mia mente, ho capito le priorità della mia vita. Sapevo che avrei dovuto valutare alcune cose tra tutta quell’accozzaglia di impegni, ma le cose non mi erano ancora chiare perché tante cose urgenti (ma non necessariamente importanti) attiravano la mia attenzione.

Lì in cappella ho avuto l’ispirazione di afferrare una penna e qualcosa su cui scrivere – in quel caso una vecchia ricevuta pescata dalla tesca posteriore della borsa – e di disegnare una piramide che riflettesse le mie priorità.

In ordine di priorità, i livelli della piramide che ho disegnato sono:

piramide_03DIO: Trovare tempo per la preghiera, i sacramenti, la relazione con Dio.

FAMIGLIA: Tutto ciò possa essere legato al benessere di mio marito e dei miei figli, e della mia relazione con loro. Anche assicurarmi che la mia casa non sembri troppo il luogo dell’esplosione di un Toys Center.

SALUTE: Verificare che mi stia occupando dei miei bisogni fisici e mentali. Scavarsi del tempo per correre o per guardare la puntata di quello stupido telefilm che mi piace tanto, potrebbero stare bene in questa categoria. (Sarei tentata di mettere questo punto prima della famiglia visto che me ne potrei occupare meglio se fossi in forma, ma sarebe difficile trovare tempo per l’esercizio fisico mentre la mia famiglia sta cadendo a pezzi).

LAVORO: Lavoro, ufficio, e tutte le attività di volontariato o creative che comportino sfide esterne alla vita personale e familiare.

Una volta fatto questo promemoria tangibile su cosa conti davvero nella vita, ho cominciato a lavorare su quella piramide, dal basso verso l’alto, e a ogni livello mi sono posta domande come:

  • Come sto andando in questo settore?
  • Sto inserendo a questo livello della piramide le giuste quantità dei miei obbiettivi?
  • Di quali cambiamenti ho bisogno per assicurarmi che quel livello assorba la quantità di tempo ed energie che merita?

In ogni gradino, non facevo un passo nella piramide fino a quando non avevo completa pace per stare in carreggiata sul livello in cui stavo.

Uso questo sistema da alcune settimane e ha cambiato la mia vita (…) è il modo per mantenermi in carreggiata quando sono troppo oberata.

Ma la chiave di tutto è questa:

piramide_04Devo prendere una penna e disegnare una piramide ogni giorno.

Non basta pensarci. Non basta guardare alla piramide disegnata ieri. Ogni mattina, quando penso alla mia giornata, devo riscrivere la struttura delle mie priorità (…).

Riassumendo, ecco il sistema:

1. Disegna una piramide.

2. Comincia dal basso e a ogni livello poniti le seguenti domande:

Come sto andando in questo settore?
Sto inserendo a questo livello della piramide le giuste quantità dei miei obbiettivi? Troppi? Troppo pochi?
Di quali cambiamenti ho bisogno per assicurarmi che quel livello assorba la quantità di tempo ed energie che merita?

3. Non andare al livello successivo fino a quando non senti pace nel livello in cui sei.

(…) Questo semplice esercizio quotidiano ha portato molta pace nella mia vita; spero che faccia altrettanto nella vostra.

(Tradotto da http://jenniferfulwiler.com/2015/07/feeling-overwhelmed-draw-the-pyramid/)

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“Non mi diede l’assoluzione ma mi disse che…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/12/2016

“Un cuore nuovo… che non possiamo darci da soli…”

“E’ molto difficile salvarci da soli, ci si salva in un Corpo, si, la Chiesa, proprio quella…”

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“So, when will I die?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/11/2016

fratello_02Questo è un vero uomo: era pronto a dare la vita per la sorella.

Il dottor Jim Clark sta lottando per tenere in vita la sua paziente Liz. La bambina di cinque anni è affetta da una malattia rara e ha bisogno di una trasfusione di sangue per sopravvivere.

La sua unica speranza è quella di ricevere una donazione da suo fratello gemello: non solo perché essendo fratelli hanno lo stesso gruppo sanguigno, ma anche perché il bambino è sopravvissuto allo stesso problema di salute che adesso affligge la piccola. Il sangue del fratello contiene degli anticorpi che possono salvare la vita di Liz.

Quando Jim ha chiesto al bambino se volesse donare il sangue per la sorella, il bimbo si è dimostrato, in un primo momento, restio. Ma, quando il medico gli ha spiegato che era l’unico modo per salvare Liz, si è convinto.

fratello_03La trasfusione ha avuto inizio. I due fratelli erano stesi l’uno vicino all’altro e il medico era sollevato di vedere il viso di Liz tornato a un colorito sano. A fine trattamento, il piccolo è diventato molto serio e ha fatto al dottore una domanda che l’uomo non potrà mai dimenticare: “So, when will I die?” – “Quindi, quando morirò?”.

Il piccolo doveva aver pensato che in seguito alla donazione del sangue, avrebbe letteralmente dato la sua vita per la sorella. Il medico lo ha subito rassicurato e ha chiarito che non era quello che stava per succedere.

Jim era ovviamente impressionato dall’amore puro e profondo che il bambino aveva dimostrato, visto questo malinteso; ha deciso quindi di rendere pubblica la storia su internet.

(Fonte: http://www.stelledivita.org/)

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“Voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/10/2016

Pietro con i suoi genitori

Pietro con i suoi genitori

Un miracolo, quando accade, “è per tutti”. La guarigione di Pietro Schilirò, per intercessione dei coniugi Zelia e Luigi Martin, non ha solo ridato la vita a quel piccolo bimbo di un mese, destinato a vivere ancora poche ore o pochi giorni, ma ha ridonato ai genitori il gusto di essere sposi e “sposi cristiani”, e ha creato intorno a loro amicizie con altre famiglie in situazioni difficili.

A raccontare il “dopo” sono Valter e Adele, i genitori di Pietro. Il “primo miracolo” della guarigione è stato solo l’inizio dell’avventura: “Il Signore i miracoli li fa sempre, tutti i giorni, poi ogni tanto ne fa uno un po’ più grande, per farci accorgere che si occupa sempre di noi”.

Era l’estate del 2002: “Ci rendevamo conto che quel che era accaduto non era per un merito: non siamo genitori più bravi di altri che hanno domandato la stessa cosa, non sappiamo perché il Signore abbia scelto di guarire Pietro. Allora, se non è per merito vuol dire che questo fatto appartiene a tutti”. Per esempio, “ha portato noi, come coppia, ma anche altri intorno a noi, a riscoprire la nostra vocazione matrimoniale. Abbiamo riscoperto l’orgoglio di essere sposi cristiani”.

Dopo la guarigione di Pietro, Valter e Adele, insieme a tutta la famiglia – Pietro, oggi 13 anni, è l’ultimo di cinque figli – hanno cominciato a “frequentare” più assiduamente i coniugi Martin, attraverso i loro scritti e con qualche gita a Lisieux.

pietro_02“Ormai Luigi e Zelia “sono di famiglia, un punto di riferimento per tutti”. Quanto accaduto a Pietro “è diventato la certezza che il Signore si occupa della nostra vita, anche nella quotidianità, per cui vale la pena mettere nelle Sue mani le nostre fatiche e i nostri dolori”. I Martin “erano una coppia semplice, che viveva le cose di tutti: la famiglia, il lavoro, l’educazione dei figli, le opere sociali, quindi ci siamo sentiti molto vicini. Si prendevano cura l’uno dell’altro, si prendevano cura della loro santità, e questo faceva sì che il loro rapporto diventasse più bello nel tempo.

Vivevano tutto a partire dall’esperienza di vita con Gesù, che era il primo a essere servito nella loro famiglia”. Così “anche noi abbiamo cominciato a guardare di più ciò che il Signore faceva accadere nella nostra vita”.

Questo “ha aiutato il rapporto tra noi, a volerci più bene, a stimarci di più, a non lasciare tramontare il giorno con l’arrabbiatura – anche a denti stretti ma un ‘Angelo di Dio’ insieme bisogna dirlo prima di dormire. È un cammino, in cui il matrimonio diventa più bello, una occasione grande per vivere l’anticipo della bellezza sconfinata dell’Eternità”. Una novità contagiosa, da cui è fiorita in modo inaspettato l’amicizia con altre coppie, che spesso vivevano con fatica la loro vocazione matrimoniale, sia persone che già li conoscevano e hanno approfondito l’amicizia con loro in seguito a questi fatti, sia persone che avevano saputo del miracolo e che, trovandosi in situazione di bisogno – sia malattie di figli, sia per difficoltà di relazione tra coniugi – si sono avvicinati alla famiglia Schilirò.
“Con alcuni è nata una amicizia che negli anni è diventata un modo accompagnarsi nelle vicende della vita”.

pietro_03E con Pietro? A lui hanno raccontato quanto era successo pian piano, mentre cresceva, e soprattutto in occasione della beatificazione dei coniugi Martin, nel 2008, occasione in cui tutta la famiglia si è recata a Lisieux. Pietro allora aveva sei anni. Una volta tornati a casa – racconta Adele – “non ero convinta che avesse capito, allora gli ho chiesto: Pietro hai capito cosa c’entri tu con i coniugi Martin, cosa è successo? E lui ha risposto: ‘quando sono nato ero malato e voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”.

In famiglia Pietro è il più coccolato essendo il piccolo di casa. “Ma non abbiamo mai fatto di lui il prescelto” dicono i genitori. A due anni e mezzo circa si è manifestata la sordità: “È stato come un altro segno evidente della sua normalità. La sua umanità è stata ridonata uguale alla mia, alla tua, a quella di chiunque”. E quello che sembrava una contraddizione “è stato un ‘aiuto’ a rimettere le cose al loro posto”. Pietro rimane il segno di questa presenza del Signore nella storia e in quanto segno “rimanda a un Altro, che è il Signore”.

(Fonte http://it.aleteia.org)

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E se i nostri figli abbandonano la fede?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/10/2016

figli_01

Molti genitori si preoccupano quando i propri figli adolescenti o giovani assumono un atteggiamento negativo davanti a Dio, mettendo in discussione i valori religiosi ricevuti in casa e quando, conquistando autonomia, libertà e ragione, decidono di rigettare ogni cosa rappresenti Dio.

Quando accadono queste cose in famiglia alcuni genitori reagiscono in maniera coercitiva, obbligando i figli ad andare a Messa o a partecipare a diverse attività religiose.

Altri genitori lasciano che i figli si allontanino e che tornino ad avvicinarsi a Dio per conto proprio.

Non è un compito facile ma è importante, l’importante è agire in maniera adeguata, per impedire che questo allontanamento cresca, poiché molto spesso sono proprio le reazioni dei genitori che creano queste prese di distanza dei figli.

Prima di spiegare cosa fare, analizziamo alcuni fattori determinanti:

La fede ha delle tappe

La fede ha un ciclo naturale nella vita di un essere umano. Padre Calisto (sacerdote brasiliano n.d.t.) afferma:

“Il nostro vissuto religioso passa per quattro tappe: la fede della prima Comunione; una seconda, che viviamo nell’adolescenza, piena di incertezze, alti e bassi; la terza, in cui la fede sembra che evapori e muoia nella vita adulta; e talvolta una quarta: la fede recuperata, quando aiutiamo i figli nella loro religiosità”.

figli_02La ribellione come caratteristica propria dell’adolescenza

In questa tappa, gli esseri umani passano per la fase dell’anticonformismo e vogliono cambiare lo status quo, spesso, senza neanche sapere contro cosa si stanno ribellando, ma questa ricerca di identità è il loro fuoco, ciò che li porta a destabilizzare tutto quello che li circonda, compresi i genitori.

La radice del problema quindi è la ricerca di identità, non necessariamente il rifiuto di Dio.

Le influenze

Può capitare che una persona vicina a nostro figlio metta in dubbio la fede. Non dimentichiamoci del fatto che nell’adolescenza gli amici sono le persone che più influiscono sui nostri figli e una cattiva a micizia può causare gran danno. Se nostro figlio contesta la fede è bene indagare sui suoi amici, invitandoli a casa e mantenendo il contatto con le loro famiglie.

Se il problema è questo, la cosa migliore non è proibile quella tale amicizia ma usare tattiche più sottili che possano aiutare vostro figlio a prendere le distanze dalla persona sconveniente.

figli_03Controllo estremo

I vostri figli non sono più bambini e questo deve essere chiaro. Crescono, ragionano, fanno scelte e hanno potere di decisione, anche se sono immaturi. Se esercitiamo su di loro un controllo esagerato, si può ritorcere contro. A questa età si suppone che li abbiamo già educati ai valori cristiani e confidiamo nell’educazione fornita. Pertanto non è consigliabile obbligarli a nulla, né imporre la religione, perché così finiranno col rigettarla.

Allora che fare?

Accompagnarli senza lasciarli mai soli. Li dobbiamo accompagnare in questo processo.

Niente censure e repressioni. Anche se sappiamo che stanno sbagliando, non facciamo commenti che li facciano stare male. Il tema di Dio non può diventare un incubo; il dialogo ameno e positivo darà migliori risultati.

Esempio e coerenza. Non c’è niente che educhi più dell’esempio. Dobbiamo essere coerenti con la Parola di Dio e i nostri atti devono essere coerenti con quello que professiamo. Se i nostri figli vedono che trattiamo bene le persone, che siamo onesti, rispettosi, responsabili, pazienti, amorevoli, caritatevoli, essi riceveranno il messaggio e finiranno con l’accettare i benefici di avere Dio nella propria vita.

figli_04Parlargli positivamente di Dio, come di un amico, non di un castigatore. Dobbiamo trasmettere loro gli insegnamento di Dio in forma positiva, perché Dio ci ama e perdona i nostri errori. Presentare Dio come amico, compagno, protettore.

Pregare per i nostri figli. Questa è la cosa migliore che possiamo fare, mettendoli nelle mani di Maria, perché tornino a riavvicinarsi al Signore.

(Tradotto da http://blog.comshalom.org/carmadelio/39961-posso-obrigar-os-meus-filhos-praticarem-religiao)

Io aggiungerei, condividere coi nostri figli quanto sia bello coltivare la relazione con Dio, che non è un’idea ma una Persona, quella Persona che nella preghiera dà senso quando non ce ne è, dà grazia per affrontare le sfide della vita, perdòno quando ci ribelliamo, gioia piena che alla fine non si trova in nessun altro “altrove”.

E… pregare, pregare, pregare, digiunando, se serve, come Santa Monica chiese la conversione del figlio Agostino.

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“Voi che siete per la famiglia, ci si prenderà beffe di voi…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/05/2016

Voi che siete per la famiglia, ci si prenderà beffe di voi…

dr-lejeune-and-patient1Si dirà che siete fuori moda…

Si dirà che impedite il progresso della scienza…

Si leverà contro di voi la bandiera della tirannia tecnico-scientifica…

Si dirà che cercate di imbavagliare la scienza in forza di una morale sorpassata…

Ebbene, ciò che voglio dirvi è:

NON ABBIATE PAURA!

Siete voi che trasmettete le parole della vita.

Ebbene, ci resta la sapienza, e la sapienza eterna, quella che gli uomini non hanno inventato, e questa sapienza di esprime una una frase che spiega tutto, che risponde a tutto, e questa sapienza si riassume in una frase che vi dirà in ogni momento quello che dovrete fare o non fare. Questa frase è semplicissima, è la Madre di tutti che ce l’ha insegnata:

CIO’ CHE AVRETE FATTO AL PIU’ PICCOLO DEI MIEI FRATELLI, L’AVRETE FATTO A ME!

Di chi sono queste parole?

Di un profeta? Di un leader pro-life? Di un prete?

Di Jérôme Jean Louis Marie Lejeune (Montrouge, 13 giugno 1926 – Parigi, 3 aprile 1994) genetista, pediatra e attivista francese, scopritore della causa della sindrome di Down, pluripremiato in ambito scientifico (riceverà onorificenze per i suoi studi sulle patologie cromosomiche, fra le quali: il premio Kennedy nel 1962, il premio William Allan nel 1969 ed il premio Griffuel nel 1993).

Per me, è un profeta dei nostri tempi che parla dritto dritto al cuore…

Ma ancor prima, nel 1905, G. K. Chesterton faceva questa profezia… non vi sembra che parli proprio dei giorni nostri?

Chesterton“La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diverrà un credo. E’ una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle… Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più tre fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate” (G. K. Chesterton, Eretici)

Come non condividere anche quest’altro suo pensiero?

“Ciò di cui soffriamo oggigiorno è di una umiltà fuori posto. La modestia si è spostata dall’organo dell’ambizione a quello della convinzione, dove non è stata mai concepita di essere. Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità; questa proposizione è stata esattamente rovesciata. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell’uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina.”

(Gilbert Keith Chesterton)

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“Vorrei solo dire a tutte quelle mamme che si trovano in difficoltà di non arrendersi mai e di chiedere, chiedere aiuto perché c’è. Io l’ho trovato”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/04/2016

Segretariato_01

Ho avuto il primo figlio molto giovane, in un’età dove tutto sembra possibile e a portata di mano e la morte è un pensiero che non ti sfiora, perché hai voglia di vivere.

Per me era dietro l’angolo. Il mio ragazzo è morto in un incidente d’auto e non avrebbe mai conosciuto suo figlio.

Dopo, ho attraversato anni bui in cui ho trovato la forza di andare avanti solo grazie a mio figlio. Per molto tempo mi è bastato solo lui, poi ho cominciato a sentire di più la solitudine, a desiderare di avere di nuovo accanto un uomo.

La mia vita è tornata a essere serena dopo aver conosciuto Davide. Anche lui, con le sue ferite ancora aperte, ci siamo aiutati e abbiamo ricominciato insieme.

Una famiglia finalmente: il mio sogno e di mio figlio. Il passato ormai era alle spalle e cercavo di fare il meglio per essere felici.

Il lavoro però era la nostra preoccupazione. Lui faceva l’operaio senza un contratto regolare, sempre con la paura che lo mandassero via. Io lavoravo ogni tanto facendo quello che capitava.

Un giorno mi accorsi di essere incinta. Non fu un “lieto evento” e non perché non desiderassi avere un figlio. Lui non voleva il bambino, perché non c’erano abbastanza soldi per mantenerlo. Temevo di perdere il mio uomo e per debolezza alla fine ho fatto l’aborto per paura di restare da sola con due figli.

Una ferita profonda, che mi ha fatto stare tanto male, e che ha permesso anche al mio compagno di capire la gravità del gesto.

Mi accorsi di aspettare un nuovo bambino. Quanto timore ho avuto nel dirglielo! Ma stavolta è stato più accogliente, felice.

La situazione certo era migliorata, perché io lavoravo in modo più regolare. Questa felicità però è durata poco. Dopo qualche settimana lui perse il lavoro.

Segretariato_02Ricordo ancora la sua espressione quando tornato a casa ha dovuto dirmelo: “E adesso che facciamo?”. Io ero rimasta senza parole, preoccupata di tutta la situazione e di quel bambino che aspettavo.

Non potevamo andare avanti solo col mio lavoro, non bastava. Lui non mi disse nulla ma tornò lo spettro dell’aborto.

Quante chiamate ad amici e conoscenti per cercare lavoro! Ma nessuna risposta sicura: “Ti faccio sapere…”, “Adesso vediamo”. E intanto a fine mese per pagare l’affitto avevamo dovuto vendere alcune cose d’oro.

Una sera poi mi ha chiesto di abortire.

Non volevo però ripetere quella brutta esperienza.

Gli chiesi ancora tempo: “Voglio cercare aiuto e se lo trovo lo teniamo vero?”. Lui acconsentì.

Ho passato la sera si internet poi ho trovato l’indirizzo e il telefono di un centro di aiuto alla maternità difficile, il Segretariato Sociale per la Vita.

Chiamai il giorno dopo e a un’operatrice spiegai che ero incinta e in difficoltà economica, ma che non volevo abortire. Mi tranquillizzò e mi disse che c’erano aiuti anche economici del Progetto Gemma, così avremmo potuto affrontare le spese per nostro figlio per 18 mesi.

Mi informarono anche di aiuti previsti dallo Stato e che avrei potuto richiedere all anascita del bambino. Mi invitarono a recarmi al centro. Accettai con grossa speranza.

Camilla grazie al loro aiuto è nata.

Vorrei solo dire a tutte quelle mamme che si trovano in difficoltà di non arrendersi mai e di chiedere, chiedere aiuto perché c’è. Io l’ho trovato.

[Fonte: rivista “Acqua&Sapone”, Novembre 2015, pag. 137, Storie di mamme]

Qua —> http://www.segretariatoperlavita.it/page/testimonianze.php più testimonianze di donne aiutate a evitare l’aborto.

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