FERMENTI CATTOLICI VIVI

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«Tendiamo una mano verso Dio e l’altra verso il prossimo: siamo cruciformi»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/06/2017

Vi presento Catherine de Hueck-Doherty.

Nata a Nizhny-Novgorod in Russia, il 15 agosto 1896, da genitori ricchi e profondamente cristiani, cresce in una famiglia aristocratica e devoto profondamente convinta che Cristo si incontra nei poveri e che la vita ordinaria è fonte di santità. All’età di 15 anni, sposa suo cugino, Boris de Hueck.

La rivoluzione russa distrugge il suo mondo. Membri della sua famiglia vi perdono la vita. Sfuggono essi stessi alla morte. La rivoluzione segna molto la vita di Catherine. Vede in questa la conseguenza tragica di una società detta cristiana ma incapace di vivere secondo la sua fede. Durante tutta la sua vita si ergerà contro l’ipocrisia di quelli che pretendono di seguire Cristo e mancano al loro dovere di cristiani respingendolo negli altri.

Diventatati profughi, Catherine e Boris fuggono inizialmente verso l’Inghilterra. Nel 1921, partono per il Canada. Nel corso degli anni successivi, Catherine vivrà nella più grande povertà sostenendo alla meno peggio un marito malato ed un giovane bambino nato nel frattempo. Dopo anni di difficoltà coniugali, il suo matrimonio con Boris crolla. Quest’unione sarà annullata dalla Chiesa.

Il talento d’oratore di Catherine è presto scoperto da un’agenzia di conferenze. Percorrerà allora l’America del Nord e diventerà conferenziere di reputazione. Ma, benché abbia infine trovato la libertà finanziaria, il suo cuore non è in pace. Sente incessantemente queste parole di Gesù: «Vedi tutto ciò che possiedi e seguimi.» Il 15 ottobre 1930, Catherine decide di rinnovare una promessa fatta a Dio durante i tumulti della rivoluzione e gli dedica la vita diventando apostolo laico al servizio dei poveri.

Allora, la nozione di apostolato laico è poco conosciuta. Animata dalla convinzione di insegnare il vangelo con la sua vita, Catherine cerca la sua via. Più mette in pratica la vita evangelica, più giovani la seguono. Formano insieme Friendship House e vivono conformemente alla spiritualità di San Francesco. Opereranno in piena crisi economica assistendo i più bisognosi.

Incomprensioni e calunnie assilleranno Catherine sino alla dissoluzione del gruppo.

Poco tempo dopo ciò, il gesuita John LaFarge, capo d’archivio del movimento dei diritti civici negli Stati Uniti, la inviterà a fondare nuovamente Friendship House a Harlem. Nel febbraio 1938, accetta il suo invito. Friendship House di Harlem è rapidamente brulicante di attività. Catherine vi scopre la dignità del popolo nero ed è sconvolta dalle ingiustizie di cui è vittima. Percorrerà il paese per denunciare il razzismo al riguardo dei neri.

L’opera, tra molte difficoltà, continua e si espande cambiando nome in Madonna House. Nell’ottobre 1951, Catherine si reca a Roma per partecipare al primo congresso sul laicato. Il segretario papale, Mons. Montini, e futuro papa Paolo VI, incoraggia Catherine ed i suoi collaboratori a prevedere un impegno permanente.

Il 7 aprile 1954, coloro che vivono a Madonna House decidono di assumere un impegno permanente e fare promessa di povertà, castità ed obbedienza. È pertanto fondata la Comunità di Madonna House.

La visione di Catherine include di tutto. Nulla è straniero all’apostolato, eccetto il peccato (…). la norma prima dello apostolato è di amarsi reciprocamente (…). se rispettiamo la legge dell’amore e se comprendiamo quest’amore, noi diventeremo luce per il mondo, dichiara, poiché la benzina del nostro apostolato è l’amore.” L’amore che abbiamo per Dio irradierà sugli altri.

Catherine offre, come soluzione alle sfide del mondo occidentale, le nozioni spirituali della sua Russia d’origine. Introduce in America del Nord l’idea di poustinia, parola russa che significa «deserto». Questo concetto, completamente sconosciuto nell’occidente degli anni 60. Poustinia del punto di vista spirituale, è il luogo di riunione con Dio nella solitudine, la preghiera ed il digiuno. La visione di Catherine così come la sua applicazione del vangelo nella vita quotidiana diventeranno rimedi agli effetti disumanizzanti della tecnologia moderna. Allo scopo di ricambiare l’aumento di individualismo che caratterizza il XXo secolo, esorta Madonna House al Sobornost, un altro concetto russo che vuole dire unità profonda del cuore e dello spirito nella Trinità santa; un’unità che supera l’intendimento umano.

Il 14 dicembre 1985, al termine di una lunga malattia, Catherine de Hueck Doherty muore. Lascia in eredità una famiglia spirituale di 200 membri e delle fondazioni ovunque nel mondo.

Alcune sue citazioni:

Signore dona pane agli affamati ed affamati a coloro che hanno pane.

Siamo così indaffarati in questo tempo…. Più velocemente, più veloce, più velocemente – siamo noi. Non sappiamo se stiamo andando in avanti,indietro o in quale senso. siamo così…, vivendo in un mondo che va tutto intorno a noi – più egoista, più gretto, più orribile di prima. Più velocemente, più veloce, più veloce va. Ma Cristo ha detto, «sono venuto a servire» (Mt 20:28) e così dovremmo noi.

Tendiamo una mano verso Dio e l’altra verso il prossimo. Siamo cruciformi. La croce di Cristo sarà la nostra rivoluzione, e questa rivoluzione sarà fondata sull’amore

Siamo chiamati ad incarnare Gesù nelle nostre vite, a vestire le nostre vite di Lui, in modo che gli uomini possono vederlo in noi, toccarlo, riconoscerlo.

[Fonte: http://puntocuore.org/Jules-Monchanin.html]

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Missionari: non volontari ma testimoni di Cristo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/03/2014

Lo sapevate che ci sono persone che trascorrono le vacanze in missione? Ce ne sono molte, e Daniela e Mauro sono tra questi.

Sono due tra i nostri più cari amici e fratelli, o meglio, i fratelli che il Signore mi ha donato ascoltando le mie lagne di figlio unico; non si lasciano intimidire dal fatto di avere tre figli per partecipare ogni anno alle missioni di settimana santa del Regnum Christi.

E’ una gioia, ascoltare ogni anno le loro testimonianze di quanto Dio operi in loro e tramite loro durante la missione della sSettimana Santa.

Cristiani entusiasti, famiglie, condividono col mondo la gioia di esserelo, famiglia e cristiani.

Alcuni affrontano viaggi lunghi e impegnativi…

Ma non c’è bisogno di arrivare alla fine del mondo... Molti, infatti  partecipano alle missioni italiane, come i miei amici, e come Sabina, una mamma missionaria che condivide con noi la sua esperienza.

Roma, 17 aprile 2012. Sabina parla quasi senza fermarsi e riesce a trasmettere, attraverso il telefono, l’entusiasmo di chi ha vissuto un’esperienza coinvolgente come è stata per lei e Camilla, sua figlia, quella delle Missioni di Settimana Santa con Famiglia Missionaria a Orvieto, dal 4 all’8 aprile 2012.

Sabina, come hai saputo delle missioni?

Invito-MSS-2014Tutto è cominciato grazie agli incontri che stiamo facendo a casa mia con P. Sergio Cordova. Io le chiamo “cena-conferenza”: siamo un gruppo di 8-12 persone, dipende dalla serata, ci riuniamo per la cena e poi affrontiamo un argomento accordato prima. Per esempio, in vista del pellegrinaggio a Medjugorje abbiamo parlato della Madonna. Negli incontri precedenti abbiamo parlato della Pasqua imminente.

Grazie a queste serate ho ritrovato amici d’infanzia e la mia casa è diventata un punto di riferimento tanto che volgiamo continuare a incontrarci anche il prossimo anno.

Una sera, a cena con la mia famiglia, P. Sergio ha parlato delle missioni di Settimana Santa e di quelle estive in Messico, suscitando l’interesse e l’entusiasmo di mia figlia Camilla. Ho preso la palla al balzo e siamo partite, lei ed io per Orvieto e siamo già in lista per il Messico.

Non amo viaggiare, sono pigra ma ho deciso di partire per regalare a mia figlia un’esperienza che sapevo sarebbe stata buona, lontana dalle frivolezze della vita quotidiana.

È la prima esperienza di questo genere?

In passato ho lavorato con altri gruppi. Sono una pratica, concreta, mi piace lavorare non importa cosa c’è da fare. Quando sono arrivata a Orvieto ho detto: «Ditemi cosa devo fare e obbedisco!». In missione si va per lavorare, anche in silenzio.

A differenza delle altre esperienze, però, questa mi ha lasciato un senso di nostalgia, non volevo tornare a casa. Ho tenuto il fazzoletto al collo ancora un giorno, come per ricordare a serenità di quell’ambiente, la gioia che ho provato, per sentirmi ancora un po’ missionaria!

missio_02Non credevo che la missione fosse così! In un certo senso siamo rimasti fuori dal mondo, senza televisione, internet, libri eppure non mi è mancato, non avevo bisogno di nulla. Avrei potuto continuare così per sempre.

Quali sono stati i vostri incarichi durante la missione?

Camilla di mattina era impegnata con i bambini dell’oratorio e il pomeriggio con quelli delle famiglie missionarie. Non ho sentito da parte sua nemmeno una parola di lamentela e dire che c’erano anche bambini impegnativi! Tutti la cercavano e l’ultimo giorno l’hanno voluta al tavolo con loro. Ho anche ricevuto i complimenti dei genitori!

Io ho avuto la grazia di accompagnare don Luca, il parroco di S. Andrea e Oreste, nella visita i malati e gli anziani, per portare loro la comunione. È stata un’esperienza meravigliosa sia vedere l’accoglienza delle persone che visitavamo, scoprire che per loro siamo un conforto, nella sofferenza, sia scoprire il bel lavoro di un parroco con la sua comunità.

Che cosa diresti a chi non conosce le missioni?

Vieni e vivi Cristo, vivi la fede fino in fondo perché la fede è testimonianza e anche preghiera. La meditazione del mattino era come fare colazione, era il nostro caffè prima di uscire a vivere la giornata.

Ho capito la spirito della missione quando P. Angelo, durante un incontro di formazione ci ha detto che non siamo volontari ma testimoni di Cristo. È un’altra cosa. Ho cercato di vivere tutto con molta umiltà e la missione ha assunto un’altra valenza, più profonda. Porto ancora al collo la croce che ci hanno dato in missione, come se continuassi a portare un po’ di missione con me, e soprattutto l’atmosfera di fede vissuta.

missio_03Potessi farle più spesso!

Progetti per il futuro?

Sì, le missioni in Messico! Camilla studia spagnolo a scuola, io dovrò imparare prima di partire.

E prima il pellegrinaggio a Medjugorje.

Devo dire ancora grazie a tutti per come Camilla ed io siamo state accolte e integrate nel gruppo. Ho trovato una testimonianza di vita vissuta, vera autentica, vissuta, in allegria e mia figlia ha dato il meglio di sé. Camilla che è una ribelle, avrei voluto che la potessero vedere i suoi professori.

E devo ringraziare proprio lei per avermi dato il coraggio di partire per le missioni! Dio sta agendo in lei attraverso un’altra via, la sta riavvicinando a sé.

(Fonte http://www.regnumchristi.org/)

Per avere informazioni e contattare i fratelli e le sorelle di Famiglia Missionaria clicca QUI!

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