FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘Chiesa Cattolica’

Messaggio della Regina della Pace del 25 Febbraio 2022

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/02/2022

«Cari figli!

Sono con voi e preghiamo insieme.

Figlioli, aiutatemi con la preghiera affinché satana non prevalga.

Il suo potere di morte, odio e paura ha visitato la Terra.

Perciò figlioli, ritornate a Dio, alla preghiera, al digiuno ed alla rinuncia per tutti coloro che sono calpestati, poveri e non hanno voce in questo mondo senza Dio.

Figlioli, se non ritornate a Dio ed ai Suoi comandamenti, non avete futuro.

Perciò ha mandato me a voi per guidarvi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

(Fonte: The Medjugorje Web https://medjugorje.org)

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«Ecco perché t’ho chiamato, pe’ ditte che me sei mancato!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/04/2021

Non è che una poesia in vernacolo romanesco ma vale la pena ascoltarla fino in fondo perché rende l’idea della nostalgia di Dio per ciascuno di noi.

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Quando don Bosco affrontò l’epidemia con preghiera, prudenza e carità

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2021

Nel 1854 una nave salpata dall’India portò il colera in Inghilterra, scoppiò così una violenta epidemia. Da Londra il contagio arrivò a Parigi e Marsiglia. La leggerezza delle autorità sanitarie locali permise lo sbarco anche di navi che avevano a bordo uomini infetti. L’epidemia arrivò al sud della Francia e così anche in Italia (…).

A Torino l’allarme fu dato il 21 luglio: un manifesto del sindaco annunciava le precauzioni igieniche da prendere nelle case, nelle officine e nei negozi. La città creò dei “lazzaretti” per isolare i contaminati. (…)

Le autorità religiose diedero istruzioni per mobilitare il clero: misure profilattiche e igieniche, strutture per l’esercizio del ministero ai malati e ai moribondi, come anche la proibizione di lasciare la città. I cristiani furono incoraggiati a implorare l’aiuto della Vergine “Consolata” protettrice della città. Bisognava anche evitare qualsiasi raduno straordinario. Fu abolita la solenne processione del Corpus Domini.

Fin dal primo allarme, don Bosco aveva allestito il suo oratorio per affrontare il contagio. Fece fare dei lavori nei dormitori, dove erano ammassati un centinaio di giovani, per distanziare le file di letti. Si indebitò per aumentare la sua fornitura di biancheria, lenzuola e coperte. Si assicurò che tutti i locali fossero puliti e igienizzati.

Ma don Bosco credeva anche nell’efficacia dei mezzi soprannaturali: la preghiera a Maria e la conversione del cuore, evitando il peccato. A quel tempo la medicina non conosceva ancora le cause e i rimedi per quella piaga; bisognava contare soprattutto con Dio.

La città di Torino registrò più di duemila morti. L’area di Valdocco fu particolarmente colpita, con la popolazione decimata. (…) Don Bosco pensava di non aver fatto abbastanza garantendo la sicurezza della sua casa. Si appellò ai suoi ragazzi con l’approvazione delle autorità. Ci fu un primo gruppo di 14 volontari. Erano giovani: 17, 16, 14 anni. Provenivano da varie “compagnie”, i gruppi educativi creati da don Bosco coi giovani per animare l’oratorio. L’obiettivo era quello di “praticare la carità”. (…)

Quei giovani dimostravano una grande forza per sopportare il vomito, la dissenteria, gli odori, il soffocamento, i volti emaciati e pallidi, i corpi torturati. I pazienti terrorizzati dovevano essere convinti a lasciarsi condurre al lazzaretto, che percepivamo come anticamera della morte. Dopo pochi giorni, una trentina di giovani si unirono alla prima squadra di volontari. Tra essi c’era anche Domenico Savio, arrivato da poco nell’oratorio.

Per i loro pazienti, prendevano in prestito dall’oratorio biancheria, lenzuola e coperte. L’aneddoto di madre Margherita che dona la tovaglia dell’altare, resto del suo corredo di nozze, come lenzuolo non è certo una leggenda.

[Don Bosco] non dimenticava mai di chiedere prudenza e rispetto per le disposizioni dell’autorità.

Il colera scomparve nel 1884. Ancora una volta don Bosco sorprese tutti con la sua certezza che le opere salesiane sarebbero state salvate, a patto che avessero fiducia in Maria Ausiliatrice.

In agosto, rivolse le sue raccomandazioni a tutte le case salesiane in Europa e in America. Si potevano riassumere in tre punti: la preghiera, la prudenza e la carità. Alla fine dell’allarme, ebbe la soddisfazione di dichiarare che nessuna casa salesiana, nessun benefattore dei giovani, nessun fedele di Maria Ausiliatrice era stato colpito.

(Fonte: Il bollettino salesiano, rivista fondata da don Bosco nel 1877, anno CXLV, , 2 febbraio 2021)

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«Mettendoci in ascolto della Parola di Dio ogni giorno, vogliamo leggere questi tempi con i Suoi occhi…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/03/2020

«E’ una situazione a cui non siamo abituati, che ci preoccupa, ma soprattutto ora siamo chiamati a vivere, con la forza della fede, la certezza della speranza, la gioia della carità.

Mettendoci in ascolto della Parola di Dio ogni giorno, vogliamo leggere questi tempi con i Suoi occhi, aiutando le nostre comunità a tornare a Lui, a riscoprire ciò che è essenziale, a ritrovare il gusto della preghiera

Mi pare il programma migliore per avere il giusto atteggiamento in questo periodo di sfida per tutti.

Accogliamo TUTTI l’invito del Card. De Donatis?

Mercoledì 11 Marzo 2020, giornata di digiuno e preghiera per invocare da Dio aiuto per Roma, per l’Italia e per il mondo.

↓↓↓↓↓↓↓↓↓ CLICCA QUI PER SCARICARE ↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓

↓↓  LA VERSIONE INTEGRALE DELLA LETTERA  ↓↓

↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓

Lettera Messa Digiuno 11 marzo.pdf

 

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«Guarda cosa succede se prendi Gesù e lo metti al centro della tua vita.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/12/2019

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Messaggio della Regina della Pace del 25 Novembre 2019

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/11/2019

«Cari figli!

Questo tempo sia per voi il tempo della preghiera.

Senza Dio non avete la pace.

Perciò, figlioli, pregate per la pace nei vostri cuori e nelle vostre famiglie affinché Gesù possa nascere in voi e darvi il Suo amore e la Sua benedizione.

Il mondo è in guerra perché i cuori sono pieni di odio e di gelosia.

Figlioli, l’inquietudine si vede negli occhi perché non avete permesso a Gesù di nascere nella vostra vita.

CercateLo, pregate e Lui si donerà a voi nel Bambino che è gioia e pace.

Io sono con voi e prego con voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

(Fonte: The Medjugorje Web http://medjugorje.org)

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Tradizionalisti, progressisti, indifferenti o piccolo resto?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/10/2019

San Luigi Maria Grignion de Montfort

Giacché post e commenti di “tradizionalisti” che accusano pubblicamente i cosiddetti “modernisti” (identificati anche con una parte della Chiesa) sono migliaia, spesso con toni sarcastici e avvelenati seppure talora condivisibili nei contenuti, si può a ben ragione dire che anche se fossimo in tempi decisivi, costoro non farebbero parte del «piccolo resto». Tantomeno chi si identifica in grossi movimenti politici.

Anche quelli che si riuniscono sotto l’etichetta di progressisti, che vorrebbero rompere ogni argine e buttare all’aria ogni tradizione in nome di una malcompresa libertà di spirito, sono troppi perché possano appartenere al «piccolo resto».

Gli indifferenti, sono ancor di più.

In generale, perciò, quando mi rendo conto che la mia opinione è troppo approvata, capisco che probabilmente in qualcosa ho torto.

D’altra parte quando Cristo era circondato da folle osannanti, si ritirava o talora le parole che pronunciava lo lasciavano infine con ben pochi “like”.

Il «piccolo resto» è come il sole: fa luce e dona la vita al mondo, mentre sulla terra gli uomini pensano ad altro.

(Post dell’amico Pierluigi Cordova, col suo permesso)

«Chi saranno questi servitori schiavi e figli di Maria? Saranno fuoco che brucia, ministri del Signore che porteranno ovunque il fuoco dell’amore divino. Saranno “come frecce in mano a un eroe”, frecce acute nelle mani della potente Maria per colpire i suoi nemici. Saranno figli di Levi, ben purificati dal fuoco di grandi tribolazioni e molto uniti a Dio, i quali porteranno l’oro dell’amore nel cuore, l’incenso della preghiera nello Spirito e la mirra della mortificazione nel corpo e saranno ovunque il buon odore di Gesù Cristo per i poveri e i piccoli, mentre risulteranno odore di morte per i grandi, i ricchi e gli orgogliosi del mondo.» (San Luigi maria Grignion de Montfort, Trattato sulla vera devozione a Maria, § 57)

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Messaggio della Regina Della Pace del 2 Agosto 2019

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/08/2019

«Cari figli, grande è l’amore di mio Figlio!

Se conosceste la grandezza del suo amore, non smettereste di adorarlo e ringraziarlo.

Lui è sempre vivo con voi nell’Eucaristia, poiché l’Eucaristia è il suo Cuore.

L’Eucaristia è il cuore della fede.

Egli non vi ha mai abbandonato: anche quando voi avete cercato di allontanarvi da lui, egli non si è allontanato da voi.

Perciò il mio Cuore materno è felice quando vede che, colmi d’amore, ritornate a lui; quando io vedo che andate a lui sulla via della riconciliazione, dell’amore e della speranza.

Il mio Cuore materno sa che, quando vi incamminate sulla via della fede, siete dei virgulti, dei germogli; ma, con la preghiera e il digiuno, sarete dei frutti, il mio fiore, gli apostoli del mio amore.

Sarete portatori di luce e, con l’amore e la speranza, illuminerete tutti attorno a voi.

Figli miei, come Madre vi prego: pregate, riflettete, meditate.

Tutto ciò che vi accade di bello, di doloroso, di lieto e di santo fa sì che cresciate spiritualmente, che mio Figlio cresca in voi.

Figli miei, abbandonatevi a lui, credete a lui, confidate nel suo amore: sia lui a guidarvi!

L’Eucaristia sia il luogo in cui nutrite le vostre anime, per poi diffondere l’amore e la verità, testimoniare mio Figlio.

Vi ringrazio!»

[Fonte: The Medjugorje Web http://medjugorje.org%5D

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Uscire dall’illusione dell’autosufficienza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/06/2019

«Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza – indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia.

Si capisce allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”.

Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore, la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare.»

Benedetto XVI

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Quando i riflettori della grazia furono più potenti di quelli della Warner Bros…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/05/2019

Direste mai che è la frase pronunciata da una delle maggiori star di Hollywood tre volte premio Oscar?

E’ una storia un po’ lunghetta ma che va giù tutta d’un fiato e che ci mostra come, una moglie e due amici cattolici ferventi, che per una vita hanno dato un esempio coerente, abbiano portato Gary Cooper ad abbracciare il cattolicesimo.

Neppure un flash fu scattato  nella piccola chiesa del Buon Pastore a Beverly Hills (Hollywood) quando il 9 aprile del 1959, sul capo ormai argenteo di un distinto signore, scendeva silenziosamente, come la grazia nel suo cuore, l’acqua rigeneratrice del Battesimo.

Migliaia di fotografi sarebbero accorsi per cogliere quel momento se l’avessero saputo: uno degli uomini più in vista d’America, il celeberrimo attore del cinema statunitense, faceva l’abiura della Chiesa Episcopaliana per entrare nella Chiesa Cattolica.

(…) Novanta film e tre premi Oscar ne avevano fatto, dopo 35 anni di carriera ininterrotta, uno dei più popolari attori dello schermo. (…) Dopo essere stato travolto [dal successo holliwoodiano], si era tirato fuori abbastanza presto dal turbine di Hollywood.

Non era tagliato per le sregolatezze e le fasullerie di quel mondo di cartapesta. Non aveva nemmeno imparato a bere. Ballava male, pestando i piedi alla compagna. Una volta li pestò con più insistenza del solito a una ragazza, Veronica Balfe, che resistette meglio delle altre, e Gary la sposò.

Veronica era figlia di industriali, gente solida e timorata, che non videro di buon occhio l’ingresso di un attore, per quanto famoso, nella loro famiglia. Ma dovettero ricredersi perché Gary fu un marito ottimo; infatti il suo è stato l’unico matrimonio (o quasi l’unico) di Hollywood che ha resistito fino in fondo.

Ciò non vuol dire che non abbia avuto scossoni. Dall’avventura con Lupe Velez, Gary uscì disfatto fisicamente e moralmente. Egli ci naufragò perché era disarmato, ma ne uscì secco come una lucertola, pieno di rimorsi puritani e col terrore di essere diventato un «play boy» come ce n’erano tanti in quella specie di Sodoma di celluloide.

Ma la moglie era cattolica, una cattolica convinta e praticante. Non avrebbe mai consentito al divorzio. Di qui il diminutivo di Veronica, Rocky, che vuol dire rocciosa, con cui la chiamava il marito. (…)

Quando si convertì al cattolicesimo (i suoi genitori erano quaccheri), egli era al vertice della sua carriera artistica. È facile immaginare l’impressione suscitata negli ambienti holliwoodiani, ma per quanti lo conoscevano più intimamente, non fu una sorpresa: già da tempo si parlava di questa possibilità.

L’amicizia con altri due notissimi esponenti del cinema americano, Bing Crosby e Irene Dunn, entrambi ferventi cattolici e membri dell’associazione dei Christofers, l’avere egli sempre dimostrato interesse per i problemi religiosi, la delicata e intelligente opera della moglie e il suo esempio di vera cristiana facevano prevedere che un giorno il re dei cow boys avrebbe abbracciato la piena fede nella Chiesa di Roma.

Egli era stato ricevuto una prima volta da Papa Pio XII nel 1953; venne poi ricevuto un’altra volta, con la moglie e con la figlia, nell’anno della conversione che avvenne, come lui stesso confidò a un amico, «dopo avere a lungo riflettuto».

Ai giornalisti, che subito dopo la notizia si precipitarono in folla a chiedergli dichiarazioni sull’avvenimento, Gary rispose molto semplicemente che la cosa riguardava soltanto la sua coscienza e non intendeva farne una speculazione pubblicitaria. Con queste parole rivelava ancora una volta la sua vera personalità. 

Egli non tradì mai il suo «tipo», neppure nell’ultimo periodo della sua vita, quando ebbe a subire la prova del fuoco nella malattia che lo condusse alla tomba il 13 maggio 1961. 

La fede cristiana, accettata nella sua pienezza, era giunta in tempo a sostenere l’eroe candido e gentile, forte e leale, nella battaglia decisiva per la conquista dell’eternità.

La resistenza di Gary [nella malattia] aveva qualcosa di eccezionale. I medici dissero che altri, al suo posto, sarebbero stati vinti dalla malattia molto prima di lui. Guardava serenamente al suo passato e alla morte che si profilava quanto mai vicina. Diceva: «Ho avuto una vita felice. Non potrei chiedere altro che morire serenamente come ho sempre desiderato».

Nel corso della malattia ricevette più volte i sacramenti. Alcuni giorni prima della morte, in occasione del suo compleanno, rifiutò i sedativi per essere pienamente sveglio e consapevole.

La sua fine era imminente quando gli venne l’ultimo riconoscimento dal mondo del cinema, il terzo Oscar. Il volto magro di James Stewart, che ritirò a nome suo l’ambita statuetta d’oro, apparve in primo piano su milioni di teleschermi americani rigato di lacrime quando disse: «Cooper, con questo Oscar ti manifestiamo la nostra amicizia e il nostro affetto, l’ammirazione e il profondo rispetto di noi tutti. Siamo orgogliosi, molto orgogliosi di te.»

Il malato seguiva la trasmissione sul video della sua casa e rispose all?amico: «Ho avuto tante soddisfazioni nella vita, ora vorrei tanto morire bene.» E alla moglie ripeteva: «Voglio morire bene, sia come uomo che come cristiano.»

Tre giorni prima della fine Gary Cooper aveva ricevuto in piena coscienza l’Unzione degli Infermi. Visto il parroco Sullivan accanto al suo letto, gli sorrise con grande dolcezza. La sofferenza scavava un solco inarrestabile sul suo volto; dolori terribili gli mordevano le carni.

Poco prima del trapasso mormorò: «Sia fatta la volontà di Dio.» A un tratto mosse a fatica le labbra e disse a mezza voce: «Signore aiutami a morire senza paura». Poi chiuse gli occhi in un sonno che era già mortale.

I riflettori della grazia hanno battuto quelli della Warner Bros e della Paramount, illuminando la pagina più bella della vita del vecchio e amato cow boy.

(Tratto da «Uomini incontro a Cristo», Edizioni Pro Civitate Christiana, Assisi, a cura di Giovanni Rossi)

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