FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Adolescenza e verginità? Impossibile oggi? Giorgia ci dice di no

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/01/2015

Uy_01

Il suo cognome è Uy, perché è di origini filippine. Ma è una ragazza occidentale, nata e cresciuta in Italia; immersa nel mondo “moderno” del consumismo, dove tutto si brucia velocemente: idee, valori, passioni. Ha 17 anni, una famiglia cattolica alle spalle che circa 20 anni fa si è trapiantata nel Bel Paese, e ha deciso di fare – come sua mamma – una scelta radicale: quella della verginità prematrimoniale.
Persino nella culla della Cristianità, Roma, è un’opzione che ormai pochissime ragazze considerano; così non è in Paesi lontani, che vivono la fede in maniera molto più profonda e meno “di facciata” di quanto non accada intorno a San Pietro. Ed è per questo che la scelta di Giorgia risulta ancora più forte.

Uy_02“Devo tanto all’educazione che mi hanno dato i miei genitori, ma anche alla vicinanza alla Chiesa, alla mia appartenenza ai gruppi giovanili. Da lì ho maturato la volontà di fare questa scelta”. Una strada in salita… “Le mie coetanee pensano che sia una follia. Mi sono molto meravigliata di questa cosa. Io ho parlato con loro, mi sono aperta con tranquillità, ma la loro reazione è stata: “E’ impossibile”. Non si pongono nemmeno il dubbio che possa essere una strada percorribile. Mi è dispiaciuto vedere descritto il futuro come inevitabile, “una cosa che succede se hai un ragazzo”, quasi non potesse esserci alcuna possibilità di discernimento. Io invece ci voglio riuscire, perché vorrei dedicare questa cosa alla persona con la quale dividerò la mia vita. Anche per rispetto di me stessa”. Uno schiaffo alla superficialità con la quale oggi si affronta l’argomento della sessualità.

Uy_03Attenzione, Giorgia non ha alcuna intenzione di mostrarsi come una “santa”. E’ una ragazza normalissima, che studia al liceo Artistico, fa un po’ di sport, va a messa (“ma nemmeno sempre…”), frequenta gli amici e non esclude l’idea di un fidanzato. “Non è che mi allontano dalla vita di gruppo per evitare i rischi, diciamo così. Vivo normalmente, e sono convinta che se piaci a un ragazzo e lui ti piace, non c’è alcun problema a stare insieme; solo che se esiste il rispetto dell’altro, non mi deve chiedere di fare ciò che ho deciso di non fare. A maggior ragione se poi sarà lui l’uomo della mia vita”.

La sua dunque non è una storia di integralismo religioso, ma una condivisione di valori che peraltro sono non solo cattolici, ma di rispetto di se stessi. Gran parte delle sue motivazioni provengono dall’esperienza familiare, di due genitori di origini Filippine che hanno fatto la stessa scelta quando erano giovani e hanno proposto questo valore alla figlia.

Giorgia non si sente sola su questa strada. “C’è una mia amica più grande che ha fatto come me, con la quale mi confronto spesso. Curioso, anche lei di origine asiatica: è cinese”. E non è solo un pia intenzione, ma una decisione che ha già dovuto superare qualche “prova”: “Mi è capitato che qualche ragazzo mi chiedesse, più o meno esplicitamente, di arrivare là dove io non volevo. E ho detto di no”.

Uy_04C’è anche un altro aspetto che fa riflettere, e non c’entra col voto di castità fino al matrimonio: “Alcune mie amiche, ma anche semplici conoscenti, si raccontano sempre le proprie esperienze intime; credo che questo non sia giusto, perché così facendo si banalizza una cosa sacra come deve essere il proprio corpo, le emozioni. Parlarne con chiunque significa non dargli valore, e questo a prescindere dalla mia vita. E’ una cosa così intima che non può diventare ‘social’, fa perdere tutta la bellezza di quello che è un atto d’amore”.

(Fonte: http://www.interris.it/)

Di seguito, dagli Stati Uniti, una testimonianza bella, vera e forte di chi – sebbene con un percorso di vita differente – la pensa come Giorgia.

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E se stessi aspettando l’evento che può cambiare la tua vita cosa faresti?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/12/2014

 E se stessi aspettando l’evento che può cambiare la tua vita cosa faresti?


(video realizzato da Federica Catta del progetto The Wall del gruppo RapGesuCristico)

Renderesti la tua vita caotica?

Advent4Ti faresti prendere dalla frenesia di mille altre distrazioni facendo di tutto fuorché FERMARTI e ASPETTARE?

Ogni anno abbiamo l’opportunità di far entrare nella nostra vita un cambiamento radicale ma il più delle volte la perdiamo presi dall’ansia di preparare tante cose… tante cose… Ma la cosa più importante, il nostro cuore, questo è il senso dell’Avvento, FERMARSI, per preparare il nostro cuore ad accogliere Gesù nella nostra vita, più pienamente di prima.

AVVENTO

PRENDI TEMPO

RALLENTA

APRITI

…Una cosa facile facile.

Anche troppo.

Ma la facciamo?

Riusciremo a concedercela quest’anno?

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“Signore, io sono un deserto! Io non posso, tu puoi!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/12/2013

deserto01Dio benedica i giornalini parrocchiali, quelli che non legge quasi nessuno ma che a volte contengono chicche come quello che leggevo ieri. Capitatomi tra le mani per vie che vi risparmio, il foglietto conteneva questo trafiletto breve quanto intenso:

<<Giovanni “piangeva molto perché non si trovava nessuno in grado di leggere il libro” (Ap 5,4), finché uno dei vegliardi disse: “Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide e aprirà il libro e i suoi sette sigilli”: “Ecce vicit leo de tribu Juda radix David aperire librum”.

Il pianto dell’evangelista è il pianto dell’intera umanità che non comprende fino in fondo il senso e il mistero della vita umana, il dramma dell’umanità che vuole comprendere la storia e la vita, ma ne è impossibilitata>>

deserto02[Commento di A. Lonardo ad Apocalisse 5,1-4, riportato dal giornalino dlela Parrocchia di San Gregorio VII Papa di Roma]

Non so voi ma io mi ci ritrovo tutto…

Mi ritrovo nel pianto dell’evangelista per non comprendere fino in fondo il senso e il mistero della vita umana.

Mi ritrovo nel dramma di chi vuole comprendere la storia e la vita ma ne è impossibilitato.

Mi ritrovo nella cronica mancanza di senso del quotidiano nonostante abbia una splendida famiglia, un bel lavoro, tanti amici e non mi manchi proprio niente.

Poi penso a quel SI di una ragazza ebrea di nome Maria.

deserto03“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38)

Grazie a questo SI è avvenuto il miracolo che rappresentiamo, in questi giorni nei presepi e che celebriamo nella liturgia che la Chiesa ci offre giorno dopo giorno…

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14)

Ho sperimentato che, quando riesco a dire questo Si, come Maria, quando riesco a mettermi da parte per accogliere Gesù, quando ci riesco

…l’impossibilità di comprendere la storia e la vita si tramuta in possibilità e tutto prende una nuova luce.

…la frustrazione che viene dalla mancanza di senso lascia il posto alla pace e alla gioia di seguire, con Maria, il Verbo che viene ad abitare in mezzo a noi.

tutto riprende senso.

deserto04Come fare?

Quest’anno mi viene in aiuto una preghiera di Papa Francesco:

“Signore, io voglio essere fecondo;
io voglio che la mia vita dia la vita,
la mia fede sia feconda e vada avanti
e possa darla agli altri.
Signore, io sono sterile;
io non posso, tu puoi.
Io sono un deserto;
io non posso, tu puoi.”
(…) “Questa sia la mia preghiera
di questi giorni prima del Natale)

[Papa Francesco, omelia del 19 Dicembre 2013]

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