FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘disabilità’

«(…) Andare davanti allo specchio e dire – quanto sono bella – potessi fare pure schifo. Perché? Mo ve lo spiego io!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/03/2017

Giastin, sorriso di Dio. L’amiotrofia spinale di cui è stata affetta dalla nascita non le ha impedito di sorridere ogni giorno alla vita e al Cielo, insieme con sua sorella Rosaria (già in Cielo al momento dell’interista) e a suo fratello Cosimo, affetti dalla sua stessa malattia.

I loro genitori sono stati conquistati dal loro entusiasmo per la vita, ancora oggi felici di aver ospitato in casa tre angeli, che non hanno mai messo piede a terra, perché li avevano già messi in Cielo!

«Per iniziare una buona giornata bisogna addormentarsi prima col sorriso, poi svegliarsi la mattina, andare davanti allo specchio e dire – quanto sono bella – potessi fare pure schifo, quanto sono bella. Perché? Mo ve lo spiego io.

Nella creazione si dice che Dio ci ha creati a sua immagine, allora io penso questo, se noi diciamo che siamo brutti, offendiamo Dio che ci ha fatti a sua immagine.»

Al suo funerale (circa quattro anni dopo questa intervista) preparato da Giastin come il giornod ella sua festa più bella, in cui si sarebbe realizzato il suo desiderio più grande, quello di mettere ali per volare in Cielo, c’è stato un uomo che, sconvolto, ha visto in chiesa al momento dell’offertorio, degli angeli prendere il corpo di Giastin, consegnarlo a Maria e Maria a Gesù e Gesù lanciarla poi in alto e consegnarla al Padre.

Quando la mamma seppe di questa visione, qualche giorno dopo, impallidì: era la storia che lei si era inventata per mettere a letto i suoi figli e consolarli quando le chiedevano come sarebbe stato il giorno della loro “partenza al Cielo”.


Qui, mamma Carolina racconta e testimonia la gioia che ha ricevuto dai suoi tre angeli: Rosaria, Giastin e Cosimo.

«Dovrebbe essere il contrario, un genitore che porta i figli a Dio. Ma sono stati loro a portarmi a Dio.»

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“Non esiste deficit… il vero deficit è non amare Lui e la vita”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/09/2016

Vi presento Rosita Sartori, una vagonata contagiosa di gioia.

“In questa società siamo sempre di corsa, non pensiamo mai al dono della vita, a quanto ogni singolo istante della vita sia un miracolo.”

“Siamo tutte persone diversamente abili con talenti e abilità diverse.”

“Quello che Gesù mi fa portare è la certezza della speranza che non esiste disabilità, non esiste deficit ma il vero deficit è non amare Lui e la vita…”

“Guardare all’apparenza è uno sbaglio grandissimo… Penso che Gesù mi abbia fatto molto bella – ho un rapporto bellissimo col mio corpo nonostante non risponda pienamente ai comandi.”

“Uso il talento della parlantina che Lui mi ha dato…”

“Quello che conta è essere cristiani ma non cristiani da salotto, cristiani che danno fastidio.”

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The Simple Interview

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 06/04/2015

Io gli voglio già bene.

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“Trovi tutto in un posto dove non c’è nulla”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/01/2015

Med03Un ex bancario oggi sessantanovenne, in perfetta salute da quattro anni dopo aver iniziato a pregare e dopo un viaggio a Medjugorje, racconta al quotidiano “La Nazione” la sua malattia invalidante e progressiva e la guarigione straordinaria avvenuta nel paesino bosniaco.

«SONO NATO a San Marcello Pistoiese – racconta – ma da 40 anni vivo a Livorno nel quartiere Fabbricotti, ero un bancario. Oggi faccio il consulente tributario. Una decina di annifa a Pisa mi hanno diagnosticato la Sindrome di Ménière, diagnosi che hanno poi confermato a Livorno. E’ una malattia terribile sembra di precipitare da una scala a chiocciola. Le mie crisi erano frequenti, poi frequentissime. I medici mi avevano spiegato che con il tempo la situazione sarebbe peggiorata fino a diventare invalido e stavo facendo domanda per l’invalidità quando ho deciso di andare da Luca Mastrosimone un otorino molto bravo. Oggi penso che quell’incontro sia stato il primo segno di cosa stava per accadere».

Perché?

«Perché tramite lui ho conosciuto padre Nike, da tempo non entravo in chiesa, ma quando sono entrato alla Rosa ho sentito che avevo voglia di tornarci. E con mia moglie siamo venuti a senitire la testimonianza su Medjugorie della veggente Jelena. Ecco in quel momento ho sentito che nel mio cuore, nella mia anima stava accadendo qualcosa e ho sentito il desiderio di pregare. Da quel giorno la mia vita è cambiata. Ho cominciato a stare meglio. E ho deciso di andare a Medjugorie con mia moglie ma qualcosa era già successo. Una delle mie figlie non poteva avere figli. Oggi ne ha due un maschio ed una femmina. Quando sono andato sulla collina a Medjgorie l’esperienza si è fatta fortissima. Trovi tutto in un posto dove non c’era nulla».

Ora come sta?

Medjugorje«A distanza di quattro anni non ho mai più avuto una crisi. Sa la mia malattia non è un tumore che si vede con un esame. La realtà è questa non più avuto una crisi. Il medico non ha potuto fare altro che prenderne atto. Frequento la parrocchia di Santa Rosa e prego».

Questa esperienza come le ha cambiato la vita?

«Molto. Mi chiedo perché è successo a me: la risposta non ce l’ho».

Graziano – nome di fantasia in quanto vuole mantenere l’anonimato – non lo dice, ma oggi da consulente tributario davanti a clienti in difficoltà lavora gratuitamente.

(Fonte: http://www.lanazione.it/livorno/guarito-medjugorje-padre-nike-1.620603 articolo di Maria Nudi)

 

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“C’era un uomo che correva sempre e un bambino che poteva andare solo piano…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/01/2015

Dario_Fani_02Una bella storia, in un bel libro…

In questo libro racconto i primi tre mesi di vita di mio figlio, fra incubatrici, fili, sonde e luci artificiali. Un bimbo prematuro e inatteso. E’ lì che si è deciso cosa sarebbe stato della sua e della mia vita. Se una disgrazia o un’avventura.

Francesco è nato con la sindrome di Down. Davanti al vetro della neonatologia ho cominciato un lungo, appassionato, rabbioso dialogo con lui, ‘colpevole’ di non corrispondere alle mie aspettative.

Prima di lui ero un uomo di ‘velocità’. Ottenevo successi facilmente. Consideravo il dolore l’espressione materiale della sconfitta e dell’infelicità. Attraverso di lui ho capito tante cose.

Le sue iniziali difficoltà mi hanno aperto il cuore e insegnato la modestia e il rispetto per ogni creatura.

Intendo dire che, se io ho messo al mondo mio figlio, lui per certo, attraverso la prova che ha accompagnato la sua nascita, mi ha rimesso nel mondo della vita. Una vita lenta ma senza paura. L’unica vita che ha senso vivere, per quanto banale questo possa apparire ai più.

Dario_Fani_01E grazie a lui ho capito forse la cosa fondamentale: che la sindrome di Down non è una malattia, ma una particolare condizione genetica.

Diventare padre di una fragilità mi ha obbligato a un cambiamento. Sono stato costretto ad appropriarmi di una ricchezza d’umanità che non mi sarà mai più tolta.

Seneca sosteneva che, per quanto sottile sia un foglio, presenta sempre due facce. Mio figlio mi ha permesso di capire quanto ciò sia vero.

Quel cromosoma in più gli permette di realizzare cose che per gli altri sono complicatissime e gli rende complicate (talvolta impossibili) cose che i più considerano elementari.

Ho scritto questo libro per passare agli altri un’esperienza, quella dell‘accogliere la debolezza, la fragilità e l’imperfezione, perché si vince attraversando il mondo insieme ai deboli. Buona lettura”

Dario Fani

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“Non posso stare tutti i giorni a piangere perché non ho tempo. Vado avanti: testa bassa e tanta forza nel Signore”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/12/2014

La storia di Annamaria Bartolini, un marito e due figli disabili e tanta forza nella fede.

Mi dice dove ha trovato tutto il coraggio e la forza? – chiede l’intervistatore…

Nella fede, noi siamo stati a Lourdes quattro volte (…) Mio marito è pieno di preghiera, prega in continuazione. Anche i ragazzi… Sono sincera, siamo fra i pochi che andiamo come famiglia tutte le domeniche in chiesa…

Lui si sentiva sempre più debole, però io gli ho voluto bene e anche oggi gliene voglio tantissimo

I ragazzi mi tengono viva, li saluto perché gli voglio un bene dell’anima, sono una parte di me

Ci sono stati momenti difficili in cui ha detto: io non ce la faccio?

Si, ma mi metto in camera mia e le due lacrime le devo fare e… mi chiudo in camera e prego. La Madonna di Lourdes ci ha aiutato tanto…

Alcune mamme dicono: Nostro Signore ci ha dato questa disgrazia, io non credo più.

No!

Secondo me nostro Signore ha già programmato la tua vita da quando nasci, sa che può fare affidamento su di te e puoi andare, puoi andare tranquillo con la forza del Signore, della preghiera e della Madonna.

 

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“Vorrei dire ai giovani che è bello consacrare la propria vita a Gesù”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/11/2014

I mass-media tendono a parlare dei sacerdoti solo quando fanno notizia per errori, cadute, scandali.

“Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce” recita un aforisma attribuito al filosofo cinese Lao Tzu. E’ per questo che quando mi capitano testimonianze delle migliaia di preti che compongono la meravigliosa foresta in crescita che è Chiesa, le condivido volentieri.

don francesco_01Sono tante le testimonianze che si possono trovare, come quella che ho ricevuto qualche giorno fa da un giovane sacerdote don Francesco Cristofaro. Ci seguiamo a vicenda su Twitter, ci conosciamo (via web) solo da pochi giorni ma sono bastati per capire che la sua storia potrà toccare molti cuori…

Eccola qua. Un po’ lunghetta rispetto ai post che solitamente pubblico ma vale la pena prendersi del tempo e leggerla fino in fondo.

Ogni essere vivente, ad un certo punto della sua esistenza è spinto da un bisogno interiore a domandarsi: “cosa voglio fare della mia vita?”, “dove voglio andare?”, “chi voglio essere?”, ma anche “cosa voglio essere?”. È dimostrato che non fare ciò che si desidera rende, spesso, persone infelici e tristi. Avere, invece, la certezza che quella strada intrapresa e il percorso giusto, ci fa persone felici e realizzate.

Quella che segue è l’esperienza di un giovane che come tanti altri giovani si è trovato ad un certo punto della sua vita a porsi questo stesso interrogativo: “cosa voglio fare della mia vita?”

Facciamo un passo indietro nel tempo. Come avviene in tante coppie di sposi, volendo formare una famiglia, avendo già avuto un figlio, i due genitori decidono di riprovare ancora una volta la gioia della paternità e della maternità. Ed ecco l’annuncio della seconda gravidanza. Scorrono i giorni e vanno in avanti i mesi. Giunti al settimo mese di gestazione, qualcosa comincia a non andare più bene. Ed ecco che avanza l’ipotesi di un parto prematuro e così fu. Con due mesi di anticipo viene alla luce il piccolo e gracile Francesco. Non si prospetta una vita facile né per lui né per i suoi genitori.

don francesco_02Quando si suole chiedere ad una donna incinta: “cosa desideri? Vuoi un maschietto o una femminuccia?” a volte si risponde manifestando il proprio desiderio, il più delle volte, ci si sente dire: “non ha importanza il sesso ma che nasca sano”.

Francesco non era nato sano. Francesco era nato con una paresi alle gambe. Fino a tre anni di vita non ha mai mosso un passo. Sempre tra le braccia della madre, o del padre, della nonna o di qualche zia.

Inizia così un lungo calvario, visite mediche, viaggi della speranza, viaggi da falsi cristi e profeti, spilla denari. Nulla di nuovo, nulla di più. Il problema c’è, il problema rimane. Le scuole, una vita sociale secondo uno stile di vita a lui più consono, ma tra tutte spicca di più la vita spirituale, religiosa, l’avvicinamento alla Chiesa fin da piccolo e alla conoscenza e alla frequenza pian piano della spiritualità del Movimento Apostolico.

Gli anni dell’adolescenza per Francesco sono molto tristi. Lacrime, amarezze, delusioni, speranze miste a preghiere. Ogni giorno la stessa preghiera: “voglio guarire!”, “voglio essere come tutti gli altri” e per questo motivo si alternavano novene a questo piuttosto che ad un altro santo o alla Madonna.

Si decide su consiglio dei medici che alla maggiore età si intervenisse per allungare i tendini, prima ad una gamba e poi all’altra. Un altro lungo e doloroso calvario che porta ad un miglioramento ma non alla guarigione tanto desiderata e sperata.

Ma occorre fare un passo indietro.

don francesco_03Due anni prima dell’intervento, Francesco inizia a sentire nel suo cuore qualcosa di nuovo, di diverso. Sempre la sua preghiera per la guarigione, ma un altro desiderio stava prendendo piede nel suo cuore. Una parola cominciava a risuonare forte, forte per tramite di una donna che spesso la ricordava e che faceva così: “La Messe è molta e gli operai sono pochi…” e poi ancora: “vieni ti farò pescatore di uomini”.

Un giorno Francesco, sulla veranda della sua casa, ha in mano un libricino della prima comunione con il rito della Santa Messa. Alle parole: “prendete questo è il mio corpo”, Francesco avverte la sua vita tremare. Si ferma e subito chiede al Signore: “cosa vuoi da me o Signore. Sia fatta la tua volontà”. Il confronto con il padre spirituale. Il si al sacerdozio.

Ed ecco le prime tentazioni. “non sono degno Signore”…., “ma cosa te ne fai di uno come me?… cosa ti posso dare io con le mie gambe fragili” e mille altri interrogativi.

Un giorno successe che mentre si celebravano le prime comunioni nella sua parrocchia al momento più solenne, il sacerdote gli chiede di tenere il calice per la distribuzione della comunione. Il povero Francesco perde l’equilibrio e cade con il calice in mano senza far cadere una sola goccia del sangue di Gesù. Certo si rialza, qualcuno sdrammatizza, qualcuno ride, ma su Francesco crolla il mondo addosso. Si convince che il Signore non ha bisogno di uno come lui.

Il padre spirituale lo aiuta molto e lui si tranquillizza. Due momenti importanti. Gli interventi e l’ingresso in seminario. Poiché la riabilitazione è più lunga del previsto, l’ingresso in seminario salta di un anno.

Francesco parte per la gioia dei suoi genitori e parte sapendo nel suo cuore che non sarebbe cambiato nulla ma non vuole spegnere la speranza di mamma e papà. Francesco aveva ragione. Gli interventi avevano cambiato ben poco.

don francesco_04Ma il cammino di seminario inizia ed è una vera grazia di Dio. Da quel giorno Francesco ha la pace nel cuore, la gioia, la serenità. Da quel giorno Francesco non ha più fatto una sola preghiera di guarigione. Lui era guarito nel cuore e nella mente. Lui era guarito perché il Signore aveva guardato nel suo cuore e ne all’apparenza o alla bellezza.

Oggi Francesco è felice pieno di vitalità ed energia che lotta e si impegna per annunciare il vangelo e vuole dire questo: il Signore parla in ogni momento e in ogni situazione. Se noi siamo superbi lui ci fa cadere perché diventiamo umili. Anche Francesco pensava in quel giorno di comunioni di poter fare le cose perfette ma così non fu.

L’umiltà è la più grande virtù perché se tu ti affidi al Signore lui ti mette le ali per farti volare dove tu non puoi. Le gambe di Francesco oggi non sono guarite, ma sono forti e salde per annunciare il vangelo e recare gioia ai cuori affranti.

Oggi che ha detto si al Signore, Francesco è il vero Francesco, non perfetto, non santo ma uno che deve al Signore tanto e che è consapevole che tutto quello che di buono c’è in lui viene dall’Onnipotente.

Oggi Don Francesco non è più quel ragazzo che fino all’età di 18 anni non aveva il sorriso sulle labbra. Oggi sorridere sempre a tutto e a tutti. Non importa il passato. Importa l’oggi. Ciò che sei e, soprattutto, ciò che puoi e devi fare. Gesù ti chiama come sei per farti diventare come vuole lui. Io voglio essere come vuole lui. Noi siamo la gloria del Dio vivente, noi siamo i suoi strumenti in mezzo al mondo.

Vorrei fare tanto.

Vorrei mostrare ogni giorno il volto di Gesù.

Vorrei che l’uomo si avvicinasse alla grazia di Dio. Vorrei dire che il pensiero di Dio è diverso da quello dell’uomo, che il cuore di Gesù è diverso dal cuore dell’uomo. Per grazia di Dio sono quello che sono e per il suo amore infinito e grande oggi posso elevare in alto il calice della salvezza e sfamare i cuori della grazia sanante del Signore.

lampadaVorrei dire all’uomo di credere sempre nel domani, di non scoraggiarsi mai, di essere forte.

Vorrei dire all’ammalato di rifugiarsi nel cuore amabile della Madre Santa.

Vorrei regalare a tutti il mio sorriso quello bello che solo il Signore ti sa regalare da un contatto quotidiano con lui. L’avermi voluto sacerdote è il dono più bello e prezioso che il Signore mi poteva concedere ma, allo stesso tempo, è una missione che puoi assolvere solo se possiedi gli occhi di Gesù, la sua bocca e, soprattutto il suo stesso cuore.

Vorrei dire ai giovani che è bello consacrare la propria vita a Gesù e il sacerdote è una vera ricchezza nella povertà di questo mondo.

Vorrei vivere e morire sempre con Gesù nel mio cuore e sulle mie labbra perché questo è il miracolo che Gesù ha fatto alla mia vita e della mia vita.

Vorrei dire credere sempre, arrendersi mai! Vorrei che con tutti i mezzi, chi può parli della bellezza e della grandezza della vita. Non possiamo fare differenze di persone. Non possiamo fare in modo che passi il messaggio che c’è qualcuno che “non serve”. Abbattiamo le barriere e ogni forma di isolamento e discriminazione.

C’è una cosa che non ho mai amato: il pietismo e il sentirmi dire “poverino”.

Don Francesco Cristofaro

Volete conoscerlo meglio?

Lo trovate spesso su Padre Pio TV (Canale 145 del digitale terrestre oppure 852 di Sky).

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A Medjugorje la gente continua a convertirsi, e a guarire…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/09/2014

gigliola_candian_01Da qualche giorno gira nel web la notizia di una donna veneta guarita dalla sclerosi multipla dopo essere stata a in pellegrinaggio a Medjugorje.

Questa la notizia:

Malata di sclerosi torna a camminare: “Miracolata a Medjugore”

La notizia sta già facendo il giro del web, la protagonista è una 48enne di Fossò e la parola utilizzata è quasi sempre la stessa: “Miracolo”. Naturalmente ora gli approfondimenti medici faranno la loro parte, ma la storia sta suscitando davvero grande clamore. Gigliola, una donna di Fossò, ha raccontata di essere guarita dalla sclerosi multipla dopo un pellegrinaggio a Medjugorje. Come riporta Il Gazzettino, la 48enne ha raccontato di aver sentito un gran caldo alle gambe per poi vedere una forte luce davanti a sé. “Da quel momento ho realizzato che potevo camminare” ha spiegato la donna, ancora incredula.

gigliola_candian_02Sarebbe successo tutto lo scorso sabato, quando la donna si è recata per un nuovo viaggio (altri ne aveva già fatti in passato) nella piccola località bosniaca che dal 1981 è divenuta meta per migliaia di fedeli dopo la presunta apparizione della Madonna a sei piccoli veggenti del posto. La donna di Fossò è malata di sclerosi multipla da oltre dieci anni e da dicembre 2013 era costretta in una sedia a rotelle. Stava assistendo alla liturgia quando, a un certo punto, sotto gli occhi della figlia è riuscita ad alzarsi e camminare da sola.

Prima ovviamente molto lentamente, poi acquisendo più sicurezza, sempre tenendo conto della mancanza di muscolatura alle gambe. E’ tornata a Fossò in pullman, incredula, senza più usare la carrozzina. Negli ultimi giorni ha camminato da sola per la casa, ha fatto delle piccole passeggiate in giardino e si fa aiutare da un deambulatore per migliorare giorno dopo giorno. Effetto delle cure o guarigione davvero miracolosa? Una risposta ovviamente non c’è, visite specialistiche sono in programma nei prossimi giorni

gigliola_candian_03Fonte: http://www.veneziatoday.it/cronaca/malata-sclerosi-miracolata-medjugore.html

Che stia migliorando per le cure (cosa poco probabile perché purtroppo ancora non ce ne sono che provochino tali repentini miglioramenti), o per l’intercessione della Regina della Pace, è l’ennesimo segno che lì il Cielo si è aperto un varco, da più di tre decenni.

Lì milioni di persone (tra cui il sottoscritto), hanno sperimentato che Dio è vivo, trovando pace e gioia, quella pace e quella gioia che mi hanno toccato il cuore dove e come nessuno è mai riuscito…

Gigliola non è andata a chiedere la guarigione a Medjugorje, perché lì aveva già trovato la Pace. Questo è il vero miracolo di quella terra benedetta e, se talvolta il Cielo decide di dare una mano in più a questa nostra natura malata, perché non gioirne, ringraziandolo col cuore contento?

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Guardare oltre e costruirsi un domani o continuare a rimpiangere un bel passato che non c’è più? Giusy non ha avuto dubbi.

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/07/2014

post 001Un buon libro da leggere in spiaggia? “Con la testa e con il cuore si va ovunque” di Giusy Versace

“Oggi è un grande dono”. Sono le parole che Giusy si ripete ogni giorno dal 2005 quando, a causa di un banale incidente in automobile, un guardrail le ha tagliato entrambe le gambe all’altezza del ginocchio, strappandola a una vita invidiabile, piena di affetti, impegni di lavoro, sogni e amore.

Di quel momento Giusy ricorda tutto: il dolore straziante, il terrore di morire e le preghiere rivolte alla Madonna, perché le dia forza. Forza che diventa la sua arma.

Insieme alla famiglia e agli amici che le si stringono attorno, Giusy muove i primi passi nella sua nuova vita. Fra pianti, speranze, paure e momenti di gioia, arrivano le protesi, “le mie nuove gambe”. Prima quelle da passeggio, poi da mare, poi addirittura da corsa, nonostante qualche dottore le suggerisca di lasciar perdere.

A un anno dall’incidente Giusy ha lasciato un fidanzato poco presente e si è buttata a capofitto in un futuro che le ha riservato sorprese e soddisfazioni: un nuovo lavoro, un nuovo amore, la creazione dell’ONLUS Disabili No Limits, che raccoglie fondi per donare ausili a chi non può permetterseli, l’oro e il record italiano sui 200 e 100 metri e il record europeo sui 100 metri.

“Con la testa e con il cuore si va ovunque è il racconto di una vicenda personale, ma anche di una scelta che riguarda coloro che si trovano ad affrontare un grande cambiamento: guardare oltre e costruirsi un domani o continuare a rimpiangere un bel passato che non c’è più? Giusy non ha avuto dubbi.

Dove ho trovato questa recensione? In uno di quei giornalini parrocchiali che giacciono in fondo alle chiese e che a volte non guardano neanche le signore di una certa età… (Fraternità, organo dell’U.N.I.T.A.L.S.I., N. 2/2013)

Io ci trovo delle perle preziose come questa che ho appena condiviso…

Per conoscere l’ONLUS nata da un’idea di Giusy, e le sue attività clicca qui: ONLUS DISABILI NO LIMITS.

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Dio è amore anche attraverso la sofferenza.

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/05/2014

La storia di Maria Chiantìa.

Maria nasce a Riesi il 27 aprile 1961, unica figlia di Gaetano e Provvidenza Chiantìa. Conduce una vita tranquilla come molte sue coetanee e, malgrado avesse tante buone qualità, non riusciva a inserirsi nel mondo del lavoro.

pro02In famiglia era sempre disponibile e sempre pronta a sopperire ai bisogni quotidiani dei suoi familiari.

Nel 1989 entra a far parte del Movimento Pro Sanctitate, condividendone subito la spiritualità, e diventando consigliera della Direzione del Centro Operativo di Riesi (Cl).

Riveste anche la carica di segretaria locale del Movimento nel 1994 e, con la sua simpatia e giovane affabilità, è parte attiva nell’organizzazione degli incontri.

A 25 anni incomincia il suo calvario che durerà sei anni. Inizia un duro cammino che affronta con il coraggio, che solo la fede in Dio può far sopportare; un cammino fatto di ricoveri ospedalieri, interventi e lunghe sedute di chemioterapie.

Non una parola di sconforto, anzi, era lei che sosteneva i genitori in particolari momenti di depressione. Aveva sempre il sorriso sulle labbra e quando si parlava del suo male non un velo di malinconia si leggeva nei suoi occhi.

La lunga malattia aveva costretto Maria a trascorrere molto tempo tra le mura domestiche e qui comincia a scriv ere le stupende poesie che ci ha lasciato. Molte raccontano la sua sofferenza fisica, altre sono rivolte al Signore per chiedere un po’ di serenità.

Nella sua grande fede “Dio è amore” anche attraverso la sofferenza. Confidando nella forza della Divina Provvidenza accettava la sua quotidianità con grande spirito di sacrificio e di fede.

Maria ci ha lasciati il 22 giugno del 2000. Grande è stata la commozione partecipata a Riesi, suo paese natio, e in chi ha avuto modo di incontrarla.

Quando le si chiese se voleva essere la segretaria del Movimento a Riesi, con semplicità ricordò il suo stato di salute e la possibilità di scri vere solo per pochi minuti (le metastasi le avevano già invaso la spalla e il braccio e i dolori si facevano sempre più forti): ma vista l’insistenza, disse subito: “Sono disponibile e prometto che darà il massimo di me stessa”.

pro01Ha mantenuto la promessa. E’ sempre stata presente e puntuale quando i dolori erano così forti che i suoi occhi si inondavano di lacrime, e tutti preoccupati volevano interrompere l’incontro, ripeteva: “Andiamo avanti, abbiamo tante cose da fare, i dolori prima o poi passeranno”.

La vita e le convinzioni di Maria erano l’opposto della diffusa mentalità consumistica ed edonistica di molti suoi coetanei.

Maria ha cercato, nella vita di ogni giorno, la gioia della fede, formandosi quella coscienza cristiana che fa star bene con se stessi e fa vivere una vita terrena in sintonia con i doni per i quali Dio l’ha creata e… ce l’ha donata.

Il suo esempio è rivolto a tutti i giovani, perché possano crescere nella speranza e si lascino guidare da Dio fidandosi di Lui sempre!

(Tratto da “Aggancio”, rivista del Movimento Pro Sanctitate del 3/4/2014. Articolo di Enrica Padovano)

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