FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

Archive for the ‘Fede e ragione’ Category

“Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/01/2017

san_pio_01San Pio da Pietrelcina, un santo che ci offre la sfida del soprannaturale vissuto con un’umiltà rara. Di seguito due episodi della sua vita che molto insegnano sull’universo invisibile che ci riguarda molto più di quanto immaginiamo.

Questo episodio venne raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio. “Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all’altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l’altare fosse fra Leone, poiché era l’ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico: “Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l’altare”.

Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde”: “Non sono fra Leone”, “e chi sei?”, chiedo io. “Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato. L’ubbidienza mi dette l’incarico di tenere pulito e ordinato l’altare maggiore durante l’anno di prova. Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all’altare senza riverire il Santissimo conservato nel tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Mi raccomando…”

“Io credendo di essere generoso verso quell’anima sofferente, esclamai: “Vi starai fino a domattina alla Messa conventuale”. Quell’anima urlò: “Crudele! Poi cacciò un grido e sparì”.

Quel grido lamento mi produsse una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell’anima immediatamente in Paradiso, la condannai a rimanere un’altra notte nelle fiamme del Purgatorio”. (Fonte: https://www.padrepio.catholicwebservices.com/Apparizioni.htm)

san_pio_01Lo stesso Padre Pio, confessava nelle sue lettere al suo direttore spirituale, alcune esperienze: Lettera a Padre Agostino del 7 aprile 1913:

“Mio carissimo Padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti.

La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi.

Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote.

Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: “Macellai!” E rivolto a me disse: “Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell’agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza.
L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ahimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero lì per lì per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate…

Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale… “Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo”.

(San Pio da Pietrelcina: Epistolario I° (1910-1922) a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni – Edizioni “Padre Pio da Pietrelcina” Convento S.Maria delle Grazie San Giovanni Rotondo – FG)

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Sperimentiamo un isolamento protettore ma viviamo un’esposizione assoluta, e restiamo fregati…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/12/2016

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Il sociologo polacco Zygmunt Bauman afferma che viviamo in un tempo che ci scorre tra le mani, un tempo liquido in cui nulla è fatto per persistere.

Non c’è nulla di così intenso che riesca a permanere e a diventare veramente necessario. Tutto è transitorio.

Non c’è un’osservazione lenta di quanto sperimentiamo, e dobbiamo fotografare, filmare, commentare, tagliare, mostrare, comprare e paragonare.

Il desiderio abita nell’ansia e si perde nel consumismo immediato. La società è segnata dall’ansia, e regna un’incapacità di sperimentare profondamente ciò che arriva a noi; ciò che importa è il poter descrivere agli altri ciò che si sta facendo.

Ai tempi di Facebook e Twitter non ci sono dispiaceri; se non mi piace una dichiarazione o un pensiero, cancello, disconnetto, blocco. Si perde la profondità delle relazioni; si perde la conversazione che rende possibile l’armonia e anche l’andar fuori dal coro.

social_02Nelle relazioni virtuali non esistono discussioni che finiscono con un vivo abbraccio, le discussioni sono mute, distanti. Le relazioni iniziano e terminano senza alcun contatto. Analizziamo l’altro per le sue foto e per le frasi ad effetto. Non c’è uno scambio vissuto.

Nello stesso tempo in cui sperimentiamo un isolamento protettore, viviamo un’esposizione assoluta. Non c’è privato, tutto è in piazza: quello che mangiamo, quello che compriamo, quello che ci tormenta e quello che ci rallegra.

L’amore è più parlato che vissuto. Viviamo un tempo di segreta angoscia. Filosoficamente l’angoscia è il sentimento del nulla. Il corpo si inquieta e l’anima soffoca. C’è una vertigine che permea le relazioni, tutto diventa vacillante, tutto può essere cancellato, anche l’amore e gli amici.

“Stiamo tutti e allo stesso tempo nella solitudine e nella moltitudine” (Zygmunt Bauman).

social_01Fonte: Luciana Chardelli (Revista Pazes, 11/11/2016) http://www.revistapazes.com

Anch’io sono preso da tutto questo filmare, commentare, tagliare, mostrare. Cerco di convincermi di esserne parzialmente immune perché decido cosa condividere, perché non metto foto mie o di familiari nei social, perché uso la rete per evangelizzare ma alla fine, davvero tutto è transitorio, tutto passa, e anche il circo dei Social e della rete perde senso…

E quel senso lo ritrovo nella relazione vera, reale con le persone e con l’unica Persona che da quando ho coscienza, riesce a dare pace e gioia alla mia vita.

Siamo in Avvento, il periodo giusto per rallentare e favorire le relazioni vere con le persone e quella con il grande assente del 25 dicembre.

Torniamo alla preghiera, torniamo ai sacramenti, non ce ne pentiremo.

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“La fede, l’amore, la fiducia in Gesù Cristo smuovono le montagne”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/08/2016

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Un seminarista e missionario del Preziosissimo Sangue, Giampiero Lunetto, ventottenne di Partinico, già prossimo al sacerdozio e che studia a Roma, dopo aver visto in sogno San Giovanni Paolo II, è guarito da una rara malattia generativa ai muscoli, per la quale non esiste alcuna cura: il suo futuro era in una carrozzina.

Giampiero_015“Adesso – afferma – sono completamente guarito. Gli ultimi esami, arrivati proprio in questi giorni, hanno confermato che la malattia non c’è più. Questo è un grande miracolo per me. La fede, l’amore, la fiducia in Gesù Cristo smuovono le montagne.”

Giampiero Lunetto per la prima volta racconta di questa prodigiosa guarigione e della sua malattia, definita dallo stesso “un’opportunità da non perdere. Un’opportunità datami da Dio lo scorso anno, per essere più forte, per crescere come persona e come cristiano“.

Toccante e carica di profonde riflessioni, la lettera che questo seminarista ha scritto a Benedetto XVI, dal quale è stato ricevuto in udienza privata. Una lettera alla quale il Papa emerito ha risposto, dicendogli che le parole che aveva scritto l’avevano profondamente commosso.

Giampiero_02Giampiero Lunetto lo scorso 16 giugno (2014 n.d.r.) ha incontrato anche Papa Francesco, che lo ha incoraggiato a proseguire il suo cammino d’amore.

(Tratto da un articolo di Graziella Di Giorgio del Giornale di Sicilia del 23 ottobre 2014)

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«Il cattolicesimo è la religione in cui muoio»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/01/2016

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«Il cattolicesimo è la religione in cui muoio», così disse il celebre poeta e drammaturgo Oscar Wilde poco prima di morire a Parigi, il 30 novembre 1900. Lo scrittore e saggista esperto del mondo britannico Paolo Gulisano si è concentrato anche sulla conversione di Wilde nel suo libro “Ritratto di Oscar Wilde” (Ancora 2009) in cui ha definito «un mistero non ancora pienamente svelato» la sua complessa personalità, arrivando a descrivere il profondo e autentico sentimento religioso del celebre poeta.

Il cammino esistenziale di Oscar Wilde è stato un lungo e difficile itinerario verso il cattolicesimo, una conversione – ha spiegato Gulisano – «di cui nessuno parla, e che fu una scelta meditata a lungo, e a lungo rimandata, anche se – con uno dei paradossi che tanto amava – , Wilde affermò un giorno a chi gli chiedeva se non si stesse avvicinando troppo pericolosamente alla Chiesa Cattolica: “Io non sono un cattolico. Io sono semplicemente un acceso papista”. Dietro la battuta c’è la complessità della vita che può essere vista come una lunga e difficile marcia di avvicinamento al Mistero, a Dio».
Molte le persone che sono entrate in rapporto con lui e si sono convertite, come Robbie Ross, Aubrey Beardsley, e – ha continuato lo scrittore – «addirittura quel John Gray che gli ispirò la figura di Dorian Gray che diventato cattolico entrò anche in Seminario a Roma e divenne un apprezzatissimo sacerdote in Scozia. Infine, anche il figlio minore di Wilde divenne cattolico». Wilde soleva ripetere: «Il cattolicesimo è la sola religione in cui valga la pena di morire» (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 669).

Oscar_01Wilde è oggi celebrato sopratutto come “icona gay”, ma Gulisano ha spiegato che «non può essere definito tout court “gay”: aveva amato profondamente sua moglie, dalla quale aveva avuto due figli che aveva sempre amato teneramente e ai quali, da bambini, aveva dedicato alcune tra le più belle fiabe mai scritte, quali “Il Gigante egoista” o “Il Principe Felice”.

Il processo fu un guaio in cui finì per aver querelato per diffamazione il Marchese di Queensberry, padre del suo amico Bosie, che lo aveva accusato di “atteggiarsi a sodomita”. Al processo Wilde si trovò di fronte l’avvocato Carson, che odiava irlandesi e cattolici, e la sua condanna non fu soltanto il risultato dell’omofobia vittoriana».

Tuttavia ebbe contemporaneamente diverse relazioni omosessuali, ma verso l’epilogo della sua vita si pentì del suo comportamento.

Già nel celebre “De profundis”, una lunga lettera all’ex amante Alfred Douglas, scrisse: «Solo nel fango ci incontravamo», gli rinfacciò, e in una confessione autocritica: «ma soprattutto mi rimprovero per la completa depravazione etica a cui ti permisi di trascinarmi» (Ediz. Mondadori, 1988, pag. 17).

Oscar_03Tre settimane prima di morire, dichiarò ad un corrispondente del «Daily Chronicle»: «Buona parte della mia perversione morale è dovuta al fatto che mio padre non mi permise di diventare cattolico. L’aspetto artistico della Chiesa e la fragranza dei suoi insegnamenti mi avrebbero guarito dalle mie degenerazioni. Ho intenzione di esservi accolto al più presto» (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 669).

Mentre si trovava in punto di morte, il suo amico Robert Ross condusse presso di lui il reverendo cattolico irlandese Cuthbert Dunne. Wilde rispose con un cenno di volerlo vicino a sé (era impossibilitato a parlare), il sacerdote gli domandò se desiderava convertirsi, e Wilde sollevò la mano. Quindi padre Dunne gli somministrò il battesimo condizionale, lo assolse dai suoi peccati e gli diede l’estrema unzione (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 670).

Fonte: http://www.uccronline.it/

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Io non cercavo Dio e non sapevo che Dio cercasse me

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/10/2015

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Eric-Emmanuel Schmitt

Un imprevedibile e imprevisto incontro con Dio da parte di un ateo, educato da genitori non credenti, lettore di Diderot e degli illuministi del Settecento.

Eric-Emmanuel Schmitt, classe 1960, filosofo di formazione, drammaturgo di nascita, romanziere prolifico, regista, è una delle personalità della cultura transalpina più conosciute a livello internazionale. Ha deciso di raccontare ad Avvenire (6 ottobre) la storia della sua conversione, che nasce una notte del 1989 nel deserto dell’Hoggar, Sahara.

IL DONO STRAORDINARIO DI DIO

Schmitt perde la sua comitiva e passa la notte da solo. E’ lì che si consuma l’incontro con Dio. «Dire che una persona è convertita significa dire che ha compiuto una scelta attiva e volontaria. Devo ammettere che questo non rappresenta esattamente quanto ho vissuto in quella notte nel deserto. Piuttosto, ho ricevuto una grazia e un dono straordinario. E ho lasciato in me tutto il posto e lo spazio possibile per quel dono. Così, se mi chiamano convertito, preferisco essere definito come uno che ha ricevuto una rivelazione».

“HO RICEVUTO UNA RIVELAZIONE”

scienza-e-fede-15-638Più che convertito, “che ha ricevuto una rivelazione” è «l’espressione che meglio mi caratterizza, perché racconta la sorpresa del dono che ho ricevuto. Io non cercavo Dio e non sapevo che Dio cercasse me. Ho avuto in dono qualcosa che non cercavo. Questa rivelazione è stata per me solo l’inizio».

LO STUDIO DEL VANGELO

Infatti, tornato in Francia il drammaturgo si è dedicato alla lettura di vari poeti mistici delle diverse religioni. «Dopo quella rivelazione ho compiuto un cammino alla scoperta del Vangelo. E lì c’è stato un lavoro molto attivo da parte mia, proprio per comprendere questo testo pieno di contraddizioni. In questo posso dire di aver vissuto una conversione. Quindi, in sintesi: nel deserto, una rivelazione; con il Vangelo, una conversione».

SULLE ORME DI DE FOUCAULD

Sarà stato un caso, ma la storia di questa rivelazione è molto simile a quella dell’esploratore francese Charles de Foucauld, altro convertito famoso, dopo l’incontro con Dio nel cuore del Sahara. Da quel momento, de Foucauld, divenuto eremita, ha avviato una grande opera di evangelizzazione di quelle terre. «La sua forza – spiega Schmitt – non è che ha cercato di cristianizzare a forza quei popoli, ma di testimoniare il Vangelo con l’esempio della vita. Proprio come ha fatto Cristo al suo tempo».

(Fonte: http://it.aleteia.org/)

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“Credo in Dio come sul fatto che cinque per otto fa quaranta”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/09/2015

Enrico Medi 02Il 26 settembre 1968, mentre il corteo funebre di Padre Pio raggiungeva il municipio di San Giovanni Rotondo per poi tornare in convento, il Professor Enrico Medi commentava i misteri del Rosario per i fedeli rimasti sul sagrato.

Il fisico, originario di Macerata, profondamente religioso, divenne devoto e amico del cappuccino dal 1946. Fu anche deputato dell’Assemblea Costituente.

Vedeva nel prezioso progetto dell’universo, l’assoluto disegno della mano di Dio, per nulla in contrasto con la scienza anzi, come dimostrazione palese che nulla era stato lasciato da Lui al caso.

A chi gli domandava se ci fosse contrasto tra scienza e fede lui rispondeva:

Enrico Medi 01«È come se tu mi domandassi se c’è contrasto tra i piedi e la testa. I piedi camminano, la testa li guida sulla via da percorrere. I piedi sorreggono la testa e la testa guida nella luce il cammino tentennante dell’uomo»

Ogni giorno leggeva e meditava la Sacra Scrittura e vi trovava Gesù, vivo, ogni giorno andava a Messa e l’Eucarestia quotidiana era l’Amico divino insostituibile, l’intimo della sua vita, la passione ardente della sua anima, Colui che lo spingeva ad amare e a donarsi senza tregua in posti di alta responsabilità.

Enrico Medi 03A chi osservava che forse il suo era un atteggiamento da fanatico rispondeva:

«Credo in Dio come sul fatto che cinque per otto fa quaranta. Allo stesso modo credo nella legge di Ohm: quando vedo un filo staccato, so che la corrente non passa né potrà passare mai finché non si riattacca il filo. Se questo è fanatismo religioso, sì, io sono un fanatico»

Meraviglioso il suo inno alla creazione che più che una poesia è una preghiera intrisa di sapienza frutto di una vita di preghiera:

INNO ALLA CREAZIONE

Enrico Medi 04“… Oh voi misteriose galassie, voi mandate luce ma non intendete;
voi mandate bagliori di bellezza ma bellezza non possedete;
voi avete immensità di grandezza ma grandezza non calcolata.
Io vi vedo,
vi calcolo,
vi intendo,
vi studio e vi scopro,
vi penetro e vi raccolgo.
Da voi io prendo la luce e ne faccio scienza,
prendo il moto e ne fo sapienza,
prendo lo sfavillio dei colori e ne fo poesia;
io prendo voi oh stelle nelle mie mani
e tremando nell’unità dell’essere mio
vi alzo al di sopra di voi stesse
e in preghiera vi porgo a quel Creatore
che solo per mio mezzo voi stelle potete adorare”

Se vi ha affascinato questa personalità della scienza e della fede vissute in unità e armonia, trovate maggiori informazioni sul sito dedicato alla sua causa di beatificazione: http://www.enricomedi.it/

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Papà!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/07/2015

papà_01Condivido con gioia la testimonianza di Gianluca, un iscritto alla mailing list “Informazioni da Medjugorje”, che dimostra come Dio ci sia vicino in tutto, anche nelle cose che a noi sembrano le più piccole.

E i bambini anche insegnano; quando sono in braccio possono sbraitare oppure cercare la posizione più comoda possibile… Se solo avessimo questo secondo atteggiamento anche noi con Dio…

Buongiorno, condivido con voi questa “coincidenza” che mi è capitata circa due anni fa ma che a me ha fatto pensare tantissimo.

Una mattina di circa due anni fa stavo solo con mia figlia che aveva appena sei mesi e la cullavo tra le mie mani per calmarla un pò perchè era nervosa.

Avvicinandomi ad una scrivania dove ho delle foto, mi avvicino ad una cartolina che avevo comprato a Manoppello, raffigurante il Volto santo di Gesù dicendo con un sorriso a mia figlia, “saluta Gesù, papà nostro!” naturalmente senza aspettarmi una risposta da parte di Miriam, vista la sua età, sono andato in salotto e appena l’ho messa seduta la prima parola che ha detto è stata “Papà!”.

Mi si è gelato il sangue perché ho associato subito questa parola con quello che avevo detto dieci secondi prima a mia figlia e non posso essermi sbagliato nel sentirla perché ho visto anche il labiale, in quanto mia figlia era di fronte a me. Miriam aveva detto il suo primo “papà” al Padre celeste, come a volerlo ringraziare di averla messa al mondo, rafforzando la mia convinzione che Miriam, e tutti noi in generale, siamo figli di Dio, cioè Dio ci ha voluti e ci ha messo al mondo ed i genitori sono custodi ed “accompagnatori” dei figli, che sono di Dio.

papà_02Miriam è venuta al mondo dopo diversi mesi e dopo che la ginecologa di mia moglie ci disse che l’unica possibilità di avere un figlio era adottarlo o tentare varie tecniche (che ho rifiutato da subito).

Oltre a questo è capitata un’altra coincidenza, cioè dopo la visita del Santo Padre, Benedetto XVI ad una parrocchia romana e dopo essere riuscito a dargli la mia mano ed incrociare i suoi occhi che infondevano pace, serenità e qualcosa che diceva: “pregherò per voi, non vi preoccupate”, il mese dopo mia moglie è rimasta incinta.

Potere delle preghiere del Santo Padre o della mia preghiera, misera, distratta, disperata, a volte sconfortata ma piena di speranza dell’aiuto di Dio, pur accettando sinceramente la Sua volontà, hanno permesso a Miriam di venire al mondo.

Dio sorprende sempre!
Non aggiungo altro.
Un saluto.

(Fonte: Mailing List Informazioni da Medjugorje, col permesso della moderazione)

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“Sacerdoti, (…) siete grandi, siete creature immense…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/05/2015

Enrico Medi 01Lettera aperta ai sacerdoti di Enrico Medi.

Sacerdoti,

io non sono un Prete e non sono mai stato degno neppure di fare il chierichetto.

Sappiate che mi sono sempre chiesto come fate voi a vivere dopo aver detto Messa.

Ogni giorno avete DIO tra le vostre mani. Come diceva il gran re San Luigi di Francia, avete «nelle vostre mani il re dei Cieli, ai vostri piedi il re della terra».

Ogni giorno avete una potenza che Michele Arcangelo non ha.

Con le vostre parole trasformate la sostanza di un pezzo di pane in quella del Corpo di Gesù Cristo in persona. VOI OBBLIGATE DIO A SCENDERE IN TERRA! SIETE GRANDI! SIETE CREATURE IMMENSE! LE PIU’ POTENTI CHE POSSANO ESISTERE. Chi dice che avete energie angeliche, in un certo senso, si può dire che sbaglia per difetto.

Sacerdoti, vi scongiuriamo: SIATE SANTI! Se siete santi voi, noi siamo salvi. Se non siete santi voi, noi siamo perduti!

Enrico Medi 02Sacerdoti, noi vi vogliamo ai piedi dell’Altare. A costruire opere, fabbriche, giornali, lavoro, a correre qua e là in Lambretta o in Millecento, siamo capaci noi. Ma a rendere Cristo presente ed a rimettere i peccati, siete capaci SOLO VOI!

Siate accanto all’Altare. Andate a tenere compagnia al SIGNORE. La vostra giornata sia: preghiera e Tabernacolo, Tabernacolo e preghiera. Di questo abbiamo bisogno. Nostro Signore è solo, è abbandonato.

Le chiese si riempiono [si fa per dire] soltanto per la Messa. Ma Gesù sta là 24 su 24 e chiama le anime. A tutti, anche a noi, ma in particolare a te, sacerdote, dice di continuo: «Tienimi compagnia. Dimmi una parola. Dammi un sorriso. Ricordati che t’amo. Dimmi soltanto “Amore mio, ti voglio bene”: ti coprirò di ogni consolazione e di ogni conforto».

Sacerdoti, parlateci di DIO!

Come ne parlavano Gesù, Paolo Apostolo, Benedetto da Norcia, Francesco Saverio, Santa Teresina.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO! DIO, DIO, DIO Vogliamo. E non se ne parla. Si ha paura a parlare di DIO.

Si parla di problemi sociali, del pane. Ve lo dice uno scienziato: nel mondo C’E’ PANE! CI SONO RISORSE CHE, se ben distribuite, possono garantire una vita, forse modesta, ma CERTAMENTE PIU’ CHE DIGNITOSA A 100 MILIARDI DI UOMINI! L’UOMO HA FAME DI DIO! E si uccide per disperazione. Dobbiamo credere, ecco il compito delle Missioni: donare DIO al mondo!

Enrico Medi 03Suore, scusate se vi parlo così: tornate ad abituarvi al silenzio!

Bello tutto, la preghiera collettiva è potentissima davanti al Signore. Ricordatevi, però, che si può fare una preghiera insieme anche lontani 100.000 km. La vicinanza è nel cuore di DIO, non nel contatto dei gomiti. Anzi, anche a contatto di gomiti, perché noi non disprezziamo le realtà concrete, visibili e materiali. Ma attenti a non esagerare. Chi volesse dire solitudine soltanto sbaglia, ma chi dice solo appiccicamento di cuore sbaglia. Sbagliano l’uno e l’altro.

Enrico Medi, laureatosi insieme a Enrico Fermi, docente di Fisica all’università di Palermo e poi di Roma, Deputato dal 1946, nel 1953 rinuncia alla politica per dedicarsi interamente alla scienza e all’apostolato.

Nel 1958 viene nominato vice presidente dell’EURATOM, nel 1965 si dimette per gravi motivi di coscienza.

Nel 1966 viene nominato dalla Santa Sede membro della Consulta dei Laici per lo Stato Città del Vaticano. Muore il 26 maggio 1974.

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“Pio IX che va su su! Oh quanto è bello! Tutto luminoso!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/05/2015

Immagine mostra. "Disegnare con la luce. I fondi fotografici del13 Maggio, ricorre l’anniversario di nascita di Papa Pio IX, nato a Senigallia nelle Marche il 13 Maggio 1792. Mi piace ricordare così il Pontefice che amava definirsi un “parroco di campagna”.

In una nobile famiglia cattolica del Belgio… un bambino di circa sette anni era moribondo. La madre addoloratissima se ne stava presso il letto, aspettando l’ultimo respiro del figlio.

Era il 7 febbraio 1878 alle 5 e tre quarti pomeridiane, al tocco dell’Ave Maria. A un tratto il bambino si anima, si solleva, fissa gli occhi al cielo e stende le braccia esclamando: Mamma, che vedo! — Che cosa vedi, figlio mio? — disse la madre. — Pio IX che va su su! Oh quanto è bello! Tutto luminoso! — La signora credendo che il bambino delirasse procurava di calmarlo, ma un istante dopo il bambino esclamava di nuovo: Oh mamma, che bella cosa! La Madonna quanto è bella e sorridente! Ha una corona preziosa in mano. Ecco va incontro a Pio IX, gli pone la corona sul capo. — Dopo essere rimasto un istante a contemplare così giocondo spettacolo, il bambino volgendosi alla madre, che era rimasta sbalordita, le disse: Mamma, sono guarito. La Madonna e Pio IX mi hanno benedetto e guarito.

Il bambino era guarito difatti e pieno di vigore. La pia signora che ignorava lo stato allarmante della salute del Pontefice, fuori di sé dallo stupore, mandò un domestico all’ufficio del telegrafo per chiedere se si avessero notizie da Roma. Purtroppo fu risposto: E giunto poc’anzi un dispaccio il quale dà l’infausta notizia che il Santo Padre è spirato alle 5 e tre quarti pomeridiane.

(Dai Processi di beatificazione del Servi o di Dio Pio IX).

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Nonno, mi spieghi la Vita con la “V” maiuscola?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/01/2015

(Dalla rubrica “La fede raccontata ai ragazzi” del periodico “Credere”)

Resurrezione 01Nonno ma se Gesù è risuscitato, poi è morto una seconda volta?

Domanda intelligentissima! Nei Vangeli vediamo come Gesù abbia risuscitato dalla morte il suo carissimo amico Lazzaro. Lazzaro è ritornato alla vita, in questa vita, per qualche anno; poi però è dovuto morire di nuovo. La risurrezione invece è l’ingresso in un’altra vita, in una nuova forma di vita. Potremmo dire che Lazzaro ritorna alla vita come noi la conosciamo, la vita con la “v” minuscola, mentre Gesù entra nella Vita con la “V” maiuscola, e noi ci entreremo insieme a lui!

Nonno, io però conosco solo questa vita qui, con la “v” minuscola, io ho paura della morte! Ho paura di separarmi dai miei genitori, da te, dai miei fratelli, dal mio corpo!

Quello che dici dimostra che la paura della morte ci accomuna tutti, che non ha età, che è “il” problema con cui tutti ci dobbiamo sempre misurare. La fede deve rispondere a questa paura, altrimenti non serve davvero a niente, perché noi con gli occhi vediamo i morti scendere nella tomba, e non volare in cielo. L’altro giorno mi hai detto che a scuola avete parlato di un argomento molto interessante, l’atomo, ricordi? L’atomo è invisibile agli occhi, però c’è. Se lo bombardiamo con altre particelle invisibili a occhio nudo, i neutroni… Ricordi cosa succede?

Si crea l’energia atomica.

Esattamente. Particelle così piccole da sembrare insignificanti, se sottoposte a questo procedimento riescono a sprigionare una tale quantità di energia da poter alimentare un’intera città, illuminando migliaia e migliaia di palazzi! Ora pensa a Gesù come a questo piccolo atomo. Gesù ha parlato e operato pubblicamente soltanto per tre anni, in un’epoca in cui non c’erano radio, Tv, internet e cinema. Non ha condotto eserciti come Alessandro Magno, non ha guidato nessuna rivoluzione come Che Guevara, non ha scritto nessun libro sacro come altri profeti e fondatori di religioni. È un uomo che ha scelto come suoi testimoni un gruppo di persone semplici, con mille difetti, come ognuno di noi. Un uomo che è stato abbandonato da tutti e alla fine è rimasto solo ad afrontare la morte, e la morte di croce, la pena più atroce e infamante che i romani riservavano ai peggiori criminali. Quest’uomo agli occhi del mondo avrebbe dovuto scomparire, essere inghiottito dalle pieghe della storia, perché sembra un fallito. Ma cosa diceva Gesù di se stesso?

Resurrezione 02Che era il Figlio di Dio.

Esatto, vero Dio e vero uomo. E infatti le cose sono andate molto diversamente! Quest’uomo, in maniera umanamente inspiegabile, ha diviso in due la storia umana, tanto che il tempo si calcola in ciò che è stato prima di lui, e in ciò che viene dopo di lui. E questo non lo si è fatto per nessun condottiero, filosofo, profeta, re o imperatore. Proprio come un piccolo atomo bombardato da neutroni, Gesù crocifisso il Venerdì santo, deposto nel sepolcro e rimasto senza vita il Sabato santo, è risuscitato dalla morte la domenica di Pasqua. Noi non abbiamo visto con gli occhi questa “esplosione nucleare”, ma i suoi effetti li possiamo sperimentare a distanza di duemila anni. L’abbiamo celebrata nel Triduo pasquale e la possiamo sperimentare ogni volta nei sacramenti. Gesù si rompe come un atomo, e la sua risurrezione travolge la nostra vita biologica, la nostra vita con la “v” minuscola”, per portarci nella Vita con la “V” maiuscola. Quando un bimbo o un adulto ricevono il Battesimo, è Gesù stesso che battezza con acqua e Spirito Santo, unendo la creatura a sé. Quando facciamo la Comunione, in gioco c’ è questa potenza che si diffonde dalla morte e dalla risurrezione di Gesù. Quando un sacerdote, o il tuo stesso papà, che è battezzato, ti dà una benedizione nel nome di Gesù, tu puoi fidarti e credere che in quel gesto c’ è la stessa potenza di Dio che agisce ancora oggi, nella tua storia e nella tua vita.

Testo di Padre Maurizio Botta, don Andrea Lonardo, Alessandro Franchi, Ufficio catechistico della Diocesi di Roma

[Fonte: “Credere, la gioia della fede”, Anno I, N. 2 Aprile 2013, pag. 58 e 59]

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