FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘famiglia naturale’

Un fatto non solo umano

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2019

Ogni mattina condivido con gioia il pensierino quotidiano di Mons. Pierino Galeone, fondatore dell’istituto secolare del Servi della Sofferenza.

Il pensierino di oggi era troppo lungo per stare in un unico tweet; ho pensato allora di condividerlo qui nel blog perché vale la pena rifletterci su.

«Lo sbaglio più grave del mondo contemporaneo è ritenere il matrimonio solo un fatto umano, non ricordando che proprio Dio ha fatto l’uomo e la donna con il comando di procreare, di crescere e moltiplicarsi; inoltre ha dato il soffio di vita eterna al bimbo che nasce e infine ha elevato il matrimonio a sacramento, segno efficace di grazia soprannaturale.»

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“Se Dio è con noi siamo la maggioranza!” (*)

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/08/2015

Capite perché allora noi difendiamo la famiglia?

Capite perché la Chiesa difende la famiglia?

Capite perché è importante la famiglia?

La famiglia l’ha inventata Dio, non l’abbiamo inventata noi.

E chi può capire più di Dio? Chi può mettersi al posto di Dio?

Vi racconto una confidenza che ho ricevuto dal Cardinale Francis George, Arcivescovo di Chicago: “Penso di morire nel mio letto ma il mio successore ho paura che morirà in prigione, e il successore ancora ho paura che morirà fucilato”. Io chiesi: “Eminenza, e perché?” – “Sa perché? Perché noi difendiamo la famiglia. Perché diciamo che la famiglia è fatta da un uomo e da una donna e la vita deve nascere da un padre e da una madre, saremo perseguitati per questo.

Ma non dobbiamo aver paura, il Signore è con noi.

E don Bosco (*) un giorno disse: “Se Dio è con noi siamo la maggioranza!”

[Cardinale Angelo Comastri alla Convocazione del Rinnovamento nello Spirito domenica 5 luglio 2015]

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“Il più forte sarà sempre chi mette le mani giunte”…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/10/2014

happy-family-praying-together-01…diceva Kierkegaard. Ecco perché sarebbe da incoscienti escludere la preghiera dall’educazione dei nostri figli.

Sulla preghiera girano tanti pregiudizi che la mettono in pessima luce.

Alcuni pensano che sia un gargarismo di parola, altri un guasto senile. I più raffinati la considerano un trucco psicologico, la maggioranza sostiene che sia la cosa più noiosa al mondo!

I genitori ‘egregi’ (fuori dal gregge), invece, si AGGRAPPANO alla preghiera perché hanno sperimentato (sta qui la forza della loro argomentazione!) che la preghiera è una forza che ha il potere di risolvere crisi di nervi, momenti di depressione, noie, malumori

Questa loro esperienza diretta li porta a dar ragione al grande filosofo danese Soeren Kierkegaard il quale non aveva dubbi: “Il più forte sarà sempre chi mette le mani giunte”.

I genitori-salmoni non solo si aggrappano alla preghiera ma la difendono anche, con la forza!

happy-family-praying-together-02La difendono perché la preghiera è una grande riserva di valori pedagogici.

La preghiera ricorda che esiste il ‘grazie!’ (pregare non è chiedere l’elemosina a Dio, è, soprattutto, ringraziarlo).

La preghiera tiene desta la meraviglia (pregare è stupirci, complimentarci con Dio).

La preghiera dilata l’io (pregare è aprire le persiane: se non si fa bontà, è segno che c’è qualcosa che non va!).

La preghiera cura, guarisce, tonifica (il grande protagonista dell’indipendenza indiana Gandhi, ha confidato: “Più volte sarei diventato pazzo se non avessi avuto la preghiera!”).

Ecco quattro preziosi doni che ci vengono dalla preghiera!

  1. Sarebbe da incoscienti escluderla dall’educazione! I genitori-salmoni non sono incoscienti! Sono sapienti: per questo riservano al verbo pregare un capitolo importante della loro arte di educare. Sanno che, fin dalla prima infanzia, si può educare alle mani giunte e conoscono bene alcune strategie.
  2. Accettano il modo di pregare del bambino perché non associ mai ‘preghiera’ e ‘noia’. Sarebbe rovinare tutto! Accettano quindi che il bambino preghi con tutto se stesso, anima e corpo (che allunghi le braccia, che alzi le mani, che mandi un bacio…); accettano che le sue preghiere siano semplici (‘Grazie, Gesù, perché oggi ho visto due farfalle!’…); accettano che abbiamo un’attenzione lunga quanto un francobollo e che quindi non possa pregare a lungo…
  3. Qualche volta portano il piccolo nella chiesa silenziosa e grande, gli sussurrano una preghiera brevissima, gli fanno accendere un cero alla Madonna (tutte esperienze che hanno per il bambino il fascino del mistero e gli fanno intuire la trascendenza: l’esistenza, cioè, di realtà che superano la nostra capacità mentale).
  4. Alcuni genitori sono così convinti dell’importanza delle mani giunte che allestiscono nella loro casa un bel ‘punto-preghiera’, ove andare per fermarsi, raccogliersi, parlare con Dio.

happy-family-praying-together-03Soprattutto, per educare alla preghiera, padre e madre si fanno sorprendere a pregare dai figli!

E’ impossibile, infatti, che un piccolo, vedendo papà e mamma che stanno pregando raccolti, attenti, concentrati, non venga contagiato e si metta, lui pure, a pregare.

Allora la scena diventa stupenda:

una famiglia unita nella preghiera…

Una famiglia in pace…

Una famiglia intelligente: ha capito che chi prega cresce più in fretta; ha capito che per innalzarsi, l’uomo deve inginocchiarsi!

(Tratto da “La pedagogia controcorrente dei genitori salmoni di padre Pino Pellegrino, Astegiano Editore, pagg.114-116)

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A un certo punto ho risposto “si”…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/07/2014

Un racconto dedicato a chi sta pensando al il divorzio…

Mentre mia moglie mi serviva la cena, mi feci coraggio e le dissi: “Voglio il divorzio”.

Vidi il dolore nei suoi occhi, ma chiese dolcemente: “Perché?”.

Non risposi e lei pianse tutta la notte. Mi sentivo in colpa, per cui sottoscrissi nell’atto di separazione che a lei restassero la casa, l’auto e il trenta per cento del nostro negozio.

sposi01Lei quando vide l’atto lo strappò in mille pezzi e mi presentò le condizioni per accettare.

Voleva soltanto un mese di preavviso, quel mese che stava per cominciare l’indomani: “Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi portasti nella nostra camera da letto per la prima volta. In questo mese ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa”. Pensai che avesse perso il cervello ma acconsentii.

Quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo: “Grande papà, ha preso la mamma in braccio!”

Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati. Lei si appoggiò al mio petto e sentii il suo profumo sulmio maglione. Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo. Mi resi conto che non era più così giovane, qualche ruga, qualche capello bianco.

Il quarto giorno, prendendola in braccio come ogni mattina, avvertii che l’intimità stava tornando tra noi: questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio.

Nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre di più. Ogni giorno era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente.

Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, ogni giorno che passava la sentivo più leggera. Mi resi conto che era dimagrita tanto.

L’ultimo giorno, nostro figlio entrò improvvisamente nella nostra stanza e disse: “Papà, è arrivato il momento di portare la mamma in braccio”. Per lui era diventato un momento basilare della sua vita.

Mia moglie lo abbracciò forte e io girai la testa, ma dentro sentii un brivido che cambiò il mio modo di vedere il divorzio. Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava a essere per me come la prima volta che la portai a casa quando ci sposammo… La abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata… Mi venne da piangere!

Mi fermai in un negozio di fiori. Comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: “Cosa scriviamo nel biglietto?”. Le dissi: “Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché morte non ci separi”.

Dag Hammarskjold

Dag Hammarskjöld, diplomatico svedese, segretario generale dell’ONU dal 1953 al 1961

Arrivai di corsa a casa e, con il sorriso sulla bocca, ma mi dissero che mia moglie era all’ospedale in coma. Stava lottando contro il cancro ed io non me ne ero accorto.

Sapeva che stava per morire e per questo mi aveva chiesto un mese di tempo, un mese perché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre.

“Non so chi o che cosa abbia posto la domanda.

Non so quando sia stata formulata.

Eppure a un certo punto ho risposto “si” a qualcuno o a qualcosa.

A partire da quel momento ho avuto la certezza che la vita aveva un senso.

(Un racconto di Dag Hammarskjöld, diplomatico svedese, segretario generale dell’ONU dal 1953 al 1961)

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Ed ecco a voi: il capitolo 14!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/06/2014

mario_01Poco più di tre settimane fa postavo nel blog il secondo capitolo del libro di Mario Adinolfi “Voglio la Mamma”, da lui ripubblicato gratis su Facebook e censurato dal famoso social network.

La censura si ripete ma questa volta in maniera più grave arrivando a bloccare la pagina e il profilo personale del giornalista.

Come segno di solidarietà nei confronti di Mario Adinolfi e, in comunione con altri blogger, ripubblichiamo il capitolo 14 di “Voglio la Mamma”.

Come già scritto ribadiamo che su altri argomenti – argomenti diversi da quelli trattati nel capitolo due censurato da Facebook – la pensiamo diversamente ma, dato che non ci piace la censura (che il blog Fermenti Cattolici Vivi ha subìto quando si scriveva su argomenti prolife), in segno di stima nei confronti di Adinolfi e di libertà nei confronti di Facebook, premesso il massimo rispetto verso le persone di qualunque orientamento sessuale…

Riecco a voi: IL CAPITOLO QUATTORDICI!

Voglio la Mamma – di Mario Adinolfi

Capitolo XIV

I 20 punti

Giunti verso la fine di questa strada compiuta insieme, credo sia necessario racchiudere quel che si è provato a dire in venti punti che rappresentano principi irrinunciabili che ritengo non solo non debbano essere negoziabili, ma necessitino un’attività di proselitismo per ricondurre il dibattito intellettuale e politico sui temi tabù che abbiamo affrontato dentro i confini di una razionalità condivisa, lontano dall’impazzimento modaiolo che sembra avere la meglio in questa fase.

capitolodue_00

FACEBOOK? NON MI PIACE! 😉

1. Non esiste l’individuo, esiste la persona, dunque l’individuo in relazione con altri individui. La relazione primigenia, archetipica e intangibile, è quella tra madre e figlio. Negarla è negare la radice dell’essere umano.

2. La libertà individuale è un totem che non necessita di tutele e non genera diritti. Al contrario, la libertà personale, dunque la libertà degli individui in relazione con gli altri, è preziosa e va ampliata senza che nuovi diritti ledano però l’essere umano in radice.

3. La libertà personale da tutelare in via prioritaria è quella dei soggetti più deboli: bambini, malati, anziani.

4. Il primo diritto è il diritto a vivere.

5. Non esiste un diritto all’aborto, esiste un diritto alla nascita. L’aborto è sempre una tragedia e un fallimento, come tale va trattato e con ogni sforzo possibile evitato.

6. I diritti prioritari da tutelare sono quelli della libertà personale, dunque relazionale, per eccellenza: i diritti della famiglia.

7. Non esistono le famiglie, esiste la famiglia: cellula base del tessuto sociale, composta da un nucleo affettivo stabile aperto in potenza alla procreazione. In natura la procreazione avviene con l’unione di un uomo e di una donna. E’ questa la base di un nucleo familiare propriamente detto.

8. L’omosessualità è una tendenza sessuale ovviamente legittima, i cui legami affettivi stabili possono essere tutelati da istituti giuridici, ma nettamente distinti dal matrimonio.

capitolodue_019. La rottura della sacralità e dell’unicità dell’istituto matrimoniale come unione di un uomo e di una donna, porta inevitabilmente e logicamente alla estensione dell’istituto stesso ad ogni forma di legame affettivo stabile. La legittimazione di poligamia, poliandria, unioni a sette, otto, dieci o venti persone, sarebbe dietro l’angolo con conseguenze letali per il tessuto sociale e la stabilità finanziaria degli Stati.

10. Non esiste l’omogenitorialità. Non esiste la genitorialità. Esistono la maternità e la paternità.

11. Negare a un bambino il diritto ad avere una madre e un padre, sostituendoli con il “genitore 1″ e “genitore 2″, è una forma estrema di violenza su un soggetto debole.

12. La sfera sessuale di un minore è intangibile e sono intollerabili le norme che prevedono la non procedibilità d’ufficio contro le persone che hanno rapporti sessuali con bambini di dieci anni e assumono per libero il consenso all’atto sessuale di ragazzini di quattordici anni.

13. Il turismo sessuale degli occidentali avente per oggetto in particolare le minorenni e i minorenni asiatici, è una violenza orrenda che merita il peggiore stigma sociale.

14. La variazione dell’identità sessuale di una persona dovrebbe essere prevista in casi del tutto eccezionali. Il mercimonio del corpo di una persona spesso in una finta fase di transizione da un’identità sessuale all’altra, grazie alla quale si ottiene maggiore attenzione e successo nel mercato della prostituzione, è un’attitudine che va combattuta.

15. La compravendita del corpo femminile, nella forma estrema della compravendita della maternità e dell’orrendo “affitto” dell’utero, che fa leva sullo stato di bisogno della donna per toglierle anche l’elemento più intimo della propria identità sessuale, va vietato da ogni normativa.

16. Tra due gay ricchi che fanno strappare dal seno della madre il neonato appena partorito per far finta di essere madre e padre, e il neonato così platealmente violato fin dai suoi primi istanti di vita, chiunque non abbia un bidet al posto del cuore sta con il neonato. E con sua madre.

17. L’eutanasia infantile è una procedura nazista e il protocollo di Groningen è un documento fondativo di una nuova pericolosa eugenetica discriminatoria e razzista.

18. Le diagnosi prenatali hanno fatto crollare nei paesi Occidentali le nascite di albini, affetti da sindrome di Down e da altre alterazioni cromosomiche. E’ intollerabile questa strage di persone affette da minime disabilità.

19. La morte non è mai “dolce”. L’instaurazione di norme che prevedano l’eliminazione delle persone in condizione di difficoltà grave fisica o psichica, secondo il labile e mutevole principio che la loro sarebbe una “vita non degna di essere vissuta”, apre la strada all’inferno.

20. Al centro della difesa della vita e della persona c’è la donna. Il futuro della razza umana ha le forme di una madre. Così è, così è sempre stato, così sempre sarà.

***

Su Facebook si sta ricreando la comunità Rivoglio la mamma
https://www.facebook.com/rivogliolamamma?fref=ts

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E Dio creò il padre

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/03/2014

padri01In questi tempi in cui la paternità è sempre più messa in disussione, mi capita sempre più spesso di essere colpito da libri, scritti, blog, che ne parlano, come queste due pagine del libro “C’è Qualcuno lassù?” di Bruno Ferrero.

<<Quando il buon Dio decise di creare il padre, cominciò con una stuttura piuttosto alta e robusta.

Allora un angelo che era lì vicino gli chiese: “Ma che razza di padre è questo? Se i bambini li farai alti come un soldo di cacio, perché hai fatto il padre cosìgrande? Non potrà giocare con le biglie senza mettersi in ginocchio, rimboccare le coperte al suo bambino senza chinarsi e nemmeno baciarlo senza quasi piegarsi in due!”.

Dio sorrise e rispose: “E’ vero, ma se lo faccio piccolo come un bambino, i bambini non avranno nessuno su cui alzare lo sguardo”.

Quando poi fece le mani del padre, Dio le modellò abbastanza grandi e muscolose.

L’angelo scosse la testa e disse: “Ma… mani così grandi non possono aprire e chiudere spille da balia, abbottonare e sbottonare bottoncini e nemmeno legare treccine o togliere la scheggia da un dito”.

Dio sorrise e disse: “Lo so, ma sono abbastanza grandi per contenere tutto quello che c’è nelle tasche di un bambino e abbastanza piccole per poter stringere nel palmo il suo visetto”.

padri02Dio stava creando i due più grossi piedi che si fossero mai visti, quando l’angelo sbottò: “Non è giusto. Credi davvero che queste due barcacce riuscirebbero a saltar fuori dal letto la mattina presto quando il bebé piange? O a passare fra un nugolo di bambini che giocano senza schiacciarne per lo meno due?”.

Dio sorrise e rispose: “Sta’ tranquillo, andranno benissimo. Vedrai: serviranno a tenere in bilico un bambino che vuol giocare a cavalluccio o a scacciare i topi nella casa di campagna oppure a sfoggiare scarpe che non andrebbero bene a nessun altro”.

Dio lavorò tutta la notte, dando al padre poche parole ma una voce ferma e autorevole, occhi che vedevano tutto, eppure rimanevano calmi e tolleranti.

Infine, dopo essere rimasto un po’ sovrappensiero, aggiunse un ultimo tocco: le lacrime. Poi si volse all’angelo e domandò: “E adesso sei convinto che un padre possa amare quanto una madre?”>>

(Erma Bombeck)

padri03

Degli studenti universitari ebbero come compito per il fine settimana un lungo caloroso abbraccio al loro papà.

“Non posso farlo” protestò uno, “mio padre morirebbe”.

E poi disse un altro, “mio padre sa che lo amo”.

“Allora è facile” replicò il professore. “Perché non lo fai?”.

Il lunedì seguente tutti parlavano, sorpresi, di come fosse stata soddisfacente l’esperienza.

“Mio padre si è messo a piangere!” diceva uno.

E un altro: “Strano. Mio padre mi ha ringraziato”.

[Fonte: “C’è Qualcuno lassù? Piccole storie dell’anima”- ELLEDICI – Pag 37 e 39]

…con un pensiero speciale al mio, di padre…

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Testimonianza eroica di genitori normali: i servi di Dio Rosetta e Giovanni Gheddo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/02/2014

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_01Padre Piero Gheddo, missionario del PIME, racconta i genitori, i servi di Dio Rosetta e Giovanni Gheddo.

“Rosetta Franzi era nata nel 1902 a Crova (Vercelli) e aveva sposato nel 1928 Giovanni Gheddo, nato nel 1900 a Viancino (Vercelli). Col matrimonio sono venuti a Tranzano dove siamo nati noi figli. Nel 1929 sono nato io, nel 1930 Francesco, Nel 1931 Mario, nel 1933 la mamma ha avuto un aborto spontaneo e nel 1934 doveva partorire due gemelli. Invece è morta di parto, di polmonite e di setticemia, lei con i due gemellini, il 26 ottobre 1934.”

Rosetta Franzi veniva da una bella famiglia, seconda di quattro figlie. Si era diplomata insegnante elementare e ha speso la sua breve vita in famiglia, nel servizio alla parrocchia e nella cura dei bambini, lasciando un forte ricordo di santità.

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_02Giovanni Gheddo era geometra e aveva fatto il militare negli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale, esercitando poi a Tronzano la sua professione. Anche lui veniva da un’ottima famiglia. Era un militante di Azione Cattolica: uomo autorevole, saggio e buono, in paese era chiamato per portare la pace in famiglie divise o quando c’erano liti e dissensi.

“Dopo la morte di mamma Rosetta, la nostra famiglia si ricompose con papà, nonna Anna e le sue figlie, zia Luigia e zia Adelaide: si pregava assieme, c’era una bella unità tra i numerosi parenti e tanti buoni esempi.

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_03Papà Giovanni è andato in guerra nel 1941, mentre come vedovo e padre di tre minorenni avrebbe dovuto esserne dispensato: era una punizione per la sua militanza nell’Azione Cattolica e per non aver mai voluto iscriversi al Partito Fascista, a quel tempo atto obbligatorio per uno in età di lavoro e in vista come lui.

A Tronzano era presidente dell’Azione Cattolica, economo delle opere parrocchiali, la casa di riposo per anziani e l’asilo infantile, geometra eletto dagli agricoltori come direttore ed economo dei “Distretto irriguo Ovest Sesia” (il fiume Sesia) di Tronzano, per la distribuzione delle acque del canale Cavour nelle risaie.

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_04

Padre Piero Gheddo, missionario del PIME, figlio di Rosetta e Giovanni

Dalla Russia papà ha sctritto delle lettere che testimoniano la sua fede e santità di vita. E’ morto in URSS con un atto di eroismo che ricorda quello di San Massimiliano Kolbe. Era capitano d’artiglieria nella divisione Cosseria in prima linea sul fiume Don, e nella sua postazione c’era un ospedaletto da campo con 35 feriti intrasportabili. Quando i russi sfondano le linee italiane il 17 dicembre 1942 (a 35 gradi sotto sero!) l’alto comando ordina la ritirata.

Con i feriti gravi doveva rimanere l’ufficiale più giovane, il sottotenente Mino Pretti di Vercelli. Papà gli dice: “Tu sei giovane e devi farti una vita. Io ho i miei figli in buone mani. Scappa che rimango io”. Pretti a guerra finita, è venuto a Tronzano a ringraziare: vostro papà mi ha salvato la vita“.

Rosetta_e_Giovanni_Gheddo_05Rosetta e Giovanni sono morti giovani, 31 anni e pochi mesi lei, 42 anni lui! (…) Una vita ordinaria vissuta con intensità: in pochi anni hanno lasciato una forte traccia di bontà e santità in chi li ha conosciuti. (…) Nella loro vita non c’è nessun fatto straordinario, visioni, miracoli. Potrebbe essere la storia di un matrimonio qualsiasi, ma era profondamente diversa. Hanno dimostrato che la santità è vivere il Vangelo in ogni situazione, tra gioie e sofferenze, anche nei momenti più tragici. (…)

La santità di Rosetta e Giovanni era autentica perché non li chiudeva in se stessi ma li apriva al prossimo, specie ai più poveri. Giovanni (…) era chiamato anche “il geometra dei poveri”, perché faceva gratis o per poco le sue prestazioni per i poveri e a tutti chiedeva il giusto.

Mons. Masseroni ha scritto di loro: “Considero la ‘straordinaria ordinarietà’ dell’avventura umana e cristiana dei genitori Gheddo come un dono singolare per gli uomini e le donne di questo tempo; un esempio di vita evangelica possibile a tutti, una testimonianza incoraggiante soprattutto per tanti genitori in affanno di fronte alle violente aggressioni di una cultura attraversata dai venti contro la famiglia: “IN UN’EPOCA DI CRISI, O MEGLIO, NEL CUORE DI UNA CRISI EPOCALE, NON E’ PERMESSO AI CRISTIANI DI ESSERE TIEPIDI. I CRISTIANI NON HANNO ALTRO COMPITO CHE LA SANTITA'” (Simone Weil)”.

(Fonte: Aggancio, n. 7, 8/2013)

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