FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Fioretti di santi’ Category

Fioretti dei Santi – Una madre per l’orfanello…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/10/2012

Madre Teresa di Calcutta raccontò un giorno il seguente episodio:

“Un giorno scoprii che un piccino aveva perduto tutta la sua vivacità e tutto il suo appetito perché sua madre era morta. C’era una suora che le somigliava. Il bambino recuperava l’allegria e il gusto di mangiare solo quando era al suo fianco. Glielo affidai, esonerando la suora dalle altre incombenze per alcuni giorni. E’ stato così che il povero orfanello ha potuto salvarsi”.

“Possiamo talora constatare come torni l’allegria nella vita dei più miserabili quando essi si rendono conto che molti tra di noi si preoccupano di loro mostrando loro il proprio amore. Perfino la loro salute migliora, quando sono infermi”

[Fonte: Il sorriso dei poveri, di José Luis Gonzàlez-Balado, Città Nuova, 20003, pag. 78]

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Fioretti dei Santi – Un cardinale ritardatario…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/10/2012

Santuario della Mentorella

Quante volte, quando Giovanni Paolo II era ancora vescovo o anche cardinale, quando passava a Roma, ha sostato tutta la notte in preghiera al santuario della Mentorella, a quaranta chilometri dalla capitale, ai piedi del Guadagnolo, un monte alto 1218 metri che spesso scalava il mattino.

Cardinal Karol Wojtyla

Fu lì appunto, che fece una passeggiata il giorno del suo arrivo a Roma nell’Ottobre del 1978 prima di andarsi a chiudere nel conclave. Poco mancò che questa passeggiata gli precludesse l’entrata. Infatti nel pomeriggio di quel 14 Ottobre, terminata la visita al santuario, si era messo a conversare con i pastori del posto e non si era accorto che si era fatto tardi. D’un tratto il sole tramontò e l’ultimo bus gli passò davanti.

Pare che sia dovuto rientrare a Roma in autostop per arrivare appena in tempo per il conclave, dove si presentò per ultimo… Una volta chiuse le porte, l’ingresso non è più consentito a nessuno, neppure ai cardinali.

[Fonte: I fioretti di Papa Giovanni Paolo II, Padre Daniel Ange, Elledici]

…E’ proprio il caso di dire beati gli ultimi…

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Abbiate un po’ di pazienza – Fioretti di San Filippo Neri

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/08/2012

<<Da qualche tempo si presentava all’oratorio un giovinastro scapestrato, certo Tommaso Arena, calabrese. Questi, invece di ascoltare i sermoni, si faceva beffe degli oratori e di coloro che vi partecipavano. Si metteva in fondo alla sala per canzonare or questo or quello; mentre gli altri pregavano, egli fischiava e sghignazzava peggio d’un bifolco. Tutti ne erano stanchi e si lamentavano fortemente.

– Padre, non possiamo più sopportare questo “fior di canaglia” – dissero un giorno alcuni discepoli al santo – ci vuole un atto energico.

Abbiate un po’ di pazienza e vedrete – rispondeva Filippo.

Il disgraziato continuò ancora per diverso tempo a disturbare e a mettere a prova la pazienza di quanti frequentavano l’oratorio.

Quando però si avvide che nessuno più badava alle sue provocazioni, incominciò a stancarsi della sua condotta da piazzaiuolo. Attratto a poco a poco dalle dolci maniere del santo, mutò atteggiamento. La dolce e umile pazienza di Filippo aveva vinto!

L’Arena, spinto dal rimorso, chiese perdono a Filippo per lo scandalo dato con la sua condotta e si affidò alla direzione di lui. Contento del nuovo acquisto per l’oratorio, il santo diceva a coloro che nel passato si erano lagnati:

– Non avevo io forse ragione di invitarvi a portare pazienza? Ecco come vanno a finire certi scherzi! Venne per deriderci ed è rimasto preda della grazia.>>

E’ un po’ quello che è accaduto a me andando a Medjugorje, ma questa è un’altra storia…

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Don Bosco e il segreto della felicità – Fioretti dei santi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2012

«Ricordo come fece una volta don Bosco per guadagnare un tale che, da qualche tempo, non era più come avrebbe dovuto essere. Un dì lo incontrò e gli disse: “Ho ricevuto una tua lettera, e ti sottoscrivi: infelice! Oh! Perché?”.

“Che vuole? Non sono contento di me stesso. Vorrei essere buono, ma trovo tante difficoltà…”.

“Vuoi proprio guarire? Fa’ così. Tu da molte sere non mi vieni più a salutare, stai da te, ed il demonio ti viene a tenere compagnia. Se tu mi ascolti farai così: cominciando da questa sera mi verrai a salutare, ed io non mancherò di dirti ciò che fa per la tua anima”.

“Lo farò, don Bosco!”.

“E io ti assicuro che non sarai più infelice”.

Mi diceva quello stesso amico che, andando a salutarlo alla sera, si sentì tanto commmosso che gli disse: “Desidero confessarmi!”.

“E quando?”.

“Domani mattina!”.

E non sarebbe meglio ancora stasera?”.

“Non le sarà di disturbo?”.

“Vieni, vieni!”.

E quella sera stessa si riconciliò con il Signore e rimise l’anima sul buon sentiero.

Lo stesso giovane mi confidava che in quello stesso mese, forse in principio, don Bosco aveva fatto un sogno e aveva veduto lui con gli occhi bendati andare a capo fitto verso un precipizio.

“Cercai di fermarti – gli disse – ma tu non mi hai dato retta. Mi davi anzi dei calci per tenermi lontano”.

Se ora sono sulla buona strada – conchiudeva – se non me ne sono più allontanato, lo devo a quella pratica di avvicinarlo sovente. Oh, quelle parole nell’orecchio!”» (Tratto da G. B. Francesia, Don Bosco delle anime, pag. 104).

Quante volte evitiamo di andare a confessarci o semplicemente a parlare con quel sacerdote per timore di disturbarlo o di distoglierlo dal suo lavoro. Quel disturbo è il suo lavoro, e se ne troviamo di troppo indaffarati per ascoltarci, non arrendiamoci facendo l’errore di pensare che siano tutti così ma chiediamo – con fede –  al Signore, di farci trovare un suo ministro più accogliente. Ve ne sono tanti grazie a Dio, un esercito, una foresta di alberi che cresce santamente ma che fa molto meno rumore di qualche albero marcio che cade ogni tanto.

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San Filippo Neri porta l’amore di Dio negli ospedali – Fioretti dei Santi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/07/2012

Sospinto dalla carità di Cristo, come San Paolo, Filippo si dedicava alle opere che la carità suggerisce.

Ed eccolo negli ospedali di Roma, vincendo il naturale ribrezzo, andare, angelo consolatore dei miseri, lasciati dalle tristi condizioni ospedaliere del tempo, in completo abbandono.

Li assisteva amorevolmente prestando loro ogni sorta di servizio: ne rifaceva il letto, metteva ordina intorno a loro, spazzava la sala perché stessero puliti. Ma soprattutto, al capezzale degli ammalati, egli era non solo l’infermiere e l’amico, ma il medico dello spirito.

Parlava di Dio e della speranza del cielo con tanta fede che tutti si sentivano confortati. Mostrava di soffrire con loro, come un dolce padre. E se qualcuno era moribondo, egli si inginocchiava vicino al suo letto e pregava il Signore per la salvezza di quell’anima. I medici stessi erano meravigliati da tanta carità.

 L’esempio di Filippo spinse molti ad imitarlo. Cominciarono a seguirlo negli ospedali alcuni laici, poi si unirono a questi dei sacerdoti e anche dei nobili. Il santo, accompagnato da preti e laici, vestito di una bianca tonaca, si prodigava nelle opere più umili, approfittando poi del successo anche per abituare i suoi discepoli alla mortificazione.

Così alla scuola della sua carità si moltiplicavano gli esempi e le anime progredivano nella perfezione.

(Tratto: Oreste Cerri, S. Filippo Neri, aneddotico, Ed. Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, 1939, pag. 81)

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Invito alla modestia – Fioretti di San Filippo Neri

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/06/2012

«Un chierico romano, certo Marcello Ferro, faceva sfoggio della sua vanità indossando, invece dell’abito talare, vestiti secolareschi e molto eleganti.

Chiesa della Minerva – Roma

Incontratosi un giorno con un ragazzo di sua conoscenza, questi gli parlò di Padre Filippo e della sua bontà.

Desideroso di vedere il santo, il Ferro seguì l’amico alla chiesa della Minerva dove questi spesso si recava coi suoi discepoli, e lo trovò inginocchiato davanti all’altare del Santissimo Sacramento, che pregava.

Fu tanto commosso al solo vederlo che, coprendosi il volto, piangeva come un bambino. Aspettò che uscisse e si presentò a lui. Il Santo gli fece festosa accoglienza e gli disse: “Vieni a San Girolamo!”.

Marcello non mancò all’invito e dopo aver lungamente conversato con lui, si confessò.

Filippo l’ascoltò con dolcezza e, prima di congedarlo, gli sussurrò all’orecchio: “Figliuolo, non resistere allo Spirito Santo: Dio ti vuole salvo!”

Bastarono queste parole perché il chierico, vergognandosi della sua vanità, deponesse ogni vestito mondano e abbracciasse, per l’avvenire, una vita seria e pia. » [Tratto da: Oreste Cerri, San Filippo Neri, Aneddotico, Edizione Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, 1939]

Ospedale “Sandro Pertini” – Roma

A chi ama Dio servono poche parole. Come non pensare a mia madre Ida, classe 1943; era una figlia degli anni Sessanta convertitasi da adulta ma in maniera forte. Il suo titolo di studio era la quinta elementare,  ma aveva un modo tutto suo di custodire la SantaEucaristiache portava ai malati dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, che portò alla conversione decine di persone, senza bisogno di grandi parole.

Portava Gesù, mia madre Ida, con rispetto innamorato, ascoltava le persone che visitava senza giudizio, le cercava anche dopo che venivano dimesse. Al solo vederla portare Gesù, a tanta gente veniva voglia ci cominciare a conoscerlo. Il giorno del suo funerale (nacque al cielo il 23 Aprile 2004), la chiesa era stracolma, come nei funerali dei giovani. Colma di tanta gente che conoscevo e di una folla di cui ignoravo l’esistenza, la folla di chi, semplicemente guardandola, aveva incontrato Gesù, il risorto che è passato per la Croce.

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Tutto a Tutti – Fioretti di San Filippo Neri

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/06/2012

La cameretta del santo era sempre aperta, non solo di giorno ma anche di notte.

Era un continuo andare e venire di gente che si recava da lui, chi per chiedere consiglio, chi per avere conforto e chi per sgravare il peso della propria coscienza agitata.

Egli si teneva a disposizione di tutti, e tutti trattava con amabile bontà, s’interessava dello stato spirituale di ognuno, infervorando al bene e alla virtù.

Talvolta erano anime semplici che si figuravano il male laddove non c’era, oppure giovani che domandavano lumi circa la loro vocazione.

E Filippo non si sbagliava: poche sua parole dissipavano tanti dubbi e quelle anime partivano da lui sicure di se stesse e con tale gioia nel cuore che dicevano, come riferisce Marzio Altieri: “La camera di Padre Filippo è un Paradiso!”

Una volta Francesco Zazzera, data la grande affluenza di visitatori, chiuse la porta della stanza perché il santo avesse un po’ di riposo, questi con accento severo lo rimproverò: “Non ti ho forse detto e ripetuto che non voglio avere né ora né tempo che sia mia?

“Ma Padre”, rispose Zazzera: “Voi non riposate neanche un minuto!…” – “In Paradiso”, soggiunse Filippo, “troveremo riposo; in Paradiso!”.

[Tratto da: Oreste Cerri, San Filippo Neri, Aneddotico, Edizione Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, 1939]

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La pazienza è la virtù dei forti, e i santi lo sono più di tutti – Fioretti di San Filippo Neri

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/06/2012

Nella Chiesa di San Girolamo della Carità, dove officiava Padre Filippo, erano stati assunti, in qualità di sacrestani, due ex religiosi che non erano stinchi di santo.

Il medico Teccosi, amministratore della confraternita, aveva loro affidato la cura della Sacrestia, perché vedeva di malocchio l’opera che Filippo veniva svolgendo con l’aiuto dello zelante sacerdote Bonsignore Cacciaguerra.

Dall’astio i due sfratati  passarono ben presto alla persecuzione; dalle beffe e dalle calunnie agli atti ostili.

Chiesa di San Girolamo della Carità

Quando scendeva in sacrestia, sbattendogli la porta in faccia, gli impedivano di entrare; quando doveva celebrarela Messa, gli presentavano paramenti sudici e laceri; gli nascondevano il calice o il messale; altre volte, quando era già all’altare, lo facevano ritornare, con un pretesto qualsiasi, in sacrestia, oppure gli sottraevano la chiave del tabernacolo in modo che non potesse comunicare i fedeli. Dinanzi a tutte le sgarberie dei due scaccini, il santo mostrava una calma imperturbabile.

Mai, forse, la sua pazienza fu messa a più dura prova, tuttavia egli, con lunghi sospiri esclamava: “Signore! Dammi pazienza, molta pazienza!”

Ai due malintenzionati s’aggiungeva sempre il Teccosi, il quale, con insinuazioni malevole, cercava di mettere il santo in cattiva luce.

Quello che più amareggiava il cuore di Filippo era il vedere come molti dei suoi penitenti, a cagione di tali dicerie, disertavano la mensa eucaristica e il confessionale.

Ma la carità paziente del santo ebbe anche qui completa vittoria.

Interno della chiesa di San Girolamo della Carità

Il Teccosi, riconoscendo alfine il suo torto si gettò un giorno ai piedi di padre Filippo, chiedendo perdono. Il santo lo ebbe, d’allora in poi, fra i suoi più cari amici.

Morendo, quegli lasciò in eredità a Filippo un legato e degli oggetti personali. Il santo accettò solamente, come ricordo, un orologio che ancora si conserva fra i suoi preziosi cimeli.

Uno dei suoi ex frati, pentitosi egli pure del male fatto e stanco della sua vita disordinata, ritornò, aiutato da Filippo, in religione; l’altro, pur rimanendo nel secolo, ottenuto il perdono del santo, condusse una vita esemplare.

[Tratto da Oreste Cerri, S. Filippo Neri, Aneddotico, Edizione Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, pag. 60]

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Sarai… Sarai… Sarai… – Fioretti di San Filippo Neri

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/06/2012

Il giovane Francesco Zazzera, studiava il diritto. Di bell’aspetto, di grande impegno e di modi gentili, s’era attirata la simpatia di molti amici.

Lusingato dalle sue qualità e dall’ottima riuscita che faceva negli studi, pieno d’ambizione, sognava una brillante carriera.

Avendo sentito parlare per caso di Padre Filippo, andò ad ascoltare a San Girolamo della Carità una sua predica, terminata la quale volle fare conoscenza col santo.

Questi appena lo vide, stringendolo affettuosamente gli disse:

– Mio buon giovanotto, come ti chiami?

– Francesco Zazzera.

– E che cosa fai?

– Sono studente in giurisprudenza.

– Caro Francesco, tu sei fortunato… Beato te! Adesso studi… Poi sarai Dottore in Legge… Bravo! Poi comincerai a guadagnare quattrini… Poi sarai qualche cosa… Un grande uomo d’affari. Mi guarderai dall’alto in basso… Sarai… Sarai… Sarai… Beato te, Francesco!… Beato te!…

Il giovane studente ascoltava con viva compiacenza le parole del santo, pensando che parlasse sul serio. Sorrideva per il lieto pronostico che Filippo faceva sul suo splendido avvenire, essendo questo il sogno che egli da molti anni accarezzava.

Ma il santo, continuando il suo discorso gli mormorava in un orecchio:

– Sarai… Sarai… Sarai… – e facendosi serio, con accento compassionevole aggiunse:

– E poi?…

Il giovane, che non si aspettava questa conclusione, capì ciò a cui voleva alludere e rimase molto impressionato da quelle parole.

Tornato a casa, per tutta la notte non poté prendere sonno, sentendosi sempre risuonare all’orecchio le parole di Filippo:

Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri

– Sarai… Sarai… Sarai… E poi?… E poi?… E poi?

Ritornò il giorno seguente dal santo per chiedere a lui consiglio, essendo venuto nella determinazione di abbandonare la carriera di avvocato e di dedicarsi a Dio. Filippo fu lieto d’incamminarlo alla vita ecclesiastica.

Vestì più tardi l’abito talare ed entrò a far parte dei discepoli del Santo nella Congregazione dell’Oratorio.

[Tratto da S. Filippo Neri, aneddotico, di Oreste Cerri, Ed. Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, 1939 – pagg.56, 57]

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RICEVE LO SPIRITO SANTO – La PENTECOSTE di San Filippo Neri

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/05/2012

Roma – Catacombe di San Sebastiano

La sera della vigilia, Filippo, com’era sua consuetudine, era sceso nei sotterranei delle catacombe di San Sebastiano per pregare su quegli avelli imporporati del sangue glorioso dei primi martiri.

Egli vi godeva misteriose bellezze sconosciute agli occhi profani del mondo. Nei loro cunicoli, in mezzo all’oscurità profonda, in quel silenzio arcano, egli si sentiva ardere d’amor di Dio e meditava il mirabile prodigio della Pentecoste.

Ad un tratto il suo cuore fu invaso di grande gioia ed una luce vivissima illuminò la sua persona. Il santo alzò lo sguardo e vide scendere dall’alto un globo di fuoco che posatosi sulla sua bocca, gli penetrava poi nel petto, producendo in lui effetti mirabili.

Il suo cuore, in contatto con quella vivissima fiamma, si dilatò improvvisamente. Non potendo più il petto contenerlo, per la violenza, s’inarcarono due costole che si sollevarono fino a spezzarsi.

Ebbe come un forte tremore, un sussulto per tutte le membra e, fuori di sé dalla gioia, strinse fortemente le mani sopra il cuore che sentiva bruciare e battere con veemenza.

Un vivo palpito d’amore divampava in quel momento dentro di lui, inondando il suo animo di tanta soavità che, delirante dalla gioia, esclamò: “Basta, o Signore, non più, non più!”

Lo Spirito Santo era sceso nel cuore di Filippo, dilatandolo miracolosamente, sicché si era ripetuta su di lui la stessa scena degli apostoli.

Era l’epilogo d’un poema divino! Il bacio ardente del Paracleto con la grande anima di Filippo, come suggello della sua santità”. [Tratto da S. Filippo Neri, Aneddotico, a cura di Oreste Cerri. Ed. Il Villaggio del Fanciullo di Vergiate, 1939]

L’aspetto più bello di questo ‘fioretto’ di San Filippo Neri sta nel fatto che il santo ha cercato lo Spirito Santo, creando un’occasione di intimità con Lui. E Dio, che non delude mai chi lo cerca, si è lasciato trovare.

 Noi cerchiamo lo Spirito Santo? Troviamo un luogo, un orario, un tempo da dedicare esclusivamente a Dio? Proviamoci…

“Mi feci ricercare da chi non mi interrogava,
mi feci trovare da chi non mi cercava.
Dissi: «Eccomi, eccomi»
a gente che non invocava il mio nome”
(Isaia 65,1)

Dio si lascia trovare da chi non lo cerca… Quanto più e quanto più intensamente si farà trovare da chi gli dedica un tempo e un luogo, ma soprattutto gli apre il cuore?

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