FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Spiritualità’ Category

7 cose da sapere sugli Angeli Custodi

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/10/2017

Non dei paffuti cherubini che suonano l’arpa su una nuvola, ma esseri spirituali potenti che lottano per la tua anima. Ecco come evitare di seguire credenze sbagliate sugli angeli custodi.

Quanto spesso ci fermiamo a riflettere su quanto sia una benedizione aver ricevuto il dono un angelo che ci guida e che veglia su di noi?

Molti di noi da bambini hanno pregato la preghiera dell’angelo custode, ma da adulti tendiamo a dimenticare l’importanza e la potenza che gli angeli possono avere sulle nostre vite.

La spiritualità New Age ha lasciato molta confusione su cosa siano davvero gli angeli, su come possiamo comunicare con loro e sul potere che esercitano nelle nostre vite. È importante sapere cosa dice la tradizione della Chiesa Cattolica riguardo agli angeli custodi.

Ecco una lista di cose da sapere sugli angeli custodi per evitare di seguire credenze sbagliate:

1. Sono reali.

La Chiesa Cattolica non ha inventato gli angeli custodi per far addormentare i bambini. Gli angeli custodi sono reali. “L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione“ (Catechismo della Chiesa Cattolica, 328). Ci sono innumerevoli esempi di angeli nelle Scritture. Hanno ministrato a chiunque, dai pastori a Gesù stesso.

“Quando siete tentati, invocate il vostro angelo. Lui vuole aiutare voi più di quanto voi vogliate essere aiutati! Ignorate il diavolo e non abbiate paura di lui; trema e fugge alla vista del vostro angelo custode.” (Giovanni Bosco)

2. Tutti ne abbiamo uno.

“Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore per condurlo alla vita” (San Basilio Magno). Non dobbiamo condividere gli angeli custodi. Sono così importanti per il nostro benessere spirituale che Dio ci ha benedetti con un angelo custode personale.

“Grande è la dignità dell’anima degli uomini, perché ognuno di essi ha dall’inizio della vita un angelo incaricato di proteggerlo”. (S. Girolamo)

3. Ci conducono in Cielo (se noi lo permettiamo).

“Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” (Ebrei 1:14).

I nostri angeli custodi ci proteggono dal maligno, ci assistono nella preghiera, ci spingono verso decisioni sagge, ci rappresentano davanti a Dio. Sono in grado di agire sui nostri sensi e sul nostro pensiero, ma non sulla nostra volontà. Non possono scegliere per noi, ma ci incoraggiano in ogni modo possibile a scegliere la verità, la bontà e la bellezza.

4. Non ci abbandonano mai.

“Cari amici, il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali ‘Custodi’, cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione” (Papa Benedetto XVI).

Non c’è motivo per disperarsi e sentirsi soli, perché ci sono angeli che camminano al nostro fianco per intercedere del continuo per le nostre anime. Neanche la morte ci separerà dal nostro angelo. Sono continuamente al nostro fianco sulla terra, e di certo resteranno con noi nel cielo.

5. Il tuo angelo custode non è il tuo trisavolo.

A differenza di quanto spesso si crede e si dice per consolare chi è in lutto, gli angeli non sono persone morte.

Gli angeli sono creature spirituali con un’intelligenza e una volontà, creati da Dio per glorificare Lui e servire Lui per l’eternità.

6. Dà un nome ai tuoi gattini, non al tuo angelo custode.

“La pietà popolare verso i santi Angeli, legittima e salutare, può tuttavia dare luogo a deviazioni, ad esempio, è da riprovare l’uso di dare agli Angeli nomi particolari, eccetto Michele, Gabriele e Raffaele che sono contenuti nella Scrittura” (Direttorio su pietà popolare e liturgia, 217).

7. Non sono dei teneri cherubini che suonano l’arpa su una nuvola. Sono esseri spirituali potenti che lottano per la tua anima.

“Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: ‘Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli…“ (Catechismo Chiesa Cattolica, 331). Gli angeli sono superiori agli uomini perché anche se mandati qui per servirci, sono costantemente alla presenza di Dio. Hanno molti poteri spirituali e capacità che gli uomini non hanno. Non pensare al tuo angelo custode come al personaggio di un cartone animato. Sono al tuo fianco per proteggerti, difenderti e vegliare su di te.

“Sei stupito dal fatto che il tuo angelo custode ti abbia aiutato così tanto. Non dovresti, è per questo che Nostro Signore ne ha messo uno al tuo fianco” – S. Josemaria Escriva

Puoi chiedere al tuo angelo custode di intercedere per conto tuo, e dovresti! Molti non si rendono conto degli aiuti ricevuti attraverso queste creature spirituali.

Ricordate, il nostro Padre celeste vuole fare ogni cosa possibile per aiutarci a passare l’eternità nel Suo Regno. Però dobbiamo scegliere di usare tutto ciò che Lui ci dona per ottenere pienamente le grazie necessarie per accedere al Cielo.

Che il vostro angelo custode possa condurvi più profondamente nella pienezza della misericordia di Dio, del suo amore e della sua bontà.

Angelo di Dio, mio caro custode, a cui l’amore di Dio mi lega, qui, ogni giorno, sii al mio fianco, per illuminarmi e proteggermi, per regnare e guidarmi. Amen.

(Fonte: https://it.aleteia.org/)

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Il peggior despota della modernità

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/06/2017

Suor Emmanuel Maillard ce ne rivela il nome e, alla fine dell’articolo, colui che lo può annientare per noi.

Esiste un demonio talmente potente e seduttore che farebbe crollare, se potesse, anche l’uomo più virtuoso. Non ha bisogno di agire, per riuscire nel suo intento, basta pronunciare il suo nome ed è fatta.

Il suo nome è più lungo di quelli che solitamente vengono citati, ma viene detto con una tale frequenza che ormai è nel vocabolario di tutti, soprattutto dei giovani. E’ considerato inoffensivo.

Viene sussurrato all’orecchio o gridato dai tetti. Si vanta di aprire ogni porta e legalizzare ogni strada. Ha già fatto migliaia di vittime e sembra che la sua popolarità aumenti di giorno in giorno.

Si adopera affinché gli si renda culto e gli si riservino gli onori degni di un re. Si nasconde dietro un’apparenza bonaria, ma in realtà ha già ottenuto il lasciapassare in moltissimi ambienti, persino in certi confessionali.

E’ un nome che ha in sé l’inganno e la giustificazione del male. E’ un serpente dal veleno mortale, dalle sembianze di una tenera colomba compassionevole.

Volete sapere qual è il suo nome?

Eccolo, si chiama: “Lo-fanno-tutti!”.

Esso fa credere che il male sia un bene, e senza che lo faccia capire, maledice la sua vittima. Così sta scritto: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene” (Is 5,20).

Faccio degli esempi.

Una donna incinta vuole abortire? I suoi amici immediatamente le dicono: “Non preoccuparti, tanto ‘lo-fanno-tutti’!

Un giovane esce con gli amici e si accorge che si ubriacano, ma lui esita a farlo? I suoi ‘amici’ gli dicono: “Dai, non essere stupido, ‘lo-fanno-tutti’!”.

Una ragazza ostenta un décolleté provocante e glielo fanno notare. “E allora? Tanto ‘lo-fanno-tutti’!”.

A un adolescente, che non ha mai fumato, viene proposta della droga e lui rifiuta? Qualcuno riesce a convincerlo, poiché dopo tutto, tanto ‘lo-fanno-tutti’.

Una giovane coppia è invitata da un’altra coppia: “Venite con noi domani. Ci scateneremo al Festival di Satana nella città di Vattelappesca!”. Ma la giovane coppia esita, perché Satana non è affatto il loro ideale! Tuttavia, con la scusa di provare cose nuove e di mettersi al passo coi tempi, iniziano a borbottare: “Beh, effettivamente, ci saranno migliaia di persone, ci andranno tutti!”.

Ma perché gridi: “Barabba, Barabba!”? Vuoi liberare un criminale perché possa uccidere i tuoi bambini? E perché gridi: “Crocifiggilo!” a Gesù, Colui cioè che ha ridato la vista a tuo marito? “OK, ma come vedi, ‘lo-fanno-tutti’!”.

“Ma come? Non hai mai fatto esperienza di scambio di coppia? Ma da dove vieni? ‘lo-fanno-tutti’!”.

Quante giovani hanno svenduto la loro verginità per onorare questo demonio, il quale le ha consumate e ferite per lunghi anni!

Potrei continuare con gli esempi poiché sono molto numerosi, ma dalle conseguenze sempre più tragiche: angosce, vite spezzate, depressioni, tormenti interiori di ogni sorta, fratture familiari, difficoltà nel vivere e nel lavorare normalmente, la perdita del semplice gusto di vivere, i tentativi di suicidio, i crimini… Il nome di ‘lo-fanno-tutti’ contiene già una grande menzogna, perché in realtà non tutti lo fanno!

Assistiamo a un’ecatombe soprattutto presso i giovani e i più deboli, coloro cioè che, ignari di amare conseguenze, si mettono alla sequela del peggiore despota della modernità: il signor ‘lo-fanno-tutti’.

In questa situazione, chi li avverte, li mette in guardia e li protegge con amore e pazienza? Chi trascorre del tempo con loro, ascoltando i desideri dei loro cuori, aiutandoli a crescere bene in un mondo che li bombarda?

La risposta è per chiunque Gesù! Gesù conosce l’unicità delle sue creature, per questo,m con la sua infinita dolcezza, viene a salvarci dalla noiosa uniformità, mostrando loro come diventare se stessi, insostituibili, particolari e speciali!

Gesù porta in sé la nostra immagine segreta, amandola teneramente. Così, più noi la guardiamo, più diventiamo noi stessi dinanzi a lui e agli uomini.

“Guardate a Lui e sarete raggianti. Non saranno confusi i vostri occhi” (Sal 34,6). Gesù non ha mai detto: “Fate come tutti e sarete felici!”.

Ma ci dà una risposta che non lascia spazio ad equivoci e ci indica una via che esclude ogni vicolo cieco: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11,29).

E ancora: “Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita!!” (Gv 8,12). Perché dunque cercare la felicità laddove non c’è, quando invece Gesù è “la via, la verità e la vita”? (Gv 14,6).

(Tratto da: “La pace avrà l’ultima parola, Suor Emmanuel Maillard, SugarCo Edizioni, pagg.149-151)

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Oggi voglio essere sovversivo: custodirò il SILENZIO!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/02/2017

silenzioCan. 603 del Codice di Diritto Canonico – §1. “Oltre agli istituti di vita consacrata, la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica con la quale i fedeli, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella assidua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo.”

Potrà sembrare strano ma nella nostra società fondata sull’efficienza sempre e a tutti i costi, ci sono ancora persone che dedicano la vita alla preghiera, pur senza l’obbligo di una clausura stretta, ma vivendo una vita comunque riservata.

Ho la grazia di conoscerne una (che, a dispetto degli stereotipi è una persona incredibilmente gioiosa) che condivide in un blog le sue riflessioni, una persona col coraggio sovversivo di riuscire a fare silenzio nella società del rumore, di riuscire a fermarsi nella società del corri-corri, e questo per mettere al centro l’Essenziale.

frigorifero_apertoOggi, per esempio, nel suo blog ha fatto questo post in cui mi ci ritrovo proprio tutto.

dio Elettrodomestico labora pro nobis

Gesti serali convenzionali:

– perlustrazione attenta del frigorifero per pianificare, stando a quanto lo si riempie, i pasti dei prossimi 20 anni, con relativa lista di quanto dobbiamo ricomperare e spesso anche buttare. Di solito sono vittime sacrificali del dio frigo le carote, i sedani, può capitare lo yogurt.

– la stragrande maggioranza di noi va a dormire subito dopo aver visto, un programma del dio televisione. Qualcuno si addormenta con il dio acceso avendolo in camera da letto, oppure crollando sul divano.

– sguardo al display del dio cellulare, per cogliere un ultimo messaggio, un ultimo anelito di qualcuno che ti manda fiori, verdure, mani giunte, barzellette e tutto il repertorio che ci spacca il cervello.

Tanto per accennare a qualcuna delle nostre divinità moderne che sostituiscono abilmente alcune sane consuetudini e lavorano indefessamente per annacquare e rendere le coscienze come le spugne usa e getta dei lavelli di cucina.

Il dio Elettrodomestico lavora per il suo padrone ed i suoi sgherri grazie a questo sistema geniale ed attraente, Elettrodomestico labora pro nobis, padrone e sgherri fanno metà della fatica per distrarci.

meIl bello sta nel fatto che ci chiediamo la ragione di tutto il chiasso che abbiamo in testa, sulle labbra, nelle nostre giornate.

Poveri noi!

p.s. Ti ricordo che i primi post di questo blog blog si ponevano un interrogativo specifico che riguarda la difficoltà di entrare nel silenzio.

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E se i nostri figli abbandonano la fede?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/10/2016

figli_01

Molti genitori si preoccupano quando i propri figli adolescenti o giovani assumono un atteggiamento negativo davanti a Dio, mettendo in discussione i valori religiosi ricevuti in casa e quando, conquistando autonomia, libertà e ragione, decidono di rigettare ogni cosa rappresenti Dio.

Quando accadono queste cose in famiglia alcuni genitori reagiscono in maniera coercitiva, obbligando i figli ad andare a Messa o a partecipare a diverse attività religiose.

Altri genitori lasciano che i figli si allontanino e che tornino ad avvicinarsi a Dio per conto proprio.

Non è un compito facile ma è importante, l’importante è agire in maniera adeguata, per impedire che questo allontanamento cresca, poiché molto spesso sono proprio le reazioni dei genitori che creano queste prese di distanza dei figli.

Prima di spiegare cosa fare, analizziamo alcuni fattori determinanti:

La fede ha delle tappe

La fede ha un ciclo naturale nella vita di un essere umano. Padre Calisto (sacerdote brasiliano n.d.t.) afferma:

“Il nostro vissuto religioso passa per quattro tappe: la fede della prima Comunione; una seconda, che viviamo nell’adolescenza, piena di incertezze, alti e bassi; la terza, in cui la fede sembra che evapori e muoia nella vita adulta; e talvolta una quarta: la fede recuperata, quando aiutiamo i figli nella loro religiosità”.

figli_02La ribellione come caratteristica propria dell’adolescenza

In questa tappa, gli esseri umani passano per la fase dell’anticonformismo e vogliono cambiare lo status quo, spesso, senza neanche sapere contro cosa si stanno ribellando, ma questa ricerca di identità è il loro fuoco, ciò che li porta a destabilizzare tutto quello che li circonda, compresi i genitori.

La radice del problema quindi è la ricerca di identità, non necessariamente il rifiuto di Dio.

Le influenze

Può capitare che una persona vicina a nostro figlio metta in dubbio la fede. Non dimentichiamoci del fatto che nell’adolescenza gli amici sono le persone che più influiscono sui nostri figli e una cattiva a micizia può causare gran danno. Se nostro figlio contesta la fede è bene indagare sui suoi amici, invitandoli a casa e mantenendo il contatto con le loro famiglie.

Se il problema è questo, la cosa migliore non è proibile quella tale amicizia ma usare tattiche più sottili che possano aiutare vostro figlio a prendere le distanze dalla persona sconveniente.

figli_03Controllo estremo

I vostri figli non sono più bambini e questo deve essere chiaro. Crescono, ragionano, fanno scelte e hanno potere di decisione, anche se sono immaturi. Se esercitiamo su di loro un controllo esagerato, si può ritorcere contro. A questa età si suppone che li abbiamo già educati ai valori cristiani e confidiamo nell’educazione fornita. Pertanto non è consigliabile obbligarli a nulla, né imporre la religione, perché così finiranno col rigettarla.

Allora che fare?

Accompagnarli senza lasciarli mai soli. Li dobbiamo accompagnare in questo processo.

Niente censure e repressioni. Anche se sappiamo che stanno sbagliando, non facciamo commenti che li facciano stare male. Il tema di Dio non può diventare un incubo; il dialogo ameno e positivo darà migliori risultati.

Esempio e coerenza. Non c’è niente che educhi più dell’esempio. Dobbiamo essere coerenti con la Parola di Dio e i nostri atti devono essere coerenti con quello que professiamo. Se i nostri figli vedono che trattiamo bene le persone, che siamo onesti, rispettosi, responsabili, pazienti, amorevoli, caritatevoli, essi riceveranno il messaggio e finiranno con l’accettare i benefici di avere Dio nella propria vita.

figli_04Parlargli positivamente di Dio, come di un amico, non di un castigatore. Dobbiamo trasmettere loro gli insegnamento di Dio in forma positiva, perché Dio ci ama e perdona i nostri errori. Presentare Dio come amico, compagno, protettore.

Pregare per i nostri figli. Questa è la cosa migliore che possiamo fare, mettendoli nelle mani di Maria, perché tornino a riavvicinarsi al Signore.

(Tradotto da http://blog.comshalom.org/carmadelio/39961-posso-obrigar-os-meus-filhos-praticarem-religiao)

Io aggiungerei, condividere coi nostri figli quanto sia bello coltivare la relazione con Dio, che non è un’idea ma una Persona, quella Persona che nella preghiera dà senso quando non ce ne è, dà grazia per affrontare le sfide della vita, perdòno quando ci ribelliamo, gioia piena che alla fine non si trova in nessun altro “altrove”.

E… pregare, pregare, pregare, digiunando, se serve, come Santa Monica chiese la conversione del figlio Agostino.

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17 segni evidenti di mancanza di umiltà

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/06/2016

San Josemaria Escrivá de Balaguer

<<Permettetemi di ricordarvi che tra i tanti segni evidenti di mancanza di umiltà ci sono:

1 – Pensare che quello che dici o pensi tu sia meglio di quello che dicono o pensano gli altri.
2 – Cercare di fare sempre a modo tuo.
3 – Diuscutere animatamente quando hai torto – ma anche quando hai ragione – insistendo ostinatamente o con maleducazione.
4 – Dare la tua opinione senza che venga richiesta, a meno che non sia la carità a chiedertelo.
5 – Disprezzare il punto di vista degli altri.
6 – Non renderti conto del fatto che tutti i doni e le qualità che hai ti sono date in prestito.
7 – Non riconoscere che onore e stima non ti sono dovite, come non lo è la terra che calpesti, né le cose che possiedi.
8 – Citare te stesso come esempio in una conversazione.
9 – Parlare male di te stesso in modo da favorire negli altri una buona opinione o da indurli a contraddirti.
10 – Scusarti quando vieni rimproverato.
11 – Nascondere alcuni difetti umilianti al tuo capo, così che non perda la sua buona opinione di te.
12 – Ascoltare le tue lodi con soddisfazione, o essere contento che abbiano parlato bene di te.
13 – Essere ferito dal fatto che gli altri siano tenuti in maggiore stima di te.
14 – Rifiuto di svolgere compiti umili.
15 – Cercare di avere sempre l’attenzione esclusiva di qualcuno.
16 – Autoelogiarsi in una conversazione
o dire parole che mostrino quanto sei onesto, intelligente, abile, il tuo prestigio professionale.
17 – Vergognarti di non possedere determinare beni.>>

San Josemaria Escrivá de Balaguer

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“Passerò il mio Cielo a fare il bene sulla terra.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2015

Santa_Teresina_01Cristina è una sorella nella fede, una cara amica di famiglia, di quelle che sebbene non si abbia in comune nemmeno mezzo gene, non puoi non invitarla a compleanni, comunioni, momenti importanti ma anche cene succulente, allegre merende, teatri, Rosari in famiglia, è una di casa insomma.

Cristina ogni anno partecipa a un’iniziativa della Comunità delle Beatitudini che si chiama “Serata petali di rose”.

Si tratta di una cosa semplice semplice: chiedere l’impossibile a Dio per intercessione di Santa Teresa del Bambin Gesù che disse: “Passerò il mio Cielo a fare il bene sulla terra.”

E chi partecipa a quella serata arriva in chiesa munito di carta da lettere, buste e un francobollo. Una catechesi sulla santa di Lisieux, testimonianze di persone che hanno ricevuto delle grazie, un momento di preghiera e poi le richieste, scritte con fede e imbustate. Le lettere verranno poi inviate agli intercessori circa un anno dopo, per toccare con mano quanto il Cielo si prenda cura di noi.

Sapevo che ogni anno Cristina riempiva con fede le sue lettere a Santa Teresina con decine e decine di intenzioni. Non sapevo – l’ho saputo solo pochi minuti fa – che in quelle intenzioni ci fossi anch’io e la mia famiglia.

E’ con tanta gioia e gratitudine allora che condivido l’e-mail appena ricevuta con la testimonianza di questa sorella.

Rileggendo le varie lettere scritte negli anni a Santa Teresina, dal 2003 al 2013, ho potuto constatare che in effetti ci sono state alcune situazioni difficili che hanno ricevuto aiuto e soluzione, anche se non immediati. Ne ricordo quattro per testimoniare la misericordia di Dio:

– nel 2004 avevo pregato perché una coppia di amici fosse visitata dalla benedizione di un figlio, che non arrivava: nel settembre dell’anno dopo è nata M.F. che ha compiuto da poco 10 anni.

Santa_Teresina_02– sempre nel 2004 avevo pregato per un’altra coppia con identico problema. Da qualche anno avevano intrapreso il difficile percorso dell’adozione; nel dicembre 2006, quasi allo scadere del tempo utile, hanno ottenuto l’adozione di due fratellini.

– nel 2011 avevo pregato perché il figlio di una mia amica che non era stato battezzato, potesse partecipare agli incontri del catechismo e conoscere Gesù, anche se il padre era in disaccordo perché non credente ed anticlericale; ebbene, non solo l’anno scorso G. (ormai undicenne) si è voluto iscrivere al catechismo, ma il 12 aprile di quest’anno, nella Domenica in Albis della Divina Misericordia, ha ricevuto il Battesimo e Gesù Eucarestia per la prima volta!

– nel 2013 avevo pregato per una amica che non frequentava la Messa e conosceva poco Gesù, affinché potesse incontrarlo; dall’anno scorso, A., frequenta con entusiasmo i “Cursillos de Cristianidad” nella sua parrocchia ed è diventata responsabile del suo gruppo.

Ringrazio quindi Santa Teresina che, piano piano, riesce a trovare soluzioni creative per la salvezza e la felicità delle anime a lei affidate…

 

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“E se ti facessi la proposta indecente di… un Rosario insieme?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/10/2015

Family_01Poco più di un anno fa mi sono ritrovato a fare una riflessione insieme a mia moglie, ovvero che la maggior parte dei nostri amici, molti dei quali non si conoscevano neanche tra di loro, sono persone di fede, legate, in un modo o nell’altro, alla Vergine Maria.

Da alcuni abbiamo ricevuto la testimonianza e l’annuncio di una fede mariana vissuta, altri hanno fatto esperienza di Maria che porta a Gesù per altre vie, qualcuno ha riscoperto la fede a Medjugorje, ma in un modo o nell’altro tutti i nostri amici erano e sono anche amici di Maria.

Ed è così che un giorno mi è venuta in mente la cosa più ovvia, che forse era talmente ovvia che in tanti anni nessuno di noi ci aveva mai pensato, e così ho inviato un messaggio whatsapp a tutti questi amici, che recitava pressappoco così:

Family_02“Ciao, siamo amici da anni, da anni condividiamo gioie e dolori della vita, gradevoli serate, magari una vacanza insieme. Sia noi che voi abbiamo sperimentato l’amicizia speciale con la Vergine, ma non abbiamo mai pregato un Rosario insieme. E se ti facessi la proposta indecente di un Rosario seguito da una bella cena tutti insieme?

Non abbiamo fatto altro che anteporre, a una delle nostre solite cene piene di risate e allegria, un Santo Rosario secondo le intenzioni della Santa Vergine.

La volta successiva abbiamo esteso l’invito a due colleghi anch’essi di spiritualità mariana e un’amica blogger cattolica, che si sono uniti a questa compagnia di amici a cui piace pregare e mangiar bene.

wpid-img_20140825_224923.jpgIn maniera spontanea, serena ma sorprendentemente entusiasmante, sperimentavamo la gioia di essere amici ma anche figli della stessa Madre. Si pregava e durante la cena ognuno condivideva la propria esperienza edificando tutti.

Dei nostri amici portavano anche i bambini, come sempre, e questi, interrompendo i loro giochi, con la stessa spontaneità con cui avevamo organizzato la serata, al quinto mistero si univano a noi, sedendosi per terra, pregando con un amore e una devozione che ogni volta ci insegnano quale sia il migliore atteggiamento nei confronti di Dio.

Ora stiamo continuando, con la benedizione del mio padre spirituale, probabilmente diventerà un incontro mensile, ma improntato a quella spontaneità che abbiamo sempre avuto e che tanto mi ricorda le riunioni dei primi cristiani.

Un Rosario, una cena in sana allegria, condivisione, una montagna di risate e… dove la Vergine Santa ci vorrà portare…

Avete anche voi amici con cui condividete la fede ma con i quali non vi siete mai ritrovati a pregare insieme?

Provate anche voi, basta poco, una casa, dei rosari, una bella cena… il resto lo farà il Signore, per le mani di Maria.

…E se poi ti va di condividere la tua esperienza col blog scrivimi pure a fermenticattolicivivi@gmail.com

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Il compito dei nostri angeli custodi è di portarci in Cielo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/10/2015

Angeli 01Il compito dei nostri angeli custodi è di portarci in Cielo, non quello di preservare noi e i nostri cari dalla sofferenza o dalla morte. Dopottutto la sofferenza è, forse, il mezzo principale qui sulla terra per la crescita spirituale e la morte è l’ultimo portale per Dio.

Quando degli amici, o persino dei bambini muoiono in un incidente, non dovremmo vederci una sorta di malfunzionamento angelico. Il compito degli angeli è quello di prepararci per il giudizio, nel miglior modo possibile.

Gli angeli vivono alla presenza di Dio, e conoscono la mente di Dio molto meglio di noi. Essi sanno quando una ferita o una malattia ci avvicina o meno a Dio. Essi sanno anche quando ventiquattr’ore in più su questa terra ci renderebbero giusto un pio’ più vecchi e un po’ più in debito.

Dio permette le nostre sofferenze e persino la nostra morte, sempre per il bene delle anime, della nostra anima, se corrispondiamo alla grazia, per il bene degli altri, se invece non lo facciamo. Gli angeli collaborano sempre con questo piano perfetto.

Da una prospettiva umana ciò può sembrare freddo o addirittura crudele. Ma la prospettiva umana è limitata, ci vuole un particolare talento per vedere dietro a tale prospettiva.

Il novellista Muriel Spark ha scritto storie dall’umorismo macabro che disturbano alcuni lettori ma che insegnano che i cristiani non dovrebbero giocare con la sofferenza. Ha dichiarato al “The New Yorker”: “La gente dice che le mie novelle sono crudeli perché le cose crudeli accadono, e mantengo volutamente questo registro.”

Angeli 02Ma Spark cerca di rendere il punto di vista di un angelo. “L’insegnamento morale in tutto ciò è nel fatto che tutti questi eventi non sono le cose più importanti. Al netto di tutto, alla fine, non lo sono.”

La prospettiva angelica: questa vita, e i suoi dolori, accidenti, problemi e prove, assumono il loro valore ultimo dalla “vita oltre tutto ciò”.

Gli angeli vogliono che noi facciamo ciò che è giusto per le nostre anime. E se scegliamo di ignorarli, e di ignorare Dio, allora loro cercheranno di contenere il danno che facciamo agli altri.

Ciò nonostante, più tempo stiamo qui, più abbiamo bisogno di tempo per renderci sempre più vicini a Dio e preparare noi stessi al giudizio.

Questo è il motivo per cui gli angeli a volte fanno degli sforzi straordinari per tenerci al sicuro.

(Tradotto dal commento al Vangelo del giorrno della pubblicazione “Magnificat” October 2015, Vol 17, n. 8 – Il commento è di Mike Aquilina, popolare scrittore americano esperto di patristica e storia della Chiesa)

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La gente semplice, quando si trova di fronte a problemi insolubili, si avvicina ai suoi santi e ai suoi eremiti

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/08/2015

monaci_01…e ne trova anche in città, oggi.

Un articolo sui nuovi eremiti metropolitani, fenomeno in silenziosa ma continua espansione.

C’è ancora posto per gli eremiti nel nostro mondo sovraffollato? Esistono ancora i singles dello spirito che si ritirano in baite solitarie e in “grotte monolocali” per soli anacoreti? O si stanno estinguendo come i panda? La risposta che ci viene dagli Usa è sorprendente.Sulla base di una indagine conoscitiva effettuata dai gesuiti d’America sul loro quadrimestrale per consacrati, Review for Religious, si rileva che non solo sopravvivono ma sono addirittura in crescita. E in tutto il mondo il fatto nuovo è che questi eremiti non si rifugiano più nelle grotte ma scendono in città e si inseriscono nella realtà metropolitana senza tuttavia abbandonare la loro scelta di vita solitaria.

Non sappiamo cosa possano rispondere alle domande del Censimento perché la “professione eremita” non è ancora contemplata. Ma è altrettanto certo che aumentano ogni anno, trascorrono la vita in preghiera, non temono la povertà e rifiutano qualsiasi gerarchia. La loro forza sta nel contraddire lo spirito del tempo. E la Chiesa ha deciso di reintegrarli nel Diritto canonico.

La notizia ci riporta ad una esperienza di alcuni anni fa, durante un viaggio nell’Isère, dove vari eremiti popolavano una vallata, ben distanziati tra loro. L’insediamento era noto solo agli “addetti ai lavori” in contatto con questi atleti della solitudine. La cosa ci aveva stupito, convinti come tutti, che gli anacoreti non esistessero più. Forse si trattava degli ultimi esemplari. Invece ci veniva detto che gli insediamenti erano in aumento, tanto da allertare il demanio francese, interessato a ricavare soldi anche da questo utilizzo del suolo pubblico.

monaci_02Questa impressione di un movimento in espansione ci viene ora confermata dalla ricerca dei gesuiti americani su un fenomeno che, per le sue dimensioni e la sua dinamica, sta prendendo in contropiede anche le autorità religiose che lo avevano archiviato come estinto nel 1917 lasciandolo fuori dal nuovo Codice ecclesiale.

Invece bisogna ricominciare a parlarne, a chiedersi perché tornano, quanti sono oggi, quanti potrebbero diventare domani e che ruolo hanno nella ripresa del senso del sacro. Ecco alcuni numeri.La categoria, stando a valutazioni attendibili, conterebbe nel mondo almeno ventimila anacoreti doc, ma è una stima forse inferiore alla realtà. Duemila vivono in Italia. E sono equamente divisi tra uomini e donne.

Per gran parte sono cattolici, ma non mancano altre confessioni cristiane e altre religioni. L’inchiesta americana, ha rilevato che il maggior numero di eremiti, oggi, è “metropolitano” e soltanto un due per cento segue la tradizione che li vuole in grotte, baite o vecchi cascinali.

L’eremitaggio moderno si fa anche in scantinati o sotto i ponti. Meglio ancora nei casermoni o nei condomini delle città. La metropoli di oggi è il luogo vero della solitudine, dove tutti ti ignorano, e dove il combattimento contro i nuovi demoni è ancora più intenso.

Come si mantengono gli eremiti? Nel Medio Evo trovavano “lavoro” custodendo cimiteri, ponti, passi montani, fari, santuari, e questo è possibile anche oggi. Ma è più difficile per gli eremiti metropolitani. Perché il “deserto” di cemento è meno fertile del deserto di sabbia, dove almeno le locuste e le radici non mancano come ci ha insegnato Giovanni il Battista. Scartati i lavori nelle aziende, ambienti troppo dispersivi e più adatti ai preti operai, restano i lavoretti che si possono fare tra le pareti domestiche come la pittura o il restauro di icone, la confezione di rosari e di ostie per la messa.

monaci_03Oppure scrivere e collaborare con editori, come fa Adriana Zarri che abbiamo intervistato. Condividono l’abitazione con sorella povertà; per pregare e meditare ricavano un angolo che arredano con un gusto ispirato, dove non c’è l’idea della miseria ma di una povertà luminosa.

E l’assenza di gadget dispersivi come la tv o il telefono consente loro di non essere assillati dalle bollette. I più “benestanti” hanno una pensioncina minima o trovano una casa di campagna con un fazzoletto di terra per ricavarne i prodotti dell’orto.

La diffidenza iniziale dei vicini si trasforma, poco a poco, in stupefatta accettazione di questi esseri “asociali” e, ben presto, in una richiesta di preghiere o intercessioni. L’eremita è solo in apparenza un isolato, ma risiede “al centro” della società. E questo il popolo lo sente. La gente semplice, quando si trova di fronte a problemi insolubili, si avvicina ai suoi santi e ai suoi eremiti.

(Titolo originale: L’eremita della porta accanto. Arrivano gli anacoreti del Medioevo prossimo venturo di Rodolfo Signifredi. Fonte: http://www.auraweb.it)

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Un eremita in città

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/07/2015

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Mi ero fermato nella cappella del Santissimo. Tra gli altri c’era un uomo sui settant’anni, che, in un mio momento di distrazione, mi incuriosì. Guardava fisso l’ostensorio, poi abbassava la testa e faceva dei lievi cenni di diniego, che sarebbero potuti sembrare tremiti di Parkinson se non fossero stati tutti e solo legati a quei momenti.

Ritornai alla mia interrotta adorazione. Quando mi alzai per andarmene il mio sguardo incontrò il suo, per qualche attimo. Fuori della chiesa mi raggiunse, Permette una parola? Certo. Nel suo sguardo ho visto che lei ama Dio. Ci provo, replicai un po’ vergognandomi. Io riconosco chi ama Dio, disse, e da quel momento cominciò uno strano colloquio, che mi permetto di riferire avendo solennemente promesso di non rendere riconoscibili lui e i luoghi.

Mario, lo chiamerò, così, è un direttore postale da poco in pensione, e fa l’eremita in città. Io diffido sempre un po’ di queste cose, e allora mi sono messo in cauto ascolto. Sembrava autentico.

Non si era mai sposato, non sapendo bene perché, finché gli era venuto in mente che forse poteva essere una vocazione. Ma su questo, disse, si era tormentato parecchio, chiedendosi (stavo per chiederglielo io) se vivere da solo in un appartamento minuscolo ma confortevole non poteva infine essere un bell’alibi per non prendersi responsabilità e vivere un quieto vivere. Sì, visitava i malati all’ospedale, portava la comunione come ministro straordinario, ma questo lo assolveva dal non essersi preso altre croci, di quelle pesanti che ti bloccano e non ti lasciano scampo?

nuovi_eremiti_02È intelligente Mario, ha letto che nelle vite di molti santi c’è stato il momento della tentazione più insidiosa, quello di ritirarsi da soli con Dio, stornata da Dio stesso a suon di fatti. E una notte che pregava più intensamente del solito perché aveva tentazioni di ogni genere, da quelle sessuali al timore, crescente con l’età, della solitudine, proprio quando si era sentito un illuso, uno straccio falso, disse, aveva capito che quella era la sua vocazione, perché non c’era niente da divertirsi, ma solo una pace, quasi sempre senza consolazione, più alta di ogni sconquasso. Se ti reggi a un treno, vai dove vuole il treno. Se stai dentro un’auto, pure. Se ti attacchi anche con una mano sola a Dio, ma a lui solo, non sei più sballottato, è tutto il resto intorno a te, che corre smarrito.

E quando viene la tentazione di non credere? gli chiesi senza alcun riguardo. Sorrise come un compagno di scuola trionfante che ti ha fatto goal nel campetto parrocchiale, poi serio spiegò: Ho imparato a spese di ogni mio nervo che c’è qualcosa di molto più grande della fede, che può oscurarsi del tutto, ed è l’amore, anzi, sai che ti dico? Allora la fede esce da sé stessa e diventa amore.

A quel punto volle insistentemente che vedessi il suo eremo. Ma che fai, ora che sei in pensione?, gli chiesi con la stessa precedente mancanza di riguardo. Oltre le cose che ti ho detto, la preghiera: è inesauribile . I suoi meno di quaranta metri quadrati, devo dire, mi hanno colpito: cucinino, salottino, camera da letto fratesca, col letto lindo, povero, essenziale come un letto di morte.

nuovi_eremiti_03Un tavolino, una sedia, un lume, una piccola radio, uno scaffaletto di libri, forse duecento, in cui feci in tempo a riconoscere, oltre la bibbia in diverse edizioni, la Liturgia delle ore, alcune vite di santi, le edizioni carmelitane delle opere di santa Teresa, san Giovanni della Croce e santa Teresina, di Lisieux. E I fratelli Karamazov. Perché I fratelli Karamazov?. È la bibbia dell’uomo moderno, di tutte le sue debolezze, mi serve a tenere i piedi per terra. Dalla finestra della camera una lista di cielo slavato. Mi vennero i brividi, a pensarlo lì solo. Solo?, mi lesse nel pensiero. Siamo almeno in sei: La Trinità, la Madonna, il mio angelo, io il poveretto.

E poi ci pensi, la Chiesa? Noi ci riferiamo sempre a questa qui visibile, di gente che nasce e muore continuamente. Ma questa, importantissima per noi, è il meno!, si infervorava. I tantissimi del purgatorio, gli innumerevoli del paradiso, altro che soli. E poi ancora – continuò – io compro il giornale ogni mattina, non per curiosità. C’è da, pregare tutto il giorno e non si arriva mai. Ecco perché non ho la televisione: non ho tempo, ho già tutti i dolori che mi vengono dal giornale e dalla radio, che parlano anche della televisione.

Mario, perché mi hai fatto venire qui, e non vuoi che dica niente a nessuno? Perché chi deve venire alla fine viene, lo porta Dio. Ti ho fatto venire perché ho visto che ami Dio, e con chi ama Dio si condivide tutto. Mario…. Adesso devi andare, perché io devo andare in ospedale ad aiutare a mangiare persone che non ce la fanno. Ciao. Ciao. Se si vive sempre in punto di morte, tutto va a posto.

(Fonte: http://nuovieremiti.blogspot.it/)

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