FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Riflessioni personali’ Category

«Incomincia tu!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/03/2018

Lunedì mattina, sonno invincibile, consueto mutismo mattiniero, silenzioso risentimento nei confronti della sveglia che suona impietosa e che reitera sadicamente il suo tormento ogni tre minuti.

Ci sono tutti gli ingredienti per il solito lunedì mattina stranito.

Biiip! Arriva un messaggio Whatsapp. Apro e leggo.

«Una volta ho chiesto a Chiara Lubich, la fondatrice del movimento dei Focolarini: “Dimmi, Chiara, se uno si trova in un ambiente, magari anche una famiglia, dove non c’è amore, che cosa deve fare?”

E Chiara ha risposto: “Incomincia tu a portare amore.”

Ma spesso è davvero difficile… Ci si trova a vivere in ambienti di lavoro con tanta gente che bestemmia, chi parla male di tutti, con persone sposate che tradiscono il coniuge apertamente, con persone fuori strada, pronte a tutto pur di far carriera, che in chiesa non vanno mai, non pregano più…, come si fa?”

E Chiara, con il suo solito sorriso, di nuovo mi ha risposto: “Incomincia tu. Il seme porta frutto.”» (Da “Un esercito contro il male”, di Padre Gabriele Amorth).

Grazie a Dio l’amica super mattiniera che mi ha inviato il messaggio, ha preceduto (anche se di poco) il turbinio di pensieri mattutini sulle preoccupazioni della giornata, della settimana, delle sfide che non sarò in grado di superare, delle cose, persone, situazioni che non sopporto ma che devo affrontare e di un eventuale asteroide sulla terra e di un probabile attacco alieno e di questo e di quello e… Ho capito che possiamo sovvertire un lunedì nato storto seguendo il consiglio di Chiara Lubich:

“Incomincia tu a portare amore.” – “Incomincia tu. Il seme porta frutto.”

Ho deciso di accogliere questo consiglio arrivato come un dono, ci ho pregato un po’ e, non so se riuscirò sempre e puntualmente a portare amore, ma la decisione di volerlo fare, su una frase di una donna di Dio (mandata da una donna di Dio), ha sovvertito un lunedì mattina nato storto indebolendo quei nemici a cui a volte, la nostra mente – caduta nel tranello del nemico – dà tanto potere.

“Incomincia tu a portare amore.” – “Incomincia tu. Il seme porta frutto.”

Appena sveglio, prima che i pensieri si perdano – e ti trascinino – nel mulinello delle preoccupazioni mattutine…

“Incomincia tu a portare amore.” – “Incomincia tu. Il seme porta frutto.”

Ne vale la pena.

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Il Cielo pensa sempre a noi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/03/2018

Era l’8 marzo di due anni fa, la festa delle donne; sarebbe stato anche il compleanno di papà, tornato al Padre nel 2012.

«Chissà se dal Cielo, per i miei, saranno ancora rilevanti queste cose…», mi chiedevo riferendomi a compleanni, feste, giornate commemorative.

Questo pensavo pochi minuti prima di entrare in chiesa per ringraziare per un intervento riuscito prima di tornare in ufficio dopo un mese di assenza.

Sono entrato, mi sono fatto il segno della Croce verso il Tabernacolo quando non ho potuto fare a meno di notare un’immagine della Madonna di Fatima, lasciata da qualcuno sul tavolinetto in fondo alla chiesa.

Quante probabilità ci sono di trovare un santino mariano personalizzato col nome (abbastanza raro) della propria madre in Cielo, il giorno del compleanno di mio padre e della festa della donna?

Il razionale mi potrà dare tutte le spiegazioni del mondo ma a me, il cuore ha sempre detto – e continua a dirmi –  che il Cielo pensa a noi, e che – come e quando vuole lui – ci dà i segni giusti per farci capire quanto ci ama.

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«Ma non c’è nulla di male…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/02/2018

Girando su internet mi sono imbattuto su questo brano di San Giovanni Maria Vianney, conosciuto come il Curato d’Ars:

«La virtù della Prudenza ci fa discernere ciò che sarà più gradito a Dio e più utile alla salute della nostra anima. Bisogna scegliere sempre quello che è più perfetto.

Ammettiamo che ci si presentino due opere buone da compiere, una a favore di una persona che amiamo, l’altra a favore di qualcuno che ci abbia fatto del male; ebbene! è a quest’ultima che bisogna dare la precedenza.»

Mentre leggevo, aderendo interiormente alle parole sapienti del santo francese, non potevo non pensare a quanto oggi non si faccia più tanto caso, a quanto non venga più insegnata oserei aggiungere, la virtù della prudenza e mi venivano in mente le parole di Mons. Pierino Galeone, fondatore dei Servi della Sofferenza, quando un giorno di una ventina di anni fa mi diede un insegnamento il cui senso è più o meno questo:

«Se un’azione, non sbagliata, che non è né bene né male, costituisce però il primo passo per un’altra azione che è male o peccato, la prudenza è quella cosa per cui decidi di non fare quella cosa, anche se non c’è nulla di male.»

E’ tanto semplice ma quanto trascuriamo tutti questa virtù… E restiamo fregati in nome di una malintesa libertà che finisce solo col farci trovare peggio nei pasticci.

Quell’azione (anche buona) è il primo passo verso il peccato? Anche se non c’è nulla di male, evitala. Questa è la virtù della prudenza.

Parlare con quel collega (cosa in sé né buona né cattiva) ti fa cadere nella maldicenza? Anche se non c’è nulla di male a parlare con quel collega, evita di parlare con quel collega se finisci sempre col cadere nella maldicenza.

Andare a prendere un caffè con un’amica non è peccato, ma se quell’amica non ti è indifferente e tu sei sposato, e prendere il caffè con lei potrebbe essere il primo passo per qualcos’altro, anche se non ci sarebbe nulla di male in quel caffè, la prudenza ti dice – non andare a prendere il caffè con l’amica.

Può sembrare una limitazione alla libertà secondo la mentalità di questo mondo che ribalta molti valori, ma è proprio il contrario; non è che un passo – o meglio, un passo non fatto – che ci evita tanti guai, rendendoci davvero più liberi perché ci porta a discernere e quindi a scegliere il vero bene e i mezzi adeguati per compierlo.

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17 Dicembre – Sei anni di Fermenti Cattolici Vivi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/12/2017

Grato, tanto grato innanzi tutto a Dio che mi permette di condividere le cose belle che quotidianamente mi dona, aggiungo la gratitudine nei confronti di tutti i lettori e di alcune persone che, nel nascondimento, in questo ultimo anno hanno contribuito e stanno contribuendo a diffondere il bene, inviandomi le loro testimonianze di come Dio agisce manifestando la sua grazia.

Dopo sei anni, continuo così: un semplice blog personale di un cristiano che condivide la buona notizia che il Risorto che è passato per la Croce, compie ancora le sue meraviglie anche e soprattutto in questi tempi che sembrano così difficili.

Grazie ancora, e pregate per me.

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«ABBASSO DIO» o «ABBASSO L’ODIO»?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/11/2017

«Milano, via Castelfidardo. Per tre anni si vide scritto su un muro, a grandi caratteri, con vernice indelebile: ABBASSO DIO!

Più volte ho cercato di figurarmi l’autore della grande impresa. Giovane? Vecchio? Vecchio no. I vecchi bestemmiano ma non disapprovano Dio chiedendone la soppressione.

Un giovane, dunque. Un giovane, di notte, con una scaletta pieghevole, vernice densa e un grosso pennello si sarà diretto verso quel muro. Poi il ritorno a casa, passo baldanzoso, aria fiera sotto una pallida luna, mentre la città, quasi intimorita, trattiene il respiro.

Per tre anni quel brusco invito ha dominato via Castelfidardo. Nessuno ha osato cancellarlo, o almeno tentato di coprirlo.

Che Dio se ne debba andare proprio da Milano? No. Dopo quasi tre anni c’è stato qualche altro, certo un vecchio o un buon cristiano, che ha avuto il coraggio non dico di cancellare o di sbiadire, ma di modificare la frase.

E, incapace di portare la scaletta, deve aver avuto un accompagnatore, indubbiamente più giovane che, drizzata la scaletta, l’ha aiutato a salire, e lui, lassù, tremando un poco: “Dammi il pennello e avvicinami il secchio”.

E la mattina dopo, grazie all’aggiunta di due lettere e di un apostrofo, accanto ad “ABBASSO” non si leggeva più “DIO” la “L’ODIO” e cioè “ABBASSO L’ODIO”.» (Giovanni Mosca).

Possiamo maledire o benedire, dire male o dire bene, possiamo scegliere di benedire quando ci imbattiamo nelle tante forme di maledizione che incontriamo nel nostro giorno dopo giorno, oppure possiamo passare indifferenti come i milanesi che per tre anni hanno visto la scritta, magari disapprovando in silenzio ma non facendo nulla.

Come il presunto vecchietto del racconto possiamo “modificare la frase” del collega che ci riferisce un pettegolezzo, rispondendo: – Ma sei sicuro che sia vero? Io no, quindi preferisco pensare bene e non male.

Possiamo scegliere di dire alla persona che ci parla male di questo o quel prete che ha dato scandalo – E’ vero, si, ma sai che don Marco va a letto all’una per prepararsi l’omelia del giorno dopo perché fa tardi per aiutare i parrocchiani bisognosi?

All’inizio è meno appagante, meno gustoso scegliere di benedire, ma non passerà molto che scoprirai quanto sia bello per la pace del cuore e per la pace che seminerai intorno a te.

Diventiamo tutti correttori di scritte, “modificatori di frasi” come il tizio milanese?

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«E’ segno che non l’ha trovato.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/11/2017

«A Madesimo, sulla via dello Spluga, venne a passare le vacanze il poeta Giosuè Carducci. La piccola Lina che divenne poi suor G.P., ha rievocato i suoi incontri con quel signore dalla barbetta a pizzo.

Un giorno il poeta le regala delle caramelle. Dopo qualche altro giorno, incontrando la piccola, il donatore le si avvicina con un sorriso. E così le chiede: – Erano buone le caramelle?

– Oh Signor Carducci! La mamma non me ne ha lasciate mangiare nemmeno una; voleva che le gettassi nel fiume.
– Oh, perché gettarle nel fiume?
– Mi ha detto perché tu sei ateo; e io credevo che ateo fosse il tuo nome.
– E ora sai che cosa vuol dire?
– Sì, perché me lo ha detto: ateo vuol dire senza Dio.
– E tu hai risposto niente a questa cosa?
– Altroché! Le ho risposto: è segno che non lo ha trovato.
– Hai ragione cara la mia piccina. Proprio così. Sto cercandolo e, finora non l’ho trovato. Tu che sei buona, innocente, prega per me, perché salga a Dio come acqua limpida la tua preghiera.» (Tratto dalla rivista “Papa Giovanni”, n. 15, Ottobre 1990)

In seguito Carducci così scrisse:

«Le braccia di pietà che al mondo apristi,
Sacro Signor, dall’albero fatale,
piega ver noi che peccatori e tristi
teco aspiriamo al secolo immortale».

«Vi sono due specie di persone ragionevoli: quelle che amano Dio con tutto il cuore perché lo hanno trovato e quelle che lo cercano con tutto il cuore perché non l’hanno ancora trovato.» (Pascal).

Non stanchiamoci mai di cercare nello scrigno prezioso e sconosciuto della tradizione e del magistero della Chiesa Cattolica.

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Non aspettiamo gli ultimi quattro minuti…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/11/2017

«Quando l’Inghilterra decise di costruire un enorme radar, che consente di conoscere con quattro minuti di anticipo l’arrivo di un missile balistico intercontinentale, venne indetta un’inchiesta presso i lettori dei giornali Dailiy Express e Star, sulla domanda: Come impieghereste i vostri ultimi quattro minuti di vita? Ecco alcune risposte:

“Trascorrerei i miei ultimi quattro minuti odiando tutto e tutti. Non avrei più alcuna ragione, infatti, per nutrire amore per l’umanità”.

C’è chi ha dichiarato candidamente: “Berrei l’ultima tazza di the”. E chi: “Prenderei il mio cane e mi metterei a giocare con lui in giardino”.

Una signorina sentimentale: “Danzerei per ricordare il giorno più bello della mia vita, quando debuttai in un balletto.”

Un buon padre di famiglia: “Se mi trovassi fuori cercherei di rientrare in casa per trascorrere gli ultimi quattro minuti insieme a mia moglie e ai miei bambini”.

Buona parte dei cittadini britannici ha dichiarato: “Mi inginocchierei e pregherei Dio”.» (Tratto dalla rivista “Papa Giovanni”, n. 15, Ottobre 1990)

«Non si vive che una sola volta, e com’è grande il numero di quelli che al mondo non vivono neppure una volta!» (Ruckert).

«L’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.» (William James).

Non aspettiamo gli ultimi quattro minuti per inginocchiarci, pregare Dio, e trasformare la nostra vita – liberi da ogni paura – in qualcosa di meraviglioso.

Pensare alla morte non significa essere pessimisti e tetri ma significa prepararsi, dando alla nostra esistenza terrena quell’orientamento, quel senso e quel criterio che sviluppi e perfezioni quella vita divina di cui siamo già partecipi e che diverrà vita di gloria-senza-fine quando abbandoneremo la condizione di vita mortale.

E la gioia vera arriverà come balsamo, sin da questa, di vita…

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«Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/11/2017

 

Più mi guardo attorno e più mi accorgo che stiamo sempre più perdendo la capacità di osservare a lungo, di guardare in profondità; la nostra attenzione è continuamente attirata e frammentata da un eccesso di informazioni veloci, brevi, scintillanti, a portata di polpastrello e abbiamo disimparato a fermarci e contemplare…

Questo non è che un disegno, ma guardatelo bene, a lungo, approfittiamo di esso per fermarci e renderci conto che abbiamo bisogno di  riappropriarci della capacità unicamente umana (dono di Dio), di contemplare.

«Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.» (Salmo 105,4)

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Apri quella porta!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/11/2017

UN QUADRO…

C’è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio. Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena, con la destra bussa a una porta pesante e robusta.

Quando il quadro fu presentato per la prima volta a una mostra, un visitatore fece notare al pittore un particolare curioso. “Nel suo quadro c’è un errore. La porta è senza maniglia”.

“Non è un errore”, rispose il pittore, “Quella è la porta del cuore umano. Si apre solo dall’interno”.

UNA STORIA…

L’aeroporto di una città dell’Estremo Oriente venne investito da un furioso temporale. I passeggeri attraversarono di corsa la pista per salire su un DC3 pronto al decollo per un volo interno.

Un missionario, bagnato fradicio, riuscì a trovare un posto comodo accanto al finestrino. Una graziosa hostess aiutava i passeggeri a sistemarsi.

Il decollo era prossimo e un uomo dell’equipaggio chiuse il pesante portellone dell’aereo.

Improvvisamente si vide un uomo che correva verso l’aereo, riparandosi come poteva, con un impermeabile.

Il ritardatario bussò energicamente alla porta dell’aereo, chiedendo di entrare. L’hostess gli spiegò a segni che era troppo tardi. L’uomo raddoppiò i colpi contro lo sportello dell’aereo. l’hostess cercò di convincerlo a desistere. “Non si può… E’ tardi… Dobbiamo partire”, cercava di farsi capire a segni attraverso l’oblò.

Niente da fare: l’uomo insisteva e chiedeva di entrare. Alla fine, l’hostess cedette e aprì lo sportello. Tese la mano e aiutò il passeggero ritardatario a issarsi nell’interno.

E rimase a bocca aperta. Quell’uomo era il pilota dell’aereo. (Storie tratte dalla rivista dei padri Dehoniani “Presenza cristiana”, n. 1/2014)

“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”, dice Gesù in Apocalisse 3,20.

Ogni giorno apriamo la porta del nostro cuore a un sacco di realtà che bussano… Nel migliore dei casi rimaniamo delusi, disorientati, e quante volte restiamo così feriti da non volere o non riuscire più ad aprile quella porta a nessuno?

“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”, dice Gesù in Apocalisse 3,20.

Lui non si stanca mai di bussare.

Se apriamo sarà l’unico che non delude, l’unico che non lascerà disorientati, l’unico che porterà vita nel nostro cuore.

“Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6) dice Gesù all’apostolo Tommaso.

Le poche volte che riesco ad aprirgli quella porta, la luce, la pace, l’amore, il senso di tutto, entra, ve lo assicuro, posto testimoniare che è così…

Che aspettiamo ad aprire la porta del nostro cuore all’unico veramente in grado di pilotarlo verso la mèta più giusta?

L’unica condizione che pone Gesù è quella di ascoltare prima la sua voce, la Sua, non quella di altri, di quegli altri che ci lasciano spesso con l’amaro in bocca

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«San Martino aveva un mantello, vide un povero e lo divise a metà»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/11/2017

“San Martino aveva un mantello, vide un povero e lo divise a metà”, scriveva un bambino nella celebre raccolta “Dio ci ha creato gratis” del maestro Marcello D’Orta.

Ancora oggi, dopo anni dalla prima volta che lo lessi, trattengo a stento una risata, tanto azzeccata è la battuta del bimbo un po’ sgrammaticato che la scrisse.

Al di là della parodia, mi colpisce sempre di san Martino la radicalità di un gesto tanto semplice come quello di dividere a metà il proprio mantello (non il povero grazie a Dio!), un capo indispensabile in ogni periodo specialmente negli autunni del quarto secolo dopo Cristo.

Fare a metà col povero di un bene indispensabile. Ne saremmo capaci oggi?

Aprire il portafogli, contare quanti soldi abbiamo e darne la metà a un amico che non arriva a fine mese.

Confesso che non ne sarei capace.

Ma volendo ridimensionare il ‘dimezzamento’, mi fa venire un capogiro anche il solo pensiero di dividere a metà il meraviglioso panino (rigorosamente senza glutine essendo celiaco) che allieta la mia pausa pranzo…

Ne ho di cammino da fare… Ma sono grato alla Chiesa che ogni giorno ci propone un santo, un fratello maggiore che ci dimostra come la santità sia un cammino percorribile.

“San Martino aveva un mantello, vide un povero e lo divise a metà”…

E tu oggi (il primo tu a cui mi rivolgo sono io ovviamente…) sei disponibile a dividere a metà qualcosa di tuo (non il povero per carità…) per darla a chi ne ha più bisogno di te?

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