FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Archive for the ‘Uncategorized’ Category

«Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/05/2019

La devozione mariana di un santo…

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«Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/03/2019

«Misericordia et misera sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cfr Gv 8,1-11). Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: “Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia”»

Come Gesù, Papa Francesco (nella lettera apostolica “Misericordia et misera” del 20-10-2016) non giustifica né sminuisce il peccato che resta tale, ma non pone limiti alla misericordia di Dio nell’accogliere il peccatore e la peccatrice sinceramente pentiti.

Continua infatti dicendo che «Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono.»

E chi è più bisognoso dell’abbraccio di perdono del Padre di una donna che ha fatto un aborto? Se hai vissuto questo dramma, sappi che in qualunque momento puoi ricorrere al sacramento della Confessione.

Il Papa ha infatti dato disposizioni ben precise per favorire questo incontro di perdono e guarigione:

«In forza di questa esigenza, perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto.

Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre.

Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione.» (Op. cit. n. 12)

Se hai commesso un aborto perché non approfittare di questa Quaresima per affrontare quel capitolo della tua vita congelato nel dolore? Avrai la possibilità di ricevere UN CUORE NUOVO, come Beatrice, che ha condiviso con coraggio questo percorso di dolore e rinascita a nuova vita.

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«Fatevi un amico Down perché è divertente e vi aprirà scenari di tenerezza e bellezza impensabili!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2019

Oggi è la Giornata Mondiale delle Persone con sindrome di Down e come sempre, ogni volta che ricorre la giornata mondiale di qualche cosa, mi chiedo a cosa serva veramente, soprattutto quando, come oggi, la #giornatamondialedellapoesia, l’anniversario della nascita della grande Alda Merini e l’#equinoziodiprimavera (che tra l’altro era ieri) rubano la scena ai miei amici con un cronosoma in più.

Se lo chiede anche Gigi De Palo, papà di Giorgio Maria che con il suo sguardo dolcissimo e “furbetto” ha conquistato tutti. Seguo da anni con grande interesse Gigi su tutti i suoi profili pubblici che ieri ha condiviso questa riflessione.

«Ma servono davvero queste giornate? Non lo so, ma sono un’occasione per riflettere ancora oggi su quanto la vita, ogni vita sia degna.

Perché basta leggere i commenti su alcuni post su Facebook che riguardano le persone con la sindrome di Down per accorgersi che oggi – ancora oggi – nonostante le campagne, nonostante le giornate mondiali, nonostante le indignazioni e le levate di scudi per le prese in giro, per alcuni ci sono vite di serie A e vite di serie B che non andrebbero messe al mondo.

Perché mettere al mondo un bimbo con la sindrome di Down non è “una scelta egoista perché stai scaricando una buona parte del peso sulla società e su tuo figlio”, ma una grande occasione di amore per la nostra famiglia e una occasione di riflessione per il mondo.

Il problema è che fino a quando “tuo figlio aveva diritto di non nascere, onde evitare una vita più dura e limitata degli altri” non cambierà mai nulla per queste persone perché, sotto sotto gli viene detto: non ti lamentare se non si fa ancora nulla per integrarti nella società, già è tanto che sei vivo perché era meglio che non nascevi, mamma e papà hanno sbagliato, dovevano abortirti… adesso sono affari tuoi… adesso ti arrangi…

Una società, non lo dimentichiamo mai, si giudica da come riusciamo a valorizzare gli ultimi.

Fatevi un amico Down perché è divertente e vi aprirà scenari di tenerezza e bellezza impensabili!»

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«Stiamo riprogrammando il cervello delle persone…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/03/2019

Ieri ho ricevuto un video da una cara amica che spesso collabora col blog, video che non riesco a smettere di guardare tanto è vitale oggi l’argomento che affronta.

Il video è questo, prima guardatelo.

L’autore afferma che i social fanno «leva sulle emozioni di base: la paura, l’eccitamento sessale, la noia, e questo ti rende incapace di star fermo a pensare per esempio.»

A un certo punto mi si è accesa come una lampadina e ho pensato, al netto di ciò che dicono i detrattori della Chiesa, che questa da secoli afferma e insegna a vivere esattamente il contrario di queste tendenze osservate dall’autore del video.

Nella Bibbia ricorre per be 366 volte l’espressione – NON ABBIATE PAURA – e Gesù risorto che appare a porte chiuse agli apostoli rintanati nel cenacolo per paura, dice (mentre alita su di loro lo Spirito Santo): “Non abbiate Paura!”.

E il sesso? Quello che propone la Chiesa non è la sua negazione ma un rapporto dignitoso, armonioso, bello col proprio corpo e quello degli altri. Se solo lo vivessimo davvero saremmo tutti più felici.

E la preghiera? Quando è fatta nello Spirito e in maniera profonda, non è quella meraviglia che ci permette di stare davvero in contatto con noi stessi e con Dio? E allora sparisce la noia.

Vuoi vedere che quello che insegna la Chiesa Cattolica da più di duemila anni è proprio tutto vero, e che lo dimostra l’infelicità degli eredi ddi chi anni fa cominciò l’abbandono di massa che continua ancora oggi?

«È come se tutti avessimo il deficit dell’attenzione. – Continua l’autore del video –  Stiamo riprogrammando il cervello delle persone, in particolare dei ragazzini e delle ragazzine; è un fiume di stimoli costanti per cui se ti fermi a pensare sei finito.

I ragazzi che usano social media per più di due ore al giorno sono più infelici, più depressi, tentano di più il suicidio e si sentono più soli. Si sta perdendo completamente questa skill e i ragazzini e la ragazzine giovani non l’hanno mai sviluppata.»

Questo è il risultato di anni di liberazione e di illusione di libertà che ci offre l’era dei social?

E se il segreto della felicità fosse nella semplicità di una vita con meno rete e più Dio?

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Un milione!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/02/2019

Il sentimento che mi accompagna ogni giorno da quando è iniziata la mia avventura con Dio, la mia conversione, è senz’altro quello dello stupore.

Stupore per la creatività di Dio che ogni giorno, nella regolarità di una vita come tante altre, ma anche con segni che toccano il cuore, non fa mancare il suo intervento, fosse anche quello semplice e ordinario di una lettura biblica che ti illumina su una particolare situazione.

Stupore per le centinaia di storie di conversione che incontro ogni giorno e che ho l’urgenza di far conoscere anche agli altri.

Stupore nello scoprire che anche tempi come questi “producono” santi moderni e forti come i santi antichi, santi come Pietrino Di Natale, Caterina Morelli, Chiara Corbella, Andrea Mandelli, Matteo Farina, Sandra Sabattini, Francesca Pedrazzini , Carla Ronci, Takashi Nagai, Mirella Solidoro, Anton Durcovici, Padre Jacques Hamel, Maria Elisabetta Hesselblad, Mariam Baouardy, Gianluca Firetti, Filippo Gagliardi, Maria Chiantìa, Nicola D’Onofrio, Santa Scorese, Benedetta Bianchi Porro, Stefano Avella, Claire de Castelbajac, Giulia Gabrieli, Ninni Di Leo, Pier Giorgio Frassati, Carlo Acutis, Alberto Michelotti e Carlo Grisolia, Antonietta Meo (Nennolina), la piccola Li, e tanti altri ancora da conoscere…

Così è nato Fermenti Cattolici Vivi: per condividere con gli amici questi tesori. “Seppure arrivassero a una persona, due, ne sarei felice”, mi dicevo quando aprivo l’account sulla piattaforma WordPress, e non avrei mai immaginato che un giorno, sarei arrivato a leggere 1.000.000 sul contatore dei click.

Un milione! 1.000.000!

Non riesco ad aggiungere altro se non un milione di grazie e, PREGATE PER LA MIA CONVERSIONE!

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«Dobbiamo lottare per ciò che è buono. Il buono deve prevalere, deve prevalere e io ci credo.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/01/2019

Irena Sendler, figlia di un medico, nacque il 15 febbraio 1910 a Varsavia e morì a Varsavia il 12 maggio 2008.

Fu un’infermiera e assistente sociale polacca, cattolica, che durante la seconda guerra mondiale, organizzò una rete di soccorso, portando in salvo più di 2500 bambini dal ghetto di Varsavia.

Fuori dal ghetto, la Sendler forniva ai bambini dei falsi documenti con nomi cristiani, e li portava nella campagna, dove li affidava a famiglie cristiane, oppure in alcuni conventi cattolici come quello delle Piccole Ancelle dell’ Immacolata a Turkowice e Chotomow.

Annotò i veri nomi dei bambini accanto a quelli falsi e seppellì gli elenchi dentro bottiglie e vasetti di marmellata sotto un albero del giardino di una sua amica di fiducia: Jadwiga Piotrowska, nella speranza di poter un giorno riconsegnare i bambini ai loro genitori.

Nell’ottobre 1943 venne arrestata dalla Gestapo: fu sottoposta a pesanti torture (le vennero fratturate le gambe, tanto che rimase inferma a vita), ma non rivelò il proprio segreto.

Fu condannata a morte, ma venne salvata dalla rete della resistenza polacca attraverso l’organizzazione clandestina Żegota, che riuscì a corrompere con denaro i soldati tedeschi che avrebbero dovuto condurla all’esecuzione.

La storia di Irena Sendler è rimasta sepolta per 60 anni. Pur essendo stata partigiana, la Sendler non condivise mai la politica del  Partito Comunista polacco.

Nel 1965 venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei Giusti tra le Nazioni. Solo in quell’occasione il governo comunista le diede il permesso di uscire dal paese per ricevere il riconoscimento in Israele.

Avvenne grazie alle ricerche degli studenti di una scuola superiore del Kansas nel 1999 che la storia della vita della Sendler fu riscoperta. Furono proprio loro a lanciare un progetto per fare conoscere la vita e l’operato di Irena Sendler a livello internazionale.

Nel 2003 papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera personale elogiandola per i suoi sforzi nella resistenza polacca. Il 10 ottobre 2003 le fu conferita la più altra decorazione civile della Polonia: l’Ordine dell’Acquila Bianca e il Premio Jan Karski “Per il Coraggio e il Cuore”.

Fino all’ultimo suo respiro non ha fatto altro che ripetere: «Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria» ed anche: “Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai.”

(Fonte: http://www.irenasendler.it)

Il “testamento spirituale” di Irena si potrebbe riassumere in questa sua frase: “Dobbiamo lottare per ciò che è buono. Il buono deve prevalere, deve prevalere e io ci credo. Finchè vivrò, finchè avrò forza, professerò che la cosa più importante è la Bontà”.

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«Il cristiano non teme la morte, ma solo il modo in cui ha vissuto fino al sopraggiungere di quel momento!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/01/2019

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«Giuseppe e Nicola, credente l’uno e ateo l’altro, sono amici da sempre. La vita li spingerà verso scelte coraggiose e decisive. Alla fine del loro percorso – fatto di amicizia, fede, impegno sociale, amore, dolore e rinascita – entrambi capiranno che, se si sceglie il Bene e si combatte il male, anche gli eventi più tristi possono essere nuovi spunti da cui ripartire. Sarà difficile dimenticarsi di Giuseppe e Nicola, perché vi regaleranno il dono più importante: la Speranza. Vi insegneranno che tutti, ma proprio tutti, possiamo essere Luce del mondo.»

Ecco la recensione del romanzo “La luce del mondo” dell’amico Alfonso Santamaria che si può leggere nella seconda di copertina del libro. Tutto vero, sintetizza una storia raccontata con un ritmo che non stanca mai e che invoglia alla fine di ogni capitolo a cominciare il successivo.

Ciò che non dice e che aggiungo io, è il fantastico groviglio di emozioni che ti invadono mentre leggi, e questi due giovani uomini – che ciascuno a modo suo permettono alla grazia di Dio di radicarsi anche in un quartiere dominato dalla criminalità organizzata – ti emozionano, ti fanno indignare, ti mettono in apprensione, ti fanno sorridere e commuovere fino al finale, per niente scontato, che trasmette una strana voglia di continuare a sperare, ad agire, e a mettere da parte la paura, anche nelle situazioni che sembrano senza via d’uscita.

sale-e-luceTribolato ma non schiacciato, provato ma non disperato, così risponde don Giuseppe, il protagonista a chi gli chiede se ha paura:

«Il cristiano non teme la morte, ma solo il modo in cui ha vissuto fino al sopraggiungere di quel momento!» (La Luce del mondo, pag. 282).

Perché parlo di questo libro? Perché è bello, ben scritto, perché ha la forza di trasmettere Speranza con la esse maiuscola e anche perché i proventi non arricchiranno il mio amico Alfonso ma saranno interamente devoluti a favore dell’Associazione Italiana per l’Eteroplasia Ossea Progressiva ONLUS.

Clicca qua se sei interessato ad acquistare il libro.

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Il cuore di Dio

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/01/2019

Un noto cardiologo, Franco Serafini, ha esaminato il tessuto umano in cui si è mutata l’ostia consacrata in vari miracoli eucaristici in giro per il mondo. Tessuto miocardico, ossia cuore, gruppo AB, e altre caratteristiche identiche a distanza di secoli e migliaia di chilometri che ha riportato in un libro scientificamente rigoroso uscito di recente.

Ma voglio soffermarmi su un particolare tra quelli ritrovati in tutti i miracoli: quel cuore soffriva della sindrome tako-tsubo chiamata anche cardiomiopatia da stress, oppure nota come sindrome del cuore infranto, che si manifesta con sintomi che possono simulare una sindrome coronarica acuta.

Il cuore di Dio, un umanissimo cuore spezzato, nell’ostia spezzata.

La divinità non in un cuore infrangibile, ma nella più umana fragilità. Gesù però non spreca il dolore: ecco tutto, e vale anche per tutti noi.

(Dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova.)

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Facciamo Tabernacolo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/01/2019

Si sta in silenzio… Perché possiamo renderci conto che si può stare con gli altri al di là delle parole.

Facciamo Tabernacolo… Stiamo in silenzio l’uno di fronte all’altro… Ci si ferma e si va all’essenziale, al di là di quello che abbiamo fatto, percependo le nostre anime…

Lasciare che l’altro mi raggiunga…

 

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“Un figlio è un figlio”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/01/2019

Con i progressi delle scienze oggi si può sapere in anticipo che colore di capelli avrà il bambino e di quali malattie potrà soffrire in futuro. Ma solo il Padre che lo ha creato lo conosce pienamente. Egli sa chi è quel bambino, qual è la sua identità più profonda.

La madre che lo porta nel suo grembo ha bisogno di chiedere luce a Dio per poter conoscere in profondità il proprio figlio e per attenderlo quale è veramente.

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Egli non è un complemento o una soluzione per un’aspirazione personale. È un essere umano, con un valore immenso e non può venire usato per il proprio beneficio.

Dunque, non è importante se questa nuova vita ti servirà o no, se possiede caratteristiche che ti piacciono o no, se risponde o no ai tuoi progetti e ai tuoi sogni.

Perché «i figli sono un dono. Ciascuno è unico e irripetibile […].

Un figlio lo si ama perché è figlio: non perché è bello, o perché è così o cosà; no, perché è figlio! Non perché la pensa come me, o incarna i miei desideri.».

(Papa Francesco)

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