FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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«La sera dopo il lavoro inizio ad andare in questa chiesa e inizio il mio dialogo con Dio…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/06/2017

Condivido con gioia la testimonianza con Gesù nel Santissimo Sacramento, di una cara amica e sorella nella fede che ho il piacere di conoscere da 25 anni.

La mia esperienza viva con Dio !

Sono una donna di 42 anni felicemente sposata e provengo da una famiglia cattolica. La mia mamma è sempre stata una donna di preghiera e mio papà un uomo che crede nella provvidenza di Dio. Sono dunque cresciuta insieme a mio fratello, in un buon terreno, tra famiglia e oratorio delle Suore di Maria Ausiliatrice. I miei biglietti di bambina dell’elementari spesso erano rivolti a Gesù, proprio come fosse un amico a cui confidare i segreti di bimba.

Poi nella crescita, specialmente verso i 18 anni, dopo aver lasciato l’oratorio dove praticavo anche sport, ho iniziato ad allontanarmi un po’ dalla Chiesa e dalla Messa domenicale. Per fortuna questa profonda assenza di Dio è durata poco, perché lui in un modo misterioso stava già preparando il terreno affinché io potessi incontrarlo, ma in un modo tutto nuovo, come un Dio vivo e presente nella mia vita.

Così arriviamo ai miei 19 anni, pieni di inquietudine e di piccole e grandi ribellioni, anche di contestazioni ai saggi consigli dei miei genitori. Inevitabilmente in questo contesto il mio cuore soffriva molto, ma non sapeva perché.

Inizio nel frattempo a lavorare in un piccolo quotidiano con la prospettiva di svolgere il praticantato giornalistico che mi avrebbe portato poi alla professione di giornalista. Ma anche qui non ero pronta a passare da un oratorio a un contesto lavorativo peraltro particolare.

Così l’inquietudine aumentava e io, che spesso avevo sentito quella profonda solitudine… che altro non è se non assenza di Dio, tentavo di riempire il vuoto con gli affetti umani che nulla potevano rispetto al mio profondo e infinito buco d’amore. Un mio amico si ammala di tumore e questo dolore si aggiunge al mio profondo disagio di quegli anni. Ma ecco che imprevista arriva la mano di Dio che in modo del tutto creativo ha sempre un piano straordinario per manifestarsi nella nostra storia.

Avevo una gran voglia di piangere ma non volevo che gli altri mi vedessero, tanto meno i miei genitori, non volevo farli soffrire né deluderli.

Così qualcuno, non ricordo neanche chi, ma oggi dico un angelo disceso dal cielo, mi dice che in centro la sera c’era una chiesa aperta fino alle 23. E siccome io uscivo dal giornale intorno alle 22:00 per me era un posto perfetto dove andare a piangere e sfogarmi, senza che nessun conoscente mi potesse vedere e riconoscere.

Era l’89 e veramente poche chiese esponevano l’Eucarestia per l’adorazione eucaristica. E infatti io non conoscevo affatto questa pratica religiosa. Inizia così la mia esperienza con Dio, in modo imprevisto e originale.

La sera dopo il lavoro inizio ad andare in questa chiesa e inizio il mio dialogo con Dio o meglio con suo figlio, con il quale sembravo sentirmi più a mio agio. Iniziano così i miei dialoghi con Lui in modo molto spontaneo.

Ricordo che dicevo a Gesù, con lo stupore di chi non aveva abitudine all’adorazione eucaristica: “Guarda quando ero piccola mi hanno detto che in quel pezzo di pane ci sei tu, ora perché sei lì non lo so (nell’ostensorio intendevo), ma io ho bisogno che mi stai a sentire perché sto male e tu hai detto che sei un Padre buono”. E così andavo lì più o meno tutte le sere e gli raccontavo le mie giornate, le mie preoccupazioni e i miei progetti, sempre convinta che Lui fosse in cielo e che prima o poi, a modo suo, mi avrebbe dato qualche risposta, o comunque un aiuto dall’Alto.

Accadeva però qualcosa di straordinario che avrei capito solo molto più tardi: più andavo in quella Chiesa, a Via del Corso, e stavo alla sua presenza davanti all’Eucarestia, più ricevevo una pace che nessuno al mondo era in grado di darmi.

Così il mio desiderio di quella visita cresceva, fino a diventare la mia quotidiana abitudine. Anche nel weekend quando uscivo con le amiche e gli davo appuntamento al centro, prima passavo a fare un salutino a Gesù in quella chiesa.

Trascorrono tre anni in questo modo e ormai Gesù era diventato il mio migliore amico, perché non c’era davvero nessuno a cui raccontavo ogni giorno tutte le mie cose, anche le paure e i segreti del mio cuore.

E arriviamo così a quello che io chiamo il tesoro della mia vita: la mia esperienza di Dio vivo presente qui in terra, e non solo in cielo come io avevo sempre creduto.

Cappella del Santissimo Sacramento nella Basilica di San Pietro in Vaticano

E’ l’epifania del ’92 e io non sapevo a quel tempo che Epifania significasse Manifestazione del Signore. Una mattina vado vicino San Pietro per incontrare un mio amico sacerdote per andarmi a confessare da lui. Appena lo incontro lui mi dice che aveva un appuntamento nella basilica e che se lo avessi accompagnato dopo questo incontro mi avrebbe confessata.

Così vado con lui e quando entriamo in Basilica mi indica una tenda celeste sulla destra, poco più avanti della pietà di Michelangelo e mi dice di aspettarlo lì. Io che ignoravo ci fosse la cappella del Santissimo Sacramento a San Pietro, incuriosita di vedere cosa ci fosse dietro quella tenda entro e, con mio grande stupore, nel vedere il Santissimo esposto esclamo: “Oh tu guarda chi si vede, non sapevo che tu stessi anche qui!”.

In verità io nell’ostensorio lo avevo visto solo in quella Chiesa al centro e dunque lo stupore nel vederlo lì era totale. Ma siccome era diventato il mio migliore amico, senza esitazioni gli parlavo con molta confidenza, come si fa con un vero amico.

E come ero solita fare ogni volta che lo visitavo mi inginocchio, ma quella volta le cose andarono diversamente dal solito. Non ho visto nulla, non ho udito nulla con le mie orecchie, ma il mio cuore ha udito parole che non dimenticherà mai.

Non so spiegarvi…è come un’intuizione in cui improvvisamente comprendi quello che fino ad allora non avevi capito.

Sento come se il Signore, davanti a me, mi dicesse: “Maria Rita, io sono il tuo medico per eccellenza!” (In effetti in quel periodo io ero molto preoccupata per la mia salute) e ancora… “Sei venuta tante volte a trovarmi e non mi conoscevi ma hai creduto e oggi ti faccio capire che io sono proprio qui davanti a te!”

Non so raccontarvi quello che ho provato, mi sono sentita circondata dalla Sua Presenza, invasa da una pace immensa e ho iniziato a piangere, non so neanche per quanto tempo ho pianto. Io che ero convinta che quel Gesù che andavo a visitare ogni giorno fosse in cielo…ora comprendevo che era proprio li davanti a me, presente e vivo nell’eucarestia!

Ho messo un po’ di tempo per riacquistare il mio equilibrio dopo quell’esperienza stravolgente. Mi chiedevo, ora che sapevo che Lui era vivo, se dovessi fare la suora di clausura come la mia zia benedettina a Firenze, o la volontaria in Africa, o la giornalista di Dio gridando al mondo che lui è vivo davvero nell’eucarestia.

Poi ovviamente, il Signore pian piano ha messo in ordine un po’ di cose, anche attraverso i sacerdoti e le persone che mi hanno accompagnato nel mio percorso di fede.

Oggi sono felicemente sposata con un uomo che è un vero dono di Dio per me e insieme camminiamo lungo la via che il Signore ci indica, pieni di amici che con noi condividono la bellezza e la felicità di avere scoperto un Tesoro prezioso… Quel Dio vivo, che è presente in mezzo a noi e ci accompagna con la Sua Parola lungo il cammino della vita, dandoci le chiavi per l’eternità.

Con immensa gratitudine al Signore Dio che mi ha creata e chiamata alla Verità.

Maria Rita

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Caffè amaro

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/04/2017

Ho finalmente cominciato una dieta dimagrante che, tra le tante cose, mi impone di eliminare del tutto lo zucchero. Come fare coi tre, quattro caffè al giorno che prendo con la discutibile e insana abitudine di dolcificare ogni caffè con ben tre cucchiaini di zucchero?

Non riuscendo a berlo amaro, all’inizio ho provato ad eliminare il caffè, ma le botte di sonno violento che mi stendevano soprattutto dopo pranzo imponevano un ripristino della preziosa bevanda.

Mi sono imposto di berlo amaro. I primi giorni era un supplizio, sentivo solo l’amaro e continuava a non piacermi per niente.

Col tempo ho cominciato a sentire gli aromi e gli odori se lo pasteggiavo lentamente, riconoscendo che in alcuni bar il caffè fosse veramente buono, in altri così così, in altri ancora riconoscevo quello cha a Roma definiamo col termine intraducibile di “ciofèca”. Prima mi sembravano tutti più o meno uguali.

Adesso, tra i caffè buoni riconosco le sfumature che prima non coglievo perché lo zucchero dolcificava sì, ma copriva tutta quella gamma di sapori che ho scoperto solo eliminandolo.

Non posso fare a meno di pensare che nella vita spirituale sia lo stesso. Ci nutriamo di tante cose che non ci servono più di tanto e ci fanno anche male e abbiamo disimparato a gustarci i sapori delle cose dello spirito come la preghiera, la meditazione della parola di Dio, del tempo passato davanti al Santissimo Sacramento, e così tante altre realtà che nemmeno immaginiamo…

Tutte queste cose ci sembrano impegnative solo perché siamo abituati a lasciarci nutrire da altre che ne coprono il sapore.

Possono essere tante queste cose buone come lo zucchero che però coprono un’infinita gamma di sapori spirituali: ore perse davanti alla TV a guardare tutto e niente, o a scorrere e scorrere col pollice sul cellulare riempiendo attese, momenti morti e di riposo con Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp e…

Ognuno sa qual è il suo “zucchero”.

Ogni uomo si ritrova periodicamente a fare i conti con questi zuccherini che intrattengono e rilassano ma disabituano al meglio.

Ci proviamo a ridimensionarli correndo il rischio di assaporare meglio le infinite sfumature di fragranti “caffè” che il Cielo ha già preparato per noi?

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Ditelo a tutti!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/04/2017

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Aprite le porte!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/03/2017

Qualche giorno fa un BLOG AMICO – che consiglio di seguire – pubblicava questa notizia bella e incoraggiante.

Un’affluenza così non se la aspettavano in diocesi, con gli organizzatori che all’ultimo hanno dovuto trovare una sede più capiente: i 150 posti previsti per gli incontri di preghiera a Mantova organizzati in pausa pranzo dal vescovo, monsignor Marco Busca, si sono rivelati ben presto troppo pochi.

All’ultimo degli appuntamenti che si ripetono ogni venerdì per la Quaresima i presenti erano ben 400. Lo riferiscono i giornali locali.

Fonte: FRATELLO CIBO

Un bell’atto di fede del Vescovo, premiato dall’affluenza di fedeli che mi fa pensare a quei pochi (speriamo per poco), coraggiosi parroci e rettori che, con un pugno di parrocchiani, hanno osato iniziare l’ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA a cui piano piano si sono aggregate le persone necessarie per portarla avanti.

Parroci e rettori che hanno fatto un atto di fede, contro ogni ragionevole previsione di fallimento, atto che il Signore premia sempre realizzando la pesca miracolosa promessa a chi chiama ad essere pescatore di uomini.

Parroci! Aprite, anzi spalancate le porte delle vostre chiese, durante la pausa pranzo, la sera – non è una critica ma una richiesta filiale e accorata – e la Provvidenza vi manderà la gente che mai come in questo periodo storico, è assetata di Dio.

A noi laici, chiediamo senza criticare ma offrendo il nostro tempo e la nostra preghiera affinché si possano spalancare le porte delle nostre chiese.

Un atto di fede.

Coraggio!

E il Signore farà il resto.

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“Di fronte a Gesù Eucaristia… non mi interessava più il palcoscenico, tutto era cambiato…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/01/2017

Dal palcoscenico al convento: la storia di frate Stefano Luca.

Dopo il diploma presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano lascia il palcoscenico per indossare il saio ed iniziare il cammino dei frati cappuccini. Oggi fa parte del “coordinamento nazionale teatro in carcere”, coordina e gestisce i laboratori di teatro sociale in Veneto e collabora con diverse associazioni, comunità di recupero e organismi socio-educativi.

In un ritiro il mio unico pensiero era cosa fare nell’immediato futuro; perché le cose giravano bene, con l’accademia, con il lavoro, mi chiedevo; finisco l’accademia o inizio a lavorare in maniera piena?

Invece alla sera, di notte, era la prima volta che mi capitava di fare adorazione eucaristica, non sapevo neanche cosa fosse, mi sono ritrovato in ginocchio di fronte a Gesù Eucaristia, e lì è stato un disastro, mi ricordo che mi sono messo a piangere, tutto era cambiato, tutto quello che avevo desiderato, tutto quello che avevo, non aveva più senso.

Non m’interessava più il palcoscenico, non m’interessava più recitare, non m’interessavano più alcune relazioni con le ‘morose’, niente, niente.

Un frate mi disse in maniera provocatoria: “Cosa vorresti fare? Mollare tutto e fare cosa? Intanto finisci l’accademia e la finisci bene e nel frattempo inizi un cammino di discernimento vocazionale, aperto a più stati di vita.

I miei genitori tutto si aspettavano fuorché questo. All’inizio mia madre diceva che ero in tournée e non con i frati. Adesso hanno accolto e mi azzardo a dire che sono quasi contenti.

Ora utilizzo il teatro come mezzo buono, come strumento coi tossicodipendenti e anche nelle carceri.

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“Quella piccola Ostia, esposta, era in grado di compiere grandi cose. Il mio cuore si scioglieva ogni volta che la guardavo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/08/2014

Twpid-slavko02.jpgestimonianza dell’esperienza a Medjugorje di Umberto Greco; a Gesù, per Maria.

La mia conversione avvenne nell’Agosto del 2008, quando decisi di partire per la prima volta per Medjugorje. Tantissime erano le domande che mi affliggevano sull’esistenza di Dio e che da alcuni anni mi portavano ad allontanarmi dalla Chiesa: non andavo a Messa (le uniche volte erano per Natale, Pasqua e qualche funerale). Calunniavo l’istituzione della Chiesa, offendevo i preti e il papa, ma soprattutto bestemmiavo. Come il fumo, l’alcol o il gioco d’azzardo, la bestemmia può diventare un vizio. E per me, lo era.

Ero arrivato al punto di bestemmiare senza neanche rendermi conto di farlo; ormai era parte del mio linguaggio. Partii con parecchie curiosità, ma soprattutto con il grande desiderio scoprire chi era o cosa fosse la Verità per me; sentivo che non ne sarei rimasto deluso. Inizialmente il viaggio è stato un po’ pesante, con tutto l’autobus che pregava e cantava, e io che mi annoiavo perché volevo dormire o ascoltare la musica. Ma, nonostante tutto, cercavo il più possibile di conformarmi al gruppo e pregare con loro, anche se non sapevo neanche come si usasse un Rosario.

Arrivati a Medjugorje notai subito un’atmosfera diversa, un “qualcosa” che prima d’allora non avevo mai provato. È incredibile pensare che durante il viaggio uscivano dalla mia bocca solo parole, mentre ora cominciavo a pregare con il cuore. I giorni, durante il meraviglioso Festival dei giovani, passarono in fretta: la mattina tra canti, balli e testimonianze; e la sera tra Rosario, Messa e Adorazione Eucaristica. È proprio da quest’ultima che ho sentito veramente toccare il mio cuore. Quella piccola Ostia, esposta, era in grado di compiere grandi cose. Il mio cuore si scioglieva ogni volta che la guardavo. Ogni sguardo era come un raggio di sole che pian piano illuminava il mio cuore……..

…Vi fu una mattina che, prima di andare sul monte Podbrdo, ci fermammo sotto la casa di Vicka. Ero riuscito ad intrufolarmi fra la gente e a mettermi di lato alla scala da dove Vicka parlava. Era vicinissima a me. Aveva qualcosa di non comune, difficile da spiegare. Aveva gli occhi così profondi, e un sorriso così splendente che non riuscivi a smettere di fissarla e a ridere anche tu senza capire il perché. Quando mi ha imposto le mani sulla testa, il mio cuore si è letteralmente aperto, sprigionavo gioia da tutte le parti. Il viso di Vicka era davvero l’espressione dell’amore che la Gospa ha per noi, suoi figli.

imma03Quell’amore che avvertivo costantemente, ma che si incarnava ogni volta che partecipavi ad una apparizione. In quei momenti, davvero il paradiso era in mezzo a noi, ed è proprio in quei brevi minuti che comprendi l’eternità del Paradiso, e ti rendi conto che tutto è reale, le apparizioni sono reali, Dio è reale. Prima di partire e durante quei giorni, pensavo di aver bisogno, e quindi ottenere, un miracolo per poter credere totalmente. Ma non è stato così: non ho mai visto nessun segno straordinario a Medjugorje, e la cosa mi aveva reso molto deluso. Guardavo continuamente il cielo, il sole, la croce del Krizevac, ma niente: l’unica cosa che ottenevo era un bel dolore agli occhi subito dopo.

Ma poi, col tempo ho capito che nessun segno mi sarebbe servito per la mia conversione. Dio ha preferito agire direttamente nel mio cuore, come da tempo cercava di fare, mentre io gli avevo sempre chiuso le porte del mio cuore. Ma a Medjugorje ho cominciato ad ascoltare la sua voce che è Verità: “Chiunque è dalla Verità ascolta la mia voce”, dice Gesù. Un segno straordinario come dono di Dio, certamente rafforza la tua fede, ma se non apri il tuo cuore alla Verità, se non hai permesso a Dio ti parlarti, allora nessun miracolo straordinario potrà mai cambiarti. Una guarigione fisica non è nulla a confronto alla guarigione spirituale.

La conversione del cuore, questo è quello che vuole che vuole Dio, ed è proprio per questo che la Madonna appare da 30 anni, per richiamare tutta l’umanità a suo figlio Gesù, supplicandoci sempre con i suoi messaggi alla conversione del cuore. Questa è stata una mia piccola testimonianza del mio primo pellegrinaggio. Le altre volte che ho fatto ritorno a Medjugorje, ho avuto la conferma di tutto quello che ho sperimentato la prima volta, ma, soprattutto, ho capito tante cose che dopo il mio primo viaggio non avevo capito o accettato.

Medjugorje non è il punto di arrivo della nostra conversione, bensì il punto di partenza, l’inizio di tutto, perché la nostra conversione, nonostante tante difficoltà, la costruiamo qui, nella vita di tutti i giorni. Ringrazio la Mamma celeste che, prendendomi per le orecchie, mi ha portato fino a casa sua, a Medjugorje, dove mi ha presentato e offerto gratuitamente la Verità, cioè Gesù.

(Fonte: http://www.lasacrafamiglia.it/)

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“A Medjugorje non è al centro Maria, ma suo Figlio Gesù”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/12/2013

Padre_Mateo_Mario_01P. Mateo Mario è membro della Comunità di Nostra Signora Regina della Pace di San Paolo, in Brasile, che è frutto di Medjugorje.

Prima di diventare sacerdote, ha portato a termine gli studi di chimica ed ha lavorato per alcuni anni in un’industria chimica. Aveva una buona retribuzione e, a quanto dice, viveva secondo le leggi del mondo.

Pur essendo stato educato in una famiglia cristiana, a quel tempo non frequentava spesso la chiesa. Tutto è cambiato grazie ad un incontro casuale con la Sacra Scrittura.

È venuto per la prima volta a Medjugorje nel 2002, mentre era in noviziato: “Durante la ricerca della mia strada nella vita religiosa, ho visitato diverse comunità e partecipavo anche agli incontri di preghiera del gruppo carismatico del Rinnovamento di San Paolo, durante i quali ho sentito parlare delle apparizioni.

Fino a quel momento non sapevo nulla né delle apparizioni della Regina della pace né di Medjugorje, ma il sapere che la Madonna appariva ogni giorno ha riempito il mio cuore, e perciò sono entrato in una Comunità che vive e diffonde i suoi messaggi.

L’incontro con Medjugorje è il dono più grande che Dio mi ha fatto nella mia vita. In quei giorni ho conosciuto il Cuore della Madre, che mi ha accolto e che mi ama.

Padre_Mateo_Mario_02

Fin dalla mia prima venuta qui, la Madonna è fortemente presente nella mia vita. Sento di essere stato scelto per essere, da sacerdote, strumento di pace, di misericordia e di preghiera nella vita degli altri.

A Medjugorje ho cominciato a pregare col cuore ed il Rosario è diventato lo strumento fondamentale della mia vita. Gesù è diventato mio fratello e mio amico. Proprio a Medjugorje ho imparato quanto l’Adorazione al Santissimo Sacramento dell’Altare sia essenziale per la nostra vita.

A Medjugorje non è al centro Maria, ma suo Figlio Gesù”.

P. Mateo ritiene che i pellegrini a Medjugorje sperimentino il grande amore di Dio:

“Prendendo coscienza dei nostri peccati, ci apriamo a Dio. Oggi sono andato sul Križevac col mio gruppo di pellegrini. Mentre pregavamo davanti alle stazioni della Via Crucis, ho sentito che il grande amore di Dio mi stava toccando, e per questo non ero semplicemente in grado di parlare ed ho pianto per tutta la Via Crucis”.

Fonte: http://www.medjugorje.hr

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