FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Riflessioni personali’ Category

«ABBASSO DIO» o «ABBASSO L’ODIO»?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/11/2017

«Milano, via Castelfidardo. Per tre anni si vide scritto su un muro, a grandi caratteri, con vernice indelebile: ABBASSO DIO!

Più volte ho cercato di figurarmi l’autore della grande impresa. Giovane? Vecchio? Vecchio no. I vecchi bestemmiano ma non disapprovano Dio chiedendone la soppressione.

Un giovane, dunque. Un giovane, di notte, con una scaletta pieghevole, vernice densa e un grosso pennello si sarà diretto verso quel muro. Poi il ritorno a casa, passo baldanzoso, aria fiera sotto una pallida luna, mentre la città, quasi intimorita, trattiene il respiro.

Per tre anni quel brusco invito ha dominato via Castelfidardo. Nessuno ha osato cancellarlo, o almeno tentato di coprirlo.

Che Dio se ne debba andare proprio da Milano? No. Dopo quasi tre anni c’è stato qualche altro, certo un vecchio o un buon cristiano, che ha avuto il coraggio non dico di cancellare o di sbiadire, ma di modificare la frase.

E, incapace di portare la scaletta, deve aver avuto un accompagnatore, indubbiamente più giovane che, drizzata la scaletta, l’ha aiutato a salire, e lui, lassù, tremando un poco: “Dammi il pennello e avvicinami il secchio”.

E la mattina dopo, grazie all’aggiunta di due lettere e di un apostrofo, accanto ad “ABBASSO” non si leggeva più “DIO” la “L’ODIO” e cioè “ABBASSO L’ODIO”.» (Giovanni Mosca).

Possiamo maledire o benedire, dire male o dire bene, possiamo scegliere di benedire quando ci imbattiamo nelle tante forme di maledizione che incontriamo nel nostro giorno dopo giorno, oppure possiamo passare indifferenti come i milanesi che per tre anni hanno visto la scritta, magari disapprovando in silenzio ma non facendo nulla.

Come il presunto vecchietto del racconto possiamo “modificare la frase” del collega che ci riferisce un pettegolezzo, rispondendo: – Ma sei sicuro che sia vero? Io no, quindi preferisco pensare bene e non male.

Possiamo scegliere di dire alla persona che ci parla male di questo o quel prete che ha dato scandalo – E’ vero, si, ma sai che don Marco va a letto all’una per prepararsi l’omelia del giorno dopo perché fa tardi per aiutare i parrocchiani bisognosi?

All’inizio è meno appagante, meno gustoso scegliere di benedire, ma non passerà molto che scoprirai quanto sia bello per la pace del cuore e per la pace che seminerai intorno a te.

Diventiamo tutti correttori di scritte, “modificatori di frasi” come il tizio milanese?

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , | 2 Comments »

«E’ segno che non l’ha trovato.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/11/2017

«A Madesimo, sulla via dello Spluga, venne a passare le vacanze il poeta Giosuè Carducci. La piccola Lina che divenne poi suor G.P., ha rievocato i suoi incontri con quel signore dalla barbetta a pizzo.

Un giorno il poeta le regala delle caramelle. Dopo qualche altro giorno, incontrando la piccola, il donatore le si avvicina con un sorriso. E così le chiede: – Erano buone le caramelle?

– Oh Signor Carducci! La mamma non me ne ha lasciate mangiare nemmeno una; voleva che le gettassi nel fiume.
– Oh, perché gettarle nel fiume?
– Mi ha detto perché tu sei ateo; e io credevo che ateo fosse il tuo nome.
– E ora sai che cosa vuol dire?
– Sì, perché me lo ha detto: ateo vuol dire senza Dio.
– E tu hai risposto niente a questa cosa?
– Altroché! Le ho risposto: è segno che non lo ha trovato.
– Hai ragione cara la mia piccina. Proprio così. Sto cercandolo e, finora non l’ho trovato. Tu che sei buona, innocente, prega per me, perché salga a Dio come acqua limpida la tua preghiera.» (Tratto dalla rivista “Papa Giovanni”, n. 15, Ottobre 1990)

In seguito Carducci così scrisse:

«Le braccia di pietà che al mondo apristi,
Sacro Signor, dall’albero fatale,
piega ver noi che peccatori e tristi
teco aspiriamo al secolo immortale».

«Vi sono due specie di persone ragionevoli: quelle che amano Dio con tutto il cuore perché lo hanno trovato e quelle che lo cercano con tutto il cuore perché non l’hanno ancora trovato.» (Pascal).

Non stanchiamoci mai di cercare nello scrigno prezioso e sconosciuto della tradizione e del magistero della Chiesa Cattolica.

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Non aspettiamo gli ultimi quattro minuti…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/11/2017

«Quando l’Inghilterra decise di costruire un enorme radar, che consente di conoscere con quattro minuti di anticipo l’arrivo di un missile balistico intercontinentale, venne indetta un’inchiesta presso i lettori dei giornali Dailiy Express e Star, sulla domanda: Come impieghereste i vostri ultimi quattro minuti di vita? Ecco alcune risposte:

“Trascorrerei i miei ultimi quattro minuti odiando tutto e tutti. Non avrei più alcuna ragione, infatti, per nutrire amore per l’umanità”.

C’è chi ha dichiarato candidamente: “Berrei l’ultima tazza di the”. E chi: “Prenderei il mio cane e mi metterei a giocare con lui in giardino”.

Una signorina sentimentale: “Danzerei per ricordare il giorno più bello della mia vita, quando debuttai in un balletto.”

Un buon padre di famiglia: “Se mi trovassi fuori cercherei di rientrare in casa per trascorrere gli ultimi quattro minuti insieme a mia moglie e ai miei bambini”.

Buona parte dei cittadini britannici ha dichiarato: “Mi inginocchierei e pregherei Dio”.» (Tratto dalla rivista “Papa Giovanni”, n. 15, Ottobre 1990)

«Non si vive che una sola volta, e com’è grande il numero di quelli che al mondo non vivono neppure una volta!» (Ruckert).

«L’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.» (William James).

Non aspettiamo gli ultimi quattro minuti per inginocchiarci, pregare Dio, e trasformare la nostra vita – liberi da ogni paura – in qualcosa di meraviglioso.

Pensare alla morte non significa essere pessimisti e tetri ma significa prepararsi, dando alla nostra esistenza terrena quell’orientamento, quel senso e quel criterio che sviluppi e perfezioni quella vita divina di cui siamo già partecipi e che diverrà vita di gloria-senza-fine quando abbandoneremo la condizione di vita mortale.

E la gioia vera arriverà come balsamo, sin da questa, di vita…

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

«Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/11/2017

 

Più mi guardo attorno e più mi accorgo che stiamo sempre più perdendo la capacità di osservare a lungo, di guardare in profondità; la nostra attenzione è continuamente attirata e frammentata da un eccesso di informazioni veloci, brevi, scintillanti, a portata di polpastrello e abbiamo disimparato a fermarci e contemplare…

Questo non è che un disegno, ma guardatelo bene, a lungo, approfittiamo di esso per fermarci e renderci conto che abbiamo bisogno di  riappropriarci della capacità unicamente umana (dono di Dio), di contemplare.

«Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.» (Salmo 105,4)

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Apri quella porta!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/11/2017

UN QUADRO…

C’è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio. Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena, con la destra bussa a una porta pesante e robusta.

Quando il quadro fu presentato per la prima volta a una mostra, un visitatore fece notare al pittore un particolare curioso. “Nel suo quadro c’è un errore. La porta è senza maniglia”.

“Non è un errore”, rispose il pittore, “Quella è la porta del cuore umano. Si apre solo dall’interno”.

UNA STORIA…

L’aeroporto di una città dell’Estremo Oriente venne investito da un furioso temporale. I passeggeri attraversarono di corsa la pista per salire su un DC3 pronto al decollo per un volo interno.

Un missionario, bagnato fradicio, riuscì a trovare un posto comodo accanto al finestrino. Una graziosa hostess aiutava i passeggeri a sistemarsi.

Il decollo era prossimo e un uomo dell’equipaggio chiuse il pesante portellone dell’aereo.

Improvvisamente si vide un uomo che correva verso l’aereo, riparandosi come poteva, con un impermeabile.

Il ritardatario bussò energicamente alla porta dell’aereo, chiedendo di entrare. L’hostess gli spiegò a segni che era troppo tardi. L’uomo raddoppiò i colpi contro lo sportello dell’aereo. l’hostess cercò di convincerlo a desistere. “Non si può… E’ tardi… Dobbiamo partire”, cercava di farsi capire a segni attraverso l’oblò.

Niente da fare: l’uomo insisteva e chiedeva di entrare. Alla fine, l’hostess cedette e aprì lo sportello. Tese la mano e aiutò il passeggero ritardatario a issarsi nell’interno.

E rimase a bocca aperta. Quell’uomo era il pilota dell’aereo. (Storie tratte dalla rivista dei padri Dehoniani “Presenza cristiana”, n. 1/2014)

“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”, dice Gesù in Apocalisse 3,20.

Ogni giorno apriamo la porta del nostro cuore a un sacco di realtà che bussano… Nel migliore dei casi rimaniamo delusi, disorientati, e quante volte restiamo così feriti da non volere o non riuscire più ad aprile quella porta a nessuno?

“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”, dice Gesù in Apocalisse 3,20.

Lui non si stanca mai di bussare.

Se apriamo sarà l’unico che non delude, l’unico che non lascerà disorientati, l’unico che porterà vita nel nostro cuore.

“Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6) dice Gesù all’apostolo Tommaso.

Le poche volte che riesco ad aprirgli quella porta, la luce, la pace, l’amore, il senso di tutto, entra, ve lo assicuro, posto testimoniare che è così…

Che aspettiamo ad aprire la porta del nostro cuore all’unico veramente in grado di pilotarlo verso la mèta più giusta?

L’unica condizione che pone Gesù è quella di ascoltare prima la sua voce, la Sua, non quella di altri, di quegli altri che ci lasciano spesso con l’amaro in bocca

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Leave a Comment »

«San Martino aveva un mantello, vide un povero e lo divise a metà»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/11/2017

“San Martino aveva un mantello, vide un povero e lo divise a metà”, scriveva un bambino nella celebre raccolta “Dio ci ha creato gratis” del maestro Marcello D’Orta.

Ancora oggi, dopo anni dalla prima volta che lo lessi, trattengo a stento una risata, tanto azzeccata è la battuta del bimbo un po’ sgrammaticato che la scrisse.

Al di là della parodia, mi colpisce sempre di san Martino la radicalità di un gesto tanto semplice come quello di dividere a metà il proprio mantello (non il povero grazie a Dio!), un capo indispensabile in ogni periodo specialmente negli autunni del quarto secolo dopo Cristo.

Fare a metà col povero di un bene indispensabile. Ne saremmo capaci oggi?

Aprire il portafogli, contare quanti soldi abbiamo e darne la metà a un amico che non arriva a fine mese.

Confesso che non ne sarei capace.

Ma volendo ridimensionare il ‘dimezzamento’, mi fa venire un capogiro anche il solo pensiero di dividere a metà il meraviglioso panino (rigorosamente senza glutine essendo celiaco) che allieta la mia pausa pranzo…

Ne ho di cammino da fare… Ma sono grato alla Chiesa che ogni giorno ci propone un santo, un fratello maggiore che ci dimostra come la santità sia un cammino percorribile.

“San Martino aveva un mantello, vide un povero e lo divise a metà”…

E tu oggi (il primo tu a cui mi rivolgo sono io ovviamente…) sei disponibile a dividere a metà qualcosa di tuo (non il povero per carità…) per darla a chi ne ha più bisogno di te?

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , | 2 Comments »

Un essere benevolmente disposto verso di me…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/10/2017

«Da bambino mi trovai di fronte ad un fenomeno che richiedeva una spiegazione. Avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino si trasformò in una calza piena. Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano. Non avevo lavorato per loro, né le avevo fatte o aiutato a farle. Non ero nemmeno stato buono – lungi da me!

E la spiegazione era che un certo essere che tutti chiamavano ‘Santa Claus’era benevolmente disposto verso di me… Ciò che credevamo era che una determinata agenzia benevola ci avesse davvero dato quei giocattoli per niente. E, come affermo, io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l’idea.

Allora mi chiedevo solo chi mettesse i giocattoli nella calza, ora mi chiedo chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza nella casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto.” (Gilbert Keith Chesterton, lettera a The Tablet of London).

Chesterton si ferma qui ma io non riesco a non andare oltre nella domanda continuando a chiedermi: “chi mette il sistema solare nella galassia, chi mette la galassia nell’universo, chi mette l’universo in chissà cosa ci sarà mai dopo?”

Lo scrittore continua con un delizioso e condivisibile senso di gratitudine:

«Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto. Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare.

Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza.

Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all’origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale me l’ha dato in un particolare fantastico momento di buona volontà.» (Gilbert Keith Chesterton, lettera a The Tablet of London).

Dio non si offenderà se per una volta, come il grande scrittore britannico, lo chiamiamo “Babbo Natale” se, con lo stupore filiale dello scrittore, ci uniamo a lui in un costante, sentito, atteggiamento di ringraziamento per questa “agenzia benevola” che ci dà tutto per niente e che si chiama Dio.

Fermiamoci a pensare a Chi ogni mattina ci fa trovare un regalo così grande che non bastano due calze per contenerlo, pensiamo profondamente a Lui, permettiamoci di sentire nel cuore un profondo senso di meraviglia e gratitudine e poi diamogli voce. Questo dargli voce la Chiesa lo chiama preghiera di lode.

Può far miracoli e in ogni caso guarisce i brontoloni cronici.

Provatela, parola di brontolone.

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Chi ci “rimette al nostro posto”…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/07/2017

Oggi ho capito che quello di cui abbiamo più bisogno in questi tempi è il silenzio, quel silenzio pieno, in cui imparare di nuovo a stare con noi stessi e a partire da lì, incontrare anche quel gentile Creatore che è solito non urlare.

Ho avuto chiara questa percezione oggi, osservando un’adolescente durante il mio lavoro in cui sono quotidianamente a contatto con turisti da tutto il mondo.

Una ragazza sui quindici anni, capelli mesciati, unghie lunghissime e laccate da leonessa, scollatura mozzafiato, atteggiamento apparentemente disinvolto, era alla febbrile ricerca del segnale col suo cellulare straniero e, ovviamente, non lo trovava.

Al mio – Sorry, we don’t have Wi-Fi – ha messo via il telefonino con un grugnito di rabbia, per cominciare a giocherellare in maniera compulsiva con un fidget spinner, quelle rotelle che vanno tanto di moda adesso, e mentre faceva ruotare il gadget dell’estate come se non aspettasse altro da ore, cercava con lo sguardo e cercava e cercava intorno a sé Dio-solo-sa-cosa, ma più che cercare, sembrava che scappasse da qualcosa.

Era forse un caso limite di una ragazza con problemi a gestire l’ansia dei momenti d’attesa, ma non stiamo un po’ diventando tutti come lei?

Non c’è una fila, una fermata del bus, una sala d’attesa, una pubblicità alla TV, addirittura un semaforo in cui non approfittiamo per controllare le notifiche di qualche cosa che percepiamo come urgente ma di cui possiamo tranquillamente fare a meno.

Per quanto mi riguarda mi sto accorgendo che nella misura in cui permetto a questo atteggiamento “controlla-notifiche” di avere voce tutto il giorno, mi scappano vie intere giornate in cui ho perso la feconda opportunità di parlare, di leggere e – perché no? – di pregare.

Oggi leggevo una riflessione del Cardinal Betori in cui affermava “(…)la salvezza non è la soppressione, bensì il ristabilimento della frontiera tra Dio e gli uomini. L’uomo redento è messo al suo vero posto“.

Quella ragazza inquieta non era forse un’anima che si sentiva fuori posto? Quando spippoliamo di continuo il nostro smartphone, non stiamo forse cercando qualcosa che ci distragga dal disagio di non sentirci al nostro posto?

Dio ci rimette al nostro posto, ma non come farebbero gli uomini, Dio lo fa nella verità e nell’amore.

Pregare, per me, è stare alla presenza di Dio, quel Dio che ci rimette al nostro posto nel senso migliore del termine: Lui il Creatore, io la creatura, Lui che ama per primo, io che devo solo lasciarmi amare, solo Lui che avendomi pensato sin dall’eternità, è l’Unico che possa dirmi realmente chi sono.

L’ansia passa e non abbiamo più bisogno di cercarci “fidget spinner” con cui intrattenerci o sfogarci perché inadeguati o fuori posto.

(Una riflessione personale estiva)

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , | 2 Comments »

Caffè amaro

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/04/2017

Ho finalmente cominciato una dieta dimagrante che, tra le tante cose, mi impone di eliminare del tutto lo zucchero. Come fare coi tre, quattro caffè al giorno che prendo con la discutibile e insana abitudine di dolcificare ogni caffè con ben tre cucchiaini di zucchero?

Non riuscendo a berlo amaro, all’inizio ho provato ad eliminare il caffè, ma le botte di sonno violento che mi stendevano soprattutto dopo pranzo imponevano un ripristino della preziosa bevanda.

Mi sono imposto di berlo amaro. I primi giorni era un supplizio, sentivo solo l’amaro e continuava a non piacermi per niente.

Col tempo ho cominciato a sentire gli aromi e gli odori se lo pasteggiavo lentamente, riconoscendo che in alcuni bar il caffè fosse veramente buono, in altri così così, in altri ancora riconoscevo quello cha a Roma definiamo col termine intraducibile di “ciofèca”. Prima mi sembravano tutti più o meno uguali.

Adesso, tra i caffè buoni riconosco le sfumature che prima non coglievo perché lo zucchero dolcificava sì, ma copriva tutta quella gamma di sapori che ho scoperto solo eliminandolo.

Non posso fare a meno di pensare che nella vita spirituale sia lo stesso. Ci nutriamo di tante cose che non ci servono più di tanto e ci fanno anche male e abbiamo disimparato a gustarci i sapori delle cose dello spirito come la preghiera, la meditazione della parola di Dio, del tempo passato davanti al Santissimo Sacramento, e così tante altre realtà che nemmeno immaginiamo…

Tutte queste cose ci sembrano impegnative solo perché siamo abituati a lasciarci nutrire da altre che ne coprono il sapore.

Possono essere tante queste cose buone come lo zucchero che però coprono un’infinita gamma di sapori spirituali: ore perse davanti alla TV a guardare tutto e niente, o a scorrere e scorrere col pollice sul cellulare riempiendo attese, momenti morti e di riposo con Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp e…

Ognuno sa qual è il suo “zucchero”.

Ogni uomo si ritrova periodicamente a fare i conti con questi zuccherini che intrattengono e rilassano ma disabituano al meglio.

Ci proviamo a ridimensionarli correndo il rischio di assaporare meglio le infinite sfumature di fragranti “caffè” che il Cielo ha già preparato per noi?

Posted in Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | Leave a Comment »

Da quanto tempo non facciamo memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/07/2016

Mate_01Vado a Messa in un piccolo paesino del litorale laziale e incontro dopo ventisette anni (ventisette!) dalla mia maturità, la mia professoressa di matematica delle superiori.

Era già anzianotta quando insegnava limiti e integrali al sottoscritto, adesso sarà sulla novantina, per questo non speravo che mi riconoscesse ma lo ha fatto.

E’ in salute, lucidissima, con un bel sorriso ulteriormente addolcito dall’età, e dopo un po’ si è ricordata tutto.

La ricordo timida, riservata, per bene, appassionata per la matematica.

Quando alla lavagna spiegava un teorema o risolveva un esercizio si girava di scatto con un movimento che ricordava la brunetta dei Ricchi e Poveri, sorrideva entusiasta (con tanto di mani aperte alla Brambati) esclamando: “Ecco! Non è divertente?”, e siccome spiegava bene, alla fine divertente lo era diventato davvero, e per tutta la classe.

Trasmetteva questo suo divertirsi con la matematica tanto che nessuno in classe aveva sotto il sette e il mio otto fisso ai compiti in classe, usciva senza sforzo e col piacere di aver fatto una cosa divertente.
L’incontro di oggi mi ha fatto pernsare che troppo spesso ci lamentiamo di questo o di quello ma non ci soffermiamo mai a considerare con gratitudine le persone buone e belle che Dio ci ha messo davanti.

CMate_02e lo ha ricordato anche Papa Francesco poco più di un mese fa nella sua omelia a Santa Marta:

“Io vi consiglio questo, semplicemente: fate memoria! Com’è stata la mia vita, come è stata la mia giornata oggi o come è stato questo ultimo anno? Memoria. Come sono stati i miei rapporti col Signore. Memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi.” (Omelia della Messa di Santa Marta del 21 aprile 2016)

E noi, da quanto tempo non facciamo memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi?

Posted in Chiesa, Papa Francesco, Riflessioni personali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | 2 Comments »