FERMENTI CATTOLICI VIVI

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«Malattia e debolezza possono essere le righe su cui Dio scrive il suo Vangelo»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/08/2017

Vi presento Anna Schäffer.

Anna Schäffer, bavarese che visse a cavallo tra l’800 e il ‘900, aveva il grande desiderio di farsi missionaria ma un grave incidente la costrinse a letto per molti anni. Nonostante ciò fu sempre pronta a offrire ascolto e a pregare per gli altri. Nel beatificarla, nel 1999, Giovanni Paolo II disse che “malattia e debolezza possono essere le righe su cui Dio scrive il suo Vangelo”. Il 21 ottobre 2012, Benedetto XVI l’ha canonizzata in Piazza San Pietro.

Della sua spiritualità, Benedetta Capelli ha parlato con il postulatore della sua causa, Andrea Ambrosi:

R. – Dobbiamo sempre pensare che era una laica, che ha trascorso gran parte della sua breve vita a letto tra grandi sofferenze a seguito di un incidente occorsole quando aveva poco più di 15 anni. Quindi, da quel momento, per più di 20 anni è vissuta tra queste sofferenze, ringraziando il Signore di tutto quello che le mandava.

Costituisce, quindi, per noi laici un richiamo ad accettare la missione che Gesù ha stabilito per ciascuno, fosse anche quella di abbracciare in un atteggiamento di umiltà la più dura delle croci.

La vita ci riserva sempre tante sorprese e noi siamo portati sempre al pessimismo, invece lei ci insegna che con l’aiuto di Gesù possiamo sempre trasformare le cose infauste che tutti i giorni ci capitano in momenti di gioia, se li vediamo sempre finalizzati all’incontro con Gesù.

D. – Voleva diventare tanto una missionaria. La sua vita purtroppo andò in un’altra direzione, ma in un certo senso fu allo stesso tempo anche una missionaria…

R. – Sì, dal suo letto di sofferenze ha sempre guardato al punto che per lei era centrale, quello di diventare missionaria. Ma missionaria lo è diventata, perché presso di lei affluiva – dato che la fama di santità ha cominciato a circondarla da giovane – tanta, tanta gente.

Lei riceveva tutte queste persone e parlava loro in un modo che sembrava molto strano per una giovane contadina non istruita. Poi, nel suo ricchissimo epistolario fatto di centinaia di lettere, che scriveva un po’ a tutti, parlava sempre della diffusione dell’amore di Gesù e quindi delle missioni.

D. – Si parla spesso dei sogni di Anna Schäffer. Di che si tratta?

R. – Sì, lei sognava e vedeva quello che poi le sarebbe accaduto. Quindi, attraverso questi sogni lei ha purificato il suo animo fino ad entrare in uno stato di particolare unione con il Signore.

La gente si accorgeva di come lei fosse veramente in unione con il Signore, anche dal suo viso che era l’unica parte del corpo che sorrideva ed era felice, mentre il resto era tutto una ferita. Quindi, si capiva questa unione che aveva con Dio.

D. – Anna morì nel 1925. Ad oggi è una figura conosciuta, soprattutto in Germania?

R. – Sì, è molto conosciuta naturalmente nella diocesi di Ratisbona e in tutta la Baviera. Molti pellegrini vengono anche da Paesi vicini, specialmente dall’Austria e dalla Svizzera.

Si è già visto quando è stata dichiarata beata, nel marzo del ’99, che è venuta molta, molta gente per questa umilissima giovane, che ha vissuto davvero una vita di tanta sofferenza.

D. – C’è una definizione che le piace associare ad Anna Schäffer ?

R. – La sua conformità alla volontà di Dio, che era abituale in lei.

(Fonte: http://it.radiovaticana.va/storico/2012/10/20/domani_la_canonizzazione_di_anna_sch%C3%A4ffer_la_malattia_come_via_per_ab/it1-631487)

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«La gioia che proviene da Dio è una dilatazione del cuore; l’allegria non è gioia»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/06/2017

Carla Ronci nasce a Torre Pedrera (prov. do Rimini) l’11 Aprile 1936. Una bambina paffuta di indole buona, poi studentessa diligente, diventa una ragazza normale che, tra spiaggia, tintarella, nuotate e cinema, cresce animando le feste del luogo, ammirata e anche corteggiata.

Nel 1950 l’incontro con le suore orsoline cambia la sua vita; si accosta alla Chiesa e ai sacramenti e imposta la sua vita alla luce della fede cercando di fare la volontà di Dio in ogni circostanza.

Le vengono affidate le ragazze dell’Azione Cattolica; smpre disponibile e aperta, asseconda con loro il rapporto personale, cerca di capirle, dando loro l’esempio con la sua vita.

Il 20 ottobre 1956 col permesso del suo confessore fa voto di castità. Scrive così nelo suo diario:

“La femminilità è una proprietà che conquista e attira; la femminilità dell’anima consacrata a Dio deve essere così dolce e soave da attirare a sé per condurre poi al Signore“.

Il suo modello è la Madonna: “La femminilità deve essere come quella della Madonna: pura e casta”.

Questo non le impedisce di vestire con grazia ed eleganza: “Vesto con modestia ed eleganza e cerco di far capire alle anime, con la mia vita, che il cristianesimo non è croce ma gioia” (lettera a teresa Dotti, 1962).

Sempre attiva in ogni campo, Carla anima la liturgia, aiuta in chiesa in ogni modo, organizza e guida gite per i ragazzi, insegna a cucire… Apre persino una specie di pre-seminario, il “Cenacolo dei piccoli”, per suscitare vocazioni sacerdotali, missionarie e religiose.

Ai sacerdoti, del resto, ha consacrato la sua vita come vittima già dal 1950, l’anno della sua conversione.

Il 19 agosto 1957, col permesso del suo direttore spirituale, fa voto di povertà. Distaccandosi dalle cose materiali si sente più libera di vivere nella volontà di Dio “in mezzo alle comodità della vita come nella più squallida miseria”.

Nel 1958, dopo aver cullato nel cuore questa scelta e aver avuto l’opposizione di tutti, ma soprattutto del padre, Carla entra nel noviziato delle suore Orsoline di Bergamo. Nei pochi mesi passati in noviziato, il padre la tempesta di visite e lettere per farla desistere. Finché un giorno è la Madre Superiora a chiamarla e a dirle che forse la sua via è da qualche altra parte.

Carla torna a casa e riprende la sua opera all’Azione Cattolica e in parrocchia, cercando però di capire: “Che cosa vuoi da me, Signore? Quando saprò con sicurezza dove vuoi che Ti serva?”.

Nel settembre 1960 incontra Teresa Ravegnini e, tramite lei, l’Istituto Secolare “Ancelle Mater Misericordiae”. Carla si informa, segue gli esercizi spirituali e, nel 1961, fa domanda per essere ammessa.

“Ma chi avrebbe mai pensato che doveva finire così? Ora corona i miei sogni facendomi consacrare in un istituto che tiene le sue figlie nel secolo… Signore ti ringrazio che sei stato così buono con me”.

Nell’agosto 1969 si manifestano i primi sintomi della malattia, con una forte colica al fegato. Ulteriori sintomi richiedono una visita: si tratta di carcinoma polmonare.

Nel gennaio 1970 va a Bologna e in ospedale gli esami e le analisi aumentano la sua già grande sofferenza. Riceve le visite di amici e parenti col sorriso sulle labbra, per non rattristarli.

Scrive al padre spirituale: “Il cuore è a brandelli e il sorriso sulle labbra: ecco la nostra missione di questi giorni. Il mio motto è sempre lo stesso: – Per Gesù e per le anime – e quale forza mi viene da questa intenzione e da questa unione! Sento un grande desiderio di dare, di offrire, di amare e sento che nonostante tutto la vita è meravigliosa!”.

E Carla all’ospedale continua il suo apostolato, andando a trovare gli altri malati e portando loro sollievo, e anche distribuendo fra tutti la frutta e i dolci che i suoi parenti le portano.

La sua salute va sempre peggiorando e i medici consigliano di portarla a morire a casa sua, così il 1° aprile l’ambulanza la trasporta alla clinica “Villa Maria” di Rimini, dove viene chiamato il giorno dopo il cappellano. Le somministra l’Unzione degli Infermi e lei, sorridendo dice: “Ecco lo sposo che viene”. Sono le 17,05 del 2 aprile 1970.

Carla, che ora riposa nella sua chiesa di Torre Pedrera, è stata riconosciuta venerabile dal Santo Padre il 7 luglio 1997.

[Fonte: http://bellenotizie.altervista.org/%5D

Alcune frasi di Carla Ronci:

“Semina, getta il tuo grano senza stancarti mai. Non fermarti troppo a considerare quello che ne sarà. Semina senza guardare dove il seme cade. Gesù, aiutami a fare così, a essere generosa”.

“L’anima in grazia di Dio vive nella gioia, perché tutto le serve per donarsi, per amare, per riparare, per ringraziare”.

“La gioia che proviene da Dio è una dilatazione del cuore; l’allegria non è gioia”.

“Vedi? Ho la sensazione che Gesù si stia distaccando dalla Croce per lasciarmi il suo posto: credo proprio che mi voglia crocifissa, perché Lui sa che per me il soffrire con Lui è una gioia”.

“Dove Dio ti ha seminata, là devi fiorire”.

“Oggi il Signore ha bisogno di testimoni che lo facciano sentire, più che con le prediche, con la propria vita e il proprio esempio. Oggi occorre che l’apostolato diventi una testimonianza personale di dottrina vissuta”.

“Nella Comunione ricevo Gesù per farlo vivere in me e per me: Gesù io voglio vivere di Te; Tu devi rivelarti agli altri attraverso la mia povera vita”.

“Sento il desiderio dell’infinito… Solo Dio con il suo amore può saziare la sete d’amore che ha il mio cuore”.

“Miei cari tutti, per la mia morte non piangete ma pregate, pregate: farete così in modo che il desiderato incontro con lo Sposo avvenga più presto. Io di lassù vi proteggerò sempre. Perdonate, vi prego, ciò che in me vi ha fatto soffrire e arrivederci in Cielo.”

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