FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘conversione alla chiesa cattolica’

«Sono così riconoscente di essere a casa…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/01/2018

L’incredibile storia di Catherine Quinn: l’abuso, l’abbandono dei genitori, il paganesimo, l’ateismo, una vita dissoluta e poi, quando tutto sembrava perduto e senza senso, quel seme di Cristo che era stato piantato da bambina comincia lentamente a spuntare e a portare i suoi frutti.

Il racconto è un po’ lunghetto ma vale la pena prendersi del tempo per leggerlo fino alla fine. E’ una bella storia.

«Mentre crescevo non sono stata avvicinata a Dio o alla Chiesa cattolica. Sapevo che i miei nonni erano cattolici, ma nessuno ne parlava, e io non sapevo nemmeno cosa volesse dire essere “cattolico”.

A causa di un terribile abuso sono stata portata via da casa mia a nove anni. Ho vissuto in una struttura di accoglienza per un weekend, in orfanotrofio per otto mesi e poi, quando si è liberato un posto in una casa affidataria, sono andata lì, fino ai dodici anni.

Il tribunale ha poi ordinato a mia madre di prendermi, ed è così che ci siamo incontrate. Dopo essere andata ad abitare con lei, un giorno mi sono imbattuta in un gruppo di cristiani al parco. Non hanno detto niente, mi hanno semplicemente invitato in chiesa. Sono andata, ho conosciuto la moglie del pastore e lei mi ha parlato di Gesù. All’epoca non sapevo nemmeno cosa fosse un protestante. Non sapevo cosa fosse un ateo, ma quando sono tornata a casa e ho parlato a mia madre di Gesù ho capito subito che non approvava Dio. Affatto.

Nonostante continue derisioni, ho continuato ad andare in chiesa. Ero come ipnotizzata e tanto felice, e speravo di riuscire a dimenticare il mio passato. Volevo saperne di più.

A 14 anni, senza alcun preavviso, mi è stato detto che sarei stata rimandata a casa di mio padre. Non ho avuto alcuna possibilità di salutare gli amici che avevo conosciuto a a scuola o la chiesa che amavo. Mia madre non voleva essere una madre.

A casa di mio padre non avevo una chiesa né amici, e gli abusi continuarono, arrivando all’abuso sessuale.

Mi ha cambiato. Mi sono arrabbiata con Dio per non aver risposto alle mie preghiere, per non avermi aiutata. Ero infuriata con mio padre. Ero di nuovo infelice. A diciassette anni non ce la facevo più, e quindi sono scappata.

Ho incontrato un gruppo di persone che credevano nelle divinità pagane, una cosa nuova per me. Mi sono avvicinata anche all’ideologia femminista.

In questo gruppo non ho mai provato la gioia che avevo provato con Gesù, ma mi è stato detto chiaramente che non esisteva. Il cristianesimo era una religione falsa costruita sulla fede pagana, mi dicevano, e indeboliva e odiava le donne. I cattolici, affermavano, erano i peggiori trasgressori. Mi parlavano di scrittrici come Simone de Beavoir, Gloria Steinem, Camille Paglia…

Per una ragazza perduta di 17 anni è stato l’inizio di una spirale lunga e distruttiva. Non esisteva alcuna legge morale reale. “Non fare del male a un’altra persona, ma fai qualsiasi cosa ti piaccia” era l’unica linea guida. Ma anche questo non veniva rispettato. Tutto poteva essere permesso. Senza limiti. L’omosessualità andava bene, l’immoralità sessuale anche, e lo stesso valeva per la contraccezione, l’aborto, qualunque cosa si desiderasse. Gli stili di vita tradizionali, poi, erano criticati.

Le donne non si sostenevano a vicenda, ma si distruggevano regolarmente, aderendo però sempre alla regola matriarcale. Gli uomini diminuivano. Il divorzio, i rapporti aperti e un mucchio di altre cose erano la norma. Le conseguenze non venivano considerate minimamente, le regole non si applicavano e non ti veniva chiesto nulla. Era un “paradiso” edonista.

Solo per grazia di Dio non sono stata coinvolta in molte di queste cose, ma le vedevo continuamente. Piano piano ho cominciato a credere alla menzogna, con conseguenze disastrose per la mia anima e per la mia salute mentale ed emotiva.

Quando avevo 34 anni – dopo quasi 20 anni di questa vita – mi sono imbattuta negli scritti di Margaret Sanger. Mi hanno fatto stare male. Non sono mai stata d’accordo con la contraccezione o l’aborto. Anche l’eugenetica e il suo punto di vista sulle donne che scelgono di tenere i propri figli andavano contro il mio modo di pensare. È allora che ho iniziato a staccarmi lentamente.

Ho guardato la mia vita, e non ero felice. Non stavo crescendo e mi sentivo sola.

Quando mi guardavo intorno, nessuno sembrava amare l’altro davvero. Vedevo solo lotte interne, egoismi e tutte le donne pensavano solo a loro stesse. Ho iniziato a mettere in discussione l’ideale femminista. Ricordavo il periodo che avevo trascorso con Gesù da bambina, e quanto fossi stata felice nonostante le circostanze in cui vivevo. Ora avevo più “potere”, ma mi sentivo povera e sola.

Avevo sviluppato un odio per gli uomini, la società patriarcale e ciò che pensavo rappresentassero i cattolici. Pensavo che fossero dei ladri e opprimessero le donne. Erano i peggiori, e giuravo che non mi sarei mai avvicinata a loro.

Come amante della storia, mi interrogavo su Enrico VIII. Non riuscivo a credere che qualcuno che veniva descritto in modo così terribile potesse essere davvero solo negativo. Doveva aver avuto un po’ di umanità da qualche parte, no? Ho deciso di approfondire la questione e di scoprirlo. Era stato diffamato, ne ero certa.

Durante quegli studi, mi sono finalmente resa conto di cosa fosse il protestantesimo, o almeno così pensavo. Non riuscivo neanche a capire come Caterina d’Aragona o una qualsiasi donna con rispetto per se stessa potesse tollerare il comportamento di un uomo del genere. Poi ho scoperto che era cattolica. Ma perché era così totalmente leale a una Chiesa oppressiva che odiava le donne?

Ho continuato ad approfondire, e sono rimasta estremamente sorpresa nello scoprire che gli insegnamenti della Chiesa cattolica sulle questioni di giustizia sociale, contraccezione e aborto concordavano con quello che pensavo io al riguardo. Sono rimasta molto stupita anche scoprendo il punto di vista cattolico su Maria, le donne e l’importanza della famiglia tradizionale. Ho iniziato a provare qualcosa che non potevo descrivere, ma ho resistito. E poi c’era Gesù al centro di tutto. Ero così sopraffatta dalla gioia per il fatto di sapere che lì c’era Gesù. Non mi sono resa neanche conto che era passato un anno e avevo abbandonato i miei vecchi amici.

Alla fine ho deciso che volevo scoprire cosa comportasse davvero una Messa. Per tutto quel tempo c’era stata una chiesa cattolica alla fine della mia strada. L’avevo guardata per un anno ma non ci avevo mai messo piede. Sono entrata, e si stavano accingendo a celebrare una Messa. Era la Pasqua del 2011. Ho guardato, ipnotizzata. Ho trattenuto le lacrime, le mie emozioni, tutto dentro. Ho iniziato a sentire ancora una volta quella spinta.

Una volta a casa, ho iniziato a interrogarmi. Alla fine un giorno sono entrata in un edificio dal retro, andando dritta verso una donna che mi ha chiesto cosa stessi cercando. Le ho detto che avevo bisogno di un’istruzione. Ha riso, mi ha detto che era la direttrice per l’educazione religiosa e mi ha iscritto alle lezioni di RCIA (Rito di Iniziazione Cristiana per Adulti, ndt).

È arrivato il parroco e ha parlato con me, dicendo “Non avevo mai sentito di nessuno che fosse entrato in chiesa attraverso Enrico VIII”, e mi ha dato un libro da portare a casa.

Quando sono iniziate le lezioni mi sono sentita sempre più innamorata. Ho conosciuto il mio parroco e una coppia che mi avrebbe guidata.

Alla lavanda dei piedi ho pianto piano. Ho incontrato il nostro vescovo e ho pianto di nuovo.

La Chiesa era il contrario di ogni singola cosa avevo sempre pensato che fosse.

Quando ho annunciato che mi stavo unendo alla Chiesa, i miei amici sono rimasti inorriditi e mia madre ha detto “Perché fai una cosa del genere?”, ma mio marito mi ha portato le mie prime statuine di Maria e di San Giuda.

Il giorno del mio Battesimo, il 7 aprile 2012, ero così felice che ho pianto. Poi ho trascorso un po’ di tempo con il Corpo di Gesù e ho pianto di gratitudine. Dopo tutti quegli anni alla ricerca della verità, l’avevo trovata.

Quando non ero battezzata mi era stato insegnato a fare qualunque cosa volessi. Ho trascorso degli anni arrabbiata, ostinatamente insolente nel mio diritto di scegliere come femminista e pagana. Ora ho scelto di essere battezzata nella Chiesa di Dio. Ho guadagnato una famiglia mondiale.

Sorprendentemente, mio marito si è iscritto al RCIA. Mia madre alla fine ha detto che un Dio esiste e legge la Bibbia. Mio figlio è stato benedetto e sepolto come cattolico dallo stesso sacerdote che mi ha battezzata.

Alla fine ho ritrovato il mio amico Gesù, nella sua assoluta pienezza.

Ho imparato il valore e la vera bellezza di essere una donna. Nel senso più puro, ho scoperto il mio vero diritto di scegliere. Amo la mia Chiesa. Amo la mia famiglia. Amo la mia parrocchia. Amo il mio sacerdote. E sono così riconoscente di essere a casa…»

—-

Catherine Quinn è flebotomista e tecnico di laboratorio. Sposata da quasi quattro anni, è mamma di un bambino che è andato in cielo e Sidewalk Counselor (forma di attivismo pro-life condotta fuori dalle cliniche abortive).

[Fonte: http://www.aleteia.org – Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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«Il cattolicesimo è la religione in cui muoio»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/01/2016

Oscar_02

«Il cattolicesimo è la religione in cui muoio», così disse il celebre poeta e drammaturgo Oscar Wilde poco prima di morire a Parigi, il 30 novembre 1900. Lo scrittore e saggista esperto del mondo britannico Paolo Gulisano si è concentrato anche sulla conversione di Wilde nel suo libro “Ritratto di Oscar Wilde” (Ancora 2009) in cui ha definito «un mistero non ancora pienamente svelato» la sua complessa personalità, arrivando a descrivere il profondo e autentico sentimento religioso del celebre poeta.

Il cammino esistenziale di Oscar Wilde è stato un lungo e difficile itinerario verso il cattolicesimo, una conversione – ha spiegato Gulisano – «di cui nessuno parla, e che fu una scelta meditata a lungo, e a lungo rimandata, anche se – con uno dei paradossi che tanto amava – , Wilde affermò un giorno a chi gli chiedeva se non si stesse avvicinando troppo pericolosamente alla Chiesa Cattolica: “Io non sono un cattolico. Io sono semplicemente un acceso papista”. Dietro la battuta c’è la complessità della vita che può essere vista come una lunga e difficile marcia di avvicinamento al Mistero, a Dio».
Molte le persone che sono entrate in rapporto con lui e si sono convertite, come Robbie Ross, Aubrey Beardsley, e – ha continuato lo scrittore – «addirittura quel John Gray che gli ispirò la figura di Dorian Gray che diventato cattolico entrò anche in Seminario a Roma e divenne un apprezzatissimo sacerdote in Scozia. Infine, anche il figlio minore di Wilde divenne cattolico». Wilde soleva ripetere: «Il cattolicesimo è la sola religione in cui valga la pena di morire» (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 669).

Oscar_01Wilde è oggi celebrato sopratutto come “icona gay”, ma Gulisano ha spiegato che «non può essere definito tout court “gay”: aveva amato profondamente sua moglie, dalla quale aveva avuto due figli che aveva sempre amato teneramente e ai quali, da bambini, aveva dedicato alcune tra le più belle fiabe mai scritte, quali “Il Gigante egoista” o “Il Principe Felice”.

Il processo fu un guaio in cui finì per aver querelato per diffamazione il Marchese di Queensberry, padre del suo amico Bosie, che lo aveva accusato di “atteggiarsi a sodomita”. Al processo Wilde si trovò di fronte l’avvocato Carson, che odiava irlandesi e cattolici, e la sua condanna non fu soltanto il risultato dell’omofobia vittoriana».

Tuttavia ebbe contemporaneamente diverse relazioni omosessuali, ma verso l’epilogo della sua vita si pentì del suo comportamento.

Già nel celebre “De profundis”, una lunga lettera all’ex amante Alfred Douglas, scrisse: «Solo nel fango ci incontravamo», gli rinfacciò, e in una confessione autocritica: «ma soprattutto mi rimprovero per la completa depravazione etica a cui ti permisi di trascinarmi» (Ediz. Mondadori, 1988, pag. 17).

Oscar_03Tre settimane prima di morire, dichiarò ad un corrispondente del «Daily Chronicle»: «Buona parte della mia perversione morale è dovuta al fatto che mio padre non mi permise di diventare cattolico. L’aspetto artistico della Chiesa e la fragranza dei suoi insegnamenti mi avrebbero guarito dalle mie degenerazioni. Ho intenzione di esservi accolto al più presto» (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 669).

Mentre si trovava in punto di morte, il suo amico Robert Ross condusse presso di lui il reverendo cattolico irlandese Cuthbert Dunne. Wilde rispose con un cenno di volerlo vicino a sé (era impossibilitato a parlare), il sacerdote gli domandò se desiderava convertirsi, e Wilde sollevò la mano. Quindi padre Dunne gli somministrò il battesimo condizionale, lo assolse dai suoi peccati e gli diede l’estrema unzione (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 670).

Fonte: http://www.uccronline.it/

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“Se Gesù non avesse progettato di accogliermi, avrei vissuto un’esistenza piena di superstizioni e di credenze religiose”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/12/2015

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Nella notte di Natale verranno battezzati più di 10 giovani nella cattedrale dell’Assunzione di Kathmandu.

Alla base della conversione, spiegano ad Asia News, “tanti motivi diversi. Dalle discriminazioni sociali della tradizione culturale indù, all’esempio delle Missionarie di Madre Teresa che si prendono cura dei bisognosi”.

San Shrestha Sharma ha deciso di convertirsi al cristianesimo perché “tra i cattolici ho trovato molti più amici rispetto alla mia famiglia e ai miei parenti”; Sonika B.K. vuole essere battezzata insieme a sua madre “perché la religione cattolica mi rispetta e apprezza di più rispetto alla tradizione culturale dell’induismo, dove le classi povere non possono sollevare la testa e sono soggette a ogni tipo di odiosa discriminazione”.

San Shrestha e Sonika sono due giovani nepalesi, di 26 e 22 anni, che hanno deciso di diventare cristiani e attendono il rito del battesimo con ansia e trepidazione. Con loro, un’altra decina di ragazzi celebrerà il proprio ingresso nella comunità cristiana durante la notte di Natale. Tutti loro sono entusiasti di poter “diffondere il messaggio di Dio in tutto il Paese con ruolo attivo”.

Diversi giovani frequentano da più di due anni il catechismo presso la cattedrale dell’Assunzione di Kathmandu, dove San Shrestha partecipa alla Messa ogni domenica. Egli riferisce ad AsiaNews: “Entrambi i miei genitori sono di religione indù e io sono cresciuto con le stesse tradizioni.

Kathmandu_02Quando ho sentito parlare dei fedeli cattolici, che sono pochi in Nepal ma vivono in modo più dignitoso, mi sono interessato a comprenderne il motivo. Così ho capito che alla base di tutto vi sono la fede in Cristo e nella misericordia di Dio”.

Il ragazzo dichiara: “Nessuno mi ha invitato a entrare in chiesa. Da solo ho cercato la cattedrale e qui ho trovato più amici rispetto alla mia famiglia e ai miei parenti. Sono l’unico della mia famiglia che ha deciso di convertirsi, ma mi impegnerò a diffondere il messaggio di Dio in ogni luogo, come un vero cristiano”.

Egli poi aggiunge che ha frequentato il liceo e l’università, “ma lì nessuno mi ha insegnato la vita vera e il vero modo di vivere.

Da quando partecipo al catechismo, mi è stata mostrata la vera parte di vita che ci rende felici e apprezzati. Se Gesù non avesse progettato di accogliermi, avrei vissuto un’esistenza piena di superstizioni e di credenze religiose”.

Sonika frequenta il catechismo con sua madre. La ragazza spiega: “La mia vita è cambiata completamente da quando ho incontrato Dio. Tutta la mia famiglia è indù. In questa religione noi non abbiamo il permesso di sollevare la testa perché apparteniamo alla casta povera.

Non potete immaginare le discriminazioni e il disprezzo che siamo costretti a subire in ogni circostanza, sia se vogliamo bere un bicchiere d’acqua sia se vogliamo recarci al tempio per onorare le divinità”.

Kathmandu_03Sonika ritiene che l’aspetto spirituale di una persona sia più importante del ceto sociale: “Questo tipo di discriminazioni non sono presenti nel cristianesimo. Quando entro in una chiesa, mi sento più rispettata e avverto che siamo tutti uguali”.

La giovane conclude con un ricordo del momento in cui ha deciso di convertirsi: “È stato quando ho incontrato le sorelle Missionarie della Carità che in Nepal si prendono cura degli anziani e delle madri abbandonate.

Le suore lavoravano in modo altruistico per i bisognosi. Da quel momento sono andata alla ricerca della Chiesa cattolica e ora sono pronta a farne parte. Voglio ricevere il rito del battesimo e condividere la mia esperienza e le parole di Cristo in tutta la società”.

[Fonte: Asia News]

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Io non cercavo Dio e non sapevo che Dio cercasse me

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/10/2015

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Eric-Emmanuel Schmitt

Un imprevedibile e imprevisto incontro con Dio da parte di un ateo, educato da genitori non credenti, lettore di Diderot e degli illuministi del Settecento.

Eric-Emmanuel Schmitt, classe 1960, filosofo di formazione, drammaturgo di nascita, romanziere prolifico, regista, è una delle personalità della cultura transalpina più conosciute a livello internazionale. Ha deciso di raccontare ad Avvenire (6 ottobre) la storia della sua conversione, che nasce una notte del 1989 nel deserto dell’Hoggar, Sahara.

IL DONO STRAORDINARIO DI DIO

Schmitt perde la sua comitiva e passa la notte da solo. E’ lì che si consuma l’incontro con Dio. «Dire che una persona è convertita significa dire che ha compiuto una scelta attiva e volontaria. Devo ammettere che questo non rappresenta esattamente quanto ho vissuto in quella notte nel deserto. Piuttosto, ho ricevuto una grazia e un dono straordinario. E ho lasciato in me tutto il posto e lo spazio possibile per quel dono. Così, se mi chiamano convertito, preferisco essere definito come uno che ha ricevuto una rivelazione».

“HO RICEVUTO UNA RIVELAZIONE”

scienza-e-fede-15-638Più che convertito, “che ha ricevuto una rivelazione” è «l’espressione che meglio mi caratterizza, perché racconta la sorpresa del dono che ho ricevuto. Io non cercavo Dio e non sapevo che Dio cercasse me. Ho avuto in dono qualcosa che non cercavo. Questa rivelazione è stata per me solo l’inizio».

LO STUDIO DEL VANGELO

Infatti, tornato in Francia il drammaturgo si è dedicato alla lettura di vari poeti mistici delle diverse religioni. «Dopo quella rivelazione ho compiuto un cammino alla scoperta del Vangelo. E lì c’è stato un lavoro molto attivo da parte mia, proprio per comprendere questo testo pieno di contraddizioni. In questo posso dire di aver vissuto una conversione. Quindi, in sintesi: nel deserto, una rivelazione; con il Vangelo, una conversione».

SULLE ORME DI DE FOUCAULD

Sarà stato un caso, ma la storia di questa rivelazione è molto simile a quella dell’esploratore francese Charles de Foucauld, altro convertito famoso, dopo l’incontro con Dio nel cuore del Sahara. Da quel momento, de Foucauld, divenuto eremita, ha avviato una grande opera di evangelizzazione di quelle terre. «La sua forza – spiega Schmitt – non è che ha cercato di cristianizzare a forza quei popoli, ma di testimoniare il Vangelo con l’esempio della vita. Proprio come ha fatto Cristo al suo tempo».

(Fonte: http://it.aleteia.org/)

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“Cattolica? Mai!”. Parola di Kathy Jones

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/05/2014

Madonna di Tihaljina, a 20 km da Medjugorje

Madonna di Tihaljina, a 20 km da Medjugorje

Sono cresciuta a New York, in una famiglia di fervente fede luterana, ed ho sempre creduto in Dio. Ma, divenuta adolescente, ho rifiutato tutte le forme di religione organizzata, pensando che fossero tutte invenzioni degli uomini e non di Dio. Dopo essermi sposata con Eddy ed aver accettato a malincuore che i nostri figli fossero allevati nella religione cattolica, gli dissi: “Non pensare MAI che un giorno io possa diventare cattolica! O si è nati e cresciuti cattolici, o bisogna esser pazzi a scegliere di esserlo volontariamente”.

Rifiutavo gli insegnamenti della Chiesa, pensando che fossero stati ideati da uomini che non avevano avuto niente di meglio da fare che inculcare alla gente sensi di colpa e di meschinità. Se qualche volta andavo in chiesa con la mia famiglia, mi annoiavo a morte.

Nel 1987 mi fu diagnosticato un cancro all’utero e dovetti essere sottoposta ad un’operazione piuttosto seria con la quale si scoprì che il cancro aveva raggiunto le ghiandole linfatiche. Fui sottoposta a trattamenti di chemioterapia intensiva e poi anche di radioterapia, ma il futuro si prospettava fosco e la forte probabilità di una ricaduta gettava la sua ombra su di me.

Durante uno dei miei ricoveri in ospedale, gridai a gran voce a Dio: “Se davvero esisti, ti prego, allevia la mia disperazione, e fammi accettare il fatto di morire prima di vedere i miei figli cresciuti”. Attesi, ma non avvertii alcuna pace e conclusi così, che non c’era nessuno lassù, che s’interessasse veramente a me: la preghiera era solo un pio desiderio. A peggiorare le cose, si aggiunse il fatto che, durante la mia convalescenza, i datori di lavoro di Eddy si trasferirono a Dallas (nel Texas) ed io ero sicura di dover finire là i miei giorni senza il sostegno della mia famiglia e dei miei amici a New York.

Tihaljina02Per uno strano concorso di circostanze che solo Dio aveva potuto orchestrare, mi trovai a portare mia suocera ad una riunione di preghiera nel gennaio 1990.

Mio malgrado, mi ritrovai seduta in una stanza con un rosario tra le mani. Desideravo disperatamente fuggire via, ma, per educazione, fui costretta a restare e cominciai perfino a pregare insieme agli altri. All’improvviso, un profondo sentimento di pace mi pervase, la paura mi abbandonò e mi ritrovai piena di speranza; quel giorno la mia vita cambiò completamente per intercessione della Madonna della Speranza…la Regina della Pace! Nell’ottobre di quell’anno, Eddy ed io ci recammo presso il suo santuario a Medjugorje; andammo a Tihaljina per vedere padre Jozo Zovko il quale mi benedisse e pregò su di me imponendomi le mani. Fu un’esperienza indimenticabile. I miei amici mi dissero che avevo ricevuto una grazia di guarigione.

Tihaljina03Fino ad oggi il cancro non è più ricomparso. Non so se si tratti di un miracolo o se sia semplicemente il risultato dei trattamenti fatti. Ma la grazia più importante che ricevetti allora, fu la guarigione spirituale. La donna che un tempo era stata scettica e addirittura irriverente, fu beata di farsi cattolica nel giorno di Pasqua dell’anno seguente! Da allora l’Eucarestia quotidiana è il cuore della mia giornata. Mio marito Eddy, che nel frattempo è diventato diacono, mi ricorda di come ironizzassi sulla sua abitudine di andare a Messa ogni domenica e di come rifiutassi che i sacerdoti entrassero nella mia camera d’ospedale, persino quando ero fortemente intontita dall’effetto della morfina! Oggi, una parte del mio “ministero” consiste nel portare la Comunione ai malati negli ospedali e a pregare insieme a loro… Niente è impossibile a Dio!

(Fonte: Medjugorje, paradiso sola andata. Riccardo Caniato. Edizioni Ares, pag. 225)

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“L’Eucarestia non rappresenta il corpo e il sangue di Cristo, è il corpo e il sangue di Cristo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/04/2014

Wimberly_01Lo scorso 9 marzo 2014, l’Arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, si è recato in una delle prigioni più conosciute al mondo, San Quintino, per amministrare il sacramento della Confermazione a quattro detenuti. Tra essi, un condannato per due omicidi, Kent Wimberly, di 52 anni, condannato all’ergastolo nel 1979 per aver ucciso, diciassettenne, i genitori del suo migliore amico.

Nel lungo processo della sua conversione ebbe un ruolo fondamentale un altro recluso, John Grein, di 54 anni, tra le sbarre con la stessa condanna per omicidio. Entrambi, rispondono alle domande del “Catholic” di San Francisco, con la stessa risposta: l’Eucarestia”.

“Ho sempre sentito che la Comunione fosse qualcosa di più di un semplice gesto simbolico”, confessa Wimberly, cresciuto in una famiglia protestante di San Diego in cui si leggeva la Bibbia e si andava al culto domenicale. E Grein, educato come cattolico, convertito protestante in prigione, divenuto pastore, prima di tornare nella Chiesa Cattolica nel 2004, aggiunge le sue convinzioni: “L’Eucarestia non rappresenta il corpo e il sangue di Cristo, è il corpo e il sangue di Cristo”.

Un ritiro interessato.

Wimberly_02Kent, come è arrivato a questo passo dopo aver trascorso 35 anni in carcere?

Tutto è cominciato nel 2005, era passato poco più di un quarto di secolo dal giorno in cui commisi quel crimine. Volevo a tutti i costi la libertà provvisoria, così approfittai della possibilità di partecipare a un ritiro di “Kairos”, un’associazione protestante che svolge dei corsi di cristianesimo per i carcerati di tutto il paese e anche di detenuti fuori dagli Stati Uniti, e il tema era: cambiare i cuori per trasformare le vite.”

In quel momento si considerava un buddista zen, pertanto non credeva in un Dio trascendente. Ciononostante chiese a Dio che, se era davvero “reale”, che glielo avesse rivelato. In quel momento, seduto con gli occhi chiusi, sentì una luce sempre più forte e brillante che lo invadeva: “Tanto che letteralmente pensavo che sarei morto. Fu come una pennellata dal cielo. Quel giorno incontrai Gesù Cristo“.

Per la sua formazione, questa esperienza si tradusse soprattutto nello studio della Bibbia: completò i corsi di Sacra Scrittura e passò presto a insegnare ad altri carcerati.

Wimberly_03Sensazione di appartenenza

Un giorno ricevette un invito a partecipare a una funzione in una cappella cattolica. Era la sua prima Messa, ma accadde qualcosa: “Sentìì come se era proprio lì che dovessi stare”. E quando l’anno successivo fu trasferito a San Quintino, cominciò a frequentare la cappellania del gesuita George Williams, che gli permise di partedipare alle attività del gruppo cattolico nonostante fosse a conoscenza della sua chiara intenzione di non diventarlo.

Col tempo questo contatto, lo portò a leggere cari catechismi della biblioteca della prigione, fino a decidersi di intraprendere questa strada. “Mi ero sempre sentito protestante”, spiega, “ma non appena terminai di leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica, mi feci questa domanda: esattamente, di cosa sto protestando?”. Capì di essere “un protestante che praticava il cattolicesimo”, così decise di trasformare le opere in essere. Poco dopo conobbe John Grein, che divenne la sua guida nel cammino di conversione che sfociò, due settimane fa, nal sacramento della Confermazione.
Fonte: http://es.catholic.net/

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