FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Archive for the ‘Pro-life’ Category

«Noi pregavamo… Perché noi non possiamo dare agli altri quello che non abbiamo…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/09/2019

Il racconto del Prof. Giuseppe Noia, ginecologo e neonatologo al Policlinico Gemelli di Roma, del suo incontro con Madre Teresa di Calcutta.

«Mi aveva colpito la semplicità di una donna grande, che aveva ricevuto il Nobel a Stoccolma, che non aveva avuto nessuna remora di parlare di aborto a Stoccolma, e che stava al di sopra di tutte le divisioni umane.»

«Noi pregavamo… Perché noi non possiamo dare agli altri quello che non abbiamo…»

«Madre Teresa disse: credo che una persona attaccata alla ricchezza e al possesso delle cose, che vive preoccupata solo di se stessa, in realtà è molto povera. Se questa mette il suo denaro e la sua salute al servizio degli altri, allora è molto ricca.»

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«I genitori me lo hanno detto, ma poi io ho deciso di credere.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/08/2019

Ho l’onore di presentarvi Veronica Cantero Burroni, la ragazzina che ha scritto una lettera alla propria Croce. Consiglio di guardare il video fino in fondo per ascoltare questa perla preziosa.

«Sono felice perché ho imparato che la vita vale la pena di essere vissuta malgrado le difficoltà che possiamo incontrare.»

Unknown«Non sono arrabbiata perché nella scrittura ho scoperto che questa infermità non è la mia croce ma la ragione per la quale scrivo perché Dio mi ha detto: io ti do questo dono perché attraverso di esso tu possa dimostrare che si può.»

«La mia famiglia mi ha insegnato che Dio non mi abbandona mai e c’è sempre una ragione delle difficoltà che incontro nel mio cammino.»

«Ho verificato questo amore perché ho iniziato a pregare da sola, nelle preghiera gli chiedevo forza, pazienza e pace, perché per lottare ho bisogno di molta pazienza.»

«I genitori me lo hanno detto, ma poi io ho deciso di credere.»

«Tutti abbiamo la possibilità di cambiare se lo desideriamo, l’opzione esiste, però dobbiamo sceglierla.»

«Si può sempre trovare qualcosa di buono all’interno del caos.»

 

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«Lo spilungone innamorato»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/04/2019

Una scena dolcissima. Un ragazzo, alto, capelli lunghi e biondi, tiene la mano agganciata a quella della sua ragazza. Avanzano dondolandosi, quasi danzando. Scherzano, si fanno le coccole. Ogni tanto si fermano, si guardano negli occhi, si abbracciano. Poi riprendono a saltellare, a correre, a rincorrersi. A fare girotondi. C’è poco da fare, le persone innamorate fanno più bello il mondo. Guardo meglio, mi sembra di riconoscere il giovanotto. E’ lui, è proprio lui, Alberto. Il mio Alberto.

La mente allora inizia a galoppare, va indietro nel tempo. Era una mattina di primavera, bella e luminosa. Me ne stavo seduto sul sagrato di una chiesa ad aspettare un amico. Una donna che non conoscevo, passando, mi salutò con cordialità. Fece pochi passi, poi ritornò indietro: «Padre, mi scusi – disse – sento il dovere di dirle una cosa importante. Sara, la figlia di un’amica è rimasta incinta. Il fidanzato, appena saputo la notizia, ha messo le ali e non si è fatto più vedere. Sara ha deciso di abortire. Se può, cerchi di aiutarla». Annotai nome e indirizzo.

Un’ora dopo bussai alla porta di Sara. Mi presentai, ma mi accorsi che sia lei che la sua famiglia mi conoscevano già. Spiegai loro il motivo della mia visita. Rimasero meravigliati ma accettarono di parlare. Sara era distrutta. Un mare di lacrime e di amarezza. All’improvviso le era caduto il mondo addosso. Portava in grembo un figlio, suo figlio, che avrebbe potuto essere la sua gioia ma che adesso rappresentava il suo tormento. Non era facile per lei accettare quella gravidanza inaspettata. Michele, il fidanzato, aveva fatto perdere le sue tracce e lei era tanto giovane.

“Come faccio, padre? Se ci fosse anche lui sarebbe diverso, insieme avremmo affrontato i problemi, ma da sola come faccio?” Povera figlia, aveva ragione da vendere. Non è facile a 20 anni diventare mamma senza il sostegno di chi, fino al giorno prima, giurava di amarti. “Hai ragione, Sara; ricordati però che noi ci siamo e non ti abbandoneremo. Se avrai il coraggio di far nascere il bambino che porti in grembo, ti assicuro che non te ne pentirai. Fidati. La vita è troppo bella, unica, preziosa per gettarla via. Con il tempo le cose cambieranno, solo se decidi di abortire non potrai più tornare indietro”.

Sara passava da uno stato d’animo a un altro alla velocità del lampo. A momenti di ansia e depressione ne alternava altri di speranza e di fede. Mille dubbi le schiacciavano il cuore. La paura era tanta. Povera ragazza. Aveva riposto fiducia nel suo Michele, gli aveva concesso tutto, e lui, nel momento più delicato, l’aveva abbandonata. Alla delusione per l’amore perduto si aggiungeva adesso la paura di diventare una ragazza madre.

La sua mamma in un angolo piangeva. “La vita è tua, Sara. Devi decidere tu che cosa fare. Sappi che noi, qualsiasi sia la tua scelta, non ti abbandoneremo”. Che fare? Guardavo Sara con tenerezza immensa. In cuor mio pregavo. Il pensiero correva a tutte le ragazze come lei ingannate, deluse e abbandonate. Povere ragazze sulle quali cade tutto il peso della gravidanza, della maternità o la lacerante scelta di eliminare il bambino.

Sara era credente anche se con la chiesa e i sacramenti non aveva troppa confidenza. Però pregava. Si, sapeva bene che l’aborto era un delitto. Sapeva che anche suo figlio aveva il diritto di nascere. Sapeva tutto, ma era decisa a tutto. L’aborto in quelle ore le sembrava l’unica soluzione per uscire da quel labirinto in cui era finita. Sembrava proprio che lo spazio per la speranza andasse scemando. Ci incontrammo ancora.

Dopo i giorni dell’incertezza e dell’angoscia, dopo le lacrime versate e le preghiere innalzate al Signore della vita, Sara prese la sua decisione. Suo figlio sarebbe nato. “In questo mondo tanto grande ci sarà posto anche per lui”, disse.

Da quel giorno, come per incanto, divenne più serena. Alberto nacque. Ebbi la gioia di battezzarlo. Mantenemmo la promessa fatta. Gli anni iniziarono a volare. Una domenica mattina, con il giglio in mano, elegante nel suo vestitino bianco, emozionato, ricevette per la prima volta Gesù nell’Eucarestia. In seguito la sua famiglia cambiò casa e non ebbi più modo di vederlo.

L’ho incontrato l’altro giorno. Uno spilungone innamorato e felice. Luminoso e bello come quella mattina di tanti anni prima, quando, senza saperlo, la Provvidenza mi aveva dato appuntamento sul sagrato di una chiesa. Sii felice, Alberto, figlio mio. Padre Maurizio Patriciello.

(Dall’Account Facebook di padre Maurizio)

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«T’avrei voluto volere quella volta che non ti ho voluto…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/02/2019

L’attore Andrea Roncato rispondendo con coraggio alle domande di Silvia Toffanin racconta la sua vita, la popolarità, gli errori, e tra questi, il più drammatico della sua vita:

«Un figlio mi manca, – racconta Roncato – è stato il vero errore della mia vita. Quando ero molto giovane ho avuto la possibilità di diventare padre, di avere un figlio, ma feci un aborto.

Adesso sono diventato estremamente antiabortista.

Ho fatto anche un libro per questo bambino che non è mai nato che si chiama T’avrei voluto. “T’avrei voluto volere quella volta che non ti ho voluto”, è l’ultimo verso di una poesia che ho scritto e che si chiama proprio T’avrei voluto.»

Alla domanda della conduttrice – «Ti sei perdonato per questo?» – l’attore risponde:

«No, posso perdonarmi tutto ma io credo che i figli siano l’unica vera ricchezza che un uomo possa lasciare al mondo. Puoi lasciare bei film, belle poesie, soldi, quello che vuoi, ma credo che lasciare un figlio sia la cosa più bella che un uomo possa fare

Vero Andrea, i figli sono l’unica vera ricchezza che un uomo possa lasciare al mondo ma su una cosa hai torto secondo me: sull’imperdonabilità di un peccato che, pur restando gravissimo, può essere rimesso da Dio, l’unico che possa guarire le ferite sanguinanti provocate dai nostri errori, mediante la meravigliosa “invenzione” della confessione, di una confessione ben fatta.

Scrivo sperando che chi legge possa pregare per te e per chi si trova in una situazione simile, affinché il Signore ti convinca del fatto che si può davvero essere perdonati, e guariti, come il Prof. Oriente, abortista pentito.

Ringrazio Andrea Roncato per aver condiviso questa sua sofferenza che ci permette anche di ricordare il dolore di quegli uomini che hanno subìto l’aborto di un figlio, i papà silenziati a cui non si dà voce.

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«Il problema è che lo vuole morto…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/01/2019

La Dottoressa De Mari con la sua solita chiarezza e con coraggio, illustra i “progressi” statunitensi nell’ambito dei diritti umani.

Ascoltiamola attentamente e sosteniamola con la preghiera!

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«Volevo abortire, poi ho letto il suo post e ho cambiato idea.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/01/2019

Silvana De Mari è una dottoressa che difende la vita col coraggio del “politically incorrect”; in passato ho condiviso nel blog una sua testimonianza forte quanto autentica del suo percorso da medico abortista a strenuo difensore della vita dal suo inizio al suo termine naturale.

Può piacere o meno il suo modo diretto e asciutto di dire le cose come stanno, ma a me non disturba, anche perché è una delle poche persone col coraggio di farlo, impegnando tempo ed energie, mettendoci la faccia nonostante i tanti attacchi di chi la pensa come il pensiero dominante.

La seguo sui social ed è per questo che condivido con piacere un suo post che ci aiuta a capire il vero senso di ogni attivismo a difesa della vita, basta una persona…

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“Io ti sento mamma, ti sono più vicina di quanto tu possa immaginare”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/01/2019

Cara mamma,

Ormai ho 8 settimane, sono piccola e indifesa ma con te mi sento al sicuro. Sarà qualcosa d’istintivo, sarà la sicurezza che mi ispiri o quella sensazione che provi quando senti di essere nel posto giusto al momento giusto, ma io non so neanche cos’è la paura. Sono piccola e non so niente della vita, ma vorrei impararlo da te.

L’altro giorno sei andata dal medico, ti ha detto che hai un mese per decidere cosa fare, ti ha detto che ti cambierò la vita e mi ha chiamata feto. Io non so neanche cosa vuol dire questa parola. Ero convinta di essere una persona in carne ed ossa, uguale a tutti gli altri, ma ora mi rendo conto di essere considerata un peso.

Quando sei sola io più delle volte piangi, e il tuo pianto mi fa sentire molto triste, mi sento in colpa, ed un bambino così piccolo non dovrebbe preoccuparsi di queste cose. E ultimamente stai spesso sola, soprattutto da quando papà ti ha detto che non vuole saperne niente di me.

Sono ancora piccola per capire come io possa essere un problema, ma non credo che crescendo possa comprenderlo. Io ti sento mamma, ti sono più vicina di quanto tu possa immaginare, ti sento, sento tutta la tua tristezza, e vorrei aiutarti, vorrei prenderti la mano e stringerla, finché non ti sentirai più sola.

Vorrei tanto conoscerti mamma. Per il momento sento solo la tua voce, sarebbe così bella se non fosse tanto spaventata. La sera ti sento canticchiare, ti dai coraggio e nello stesso tempo infondi coraggio anche in me. Non ti conosco, mamma, ma già sento di volerti bene.

Mamma, sii una delle tante mamme europee che non si arrendono, che non hanno paura di accettare un figlio. Aiuta l’Europa a crescere contro l’aborto. Aiuta me a crescere con te, per fare un giorno, dell’Europa, un posto migliore.

Ma te lo immagini mamma? Tu mi insegnerai a camminare e a disegnare, mi farai giocare e mi starai accanto la notte quando non riuscirò ad addormentarmi.

Cara mamma, affronteremo tante cose insieme, ti farò disperare e ti farò tornare il sorriso con io mio carattere da buffona, ma sarà quando finalmente riuscirò a chiamarti “mamma” che capirai che hai fatto la cosa giusta.

Sarai felice delle nausee mattutine, delle ore di travaglio, delle pappe sparse per la cucina e dei muri imbrattati, quando finalmente ti chiamerò “mamma” e quando con quelle parola ti dirò: “Grazie! Grazie di aver scelto di amarmi!”.

[Tema di Cristina Planelli, studentessa del II Liceo Classico dell’Istituto Gesù Nazareno di Roma, tra le vincitrici del XXV concorso scolastico europeo A. S. Organizzato dal Movimento per la Vita.]

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«Dobbiamo dire agli uomini e alle donne del mondo: non disprezzate la vita!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/10/2018

Mi interpellano e mi fanno pensare le parole del Papa all’udienza generale del 10 ottobre 2018.

«Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita. La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo – leggiamo sui giornali o vediamo nei telegiornali tante cose –, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell’uomo. Questo è disprezzare la vita, cioè, in qualche modo, uccidere.

Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema.»

Provoca, mette in crisi, papa Francesco, senza mezzi termini, ma dà anche la soluzione:

«Vale la pena di accogliere ogni vita perché ogni uomo vale il sangue di Cristo stesso (cfr 1 Pt 1,18-19). Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato!

Dobbiamo dire agli uomini e alle donne del mondo: non disprezzate la vita!»

(Fonte: www.vatican.va)

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«Dentro o fuori dal corpo, il cuore di mia figlia batteva e non mi sono sentita di fermarlo»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/09/2018

Il miracolo di Vanellope, la bambina nata con il cuore fuori dal petto, che condivido con tanta gioia e con l’invito a pregare per lei e per questa famiglia coraggiosa e aperta alla vita.

I genitori rifiutarono l’aborto nonostante il parere dei medici e oggi, dopo un anno di cure e interventi, la loro piccola sta bene ed è finalmente tornata a casa. Che bello!

“Non può farcela” è la frase che Dean Wilkins, 44 anni, e Naomi Findlay, 32 hanno sentito rimbombare nella testa da quando durante un’ecografia – momento magico per ogni coppia che aspetta un figlio – i medici diagnosticarono alla loro bambina una rara condizione: la “ectopia cordis”: l’assenza della cassa toracica con il cuore di conseguenza collocato fuori dal corpo.

Il coraggio dei genitori di dire no all’aborto

E nonostante la ferma decisione dei genitori di non abortire, ipotesi più volte proposta loro dai dottori, chissà quante altre volte avranno dovuto udire quelle tre parole maledette, dure come macigni: “Non può farcela”. Ma il 22 novembre 2017 la loro piccola Vanellope Hope è nata e come ogni mamma e papà il loro cuore è scoppiato di gioia e paura.

Un intervento complesso

Un corpo così fragile come può sopravvivere? La domanda dei medici, dei parenti, degli amici. E invece la bambina si è attaccata alla vita – battagliera e coraggiosa come i suoi genitori – e beffandosi della condanna a morte già scritta e delle statistiche, ha subito un’operazione delicata e complessa un’ora dopo la sua venuta al mondo e miracolosamente ce l’ha fatta. Un evento unico! Sono infatti pochissimi i neonati in tutto il mondo che, nelle sue stesse condizioni, sono sopravvissuti. (Messaggero)

Riportare il cuore all’interno del corpo

Durante l’intervento il cuore è stato riportato all’interno del corpo e ha cominciato finalmente a battere al sicuro. Uno staff di 50 persone ha preso parte all’operazione eseguita presso il Glenfield Hospital di Leicester. Vanellope ha dovuto subire altre delicate operazioni.

In questi giorni, dopo quasi un anno, la piccola Vanellope Hope (questo il nome completo e che si chiami Speranza non è un caso) è finalmente tornata a casa.

L’amore della famiglia

La notizia è bellissima ma lo è ancora di più la testimonianza di questi genitori che hanno accolto e protetto la loro bambina fin dal concepimento senza cadere nell’inganno dell’aborto, lottando per lei con coraggio e credendo che la sua vita fosse comunque preziosa. Quando Vanellope sarà grande e conoscerà la sua storia sarà fiera di avere una mamma e un papà che l’hanno considerata un dono unico ed inestimabile.

“Dentro o fuori dal corpo, il cuore di mia figlia batteva e non mi sono sentita di fermarlo” aveva affermato Naomi (Repubblica)

Cresci sicura e libera, hai un cuore grande per amare, piccolo miracolo!

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«Non siamo qui in un caso di accanimento terapeutico»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/04/2018

La dottoressa Matilde Leonardi, neurologa, direttore del centro ricerche sul coma istituto BESTA di Milano fa chiarezza sulla situazione di Alfie.

 

«Non cambia la prognosi, ossia cosa succederà di Alfie, ma cambiano due elementi di questa vicenda:

Il primo, noi come istituto neurologico BESTA ci siamo offerti dall’inizio di poter affiancare i colleghi inglesi in uno spirito di collaborazione scientifica – perché nelle malattie difficili la scienza non ha confini – e dovrebbe essere lo stesso anche nella circolazione dei pazienti, perché parliamo di malati che cercano le migliori cure e qui non è una cura per guarire, qui si tratta di far accettare questo bambino all’interno di un ospedale, due ospedali italiani hanno già detto che sono disponibili ad accettarlo, primo tra tutti il Bambino Gesù di Roma.

Accettarlo per fare che cosa? Per guardare con una cura palliativa anche il percorso che va verso la fine, non decidendo che la fine debba essere stabilita in un momento specifico per sentenza.

Non siamo qui in un caso di accanimento terapeutico, questo va detto molto chiaramente, non siamo in accanimento terapeutico che vuol dire dare una cura sproporzionata rispetto alla condizione clinica del bambino, qui il “best interest” per l’ospedale è la morte del bambino.

Qui bisogna riflettere anche a tutti voi italiani che siete qua, rispetto a questa condizione riguardo anche a un altro punto: come genitori, se noi fossimo nella stessa situazione, non avremmo il diritto di poter dire – voglio portare il mio bambino da un’altra parte, dove morirà, ma morirà assistito in una maniera che voglio decidere io. Questa limitazione della capacità dei genitori la trovo una cosa gravissima.

Se posso aggiungere un’ultima cosa, la differenza tra sistema italiano e sistema inglese, che mi è stata chiesta più volte. Sono molto bravi, hanno fatto molte indagini diagnostiche, credo che il bambino sia stato trattato bene dai colleghi inglesi, sia dalle nurse che dai medici, il bambino non aveva piaghe da decubito e non aveva segno di lesione, ma c’è una grandissima differenza: in Italia quando c’è un caso del genere non siamo in caso di accanimento terapeutico, noi lo assisteremmo, anche fosse per vent’anni e lo assisteremmo anche se fosse di una nazionalità straniera, in Inghilterra invece hanno deciso che questo bambino dev’essere soppresso (sospeso?) per una sentenza e non per un parere medico

 

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