FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Il sorriso di Gesù

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/03/2018

Le Piccole Sorelle Discepole dell’Agnello sono una piccola comunità di consacrate, fondata a Buxeuil (in Francia) nel 1985, riconosciuta canonicamente nel 1990 ed eretta come istituto religioso di vita contemplativa dall’arcivescovo di Bourges, nel 1999.

Tale istituto religioso, (…) è stato seguito nei primi passi della propria esistenza dal celebre genetista francese, il servo di Dio Jérôme Lejeune (1926-1994), per il quale si è concluso nel 2012 il processo diocesano per la causa di beatificazione.

A vocazione contemplativa, si tratta della prima comunità in cui si offre alle giovani trisomiche (affette da sindrome di Down) la possibilità di realizzare la propria vocazione religiosa, sostenute da una minoranza di sorelle prive di tale anomalia cromosomica. Le religiose trascorrono la giornata adeguandosi al medesimo ritmo, condividendo gli impegni secondo le attitudini di ciascuna: lavori di tessitura, di filato, arazzi, scultura su legno, e così via.

Secondo le parole della superiora, la ragion d’essere di questo istituto religioso è di “consentire a quelle che si trovano ‘all’ultimo posto’ nel mondo di svolgere nella Chiesa il ruolo eccezionale di spose di Cristo, e di permettere a quelle di cui è disprezzata l’esistenza – al punto da essere in pericolo a causa della cultura della morte– di testimoniare attraverso la loro consacrazione il Vangelo della Vita”.

Le Piccole Sorelle Discepole dell’Agnello seguono la “piccola via” di santa Teresa del Bambino Gesù (1873-1897), con un marcato influsso tratto dalla Regola e dal carisma benedettino, particolarmente nel connubio dell’ora et labora.

La loro vita semplice è costituita di preghiera, lavoro e sacrificio. Insieme, le sorelle insegnano alle piccole sorelle portatrici di handicap i compiti manuali necessari al loro sviluppo, uniti all’adorazione eucaristica, all’Ufficio e alla recita del Rosario, con il loro proprio ritmo e secondo le loro capacità. Ogni giorno partecipano alla Messa e ricevono l’eucaristia, vivendo nel silenzio e nella preghiera e meditando la Sacra Scrittura.

Le Piccole Sorelle Discepole dell’Agnello ricevono fra loro le giovani ragazze toccate dallo spirito di povertà e devozione, pronte a offrire in sacrificio tutta la loro esistenza al servizio di Cristo nella persona delle loro sorelle trisomiche.

Fra le religiose che hanno fatto parte della comunità, merita una menzione particolare Sr. Rose Claire Lyon (1986-2013) – nota come “Sorriso di Gesù” –, giovane consacrata formatasi alla scuola di santa Teresina, che lei chiamava “la mia sorella maggiore”, che diceva di sé stessa di non volere essere “una santa notoria o visibile, una santa da calendario, ma una santa secondo il cuore di Gesù, dolce e umile”.

Scomparsa alla giovane età di 26 anni, “il messaggio di suor Rose Claire – secondo le parole di Dom Jean Pateau O.S.B., Padre Abate dell’abbazia di Fontgombault, pronunciate l’8 maggio 2013, durante le esequie della religiosa – è rinchiuso in una parola; e questo messaggio è: Gesù”.

Invitiamo i lettori a vedere (di seguito) un estratto del documentario Les yeux tournés vers l’aube, con la partecipazione delle religiose agli uffici monastici e un’intervista a Don Antoine Forgeot O.S.B., Padre Abate emerito di Fontgombault.

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(Fonte: http://romualdica.blogspot.it)

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Francesco ha cambiato il mio sguardo sul mondo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2015

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“Cara futura mamma, non avere paura”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/03/2014

Da quando ho iniziato il blog, il post più cliccato in assoluto è stato questo: “A 16 anni, parla quattro lingue, suona il violino, tiene conferenze, va a Messa: ‘doveva’ essere abortito perché Down

E’ stato letto, riletto, ritwittato, ribloggato, riportato in forum cristiani, agnostici, atei, pro-life, pro-choice (all’interno dei quali sono stato robustamente insultato ma questo è un altro discorso…) e questo sta a significare che i bimbi Down interpellano tutti da chi difende a chi attacca la vita. Si trattava di un caso particolarmente virtuoso, ma ci sono risposte anche per chi ha bimbi Down non particolarmente geniali come il ragazzo del post, risposte come questa che sta spopolando nella rete:

carafuturamammaIl 21 marzo è la giornata mondiale della sindrome di Down…

Il 9 febbraio una futura mamma, in un’e-mail scriveva:

“Aspetto un bambino.Ho scoperto che ha la sindrome di Down. Sono terrorizzata. Che razza di vita avrà mio figlio?”

OGGI LE RISPONDIAMO COSI’:

 “Cara futura mamma, non avere paura”

Traduzione in italiano delle risposte dei ragazzi Down.

<<Cara futura mamma,
non avere paura.
Tuo figlio,
sarà capace di fare un sacco di cose.
Potrà abbracciarti.
Potrà correre fino a te.
Potrà parlare e dirti che ti vuole bene.
Potrà andare a scuola,
come tutti.
Potrà imparare a scrivere.
Potrà scriverti, se un giorno sarà lontano.
Perché in effetti, potrà anche viaggiare.
Potrà aiutare suo padre a riparare la bicicletta.
Potrà lavorare e guadagnare il suo denaro.
E con quel denaro potrà invitarti fuori a cena,
o affittare un appartamento e andare a vivere da solo.
A volte sarà difficile.
Molto difficile.
Quasi impossibile.
Ma non è così per tutte le madri?
Cara futura mamma,
tuo figlio potrà essere felice,
come lo sono io.
E sarai felice anche tu.
Vero mamma?
Vero mamma?>>

LE PERSONE CON LA SINDROME DI DOWN POSSONO AVERE UNA VITA FELICE.

carafuturamamma2INSIEME POSSIAMO RENDERLO POSSIBILE.

21 MARZO 2014

GIORNATA MONDIALE DELLA SINDROME DI DOWN

Tutti hanno il diritto di essere felici.

#DearFutureMom

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Io non ho mai, mai, mai e poi mai pensato che Sarah fosse un ‘errore’

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/12/2013

Sarah Hanson è una bambina adorabile di nove anni. Si notano subito i suoi bei capelli castani, gli occhietti blu, il suo sorriso vispo. Di recente è stata nominata capoclasse della settimana nella sua scuola. Scrive la sua insegnante: Sarah dimostra ogni giorno di possedere i sei pilastri dell’onestà. E’ onesta, educata e compassionevole. Gioca secondo le regole e persevera ogni giorno facendo sempre del suo meglio. E’ davvero gradevole averla nella nostra classe.”

Sarah_01

La piccola Sarah in uno dei suoi sorrisi più dolci

Sarah ha la sindrome di Down. Alcuni bambini Down sono più vulnerabili di altri, a certe condizioni e malattie, ma dalla foto accattivante di Sarah, bella e felice, sebbene si veda che il suo corpo abbia passato sicuramente delle sfide, l’espressione del viso ci dice chiaramente che è stata tanto amata dai suoi genitori.

Quando Brenda era al sesto mese di gravidanza, le dissero che c’era qualcosa che non andava. La loro bambina era Down. Il medico non parlò mai di aborto e sia lei che il marito non avrebbero mai posto fine alla vita della loro bambina non ancora nata.

Sin dalla nascita, sembrava come se Sarah avesse tutte le infermità che comporta la sindrome di Down. A soli venti mesi, ad esempio, una serie di ictus l’evavano già resa tetraplegica.

La sindrome di Moyamoya, che le causava gli ictus, è una condizione genetica estremamente rara che però capita abbastanza spesso nelle persone affette dalla sindrome di Down. Sarah si è quindi dovuta sottoporre a un intervento salvavita, al cervello, affinché venisse correttamente irrorato di sangue.

Anche la leucemia è molto comune in alcuni bambini Down, e Sarah ha avuto anche questa malattia, ma è al suo secondo anno di remissione.

Brenda, la mamma di Sarah scrive:

“Sarah è Down ed idrocefala, ha malformazioni cardiache, problemi vascolari che le hanno provocato dei seri ictus che le provocano spasmi e difficoltà a svolgere molte attività autonomamente. Ha un sondino per nutrirsi e probabilmente userà i pannolini per tutta la vita. Ha una leucemia linfocitica ma…

Io non ho mai, mai, mai e poi mai pensato che Sarah fosse un ‘errore’.

I bambini con la sindrome di Down, proprio come gli altri bambini che crescono normalmente, hanno il potenziale per fare esperienza della vita. C’è uno scopo in tutto ciò. Questi bambini hanno la capacità di insegnarci le gioie dei ‘piccoli’ successi. Ci ricordano di essere grati per la nostra salute, per la vita e per le nostre capacità e che, basterebbe un incidente d’auto per essere come loro.

Sarah_03I bambini Down, inoltre, ci offrono la possibilità di diventare degli eroi.”

Non è che a Brenda e suo marito non sia costata fatica, o che le malattie di Sarah non abbiano comportato lotte fisiche, mentali, emozionali e spirituali. Tuttavia, in quanto genitori, Brenda e Mark, hanno colto l’opportunità di sperimentare la vita di Sarah come una benedizione, qualunque sia il tempo che sarah passerà con loro.

Sarah è una ragazzina che fa di tutto per dare il meglio di sé. In cambio, ha tirato fuori il meglio dalle persone che la circondano.

Emily, dieci anni, cuginetta di Sarah in un tema sui desideri da esprimere in occasione del Natale ha scritto:

Sarah_02“Se potessi esprimere un desiderio, vorrei che i dottori trovassero tutte le cure per le molte malattie di Sarah, così non dovrebbe andare tante volte in ospedale. Ha fatto un sacco di trasfusioni, ha malattie multiple e diverse disabilità. Mi auguro di essere io a trovare una cura per la sua leucemia! Lo vorrei fare perché è la complicazione più seria che lei sta affrontando in questo periodo. Sarah ha molte complicazioni ed è per questo che il mio desiderio è che i dottori scoprano una cura per lei!”

La vita di Sara, non importa quanto difficile o lunga, è piena e colma di senso. Scrive Brenda: “La sindrome di Sara e tutte le sue sfide mediche non sono che una spinta, per me in quanto madre, ad aiutarla sempre più a scoprire e a condividere il mondo.”

Il mondo ha solo da imparare da tutto ciò.

Tradotto da http://www.lifenews.com/2013/12/08/sarahs-story-not-an-error-but-our-child/

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A 16 anni, parla quattro lingue, suona il violino, tiene conferenze, va a Messa: ‘doveva’ essere abortito perché Down

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/10/2013

Ha 16 anni, parla inglese e spagnolo alla perfezione ma se la cava anche col francese e il latino. E’ un adolescente con un’incredibile capacità di suonare bene il violino e si è già esibito in concerti con orchestre sinfoniche. Tiene anche conferenze per gli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Emmanuel01Si chiama Emmaunel Joseph Bishop e guardando alla sua storia si può dire senza esagerare che è alcune spanne al di sopra degli adolescenti della sua età. Questo giovanotto talentuoso ha la sindrome di Down; in alcuni paesi la legge permette di abortirlo prima della nascita, solo perché Down.

La sua storia è così impressionante che sta girando il mondo attraverso i social network.

E’ difficile trovare un talento come quello di Emmanuel in giro per il mondo magari perché non li hanno lasciati nascere per il solo fatto di essere affetti dalla sindrome di Down; questo per il fatto di non avere i requisiti che la società occidentale afferma che si debbano avere, per essere degni di questa vita. E tutto questo protetti dalla legge.

Tuttavia, la storia di Emmanuel appare come una tempesta che distrugge tutti questi sofismi per giustificare l’aborto di decine di migliaia di bambini che non sono considerati adatti. Questo adolescente statunitense ha smontato tutti gli argomenti a favore dell’aborto dei Down, mostrando al mondo di cosa sia capace.

Un cattolico devoto.

Emmanuel è anche un cattolico molto devoto, lo afferma orgoglioso, facendo le sue preghiere anche in latino, dirigendo la preghiera del Rosario e altre preghiere comunitarie in molte occasioni.

Emmanuel02In questo senso, questo ragazzo, intende usare il dono che Dio gli ha fatto, per un fine più grande. I suoi sforzi sono per mostrare che i disabili sono uguali agli altri, che hanno i propri doni e abilità da mostrare al mondo. I definitiva, convincere il mondo che sono utili, proprio il contrario che quotidianamente il mondo insegna.

Un talento precoce.

Emmanuel è nato il 21 Dicembre del 1996 nella città statunitense di Grafton. Coominciò subito a sorprendere tutti: a due anni già cominciava a leggere e a tre era capace di leggere parole in francese.

A soli sei anni lesse il discorso di benvenuto dell’Associazione Nazionale Sindrome di Down, e lo fece in tre lingue per una platea di più di seicento persone. A questa età cominciò ad apprendere a suonare il violino, uno dei suoi maggiori interessi.

La vita di Emmanuel prosegue a questa velocità vertiginosa. A otto anni andava in bicicletta e vinceva medaglie alle paralimpiadi degli USA, gareggiando anche nel golf e nel nuoto in cui vinse medaglie nei 200 e 400 metri in stile libero.

Il violino, la sua arma, il suo scudo.

Un anno dopo faceva il chierichetto in parrocchia e l’anno successivo riceveva il sacramento della Cresima. Nel 2010 corona un altro suo sogno, suonando alla Giornata Mondiale per la Sindrome di Down in Turchia, insieme a un’orchestra sinfonicaA 12 anni suona il violino inun recital inIrlanda in occasione del Decimo Congresso Mondiale della Sindrome di Down.

Emmanuel03

Il suo obbiettivo: aiutare altri bambini.

Emmanuel è stato educato da genitori che non hanno mai dubitato delle sue capacità. Con sforzo e perseveranza questo ragazzo ha potuto superare la sua disabilità.

Nelle sue presentazioni parla della sua vita di adolescente con Sindrome di Down, che ha interesi, che ama gli sport, la musica, che nuota, che va in bicicletta.

I suoi obbiettivi si riassumono in quattro punti:

  1. Evidenziare le competenze, talenti, doni e le potenzialità dei bambini con questa disabilità.
  2. Contrastare le basse aspettative nella sindrome di Down.
  3. Dimostrare che la gioia di vivere non si oppone a queste persone.
  4. Attenuare la prevalenza di tutto ciò detto o scritto sulla sindrome di Down proviene principalmente da persone senza questa disabilità.

Un esempio per tutti.

A Dicembre 2012, a Houston, in occasione della riunione annuale della trisomia 21, Emmanuel sorprende tutti raccontando le sue avventure e viaggi intorno al mondo, i loro studi e anche del suo violino. Parla anche un po’ in francese e delle opere d’arte che aveva visitato durante il suo soggiorno a Parigi. Risponde alle domande sulla sua vita e di dubbi che altre persone possono avere.

La sua formazione in casa ha dimostrato l’importanza dell’alfabetizzazione precoce.

La sua testimonianza, più per la sua capacità di superamento che per le sue abilità concrete, è uno stimolo e un impulso per molti bambini con Sindrome di Down e le loro famiglie. Non sono sole e sono utili molto più di quanto possano immaginare.

[Tradotto da: http://www.religionenlibertad.com/articulo.asp?idarticulo=31458%5D

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“Mi chiamo Antonio Oriente, sono un ginecologo e, fino a qualche anno fa, io, con queste mani, uccidevo i figli degli altri”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/08/2013

antonio_oriente_01

Dott. Antonio oriente. Ginecologo per la vita

In principio fu Bernard Nathanson. Parliamo del famoso ginecologo statunitense che al suo attivo collezionò circa 75.000 aborti, fino a quando si rese conto dell’“umanità” del feto e fece un vero cammino di conversione che lo portò a scrivere il libro The hand of God (“La mano di Dio”). Da quel momento in poi, il suo lavoro è divenuto totalmente a favore della vita nascente.

Ma “la mano di Dio” continua ad operare in ogni continente, e anche in Italia, abbiamo il nostro Nathanson: è il dottor Antonio Oriente. Anche lui, come Nathanson, viveva la sua quotidianità praticando aborti di routine.

Abbiamo ascoltato la sua testimonianza nel corso di un convegno dell’AIGOC. Sì, perché lui oggi è il vicepresidente e uno dei fondatori di questa Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici… Praticamente una totale inversione di tendenza, rispetto al modo precedente di vivere la sua professione.

La sua testimonianza inizia così: “Mi chiamo Antonio Oriente, sono un ginecologo e, fino a qualche anno fa, io, con queste mani, uccidevo i figli degli altri”.

Gelo. Silenzio. La frase pronunciata è secca, senza esitazione, lucida. La verità senza falsi pietismi, con la tipica netta crudezza e semplicità di chi ha capito e già pagato il conto. Di chi ha avuto il tempo di chiedere perdono.

Due cose colpiscono di questa frase e sono due enormi verità: la parola “uccidevo”, che svela l’inganno del termine interruzione volontaria, e la parola “figli”. Non embrioni, non grumi di cellule, ma figli. Semplicemente. E questa sua pratica quotidiana dell’aborto, il dottor Oriente la riteneva una forma di assistenza alle persone che avevano un “problema”.

antonio_oriente_02“Venivano nel mio studio – racconta – e mi dicevano: Dottore, ho avuto una scappatella con una ragazzetta… io non voglio lasciare la mia famiglia, amo mia moglie. Ma ora questa ragazza è incinta. Mi aiuti… Ed io lo aiutavo. Oppure arrivava la ragazzina: Dottore, è stato il mio primo rapporto… non è il ragazzo da sposare, è stato un rapporto occasionale. Mio padre mi ammazza: mi aiuti!”. Ed io la aiutavo. Non pensavo di sbagliare”.

Ma la vita continuava a presentare il conto: lui, ginecologo, i bambini li faceva anche nascere. Sua moglie pediatra i bambini degli altri li curava. Ma non riuscivano ad avere figli propri. Una sterilità immotivata ed insidiosa era la risposta alla sua vita quotidiana. “Mia moglie è sempre stata una donna di Dio. È grazie a lei e alla sua preghiera se qualcosa è cambiato. Per lei non avere figli era una sofferenza immensa, enorme. Ogni sera che tornavo la trovavo triste e depressa. Non ne potevo più.

Dopo anni di questo calvario, una sera come tante, non avevo proprio il coraggio di tornare a casa. Disperato, piegai il capo sulla mia scrivania e cominciai a piangere come un bambino”.

antonio_oriente_03E lì, la mano di Dio si fa presente in una coppia che il dottor Oriente segue da tempo. Vedono le luci accese nello studio, temono un malore e salgono. Trovano il dottore in quello stato che lui definisce “pietoso” e lui per la prima volta apre il suo cuore a due persone che erano solo dei pazienti, praticamente quasi degli sconosciuti. Gli dicono: “Dottore, noi non abbiamo una soluzione al suo problema. Abbiamo però da presentarle una persona che può dargli un senso: Gesù Cristo”. E lo invitano ad un incontro di preghiera. Che lui dribbla abilmente.

Passano dei giorni ed una sera, sempre incerto se tornare a casa o meno, decide di avviarsi a piedi e, nel passare sotto un edificio, rimane attratto da una musica. Entra, si trova in una sala dove alcune persone (guarda caso il gruppo di preghiera della coppia che lo aveva invitato) stanno cantando. Nel giro di poco tempo, si ritrova in ginocchio a piangere e riceve rivelazione sulla propria vita: “Come posso io chiedere un figlio al Signore, quando uccido quelli degli altri?”.

antonio_oriente_04Preso da un fervore improvviso, prende un pezzo di carta e scrive il suo testamento spirituale: “Mai più morte, fino alla morte”. Poi chiama il suo “Amico” e glielo consegna, ammonendolo di vegliare sulla sua costanza e fede. Passano le settimane e il dottor Oriente comincia a vivere in modo diverso. Comincia anche a collezionare rogne, soprattutto tra i colleghi nel suo ambiente. In certi casi il “non fare” diventa un problema: professionale, economico, di immagine.

Una sera torna a casa e trova la moglie che vomita in continuazione. Pensa a qualche indigestione ma nei giorni seguenti il malessere continua. Invita allora la moglie a fare un test di gravidanza ma lei si rifiuta con veemenza. Troppi erano i mesi in cui lei, silenziosamente, li faceva quei test e quante coltellate nel vedere che erano sempre negativi… Ma dopo un mese di questi malesseri, lui la costringe a fare un esame del sangue, che rivela la presenza del BetaHCG: sono in attesa di un bambino!

Sono passati degli anni. I due bambini che la famiglia Oriente ha ricevuto in dono, oggi sono ragazzi. La vita di questo medico è totalmente cambiata. È meno ricco, meno famoso, una mosca bianca in un ambiente dove l’aborto è ancora considerato “una forma di aiuto” a chi, a causa di una vita sregolata o di un inganno, vi ricorre. Ma lui si sente ricco, profondamente ricco. Della gioia familiare, dei suoi valori, dell’amore di Dio, quella mano che lo carezza ogni giorno facendolo sentire degno di essere un “Suo figlio”.

[Fonte: L’Ottimista, 16 Novembre 2010]

Guarda qui una breve intervista al Dott- Oriente durante la marcia per la vita del 12 Maggio 2013 a Roma

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Aspetti un bambino?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/08/2013

Tu che vivi la maternità inaspettata nella solitudine, come un evento drammatico, e ne senti tutto il peso…

Tu che nel futuro intravvedi solo incertezze e pensi di rifiutare chi porti in grembo…

Tu che sei stata lasciata sola a decidere e programmare il futuro per te e per la vita che porti in grembo…

Tu che senti il peso di minacce altrui e stai per cedere alle loro sollecitazioni…

Tu che pensi di essere troppo giovane e impreparata per accogliere una nuova vita…

Tu che ritieni che una nuova maternità porterà disagi e povertà alla tua famiglia…

Tu che hai detto di no alla vita che fioriva nel tuo grembo e vivi nel rimorso dei tuo rifiuto

VIENI AL CAV E TROVERAI SOSTEGNO, AIUTO, COMPRENSIONE.

CAV01

CAV02

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Una consacrata speciale con un’ala in più…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 24/07/2013

Cristina Acquistapace, consacrata dell’Ordo Virginorum, racconta la sua profonda esperienza vocazionale.

Sono stata cresciuta dai miei genitori non come se fossi normale ma come una figlia.

Ho avuto la fortuna di andare in terra di missione (…) Ho sperimentato la più grande gioia che una persona possa sperimentare. Ho sperimentato la gioia della vocazione.

Mamma, tu hai capito che io devo vivere la mia vita e non la tua? Quando Dio chiama, le mezze misure non servono.

I tempi non erano ancora maturi per la Chiesa degli uomini (…) non è stato molto facile.

La vocazione è qualcosa di unico, di personale e di… intimo (…) ma bisogna saperla vivere in mezzo alle altre persone.

Se hai seminato amore raccogli amore. Se hai seminato vento raccogli bufere. L’inferno e il Paradiso, è l’uomo che se lo decide, usando bene o male la libertà che il Signore gli ha donato.

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“Mamma io sono fortunata a essere nata nel ’72 perché se nascevo oggi l’amniocentesi mi fregava…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 03/10/2012

L’irresistibile apparizione di Cristina Acquistapace in una puntata di “A sua immagine” del 10 Gennaio 2009.

Mamma io sono fortunata a essere nata nel ’72 perché se nascevo oggi nel 2000 l’amniocentesi mi fregava…

Io sono felicissima di essere nata e ringrazio i miei genitori che mi hanno fatto nascere

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