FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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“Vorrei solo dire a tutte quelle mamme che si trovano in difficoltà di non arrendersi mai e di chiedere, chiedere aiuto perché c’è. Io l’ho trovato”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/04/2016

Segretariato_01

Ho avuto il primo figlio molto giovane, in un’età dove tutto sembra possibile e a portata di mano e la morte è un pensiero che non ti sfiora, perché hai voglia di vivere.

Per me era dietro l’angolo. Il mio ragazzo è morto in un incidente d’auto e non avrebbe mai conosciuto suo figlio.

Dopo, ho attraversato anni bui in cui ho trovato la forza di andare avanti solo grazie a mio figlio. Per molto tempo mi è bastato solo lui, poi ho cominciato a sentire di più la solitudine, a desiderare di avere di nuovo accanto un uomo.

La mia vita è tornata a essere serena dopo aver conosciuto Davide. Anche lui, con le sue ferite ancora aperte, ci siamo aiutati e abbiamo ricominciato insieme.

Una famiglia finalmente: il mio sogno e di mio figlio. Il passato ormai era alle spalle e cercavo di fare il meglio per essere felici.

Il lavoro però era la nostra preoccupazione. Lui faceva l’operaio senza un contratto regolare, sempre con la paura che lo mandassero via. Io lavoravo ogni tanto facendo quello che capitava.

Un giorno mi accorsi di essere incinta. Non fu un “lieto evento” e non perché non desiderassi avere un figlio. Lui non voleva il bambino, perché non c’erano abbastanza soldi per mantenerlo. Temevo di perdere il mio uomo e per debolezza alla fine ho fatto l’aborto per paura di restare da sola con due figli.

Una ferita profonda, che mi ha fatto stare tanto male, e che ha permesso anche al mio compagno di capire la gravità del gesto.

Mi accorsi di aspettare un nuovo bambino. Quanto timore ho avuto nel dirglielo! Ma stavolta è stato più accogliente, felice.

La situazione certo era migliorata, perché io lavoravo in modo più regolare. Questa felicità però è durata poco. Dopo qualche settimana lui perse il lavoro.

Segretariato_02Ricordo ancora la sua espressione quando tornato a casa ha dovuto dirmelo: “E adesso che facciamo?”. Io ero rimasta senza parole, preoccupata di tutta la situazione e di quel bambino che aspettavo.

Non potevamo andare avanti solo col mio lavoro, non bastava. Lui non mi disse nulla ma tornò lo spettro dell’aborto.

Quante chiamate ad amici e conoscenti per cercare lavoro! Ma nessuna risposta sicura: “Ti faccio sapere…”, “Adesso vediamo”. E intanto a fine mese per pagare l’affitto avevamo dovuto vendere alcune cose d’oro.

Una sera poi mi ha chiesto di abortire.

Non volevo però ripetere quella brutta esperienza.

Gli chiesi ancora tempo: “Voglio cercare aiuto e se lo trovo lo teniamo vero?”. Lui acconsentì.

Ho passato la sera si internet poi ho trovato l’indirizzo e il telefono di un centro di aiuto alla maternità difficile, il Segretariato Sociale per la Vita.

Chiamai il giorno dopo e a un’operatrice spiegai che ero incinta e in difficoltà economica, ma che non volevo abortire. Mi tranquillizzò e mi disse che c’erano aiuti anche economici del Progetto Gemma, così avremmo potuto affrontare le spese per nostro figlio per 18 mesi.

Mi informarono anche di aiuti previsti dallo Stato e che avrei potuto richiedere all anascita del bambino. Mi invitarono a recarmi al centro. Accettai con grossa speranza.

Camilla grazie al loro aiuto è nata.

Vorrei solo dire a tutte quelle mamme che si trovano in difficoltà di non arrendersi mai e di chiedere, chiedere aiuto perché c’è. Io l’ho trovato.

[Fonte: rivista “Acqua&Sapone”, Novembre 2015, pag. 137, Storie di mamme]

Qua —> http://www.segretariatoperlavita.it/page/testimonianze.php più testimonianze di donne aiutate a evitare l’aborto.

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Testimonianza scioccante di un ex satanista che faceva riti satanici in cliniche abortive

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/03/2016

Una testimonianza non per spaventare ma per indurre a pregare per questa gente e per la difesa della vita.

Alla luce di recenti video sul traffico di organi e tessuti di bambini abortiti da Planned Parenthood, il “Lepanto Insitute” ha intervistato l’ex satanista Zachary King.

Zachary era un bambino normale di un quartiere americano, cresciuto in una famiglia battista. Comunciò a predicare la magia già a dieci anni, per unirsi a una setta satanica a tredici e a quindici anni aveva già infranto tutti e dieci i Comandamenti.

Dalla sua adolescenza all’età adulta tutti i suoi sforzi erano per arrivare alla categoria di sommo sacerdote della setta di cui era attivo divulgatore, anche della pratica degli aborti rituali.

Zachary sta ora scrivendo le sue esperienze in un libro intitolato “L’aborto à un sacrificio satanico”.

Zac, hai molto da raccontare, ci puoi dire come hai incontrato il satanismo?

M01 - Ora santa di riparazione alla chiesa di San Francesco d'Assisi a Oklahoma City, USA

Ora santa di riparazione alla chiesa di San Francesco d’Assisi a Oklahoma City, USA

King – Cominciò tutto con la forte curiosità di sapere se la magia fosse davvero reale. Iniziai a vedere alcuni film sui feticci e gli stregoni, a partire dal 1970.

Un giorno a scuola, avevamo un gioco chiamato “Bloody Mary”, o “I Hate You, Bloody Mary”; dovevi andare al bagno cantando questa frase un certo numero di volte, con tutte le luci spente.

La volta che facemmo questo gioco nel mio gruppo, vedemmo una faccia demoniaca allo specchio. Non ci rendevamo conto ma all’improvviso tutti fuggirono correndo e morendo di paura, eccetto io. Trovavo il tutto molto interessante.

All’epoca giocavo anche a un gioco chiamato “Dungeons and Dragons” tutti i fine settimana e io impersonavo sempre il mago o lo stregone. Mi chiedevo se potessi fare tali magie anche nella realtà e feci due feticci per guadagnare soldi.

Potrebbe essere una coincidenza, feci un rito per tre volte, solo, in bagno, di fronte al demonio e volevo vedere quello che sarebbe accaduto. Guadagnai 1000 dollari il giorno successivo. A partire da lì, mi ero convinto che la magia fosse reale.

A dodici anni un amico mi presentò un gruppo che giocava a “Dungeons and Dragons” e che credeva che la magia fosse reale. Venni a scoprire che quel gruppo era una setta satanica.

Mi piacevano i videogiochi e le serie fantascientifiche come Star Trek e Star Wars e quei ragazzi le avevano tutte. Avevano anche una piscina, un grande barbecue, ed era come un club di ragazzi e ragazze.

Sapevano come reclutare giovani, sapevano quello che piaceva fare ai ragazzi ed è stato così che mi sono lasciato coinvolgere.

Avevo circa diciotto anni quando entrai nella Chiesa Mondiale di Satana. La posizione che raggiunsi fu quella si Sommo Sacerdote, quelli che realizzano le magie. Ce ne erano pochi, una decina; il nostro compito era quello di viaggiare per il mondo inducendo le persone a fare quello che fai tu.

Adesso quando dico persone, mi riferisco a stelle del rock, del cinema, personaggi della politica, gente molto ricca… Sono innumerevoli le persone che chiedono un incantesimo e non c’è limite a quanto siano disposti a pagare per questo.

Allora eri un sommo sacerdote del satanismo. Brevemente come hai fatto a diventarlo?

King – Si dice che siano scelti da Satana. Io non so quale sia il criterio.

Io facevo magie da quando avevo dieci anni e divenni sommo sacerdote a 21 e fui membro della chiesa mondiale per circa tre anni. Ne avevo visto uno da bambino con un cappello alto, un bastone e il viso dipinto come un cadavere.

C’è un consiglio di amministrazione nella setta, loro dicono che tu sei il prescelto e di danno un libro coi doveri del sommo sacerdote.

M02 - Preghiera fuori dalla clinica abortiva di Planned Parenthood

Preghiera fuori dalla clinica abortiva di Planned Parenthood

Qual è il ruolo dell’aborto nei riti satanici e quando hai cominciato a esserne coinvolto?

King – Appena compii 14 anni i membri della setta mi dissero che dovevo essere coinvolto in un aborto. Mi dissero che ci sarebbe stata una festa con membri di solo sesso maschile tra i dodici e i quindici anni e una ragazza di diciotto anni con l’obbiettivo di rimanere incinta e di abortire al nono mese di gravidanza.

Quando me lo dissero io dissi a voce alta – forte! – ma non avevo idea di cosa fosse un aborto. In famiglia avevo sentito sussurrare la parola aborto qualche volta dai miei e per questo pensavo che fosse una parolaccia.

Quando chiesi ai membri della setta cosa fosse un aborto, quelli mi spiegarono che si trattava di un bambino nell’utero e che lo avremmo ucciso.

C’era un medico e un’imfermiera per aiutarmi perché si trattava di un procedimento medico. Chiesi: “E’ legale?”, e la risposta fu: “Si, perché è nell’utero. Fino a che il bambino è nella donna tu lo puoi uccidere”.

Forse non avrei mai accettato di uccidere un bambino fuori dal corpo della madre, ma nel corpo della madre… L’atto di uccidere qualcuno o la morte di qualcuno è il modo più efficace per realizzare il proprio maleficio.

Uccidere qualcuno è fare un’offerta a Satana e se puoi uccidere un bambino nel ventre materno, questo è il suo obbiettivo finale.

Raccontaci del primo aborto che hai fatto come rito satanico.

King – Il primo fu circa tre mesi prima di compiere quindici anni. Accadde in una fattoriaa che, sorprendentemente era più sterilizzata di molte cliniche abortive che poi avrei frequentato.

C’era un medico, una infermiera e una donna circondata da tredici tre i principali membri della setta, tutti sommi sacerdoti o sacerdotesse.

Io ero nel cerchio con la donna e il medico e tutti i membri adulti della setta erano là.

C’erano varie donne inginocchiate per terra, che si dondolavano avanti e indietro talvolta gridando – il nostro corpo ci appartiene – e di lato c’erano gli uomini tutti che cantavano e “pregavano”.

Il rituale iniziò alle 11:45 di notte, la magia a mezzanotte, considerata dai satanisti “ora delle streghe” e la morte reale del bambino alle tre del mattino, “ora del demonio”.

Il mio ruolo era quello di inserire il bisturi. Non dovevo necessariamente uccidere, l’importante era che mi sporcassi le mani col sangue, sangue della donna e del bambino. Alla fine il medico terminò il procedimento.

E’ stato probabilmente il più orrendo degli aborti a cui abbia partecipato; il medico prese il bambino, lo buttò per terra dove le donne si stavano dondolando, sembravano possedute, e quando il medico buttò il bambino, queste lo mangiarono.

A quanti rituali di aborto hai partecipato?

King – Prima di diventare un High Widard ne feci cinque, poi partecipai ad altri 141 aborti.

Hai mai fatto aborti in cliniche ad altro profilo?

King – Si, ne ho fatti circa venti in queste cliniche, ma non li ho mai contati. Sembravano delle case degli orrori, con sangue dappertutto, comprese alcune camere, sangue perfino sul soffitto.

Come ti invitavano a fare tali aborti?

King – La chiesa mondiale non è l’unica a fare questi rituali, ci sono altre organizzazioni di malefici e stregoneria come le wicca, che sono ugualmente coinvolte.

A volte vieni convocato dal direttode della clinica, altre volte da un altro amministratore oppure da un medico satanista ti invita a partecipare all’aborto che farà la sera.

So che ogni giorno alla fine del giorno, i gruppi satanici lo fanno, con una messa nera, generalmente intorno a mezzanotte, e dura dalle due alle tre ore, e offrono al demonio tutti i bimbi abortitiin quel giorno. Non importa per quale motivo le donne hanno deciso di abortire, tutti i bimbi abortiti vengono offerto a Satana in quel giorno.

Come sono i riti satanici di aborto?

King – Ci sono anche bambini che partecipani, ma generalmente non entrano nella sala in cui viene praticato l’aborto. Restano separati ma c’è una competizione su chi riesce a rimanere sveglio fino alle tre e chi ci riesce vince un premio.

Gli uomini che non fanno parte della top 13 della setta fanno malefici e cantano, e fanno malefici per proteggere gli altri da qualcuno che sta pregando.

Oltre a questo paghiamo persone per la nostra protezione, politica e sociale e per questo sappiamo di restare totalmente impuniti.

Una volta venne il prefetto della città per chiedere un maleficio; ci aveva cercato perché voleva che passasse un progetto di legge nella sua città e non ci era mai riuscito.

Era stato membro della setta per un certo tempo, aveva tentato tutte le volte vie legali per l’approvazione ma senza riuscirci, allora ci chiese di realizzare un aborto e un maleficio allo stesso tempo.

Occorreva trovare cliniche di alto profilo e lì ci sono medici o infermiere streghe o satanisti, non è difficile pertanto trovare persone disposte a partecipare a un rito satanico.

M03Dici che le cliniche di alto profilo attraggono membri dell’occultismo perché lì è più facile praticare aborti?

King – Io direi di si, è un’affermazione assolutamente veritiera. Devi sapere che ci sono molte persone che appartengono all’Organizzazione Nazionale delle Donne (NOW[Organização Nacional de Mulheres]), e molte di esse appartengono anche alla religione pagana delle Wicca e, sebbene mostrino un atteggiamento volto alla preservazione della vita, sono permissive nel “ferire” chiunque vada contro di loro in una qualche maniera, che vuol dire che autorizzano a distruggere con qualunque mezzo necessario che è, per loro, la magia.

Esse vedono la figurta femminile, la donna, come la madre Terra, o Gaia, e adorano questa figura femminile come una dea. L’aborto è un sacramento satanico, per così dire, e una clinica di aborti attrae satanisti per il sacerdozio satanico.

Hai mai sperimentato l’incapacità di portare a termine un aborto o i suoi effetti a causa di persone che pregavano fuori dalla clinica?

King – Più di una volta abbiamo avuto bambini che potevano sopravvivere all’aborto. Una volta, arrivai alla clinica e c’erano delle persone nei due lati della strada.

Da una parte persone che pregavano e protestavano contro l’aborto e dall’altra parte, gente a favore dell’aborto che gridava ogni tipo di oscenità. Quando entrai, diedi un altro sguardo alla strada, e vidi meglio alcune persone che pregavano inginocchiate.

In quel giorno, l’aborto programmato per il rituale non avvenne.

Questo mi è capitato circa tre volte, e al momento non mi resi conto che tutte e tre le volte gli aborti furono interrotti o non andarono a termine grazie alle preghiere che stavano recitando là fuori.

[Tradotto dal portoghese dal blog della Comunità Cattolica Shalom http://blog.comshalom.org/carmadelio/47507-ex-satanista-eu-realizava-rituais-satanicos-em-clinicas-de-aborto%5D

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“Mia madre si sente orgogliosa di aver difeso la vita.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/11/2015

Pe_Antonio_02

Padre Antonio Vélez Alfar aveva il volto rigato dalle lacrime mentre ripeteva queste parole. Perché sono parole che lo facevano viaggiare nel tempo e, più precisamente, alla drammatica storia di sua madre che qualche anno prima gli aveva raccontato di essere stato concepito in uno stupro.

Una donna di fede.

Il sacerdote colombiano, parroco nella provincia di Chubut (Argentina), ha deciso di testimoniare la sua storia in seguito a una sentenza della Suprema Corte di Giustizia argentina che ha dichiarato l’aborto non punibile in questi casi.

“Mia madre” – ha raccontato il sacerdote – “era una donna di fede, devota e praticante. Diceva che, nonostante le terribili circostanze, portava nel suo grembo il miracolo di una nuova vita, una vita che Dio le aveva dato e che, per le sue convinzioni, non poteva abortire. E che se Dio aveva permesso tutto ciò, doveva avere un senso”

Stuprata dai colleghi.

La madre di Padre Antonio venne stuprata a ventisette anni da vari colleghi di lavoro, che le tesero una trappola durante una festa, la drogarono e abusarono di lei ripetutamente.

Nel dolore di non sapere chi fosse il padre del bambino, la donna venne obbligata dalla sua famiglia a sposare un vedovo che, dopo il matrimonoi cominciò a maltrattarla continuamente.

Essendo impossibile separarsi in quel contesto, la donna rimase col marito e col secondo figlio, in quanto Antonio era stato mandato dai nonni.

La storia della madre.

Racconta Padre Antonio: “Un giorno, siccome mia nonna mi diceva sempre di chiamare mio padre nonno, le chiesi come potesse essere che fosse al contempo mio padre e mio nonno.

Pe_Antonio_01Questo portò a una riunione con mia madre, che mi raccontò ciò che era successo. Mi disse che molti le dicevano di abortire; altri le suggerivano addirittura di vendermi, o di darmi in adozione, e c’era anche gente interessata a me. Fu molto duro per me sapere ciò, non avevo che dieci anni.

Perché proprio a me?

Un giorno Antonio si volle sfogare con Dio. “Andai in chiesa a protestare con Dio: ma perché questo è capitato proprio a me? E mentre gridavo, un sacerdote si avvicinò e mi disse che stavo facendo la domanda sbagliata: ‘Non chiedere perché ma per quale ragione’ (1). Proprio in tutta quella situazione, il Signore mi stava chiamando per fare grandi cose.”.

Sarai uno strumento del Signore.

Questo sacerdote disse al giovane Antonio che Dio scrive diritto sulle righe storte, e che sarebbe stato uno strumento del Signore. Poi gli lesse il passo di Geremia in cui Dio lo chiama ma lui resiste e il Signore gli dice: ‘Non ti preoccupare, farò tutto per te’.

“Quella conversazione mi segnò profondamente e quel sacerdote fu come un padre per me.” Dopo di ciò Antonio divenne catechista, per arrivare alla scelta del seminario, per servire il Signore come sacerdote.

(1) N.d.t. – In portoghese c’è un gioco di parole intraducibile: “Não pergunte porquê, mas para quê” che significa per l’appunto: non chiedere perché ma per quale ragione.

(Tradotto dal portoghese dall’originale pubblicato su: http://pt.aleteia.org/)

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Non vedi alternative all’aborto? Al C.A.V. ce ne sono

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/10/2015

CAV_01Entrano insieme, giovanissimi, lei con il viso pulito, semplice, un vestitino leggero, nascosta dietro di lui. Una cosa non si riesce a coprire: un pancione in cui da 7 mesi c’è un bambino. Sono Irina e Dimitri (nomi di fantasia), 18 anni lei, 19 lui, vengono dalla Moldavia. Lei non parla l’italiano, non ha documenti, soprattutto è lontana dalla famiglia, con un figlio in arrivo. Lui racconta che qui non hanno nessuno, che la sua fidanzata non è riuscita a farsi fare nemmeno un’ecografia, tantomeno altre visite specialistiche per la gravidanza (non sanno neanche quali siano…). Alla Asl sono stati chiari: senza documenti non possono fare nulla. È per questo che sono arrivati qui, al Cav (Centro assistenza alla vita), dove i volontari cercano di sostenere famiglie e ragazze madri. Persone che non riescono a vedere alternative all’interruzione della gravidanza trovano una mano tesa pronta a far loro considerare altre possibilità.

CAV_02I due fidanzati hanno già deciso di tenere il bambino e di sposarsi appena nascerà. Ma hanno bisogno di aiuto. “Sono molte le coppie che arrivano da noi in queste condizioni – spiega Francesca, responsabile del Cav Ardeatino che si appoggia alla parrocchia di S.Giovanna Antida, a Roma – per questo siamo riusciti a procurarci una macchina per le ecografie. Così insieme a dottori volontari riusciamo a dare anche un minimo di sostegno medico a chi ne ha bisogno”.

I Centri di aiuto alla Vita sono associazioni di volontari, apartitiche, di ispirazione cattolica, considerati come il braccio operativo del Movimento per la Vita. L’obiettivo è quello di aiutare le donne alle prese con una gravidanza difficile o indesiderata, oltre che sostenere giovani madri prive di mezzi o sprovviste delle capacità necessarie per fornire le cure al figlio, in modo da scongiurare l’aborto.

CAV_03Le storie che si possono ascoltare in questo centro sono davvero delle più diverse. Come quella di Celestine, dello Zimbawe, ormai a Roma da 15 anni. “Poco dopo essermi sposata sono rimasta subito incinta. Io e mio marito eravamo felicissimi, lui ha un lavoro, ce la potevamo fare”. Ma quando il piccolo ha due mesi scopre di essere di nuovo in dolce attesa. “Mi è crollata la terra sotto i piedi! Come avrei potuto fare con due bambini così piccoli? Ci sarebbero bastati i soldi? Cosa avrebbero pensato le persone intorno a noi? Non sapevo come dirlo a mio marito… I miei genitori ancora non sanno della mia gravidanza!”. Tramite un’amica è venuta a conoscenza del Cav, che le ha fornito sostegno psicologico per farle accettare il bambino come un dono, perché “un figlio lo è sempre”, dice lei. Uno schiaffo alla cultura dell’egoismo che sembra dominare la nostra società.

Francesca ci dice che spesso diventare madre non è solo un problema economico o sociale per le donne, a volte “hanno bisogno di sentire che hanno qualcuno vicino, che possono essere sostenute”. Mentre ci parla arriva una telefonata: è una ragazza che chiede aiuto, perché tutti intorno a lei, famiglia, ragazzo, amici, le fanno pressioni per farle interrompere la gravidanza. Ipotesi che lei non vuole considerare. Così fissano un primo appuntamento in cui cominceranno a darle il sostegno necessario. “E’ giusto che ogni donna possa esprimere liberamente la propria vocazione alla maternità – commenta Francesca – non è giusto che debba vivere l’esperienza traumatica dell’aborto, soprattutto contro la sua volontà”.

CAV_04Alle spalle dei Cav, diffusi su tutto il territorio nazionale, non ci sono interessi economici, lobby o partiti, c’è solo la volontà di sostenere la Vita; quella del nascituro, della mamma e anche quella di chi ha bisogno di riprendersi dalle gravi conseguenze dell’aborto. Per realizzare tutto ciò è necessaria la collaborazione di tutti, dai benefattori anonimi, che donano denaro, alimenti e corredini per i bimbi, ai medici, gli psichiatri e gli psicologici. Tutti pronti a mettersi a disposizione senza chiedere nulla in cambio. Se non il sorriso di una madre e della sua creatura, felici di non aver ceduto alla tentazione della morte.

(Fonte: http://www.interris.it)

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Gravidanza inattesa? Non sei sola, chiama il CAV…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/08/2015

CAV_01Entrano insieme, giovanissimi, lei con il viso pulito, semplice, un vestitino leggero, nascosta dietro di lui. Una cosa non si riesce a coprire: un pancione in cui da 7 mesi c’è un bambino. Sono Irina e Dimitri (nomi di fantasia), 18 anni lei, 19 lui, vengono dalla Moldavia. Lei non parla l’italiano, non ha documenti, soprattutto è lontana dalla famiglia, con un figlio in arrivo. Lui racconta che qui non hanno nessuno, che la sua fidanzata non è riuscita a farsi fare nemmeno un’ecografia, tantomeno altre visite specialistiche per la gravidanza (non sanno neanche quali siano…).

Alla Asl sono stati chiari: senza documenti non possono fare nulla. È per questo che sono arrivati qui, al Cav (Centro assistenza alla vita), dove i volontari cercano di sostenere famiglie e ragazze madri. Persone che non riescono a vedere alternative all’interruzione della gravidanza trovano una mano tesa pronta a far loro considerare altre possibilità.

CAV_02I due fidanzati hanno già deciso di tenere il bambino e di sposarsi appena nascerà. Ma hanno bisogno di aiuto. “Sono molte le coppie che arrivano da noi in queste condizioni – spiega Francesca, responsabile del Cav Ardeatino che si appoggia alla parrocchia di S.Giovanna Antida, a Roma – per questo siamo riusciti a procurarci una macchina per le ecografie. Così insieme a dottori volontari riusciamo a dare anche un minimo di sostegno medico a chi ne ha bisogno”.

I Centri di aiuto alla Vita sono associazioni di volontari, apartitiche, di ispirazione cattolica, considerati come il braccio operativo del Movimento per la Vita. L’obiettivo è quello di aiutare le donne alle prese con una gravidanza difficile o indesiderata, oltre che sostenere giovani madri prive di mezzi o sprovviste delle capacità necessarie per fornire le cure al figlio, in modo da scongiurare l’aborto.

Le storie che si possono ascoltare in questo centro sono davvero delle più diverse. Come quella di Celestine, dello Zimbawe, ormai a Roma da 15 anni. “Poco dopo essermi sposata sono rimasta subito incinta. Io e mio marito eravamo felicissimi, lui ha un lavoro, ce la potevamo fare”. Ma quando il piccolo ha due mesi scopre di essere di nuovo in dolce attesa. “Mi è crollata la terra sotto i piedi! Come avrei potuto fare con due bambini così piccoli? Ci sarebbero bastati i soldi? Cosa avrebbero pensato le persone intorno a noi? Non sapevo come dirlo a mio marito… I miei genitori ancora non sanno della mia gravidanza!”. Tramite un’amica è venuta a conoscenza del Cav, che le ha fornito sostegno psicologico per farle accettare il bambino come un dono, perché “un figlio lo è sempre”, dice lei. Uno schiaffo alla cultura dell’egoismo che sembra dominare la nostra società.

CAV_03Francesca ci dice che spesso diventare madre non è solo un problema economico o sociale per le donne, a volte “hanno bisogno di sentire che hanno qualcuno vicino, che possono essere sostenute”. Mentre ci parla arriva una telefonata: è una ragazza che chiede aiuto, perché tutti intorno a lei, famiglia, ragazzo, amici, le fanno pressioni per farle interrompere la gravidanza. Ipotesi che lei non vuole considerare. Così fissano un primo appuntamento in cui cominceranno a darle il sostegno necessario. “E’ giusto che ogni donna possa esprimere liberamente la propria vocazione alla maternità – commenta Francesca – non è giusto che debba vivere l’esperienza traumatica dell’aborto, soprattutto contro la sua volontà”.

Alle spalle dei Cav, diffusi su tutto il territorio nazionale, non ci sono interessi economici, lobby o partiti, c’è solo la volontà di sostenere la Vita; quella del nascituro, della mamma e anche quella di chi ha bisogno di riprendersi dalle gravi conseguenze dell’aborto. Per realizzare tutto ciò è necessaria la collaborazione di tutti, dai benefattori anonimi, che donano denaro, alimenti e corredini per i bimbi, ai medici, gli psichiatri e gli psicologici. Tutti pronti a mettersi a disposizione senza chiedere nulla in cambio. Se non il sorriso di una madre e della sua creatura, felici di non aver ceduto alla tentazione della morte.

[Fonte: http://www.interris.it/ – Titolo originale: “I nemici dell’aborto”]

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“Contraddizioni”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/05/2015

Un corto dedicato a tutti i bambini non nati.

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“La mia vita appesa a un filo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/05/2015

filo_01Cari amici del blog, ho appena ricevuto questa testimonianza scritta da una parrocchiana di Cristina, carissima amica e sorella nella fede e, come me, collezionista di storie di grazia in cui Dio, con la sua pedagogia unica, interviene nella vita degli uomini e delle donne che lo accolgono.

La mia vita appesa a un filo

La mia vita per molto tempo è stata appesa ad un filo e forse lo sarà per sempre.

Questo filo, è rappresentato dall’elettrodo del peacemaker che mia figlia Serena, ha impiantato appena 4 ore dopo la sua nascita.

Ho voluto scrivere questa lettera, o meglio, questo mio doloroso sfogo, per raccontare quella che è stata l’avventura più dura e al tempo stesso più bella della mia vita, soprattutto per dare coraggio a tutte quelle mamme, a tutte quelle coppie, che devono affrontare una gravidanza difficile, che i medici potrebbero anche definire “impossibile da portare a termine”, ma io vi dico che niente è impossibile per l’amore di Dio, che ci mette di fronte a situazioni complicate, ma al tempo stesso ci fa trovare il coraggio e la luce nel nostro cuore, per affrontarle.

filo_02Era la mia prima gravidanza, una felicità immensa, tutto procedeva per il meglio, ma ad appena 21 settimane di gestazione durante una visita ginecologica di controllo, il dottore non sentì più il battito cardiaco fetale.

La corsa in ospedale per controlli più approfonditi e la dura realtà: il battito cardiaco della mia bimba era sceso a meno di settanta battiti (rispetto ai normali 140), il mondo cominciò a crollarmi addosso.

Sentii immediatamente il consulto di un cardiologo che dopo un’ecocardio fetale, mi fece capire che la situazione era molto grave: oltre alla frequenza cardiaca molto bassa, il cuoricino della mia bimba aveva un versamento causato da un blocco atrio-ventricolare di terzo grado, quindi la speranza che la gravidanza potesse giungere a termine, era molto remota.

Mi venne spiegato che anche per la mia salute, sarebbe stato opportuno valutare l’ipotesi di un aborto. Aborto è una parola che mi faceva paura anche pronunciare, avrei dovuto partorire alla ventunesima settimana di gravidanza una bambina viva, poiché la mia bimba un seppur minimo battito cardiaco lo aveva, ed aspettare, si aspettare che la sua breve vita finisse.

Per me, ma anche per mio marito, era assolutamente impensabile fare una simile scelta, e così con una grandissima emozione, ebbi la forza e il coraggio di dire no, io vado avanti, sarebbe stato il Signore ad illuminare il duro cammino che avrei dovuto percorrere come donna e come madre.

filo_03Grazie anche all’aiuto di un bravo ed umano ginecologo, che il Signore ha deciso di farci “casualmente” incontrare, siamo andati avanti per altri tre lunghi e durissimi mesi: ero continuamente sottoposta ad analisi, ecografie, ecocardio fetali, in diversi ospedali, comunque tutto procedeva, la bimba cresceva regolarmente ed il versamento cardiaco si era bloccato, anche grazie alle numerose iniezioni di cortisone a cui ero sottoposta, ma nel frattempo il battito cardiaco si era ulteriormente ridotto fino a 44 pulsazioni.

Arrivata alla 36 a settimana di gestazione, i medici decisero di intervenire con urgenza per evitare il peggio, poiché il versamento pericardico si era riaffacciato ed era aumentato.

Così un sabato, precisamente il 12 ottobre 2002 alle ore 17.40 con un parto cesareo, presso l’ospedale San Filippo Neri di Roma, è nata Serena, una bimba stupenda, che mi venne immediatamente portata via, senza avere nemmeno la possibilità di guardarla per un attimo negli occhi, con la cosiddetta “Cicogna” (una particolare ambulanza equipaggiata per il trasporto di bambini pretermine), per dirigersi all’ospedale pediatrico Bambino Gesù, dove la attendeva un’altra importante sfida: l’impianto di un peacemaker a solo quattro ore dalla nascita.

filo_04La situazione era a dir poco critica, perché la bimba era troppo piccola e fragile (pesava solamente 2,100 Kg), ma con tante difficoltà e cure, dopo un mese siamo riusciti a portarla a casa, iniziando così una nuova vita a tre: eravamo finalmente una famiglia.

Ora Serena, ha quasi tredici anni ed ha nel frattempo subito, altri 4 importanti interventi chirurgici e dovrà ancora affrontare altri momenti difficili, ma è diventata una signorina tranquilla, “serena”, piena di vita e di amore e di esempio di vita per tutti noi.

GRAZIE SERENA DI ESISTERE.

UNA MAMMA FELICE.

Io ringrazio i genitori di Serena per aver condiviso la loro storia e per averci insegnato che le sfide accolte confidando in Dio (e ovviamente nei medici) hanno spesso esiti che vanno al di là di ogni aspettativa.

Tanti auguri di cuore a loro e a Serena, e un invito a chi legge a pregare per questa famiglia affinché il Signore, per le mani di Maria, continui ad assisterli e a ricolmarli di ogni benedizione.

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“Alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre di qualità” (Papa Francesco)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/05/2015

ImmagineIl 15 Novembre 2014 Papa Francesco ha ricevuto l’Associazione Medici Cattolici Italiani. Nel discorso ad essi rivolto queste sono state le sue parole in difesa della vita.

“In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre “di qualità”. Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori”.

Il pensiero dominante propone a volte una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che ‘vede’, ‘ha compassione’, si avvicina e offre aiuto concreto (cfr Lc 10,33)”.

Continua il Pontefice:

“La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza”.

Il prossimo 10 Maggio alle ore 14:00 si svolgerà la QUINTA MARCIA PER LA VITA, partendo da Castel Sant’Angelo.

Una scelta controcorrente e coraggiosa che sottoscrivo e diffondo molto volentieri.

DOMENICA 10 MAGGIO 2015

Partenza da Castel Sant’Angelo alle 14:00

TUTTI INSIEME PER DIRE SI ALLA VITA!

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Attacchi spirituali (…e contrattacchi) alle mamme in attesa

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/08/2014

mamma01

(di Olivia Spears, dal blog http://www.ignitumtoday.com/)

La gravidanza è un periodo colmo di emozioni, che sia il primo figlio o il quindicesimo di una mamma in attesa. C’è gioia ed eccitazione, misti di trepidazione e irrequietezza, tutte emozioni appropriate visto il peso che questa nuova vita comporta.

Come tutte le mamme in attesa, ho provato anch’io questo mucchio di emozioni durante la mia prima gravidanza. I miei giorni erano movimentati da euforia e trepida irrequietezza.

Ma c’era anche qualcos’altro. La mia immensa felicità veniva occasionalmente minacciata da intensi dubbi e paure. Pensai che dipendesse dal fatto di essere sola in mezzo a queste incertezze; decisi allora di consultare altre mamme e realizzai di non esserlo.

Durante le nostre conversazioni scoprimmo che Satana spesso prende le nostre naturali preoccupazioni, le distorce e aggroviglia fino a che non diventino pressoché insopportabili. E’ ovvio che ci siano preoccupazioni e ansie naturali che arrivano con la gravidanza che è un evento enorme. Ma c’è una grande differenza tra l’essere un po’ giù perché non riesci più a entrare nei tuoi leggins preferiti, e pensare che non ci sia nulla di buono nel tuo corpo.

E’ pertanto necessario che le donne stiano in guardia contro il Nemico, riguardo a ciò. Il fatto che la gravidanza sia meravigliosa non significa che sia esente da attacchi spirituali. Ed è proprio per il fatto di essere così meravigliosa che il Nemico la odia, particolarmente mettendo in atto grandi sforzi per rovinarla (magari con l’aborto…).

Il diavolo si apposta e cerca di distruggere la nostra gioia innata, prendendo le nostre emozioni naturali e cercando di trascinarle verso il fango.

mamma 02Meno male che c’è Dio, che non solo è vittorioso nei confronti di questa canaglia, ma santifica e protegge le gravidanze, essendo Egli stesso… nato. Noi non siamo destinati a vivere nelle tenebre ma nella luce.

Insieme a mamme ‘vecchie’ e nuove, ho buttato giù una lista degli attacchi spirituali più comuni contro le mamme in attesa, e un elenco di ciò che ci aiuta a superarle.

Non è che i giochini del demonio cambino un gran che, ma l’essere consapevoli di quello che possiamo fare per restistergli, ci rende meglio equipaggiati a combattere queste bugie mortifere quando stanno per essere insufflate nelle nostre orecchie, e così ci aggrappiamo strette strette al Salvatore.

1. INADEGUATEZZA

Andiamo subito alla bugia più diffusa e travolgente che Satana ci urla contro. Gli piace proprio tanto dirci che siamo inadeguate, e lo fa nelle maniere seguenti:

FISICAMENTE: pensiamo che il nostro corpo non possa gestire la gravidanza. Poiché siamo ‘malate’ e incapaci di essere così efficienti, finiamo col ritenerci indegne e arriviamo a pensare: “Non posso mettere al mondo questo bambino”.

mamma 03 EMOZIONALMENTE: pensiamo di essere un relitto emotivo e che per questo, nessuno ci voglia stare intorno, e quindi finiamo con l’isolarci.

SPIRITUALMENTE: pensiamo di non essere abbastanza sante come madri. Siamo troppo peccatrici per insegnare le virtù ai nostri bambini. Siamo lontanissime dal somigliare a Maria nella sua maternità.

2. IMMAGINE DEL CORPO

Questo è un colpo che coglie molte donne di sorpresa. Quando una donna scopre di essere incinta, è anche entusiasta che il pancione si cominci a vedere. Poi questo accade e all’improvviso lei non è più così contenta di cambiare forma. In questi momenti vulnerabili, il diavolo tenta di avventarsi su di lei e subentrare. “Il tuo corpo non è mai stato così poco attraente come adesso”, “tuo marito non ti vorrà più”, “questa gravidanza ha spazzato via tutta la tua bellezza”.

3. DISARMONIA CONIUGALE

Ragazzi, ecco una cosa che piace davvero al Nemico: gli piace andare dritto alla radice di una gioiosa gravidanza, un matrimonio fondato sulla donazione di sé, e aggrovigliare tutto ben benino. Una gravidanza richiede una dose massiccia di comunicazione, pazienza, apertura e comprensione tra gli sposi. Di ogni occasione che daremo a Satana di incunearsi, egli ne approfitterà.

4. CONFRONTO

mamma04Il diavolo approfitterà di ogni occasione per dirci che non siamo poi così buoni come dovremmo. Egli ci vomita addosso falsità del tipo: “Non sarai una buona madre – non sei abbastanza creativa, o abbastanza ricca, o abbastanza intelligente, o abbastanza stabile. Guarda tutte queste supermamme, hanno tutto, e TUTTO INSIEME, e tu sai di non essere come loro.” La nostra cultura ossessionata da Pinterest (e dai social network, n.d.t.) di certo apre le porte ancora di più al Nemico.

5. RIMPIANTO

In poche parole, Satana ama instillarci il dubbio se avremmo mai dovuto dare inizio a questa vita. Questo è decisamente terribile da sopportare.

6. PAURA IRRAZIONALE

Ci comincia a frullare per la testa: “Se qualcosa di terribile PUO’ accadere, ACCADRA’. La mia gravidanza è spacciata, il mio bambino è spacciato, il mio post partum è spacciato. Prenderò tutte le decisioni più sbagliate ed effettivamente distruggerò per mio figlio, ogni possibilità di salute, felicità e santità”.

COME CONTRATTACCARE (E VINCERE)

1. IL TUO SPOSO

Tuo marito è la tua prima linea di difesa: permettigli di difenderti, dopotutto, è fatto proprio per questo. Lascialo combattere le bugie che ti vengono dette, permettendogli di piantare semi di verità nella tua vita. Permettigli di servirti e di prendersi cura di te nei tuoi malesseri, permettigli di affermare che sarai una mamma formidabile, permettigli di confortarti nelle tue paure, permettigli di prendere l’iniziativa nell’intimità quando ti senti particolarmente brutta (nota bene: la maggioranza degli uomini trova le proprie mogli più attraenti durante la gravidanza, così, giusto per dire 😉 ), e permettigli di pregare e digiunare intensamente per te.

mamma052. ADORAZIONE EUCARISTICA

Mettiti davanti a Cristo risorto. Passa del tempo in silenzio davanti a Lui. Getta in Lui tutti i tuoi affanni e invitalo persino nei tuoi dubbi più profondi. Lui ha schiacciato al testa del serpente per te, per la libertà da questi attacchi. Egli non ti lascerà.

3. IL TUO ANGELO CUSTODE (E QUELLO DEL TUO BAMBINO)

Chiedi aiuto all’essere the ti è stato assegnato sin dall’inizio. Chiedi al tuo Angelo Custode di darti una gomitata quando Satana comincia a gettarti addosso tutta quella spazzatura. Chiedigli protezione e forza, chiarezza e speranza. Chiedigli di ricordarti la Verità.

4. LA SACRA SCRITTURA E IL ROSARIO

Parlare della verità, la vita di Cristo, la Verità, ci aiuterà a combattere questi attacchi spirituali. Immergendoti nella Parola e contemplando la vita di Gesù attraverso il Rosario, rimarremo concentrati su ciò che è vero, buono e bello, e saremo rese salde e convinte nella nostra vocazione di madri e mogli.

(Tradotto dal mio blog cattolico preferito: http://www.ignitumtoday.com/2014/07/31/spiritual-attacks-expectant-mother-combat/)

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“Sono la madre di 18.000 bambini destinati a morire”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/07/2014

La storia di Paola Bonzi

“Io non ho la ricetta in tasca, io ascolto.”

“Il colloquio è veramente il perno di tutto il nostro lavoro, la cosa attorno cui tutto gira”

“Le persone che chiedono di abortire sono soprattutto donne con gravi problemi e difficoltà di tipo economico e si rivolgono a noi pensando di ricevere un aiuto, in fondo in fondo sperando che qualcuno dica loro fèrmati”

“Si può imparare a diventare madri, e questo, in fondo, è il nostro lavoro”

“La vita non è solo dei cattolici, la vita è senza aggettivi, la vita è vita tout-court”

Per un aiuto rivolgiti senza timore al

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Per il CAV della tua città contatta i CAV di Roma e Milano chiedendo informazioni oppure digita su Google:

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