FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI ai giovani, Loreto 2007

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“Facciamo di noi stessi un cuore attento a tutti”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/07/2016

Jacques_Hamel_02Padre Jacques Hamel, martire cristiano, crudelmente assassinato in odium fidei, il 26 luglio 2016 nella sua chiesa di Saint Etienne Du Rouvray a Rouen, Francia.

Solo pochi giorni fa, nel giornalino parrocchiale scriveva alcune righe tanto semplici quanto vere per vivere le vacanze in maniera davvero significativa.

Rispondiamo all’odio con l’Amore, quello con la A maiuscola, che viene da Dio. Leggiamo e rileggiamo questa parole semplici e sante di Padre Jacques e viviamole, come unico, vero, e rivoluzionario smacco all’odio che sta imperversando nel mondo in questi ultimi tempi.

Ma lasciamo la parola a questo santo ordinario dei giorni nostri…

«La primavera è stata piuttosto fresca. Se stiamo un po’ giù di morale, pazienza, l’estate finirà con l’arrivare, e con essa le vacanze.

Le vacanze sono un tempo per prendere le distanze dalle nostre occupazioni abituali. Ma non sono una semplice parentesi; sono un tempo di relax, ma anche di ritorno alle origini, di incontri, di condivisione, di convivialità.

Un tempo di ritorno alle origini: qualcuno si prenderà qualche giorno per un ritiro o un pellegrinaggio. Altri rileggeranno il Vangelo, soli o insieme ad altri, come una Parola che fa vivere l’oggi.

Altri potranno ritrovarsi nel grande libro della creazione ammirando paesaggi così differenti e talmente magnifici che ci elevano e che ci parlano di Dio.

Possiamo sentire, in quei momenti, l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, a farne, proprio là dove viviamo, un mondo più caloroso, più umano, più fraterno.

Un tempo di incontro, col prossimo, con gli amici: un momento per prenderci del tempo da vivere qualcosa insieme. Un momento per essere attento all’altro, chiunque esso sia.

Un tempo di condivisione: condivisione della nostra amicizia, della nostra gioia. Condivisione del nostro sostegno ai bambini, mostrando loro che sono importanti per noi.

Jacques_Hamel_01Un tempo che sia anche tempo di preghiera, attenti a quello che accade nel nostro mondo in quel momento. Preghiamo per coloro che ne hanno più bisogno, per la pace, per un vivere insieme migliore.

Questo sarà ancora l’anno della misericordia. Facciamo di noi stessi un cuore attento alle belle cose, a tutti, soprattutto a coloro che rischiano di sentirsi un po’ più soli.

Che le vacanze ci permettano di fare il pieno di gioia, d’amicizia e di ritorno alle origini. Allora potremo, meglio attrezzati, riprendere insieme il cammino.

Buone vacanze a tutti!»

Père Jacques Hamel, Juin 2016

Tradotto dall’originale francese: http://www.lavie.fr/actualite/documents/ce-que-le-pere-jacques-hamel-ecrivait-en-juin-dernier-dans-la-lettre-paroissiale-26-07-2016-75077_496.php)

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“Mia madre si sente orgogliosa di aver difeso la vita.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/11/2015

Pe_Antonio_02

Padre Antonio Vélez Alfar aveva il volto rigato dalle lacrime mentre ripeteva queste parole. Perché sono parole che lo facevano viaggiare nel tempo e, più precisamente, alla drammatica storia di sua madre che qualche anno prima gli aveva raccontato di essere stato concepito in uno stupro.

Una donna di fede.

Il sacerdote colombiano, parroco nella provincia di Chubut (Argentina), ha deciso di testimoniare la sua storia in seguito a una sentenza della Suprema Corte di Giustizia argentina che ha dichiarato l’aborto non punibile in questi casi.

“Mia madre” – ha raccontato il sacerdote – “era una donna di fede, devota e praticante. Diceva che, nonostante le terribili circostanze, portava nel suo grembo il miracolo di una nuova vita, una vita che Dio le aveva dato e che, per le sue convinzioni, non poteva abortire. E che se Dio aveva permesso tutto ciò, doveva avere un senso”

Stuprata dai colleghi.

La madre di Padre Antonio venne stuprata a ventisette anni da vari colleghi di lavoro, che le tesero una trappola durante una festa, la drogarono e abusarono di lei ripetutamente.

Nel dolore di non sapere chi fosse il padre del bambino, la donna venne obbligata dalla sua famiglia a sposare un vedovo che, dopo il matrimonoi cominciò a maltrattarla continuamente.

Essendo impossibile separarsi in quel contesto, la donna rimase col marito e col secondo figlio, in quanto Antonio era stato mandato dai nonni.

La storia della madre.

Racconta Padre Antonio: “Un giorno, siccome mia nonna mi diceva sempre di chiamare mio padre nonno, le chiesi come potesse essere che fosse al contempo mio padre e mio nonno.

Pe_Antonio_01Questo portò a una riunione con mia madre, che mi raccontò ciò che era successo. Mi disse che molti le dicevano di abortire; altri le suggerivano addirittura di vendermi, o di darmi in adozione, e c’era anche gente interessata a me. Fu molto duro per me sapere ciò, non avevo che dieci anni.

Perché proprio a me?

Un giorno Antonio si volle sfogare con Dio. “Andai in chiesa a protestare con Dio: ma perché questo è capitato proprio a me? E mentre gridavo, un sacerdote si avvicinò e mi disse che stavo facendo la domanda sbagliata: ‘Non chiedere perché ma per quale ragione’ (1). Proprio in tutta quella situazione, il Signore mi stava chiamando per fare grandi cose.”.

Sarai uno strumento del Signore.

Questo sacerdote disse al giovane Antonio che Dio scrive diritto sulle righe storte, e che sarebbe stato uno strumento del Signore. Poi gli lesse il passo di Geremia in cui Dio lo chiama ma lui resiste e il Signore gli dice: ‘Non ti preoccupare, farò tutto per te’.

“Quella conversazione mi segnò profondamente e quel sacerdote fu come un padre per me.” Dopo di ciò Antonio divenne catechista, per arrivare alla scelta del seminario, per servire il Signore come sacerdote.

(1) N.d.t. – In portoghese c’è un gioco di parole intraducibile: “Não pergunte porquê, mas para quê” che significa per l’appunto: non chiedere perché ma per quale ragione.

(Tradotto dal portoghese dall’originale pubblicato su: http://pt.aleteia.org/)

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“È un sacerdote secondo il cuore di Dio”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/11/2015

Candido_01
La storia di Padre Candido Amantini, un Santo Esorcista

Padre Candido Amantini nacque a Bagnalo, frazione del comune di Santa Fiora in provincia di Grosseto il 31 gennaio 1914 da Giovanni Battista e Diolinda Fratini. Il padre era fabbro e in più gestiva una rivendita di sale e tabacchi. Fu battezzato il 7 febbraio, gli fu imposto il nome di Eraldo Ulisse Mauro e ricevette la cresima l’8 settembre 1920.

Visse la prima infanzia al suo paese natale dove frequentò la scuola elementare con ottimo profitto. Frequentò anche la scuola di musica e suonava nella banda del paese. Serviva nella parrocchia come chierichetto. Eraldo conosce i Passionisti durante una missione da loro predicata a Bagnolo. A dodici anni, terminate le scuole elementari, il 26 ottobre 1926 entra nel seminario minore dei Passionisti a Nettuno, vicino Roma. Vi resterà tre anni fino al 1929 frequentando la scuola media. Il 9 ottobre 1929 nel Ritiro S. Giuseppe, sul Monte Argentario, inizia l’anno di noviziato. Era maestro dei novizi il Servo di Dio P. Nazareno Santolini. Il 23 dello stesso mese ricevette l’abito religioso e gli fu imposto il nome di religione: confratel Candido dell’Immacolata.

Il 24 ottobre 1930 emette la professione dei voti temporanei. Fu trasferito nel convento di Tavernuzze presso Firenze per completare gli studi liceali fino al 1932. Poi passò alla comunità di Vinchiana – Ponte a Moriano (Lucca) per compiere gli studi di filosofia e teologia. Il 31 gennaio 1933 emise i voti perpetui. Nel 1936 viene a Roma, alla Scala Santa, per conseguire la licenza in Teologia presso la Pontificia Università “Angelicum”. Fu ordinato sacerdote il 13 marzo 1937. Nel 1938 frequenta il Pontificio Istituto Biblico e contemporaneamente insegna Sacra Scrittura nel seminario di Tavernuzze. Conseguì la licenza in Sacra Scrittura nel 1941. Era dotato di una grande capacità di apprendere e di un’ottima conoscenza del greco, aveva imparato l’ebraico, il tedesco e il sanscrito.

Dal 1941 al 1945 insegna ebraico e Sacra Scrittura agli studenti di Vinchiano (Lucca) e di Cura di Vetralla (Viterbo). Negli anni 1945 – 1947 ritorna a Roma, alla Scala Santa, per insegnare ai seminaristi. È un insegnate molto apprezzato e ricercato, per cui dal 1947 al 1960 viene trasferito, sempre a Roma, nel convento di SS. Giovanni e Paolo per insegnare allo studentato internazionale dei Passionisti.

Candido_02Nel maggio del 1961 la sua salute ha un crollo, a questo punto deve sospendere l’insegnamento e subire un lungo ricovero ospedaliero. Si riprenderà, ma cambierà completamente attività.

Già mentre era insegnante saltuariamente affiancava il confratello P. Alessandro Coletti, già suo alunno, che era esorcista nella diocesi di Arezzo. Il P. Candido inizia a fare i primi esorcismi sotto la guida di P. Alessandro. Inizia ad avere contatti con S. Pio da Pietralcina, il quale di lui dirà: “È un sacerdote secondo il cuore di Dio“. Dal 1961 alla morte avvenuta nel 1992, resta sempre nella comunità della Scala Santa svolgendo il ministero di esorcista. Egli univa alla profonda dottrina quei carismi di cui il Signore lo arricchì abbondantemente. Padre Candido Amantini dimostrava una particolare penetrazione nel comprendere le persone e ciò di cui avevano bisogno. Spesso con le sue proprie preghiere ed il carisma di preveggenza aiutava che ricorreva a lui anche per situazioni materiali disastrose. P. Candido veniva ricercato soprattutto come guida spirituale, la sua parola tranquilla e sicura era attesa con grande avidità.

La sua preghiera, oltre a seguire le pratiche prescritte dalla sua Congregazione, andava assai al di là. Aveva preso l’abitudine di alzarsi nel cuore della notte per recarsi in cappella e fare un’ora di adorazione eucaristica. I fedeli si accalcavano per assistere alla sua messa mattutina. Il suo amore alla Madonna era quanto mai profondo e sentito, si esprimeva soprattutto con la recita del rosario e i frequenti pellegrinaggi a Lourdes. Ne è testimonianza l’unico libro che ha scritto “Il mistero di Maria” edito da Dehoniani nel 1971.

Candido per lungo periodo fu l’unico esorcista di Roma, ricorreva un gran numero di persone che facevano la coda per essere accolte, incominciando a mettersi in fila fin dalle prime ore dell’alba.

Nel fare gli esorcismi seguiva il Rituale Romano con qualche aggiunta personale. Oltre all’acqua benedetta ungeva con l’olio dei catecumeni.

Candido_03Padre Amorth, suo discepolo, nel libro “Nuovi racconti di un Esorcista” afferma che era in grado di ricevere sino a 80 persone a mattinata: questa sua abilità era dovuta ad un carisma che il Signore gli aveva donato e che si sviluppò sempre più nel tempo, per cui gli bastava mettere la mano in testa alle persone, guardarle negli occhi o anche solo da una foto e così faceva le diagnosi prontamente e riusciva a ricevere molte persone in poche ore.

Un’altra caratteristica di P. Candido, che è rimasta impressa in quanti lo hanno frequentato: il sorriso, la serenità che manteneva anche mentre esorcizzava e la inalterabile pazienza che aveva con le folle che volevano avvicinarlo.

Nel 1986, su insistenza del Cardinale Ugo Poletti, Padre Gabriele Amorth si mise alla scuola di Padre Candido per apprendere ed esercitare il ministero dell’esorcistato. Trasmise a Padre Amorth la sua lunga esperienza e lo rese idoneo a quel delicato e difficile ministero.

Padre Candido Amantini ebbe un rapporto spirituale molto intenso con Maddalena Carini, miracolata di Lourdes, mistica e posseduta; fondatrice delle “Figlie dell’Ave Maria” di Sanremo e di diverse iniziative. Era particolarmente legato a Loreto e Lourdes, perché molti suoi malati si erano liberati in quei santuari.

Negli ultimi anni della sua vita, la salute andò sempre più peggiorando e furono necessari frequenti ricoveri ospedalieri. La notte spesso era assalito da crisi di soffocamento e oppressione al cuore. Oltre che agli assalti diabolici. Sentiva la morte ormai vicina e ne parlava con serenità. Passava lunghi momenti immerso nella preghiera e assente da tutto in completa visione estatica.

In piena coscienza ricevette gli ultimi Sacramenti dal suo confessore, Padre Benigno.

Prima di spirare fù sentito più volte lottare col demonio, dicendo: “contro di me, contro di me, prenditela con me” ebbe poi una visone della Madonna a rassicuarrlo come sempre avveniva in questi casi, poi cantava sempre più forte come un bambino alternando al gregoriano canzoncine mariane e ripetendo cantando più volte un verso del famoso canto natalizio composto dal Liguori: Tu scendi dalle stelle. “Ahi quanto ti costò l’avermi amato” ripeteva col canto, e interrogato poi sul perchè cantasse, rispondeva candidamente alla sua figlia spirituale: “perchè me lo chiedi? Non senti cantare anche tu?”

Assistito dalla sua figlia spirituale prediletta morì santamente nella sua stanza, alla Scala Santa, la notte del 22 settembre 1992.

Dopo lunga attesa il suo corpo è stato traslato dal cimitero monumentale del Verano di Roma, al Pontifico Santuario della Sacala Santa, il 21 marzo 2012 alla presenza della figlia spirituale e di Padre Gabriele Amorth. Gli fù riconosciuto il titolo di Servo di Dio.

Si è aperta ufficialmente la causa di beatificazione il 13 luglio 2012, molte grazie e miracoli si attribuiscono alla sua intercessione.

Fu chiesto a Padre Candido, nel corso di un’intervista: «Lei non si sente solo? Cosa c’è nel suo animo quando esorcizza?».

E lui rispose, con tutta naturalezza: «È come quando celebro la messa, anche se sono due cose diverse. La disposizione interiore è la stessa: sto compiendo un ministero legato non alla mia persona, ma al mio sacerdozio; legato al comando di Gesù: “cacciate i demoni”. È un’azione della Chiesa, che è Chiesa militante».

(Fonte: http://www.veniteadme.org/)

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“Sono appassionato di Cristo…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/07/2015

Padre Maurizio Botta a Beati Voi: “Beati gli afflitti”

“Io sono innamorato di Cristo, io sono appassionato di Cristo… Io quando sento le parole di Cristo… mi spacco… io voglio capire, sono ossessionato dalla sua volontà, cioè io voglio capire che cosa voleva dire quando lui diceva certe cose…”

 

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Sei felice di fare il sacerdote?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/04/2015

Ricordate l’intervista delle Iene a Padre Maurizio Botta?

Eccolo adesso alle prese con le domande dei bambini…

L’educazione è una questione di stare, di stare, di stare, di stare ore con questi bambini, e non è una questione di esperti (…) non c’è niente che può sostituire il permanere, lo stare con loro…

Sei felice di essere sacerdote?

Sacerdoti felici generano vocazioni.

Genitori appassionati (con fatica con sofferenza) ma appassionati di educare i loro figli, di essere padre e madre, genereranno una fiducia nella vita dei figli incredibile che a loro volta quando cresceranno sentiranno un desiderio anche loro di essere papà e mamma.

 

 

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Non tenere il muso!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/04/2015

Don Fabio Rosini parla del volto.

(Il filmato amatoriale è un po’ mosso ma vale la pena soprattutto ascoltare…)

Il computer se non ha le porte non comunica, è solo.

Noi per comunicare, per non essere soli abbiamo i cinque sensi, la porta verso l’esterno.

Quattro di questi sensi sono concentrati nel nostro volto.

L’amore è un volto…

Certe rabbiette, certe rabbie, stai attento a tenertele dentro, perché ti portano dove tu non sai…

Attenti ai pensieri neri! Non ci fate alleanza! Odiateli! Ti rovinano. Ti tolgono la felicità!

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Recita la preghiera: “Gesù confido in te!”, anche se non ci credi, è tanto semplice, inizia a recitarla.

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/08/2014

Dopo anni vissuti lontano dalla fede, Giancarlo Celli scopre la Divina Misericordia a adesso la diffonde http://www.divinamisericordia.onweb.it

Mi è rimasta nell’orecchio questa preghiera. Ho iniziato piano piano a recitarla, sempre di più, sempre di più, era una cosa che mi faceva compagnia nell’arco della giornata.

Vedevo che più la recitavo e più entrava dentro di me… mi sentivo veramente questa Presenza alla quale affidare tutto, tutto quello che era la mia giornata.

Era bello accorgersi veramente che con quella piccola preghiera potevi avere tanti messaggi, tanto calore dall’alto…

Questo messaggio ha cambiato la mia idea della fede. Prima pensavo a un Dio giudice distaccato, pronto a condannare, ma ho iniziato a vedere Dio come Salvatore Misericordioso. Questo è stato tanto per me, un ragazzo come tanti, uno dei più grandi peccatori.

Ho iniziato a vivere questo messaggio in maniera intima, non ne parlavo con nessuno… Anche la CORONCINA, si recita in macchina benissimo…

Questi due raggi che ti avvolgono, che ti riscaldano

Poi una notte è arrivato un sogno. Mi veniva indicato quello che dovevo fare. Andavo a Messa la domenica ma non frequentavo gruppi di preghiera. Sogno che dovevo rivolgermi alla Basilica di San Domenico Abate a don Felice, il parroco, dovevo andare da lui e parlargli di questo sogno.

Questo prete invece di dirmi che non ci stavo con la testa, mi disse: ti dò carta bianca, prepara un programma, facciamo un’adorazione eucaristica con l’invocazione della Divina Misericordia, portami il programma e partiamo.

Abbiamo iniziato con la Messa, poi cinque persone a recitare la Coroncina, ora dalla cripta siamo passati alla Basilica di San Domenico Abate, la seconda Domenica di ogni mese facciamo quest’adorazione…

Di grazie ne sono arrivate tante…

Bisogna pregare con fede, superare il limite dell’uomo perché il Signore è pronto a esaudirci di qualsiasi cosa.

Abbiamo creato un sito http://www.divinamisericordia.onweb.it con le meditazione, potete riproporle come volete…

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“Il Signore ti mette gli occhi addosso sin dall’eternità, pronuncia il tuo nome…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/02/2014

Dall’esperienza col male all’incontro con Dio alla Verna e la vocazione al sacerdozio a Medjugorje, fra Stefano Sarro si racconta

C’era una profondissima inquietudine, una profonda ricerca di senso che, essendo sempre più forte e andando sempre più lontani da Dio, da quello che Lui ci ha chiesto per una vita bella, diventava sempre più profondamente una mancanza di senso ed è diventata nel corso del tempo cinismo ma anche rabbia…

Il Signore ti mette gli occhi addosso sin dall’eternità, pronuncia il tuo nome…

L’adolescenza è voglia di vita, c’è un’esplosione dei vita e purtroppo io l’avevo incanalata nella trasgressione e anche nella rabbia esplicita contro Dio…

La Confessione e l’Eucaristia a cui ho partecipato non avevano niente di speciale (…) il Signore mi ha aperto il velo davanti agli occhi e ha riempito il mio cuore d’amore, così tanto che quasi non era possibile immaginare quanto amore potesse entrare nel mio cuore.

Signore se sei così, se è così bello come sei e se tu sei in questo modo allora ti seguo, non ha nessun senso venirti contro…

Alla Verna, ebbi il cuore toccato e l’intuizione profondissima di seguire San Francesco.

La vocazione al sacerdozio l’ho ricevuta il 4 Agosto a Medjugorje durante una Messa (…) quando c’era il Vangelo in cui Gesù aveva compassione perché le folle erano come pecore senza pastore e lì cominciai la mia ricerca…

Tutta quella sete di vita, di pienezza, quella voglia profonda di scoppiare senza finire mai, di vita e di gioia, ha una parola, un volto, anche se uno non se ne accorge e non lo sa, ed è Gesù…

Un mio amico mi disse: “A Ste’ che t’è successo? Sei sereno? Mi fai paura…”

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Un prete olimpionico!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/01/2014

Litus_Ballbe_01Il grande sogno del giocatore spagnolo di hockey Litus Ballbe era di partecipare alle olimpiadi, fino a che non è stato a Medjugorje dove ha ricevuto la chiamata a diventare sacerdote. Ora sta studiando a tal fine ma anche il suo primo sogno si è avverato: il seminario gli ha dato il permesso di giocare alle olimpiadi di Londra.

Litus Balbe racconta di un’infanzia in cui definisce la sua formazione religiosa “tradizionale e superficiale”.

Poi arriva il viaggio a Medjugorje.

Ho sempre creduto in Dio e nella Vergine Maria, ma Medjugorje è andata al di là. In quel viaggio mi sono reso conto di quanto sia importante l’esistenza di Dio e che fino ad allora, avevo sì creduto in Dio ma come se io fossi Dio.

Litus_Ballbe_02A Medjugorje realizzi che Dio è più di un ideale, che Lui è con te, che tu sei suo figlio, che Lui è lì per tutto e che tu non sei nulla. Non so come dire, ma ho cominciato a prendere tutto ciò sul serio”

Un’alleanza con Dio.

Dopo un deludente 1-1 con la squadra del Pakistan, Litus segue suo padre che stava organizzando un pellegrinaggio.

Litus_Ballbe_03“Mio padre stava leggendo un libro su Medjugorje. Mi invitò ma non ero affatto attratto dall’idea. In quell’estate del 2005 stavamo giocando la Coppa del Mondo e cominciammo il girone degli under-21 davvero male”, racconta Litus Ballbe.

“Cominciammo così male che una domenica andai a Messa proponendo a Dio un’alleanza. Gli dissi che se fossimo riusciti nella della Coppa del Mondo, io sarei andato a Medugorje con mio padre. E così fu. Non avevo mai vinto una medaglia di under-21, ed eravamo terzi. Così mi recai a Medjugorje con mio padre e mio fratello.”

Nessuna felicità a dispetto del successo.

Litus_Ballbe_04Contrariamente a molti altri, Litus Ballbe non ha un’esperienza di conversione immediata durante il suo primo viaggio a Medjugorje. Così torna alle sue vecchie abitudini, alle feste, alle donne.

“…Ma da quel viaggio, sentivo qualcosa in me che mi diceva – Litus, tu sei libero e puoi fare quello che vuoi, ma non sei felice!

Litus torna a Medjugorje nell’estate del 2006. Dopo quel pellegrinaggio comincia a vivere i messaggi di Medjugorje, frequentando i sacramenti e pregando il Rosario ogni giorno. Seguirà la sua migliore stagione nel campionato di hockey, e la migliore squadra europea gli fa un’interessante offerta di ingaggio.

wpid-m_thumbSMOAUTO_366X0.jpegIl suo sogno era stato sempre quello di giocare all’estero, ma Litus rivede i suoi piani, procrastinando la decisione di un anno, fino ai giochi olimpici di Pechino del 2008.

“In quel tempo avevo tutto. Mi sentivo pienamente appagato. E fu proprio in quel momento, sulla cresta dell’onda, che cominciai a recepire che il sottile messaggio relativo al piano di Dio su di me, era quello di diventare prete“.

Resa al terzo viaggio a Medjugorje.

Litus_Ballbe_05Qualche giorno dopo l’offerta di ingaggio da parte del club tedesco, Litus Ballbe va a Medjugorje per la terza volta.

“Mi presentai davanti al Signore dicendo – Non so cosa mi stia succedendo, non mi è mai capitato prima. Voglio giocare a carte scoperte con Te, per cui eccomi, fa’ quello che vuoi.

Quel viaggio ha provocato un cambiamento radicale nella mia vita. Ho cominciato a pregare silenziosamente, per entrare in Dio. Ho messo solo una condizione: permettimi di portare a compimento i miei sogni”.

Litus_Ballbe_06Il 30 Luglio, tornato a casa, Litus Ballbe entra in seminario ma i superiori permettono a Litus di studiare e di giocare ad Hockey. Vivere il villaggio olimpico è una grande gioia per lui.

“Una bellissima esperienza, cercando di portare più valore ai giochi, non solo vincendo ma anche crescendo nella mia vita di fede e condividendo tutto ciò con persone che vengono da ogni parte del mondo”

[Tradotto da http://www.medjugorjetoday.tv/6502/olympic-seminarian-credits-medjugorje/%5D

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“Mai una volta gli abbiamo sentito dire frasi fatte. Don Tullio si è offerto di camminare con noi”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/12/2013

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Don Tullio in una foto di qualche anno fa

Don Tullio Proserpio in ospedale, nella lotta contro la malattia, accanto ai malati e alle loro famiglie.

Un ciuffo sugli occhi neri, il sorriso dei diciassette anni. La foto di Alessandro Bianchi non rende ragione dell’energia che emana dal tavolo di don Tullio Proserpio all’Istituto nazionale dei tumori di Milano e dal sito dell’associazione per la ricerca sul cancro fondata dai genitori dopo la morte del ragazzo, a novembre 2009 (IL SOGNO DI ALE).

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Don Tullio Proserpio accoglie all’Istituto dei Tumori di Milano, Angelo Scola, Arcivescovo di Milano

Se l’assistenza spirituale ci ha aiutato? Con don Tullio è nata una vera amicizia” dice Raffaele Bianchi. “E’ entrato in punta di piedi nelle nostre vite e si è reso disponibile se volevamo parlagli. Perché nel momento in cui si varca con un figlio di quattordici anni la soglia di un reparto di oncologia pediatrica, si entra in un’altra dimensione. Mai una volta gli abbiamo sentito dire frasi fatte. Don Tullio si è offerto di camminare con noi”. Anche dopo la morte di Alessandro.

Brianzolo, laurea in architettura, quarantanove anni, viceparroco e dal 2003 cappellano in uno dei poli d’eccellenza per la lotta al cancro (21.680 ricoveri l’anno, 1.942 dipendenti). “Una volta qui, i malati, i familiari e il personale medico, mi sono messo ad approfondire che cosa avessero da dire la fede rispetto alla malattia, e quali luci in Vangelo gettasse su una diagnosi grave” dice don Proserpio.

Don_Tullio_03Per il ministero della salute sono 2.200.000 gli italiani che convivono con una diagnosi oncologica. Nei dieci anni con un altro cappellano, don Giovanni Sala, don Tullio ha imparato come il percorso terapeutico apra opportunità di apostolato:

“Non si tratta più solo di amministrare i sacramenti a chi lo chiede. Oggi la scienza riconosce che la dimensione spirituale è parte integrante del sostegno di cui la persona ha bisogno per rendere lefficace la terapia“.

L’assistenza spirituale oggi fa parte del “Progetto Giovani” nato due anni fa nell’ospedale milanese. La maggior parte dei pazienti non è credente. E il cancro provoca inevitabilmente rabbia, ribellione, paura, ricerca di senso.

“Il nostro compito” osserva don Tullio “è contribuire a mantenere la speranza. E la speranza implica una dinamica relazionale: non si spera mai da soli, si spera con gli altri e per gli altri”.

Don_Tullio_04E spiega: “Anche Gesù nel Vangelo manda i suoi a due a due. Perché da soli ci scoraggiamo molto più facilmente. Abbiamo tutti bisogno di essere accompagnati, tanto più nella malattia. Speriamo se viviamo buone relazioni: i malati aumentano la speranza nel momento in cui si sentono accompagnati, avvertono un beneficio quando qualcuno prega per loro”.

E’ il valore della preghiera di intercessione: “Ogni volta che lascio un malato, faccio presente che pregherò per lui e per i suoi cari. Nessuno, anche fra coloro che si dichiarano atei, mi ha mai detto: per me non lo faccia, non preghi per me”.

[Fonte: Manuela Borraccino, Sovvenire, IV, Dicembre 2013]

Il 21 Febbraio 2010 nasce, per volontà di familiari, amici e insegnanti di Alessandro Bianchi (morto a soli 18 anni), l’associazione IL SOGNO DI ALE, per realizzare il suo sogno, maturato durante la lunga lotta contro la malattia: sostenere finanziariamente la ricerca scientifica e le attività ricreative dei piccoli degenti all’interno dell’ospedale.

Per realizzare IL SOGNO DI ALE, fa’ un autografo!…

5xmille

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