FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘adorazione eucaristica perpetua’

«Come posso essere certo di trovarmi alla presenza di Dio?»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/03/2019

«Un giorno un monaco chiese al suo abate, da tutti considerato un uomo di grande santità: “Come posso essere certo di trovarmi alla presenza di Dio?”.

L’abate rispose: “Hai tanto controllo su di essa quanto è il potere che hai di far sorgere il sole”.

Esasperato, il giovane esclamò: “Ma allora a cosa servono tutti i nostri esercizi spirituali e le nostre preghiere?”

“Queste cose servono per essere certi di essere svegli quando il sole sorge.”»

(Dai Detti dei Padri del deserto)

Da questo capisco che sì, dobbiamo cercare tempi e spazi per la preghiera, e dobbiamo custodirli come la cosa più preziosa, ma una volta lì, possiamo solo stare in silenzio e cercare l’incontro con l’Onnipotente.

Mi viene in mente il mio vecchio direttore spirituale che mi raccontava di un vecchio che ogni giorno passava ore in chiesa davanti al Santissimo Sacramento senza fare niente di speciale.

Quando gli chiedevano cosa facesse tutte quelle ore lì lui rispondeva candidamente: “Niente, io guardo Lui e Lui guarda me.”

In ogni chiesa abbiamo la grazia di avere questo “Sole che sorge”, quanto ne approfittiamo?

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12 motivi biblici (+ 12 che vale la pena leggere e approfondire) per passare un’ora davanti al Santissimo Sacramento

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/08/2018

1. Lui è realmente lì!
“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.” (Gv 6, 35)

2. Gesù dimora giorno e notte nel Santissimo Sacramento a causa del suo amore infinito per noi!
“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (Mt, 28-20) – perché – “Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora
pietà.” (Ger 31,3)

3. Il modo in cui Gesù ti chiede di riamarlo è quello di passare un’ora calma con lui nel Santissimo Sacramento.
“…là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.” (Mt 6, 21) – “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?” (Mt 26, 40)

4. Quando volgi lo sguardo all’Ostia santa, volgi lo sguardo a Gesù. il Figlio di Dio.
“Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv
6, 40).

5. In ogni momento che passi alla Sua divina presenza aumenterà la sua vita divina in te nel profondo della tua relazione personale di amicizia con lui.
“Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.” (Gv 15, 5)

6. Ogni ora che passi con Gesù radicherà la sua divina presenza nel tuo cuore.
“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.” (Mt 11,28) – “Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.” (Gv 14, 17)

7. Gesù ti darà tutte le grazie di cui hai bisogno per essere felice!
“…l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap 7, 17)

8. Gesù merita infinitamente la tua incessante gratitudine e adorazione per tutto ciò che ha fatto per la nostra salvezza.
“L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione.” (Ap 5, 12)

9. Per la pace nel tuo paese!
“…se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, perdonerò il suo peccato e risanerò il suo paese.” (2 Cronache 7, 17)

10. Ogni ora passata con Gesù sulla terra renderà la tua anima per sempre più bella e gloriosa in paradiso!
“…chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18, 14) – “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.” (Cor 3, 18)

11. Gesù benedirà te, la tua famiglia e il mondo intero per quest’ora di fede trascorsa con lui nel Santissimo Sacramento.
“In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato.” (Mc 11, 23) – “E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 5)

12. Ogni momento che passi davanti al Santissimo porta gioia, piacere e delizia per il suo sacro Cuore!
“…allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo. (Prov 8, 30-31).

Ed ecco dodici motivi tratti dall’insegnamento della Chiesa per motivarci a trascorrere un’ora santa davanti a Gesù nel Santissimo Sacramento.

1. Ne hai davvero bisogno!
“La Chiesa e il mondo hanno un grande bisogno di adorazione eucaristica.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

2. C’è un invito personale per te da parte di Gesù. “Gesù ci aspetta in questo sacramento d’amore.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

3. Gesù conta su di te perché l’Eucaristia è il centro della vita.
“Ogni membro della Chiesa deve vigilare sul fatto che il sacramento dell’amore dovrebbe essere al centro della vita del popolo di Dio, così che attraverso tutte le manifestazioni di adorazione a Lui dovute, restituiscano ‘amore per amore’ e diventare veramente la vita delle nostre anime.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

4. La tua ora con Gesù nel Santissimo Sacramento riparerà il male nel mondo e porterà pace sulla terra.
“Siate generosi col vostro tempo nell’incontrare Gesù e siate pronti a riparare i grandi mali del mondo. Che la vostra adorazione non cessi mai.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

5. Giorno e notte Gesù dimora nel Santissimo Sacramento perché tu sei la persona più importante del mondo per lui!
“Cristo è custodito nelle nostre chiese come centro spirituale del cuore della comunità, la Chiesa universale e tutta l’umanità, sebbene sotto il velo delle specie, Cristo è contenuto, Cuore invisibile della Chiesa, redentore del mondo, centro di tutti i cuori, per mezzo di Lui sono tutte le cose e da Lui noi sussistiamo.” (San Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae)

6. Gesù vuole da te qualcosa in più che andare a Messa la domenica.
“La nostra adorazione comune alla Messa va insieme alla nostra adorazione personale di Gesù nel Santissimo Sacramento, affinché il nostro amore sia completo.” (San Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis)

7. In ogni momento che passi con Gesù tu cresci spiritualmente!
“Il nostro impegno essenziale nella vita è preservare e progredire costantemente nella vita eucaristica e nella pietà eucaristica e crescere spiritualmente nel clima della santa Eucaristia.” (San Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis)

8. Il modo migliore per passare il tuo tempo è con Gesù, il tuo migliore amico nel Santissimo Sacramento!
“Quanto è grande il valore della conversazione con Cristo nel Santissimo Sacramento, non c’è nulla di più consolante sulla terra, niente di più efficace per avanzare nella via della santità.” (San Giovanni Paolo II, Mysterium Fidei)

9. Così come non puoi esporti al sole senza riceverne i raggi, non potrai esporti a Gesù nel Santissimo Sacramento senza riceverne i suoi divini raggi della sua grazia, del suo amore, della sua pace.
“Cristo è davvero l’Emmanuele ovvero, Dio con noi, giorno e notte, egli è in mezzo a noi. Egli dimora con noi pieno di grazia e di verità. Egli restaura la moralità, nutre le virtù, consola gli afflitti, rafforza i deboli.” (San Giovanni Paolo II, Mysterium Fidei)

10. Se Gesù fosse visibile nella Chiesa, chiunque correrebbe ad accoglierlo, ma resta nascosto nell’Ostia santa sotto l’apparenza del pane, perché ci chiama alla fede, affinché molti vengano a lui in umiltà.
“Il Santissimo Sacramento è un ‘Cuore vivente’ in ognichiesa ed è nostro dolcissimo dovere adorare l’Ostia Santa, che i nostro occhi vedono, la Parola incarnata, che noi non possiamo vedere.” (San Giovanni Paolo II, Credo del popolo di Dio)

11. Con la trasformazione della misericordia, Gesù rende i nostri cuori un tutt’uno con lui.
“Egli propone il suo esempio a coloro che vengono a lui, affinché tutti imparino a essere come lui, mite ed umile di cuore, e a non cercare il proprio interesse ma quello di Dio.” (San Giovanni Paolo II, Mysterium Fidei)

12. Se il Papa in persona vi invitasse personalmente in Vaticano, questo onore sarebbe un nulla di fronte all’onore e alla dignità che Gesù stesso ci conferisce con l’invito a passare un’ora con lui nel Santissimo Sacramento. “La divina Eucaristia conferisce al popolo cristiano una dignità incomparabile” (San Giovanni Paolo II, Mysterium Fidei)

(Tradotto da: https://www.catholicnewsagency.com/resources/prayers/adoration-to-the-holy-sacrament/24-reasons-for-spending-a-holy-hour-before-the-blessed-sacrament)

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«Venni toccato proprio in quelle viscere straziate dagli stupri che avevo subìto, scoprii la potenza sanante dell’Eucaristia»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/02/2018

Fabio Salvatore riceve migliaia di lettere da quando, nel 2008, è stato pubblicato il suo primo romanzo best seller “Cancro non mi fai paura”.

Molti suoi lettori, che condividevano le fatiche quotidiane del dolore e del male, hanno scelto di raccontarsi a lui, condividendo con coraggio e onestà l’inferno vissuto e la rinascita, grazie all’intervento di Dio nella propria vita.

Tra questi “fattacci” raddrizzati dalla Grazia di Dio ricevuti dall’autore del libro, una brutta storia di violenza e di perdono mi ha particolarmente colpito e la vorrei condividere con voi.

«Come ogni anno eravamo in vacanza: mamma, papà e io, a Fregene, ma quell’anno erano venuti con noi anche gli zii e mio cugino Andrea. Dai miei otto anni non ancora compiuti vedevo come un adulto quel ragazzone alto un metro e ottanta, ma scoprii presto che non era grande come me lo immaginavo.

Dopo le mattinate al mare e il pranzo tutti insieme, i nostri genitori, approfittando dei ritmi rallentati della vacanza, andavano a dormire; e io, che di dormire non ne volevo sapere come tutti i bambini, restavo a leggere e a giocherellare in attesa che tutti si svegliassero per la passeggiata pomeridiana.

In quelle ore di siesta non speravo mai che mio cugino “adulto” mi coinvolgesse in qualche cosa. Gli anni che ci separavano erano come una generazione per noi, in realtà erano praticamente una generazione, ma la cosa mi sembrava del tutto normale. Mi meravigliai infatti quando mi invitò nella sua camera per vedere certi giochi che non conoscevo.

Di fronte alla assoluta novità, non venni minimamente sfiorato dal pensiero di essere in pericolo: era mio cugino. Si, era sempre stato un po’ strano (…) ma era un adulto (almeno ai miei occhi) e io ero tranquillo, nonostante mi stesse mostrando un gioco che non capivo.

Non ne capivo il perché, non capivo dove fosse il divertimento; ne ero così all’oscuro che ricordo come fosse ieri quando gli domandai: “Ma quella roba lì che esce, che cos’è? E come si forma?”. La risposta dell'”adulto” fu: “Col cibo”, e mi chiese di aiutarlo in quel gioco.

Lui era l’adulto, il parente di cui mi fidavo, e mi ritrovai a partecipare a quello strano gioco che non capivo. Continuavo a non capire dove fosse il divertimento. Il giorno dopo e quello dopo ancora mi ripropose quel “gioco” dicendomi che era il nostro segreto; io continuavo a partecipare con tutta l’ingenuità dei miei otto anni non ancora compiuti.

Ogni giorno quel gioco rivelava nuovi aspetti, fino al pomeriggio in cui quello che mi venne chiesto e fatto – il dolore, il disagio, assieme alla delusione e al senso di tradimento, e ancora il dolore, quel dolore fisico e quel disagio interiore che permaneva per giorni e giorni – mi portò alla consapevolezza che non era un bel gioco quello a cui venivo invitato ogni pomeriggio, che non era un gioco affatto.

Ma io tacqui. Tacqui per un anno, sotterrando quella sensazione indecifrabile e indicibile nel silenzio di un bambino solare che aveva cambiato carattere, che cominciava a soffrire di mal di testa e disturbi intestinali pur non avendo alcuna patologia.

Il gastroenterologo e l’internista non capivano che il dolore che avevo sotterrato, come in un vulcano attivo, si scavava delle camere magmatiche attraverso il mio fisico.

L’estate successiva, quei giochi si ripeterono per quindici giorni di seguito, con la partecipazione di un altro cugino che si era unito al gruppo per divertirsi con “quello sciocco che non si rendeva conto di niente”.

Passato qualche mese, il giorno in cui papà mi diede delle risposte sulla sessualità, capii di botto quello che mi era capitato. Ricordo solo che qualche minuto dopo, mentre ero solo in salotto, ebbi un giramento di testa e mi ritrovai sdraiato, ai piedi del divano, e che rimasi in quella posizione, imbambolato, paralizzato (non svenuto, perché ne ricordo perfettamente ogni minuto) per un paio d’ore.

Quando mi ripresi, cominciai a mangiare e mangiare, e mangiai quanto due, ttre, quattro uomini adulti per vomitare tutto e, sfinito, provare finalmente sollievo.

Da quel giorno non permisi più a nessuno di toccarmi per nessun motivo; nemmeno ai miei genitori, che rispettarono questo mio atteggiamento credendo che facesse parte del mio carattere e non sospettando che avrebbe solo amplificato la sofferenza inestricabile e indicibile che sotterravo e congelavo dietro a quei miei sorrisi e al mio carattere apparentemente aperto e gioviale.

Sorridevo, mi comportavo bene, ma mi sentivo strappare dentro, sempre.

La mia vita sociale e famigliare andava avanti come quella di tanti bambini; gli esami di quinta, le medie, un tentativo di suicidio non andato a buon fine, le superiori, i successi scolastici…

Leggevo molto, mangiavo di più e vomitavo ancora di più. Mangiavo, vomitavo e leggevo, e più leggevo e più capivo, ma quel dolore indicibile era stato tacitato per così tanto tempo che pensavo (o forse speravo) di averlo dimenticato.

Pensavo.

Fino a quel giorno in cui venne fuori come un’eruzione dell’Etna. Grazie a Dio, in quei miei travagliati diciannove anni avevo accettato l’invito a partecipare a un gruppo di preghiera del Rinnovamento nello Spirito. Lì accadde quello che pensavo impossibile. Venni toccato proprio in quelle viscere straziate dagli stupri che avevo subìto, scoprii la potenza sanante dell’Eucaristia.

Una psicoterapeuta cristiana – benedetto il giorno in cui l’ho incontrata – oltre a offrirmi un accompagnamento psicologico, mi consigliò di riposare davanti al Santissimo Sacramento e alla Messa quotidiana. Ogni giorno, Eucaristia dopo Eucaristia, il contatto del mio corpo e della mia anima devastati dal male col Corpo e la divinità del Risorto che era passato per la Croce mi portava fuori dal mio sepolcro: Gesù mi prendeva per mano e, ogni giorno, mi tirava fuori di un millimetro, un millimetro fuori dal mio sepolcro, fino al giorno in cui mi ritrovai completamente libero.

E da fuori riordinai la mia vita. Quel giorno capii che per completare il percorso avrei dovuto pregare per i miei abusatori, sebbene rimasi e resto tuttora ben lontano da certe persone che sono per loro natura “urticanti”.

Questa fu la decisione più difficile, che feci in obbedienza al mio direttore spirituale, anche se sentivo solo risentimento, rabbia e frustrazione. Dopo qualche anno mi ritrovai a pregare per loro senza più provare collera.

Ora ho una famiglia meravigliosa, un lavoro invidiabile, e nella misura in cui mi apro alla Grazia, vivo nella pace.

Ancora soffro, vengo ancora colto da attacchi di panico notturni e, se qualcuno allunga una mano per toccarmi, mi prende un colpo, nonostante abbia passato da un po’ i quaranta; ma, dopo una battuta con cui mi scuso dicendo che ero sovrappensiero, prendo la mano del Signore, scavalco le mie paure e non temo più di essere toccato dall’umanità.»

(Tratto da: Buio e Luce, di Fabio Salvatore, San Paolo, 2018, Pagg 67-72, col gentile permesso dell’autore)

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«L’adorazione eucaristica è la vera fonte di guarigione. Se non lo diciamo la gente si rivolgerà al New Age»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/09/2017

Da un’intervista a padre Ghislain Roy, sacerdote del Québec, della Società di Jean Marie Vianney, attivo nel movimento carismatico in numerosi Paesi del mondo tra cui, nelle ultime settimane, il Cile.

«Nella parrocchia dove mi trovo, a Bauceville in Canada, c’è una cappella per l’adorazione eucaristica perpetua, con più di duecento persone che si danno il turno giorno e notte, tutte le settimane.

Sono loro che testimoniano liberazioni, guarigioni, soluzione di problemi fra le coppie, guarigioni dei cuori, di giovani che vivevano grandi difficoltà.

Qualcuno è stato liberato da pensieri di suicidio.

Una signora con un tumore è venuta a chiedermi un consiglio e io le ho risposto: “Vada di fronte a Gesù nel Santissimo Sacramento per essere guarita”.

Se noi non proponiamo questo, la gente cercherà la propria guarigione nel New Age, nel reiki, nello yoga, quando la Chiesa ha tutto ciò di cui hanno bisogno.

Siamo noi che lo dobbiamo proporre e che dobbiamo convertirci in adoratori.

Se non sono uno che fa adorazione, sarà molto difficile parlare di tutto ciò e convincere gli altri».

(Fonte: http://www.iltimone.org/30773,News.html#)

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«La sera dopo il lavoro inizio ad andare in questa chiesa e inizio il mio dialogo con Dio…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/06/2017

Condivido con gioia la testimonianza con Gesù nel Santissimo Sacramento, di una cara amica e sorella nella fede che ho il piacere di conoscere da 25 anni.

La mia esperienza viva con Dio !

Sono una donna di 42 anni felicemente sposata e provengo da una famiglia cattolica. La mia mamma è sempre stata una donna di preghiera e mio papà un uomo che crede nella provvidenza di Dio. Sono dunque cresciuta insieme a mio fratello, in un buon terreno, tra famiglia e oratorio delle Suore di Maria Ausiliatrice. I miei biglietti di bambina dell’elementari spesso erano rivolti a Gesù, proprio come fosse un amico a cui confidare i segreti di bimba.

Poi nella crescita, specialmente verso i 18 anni, dopo aver lasciato l’oratorio dove praticavo anche sport, ho iniziato ad allontanarmi un po’ dalla Chiesa e dalla Messa domenicale. Per fortuna questa profonda assenza di Dio è durata poco, perché lui in un modo misterioso stava già preparando il terreno affinché io potessi incontrarlo, ma in un modo tutto nuovo, come un Dio vivo e presente nella mia vita.

Così arriviamo ai miei 19 anni, pieni di inquietudine e di piccole e grandi ribellioni, anche di contestazioni ai saggi consigli dei miei genitori. Inevitabilmente in questo contesto il mio cuore soffriva molto, ma non sapeva perché.

Inizio nel frattempo a lavorare in un piccolo quotidiano con la prospettiva di svolgere il praticantato giornalistico che mi avrebbe portato poi alla professione di giornalista. Ma anche qui non ero pronta a passare da un oratorio a un contesto lavorativo peraltro particolare.

Così l’inquietudine aumentava e io, che spesso avevo sentito quella profonda solitudine… che altro non è se non assenza di Dio, tentavo di riempire il vuoto con gli affetti umani che nulla potevano rispetto al mio profondo e infinito buco d’amore. Un mio amico si ammala di tumore e questo dolore si aggiunge al mio profondo disagio di quegli anni. Ma ecco che imprevista arriva la mano di Dio che in modo del tutto creativo ha sempre un piano straordinario per manifestarsi nella nostra storia.

Avevo una gran voglia di piangere ma non volevo che gli altri mi vedessero, tanto meno i miei genitori, non volevo farli soffrire né deluderli.

Così qualcuno, non ricordo neanche chi, ma oggi dico un angelo disceso dal cielo, mi dice che in centro la sera c’era una chiesa aperta fino alle 23. E siccome io uscivo dal giornale intorno alle 22:00 per me era un posto perfetto dove andare a piangere e sfogarmi, senza che nessun conoscente mi potesse vedere e riconoscere.

Era l’89 e veramente poche chiese esponevano l’Eucarestia per l’adorazione eucaristica. E infatti io non conoscevo affatto questa pratica religiosa. Inizia così la mia esperienza con Dio, in modo imprevisto e originale.

La sera dopo il lavoro inizio ad andare in questa chiesa e inizio il mio dialogo con Dio o meglio con suo figlio, con il quale sembravo sentirmi più a mio agio. Iniziano così i miei dialoghi con Lui in modo molto spontaneo.

Ricordo che dicevo a Gesù, con lo stupore di chi non aveva abitudine all’adorazione eucaristica: “Guarda quando ero piccola mi hanno detto che in quel pezzo di pane ci sei tu, ora perché sei lì non lo so (nell’ostensorio intendevo), ma io ho bisogno che mi stai a sentire perché sto male e tu hai detto che sei un Padre buono”. E così andavo lì più o meno tutte le sere e gli raccontavo le mie giornate, le mie preoccupazioni e i miei progetti, sempre convinta che Lui fosse in cielo e che prima o poi, a modo suo, mi avrebbe dato qualche risposta, o comunque un aiuto dall’Alto.

Accadeva però qualcosa di straordinario che avrei capito solo molto più tardi: più andavo in quella Chiesa, a Via del Corso, e stavo alla sua presenza davanti all’Eucarestia, più ricevevo una pace che nessuno al mondo era in grado di darmi.

Così il mio desiderio di quella visita cresceva, fino a diventare la mia quotidiana abitudine. Anche nel weekend quando uscivo con le amiche e gli davo appuntamento al centro, prima passavo a fare un salutino a Gesù in quella chiesa.

Trascorrono tre anni in questo modo e ormai Gesù era diventato il mio migliore amico, perché non c’era davvero nessuno a cui raccontavo ogni giorno tutte le mie cose, anche le paure e i segreti del mio cuore.

E arriviamo così a quello che io chiamo il tesoro della mia vita: la mia esperienza di Dio vivo presente qui in terra, e non solo in cielo come io avevo sempre creduto.

Cappella del Santissimo Sacramento nella Basilica di San Pietro in Vaticano

E’ l’epifania del ’92 e io non sapevo a quel tempo che Epifania significasse Manifestazione del Signore. Una mattina vado vicino San Pietro per incontrare un mio amico sacerdote per andarmi a confessare da lui. Appena lo incontro lui mi dice che aveva un appuntamento nella basilica e che se lo avessi accompagnato dopo questo incontro mi avrebbe confessata.

Così vado con lui e quando entriamo in Basilica mi indica una tenda celeste sulla destra, poco più avanti della pietà di Michelangelo e mi dice di aspettarlo lì. Io che ignoravo ci fosse la cappella del Santissimo Sacramento a San Pietro, incuriosita di vedere cosa ci fosse dietro quella tenda entro e, con mio grande stupore, nel vedere il Santissimo esposto esclamo: “Oh tu guarda chi si vede, non sapevo che tu stessi anche qui!”.

In verità io nell’ostensorio lo avevo visto solo in quella Chiesa al centro e dunque lo stupore nel vederlo lì era totale. Ma siccome era diventato il mio migliore amico, senza esitazioni gli parlavo con molta confidenza, come si fa con un vero amico.

E come ero solita fare ogni volta che lo visitavo mi inginocchio, ma quella volta le cose andarono diversamente dal solito. Non ho visto nulla, non ho udito nulla con le mie orecchie, ma il mio cuore ha udito parole che non dimenticherà mai.

Non so spiegarvi…è come un’intuizione in cui improvvisamente comprendi quello che fino ad allora non avevi capito.

Sento come se il Signore, davanti a me, mi dicesse: “Maria Rita, io sono il tuo medico per eccellenza!” (In effetti in quel periodo io ero molto preoccupata per la mia salute) e ancora… “Sei venuta tante volte a trovarmi e non mi conoscevi ma hai creduto e oggi ti faccio capire che io sono proprio qui davanti a te!”

Non so raccontarvi quello che ho provato, mi sono sentita circondata dalla Sua Presenza, invasa da una pace immensa e ho iniziato a piangere, non so neanche per quanto tempo ho pianto. Io che ero convinta che quel Gesù che andavo a visitare ogni giorno fosse in cielo…ora comprendevo che era proprio li davanti a me, presente e vivo nell’eucarestia!

Ho messo un po’ di tempo per riacquistare il mio equilibrio dopo quell’esperienza stravolgente. Mi chiedevo, ora che sapevo che Lui era vivo, se dovessi fare la suora di clausura come la mia zia benedettina a Firenze, o la volontaria in Africa, o la giornalista di Dio gridando al mondo che lui è vivo davvero nell’eucarestia.

Poi ovviamente, il Signore pian piano ha messo in ordine un po’ di cose, anche attraverso i sacerdoti e le persone che mi hanno accompagnato nel mio percorso di fede.

Oggi sono felicemente sposata con un uomo che è un vero dono di Dio per me e insieme camminiamo lungo la via che il Signore ci indica, pieni di amici che con noi condividono la bellezza e la felicità di avere scoperto un Tesoro prezioso… Quel Dio vivo, che è presente in mezzo a noi e ci accompagna con la Sua Parola lungo il cammino della vita, dandoci le chiavi per l’eternità.

Con immensa gratitudine al Signore Dio che mi ha creata e chiamata alla Verità.

Maria Rita

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Aprite le porte!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/03/2017

Qualche giorno fa un BLOG AMICO – che consiglio di seguire – pubblicava questa notizia bella e incoraggiante.

Un’affluenza così non se la aspettavano in diocesi, con gli organizzatori che all’ultimo hanno dovuto trovare una sede più capiente: i 150 posti previsti per gli incontri di preghiera a Mantova organizzati in pausa pranzo dal vescovo, monsignor Marco Busca, si sono rivelati ben presto troppo pochi.

All’ultimo degli appuntamenti che si ripetono ogni venerdì per la Quaresima i presenti erano ben 400. Lo riferiscono i giornali locali.

Fonte: FRATELLO CIBO

Un bell’atto di fede del Vescovo, premiato dall’affluenza di fedeli che mi fa pensare a quei pochi (speriamo per poco), coraggiosi parroci e rettori che, con un pugno di parrocchiani, hanno osato iniziare l’ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA a cui piano piano si sono aggregate le persone necessarie per portarla avanti.

Parroci e rettori che hanno fatto un atto di fede, contro ogni ragionevole previsione di fallimento, atto che il Signore premia sempre realizzando la pesca miracolosa promessa a chi chiama ad essere pescatore di uomini.

Parroci! Aprite, anzi spalancate le porte delle vostre chiese, durante la pausa pranzo, la sera – non è una critica ma una richiesta filiale e accorata – e la Provvidenza vi manderà la gente che mai come in questo periodo storico, è assetata di Dio.

A noi laici, chiediamo senza criticare ma offrendo il nostro tempo e la nostra preghiera affinché si possano spalancare le porte delle nostre chiese.

Un atto di fede.

Coraggio!

E il Signore farà il resto.

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