FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

Archive for the ‘Fioretti di santi’ Category

“Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/01/2017

san_pio_01San Pio da Pietrelcina, un santo che ci offre la sfida del soprannaturale vissuto con un’umiltà rara. Di seguito due episodi della sua vita che molto insegnano sull’universo invisibile che ci riguarda molto più di quanto immaginiamo.

Questo episodio venne raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio. “Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all’altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l’altare fosse fra Leone, poiché era l’ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico: “Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l’altare”.

Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde”: “Non sono fra Leone”, “e chi sei?”, chiedo io. “Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato. L’ubbidienza mi dette l’incarico di tenere pulito e ordinato l’altare maggiore durante l’anno di prova. Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all’altare senza riverire il Santissimo conservato nel tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Mi raccomando…”

“Io credendo di essere generoso verso quell’anima sofferente, esclamai: “Vi starai fino a domattina alla Messa conventuale”. Quell’anima urlò: “Crudele! Poi cacciò un grido e sparì”.

Quel grido lamento mi produsse una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell’anima immediatamente in Paradiso, la condannai a rimanere un’altra notte nelle fiamme del Purgatorio”. (Fonte: https://www.padrepio.catholicwebservices.com/Apparizioni.htm)

san_pio_01Lo stesso Padre Pio, confessava nelle sue lettere al suo direttore spirituale, alcune esperienze: Lettera a Padre Agostino del 7 aprile 1913:

“Mio carissimo Padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti.

La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi.

Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote.

Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: “Macellai!” E rivolto a me disse: “Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell’agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza.
L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ahimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero lì per lì per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate…

Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale… “Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo”.

(San Pio da Pietrelcina: Epistolario I° (1910-1922) a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni – Edizioni “Padre Pio da Pietrelcina” Convento S.Maria delle Grazie San Giovanni Rotondo – FG)

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“Questo non è tutto, le resta ancora qualcosa da dire”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/08/2015

Ars01Il 4 Agosto la Chiesa ricorda San Giovanni Maria Vianney, noto anche col nome di Curato d’Ars, patrono dei sacerdoti.

Patrono dei parroci, visse il suo sacerdozio in modo eccellente, ringraziando ogni giorno Dio per quel dono immeritato e “immeritabile”.

Nella sua parrocchia si attivò con ogni sforzo per far diventare tutti i fedeli degli adoratori eucaristici. L’Eucaristia era il centro della sua esistenza. Davanti a Gesù sacramentato trascorreva le ore libere, quando non glielo impedivano gli obblighi pastorali, specialmente le confessioni.

Un sacerdote abbandonato a Dio e benedetto da grazie speciali. A lui affidiamo i sacerdoti – e i parroci di cui è patrono – per cui oggi preghiamo in modo speciale.

Di seguito, un aneddoto tra i tanti del santo francese.

[Il santo Curato d’Ars] per una grazia speciale di Dio conosceva i segreti dei cuori, in particolare nei momenti della confessione. Vediamo alcuni casi concreti.

Vi sono numerosi esempi di peccatori ai quali il santo curato disse dopo la confessione: Non mi ha detto tutto, lei non mi ha detto quel tal peccato. Non ha confessato di aver ingannato fino ad oggi tutti i suoi confessori, di essere stato in tal luogo con tale persona, di avere commesso quella tale ingiustizia… Altre volte diceva semplicemente: “Questo non è tutto, le resta ancora qualcosa da dire”.

Ars02E non passava giorno senza che egli, riconoscendo tra la folla qualche peccatore particolarmente bisognoso, gli facesse segno di avvicinarsi o andasse a prenderlo per mano e lo portasse in confessionale. Le principali conversioni avvenute ad Ars erano frutto di queste chiamate dirette.

Nel 1853, un gruppo di pellegrini e si dirige ad Ars. Tra di essi c’è un anziano che ci va per curiosità. Quando tutti vanno in chiesa, lui dice agli altri che va a prenotare il pranzo. Dopo un po’ si reca in chiesa e, in quel momento, esce dal confessionale il santo curato e lo chiama da lontano. Tutti gli dicono: Sta chiamando lei. E lui, un po’ incredulo, si avvicina; padre Vianney gli stringe la mano e gli chiede:

Da molto tempo non si confessa?
Da trent’anni.
Rifletta bene, da 33.
-Ha ragione, signor curato.
-Allora, subito a confessarsi.
L’anziano si confessò e provò una felicità incredibile.
Spiegava: “La confessione è durata 20 minuti e mi ha trasformato”.

Ars03Un altro caso. Verso il 1840, un uomo chiamato Rochette andò con sua moglie e il figlio malato a chiedere al santo la guarigione del bambino. La donna si confessò e fece la comunione. Don Vianney uscì dal confessionale, cercò
l’uomo e lo chiamò. Il signor Rochette gli disse che non desiderava confessarsi e il curato gli chiese:
-È molto tempo che non si confessa?
-Circa 10 anni.
Ce ne aggiunga un po’ di più.
-12 anni.
-Sì, dal giubileo del 1826 (14 anni).
-È così, a furia di cercare si trova.

[Fonte: Vita e aneddoti del Curato d’Ars, P. Ángel Peña O. A. R. Edizioni Villadiseriane, pag. 70]

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Due malvagi tentatori

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/05/2015

immagine-san-filippo-neriUn aneddoto su San Filippo Neri che molto insegna su come tenere testa a chi provoca un credente… con forza ma con testimonianza e amore.

A Filippo, oramai più che ventenne, s’avvicinarono un giorno, su una via solitaria, due sconosciuti col pretesto d’intavolare un discorso.

Il santo giovane non capì, in un primo tempo, le loro cattive intenzioni e li stava ad ascoltare.

Essi incominciarono con qualche moina, poi tra una parola e l’altra, passarono a scherzi poco belli.

Allora Filippo, con gesto risoluto ed energico: – Non permetto questo – esclamò – in nessun modo!

I due operatori allibirono e rimasero muti fissandolo in volto, ma protervi nel male, invece di essere conquisi dal suo coraggio e dal suo candore, ripresero sfacciatamente a tentarlo.

Filippo oppose ai due dissoluti una più energica ripulsa.

Il viso imporporato di casto rossore, con santo sdegno rimproverò la loro perfidia, meravigliandoli colla sua franchezza ed energia.

Era il momento della grazia. Mutando tono, parlò loro di Dio, della sua bontà e del regno promesso ai mondi di cuore.

Ah, la parola dei santi! Quei tristi, cambiato atteggiamento, lo ascoltarono con profondo rispetto e chiesero scusa per lo scandalo dato.

(Fonte: S. Filippo Neri, Aneddotico, Oreste Cerri, Ed. Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, pagg. 36 e 38)

Di seguito condivido alcune massime e giaculatorie di San Filippo Neri, da ripetere e vivere…

  • Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto pei poltroni.
  • La tristezza di solito ha origine nella superbia.
  • L’uomo che non fa orazione è un animale senza ragione.
  • Figliuoli, state allegri, state allegri. Voglio che non facciate peccati, ma che siate allegri.
  • Il nemico della nostra salute di nessuna cosa più si contrista, e nessuna cosa cerca più impedire che l’orazione.
  • Figliuoli, umiliate la mente, assoggettate il giudizio.
  • La confessione frequente de’ peccati è cagione di gran bene all’anima nostra.
  • Chi fa bene a Roma fa bene al mondo!

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NOVENA ALLA DIVINA MISERICORDIA – QUINTO GIORNO

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/04/2015

“Oggi conduciMi le anime degli eretici e degli scismatici ed immer­gile nel mare della Mia Misericordia. Nella Mia amara Passione Mi hanno lacerato le carni ed il cuore, cioè la Mia Chiesa. Quando ritorne­ranno all’unità della Chiesa, si rimargineranno le Mie ferite ed in questo modo allevieranno la Mia Passione”.

Anche per coloro che stracciarono la veste della Tua unità, sgorga dal Tuo Cuore una fonte di pietà.

L’Onnipotenza della Tua Misericordia, o Dio. Può ritrarre dall’errore anche queste anime.
Misericordiosissimo Gesù, che sei la bontà stessa, Tu non rifiuti la luce a coloro che Te la chiedono; accogli nella dimora del Tuo pieto­sissimo Cuore le anime degli eretici e le anime degli scismatici; attirali con la Tua luce all’unità della Chiesa e non lasciarli partire dalla dimora del Tuo pietosissimo Cuore, ma fa’ che anch’essi glorifichino la generosità della Tua Misericordia.

Suor Faustina Kowalska

Suor Faustina Kowalska

Eterno Padre, guarda con gli occhi della Tua Misericordia alle anime degli eretici e degli scismatici, che hanno dissipato i Tuoi beni ed hanno abusato delle Tue grazie, perdurando ostinatamente nei loro errori. Non badare ai loro errori, ma all’amore del Figlio Tuo ed alla Sua amara Passione, che ha preso su di Sé per loro, poiché anche loro sono racchiusi nel pietosissimo Cuore di Gesù. Fa’ che anche essi lodino la Tua grande Misericordia per i secoli dei secoli. Amen.
(Si reciti la Coroncina alla Divina Misericordia)

La recita della Coroncina deve essere così composta:

Si usa la Corona del Rosario.

+ Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la Tua Volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci del male. Amen

Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te, Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte. Amen

Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Sui (5) grani maggiori del rosario si dice:

Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore Nostro, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo.

Sui (50) grani minori del rosario si dice:

Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

Alla fine si dice per tre volte:

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.

Alla fine si dice:

O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in te!

+ Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

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Giovannino Bosco e il giocoliere spocchioso

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/06/2014

Saltimbanco01

Fra le più conosciute vicende che videro protagonista don Bosco, si ricorda quella della sfida tra il giovane Giovannino Bosco, studente, e un giocoliere prepotente ed egocentrico, che a Chieri si esibiva e si definiva imbattibile.

Si esibiva proprio al pomeriggio della domenica quando nella chiesa dei Gesuiti si tenevano lezioni di dottrina cristiana, distraendo così la gente che era intenzionata e portarsi in chiesa.

Giovanni Bosco, infastidito da tutto questo, volle sfidarlo. Se avesse vinto le prove, il giocoliere avrebbe spostato l’orario del suo spettacolo.

La prima prova consisteva in una corsa lungo il viale cittadino. Si diede inizio alla sfida e Giovanni superò l’avversario, incitato dalla folla che si era nel frattempo portata sul posto.

La seconda consisteva nel far saltare un bastone su alcuni punti del corpo, senza farlo cadere. Ancora una volta il nostro studente sconfisse il giocoliere.

Anche la sfida di saltare un fosso, più largo possibile, fu accolta da Giovanni senza nessun timore. Il giocoliere pensava di aver già vinto, ma con grande rammarico perse, perché il nostro Giovanni, ancora con grande furbizia, afferrò un bastone e durante il salto lo appoggiò nel centro del fosso, riuscendo così a darsi un’ulteriore spinta e superare abbondantemente la sponda opposta.

Una nuova posta, la più impegnativa, era quella di salire su di un olmo, più in alto possibile. Bosco, agile come uno scoiattolo, non aveva dubbi sulla vittoria e accettò la scommessa di una notevole somma.

Saltimbanco02Il saltimbanco, sicurissimo della vittoria, salì sull’albero, sino a piagare la cima e considerò che più in alto l’avversario non sarebbe potuto salire, altrimenti si sarebbe rotta la cima e sarebbe precipitato nel vuoto.

Quando fu la volta di Bosco, anch’egli raggiunse la cima, ma poi si capovolse e innalzò più in alto le gambe, oltre la punta della cima, superando così, con l’astuzia e la capacità atletica, l’avversario.

A questo punto, all’umiliazione subita, subentrò nell’animo dello sfidante la disperazione per aver perso tutti i soldi, cento lire. Ma Giovanni non volle rovinare l’avversario e si accontentò di una buona merenda offerta dal saltimbanco a lui e ai suoi amici.

Così tutto finì bene e in amicizia davanti a un pasto e a un bel bicchiere di vino.

(Tratto da “La Voce”, n. 1 “La pagina dei ragazzi”, di Di Sergio Todeschini)

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DIECI segreti di San Giovanni Paolo II…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/04/2014

GPII_01La preghiera

Joaquin Navarro-Valls, direttore della sala stampa del Vaticano, racconta: Qualche anno fa avevo un appuntamento di lavoro con Papa Woytila. Il suo segretario mi dice che stava pregando nella sua cappella privata e che sarebbe stato avvisato del mio arrivo. Sono entrato anch’io nella cappella e ho aspettato in silenzio. Sono passati circa quaranta minuti senza che Giovanni Paolo II si muovesse. Poi quando all’improvviso si è reso conto che ero arrivato, ha esclamato: “Mi scusi, non mi sono accorto che il tempo passava!”. Ed era la stessa cosa tutti i giorni: la preghiera era una parte determinante della sua vita. (I fioretti di Giovanni Paolo II si Padre Daniel Ange, Elledici, pag 105)

Prudente come i serpenti e semplice come le colombe… (Mt 10,16)

Una volta riceve a colazione alcuni vescovi luterani provenienti dalla Svezia e dalla Norvegia. Questi gli chiedono: “Santo Padre, questo pranzo con lei può essere considerato un segno che il Papa riconosce il valore della nostra ordinazione?”. Replica immediata: “Questo pranzo coi vescovi luterani alla mia tavola può essere considerato come un segno che i vescovi luterani riconoscono la mia elezione a Papa?” (Op. cit. pag 93)

Amore per i poveri

Il 2 Luglio 1980 si trova a Rio de Janeiro per la prima volta. Durante una visita in una favela dove vivono migliaia di poveri, si sfila l’anello che porta al dito, dono di Paolo VI in occasione della sua nomina a Cardinale, e lo regala alla Chiesa locale. (Op. cit. pag 80)

GPII_02Ironia e buon umore

Nell’Angelus del 21 Novembre 1993, Giovanni Paolo II, per rispondere alle speculazioni della stampa sul “declino del pontificato”, quando una lussazione alla spalla destra lo obbliga a impartire la benedizione con la mano sinistra, esclama: “Vi saluta il papa CADUTO ma non SCADUTO!” (Op. cit. pag. 68)

A Mons. Jean-Pierre Cattenoz, Vescovo di Avignone di recente nomina, che lo aveva invitato a visitare la sua diocesi, raccomanda: “Però non mi trattenga come l’ultima volta!”. L’allusione è al soggiorno forzato del papa ad Avignone nel XIV secolo. (Op. cit. pag. 54)

Una grande memoria in un grande cuore

Durante un’udienza, un suo collaboratore ddi stupisce di vedere il Papa fermarsi davanti a una coppia e chiedere: “Dove sono Chiara e Francesco?”. Effettivamente essi hanno due bambini con quei nomi; il Papa li aveva incontrati tutti ei quattro insieme, una sola volta, l’anno prima a Castel Gandolfo. (Op. Cit, pag 49)

Umanità

Una famiglia amica è invitata a trascorrere qualche giorno a Castel Gandolfo. Una sera i genitori, con grande meraviglia trovano accanto ai loro bambini il Papa in pigiama. Li aveva sentiti piangere disperatamente e si era precipitato dalla sua camera raggiungendoli prima dei genitori. (Op. cit. pag. 43)

GPII_03Fedeltà alla preghiera

Il giorno dopo l’attentato, al risveglio dall’anestesia durata molte ore per la lunga operazione questa è la prima domanda rivolta a Mons. Dziwisz: “Abbiamo recitato Compieta?”. (Op. cit. pag. 116)

Contemplazione

“Per tutta la vita mi sono convinto dell’importanza primordiale della preghiera e soprattutto della preghiera contemplativa, in ogni attività connessa alla mia vocazione” (Op. cit. pag. 115)

Il coraggio della verità

“La lotta fra il regno dello spirito maligno e il Regno di Dio è entrata in una nuova fase, la fase finale. Questa lotta continua nella nostra epoca e si sviluppa contemporaneamente allo svilupparsi della storia dell’umanità, nei popoli, nelle nazioni” (Agli universitari di Milano, marzo 1981).

Amore per la Chiesa Cattolica e sereno, ironico disincanto verso lo Stato del Vaticano

Un giorno riceve un asino in dono. Se ne parla a tavola: cosa farne? Metterlo nel giardino del Vaticano? Fargli una piccola casa? Dice il Santo Padre: “No, no, Di asini al Vaticano ce ne sono già troppi!” (Op. cit. pag. 57)

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“Pensate che gli angeli siano lenti come gli aeroplani?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/05/2013

PadrePioeangelodiGuidoReniPadre Pio cercava sempre di inculcare nei suoi figli spirituali l’amore verso gli angeli custodi che, fin dalla nascita, illuminano, custodiscono e governano la creatura umana.

Dall’angelo custode riceveva spesso preziosi servigi. A lui affidava poi numerosi incarichi che riguardavano il suo ministero sacerdotale. Per aiutare, in caso id bisogno, i suoi figli spirituali lontani, mandava sempre l’angelo custode.

Un giorno, l’inglese Cecil Humpherey-Smith, noto figlio spirituale di Padre Pio, mentre era in Italia ebbe un incidente d’auto e fu ferito gravemente. Un amico, vedendolo in pessime condizioni, andò all’ufficio postale e inviò un telegramma a Padre Pio chiedendo preghiere per Cecil. Quando consegnò il telegramma allo sportello, il postino gli diede un altro telegramma a lui indirizzato, proveniente da San Giovanni Rotondo. Con esso Pare Pio assicurava le sue preghiere per la guarigione di Cecil Humpherey-Smith.

Padre Pio AngelinoPassò qualche mese prima che Cecil potesse viaggiare. Appena fu guarito, con l’amico si recò a San Giovanni Rotondo per ringraqziare Padre Pio.

Giunti al convento, incontrarono il venerato pare, lo ringraziarono per le sue preghiere e, al fine i soddisfare la loro curiosità, chiesero a Pare Pio come fosse venuto a conoscenza dell’incidente e come avesse fatto a inviare loro così rapidamente, il suo telegramma di assicurazione.

Padre Pio con un largo sorriso sulle labbra disse: “Pensate che gli angeli siano lenti come gli aeroplani?

[Fonte: “…ma gli angeli esistono davvero?”, Ed. Medjugorje Torino, 1994, pag. 19]

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Confessione sincera

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/04/2013

[Fioretti di San Filippo Neri]

Da molto tempo un giovane taceva per vergogna, in confessione, alcuni dei suoi peccati. Un giorno, angustiato più del solito dal rimorso per tante confessioni sacrileghe che aveva fatto, decise di recarsi da Padre Filippo (San Filippo Neri, n.d.r.).

divine-mercy-confession

Il santo, appena lo vide, gli andò incontro con le braccia aperte e, fissandolo negli occhi con sguardo compassionevole, e dopo aver scrutato fino al fondo quell’anima, incominciò a piangere.

Il giovane fu talmente commosso dalle lacrime del santo che non seppe trattenere egli pure il pianto. Filippo, stringendosi dolcemente al petto il capo del penitente, lo accompagnò in chiesa e pregò lungamente insieme con lui.

Quando lo trovò ben disposto per una sincera confessione, lo invitò al confessionale, ammonendolo di non lasciarsi vincere dal demonio a tacere i peccati. Il giovane, pentito, si accusò di tutte le sue colpe ed anche di quei peccati che nelle precedenti confessioni aveva taciuto.

Filippo, con amabile sorriso gli disse, prima di congedarsi da lui: “Figliuolo, io sapevo ad uno ad uno i tuoi peccati. Adesso vedo che hai mutato faccia e sei di buona cera”.

[Tratto da “San Filippo Neri, Aneddotico, Ed. Il Villaggio del Fanciulli di Vergiate, 1939]

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La gallina e la maldicenza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/03/2013

…un bel fioretto di San Filippo Neri dedicato a tutti noi ma soprattutto alla categoria dei giornalisti….;o)

Gallina00C’era tra le penitenti del santo, una donna assai dedita alla maldicenza, che non riusciva ad emendarsi da questa pessima abitudine.

Padre Filippo più volte l’ammonì severamente del male che causava al prossimo con la sua cattiva lingua, ma visto che era vana ogni parola, decise di venire a una correzione di fatto.

Un giorno, dopo averla ascoltata al confessionale, le domandò: “Cadete spesso in questo difetto?”. “Spessissimo padre! Vi sono così abituata che neppure me ne accorgo”, rispose la penitente.

Dinanzi a sì franca accusa, l’esperto direttore d’anime capì che l’abitudine era ormai inveterata e che quindi bisognava ricorrere a qualche penitenza grave, tale da farle comprendere i tremendi effetti del peccato di cui si accusava.

gallina01“Figliuola mia” – continuò – “il vostro errore è grande, ma la misericordia di Dio è ancora più grande. Ora voglio farvi toccare con mano tutto il male che avete fatto e che andate facendo con la vostra maldicenza. Ecco dunque cosa dovete fare: il primo giorno di mercato comprerete una gallina morta, ma che abbia le penne…”

“Padre” – interruppe la penitente – “Ma che c’entra la gallina con la penitenza che mi dovete dare?”

“Statemi ad ascoltare che non ho ancora finito” – soggiunse il padre – “Dunque, con la gallina in mano, girerete per le vie della città togliendole per strada, poco per volta le piume. Dopo che l’avrete spennata per bene, verrete qui da me, e vi dirò quel che dovrete fare”.

La penitente ubbidì puntualmente alle prescrizioni del confessore e poi andò da lui.

“Ora” – se disse il santo – “che avete fatta quell’operazione, tornerete per quelle stesse vie dove siete passata, e raccoglierete ad una ad una tutte le piume della gallina che avete spennato, senza lasciarne attorno nessuna.”

gallina02“Ma, padre mio, mi chiedete una cosa impossibile!… Soffiava tanto vento che chissà dove avrà trasportato tutte quelle piume!”

“Lo so anch’io” – disse il santo – “ma con questo volevo farvi conoscere che le vostre maldicenze assomigliano a quelle piume. Si, anche le vostre parole velenose sono state trasportate dappertutto; andate ora a ripigliarle se ne siete capace! Com’è possibile che voi possiate riparare a tanto male che avete causato al prossimo con la vostra lingua?”

Che bella lezione per i maldicenti e di diffamatori.

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“Badi a non cadere!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/03/2013

“Lasciate che un po’ di amore di Dio trovi un posticino nei loro cuori e poi…”

moda-gorgieraFra coloro che andavano ad ascoltare i sermoni di San Filippo Neri si notava un giovane ben vestito che faceva sfoggio della sua eleganza e vanità.

Pur praticando con molto profitto gli esercizi dell’oratorio, egli non sapeva staccarsi dalla sua affettata foggia di vestire che lo rendeva quasi ridicolo.

Al santo sembrò prudente fingere, per qualche tempo, di non essersene neppure accorto. Lo trattava quindi con molta cordialità e spesso si intratteneva a discorrere con lui.

Finalmente, trovandosi col giovane: “Vedi” – gli disse accarezzandolo paternamente – “ti farei volentieri più spesso carezze ma questo colletto così duro e ruvido mi raschia le mani”.

Il giovane capì la lezione e il giorno dopo si presentò all’oratorio senza colletto alla spagnola e con un abito più sobrio.

Una nobile donna domandava una volta al santo se fosse peccato portare le scarpe coi tacchi alti… (c’eraScarpe-da-donna-vintage anche nel cinquecento!…).

Ed egli sorridendo: “Badi a non cadere!”.

L’arguta risposta del santo fece effetto; la Signora trovò più comodo portare scarpe coi tacchi bassi.

La tattica di Filippo era di usare in un primo tempo con le anime molta larghezza senza imporre loro una firma severa di vita cristiana, persuaso che, una volta incamminate alle pratiche religiose, dovevano esse stesse accorgersi della leggerezza dei loro costumi.

Per questo dava come suggerimento ai suoi discepoli: “Non abbiate fretta nel c0nvertire le anime e nel migliorare i loro costumi: lasciate che un po’ di amor di Dio trovi un posticino nei loro cuori e allora potrete abbandonarle a loro stesse”.

[Tratto da “San Filippo Neri, Aneddotico, Ed. Il Villaggio del Fanciulli di Vergiate, 1939]

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