FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘Covid 19’

«Mi hai fatto vedere come muore un santo!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/09/2021

Riporto la testimonianza della moglie Katia letta ai funerali di Antonio Mondo. credo che possa edificarci conoscendo i santi “della porta accanto” che magari non ci accorgiamo di avere incontrato.

Antonio Mondo

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”, e tu amore mio, sei stato scelto e plasmato dalle mani di Dio.

Non è facile vivere senza di te. Trent’anni insieme, trent’anni di amore puro e sincero, di risate, prese in giro, piccoli litigi, sorrisi e pianti. Sempre uniti anche nelle difficoltà. Sei stato un marito e un padre affettuoso e premuroso; eri sempre allegro e sorridente, buono, disponibile, amato e rispettato da tutti e quello che hai dato agli altri ti è stato restituito. Quanta gente ha pregato per te, quanti ti sono stati accanto, quanti sono qui oggi.

Ognuno di loro tornerà alla propria vita, nelle loro case, ma per noi la vita non sarà più la stessa, nella nostra casa rimarrà un grande vuoto. Volevi fare un viaggio per andare a San Giovanni Rotondo e a Collevalenza ma invece di organizzare questo viaggio ho dovuto organizzare il tuo funerale. Me la sento rubata la tua vita, te ne sei andato troppo presto, il dispiacere è tanto, il dolore è grande.

Ci manchi Antonio, non so come fare senza di te ma so per certo che anche da lassù ci proteggerai e veglierai su di noi perché ci amavi tanto. Adoravi i tuoi figli, ne eri tanto orgoglioso e non gli hai mai fatto mancare nulla. Pensavo che sarei stata io a doverti insegnare certe cose ed invece sei stato tu ad insegnare tanto a me. Mi hai fatto vedere come muore un santo, sì, dico santo perché è questo quello che sei stato.

Hai accettato la sofferenza ed ogni cosa l’hai offerta al Signore dicendo a Gesù che non era nulla rispetto a quello che aveva subito Lui nella crocifissione e anzi Gli chiedevi di mandarti ancora più sofferenze. In questi ultimi anni hai sperimentato la presenza di Dio nella tua vita, hai conosciuto Gesù e questo incontro ti ha cambiato. Queste sono state le tue parole:

“Chi cerca Gesù lo trova.
Chi crede in lui può chiedere tutto se chiesto con vera fede.
Io ho creduto ed a lui mi sono abbandonato.”

“Dio non è mai l’autore della sofferenza ma la trasforma in dono e la riempie di significato”. Ed è questo ciò che è accaduto a te. Avevi il desiderio di dare a tutti la tua testimonianza, volevi raccontare quello che Gesù ha fatto per noi, volevi che anche gli altri lo conoscessero. Ci sei riuscito perché questo è quello che hai fatto da quel letto di dolore, in un silenzio che vale più di mille parole, in un silenzio che fa tanto rumore hai dato la tua grande testimonianza di fede.

Credo che in te si siano realizzate queste parole:

“Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me”.

Per questo sono certa che sei già tra le braccia del Signore, accompagnato per mano dalla Vergine Maria, la nostra madre celeste e da Padre Pio, e deve essere stato proprio così perché mi hanno detto che mentre lasciavi questa terra, avevi un sorriso meraviglioso.

Tu lo sapevi già quello che sarebbe successo, mi hai spiegato ogni cosa, in questo mese ci siamo detti tutto, mi hai detto anche quello che avrei dovuto fare quando tu non ci saresti più stato.

Ci capivamo solo con uno sguardo e tu mi guardavi con gli occhi dell’amore, consapevole che non ci saremmo più rivisti.
Vorrei guadagnarmi anch’io un angolo di Paradiso per poterti incontrare di nuovo e darti quell’abbraccio che tanto desideravi.

Goditi la festa che il cielo sta facendo per te. Mi ripetevi spesso: Eravamo una bella famiglia, non ci mancava niente e poi guarda cosa ci è successo. Io ti dico è vero, eravamo una bella famiglia e lo siamo ancora e lo saremo per sempre perché l’amore non muore mai. Sei stato, sei a sarai il mio unico grande amore. Anche i nostri figli ti amano tanto e una parte di te continuerà a vivere in loro.

Non ti dimenticheremo mai.

la tua Katia insieme a Francesco e Alessandro

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Sette versetti biblici contro ansia e angoscia

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/06/2021

Vi capita mai di sentire la vostra pace minacciata? A me praticamente ogni giorno.

I mass-media, le continue notizie relative alla pandemia che spesso si contraddicono ingenerando ancora più confusione, le sfide quotidiane che tutti dobbiamo affrontare, quanta angoscia seminano nei nostri cuori.

La Bibbia è Parola di Dio, è viva e realizza ciò che dice nel momento in cui, aperti alla potenza dello Spirito Santo l’accogliamo nelle nostre vite.

Ci sono alcuni versetti in particolare che, lungi dall’avere un potere in sé, quasi magico, sono efficaci, perché parola di Dio che Lui stesso attualizza in noi, contro i peggiori stati d’animo.

Io lo sperimento ogni giorno.

Ecco sette esempi, ma ve ne sono un’infinità, di versetti che, se letti, riletti, ruminati, scritti, ripetuti, con fede, chiedendo a Dio di operare ciò che annuncia, possono compiere miracoli nelle nostre vite.


  • «Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza.» (Geremia 29,11)
  • «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.» (Romani 8, 28)
  • «Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.» (1 Pietro 5,6-7)
  • «Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti» (Filippesi 4, 6)
  • «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.» (Giovanni 14, 27)
  • «Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra vittoriosa.» (Isaia 41, 10)
  • «Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!» (Giovanni 16, 33)

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Quando don Bosco affrontò l’epidemia con preghiera, prudenza e carità

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2021

Nel 1854 una nave salpata dall’India portò il colera in Inghilterra, scoppiò così una violenta epidemia. Da Londra il contagio arrivò a Parigi e Marsiglia. La leggerezza delle autorità sanitarie locali permise lo sbarco anche di navi che avevano a bordo uomini infetti. L’epidemia arrivò al sud della Francia e così anche in Italia (…).

A Torino l’allarme fu dato il 21 luglio: un manifesto del sindaco annunciava le precauzioni igieniche da prendere nelle case, nelle officine e nei negozi. La città creò dei “lazzaretti” per isolare i contaminati. (…)

Le autorità religiose diedero istruzioni per mobilitare il clero: misure profilattiche e igieniche, strutture per l’esercizio del ministero ai malati e ai moribondi, come anche la proibizione di lasciare la città. I cristiani furono incoraggiati a implorare l’aiuto della Vergine “Consolata” protettrice della città. Bisognava anche evitare qualsiasi raduno straordinario. Fu abolita la solenne processione del Corpus Domini.

Fin dal primo allarme, don Bosco aveva allestito il suo oratorio per affrontare il contagio. Fece fare dei lavori nei dormitori, dove erano ammassati un centinaio di giovani, per distanziare le file di letti. Si indebitò per aumentare la sua fornitura di biancheria, lenzuola e coperte. Si assicurò che tutti i locali fossero puliti e igienizzati.

Ma don Bosco credeva anche nell’efficacia dei mezzi soprannaturali: la preghiera a Maria e la conversione del cuore, evitando il peccato. A quel tempo la medicina non conosceva ancora le cause e i rimedi per quella piaga; bisognava contare soprattutto con Dio.

La città di Torino registrò più di duemila morti. L’area di Valdocco fu particolarmente colpita, con la popolazione decimata. (…) Don Bosco pensava di non aver fatto abbastanza garantendo la sicurezza della sua casa. Si appellò ai suoi ragazzi con l’approvazione delle autorità. Ci fu un primo gruppo di 14 volontari. Erano giovani: 17, 16, 14 anni. Provenivano da varie “compagnie”, i gruppi educativi creati da don Bosco coi giovani per animare l’oratorio. L’obiettivo era quello di “praticare la carità”. (…)

Quei giovani dimostravano una grande forza per sopportare il vomito, la dissenteria, gli odori, il soffocamento, i volti emaciati e pallidi, i corpi torturati. I pazienti terrorizzati dovevano essere convinti a lasciarsi condurre al lazzaretto, che percepivamo come anticamera della morte. Dopo pochi giorni, una trentina di giovani si unirono alla prima squadra di volontari. Tra essi c’era anche Domenico Savio, arrivato da poco nell’oratorio.

Per i loro pazienti, prendevano in prestito dall’oratorio biancheria, lenzuola e coperte. L’aneddoto di madre Margherita che dona la tovaglia dell’altare, resto del suo corredo di nozze, come lenzuolo non è certo una leggenda.

[Don Bosco] non dimenticava mai di chiedere prudenza e rispetto per le disposizioni dell’autorità.

Il colera scomparve nel 1884. Ancora una volta don Bosco sorprese tutti con la sua certezza che le opere salesiane sarebbero state salvate, a patto che avessero fiducia in Maria Ausiliatrice.

In agosto, rivolse le sue raccomandazioni a tutte le case salesiane in Europa e in America. Si potevano riassumere in tre punti: la preghiera, la prudenza e la carità. Alla fine dell’allarme, ebbe la soddisfazione di dichiarare che nessuna casa salesiana, nessun benefattore dei giovani, nessun fedele di Maria Ausiliatrice era stato colpito.

(Fonte: Il bollettino salesiano, rivista fondata da don Bosco nel 1877, anno CXLV, , 2 febbraio 2021)

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«Svegliatevi! Dobbiamo uscire dall’angolo e ritrovarci.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/02/2021

Mons. Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia ci sprona con la forza della verità, ad affrontare questo periodo,

pregando e confidando in Dio,

– aiutandoci a uscire e a ricreare relazioni.

Occorre una certa violenza della parola per dire: svegliatevi! Dobbiamo uscire dall’angolo e ritrovarci.

Lo stralcio dell’intervista è tratto da: @CathVoicesITA intervista di Martina Pastorelli, giornalista che invito vivamente a seguire.

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«Stella coeli extirpavit»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/12/2020

Da qualche tempo seguo Harpa Dei, un piccolo coro costituito da un fratello e tre sorelle, sia di sangue che in spirito, essendo tutti consacrati. Le loro esecuzioni, belle e armoniose, nonché ispirate a mio avviso, mi sono di grande aiuto nella preghiera.

Grazie a loro ho scoperto che esiste – patrimonio della Chiesa – un inno che anticamente veniva cantato e pregato per scongiurare le pestilenze.

Vale la pena ascoltare la loro esecuzione che inserisco di seguito, e magari – perché no? – imparare l’inno e pregarlo.

Io lo farò, fino alla fine di questa terribile prova in cui siamo tutti coinvolti.

Intanto indossate le cuffiette e gustatevi questo bellissimo canto.

Testo in latino

“Stella coeli extirpavit,
quae lactavit Dominum,
mortis pestem quam plantavit
primus parens hominum.
Ipsa stella nunc dignetur
sidera compescere,
quorum bella plebem caedunt
dirae mortis ulcere.
O piissima stella maris,
a peste succurre nobis.
Audi nos Domina,
nam Filius tuus
nihil negans te honorat.
Salva nos Jesu,
pro quibus Virgo mater te orat”.

Traduzione in italiano

La Stella del cielo,
che diede latte al Signore,
estirpò la mortale peste
che il padre degli uomini portò nel mondo.
Si degni ora la medesima Stella
di placare il cielo,
che irato contro la terra
distrugge i popoli con la crudele piaga di morte.
O pietosissima Stella del mare,
soccorrici dalla peste.
Sii propizia alle nostre preghiere, o Signora,
perché il tuo Figliuolo,
che nulla a Te nega, ti onora.
O Gesù, salva noi,
pei quali ti prega la Vergine tua Madre.

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Imbavagliare un prete perché che parla del demonio?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/11/2020

In questi giorni ho seguito con crescente perplessità le polemiche sollevate inizialmente dai soliti giornali laicisti intorno a un commento di padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria. Una vicenda che ormai credo conoscano tutti: padre Livio nella sua lettura cristiana della cronaca e della storia dell’11 novembre ha fatto riferimento alla pandemia da Covid parlando di progetto del demonio, «che agisce attraverso menti criminali» e che con un colpo di stato sanitario o massmediatico ha l’obiettivo «di costruire un mondo nuovo senza Dio, il mondo di Satana».

Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria

L’improvviso scandalo suscitato da questi commenti è già curioso: padre Livio va ripetendo questi concetti da mesi, e c’è quindi da chiedersi come mai si sveglino solo adesso. Ma finché a scrivere scandalizzati sono quelli della Stampa, del Corriere o di Repubblica, si capisce che fanno il loro lavoro, ovvero costruire il mondo senza Dio. Del resto, si sa che una delle migliori armi del demonio è da sempre quella di far credere che non esista.

Ma ciò che mi ha decisamente sconcertato è l’aver notato come nei giorni successivi sui giornali e sui social tanti bravi cattolici abbiano colto l’occasione per lanciare il loro sasso contro padre Livio. Per alcuni è chiaro che il fastidio viene da lontano, ma per molti altri fa problema esclusivamente il contenuto del giudizio. Parlare di progetto del demonio fa problema; e fa ancora più problema pensare che la pandemia sia stata voluta per realizzare un “mondo nuovo”. Così padre Livio è stato immediatamente iscritto all’albo dei complottisti, quelli che spiegano ogni evento con una cospirazione, e fatto oggetto di ogni tipo di accusa, compresa quella di non conoscere la dottrina cattolica (pensare che se c’è ancora un luogo nella Chiesa italiana dove si insegna la dottrina cattolica questo è Radio Maria).

Personalmente non ho alcun elemento che possa sostenere l’ipotesi di una decisione a tavolino per scatenare il coronavirus, anche se c’è abbastanza per far pensare che esso sia una costruzione di laboratorio; ma quale che sia l’origine e il modo in cui è scattata, è evidente che la crisi è stata subito colta al volo per realizzare quei cambiamenti radicali nell’economia e nella società che decenni di terrorismo climatico non erano ancora riusciti a ottenere. Da mesi c’è un bombardamento di notizie e di allarmi che ha paralizzato la vita delle persone, che ha bloccato l’attività di paesi interi malgrado le dimensioni della pandemia non giustifichino affatto questo disastro. E da subito ci si è affrettati a far passare l’idea che il mondo non sarà più lo stesso.

Al proposito, vorrei far notare che il World Economic Forum – quello che ogni anno raduna a Davos (Svizzera) le élites mondiali – ha lanciato per il 2021 il tema “The Great Reset”, il grande resettaggio, ovvero l’inizio di un nuovo sistema economico e sociale dopo la crisi provocata dal Covid-19 e in linea con l’ideologia ecologista e climatista. Dicono gli organizzatori che si tratta di «un impegno per costruire insieme e urgentemente le fondamenta del nostro sistema economico e sociale per un futuro più giusto, sostenibile e resiliente. Esso richiede un nuovo contratto sociale centrato sulla dignità umana e la giustizia sociale». In altre parole: c’è da costruire un mondo nuovo su basi pensate da queste élites e credo sia abbastanza evidente che si intenda un mondo senza Dio.
Non è forse ciò che ha detto padre Livio?

Il mondo senza Dio è il regno di Satana, e tutto ciò che vuole eliminare Dio dall’orizzonte umano è un progetto demoniaco. Come mai tanti cattolici sono scandalizzati da questa semplice verità e si scagliano contro il direttore di Radio Maria colpevole di ricordarla?

Basta leggere la risposta del direttore di Avvenire ai lettori che si stracciano le vesti per il giudizio di padre Livio, per capire la deriva di tanto mondo cattolico: la presenza del demonio sfuma in un male che aleggia nei sentimenti e nelle azioni cattive degli uomini. E «Il Covid non è un “complotto”, ma è natura e, al tempo stesso, è frutto di un’ormai lunga, egoista e scriteriata manipolazione della natura che la corrompe e incattivisce». Cioè, questi vogliono farci credere da mesi che il virus sia colpa delle nostre offese a Madre Terra e poi si scandalizzano di un prete che parla di progetto demoniaco?

Dobbiamo amaramente constatare che anche fra i cattolici è ormai realtà la negazione anche della sola ipotesi che nella storia si combatta una battaglia tra potenze del Cielo. C’è uno scivolamento inesorabile verso il paganesimo (….) ormai molto diffuso, al punto che è diventato incomprensibile un prete che ragiona secondo categorie di pensiero cattoliche che solo pochi decenni fa sarebbero state considerate ovvie.

E non è solo un problema di incomprensione. Questi bravi cattolici, che quotidianamente da ogni pulpito vogliono insegnarci la tolleranza e il dialogo, quando sentono parlare di Satana, di Giudizio di Dio diventano intolleranti e violenti e pretendono che si facciano tacere certe voci. È da costoro, più che dai media laicisti, che padre Livio e Radio Maria devono guardarsi.

(Già pubblicato col titolo “Radio Maria e i cattolici che la vogliono far tacere” Editoriale di Riccardo Cascioli, La Nuova Bussola, 19-11-2020)

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«L’Eucarestia, soprattutto in questo periodo così difficile, non può essere lasciata ai margini delle nostre esistenze.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/11/2020

Messaggio scritto dal Cardinal Bassetti, arcivescovo di Perugia ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle consacrate, a tutti i fedeli di Cristo.

L’Eucarestia al centro della vita dei cristiani

«O Dio, Tu sei il mio Dio! All’aurora ti cerco! Di Te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne come terra deserta, arida e senz’acqua.» (Sal 62).

Questa notte, in sogno, mi sono ritrovato nel tempo in cui, in Seminario, avevo come Padre spirituale don Divo Barsotti. Egli mi insegnava a rivolgermi all’Onnipotente con queste parole fin dal mattino: «O Dio, Tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco».

Da quando sono in isolamento per la positività al Covid-19, ho la possibilità di comunicarmi ogni giorno nella mia camera, avendo portato una piccola pisside vicino alla porta della stanza.

Era necessaria questa esperienza di malattia per rendermi conto di quanto siano vere le parole dell’Apocalisse in cui Gesù dice all’angelo della Chiesa di Laodicèa: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20).

L’Eucarestia, soprattutto in questo periodo così difficile, non può essere lasciata ai margini delle nostre esistenze ma dev’essere rimessa, con ancora più forza, al centro della vita dei cristiani.

L’Eucarestia non è soltanto il Sacramento in cui Cristo si riceve – l’anima è piena di grazia e a noi è dato il pegno della gloria futura – ma è l’anima del mondo ed è il fulcro in cui converge tutto l’universo. In definitiva, l’Eucarestia è pro mundi salute, ovvero per la salvezza del mondo, e pro mundi vita, per la vita del mondo (Gv 6, 51).

Nell’Eucarestia Gesù rinnova e riattualizza il suo sacrificio pasquale di morte e resurrezione, ma la Sua presenza non si limita a un piccolo pezzo di pane consacrato. Quel pane consacrato trascende dallo stesso altare, abbraccia tutto l’universo e stringe a sé tutti i problemi dell’umanità, perché il corpo di Gesù è strettamente unito al corpo mistico che è tutta la Chiesa. Non c’è situazione umana a cui non possa essere ricondotta l’Eucarestia.

Anche le vicende drammatiche che stiamo vivendo in questi giorni in Italia – come l’aumento della diffusione dell’epidemia, la grave crisi economica per molti lavoratori e per tante imprese, l’incertezza per i nostri giovani della scuola – non sono al di fuori della Santissima Eucarestia.

Mi ricordo che Padre Turoldo ci insegnava queste cose con grande chiarezza. E più vado avanti negli anni, più cerco di sperimentarle e più le sento vere. Non c’è consolazione, non c’è conforto, non c’è assenza di lacrime che non abbia il suo riferimento a Gesù Eucarestia.

Questo è un piccolo messaggio che voglio indirizzare ai miei preti, ai consacrati, ai giovani, alle famiglie e ai bambini dell’Archidiocesi.

Vorrei che in questo periodo di così grave sofferenza non sentissimo la croce come un peso insopportabile ma come una croce gloriosa.

Perché la Sua dolce presenza e la Sua carezza nell’Eucarestia fanno sì che le braccia della croce diventino due ali, come diceva don Tonino Bello, che ci portano a Gesù.

Ritengo infatti, come scriveva Paolo, «che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi».

Con «impazienza» noi aspettiamo di contemplare il volto di Dio poiché «nella speranza noi siamo stati salvati» (Rom 8, 18.24).
Pertanto, è assolutamente necessario sperare contro ogni speranza, «Spes contra spem». Perché, come ha scritto Charles Péguy, la Speranza è una bambina «irriducibile». Rispetto alla Fede che «è una sposa fedele» e alla Carità che «è una Madre», la Speranza sembra, in prima battuta, che non valga nulla. E invece è esattamente il contrario: sarà proprio la Speranza, scrive Péguy, «che è venuta al mondo il giorno di Natale» e che «portando le altre, traverserà i mondi».

Perugia, 30 ottobre 2020

Gualtiero Card. Bassetti

(Fonte: http://diocesi.perugia.it/)

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«Abbiamo bisogno di recuperare spazio di libertà e di speranza»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/04/2020

Le parole accorate e ispirate di Mons. Giovanni D’Ercole sulle chiese ancora chiuse per il lockdown.

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«Ecco, io faccio nuove tutte le cose»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/04/2020

«In questo tempo che ci è piombato addosso tanto inaspettato, viviamo, o speriamo di vivere?
Se speriamo di vivere, temo che ai prossimi, primi sentori di normalità, complici le giornate che si allungano, il caldo e le prime uscite, ci dimenticheremo di tutto, come molle lungamente compresse, e il rischio è che finisca come nel 1919, quando tutti credevano che fosse arrivata la svolta, si lasciarono andare e d’estate la spagnola colpì più forte che in Primavera.
La storia deve essere maestra.
«Ecco, io faccio nuove tutte le cose», dice la Sacra Scrittura. (Ap 21,5)
Si, non si sta bene in questo tempo. Ma credo che sia necessario trovare vita anche nella quarantena e persino nel dolore, senza cercare ossessivamente cose nuove, ma facendo nuove le cose.
Dobbiamo trovare la forza e l’equilibrio per riprendere mantenendo alta la guardia, trovando proprio ora nuovi linguaggi per dirci «ti voglio bene»…🙂…vivendo.
Speriamo bene.
Stavolta ci siamo noi nei libri di storia, e li stiamo scrivendo. 🙂»
(Dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova, col suo gentile permesso.)

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Prove generali di Paradiso, in tempi di Coronavirus

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/04/2020

Innanzi tutto preparate gli auricolari, o andate in un posto in cui potete ascoltare senza problemi il contenuto di questo video.

Pensate a tanti giovani, di oggi, millennials, nativi digitali, proprio come i nostri figli. Giovani di tutto il mondo appartenenti a culture lontane, parlanti lingue diverse, che in uno sperduto paesino del Balcani però, qualcuno, tempo fa, ha messo a cantare insieme le lodi di Dio, sotto la benedizione di una Madrina speciale, la Regia della Pace.

Questi ragazzi, ciascuno dal proprio paese, tornano ancora insieme.

Non sono i primi a farlo, qualcuno lo aveva fatto anche prima del Coronavirus, non sono nemmeno i più bravi, ma quello che mi commuove in questa esecuzione è l’unità di cuori e la gioia, che in un certo senso “cuce”, unisce tanti ragazzi solo apparentemente divisi dallo spazio, dalle culture e dalle lingue, lo Spirito che traspare dietro a tanta gioia.

E mi sembrano le prove generali del paradiso…

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