FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘come Chiara Corbella’

La volontà di Dio rende tutto perfetto

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/02/2019

Condivido una storia di una giovane dottoressa la cui vita è stata luce, segno, esempio e incoraggiamento per tutti, mostrandoci come vivere alla luce del Vangelo e come morire nella speranza e nella gioia vera di chi ha fede nella vita eterna.

Caterina Morelli, 37 anni, laureata in Medicina e Chirurgia, il 16 giugno 2012 si sposa con Jonata (hanno già una bambina, Gaia) e una decina di giorni dopo il matrimonio scopre di essere in attesa del secondo figlio.

Solamente quattro ore più tardi ha il risultato delle analisi di un nodulo al seno: forma di tumore estesa e molto aggressiva. A Firenze le propongono l’interruzione della gravidanza per poter procedere a chemio e radio.

Caterina rifiuta e trova invece, grazie a medici del gruppo di Milano, una strada percorribile, più blanda e con più rischi, che è compatibile con la vita che porta in grembo. Si affida alle cure e subisce una prima operazione.

Nel febbraio 2013 nasce Giacomo e lei inizia da subito un ciclo più importante di chemio, sottoponendosi inoltre a nuove operazioni. Nello stesso anno si specializza in Chirurgia Pediatrica.

Dopo un periodo di tranquillità, nel 2015 si ripresentano molteplici metastasi, tanto da rendere necessari innumerevoli e pesanti cicli di chemio. Ciò non impedisce a lei e suo marito di organizzare viaggi a Lourdes e Medjugorje: inizia il periodo di coinvolgimento con i tanti ammalati e le loro famiglie incontrati sulla sua strada di sofferenza.

Diviene per loro un segno, per come affronta la malattia: affidandosi totalmente alla Madonna con letizia e l’intima certezza che Dio trasformava tutto in bene.

Gli amici, sempre più numerosi e di tutte le età, si stringono attorno a lei. Nasce così una comunicazione del suo modo pieno di vivere la circostanza attraverso diversi gruppi Whatsapp.

Nel frattempo la sua storia si spande nell’intera Chiesa fiorentina e non solo. Incontra vari senzatetto o senza lavoro, li ospita a pranzo o cena a casa sua, incontra altri che hanno perduto la fede e che si riavvicinano alla preghiera e alla Chiesa.

A Settembre del 2018 sopraggiunge un nuovo e definitivo peggioramento della malattia. Consapevole di tutto, anticipa la Prima Comunione della figlia in un clima di grande e partecipata festa (26 gennaio 2019), e subito dopo vive i suoi ultimi giorni.

La sua casa è un continuo pellegrinaggio di gente, ogni giorno vari sacerdoti si avvicendano per celebrare la santa Messa in casa sua.

Entra in coma nel pomeriggio del 7 febbraio, attorno al suo letto per tutta la sera si accalcano gli amici che pregano e che cantano, insieme ai suoi bambini presenti, in un clima di festa, come lei desiderava.

Muore alle prime ore dell’8 febbraio. Il suo funerale verrà celebrato nella Basilica della SS. Annunziata su espresso desiderio e invito dei frati che frequentando la sua casa hanno detto: “qui c’è veramente un angolo di paradiso sulla terra”.

Il Signore consoli e accompagni Gaia e Giacomo, e il suo sposo Jonata.

(Liberamente tratto da un post Facebook dell’amico Pierluigi Cordova)

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“All’inizio volevo dirgliene quattro (…) poi ho capito che Lui ‘carica’ la croce su chi può sopportarla”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/10/2014

Filippo02
La storia è semplice e drammatica. Filippo, 30 anni, sposato con Anna, in attesa di un bambino, impegnato nelle Sentinelle del Mattino, attivissimo nell’Oratorio, se ne va in un mese per un tumore fulminante all’addome.

“Una storia drammatica, emozionante, sconvolgente” scrive nella sua prefazione il vescovo Franco Brambilla. Una storia che Ilaria Nava ha ricostruito attraverso le voci, gli SMS, i messaggi su Facebook dei protagonisti: i parenti, gli amici, i ragazzi che Filippo seguiva e di cui era confidente e sostegno; e soprattutto Anna, la moglie di Filippo, che ha dato alla luce Luca un mese dopo che Filippo se ne era andato.

Filippo01“La prima volta che sono arrivata a Verbania, inviata dal settimanale Credere, che mi aveva chiesto di scrivere un articolo su questa storia avevo un po’ di timore di incontrarti” scrive l’autrice nei ringraziamenti. “Mai mi sarei aspettata di trovare una persona così sorridente e accogliente, ti sei subito aperta con me, una perfetta sconosciuta anche se ti costava”.

Credo sia difficile leggere questo libro (“Volevo dirgliene quattro…” , San Paolo, 120 pag. € 10.00) senza commuoversi. Chi scrive non c’è riuscito. Perché sono toccanti l’eroismo, la fede, la semplicità dell’accettazione di un evento così apparentemente ingiusto e crudele. Mi sono venuti in mente i versi di Ada Negrini “Atto d’amore”:

“Or Dio – che sempre amai – t’amo sapendo di amarti;
e l’ineffabile certezza che tutto fu giustizia,
anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male,
tutto tu fosti e sei per me,
mi fa tremante di una gioia più grande della morte”.

Un’accettazione dolorosa, un abbandono totale.

Filippo03All’inizio non fu così. In ospedale Filippo ricevette la visita di don Fabrizio, sacerdote e amico. Gli portò l’ostia; ma la lasciò sul comodino, affinché Filippo potesse fare l’adorazione eucaristica. E poi gli chiese, via messaggio: “Come è andata la chiacchierata con il capo?”. La risposta è il titolo del libro: “All’inizio volevo dirgliene quattro…”. Il messaggio continua: “Poi ho capito che Lui ‘carica’ la croce su chi può sopportarla (anche se ne facevo a meno :-)). Quindi gli ho affidato tutto me, il piccolo e Anna”.

E c’è un’altra mail, misteriosa, in questa storia. La trova Anna, tornando a casa una sera dall’ospedale; e la stampa e la porta a Filippo la mattina seguente.

“Chiedervi il perché di quello che vi sta succedendo il più delle volte vi farà impazzire. Non avrete mai una risposta ai vostri perché, almeno finché siete su questa terra. Alcune cose sono più grandi di noi. Quello che vi consiglio è di chiedere a Dio di accettare e di accogliere nella vostra vita questo cammino che avete davanti, ovunque vi porterà, e io pregherò per voi perché riusciate a compiere questo passo”.

Filippo e Anna decidono di seguire il consiglio, e cominciano a pregare insieme, in ospedale, come facevano prima del ricovero. “Anna non riesce ancora oggi a ricordare chi sia stato il mittente di quella mail. Non troverà mai più il foglio su cui l’aveva stampata, né riuscirà a rintracciarne il testo cercando nella sua casella di posta elettronica”, scrive Ilaria Nava.

Un storia semplice, di una santità estrema, vissuta come diceva Benedetto XVI: “I santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, non saranno mai canonizzate, sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede”.

(di M. Tosatti)

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