FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Archive for the ‘Storie da Medjugorje’ Category

“Quella piccola Ostia, esposta, era in grado di compiere grandi cose. Il mio cuore si scioglieva ogni volta che la guardavo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/08/2014

Twpid-slavko02.jpgestimonianza dell’esperienza a Medjugorje di Umberto Greco; a Gesù, per Maria.

La mia conversione avvenne nell’Agosto del 2008, quando decisi di partire per la prima volta per Medjugorje. Tantissime erano le domande che mi affliggevano sull’esistenza di Dio e che da alcuni anni mi portavano ad allontanarmi dalla Chiesa: non andavo a Messa (le uniche volte erano per Natale, Pasqua e qualche funerale). Calunniavo l’istituzione della Chiesa, offendevo i preti e il papa, ma soprattutto bestemmiavo. Come il fumo, l’alcol o il gioco d’azzardo, la bestemmia può diventare un vizio. E per me, lo era.

Ero arrivato al punto di bestemmiare senza neanche rendermi conto di farlo; ormai era parte del mio linguaggio. Partii con parecchie curiosità, ma soprattutto con il grande desiderio scoprire chi era o cosa fosse la Verità per me; sentivo che non ne sarei rimasto deluso. Inizialmente il viaggio è stato un po’ pesante, con tutto l’autobus che pregava e cantava, e io che mi annoiavo perché volevo dormire o ascoltare la musica. Ma, nonostante tutto, cercavo il più possibile di conformarmi al gruppo e pregare con loro, anche se non sapevo neanche come si usasse un Rosario.

Arrivati a Medjugorje notai subito un’atmosfera diversa, un “qualcosa” che prima d’allora non avevo mai provato. È incredibile pensare che durante il viaggio uscivano dalla mia bocca solo parole, mentre ora cominciavo a pregare con il cuore. I giorni, durante il meraviglioso Festival dei giovani, passarono in fretta: la mattina tra canti, balli e testimonianze; e la sera tra Rosario, Messa e Adorazione Eucaristica. È proprio da quest’ultima che ho sentito veramente toccare il mio cuore. Quella piccola Ostia, esposta, era in grado di compiere grandi cose. Il mio cuore si scioglieva ogni volta che la guardavo. Ogni sguardo era come un raggio di sole che pian piano illuminava il mio cuore……..

…Vi fu una mattina che, prima di andare sul monte Podbrdo, ci fermammo sotto la casa di Vicka. Ero riuscito ad intrufolarmi fra la gente e a mettermi di lato alla scala da dove Vicka parlava. Era vicinissima a me. Aveva qualcosa di non comune, difficile da spiegare. Aveva gli occhi così profondi, e un sorriso così splendente che non riuscivi a smettere di fissarla e a ridere anche tu senza capire il perché. Quando mi ha imposto le mani sulla testa, il mio cuore si è letteralmente aperto, sprigionavo gioia da tutte le parti. Il viso di Vicka era davvero l’espressione dell’amore che la Gospa ha per noi, suoi figli.

imma03Quell’amore che avvertivo costantemente, ma che si incarnava ogni volta che partecipavi ad una apparizione. In quei momenti, davvero il paradiso era in mezzo a noi, ed è proprio in quei brevi minuti che comprendi l’eternità del Paradiso, e ti rendi conto che tutto è reale, le apparizioni sono reali, Dio è reale. Prima di partire e durante quei giorni, pensavo di aver bisogno, e quindi ottenere, un miracolo per poter credere totalmente. Ma non è stato così: non ho mai visto nessun segno straordinario a Medjugorje, e la cosa mi aveva reso molto deluso. Guardavo continuamente il cielo, il sole, la croce del Krizevac, ma niente: l’unica cosa che ottenevo era un bel dolore agli occhi subito dopo.

Ma poi, col tempo ho capito che nessun segno mi sarebbe servito per la mia conversione. Dio ha preferito agire direttamente nel mio cuore, come da tempo cercava di fare, mentre io gli avevo sempre chiuso le porte del mio cuore. Ma a Medjugorje ho cominciato ad ascoltare la sua voce che è Verità: “Chiunque è dalla Verità ascolta la mia voce”, dice Gesù. Un segno straordinario come dono di Dio, certamente rafforza la tua fede, ma se non apri il tuo cuore alla Verità, se non hai permesso a Dio ti parlarti, allora nessun miracolo straordinario potrà mai cambiarti. Una guarigione fisica non è nulla a confronto alla guarigione spirituale.

La conversione del cuore, questo è quello che vuole che vuole Dio, ed è proprio per questo che la Madonna appare da 30 anni, per richiamare tutta l’umanità a suo figlio Gesù, supplicandoci sempre con i suoi messaggi alla conversione del cuore. Questa è stata una mia piccola testimonianza del mio primo pellegrinaggio. Le altre volte che ho fatto ritorno a Medjugorje, ho avuto la conferma di tutto quello che ho sperimentato la prima volta, ma, soprattutto, ho capito tante cose che dopo il mio primo viaggio non avevo capito o accettato.

Medjugorje non è il punto di arrivo della nostra conversione, bensì il punto di partenza, l’inizio di tutto, perché la nostra conversione, nonostante tante difficoltà, la costruiamo qui, nella vita di tutti i giorni. Ringrazio la Mamma celeste che, prendendomi per le orecchie, mi ha portato fino a casa sua, a Medjugorje, dove mi ha presentato e offerto gratuitamente la Verità, cioè Gesù.

(Fonte: http://www.lasacrafamiglia.it/)

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Ho supplicato la Madonna di diventare il genitore dei miei figli perché ero un fallito

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/08/2014

Nancy e Patrick, miliardari canadesi una volta lontani da Dio, ora vivono a Medjugore raccontando instancabilmente come la Regina della Pace abbia riordinato la loro vita familiare disastrosa. Avevano tutto, ricchezza, successo, ma quattro figli infelici…

Una testimonianza forte la loro, vera e coraggiosa, un esempio percorribile per tutte quelle persone che vivono croci familiari più forti di loro…

Buona visione.

Per sposarmi in chiesa ho dovuto fare delle promesse, promisi di andare a Messa, di confessarmi regolarmente, di crescere i miei figli cattolici, e così feci. Nancy così, era contenta. Ricevetti anche un bel certificato di matrimonio che eravamo sposati inchiesa. Ma la settimana dopo già rompevo tutte le mie promesse…

Niente mi toccava, fino a quando il fratello di Nancy ci ha mandato un pacchetto. Erano i messaggi di un posto che si chiama Medjugorje dove dei ragazzi dicevano di vedere la Madonna. Mi dissi che non poteva essere possibile. Dissi a Nancy che se quelli erano messaggi erano per lei. Nancy ha rimesso questi messaggi nelle mie mani dicendo: ecco marito pagano, buttalo via tu, così sarà sulla tua coscienza.

Mi ha detto marito pagano? Mia coscienza? Ho aperto il libricino per vedere cosa sarebbe stato sulla mia coscienza e ho letto un messaggio: “Vi chiamo alla vostra conversione PER L’ULTIMA VOLTA”. No so che è successo. Il mio cuore è stato colpito e lacrime hanno cominciato a cadere senza fermarsi…

Ho creduto ai messaggi subito. Non so perché, ma ho saputo chiaramente che questo messaggio fosse per me. Più leggevo i messaggi, più mi innamoravo della Madre di Dio.

Mio figlio minore era stato espulso dalla scuola per spaccio di droga. Tornato a casa coi capelli rasta mi disse: è la mia vita lasciamo fare quello che voglio. Il Preside mi diceva che il problema di questi figli era di essere cresciuti con troppi soldi.

Suo fratello giocava a rugby. Tornava sempre ubriaco. Che potevo fare con un figlio grande alto così?

La terza figlia si sposò a 17 anni, divorziò a 19 Risposata a 21, divorziata a 24. Ma che fai? – le chiesi – Lei mi ha guardato e ha risposto: e che cosa hai fatto tu papà? Questo ho insegnato io ai miei figli…

La loro vita era il frutto di una vita senza Dio, senza Chiesa, solo coi soldi. Droghe, alcol, divorzi, per i miei figli. E io con un libro di messaggi. Ho creduto. Come può un libretto di messaggi cambiare una vita così? Non ne ho idea.

Ho detto a Nancy. Non possiamo fare niente coi figli, andiamo a questo incontro mariano. Alla Messa il sacerdote disse: Chiedo a ognuno di voi di fare qualcosa di speciale. Stasera chiedo a ognuno di voi di consacrare i vostri figli al Cuore Immacolato di Maria.

Dissi: Nancy! Consacrare i figli! Questa è la risposta giusta! Ma non sapevo come fare. Il sacerdote insisteva. Consacrate i vostri figli adesso. Allora mi sono alzato, ho steso le mani davanti alla statua della Madonna e ho detto: Santa Madre di Dio io ti supplico: Prendi tu i miei figli, diventa tu per i miei figli il genitore che io non sono mai stato.

Non ho mai pregato coi miei figli, non li ho neanche battezzati e guarda che cosa è successo, Hanno avuto ogni cosa materiale, ma la loro vita era un disastro perché mancava la cosa puiù importante, la santa fede cattolica.

Ho supplicato la Madonna di diventare il genitore dei miei figli perché ero un fallito.

Non potevo fermare la droga, l’alcool, i divorzi, ho detto: santa Madre, salvali tu.

Il messaggio principale della Madonna è questo: il Rosario. La Madonna ha detto: se voi pregate il santo Rosario insieme ogni giorno, vi mostrerò miracoli nella vostra famiglia. Ho detto: Nancy, che cosa abbiamo da perdere? Ho creduto ai messaggi della Madre di Dio. Prima non avevo mai pregato il santo Rosario. Nancy, iniziamo. Ho scoperto che la preghiera era una decisione, la mia decisione.

Ho scoperto che la Madonna ci dà cinque messaggi principali a Medjugorje.

Il secondo messaggio dove la Madonna dice: andate alla Santa Messa, almeno ogni domenica. Pensate a questo marito che non aveva mai detto una preghiera nella sua vita invitava la moglie a pregare il Rosario ogni giorno e ad andare a Messa.

Io ho creduto a questi messaggi.

Nel terzo messaggio ho scoperto che la Madonna dice: non potete iniziare la vostra conversione senza confessione. Non mi confessavo da 30 anni. Ho vissuto nel peccato mortale quasi tutta la mia vita. Ero cattolico! Mi confessai dicendo tutto al sacerdote. Matrimonio, divorzio, adulteri, matrimonio, divorzio, adulteri, le mie mancanze coi figli, alcool, droga nella vita dei miei figli, una vita del tutto fuori di testa. Il prete ha detto – IO TI ASSOLVO – se questo non è il regalo più grande del mondo, non so che cosa sia.

Nancy e Patrick ora vivono a Medjugorje. Il figlio più giovane che era drogato ora collabora con le suore di don Bosco, il figlio alcolizzato è pompiere, Sono sposati con due bellissimi figli ciascuno, la figlia che da dieci anno non dava notizie ai genitori, nel 2012 ha accettato di trascorrere una settimana coi genitori a Medjugorje.

Dice Nancy: La Madonna ha promesso: Se voi consacrate i vostri figli al mio Cuore Immacolato, saranno salvati! E noi lo abbiamo creduto.

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Qui [a Medjugorje] ho la fede, la benedizione e la grazia, parola di esorcista

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/08/2014

ladonnaeildragoIl Sacerdote Leonid, della Provincia ucraina dell’Ordine dei Redentoristi, ha partecipato al 15° Seminario Internazionale per i Sacerdoti a Medjugorje ed ha dato, prima ai partecipanti al seminario e poi anche ai giornalisti di Radio “Mir” Medjugorje, una testimonianza non comune che riportiamo così come è stata pronunciata: “Il mio primo pellegrinaggio a Medjugorje è stato legato ai miei compiti e ad un interesse nella mia vocazione sacerdotale.

Nel 2005 cioè la Chiesa locale mi ha affidato una grande responsabilità ed il compito di portare una croce pesante: cioè il ministero di esorcista. I primi mesi ed i primi anni sono stati riempiti dall’amore e dalla grazia di Dio, ma naturalmente anche di grandi difficoltà. Tuttavia, la vera grande difficoltà capito durante un, per dirla così, “grande esorcismo” su un posseduto. Con voce molto rozza, piena di orrore, quella voce si rivolse a me con queste parole: `Io sono orribile, io sono forte ed io ti distruggerò. Distruggerò il tuo sacerdozio, il tuo stato religioso e tutta la tua vita`. Fu molto terribile, tuttavia non presi tutto troppo seriamente, poiché credo totalmente in Dio e non ho motivi per cui non credere a Dio. E so che la paura di fronte a satana è già una perdita.

Ma Dio permise quella situazione, che vi racconterò, perché sperimentassi quanto è grande e forte Sua Madre. E perché sperimentassi quanto Medjugorje sia una terra santa. Quando ero in grandi dolori, prove e tentazioni tentavo di pregare, ma non potevo pregare. Andavo a confessarmi ogni giorno, ma satana mi tentava. Le prove furono così forti che persi completamente la pace nell’anima. E non solo questo. Sentivo nell’anima di aver perso il sacerdozio e lo stato religioso. Sentivo una completa rovina e fallimento.

In quella difficile realtà, mentre non capivo cosa mi stava succedendo, qualcuno mi offrì un viaggio a Medjugorje. Sono venuto. Ero con un gruppo di Sacerdoti. Essi pregavano, ma io non potevo. Semplicemente non potevo pregare. In quel pellegrinaggio incontrai anche un anziano Sacerdote, P. Ambrogio dalla Slovacchia. Lui ha sacrificato totalmente la sua vita e la sua vocazione nel lavoro con gli Ucraini nella Regione dei Carpazi. Era venuto allora dopo aver superato un infarto ed aveva anche il diabete. Lui era stato già cinque volte a Medjugorje. Mi entusiasmò per il suo sacrificio e la sua umiltà.

Lui è un religioso francescano. Diventammo amici nel viaggio. Io lo aiutavo, lo guidavo per mano, in quanto era un uomo anziano. Sembrava che io lo aiutassi, ma in verità è lui che ha aiutato me. Siamo saliti insieme sul Podbrdo. Ci era stato detto che sulla collina ci sarebbe stata l’apparizione ad uno dei veggenti.

C’era molta gente, Sacerdoti. E’ questa è stata semplicemente la prima sorpresa a Medjugorje.

Ero seduto accanto a P. Ambrogio e con le spalle ero girato verso il luogo delle apparizioni. Sentivo di non essere degno di essere lì. Ma durante la preghiera del Rosario mi nacque il desiderio di guardare ciò che accadeva nel luogo delle apparizioni. Contemporaneamente a questo desiderio, sentii un’altra voce che mi diceva: “Non devi guardare là. Tu sei perduto e finirai all’inferno”. Terribile. Tuttavia, quei primi sentimenti positivi mi indirizzarono verso il luogo delle apparizioni. Cominciai a guardare e cercare. Forse avrei visto qualcosa. Pian piano nasceva in me la speranza, ma crescevano anche nuovi argomenti per i quali la mia umiliazione non sarebbe cambiata.

wpid-queen-of-peace3.jpegIn quel momento decisivo credetti. Per un momento. Come risposta a tutte le domande sentii, sperimentai la Gospa che scendeva dal Cielo. Allora è stato terribile. Una forte percezione, il profumo di qualche altro mondo che ho avevo vissuto fino ad allora. Poi mi ha tranquillizzato una tenerezza, una facilità, come un vento tenero della presenza della Gospa.

Lei si avvicinò a me. E quanto più lei era vicino, la forza del male se ne andava. Sperimentai nel cuore una nuova scoperta. Sperimentai quanto è forte la Gospa e la Sua umiltà.

Allora compresi che Lei non scaccia gli spiriti maligni, poiché essi stessi fuggono! Fuggono perché non possono sopportare la purezza e la bellezza della Sua presenza. Lei non li umilia, non li scaccia. Lei semplicemente ama, ma essi non possono sopportarlo.

E allora avvenne il cambiamento degli spiriti in me! Lo spirito di satana, che distrugge, sparì con la sua depressione, con tutte le paure. Egli è semplicemente sparito e al suo posto è sceso lo Spirito della Gospa. Sentii una voce nel cuore: `Non temere, io sono tua madre! Io sono la garanzia per te che non ti perderai!”.

Tutto cambiò! Questa esperienza della presenza della Purissima Vergine Maria è divenuta per la mia chiamata, per la mia vocazione sacerdotale e religiosa, per il mio servizio al miracolo d’amore che mi salva! Sento la presenza della Gospa in ogni esorcismo che compio.

Solo un piccolo esempio, perché ne ho tanti. I nostri Sacerdoti avevano una ragazza indemoniata che venne a confessarsi. La confessò un Sacerdote che era appena tornato dagli studi a Roma. E, mentre pronunciava la formula dell’assoluzione, questa persona colpì così fortemente il Sacerdote, cioè satana attraverso di lei, che egli stramazzò in un momento. Cadde. Poi quella persona con una qualche voce chiamò un altro sacerdote. Egli si spaventò e mi chiamò: “P. Leonid, vieni in fretta, abbiamo una situazione insolita…”. Dopo quel dialogo, la ragazza venne dove ero io. Quando iniziai il rito dell’esorcismo, accertai subito la diagnosi. Compresi che era posseduta, che satana operava molto fortemente attraverso di lei. Chiesi addirittura a cinque devoti parrocchiani di pregare durante il mio rito di esorcismo su quella persona. E mentre io leggevo le consuete, tradizionali preghiere di esorcismo, satana rideva. Parlava in inglese.

wpid-Intercessione02.jpgMi umiliava, mi prendeva in giro. Allora iniziai una preghiera alla Gospa. Ero esausto. Divenni nervoso. Sentivo che dovevo finire la preghiera, ma egli non usciva. Era uno spirito di suicidio. Iniziai a invocare la Gospa con tutto il cuore. Come quando un figlio chiama la madre. Ed allora iniziarono le vere urla: `Io non posso più, perché è arrivata la Gospa! Io non lo sopporterò, poiché è arrivata la Gospa, io devo andare fuori`. E se ne andò.

Questo è stato solo un caso, ma ne ho molti simili. In questi cinque anni in cui mi è stato affidato il ministero di compiere esorcismi, ho grandi tentazioni. Le avevo anche prima, so che le avrò ancora. Ma la Madre di Dio mi protegge nel Suo Cuore. Io non posso più vivere senza Medjugorje e Gerusalemme.

Ogni anno devo andare a Medjugorje ed a Gerusalemme. Perché questo è per me la fede. Qui ho la fede, la benedizione e la grazia”.

“Auguro a tutti gli ascoltatori [padre Leonid stava parlando a Radio MIR] la gioia. Vorrei che ciascuno di noi desiderasse amare di più la Santissima Madre di Dio, perché Lei è nostra Madre. Lei ama i suoi figli. E’ pronta a fare tutto per noi, se glielo chiediamo. Sento che, se non ci fosse la Madre di Dio, ci perderemmo. Perciò viviamo con Lei ogni secondo della nostra vita.

Personalmente sento la chiamata ad aiutare anch’io perché le persone vengano a Medjugorje. Di portare qui le persone che soffrono spiritualmente in maniera terribile!”.

(Fonte: http://www.medjugorje.hr)

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La Madonna agisce in un modo tenero e calmo, che è quello più efficace

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/07/2014

Rob01

Rob Frye, Irlanda

Rob Frye dall’Irlanda, racconta la sua esperienza a Medjugorje

Sono originario di Birmingham in Inghilterra, ma vivo in Irlanda già da 22 anni. Sono italiano per metà, mia madre era di Venezia. Ho sentito parlare di Medjugorje per la prima volta negli anni ’80 mentre insegnavo ancora in Inghilterra, ma allora Medjugorje non mi interessava.

Nel 2004 mia moglie è morta di cancro e allora alcune persone della mia parrocchia mi dicevano che sarebbe stato un bene per me andare a Medjugorje. Io, tuttavia, ripetevo continuamente che non era per me.

Una notte sono andato a dormire pensando a Medjugorje. Il mattino seguente mi sono svegliato improvvisamente ed ho avvertito di dover venire qui. Ho parlato con una coppia di coniugi che era stata a Madjugorje, mi hanno dato alcuni contatti e due settimane dopo ero seduto su un aereo.

La prima volta ho trascorso qui una settimana, ho avuto un’esperienza meravigliosa e ci sono ritornato sei settimane dopo. Da allora ritorno ogni anno. Penso che ora gioisco più di prima, soprattutto quando vedo la gioia di queste persone crescere e svilupparsi: persone che non sapevano cosa aspettarsi e che tornano a casa completamente trasformate.

Non dimenticherò mai le parole di un sacerdote che diceva che, quando torniamo a casa, non dobbiamo fare baccano sul fatto che qui ci siamo trovati meravigliosamente. Veramente i miei bambini mi hanno detto che, tornato a casa dopo il primo viaggio a Medjugorje, ho parlato loro di tutto per due ore senza interruzione. Io non me lo ricordo, mi è semplicemente venuto fuori. Nessuno di loro è ancora stato qui, ma sono sicuro che un giorno verranno ed io tornerò finché potrò e cercherò di convincere a venire quante più persone possibili.

Rosario03Penso che sulle persone influiscano più i cambiamenti che vedono a Medjugorje che un qualsiasi tipo di tecnica di convincimento. La Madonna agisce così, in modo tenero e calmo, che è quello più efficace.

Molte persone della nostra parrocchia sono state a Medjugorje e da noi Medjugorje è molto popolare, ma ci sono di quelli che non possono accettare che qui avvenga qualcosa. Io a loro dico che io non posso spiegarlo, che devono sperimentarlo da soli. Questa pace e questa atmosfera vanno sperimentate.

Qui non è strano vedere qualcuno piangere in ginocchio. Anch’io ero così quando sono venuto per la prima volta e non me ne sono vergognato. Persone da tutte le parti del mondo sono qui per una sola ragione e hanno tutti lo stesso scopo, perché siamo tutti nello stesso viaggio.

La nostra Madre ci guarda e ci dona la pace e la sua meravigliosa, indescrivibile tenerezza. Dipende da noi quanto questo durerà quando torniamo a casa, ma dovete sperimentarlo e vedrete la differenza. Tutti quelli con cui ho parlato e che ho portato qui hanno detto che Medjugorje li ha cambiati.

(Tratto da: “Persone felici. Gioia per ogni giorno. Testimonianza di pellegrini d Megjugorje, Ed. Informativni Centar Mir Medjugorje, pag. 189)

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“Cosa c’era a Medjugorje tanto da ribaltare la vita di quella moltitudine? O meglio: chi c’era?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/07/2014

Med01Francesca, abortista, lesbica, a Medjugorje ritrova la sua identità più profonda, e la Pace

Ricordo bene quel giorno di febbraio. Ero all’università. Ogni tanto guardavo fuori dalla finestra e mi chiedevo se Sara fosse già partita. Sara era rimasta incinta durante un rapida storia chiusa con un test di gravidanza positivo. Si era rivolta a me per un aiuto, non sapeva che fare. “È solo un grumo di cellule” dicevamo. Poi arrivò quella decisione. Mi sentivo fiera di aver consigliato Sara di abortire. Credevo fermamente in quella libertà che concede alla donna di gestire la propria sessualità e di controllare la maternità, fino a eliminarla del tutto. Figli compresi.

Eppure, quel giorno di febbraio qualcosa si frantumò. Se ero così sicura delle mie convinzioni, perché ogni anno mi tornava alla mente l’anniversario di quel pomeriggio, l’odore dell’ospedale, il pianto di Sara? Perché ogni volta che vedevo un neonato, ripensavo a quella scelta con profonda tristezza? La risposta arrivò qualche anno dopo, durante un seminario pro-life al quale partecipai. Lì, scoprii cosa fosse realmente un aborto: un omicidio. O meglio: quello che chiamavo diritto all’aborto era in realtà un omicidio multiplo dove la madre e il bambino rappresentavano le principali vittime alle quali andavano aggiunte le morti interiori collaterali. Io appartenevo a questo gruppo. Approvando l’aborto, mi procurai una lacerazione interiore di cui però non mi resi subito conto. Un piccolo buco nel cuore a cui non prestai attenzione, troppo presa dall’entusiasmo di una buona carriera lavorativa appena iniziata e dall’atmosfera progressista nella quale ero immersa.

Ero una terzomondista pronta a promuovere ogni tipo di diritto che potesse rendere la società più equa e giusta, secondo le idee promosse dalle avanguardie culturali. Ero anticlericale: parlare di Chiesa significava scandali, pedofilia, ricchezze smodate, preti il cui interesse era coltivare qualche vizio. Riguardo all’esistenza di Dio, lo consideravo un passatempo per vecchiette in pensione. Nelle relazioni, scoprivo uomini profondamente in crisi con la propria mascolinità, intimoriti dall’aggressività della donna e incapaci di gestire e prendere decisioni. Conoscevo donne stanche (tra cui me stessa) di condurre relazioni con uomini simili a bambini impauriti e immaturi. Provavo sempre più sfiducia verso l’altro sesso, mentre vedevo cresceva una forte complicità con le donne, che si rafforzò quando iniziai a frequentare associazioni e circoli culturali.

I dibattiti e i laboratori erano momenti di confronto sulle questioni sociali, tra cui l’instabilità dell’esistenza umana. Oltre al lavoro, la precarietà aveva iniziato a corrodere lentamente la sfera affettiva. Bisognava rispondere promuovendo le forme di amore basate sulla fluidità dell’emozione e sull’autodeterminazione, dando via libera a quelle relazioni in grado di tenere il passo con i mutamenti della società, cosa che, secondo tale pensiero, la famiglia naturale non era più in grado di assolvere. Era necessario svincolarsi dal rapporto maschio-femmina, reputato ormai conflittuale anziché complementare.

Stefano_05In un clima così effervescente, nel giro di poco tempo mi ritrovai a vivere la mia omosessualità. Accadde tutto in modo semplice. Mi sentii appagata e credetti così di aver trovato una completezza interiore. Ero certa che solo con una donna al mio fianco avrei trovato quella piena realizzazione che era la giusta combinazione di sentimento, emozioni e ideali. Poco alla volta, però, quel vortice di condivisione emotiva che si instaurava con le donne sotto le false spoglie di feeling, iniziò a consumarmi fino ad alimentare quel senso di vuoto nato dall’aborto di Sara.

Appoggiando la propaganda abortista, infatti, avevo iniziato ad uccidere me stessa, a partire dal senso di maternità. Stavo negando qualcosa che comprende sì il rapporto madre-figlio, ma oltre. Infatti, ogni donna è madre che sa accogliere e tessere i legami della società: la famiglia, gli amici e gli affetti. La donna esercita una “maternità allargata” che genera vita: è un dono che conferisce senso alle relazioni, le riempie di contenuti e le custodisce. Avendo strappato da me questo dono prezioso, mi ritrovai spogliata della mia identità femminile e in me si creò “quel piccolo buco nel cuore” che poi divenne una voragine nel momento in cui vissi la mia omosessualità. Attraverso la relazione con una donna, stavo cercando di riprendere quella femminilità di cui mi ero privata.

Nel pieno di questo terremoto, mi giunse un invito inaspettato: un viaggio per Medjugorje. Fu mia sorella a propormelo. Anche lei non era una fan della Chiesa, non estremista come me, ma quel che bastava perché la sua proposta mi spiazzasse. Me lo chiese poiché vi era stata qualche mese prima con un gruppo di amici: ci andò per curiosità e ora voleva condividere con me questa esperienza che, a detta sua, era stata rivoluzionaria. Mi ripeteva spesso “tu non sai cosa vuol dire” a tal punto che accettai. Volevo proprio vedere cosa ci fosse. Di lei mi fidavo, sapevo che era una persona ragionevole e dunque qualcosa doveva averla toccata. Comunque, rimanevo della mia idea: dalla religione non poteva giungere nulla di buono, tantomeno da un posto dove sei persone dichiaravano di avere delle apparizioni che per me significava una banale suggestione collettiva.

Con questo mio bagaglio di idee, partimmo. Ed ecco la sorpresa. Ascoltando il racconto di chi stava vivendo questo fenomeno (i diretti protagonisti, gli abitanti del posto, i medici che avevano condotto analisi sui veggenti), mi resi conto dei miei pregiudizi e di come questi mi rendessero cieca e mi impedissero di osservare la realtà per ciò che era. Ero partita ritenendo che a Medjugorje fosse tutto finto semplicemente perché per me la religione era finta e inventata per opprimere la libertà di popoli creduloni. Eppure, questa mia convinzione dovette fare i conti con un fatto tangibile: lì a Medjugorje c’era un flusso oceanico di persone che accorrevano da tutto il mondo. Come poteva essere finto questo evento e rimanere in piedi per più di trent’anni?

commemorazione-dei-defuntiUna menzogna non ha lunga durata, dopo un po’ emerge. Invece, ascoltando molte testimonianze, la gente tornando a casa continuava un percorso di fede, si accostava ai sacramenti, situazioni drammatiche famigliari si risolvevano, malati che guarivano, soprattutto dalle malattie dell’anima, come quelle che comunemente chiamiamo ansie, depressioni, paranoie, che spesso spingono al suicidio. Cosa c’era a Medjugorje tanto da ribaltare la vita di quella moltitudine? O meglio: chi c’era? Lo scoprii ben presto. Lì c’era un Dio vivo che si occupava dei suoi figli attraverso le mani di Maria. Questa nuova scoperta si concretizzò con l’ascolto delle testimonianza di chi era passato in quel luogo e aveva deciso di rimanere per prestare servizio in qualche comunità e per raccontare ai pellegrini come questa Madre operi laboriosamente per togliere i propri figli dall’inquietudine. Quel senso di vuoto che mi accompagnava era uno stato dell’anima che potevo condividere con chi aveva vissuto esperienze simili alle mie, ma che a differenza di me, aveva smesso di vagare.

Da quel momento, iniziai a pormi dei quesiti: Qual era la realtà in grado di portarmi ad una piena realizzazione? Lo stile di vita che avevo intrapreso corrispondeva effettivamente al mio vero bene oppure era un male che aveva contribuito a sviluppare quelle ferite dell’anima? A Medjugorje avevo fatto un’esperienza di Dio concreta: la sofferenza di chi aveva vissuto un’identità frantumata era anche la mia sofferenza e l’ascolto delle loro testimonianze e della loro “resurrezione” mi aveva aperto gli occhi, quegli stessi occhi che in passato vedevano la fede con le lenti asettiche del pregiudizio.

Ora, quell’esperienza di Dio che “non lascia mai soli i suoi figli e soprattutto non nel dolore e non nella disperazione” iniziata a Medjugorje continuò nella mia vita, frequentando la Santa Messa. Avevo sete di verità e trovavo ristoro solo attingendo a quella fonte di acqua viva che si chiama Parola di Dio. Qui, infatti, trovai inciso il mio nome, la mia storia, la mia identità; poco alla volta compresi che il Signore pone un progetto originale per ciascun figlio, fatto di talenti e qualità che conferiscono unicità alla persona.

Lentamente, la cecità che offuscava la ragione si sciolse e in me nacque il dubbio che quei diritti alla libertà nei quali avevo sempre creduto, fossero in realtà un male camuffato da bene che impedivano alla vera Francesca di emergere nella sua integrità. Con occhi nuovi, intrapresi un percorso nel quale cercai di comprendere la verità della mia identità. Partecipai a dei seminari pro-life e lì mi confrontai con chi aveva vissuto esperienze simili alla mia, con psicoterapeuti e sacerdoti esperti sulle tematiche legate all’identità: finalmente, ero senza lenti teoriche e vivevo la realtà.

Med03Infatti, qui misi insieme i pezzi di questo intricato puzzle che era diventata la mia vita: se prima i pezzi erano sparsi e incastrati in malo modo, adesso stavano assumendo un ordine tale per cui iniziavo a intravedere un disegno: la mia omosessualità era stata la conseguenza di una identità tagliata del femminismo e dell’aborto. Proprio ciò in cui per anni avevo creduto potesse pienamente realizzarmi, mi aveva uccisa, vendendomi menzogne spacciate per verità.

Partendo da questa consapevolezza, iniziai a riconnettermi con la mia identità di donna, riprendendo ciò che mi era stato rubato: me stessa. Oggi sono sposata e al mio fianco cammina Davide che mi è stato vicino in questo percorso. Per ciascuno di noi esiste un progetto creato da Colui che é l’unico in grado di guidarci realmente a ciò che siamo. Tutto sta nel dire il nostro sì come figli di Dio, senza avere la presunzione di uccidere quel progetto con false aspettative ideologiche che mai potranno sostituire la nostra natura di uomini e donne.

Fonte: http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-io-lesbica-e-abortista-convertita-a-medjugorje-9755.htm#.U8eGaMlyzqB

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Medjugorje, 34° anniversario. Dai loro frutti li riconoscerete!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/06/2014

Oggi è il 34° anniversario dalla prima apparizione a Medjugorje.

Recita il Vangelo di Matteo

anniversario00In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! DAI LORO FRUTTI LI RICONOSCERETE! Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni, e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque, li riconoscerete. (Matteo 7,15-20)

Al di là di tutte le chiacchiere che si fanno sui mass-media, premessa una totale ubbidienza filiale al giudizio della Chiesa che ancora non c’è stato, per il momento ecco, a mio avviso, il parametro principale (almeno per noi credenti, la Chiesa poi farà il suo discernimento con la sua sapienza millenaria) con cui valutare le apparizioni forse tra le più lunghe della storia.

Dai loro frutti li riconoscerete!

La mia conversione è uno di questi frutti.

Guarigioni come quella di Cristian Filice guarito dalla SLA o di Raffaella che lì ha recuperato la vista e la fede, di Linda che a Medjugorje ha abbandonato la sedia a rotelle, o del piccolo Dario di Palermo guarito da un raro tumore al cuore si continuano a verificare in quella terra benedetta dove il Cielo sembra essersi aperto un varco…

anniversario01Qualcuno non è guarito fisicamente come Chiara Corbella ma lì ha sperimentato una santità più profonda (insieme a un autentico cammino di fede) creando attorno a sé un fermento di fervore, conversione, pace e gioia che solo Dio può creare… Chiara è unica e speciale ma, quante storie di straordinaria santità come le sue.

E poi, il vero miracolo di Medjugorje, milioni di pellegrini da tutto il mondo e milioni di conversioni. Conversioni e conversioni… come quella di Fabio, scrittore e regista, o di Angela, satanista, ora consacrata a Maria.

Medjugorje: le uniche apparizioni in cui i veggenti sono stati analizzati con strumenti scientifici e trovati autentici. Quante storie come quella di Padre Eugenio che è andato a Medjugorje per scoprire l'”imbroglio”… tornando convinto che davvero lì il Cielo si è aperto un varco per noi, o di Heather Parsons, giornalista protestante che va a Medjugorje per lavoro e torna conquistata dalla Madonna.

Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.

All’ombra di quest’albero buono io vivo e trovo forza, per vivere con pace e gioia le sfide della vita, ma soprattutto all’ombra di quest’albero buono trovo Cristo, nella Chiesa.

Cara Gospa auguri di vero cuore, quel cuore che grazie a te batte di amore e fervore per quel Gesù che ci presenti e offri da 33 anni…

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“Non c’è torneo che tenga al confronto di essersi trovati di fronte a Dio”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/05/2014

Mara Santangelo, campionessa del mondo di tennis nel 2006 di cui abbiamo già parlato QUI nel blog, racconta il suo viaggio a Medjugorje.

Sono partita per Medjugorje grazie a Paolo Brosio, l’ho incontrato a una festa di un’amica in comune e mi ha convinto a partecipare a questo pellegrinaggio.

Mi sono successe cose molto particolari.

Nel pullman Marija, una delle veggenti ha avuto l’apparizione della Madonna nel pullman. Ho sentito questa forte vibrazione dentro di me, un momento molto toccante ma non solo questo.

Siamo andati sul monte delle apparizioni, abbiamo passato tutta la nottata lì pregando, cantando, a un certo punto eravamo una decina di persone, e ci siamo appartate per pregare. Ironi Spuldaro, un carismatico con il dono della guarigione, mentre pregava e con dei canti invocava lo Spirito Santo, chiedeva a Dio di darci un segno. Quella notte di segni ce ne sono stati più di uno. Nel cielo tutti abbiamo visto questa grandissima luce con le nuvole che a vortice continuavano a girare.

Successivamente un albero ha iniziato a prendere una luce luminosa, un fascio di luce, anche nel sasso sottostante e successivamente tutta la vegetazione ha preso luce.

Questi sono segni forti.

Dopo questo pellegrinaggio in me c’è stato un grande cambiamento.

Ho subito un intervento, ho smesso di giocare, sono arrivata quasi alla depressione perché per me il tennis era tutto.

Questo pellegrinaggio mi ha aiutato tanto perché mi sento una persona cambiata.

“Non c’è torneo che tenga, non c’è vittoria al confronto di essersi trovati di fronte a Dio”

La felicità è aver trovato Dio nel cuore…

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Padre Eugenio che voleva scoprire l’imbroglio

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/05/2014

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Una stazione della Via Crucis sul Monte Krizevac in un giorno molto piovoso

La Regina della Pace insiste che dobbiamo pregare. Così, dopo averla osteggiata, per non aver creduto a queste sue apparizioni, ho provato a rimediare, dando vita a San Paolo una nuova realtà di consacrati nella preghiera”.

Padre Eugenio La Barbera, milanese trapiantato in Brasile, ha qui fondato una comunità religiosa che, già nel nome, Regina Pacis, si ispira a Medjugorje e che è stata approvata dal Vescovo nel 1995 ed eretta a priorato sui juris nel 2005.

E dire che lui, eccellente in teologia, si recò in Erzegovina nel 1987 “per smontare l’inganno erzegovinese”, di cui aveva proibito di parlare ai parrocchiani.

La sera dell’arrivo, due pellegrini “fra i più devoti” gli chiesero di accompagnarli per una Via Crucis su Krizevac. Padre Eugenio non ne fu entusiasta, perché era mezzanotte e pioveva! “Accettai ma mi proposi di sfiancarli a colpi di meditazioni inginocchio!”.

Durante la salita però, dovette rivedere il piano perché qualcosa di inspiegabile lo spaventò moltissimo: “Diluviava; i miei compagni erano fradici, il terreno grondava fango, e io ero totalmente asciutto”.

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Monte Krizevac – Croce fatta erigere dai fedeli tra il 1933 e il 1934 in occasione dei 1900 anni dalla morte e resurrezione di Cristo. Si trova alla fine della suggestiva Via Crucis di cui si parla nel post

Decisi di proseguire, ma con passo deciso, di stazione in stazione verso la cima, dove il fenomeno assunse contorni più evidenti: “Ora non pioveva solo nello spazio occupato da noi tre, e sopra le nostre teste si vedeva il cielo stellato”.

Il prete cercò di contenersi, ma era scombussolato e risolse di lanciare una sfida: “Gospa (Signora in croato)”, se dissi nel segreto del cuore: “io non credo che tu appari, ma se sei qui, sappi che io sono un ottimo sacerdote!“. Ed elencando i miei meriti, le feci alcune richieste particolari”.

Quando il giorno dopo salì di nuovo sul Krizevac fu avvicinato da un signore di mezza età mai visto prima… “Mi disse: la Madonna conferma che sei un ottimo prete, ma che non puoi contrastare la fede del popolo di Dio verso di lei, come hai fatto nella tua parrocchia“; e continuò rispondendo alle mie riflessioni notturne.

Prima di congedarsi aggiunse: “La Gospa ti darà un segno della sua presenza“. Il buon padre rimase senza parole, scartando l’ipotesi di essere incappato in un agente comunista.

Prima di partire salì una terza volta sul Krizevac, in testa a un gruppo di pellegrini, che si erano rivolti a lui trovandosi senza sacerdote. Il pianto fragoroso di un ragazzo disturbò la Via Crucis e il nostro sacerdote si indispettì non poco per quelle continue interruzioni; finché al termine, quel giovane non gli si fece incontro.

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Padre Eugenio La Barbera

“Padre, scusi il mio comportamento di prima; ora però avrei assolutamente bisogno di lei”. Al che, vedendo lo sguardo interrogativo del religioso, aggiunse: “La Madonna mi ha mostrato il film della mia vita e alla fine ha detto: “I tuoi peccati ti sono lavati per il tuo pentimento ma hai bisogno del perdono sacramentale della Chiesa; vai e confessati da padre Eugenio”.

Il buon religioso evidentemente non riuscì a dissimulare la sorpresa poiché il giovane si sentì in dovere di precisare: “Ho proprio sentito una voce chiara e distinta”.

Dopo l’assoluzione il confessore si accorse che il ragazzo si drogava – “le sue braccia erano piene di buchi” – e, preoccupato, gli raccomandò di farsi vedere subito da un medico. Ma il giovane lo interruppe e il suo volto ora era radioso: “Così, padre, non ha capito? Lei mi ha confessato e mi ha guarito. Sono io il segno che la Gospa le ha promesso!

(Fonte: Medjugorje, paradiso sola andata. Riccardo Caniato, Edizioni Ares, pag. 269)

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“Cattolica? Mai!”. Parola di Kathy Jones

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/05/2014

Madonna di Tihaljina, a 20 km da Medjugorje

Madonna di Tihaljina, a 20 km da Medjugorje

Sono cresciuta a New York, in una famiglia di fervente fede luterana, ed ho sempre creduto in Dio. Ma, divenuta adolescente, ho rifiutato tutte le forme di religione organizzata, pensando che fossero tutte invenzioni degli uomini e non di Dio. Dopo essermi sposata con Eddy ed aver accettato a malincuore che i nostri figli fossero allevati nella religione cattolica, gli dissi: “Non pensare MAI che un giorno io possa diventare cattolica! O si è nati e cresciuti cattolici, o bisogna esser pazzi a scegliere di esserlo volontariamente”.

Rifiutavo gli insegnamenti della Chiesa, pensando che fossero stati ideati da uomini che non avevano avuto niente di meglio da fare che inculcare alla gente sensi di colpa e di meschinità. Se qualche volta andavo in chiesa con la mia famiglia, mi annoiavo a morte.

Nel 1987 mi fu diagnosticato un cancro all’utero e dovetti essere sottoposta ad un’operazione piuttosto seria con la quale si scoprì che il cancro aveva raggiunto le ghiandole linfatiche. Fui sottoposta a trattamenti di chemioterapia intensiva e poi anche di radioterapia, ma il futuro si prospettava fosco e la forte probabilità di una ricaduta gettava la sua ombra su di me.

Durante uno dei miei ricoveri in ospedale, gridai a gran voce a Dio: “Se davvero esisti, ti prego, allevia la mia disperazione, e fammi accettare il fatto di morire prima di vedere i miei figli cresciuti”. Attesi, ma non avvertii alcuna pace e conclusi così, che non c’era nessuno lassù, che s’interessasse veramente a me: la preghiera era solo un pio desiderio. A peggiorare le cose, si aggiunse il fatto che, durante la mia convalescenza, i datori di lavoro di Eddy si trasferirono a Dallas (nel Texas) ed io ero sicura di dover finire là i miei giorni senza il sostegno della mia famiglia e dei miei amici a New York.

Tihaljina02Per uno strano concorso di circostanze che solo Dio aveva potuto orchestrare, mi trovai a portare mia suocera ad una riunione di preghiera nel gennaio 1990.

Mio malgrado, mi ritrovai seduta in una stanza con un rosario tra le mani. Desideravo disperatamente fuggire via, ma, per educazione, fui costretta a restare e cominciai perfino a pregare insieme agli altri. All’improvviso, un profondo sentimento di pace mi pervase, la paura mi abbandonò e mi ritrovai piena di speranza; quel giorno la mia vita cambiò completamente per intercessione della Madonna della Speranza…la Regina della Pace! Nell’ottobre di quell’anno, Eddy ed io ci recammo presso il suo santuario a Medjugorje; andammo a Tihaljina per vedere padre Jozo Zovko il quale mi benedisse e pregò su di me imponendomi le mani. Fu un’esperienza indimenticabile. I miei amici mi dissero che avevo ricevuto una grazia di guarigione.

Tihaljina03Fino ad oggi il cancro non è più ricomparso. Non so se si tratti di un miracolo o se sia semplicemente il risultato dei trattamenti fatti. Ma la grazia più importante che ricevetti allora, fu la guarigione spirituale. La donna che un tempo era stata scettica e addirittura irriverente, fu beata di farsi cattolica nel giorno di Pasqua dell’anno seguente! Da allora l’Eucarestia quotidiana è il cuore della mia giornata. Mio marito Eddy, che nel frattempo è diventato diacono, mi ricorda di come ironizzassi sulla sua abitudine di andare a Messa ogni domenica e di come rifiutassi che i sacerdoti entrassero nella mia camera d’ospedale, persino quando ero fortemente intontita dall’effetto della morfina! Oggi, una parte del mio “ministero” consiste nel portare la Comunione ai malati negli ospedali e a pregare insieme a loro… Niente è impossibile a Dio!

(Fonte: Medjugorje, paradiso sola andata. Riccardo Caniato. Edizioni Ares, pag. 225)

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Mara Santangelo: «Avevo tutto ma non ero felice»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/02/2014

Campionessa del mondo di tennis nel 2006, racconta quel viaggio a Medjugorje che oggi le ha ridato la serenità

Mara_01Ha raggiunto le vette del tennis mondiale sia nel singolare che nel doppio. Nel 2006 è diventata “campione del mondo” vincendo la Fed Cup con la nazionale femminile. Sembrava che la carriera e la vita di Mara Santangelo fossero perfette. Successi sportivi, popolarità, denaro. E invece la tennista italiana non era felice. Una malformazione ai piedi che si portava dietro fin dalla nascita l’ha costretta, in dodici anni di professionismo, a convivere con dolori lancinanti. Sofferenze che lei ha sopportato per mantenere una promessa fatta, anni prima, alla persona più importante della sua vita: sua madre, scomparsa quando lei era ancora adolescente. Mara ne ha parlato nel libro “Te lo prometto” (Ed. Piemme), un racconto di pancia, commovente e sferzante al tempo stesso. Da quando ha lasciato il professionismo, agli inizi del 2011, per la Santangelo è iniziata una nuova vita, fatta di spiritualità ed equilibrio. Siamo andati a scoprire cosa l’ha aiutata a trovare la serenità.

Se è arrivata all’apice del tennis mondiale è per mantenere una promessa. Quale?

«Avevo dieci anni e tra le braccia di mia mamma, guardando in tv un match di Martina Navratilova, le promisi che un giorno sarei diventata come lei e avrei calcato il centrale di Wimbledon. Mia madre è scomparsa sei anni dopo. E questa promessa mi ha portato a lottare e ad andare contro tutto e tutti per realizzarla».

Mara_03Perché contro tutto e tutti?

«Perché sono nata con una malformazione ai piedi e quindi ho dovuto affrontare tanta sofferenza fisica per dedicarmi al tennis a livello professionistico. Non c’è stato match della mia carriera che non abbia giocato con dolori lancinanti ai piedi. E non è stato da meno il dolore dell’animo, quello generato dalla perdita di mia mamma. È stata una donna straordinaria, che mi ha cresciuta trasmettendomi una serie di valori che io ho portato poi sempre con me».

E lei alla fine ha mantenuto la promessa ed è arrivata sul centrale di Wimbledon.

«Sì, nel 2005. Con sentimenti contrastanti: da una parte la gioia di aver mantenuto la promessa, dall’altra la disperazione per non aver portato a termine il match contro la Williams per l’eccessivo dolore fisico».

Chi le è stato più vicino in questi dodici anni di carriera?

«Il mio allenatore è stata una figura importante per me. Ne parlo molto nel libro, perché è stata la persona che meglio ha compreso la mia sofferenza e la mia solitudine mentre giravo per il mondo per giocare i tornei. Purtroppo la mia famiglia non ha mai potuto starmi a fianco fisicamente, ma solo moralmente. Purtroppo nel tennis non possono trasparire i tuoi punti deboli, non puoi raccontare le tue sofferenze a una collega, perché poi il giorno dopo, in campo, la potresti ritrovare come avversaria e potrebbero essere sfruttati contro di te».

sometti02Non ha mai pensato di mollare tutto?

«Tante volte. Però era come se dal cielo arrivassero dei segnali chiari che non dovevo farlo. Purtroppo nel momento più bello della mia carriera, quando ho raggiunto la 27ª posizione della classifica mondiale nel singolare, ho avuto un altro problema al piede causato dalla postura. Mi sono dovuta operare e da lì, dopo un periodo di riflessione, c’è stato il mio primo viaggio a Medjugorje che mi ha cambiato completamente la vita. Subito dopo ho abbandonato il professionismo».

Cos’ha cambiato in lei questo viaggio?

«Andando a Medjugorje ho avuto la certezza e la conferma che la mia strada dovesse essere un’altra. Ho lasciato il tennis per intraprendere questo percorso spirituale. Pensi che prima non sapevo nemmeno cosa ci fosse a Medjugorje. Nella mia vita c’era poco di spirituale. Ancora oggi questo percorso continua a darmi felicità, quella che non avevo prima. Quando giocavo, pur avendo denaro e fama, non ero felice. Non sentivo la pace dentro di me. Oggi sto bene. Ho lasciato la ricchezza, i riflettori, i tornei prestigiosi, cose che molti pensano esser tutto nella vita, ma mi sento più felice».

MEDJUGORJE02Oggi, però, non solo la fede occupa la sua vita. Da settembre è entrata a far parte della Federazione Italiana Tennis e da pochi giorni è consigliera del Coni.

«È sempre stato il mio sogno continuare a lavorare dietro le quinte per il tennis italiano, cercando di dare un supporto in base alla mia esperienza. Sono contenta di avere la fiducia del Coni e della Federazione».

Ci sveli un segreto. Come fa a mantenersi ancora così in forma?

«Ogni tanto gioco a tennis. Ma gli impegni non me lo permettono assiduamente. Così cerco di andare spesso in palestra e di praticare altri sport, sempre nei ritagli di tempo».

(Fonte: http://www.leiweb.it/)

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