FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘Covid19’

«Caro uomo moderno, adesso hai capito che non solo tu singolarmente sei precario, ma tutto è precario? Io ti dico che c’è qualcosa, o meglio Qualcuno che precario non lo è.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/03/2021

Un ispirato avvocato Gianfranco Amato (Presidente nazionale dell’organizzazione Giuristi per la Vita), ci ricorda l’unica realtà che non passa, a cui volgere lo sguardo in questo tempo di pandemia e di incertezza.


«Pensavo al filosofo Gustave Thibon, il filosofo contadino, e lui diceva: “Non morire non significa vivere”. Stiamo rischiando che per paura di morire rinunciamo a vivere. In questa società postmoderna, ormai completamente liquida, dove nulla ha senso e dove tutto è assolutamente precario, è chiaro che la paura diventa il fattore determinante.

Noi abbiamo avuto nel corso della storia, epidemie, pandemie ben più gravi; pensiamo alla spagnola del 1918 o all’asiatica del ’57. Ma perché non c’era questo? Perché non hanno vissuto questa esperienza del precario che terrorizza perché ormai hai soltanto una dimensione che è la dimensione materiale?

Perché c’erano dei valori che oggi non ci sono più, a cominciare dalla fede. Se la vita non ha più un senso ma è tutto soltanto una questione biochimica, se Dio non esiste, se non c’è un aldilà, se non c’è una dimensione trascendente, beh, allora è chiaro che la morte diventa la parola ultima, e questo distrugge le relazioni sociali.

Infatti, che cosa, secondo me, ha evidenziato il Covid rispetto alle esperienze passate? Ciascuno di noi sa che la propria vita personale è precaria, tutti sappiamo che dobbiamo morire. Quello che la gente non immaginava è una precarietà collettiva della società, cioè che fosse precaria anche la scienza, la medicina, l’economia, la politica, cioè che tutti questi dei crollassero inesorabilmente.

E chiudi dicendo, anche a proposito di quel bellissimo passaggio sul Crocifisso, certo è che la Chiesa – per esempio – ha perso un’occasione pedagogica enorme. In un momento in cui c’era la possibilità di dire – Caro uomo moderno, adesso hai capito che non solo tu singolarmente sei precario, ma tutto è precario? Io ti dico che c’è qualcosa, o meglio Qualcuno che precario non lo è.

Sarebbe stato il momento di ripristinare, o ricordare, il famoso motto dei certosini – Stat crux dum volvitur orbis – tutto crolla, tutto gira, ma c’è una cosa che è incrollabile, la Croce di Cristo.»

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«Svegliatevi! Dobbiamo uscire dall’angolo e ritrovarci.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/02/2021

Mons. Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia ci sprona con la forza della verità, ad affrontare questo periodo,

pregando e confidando in Dio,

– aiutandoci a uscire e a ricreare relazioni.

Occorre una certa violenza della parola per dire: svegliatevi! Dobbiamo uscire dall’angolo e ritrovarci.

Lo stralcio dell’intervista è tratto da: @CathVoicesITA intervista di Martina Pastorelli, giornalista che invito vivamente a seguire.

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«I guru di questo mondo danno consigli ma stanno lì, a distanza. Cristo scende nel nostro dolore, e se lo prende TUTTO.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/03/2020

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«Non sarò brevissimo, e forse è giusto così, che legga fino in fondo chi è interessato a questi miei modesti tentativi di leggere la realtà.
Eravamo in 20 milioni circa a pregare con il Papa avantieri.
C’è (purtroppo) chi liquida un tale seguito affermando (con una banalità disarmante) che TUTTO si possa ricondurre al desiderio di appigliarsi a qualunque cosa pur di esorcizzare l’angoscia, con una saccenza tanto piccola rispetto ad una storia di due millenni.
Senza dubbio ciò è vero per una parte di persone, ma se la paura è un amo, è altrove che Dio conduce il suo popolo, attraverso i suoi «pescatori di uomini». Dio pesca in uno stagno per liberare i pesci in mare.
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Lì in piazza non si cucinava, non si cantava a squarciagola, non si recitavano poesie su quanto sarà bello riabbracciarsi, non si diceva «andrà tutto bene» (e nemmeno quasi lo si legge più sui social peraltro).
Un uomo sofferente, tremulo, vacillante. Una pioggia battente, un Crocifisso, una Madonna, sirene in sottofondo.
Non ci s’illudeva con slogan e soluzioni facili, non si cercavano reazioni emotive effimere.
C’era una Presenza, declinata soprattutto nella CONDIVISIONE del nostro dolore.
Il Papa, quasi “in persona Christi”, come durante la Messa, sembrava carico dei pesi del mondo. Chi poté assistere alla Messa di San Pio ci comunica lo stesso sentimento (il Padre piangeva ad ogni celebrazione). C’era un Crocifisso bagnato e consumato dalla pioggia.
IMG-5732C’era il mistero dell’Incarnazione, che distingue i sapienti di questo mondo da Cristo. I guru di questo mondo danno consigli (a volte anche ottimi) ma stanno lì, a distanza.
Cristo scende nel nostro dolore, e se lo prende TUTTO. Questo il cuore di 20 milioni di persone lo ha percepito.
L’andamento sofferente del Papa e il Crocifisso da cui l’acqua grondava suonavano insieme una potente sinfonia, a cui era impossibile restare indifferenti.
C’è chi si dimenticherà di tutto questo, perché se non ci sono miracoli, allora tanti dimenticano, e talora pure quando i miracoli ci sono, non se ne accorgono; perché per loro era davvero un appiglio emotivo, ma non si chiedono perché a fronte di un’atmosfera cupa, non hanno cambiato canale. Dopo essere stati pescati, ritornano nello stagno.
Ma, di nuovo, il motivo per cui eravamo tutti in quella piazza, è proprio l’incarnazione, una Presenza nel nostro dolore, comunque vada! Una Presenza che ci faceva sentire INSIEME, e annullava le distanze molto più di un fitto assembramento in un locale. Sotto quel Crocifisso, eravamo uniti come non mai, perché eravamo liberi di essere noi stessi, fragili e bisognosi di salvezza.
Da lì, dalle nostre sofferenze, nasce la Risurrezione. Quel Crocifisso si è fatto vivo, con potenza, nel Pane Eucaristico, in cui l’arte si fa realtà.

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Se solo conserviamo nel cuore la gioia, la bellezza dell’unità che abbiamo vissuto, cum Petro et sub Petro, anche solo un po’, ne sono convinto, non avremmo bisogno della militarizzazione o di altre soluzioni drastiche perché possiamo essere responsabili gli uni degli altri, soprattutto in un momento duro come questo.
Non trascuriamo, ve ne prego, questo appello.
Insieme.»
(Dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova, col suo gentile permesso)

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Un balcone per Maria

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/03/2020

In questi giorni di emergenza per il Coronavirus stiamo vivendo anche un’overdose di messaggi, filmati, meme di ogni tipo che vengono inoltrati a flusso continuo senza il dovuto discernimento. Mi arriva di tutto, anche cose buone, anche cose molto buone, ma talmente tante cose che finisco col leggerne solo poche, o col non leggerle affatto.

Tra i tanti invii, però, uno ha suscitato in me quel sussulto del cuore che mi fa pensare: ma si, è un’idea proprio buona e la voglio fare anch’io…

Ve la propongo qua, così come ricevuta dalla cara amica e sorella Loredana C.

madonnina-del-sindaco-in-comune-meda-polemica-delle-opposizioni_f6493a24-cb61-11e2-bacb-86733c0e391f_cougar_image⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘⚘
UN BALCONE PER MARIA 
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Parte da Roma (Torrevecchia, Trionfale, Fornaci/San Pietro) un’iniziativa personale – nata da medici – che seguo e lancio qui:
Metti sul tuo balcone, in una situazione degna, una statuina della Vergine Maria rivolta verso la strada, perché benedica il quartiere, le vie e chiunque Le rivolga uno sguardo, un’intenzione, una preghiera. Proviamo a far arrivare l’idea in tutta Italia!
Maria benedica e protegga il nostro mondo ferito e sofferente e lo consegni al Suo Gesù…
Condividiamo e invitiamo i nostri amici!
#unbalconepermaria
Se qualcuno vi contesta che la fede è una cosa privata, potete sempre dirgli che l’articolo 19 della Costituzione italiana non è stato ancora sospeso: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.” (Cost. It. art. 19)

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Nel calice del Signore

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/03/2020

«Una mia cara amica, ora clarissa, mi diceva sempre di mettere nel calice del Signore tutte le persone che più avevano bisogno di Lui.

Chi di noi può andare ancora a Messa (nel rispetto delle regole) può farlo. 🙂

A distanza di un metro, in quarantena, isolati nelle zone rosse o nei reparti, nei letti di tutti o malati (non c’è solo il virus…), lì, nel calice del Signore, alle porte del Cielo che Lui spalanca con l’offerta di Sé, siamo tutti uniti, tutti insieme.

A Dio piacendo lo farò anch’io per voi.
Forza, la paura è umana, l’angoscia la provò anche Cristo, ma la disperazione no, mai può appartenere ad un figlio di Dio.

Comunque vada, c’è un lieto fine. 🙂
Buonanotte.»

(Dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova)

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«Mettendoci in ascolto della Parola di Dio ogni giorno, vogliamo leggere questi tempi con i Suoi occhi…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/03/2020

«E’ una situazione a cui non siamo abituati, che ci preoccupa, ma soprattutto ora siamo chiamati a vivere, con la forza della fede, la certezza della speranza, la gioia della carità.

Mettendoci in ascolto della Parola di Dio ogni giorno, vogliamo leggere questi tempi con i Suoi occhi, aiutando le nostre comunità a tornare a Lui, a riscoprire ciò che è essenziale, a ritrovare il gusto della preghiera

Mi pare il programma migliore per avere il giusto atteggiamento in questo periodo di sfida per tutti.

Accogliamo TUTTI l’invito del Card. De Donatis?

Mercoledì 11 Marzo 2020, giornata di digiuno e preghiera per invocare da Dio aiuto per Roma, per l’Italia e per il mondo.

↓↓↓↓↓↓↓↓↓ CLICCA QUI PER SCARICARE ↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓

↓↓  LA VERSIONE INTEGRALE DELLA LETTERA  ↓↓

↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓

Lettera Messa Digiuno 11 marzo.pdf

 

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E se ci stesse chiedendo di tirare fuori la parte migliore di noi?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/02/2020

In questi giorni di emergenza per il Coronavirus non riesco a non guardarmi attorno e a osservare come, in situazioni come queste, ognuno reagisca col patrimonio interiore che si ritrova in dotazione.

C’è chi va nel panico e chi minimizza, atteggiamenti entrambi incoscienti che penso non portino a nulla di buono. Ma c’è anche chi cerca di vivere seguendo le disposizioni delle autorità e il buon senso. Molti si chiedono dove sia Dio in tutto ciò. Altri si chiedono perché Dio permetta questo.

Non ho risposte, a queste domande, ma ne sto trovando, giorno dopo giorno, a un’altra di domanda che da giorni mi urge dentro: cosa ci vuole dire Dio permettendo tutto questo? E se fosse questa l’unica domanda che ci porti a qualcosa di veramente sensato?

Vedo infatti tanta disperazione, lamentele, reazioni da ansia e stress, ma si cominciano a intravvedere anche lampi di quella umanità che sembrava essere un ricordo di altri tempi.

Parlo di medici e infermieri che si spendono con abnegazione non comune in turni massacranti esponendosi al rischio del contagio.

O della solidarietà nel mio posto di lavoro – quel turismo che ora è in ginocchio – tra categorie che prima si consideravano concorrenti e adesso collaborano in maniera solidale, umana.

E allora, sebbene continui a non sapere il perché Dio permetta tutto questo (ma poi saperlo farebbe qualche differenza?), mi chiedo se non ci stia chiedendo di tirare fuori la parte migliore di noi.

Stiamo vivendo una circostanza in cui possiamo esprimere il peggio o il meglio di noi, senza mezze misure. Sta a noi decidere cosa fare.

Sta a noi decidere anche cosa chiederci. Ho fatto queste riflessioni leggendo questo post del blog di una cara amica. “Diciamo sempre ascoltaci Signore e mai fa’ che ti ascoltiamo”, scrive l’autrice citando l’esegeta Silvano Fausti.

E conclude dicendo: «A noi spetta mettere i piedi nelle impronte delle Due Persone della Trinità. “Signore fa’ che io Ti ascolti.”»

Non è facile, ma sono convinto che ponendoci le domande giuste possiamo metterci davvero in ascolto di Colui che ci può guidare in questi giorni difficili e mettere davvero i nostri piedi nelle impronte di Dio, vivendo nella pace anche nelle conseguenze del Coronavirus.

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«Coraggio. Se l’economia deve girare, a maggior ragione deve girare la fede.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/02/2020

Ci sta qualche misura di sicurezza, via il segno della pace, via l’acquasantiera. Va benissimo. Sono comunque “orpelli”. Ma sospendere la Messa per una minaccia che per ora non è oggettivamente gravissima, è un oscuro segno dei tempi.
Tenendo conto peraltro che in alcune aree del mondo andare a Messa significa rischiare ogni volta di essere uccisi, oppure percorrere chilometri a piedi con ogni condizione meteorologica.
Citando Sant’Agostino, un angelo conta tutti passi che queste persone mettono l’uno dopo l’altro per andare in chiesa. E qui da noi, mentre le chiese vengono chiuse per paura, I CENTRI COMMERCIALI RESTANO APERTI.
Allora, se neanche noi cristiani crediamo che la Messa sia importante ALMENO (sic!) quanto l’economia che «deve girare» (comandamento del capitalismo terminale), allora cosa resta della nostra fede?
Fosse la peste, non scriverei questo post. Ma la Messa non fu sospesa neppure durante l’epidemia di colera nella Torino di don Bosco.
Se i cristiani, appena un po’ più degli altri non mostrano meno ansia davanti alla morte, non sono forse il sale che ha perduto il suo sapore?
Coraggio. Se l’economia deve girare, a maggior ragione deve girare la fede. Con le giuste precauzioni, certo, ma senza panico.
«Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla Terra?».
N.B. L’aumento delle distribuzioni della Comunione sulla mano (che è un indulto e non un’alternativa, come pochi sanno) aumenta il rischio di profanazioni e furti, perciò VIGILARE.
(Dall’account Facebook dell’amico Pierluigi Cordova, col suo gentile permesso)
La mia esperienza personale nella malattia mi ha insegnato che il miglior atteggiamento da tenere in casi come questi che stiamo vivendo in questo periodo, sia quello proposto dalla Sacra Scrittura. Dove potremmo trovare luce migliore se non lì?
«Figlio, non avvilirti nella malattia,
ma prega il Signore ed egli ti guarirà.

Purìficati, lavati le mani;
monda il cuore da ogni peccato.

Offri incenso e un memoriale di fior di farina
e sacrifici pingui secondo le tue possibilità.

Fà poi passare il medico
– il Signore ha creato anche lui –
non stia lontano da te, poiché ne hai bisogno.

Ci sono casi in cui il successo è nelle loro mani.»

(Sir 38)
La traduzione letterale ebraica dell’ultimo versetto suona più o meno così: “Pecca di fronte al Creatore chi fa il forte davanti al medico.”
La Parola di Dio, che compone scienza e fede, natura e grazia, ci insegna a rispettare e a seguire il medico e la preghiera, affidandoci a lui per quando umanamente possibile e a Dio per quello che non lo è.
Chiediamo a Dio di vincere tutte le nostre paure e gli eventuali comportamenti che da queste potrebbero scaturire, e – perché no? – dopo aver usato serenamente tutte le giuste precauzioni, di proteggerci dal contagio.

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