FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Archive for the ‘Preghiera’ Category

«Coraggio. Se l’economia deve girare, a maggior ragione deve girare la fede.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/02/2020

Ci sta qualche misura di sicurezza, via il segno della pace, via l’acquasantiera. Va benissimo. Sono comunque “orpelli”. Ma sospendere la Messa per una minaccia che per ora non è oggettivamente gravissima, è un oscuro segno dei tempi.
Tenendo conto peraltro che in alcune aree del mondo andare a Messa significa rischiare ogni volta di essere uccisi, oppure percorrere chilometri a piedi con ogni condizione meteorologica.
Citando Sant’Agostino, un angelo conta tutti passi che queste persone mettono l’uno dopo l’altro per andare in chiesa. E qui da noi, mentre le chiese vengono chiuse per paura, I CENTRI COMMERCIALI RESTANO APERTI.
Allora, se neanche noi cristiani crediamo che la Messa sia importante ALMENO (sic!) quanto l’economia che «deve girare» (comandamento del capitalismo terminale), allora cosa resta della nostra fede?
Fosse la peste, non scriverei questo post. Ma la Messa non fu sospesa neppure durante l’epidemia di colera nella Torino di don Bosco.
Se i cristiani, appena un po’ più degli altri non mostrano meno ansia davanti alla morte, non sono forse il sale che ha perduto il suo sapore?
Coraggio. Se l’economia deve girare, a maggior ragione deve girare la fede. Con le giuste precauzioni, certo, ma senza panico.
«Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla Terra?».
N.B. L’aumento delle distribuzioni della Comunione sulla mano (che è un indulto e non un’alternativa, come pochi sanno) aumenta il rischio di profanazioni e furti, perciò VIGILARE.
(Dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova, col suo gentile permesso)
La mia esperienza personale nella malattia mi ha insegnato che il miglior atteggiamento da tenere in casi come questi che stiamo vivendo in questo periodo, sia quello proposto dalla Sacra Scrittura. Dove potremmo trovare luce migliore se non lì?
«Figlio, non avvilirti nella malattia,
ma prega il Signore ed egli ti guarirà.

Purìficati, lavati le mani;
monda il cuore da ogni peccato.

Offri incenso e un memoriale di fior di farina
e sacrifici pingui secondo le tue possibilità.

Fà poi passare il medico
– il Signore ha creato anche lui –
non stia lontano da te, poiché ne hai bisogno.

Ci sono casi in cui il successo è nelle loro mani.»

(Sir 38)
La traduzione letterale ebraica dell’ultimo versetto suona più o meno così: “Pecca di fronte al Creatore chi fa il forte davanti al medico.”
La Parola di Dio, che compone scienza e fede, natura e grazia, ci insegna a rispettare e a seguire il medico e la preghiera, affidandoci a lui per quando umanamente possibile e a Dio per quello che non lo è.
Chiediamo a Dio di vincere tutte le nostre paure e gli eventuali comportamenti che da queste potrebbero scaturire, e – perché no? – dopo aver usato serenamente tutte le giuste precauzioni, di proteggerci dal contagio.

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Affetti da lamentosi cronica…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/07/2019

Ricevuto da una cara sorella, condivido con gioia!

«A volte ci si mette in un angolo, si guarda la realtà, si guardano gli altri dall’esterno senza sentirsi implicati. Si vede tutto ciò che non va, che si identifica spesso soltanto con ciò che non corrisponde ai propri desideri, alle proprie aspettative.

E sorge la critica deresponsabilizzata nella quale una sola cosa è certa: che comunque ciò che “gli altri” fanno non va bene. Non è detto che la critica sia necessariamente errata, a volte coglie nel segno; ciò che è profondamente errato è porsi quali spettatori che giudicano e condannano senza sporcarsi le mani.

“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto” (v. 17): non si entra nella danza della vita quotidiana accordando il passo su quello del vicino; non si condivide il dolore di chi soffre o piange il proprio peccato, non ci si fa carico di “ciò che non va”

È una reazione di insoddisfazione profonda a priori, ben diversa da quel riconoscimento della mancanza che segna ogni vita, di quello scarto tra la realtà e i desideri e i sogni buoni che ci spingono a camminare, a cercare, a impegnarci in vista del Regno. Il non voler entrare nella danza della vita rende incapaci anche di gioire di ciò che vi è di bello e di buono, in un capriccioso rifiuto che, alla fin fine, altro non è se non un alibi per non rispondere alla chiamata di Gesù a seguirlo ora, in questo mondo, dentro questa storia ferita e lacerata dal peccato.

Gesù non ha avuto paura di lasciarsi giudicare “mangione e beone, amico di pubblicani e peccatori” (v. 19); di molti di costoro è stato amico a tal punto che hanno lasciato tutto per seguirlo e condividere il suo cammino. Si pensi a Levi Matteo, redattore di questo passo evangelico.

Gesù non ha avuto paura di contaminarsi con donne impure e malati di lebbra. Ha seminato il grano buono del vangelo, semi di compassione, di bontà, di misericordia; sapeva che nel campo accanto al grano cresce anche la zizzania (cf. Mt 13,24-30), sapeva che la sua fedeltà all’amore fino alla fine l’avrebbe condotto alla croce, ma questo non gli ha impedito di gioire, di godere dell’amicizia di Lazzaro, Marta, Maria e tanti altri, di vivere pasti a tavola nella condivisione, in uno spirito di ascolto e rispetto reciproco che anticipavano quell’ultimo pasto prima della sua passione e morte.

Gesù ha posto dei segni forti, potenti (in greco: dynámeis): molti non hanno voluto riconoscerli. Gesù pone dei segni forti, potenti, ora in questa nostra realtà a volte così povera, in queste nostre storie collettive e personali ferite e distorte, ma non vogliamo riconoscerli. Affetti da lamentosi cronica diventiamo incapaci di gioire dei segni del Regno che già ora possono rallegrare le nostre vite.

E Gesù paragona le città in cui ha operato molti dei suoi segni a città pagane, a Tiro e Sidone, o addirittura a Sodoma, la città inospitale per eccellenza (cf. Gen 18,17-19,29). Non accada anche a noi di non saper ospitare quei momenti belli e buoni che ci aiutano a danzare nell’amore la danza della vita.»

sorella Lisa

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«Leggi il mio cuore…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/05/2019

Supplica a Santa Rita.

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«Il silenzio è dovunque, è presente dovunque, se lo si accoglie e lo si sa custodire.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/05/2019

In un bel video, la vita dei fratelli certosini, moderni “guardiani del silenzio”, presenza profetica in questi tempi chiassosi in cui tutto sembra predisposto per scappare dal silenzio, quel silenzio in cui la voce di Dio sussurra al cuore di ogni uomo.

«E’ una vita di preghiera, tutto è a servizio della preghiera.

(…) Qui è molto più facile raccogliersi, restare in silenzio – e subito si sente la presenza di Dio, più o meno secondo i carismi.

(…) Il silenzio è dovunque, è presente dovunque, se lo si accoglie e lo si sa custodire.»

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«Come posso essere certo di trovarmi alla presenza di Dio?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/03/2019

«Un giorno un monaco chiese al suo abate, da tutti considerato un uomo di grande santità: “Come posso essere certo di trovarmi alla presenza di Dio?”.

L’abate rispose: “Hai tanto controllo su di essa quanto è il potere che hai di far sorgere il sole”.

Esasperato, il giovane esclamò: “Ma allora a cosa servono tutti i nostri esercizi spirituali e le nostre preghiere?”

“Queste cose servono per essere certi di essere svegli quando il sole sorge.”»

(Dai Detti dei Padri del deserto)

Da questo capisco che sì, dobbiamo cercare tempi e spazi per la preghiera, e dobbiamo custodirli come la cosa più preziosa, ma una volta lì, possiamo solo stare in silenzio e cercare l’incontro con l’Onnipotente.

Mi viene in mente il mio vecchio direttore spirituale che mi raccontava di un vecchio che ogni giorno passava ore in chiesa davanti al Santissimo Sacramento senza fare niente di speciale.

Quando gli chiedevano cosa facesse tutte quelle ore lì lui rispondeva candidamente: “Niente, io guardo Lui e Lui guarda me.”

In ogni chiesa abbiamo la grazia di avere questo “Sole che sorge”, quanto ne approfittiamo?

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YouTube e lodi mattutine

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/02/2019

Che bello! Finalmente un bel servizio che consentisse anche a chi corre tutto il giorno nel traffico di una metropoli perennemente ingolfata, di pregare insieme alla Chiesa, un servizio utile a molte anime, ma YouTube ha deciso che viola i termini e le condizioni della piattaforma perché i suoi gestori ritengono che i video pubblicati non apportino nulla di originale.
La celebre piattaforma video ha perciò deciso di demonetizzare il canale. Da oggi pertanto non sarà più possibile pubblicare gratuitamente la liturgia delle ore, patrimonio prezioso e millenario della Chiesa Cattolica, in parte condiviso anche dai nostri fratelli ebrei, perché gli algoritmi di YouTube hano decretato che tali video non attirerebbero eventuali inserzionisti.
Per chi come me vorrà ancora pregare insieme a questi fratelli di buona volontà, è stato da essi predisposto un sito https://www.lalucedicristo.it/, un’altra piattaforma, in cui continueranno a pubblicare i video con i seguenti orari:

– Preghiera del mattino: 4:00,
– Vangelo del giorno: 7:00,
– Meditazione: 9:00,
– Vespri: 15:15,
– Compieta: 19:00.
YouTube demonetizza e noi preghiamo qui: https://www.lalucedicristo.it/
Il sito non provvede a notificare le nuove pubblicazioni per cui sarà necessario cliccare di volta in volta.
Chiediamo ai nostri angeli custodi di ricordarcelo 😉

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Invece di utilizzare creme, preghiamo!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/02/2019

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Facciamo Tabernacolo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/01/2019

Si sta in silenzio… Perché possiamo renderci conto che si può stare con gli altri al di là delle parole.

Facciamo Tabernacolo… Stiamo in silenzio l’uno di fronte all’altro… Ci si ferma e si va all’essenziale, al di là di quello che abbiamo fatto, percependo le nostre anime…

Lasciare che l’altro mi raggiunga…

 

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Lodi mattutine e non solo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/11/2018

La preghiera è un bisogno che fa oramai parte di me, ma da sempre, a causa della frenesia della vita di un padre di famiglia che ha mille impegni, mi riesce tanto difficile pregare con costanza la Liturgia delle Ore, che amo ma che non riesco quasi mai a rispettare.

E’ la preghiera ufficiale della Chiesa, la preghiera che – anche quando sono da solo – c’è sempre in qualunque parte del mondo, una persona o una comunità che sta pregando quei salmi ispirati. Questo pensiero è una delle poche cose che dà sollievo al mio senso di solitudine che mi importuna da quando ero bambino, ma forse non è solo il pensiero, è una comunione che, salmo dopo salmo, diventa sempre più forte e reale.

Tuttavia nonostante questo desiderio e questo bisogno, continuo a lottare con gli orari, le corse quotidiane e la mia cattiva volontà, e passano spesso settimane (che talvolta, ahimè, diventano mesi) prima che riprenda in mano il volume dell’Ufficio Divino.

Tre giorni fa, gironzolando per YouTube, mi sono imbattuto in un video in cui una paciosa voce maschile con un gradevole accento del nord, pregava cadenzando le parole con semplicità, la liturgia delle ore di quella mattina, proprio quella di quel momento.

Ho dato una ditata sulla freccetta e ho cominciato a ripetere parola per parola insieme al lettore.

Nel traffico ingolfato della Capitale, il mio spirito spettinato, stranito, assonnato, parola dopo parola, salmo dopo salmo, si rasserenava e mi sono ritrovato di fronte al bar dove ogni giorno prendo un caffè prima del lavoro, senza nemmeno accorgermene e con una serenità che al mattino fatico – di solito – a recuperare.

Come non condividere qui sul blog un servizio così utile e prezioso?

Ecco, ad esempio, le lodi di questa mattina, Sant’Andrea Apostolo.

Provate, ne varrà la pena, sono sempre aggiornati.

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Gli effetti della preghiera secondo la scienza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/11/2018

Un’interessante intervista di Sveva Sagramola al neurologo Piero Barbanti.

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