FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘Famiglia’

Un fatto non solo umano

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2019

Ogni mattina condivido con gioia il pensierino quotidiano di Mons. Pierino Galeone, fondatore dell’istituto secolare del Servi della Sofferenza.

Il pensierino di oggi era troppo lungo per stare in un unico tweet; ho pensato allora di condividerlo qui nel blog perché vale la pena rifletterci su.

«Lo sbaglio più grave del mondo contemporaneo è ritenere il matrimonio solo un fatto umano, non ricordando che proprio Dio ha fatto l’uomo e la donna con il comando di procreare, di crescere e moltiplicarsi; inoltre ha dato il soffio di vita eterna al bimbo che nasce e infine ha elevato il matrimonio a sacramento, segno efficace di grazia soprannaturale.»

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«Lo spilungone innamorato»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/04/2019

Una scena dolcissima. Un ragazzo, alto, capelli lunghi e biondi, tiene la mano agganciata a quella della sua ragazza. Avanzano dondolandosi, quasi danzando. Scherzano, si fanno le coccole. Ogni tanto si fermano, si guardano negli occhi, si abbracciano. Poi riprendono a saltellare, a correre, a rincorrersi. A fare girotondi. C’è poco da fare, le persone innamorate fanno più bello il mondo. Guardo meglio, mi sembra di riconoscere il giovanotto. E’ lui, è proprio lui, Alberto. Il mio Alberto.

La mente allora inizia a galoppare, va indietro nel tempo. Era una mattina di primavera, bella e luminosa. Me ne stavo seduto sul sagrato di una chiesa ad aspettare un amico. Una donna che non conoscevo, passando, mi salutò con cordialità. Fece pochi passi, poi ritornò indietro: «Padre, mi scusi – disse – sento il dovere di dirle una cosa importante. Sara, la figlia di un’amica è rimasta incinta. Il fidanzato, appena saputo la notizia, ha messo le ali e non si è fatto più vedere. Sara ha deciso di abortire. Se può, cerchi di aiutarla». Annotai nome e indirizzo.

Un’ora dopo bussai alla porta di Sara. Mi presentai, ma mi accorsi che sia lei che la sua famiglia mi conoscevano già. Spiegai loro il motivo della mia visita. Rimasero meravigliati ma accettarono di parlare. Sara era distrutta. Un mare di lacrime e di amarezza. All’improvviso le era caduto il mondo addosso. Portava in grembo un figlio, suo figlio, che avrebbe potuto essere la sua gioia ma che adesso rappresentava il suo tormento. Non era facile per lei accettare quella gravidanza inaspettata. Michele, il fidanzato, aveva fatto perdere le sue tracce e lei era tanto giovane.

“Come faccio, padre? Se ci fosse anche lui sarebbe diverso, insieme avremmo affrontato i problemi, ma da sola come faccio?” Povera figlia, aveva ragione da vendere. Non è facile a 20 anni diventare mamma senza il sostegno di chi, fino al giorno prima, giurava di amarti. “Hai ragione, Sara; ricordati però che noi ci siamo e non ti abbandoneremo. Se avrai il coraggio di far nascere il bambino che porti in grembo, ti assicuro che non te ne pentirai. Fidati. La vita è troppo bella, unica, preziosa per gettarla via. Con il tempo le cose cambieranno, solo se decidi di abortire non potrai più tornare indietro”.

Sara passava da uno stato d’animo a un altro alla velocità del lampo. A momenti di ansia e depressione ne alternava altri di speranza e di fede. Mille dubbi le schiacciavano il cuore. La paura era tanta. Povera ragazza. Aveva riposto fiducia nel suo Michele, gli aveva concesso tutto, e lui, nel momento più delicato, l’aveva abbandonata. Alla delusione per l’amore perduto si aggiungeva adesso la paura di diventare una ragazza madre.

La sua mamma in un angolo piangeva. “La vita è tua, Sara. Devi decidere tu che cosa fare. Sappi che noi, qualsiasi sia la tua scelta, non ti abbandoneremo”. Che fare? Guardavo Sara con tenerezza immensa. In cuor mio pregavo. Il pensiero correva a tutte le ragazze come lei ingannate, deluse e abbandonate. Povere ragazze sulle quali cade tutto il peso della gravidanza, della maternità o la lacerante scelta di eliminare il bambino.

Sara era credente anche se con la chiesa e i sacramenti non aveva troppa confidenza. Però pregava. Si, sapeva bene che l’aborto era un delitto. Sapeva che anche suo figlio aveva il diritto di nascere. Sapeva tutto, ma era decisa a tutto. L’aborto in quelle ore le sembrava l’unica soluzione per uscire da quel labirinto in cui era finita. Sembrava proprio che lo spazio per la speranza andasse scemando. Ci incontrammo ancora.

Dopo i giorni dell’incertezza e dell’angoscia, dopo le lacrime versate e le preghiere innalzate al Signore della vita, Sara prese la sua decisione. Suo figlio sarebbe nato. “In questo mondo tanto grande ci sarà posto anche per lui”, disse.

Da quel giorno, come per incanto, divenne più serena. Alberto nacque. Ebbi la gioia di battezzarlo. Mantenemmo la promessa fatta. Gli anni iniziarono a volare. Una domenica mattina, con il giglio in mano, elegante nel suo vestitino bianco, emozionato, ricevette per la prima volta Gesù nell’Eucarestia. In seguito la sua famiglia cambiò casa e non ebbi più modo di vederlo.

L’ho incontrato l’altro giorno. Uno spilungone innamorato e felice. Luminoso e bello come quella mattina di tanti anni prima, quando, senza saperlo, la Provvidenza mi aveva dato appuntamento sul sagrato di una chiesa. Sii felice, Alberto, figlio mio. Padre Maurizio Patriciello.

(Dall’Account Facebook di padre Maurizio)

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«Fatevi un amico Down perché è divertente e vi aprirà scenari di tenerezza e bellezza impensabili!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/03/2019

Oggi è la Giornata Mondiale delle Persone con sindrome di Down e come sempre, ogni volta che ricorre la giornata mondiale di qualche cosa, mi chiedo a cosa serva veramente, soprattutto quando, come oggi, la #giornatamondialedellapoesia, l’anniversario della nascita della grande Alda Merini e l’#equinoziodiprimavera (che tra l’altro era ieri) rubano la scena ai miei amici con un cronosoma in più.

Se lo chiede anche Gigi De Palo, papà di Giorgio Maria che con il suo sguardo dolcissimo e “furbetto” ha conquistato tutti. Seguo da anni con grande interesse Gigi su tutti i suoi profili pubblici che ieri ha condiviso questa riflessione.

«Ma servono davvero queste giornate? Non lo so, ma sono un’occasione per riflettere ancora oggi su quanto la vita, ogni vita sia degna.

Perché basta leggere i commenti su alcuni post su Facebook che riguardano le persone con la sindrome di Down per accorgersi che oggi – ancora oggi – nonostante le campagne, nonostante le giornate mondiali, nonostante le indignazioni e le levate di scudi per le prese in giro, per alcuni ci sono vite di serie A e vite di serie B che non andrebbero messe al mondo.

Perché mettere al mondo un bimbo con la sindrome di Down non è “una scelta egoista perché stai scaricando una buona parte del peso sulla società e su tuo figlio”, ma una grande occasione di amore per la nostra famiglia e una occasione di riflessione per il mondo.

Il problema è che fino a quando “tuo figlio aveva diritto di non nascere, onde evitare una vita più dura e limitata degli altri” non cambierà mai nulla per queste persone perché, sotto sotto gli viene detto: non ti lamentare se non si fa ancora nulla per integrarti nella società, già è tanto che sei vivo perché era meglio che non nascevi, mamma e papà hanno sbagliato, dovevano abortirti… adesso sono affari tuoi… adesso ti arrangi…

Una società, non lo dimentichiamo mai, si giudica da come riusciamo a valorizzare gli ultimi.

Fatevi un amico Down perché è divertente e vi aprirà scenari di tenerezza e bellezza impensabili!»

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«Io non sopporto che si amino!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/06/2018

«Io non sopporto che si amino!». È stata questa la risposta chiara, immediata e rabbiosa che un demone ha dato a monsignor Sante Babolin, esorcista della diocesi di Padova, autorevole esperto del preternaturale, che aveva chiesto al maligno perché tormentava la sposa di un suo amico.

Il fatto è stato raccontato dal sacerdote nei giorni scorsi in Messico – dove ha tenuto una serie di conferenze – al settimanale cattolico Desde La Fe.

Babolin ha spiegato che l’odio di Satana verso il matrimonio si deve al fatto che questo è il sacramento più vicino all’Eucaristia: «Mi spiego. Nell’Eucaristia noi offriamo al Signore il pane e il vino che per azione dello Spirito Santo si convertono nel corpo e sangue di Gesù. Nel sacramento del matrimonio si verifica qualcosa di analogo: per la grazia dello Spirito Santo l’amore umano si converte in amore divino, cosicché, in modo reale e particolare, gli sposi consacrati dal sacramento del matrimonio realizzano quello che dice la Scrittura: Dio è amore, chi conserva l’amore permane in Dio e Dio in lui».

Babolin ha ricordato che un mezzo spirituale potente per tenere lontana la tentazione dell’infedeltà coniugale è la preghiera quotidiana del Rosario.

(Fonte: http://www.iltimone.org)

Ricordiamoci di questo, mariti ogniqualvolta abbiamo la tentazione di svalutare le nostre mogli, o di rivendicare spazi e libertà, o di permettere ai nostri sguardi di indugiare su bellezze a cui non abbiamo diritto.

Ricordatelo anche voi, amate mogli ogniqualvolta avrete la tentazione di estromettere i vostri mariti perché siete brave a coordinare tutto anche nnostante le nostre assenze, o di tartassarci perché ci isoliamo o…

Ma soprattutto ricordiamoci tutti di pregare e di farlo insieme, vincendo complessi e timidezze, anche e soprattutto se non siamo abituati a farlo, tenendo presente che la famiglia che prega resta unita.

Mi colpisce a tal proposito le riflessioni di un laico americano su dieci modi in cui il demonio attacca oggi le famiglie.

Non è un segreto che il demonio attacchi le famiglia; nel giardino dell’Eden ha distrutto il matrimonio tra Adamo ed Eva, nel capitolo successivo della Bibbia ha una tale influenza da indurre un fratello a uccidere suo fratello.

Da allora le nostre case sono sotto la sua attenzione. Ecco perché:

1 – Vuole distruggere ciò che Dio ha creato, è nella sua natura.

2 – Vuole distruggere la testimonianza del nostro matrimonio. San Paolo dice in Efesini 5 che i nostri matrimoni sono immagine del Vangelo. Se il nemico distrugge il mio matrimonio non posso più essere un modello di Vangelo amando mia moglie come Cristo ama la Chiesa.

3 – Satana odia i nostri figli. E’ soddisfatto quando le decisioni degli adulti portano i figli lontano da Dio e dalla Chiesa. Spesso noi genitori diventiamo i suoi strumenti nel fare questo.

4 – Il nemico ci vuole sottrarre il ruolo primario di educatori, ruolo che si esercita in casa. Quando la casa è nel caos il ruolo educativo della Chiesa diventa sempre più difficile.

5 – Vuole ferire le nostre testimonianze. Satana ci perde quando seguiamo Cristo, ma non si arrende. Non può strapparci dal regno di Dio, ma può oscurare la nostra luce per il Vangelo.

6 – Lotta per rimuovere la gente dal servizio. Se distrugge le nostre case e famiglie non ci resta più niente per il servizio.

7 – Satana vuole sviare la Chiesa dal Vangelo farà del tutto per impedirci di portare il Vangelo ai nostri vicini a partire dalla distruzione delle nostre famiglie.

8 – Farà del tutto per ostacolare la nostra preghiera. San Pietro ci avverte che i matrimoni poco sani possono bloccare la nostra preghiera (1 Pt 3,7) ” E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impedite le vostre preghiere.”

9 – Si diverte a ferire o ledere la vita.

10 – Quando una famiglia fallisce l’intera Chiesa resta ferita; siamo un corpo e quando una persona ferisce, tutto il corpo sta male.

(Fonte: http://chucklawless.com/)

Prega oggi per la tua famiglia!

Prega con la tua famiglia.

Vinci quel senso di pudore che abbiamo quando non siamo abituati a pregare con i nostri cari e prega insieme alla tua famiglia!

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“Siamo tutti adottati nel Battesimo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/07/2017

Da Chioggia, la bella storia di una coppia che si è resa “matita nelle mani di Dio”.

Ci sono storie che, semplicemente, meritano di essere raccontate. Storie di straordinaria quotidianità, che lasciano una scia di luce nel cuore, infondono coraggio e fiducia.

Tra queste, oggi, brilla la storia dei coniugi Caterina e Fabio Marangon, che il 2 luglio scorso nella chiesa dei Salesiani di Chioggia, attorniati da familiari ed amici e abbracciati dai loro splendidi quattro figli, tutti indiani, hanno celebrato il 25° del loro matrimonio e battezzato il loro “ultimo nato”, Dilip, accolto a Chioggia dall’India il maggio scorso.

Una storia di amore, di fede e coraggio che meriterebbe molto spazio per essere raccontata.Entrambi insegnanti, Caterina e Fabio poco dopo il matrimonio hanno sentito che Dio li chiamava ad un’apertura alla vita radicale, oltre ogni confine, aprendosi all’adozione di un bambino ed instaurando un’amicizia profonda e duratura con le Sorelle di Madre Teresa di Calcutta.

Nel 1997 è arrivata Shilpa; nel 2001, Ratna. Accogliere, amare, affrontare difficoltà ed imprevisti: la vita ha cominciato a correre nel suo inesorabile flusso, fronteggiando la quotidianità: la salute di Shilpa che chiedeva attenzione, il precariato, la crescita delle figlie, i familiari e gli amici sempre presenti a rallegrare le giornate, la ricerca di un Senso più alto nella Madre Chiesa.

Nel 2006 una nuova chiamata ad aprirsi alla vita e, dopo un’attesa che sembrava eterna, arriva Tanuj, a sorprendere e portare la gioia di una vita nuova.

Ma Dio ha una fantasia che supera ogni nostro progetto: nel 2013 una telefonata da Sister Amata, l’Arcangelo Gabriele dei nostri tempi, rimescola le carte e accende i cuori in sfide d’Amore a cui Fabio e Caterina non si sottraggono: Dilip è un bambino di tre anni, con sindrome di Down, a Calcutta, in attesa di adozione. Un’attesa che sembra non trovare risposte. Ma la risposta di questa famiglia non si fa attendere: con un unanime “Sì”, Dilip era già nato nei loro cuori!

Purtroppo, la drammatica attualità ci insegna che la giustizia del cuore non segue la giustizia umana: la burocrazia indiana non concede l’adozione. Comincia una battaglia legale, che si trascina per quattro anni, tra continui rinvii e due sentenze negative; ma Caterina e Fabio, uniti alle Suore di Madre Teresa, non si arrendono, sostenuti da un cordone di preghiera che, passando da Chioggia, a Roma, a Monaco, arriva a Calcutta.

A febbraio la notizia tanto attesa: il giudice indiano finalmente firma la sentenza di adozione e tutti e cinque, accompagnati da splendidi amici, volano ad accogliere il figlio tanto atteso, che ha ormai sette anni e che, come un piccolo terremoto, torna a rivoluzionare la vita di questa straordinaria famiglia. Dilip è gioia pura, entusiasmo, imprevisto e amore all’ennesima potenza.

Domenica 2 luglio, in una splendida celebrazione in comunione con l’India, mons. Dino De Antoni, Vescovo Emerito di Gorizia e prozio di Caterina, ha amministrato il Battesimo e la Confermazione a Dilip, mentre Caterina e Fabio rinnovavano la loro promessa di Matrimonio.

“Siamo tutti adottati nel Battesimo”, ricordava mons. De Antoni, “Dio ci ama tutti come figli adottivi, con i nostri limiti e le nostre incredibili risorse: così come siamo”.

Nella preghiera dei fedeli, Shilpa ringraziava i suoi genitori, per il dono di averle dato una vita “nuova e bella”. Vita donata e resa piena da un padre e una madre che hanno saputo mettersi a disposizione di una Volontà più alta, sapendo che il Vangelo non è una teoria, facendosi “Matita nelle mani di Dio”, come avrebbe detto Santa Madre Teresa di Calcutta, nelle cui mani la famiglia Marangon ha trovato protezione e benedizione in questi anni.

“L’avete fatto a Me” (Mt 25,40), di cui abbiamo sempre bisogno di vedere una traccia, testimoniato in questa storia d’Amore senza confini.

(Di Concetta Ricottilli, su Nuova Scintilla n.28 – 16 luglio 2017)

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Dal passato una lezione per noi uomini

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/07/2017

«La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (…).

La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni.

Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia (…). Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest’arte è straordinariamente ingegnosa. (…)

[Lo sposo] dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell’amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (…)

Senza amore, la sua anima s’atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto.

Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l’uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti.

Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. (…)

Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. (…)

A contatto della donna amata l’uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun’altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (…)

II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva.

Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole».

(Fonte: “L’uomo nel matrimonio”, di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957)

E’ forse un po’ datato nella forma, ma ci dice molto di quanto abbiamo perso noi uomini da quando è stato scritto il libro da cui è tratto il pezzo.

Se poi la coppia prega anche insieme, non sarà lontana dal liberarsi da tanti problemi tipici della nostra epoca.

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“ Li incoraggio a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/03/2017

Una storia un po’ lunghetta ma vale la pena perderci qualche minuto per conoscere il nonno che tutti vorremmo avere.

Con questa domanda mia nipote mi ha messo alle corde. Da allora ho sentito la responsabilità di “dare un buon consiglio” ai miei 33 nipoti, e si è rivelata un’attività che ci ha dato molte gioie.

Una delle opere di misericordia spirituale è consigliare i dubbiosi. Oppure, come si diceva una volta, dare un buon consiglio a chi ne ha bisogno.

Tutti noi, in molte circostanze o in diversi momenti della vita, abbiamo bisogno di un consiglio e tutti possiamo e dobbiamo adempire quest’opera di misericordia verso coloro che Dio ci ha messo accanto nel nostro cammino.

Sappiamo bene che non è un compito facile, perché non sempre diamo il consiglio in modo adeguato o nel momento più opportuno, oppure perché chi ne ha bisogno non sempre lo riceve positivamente. Se il nostro consiglio assume la forma di un rimprovero, della solita solfa o di un sermone, più che altro provocherà un rifiuto da parte di chi lo riceve. Ed è assai probabile che la stessa cosa succeda se lo si dà in modo professorale, guardando il destinatario dall’alto in basso. La mia esperienza personale mi dice che il consiglio efficace dev’essere colmo d’affetto e lo si deve offrire in maniera semplice e amabile.

Negli anni, come è successo ad altri, ho avuto numerose occasioni di consigliare diverse persone, anche perché sono un padre di famiglia e quindi ho il dovere di educare i miei figli. Adesso, però, loro sono cresciuti e, anche se non per questo sono esentato dall’accompagnarli nella loro vita, le occasioni sono meno frequenti. Con gli anni, poi, sono venuti i nipoti: una caterva di bambine e bambini incantevoli, che amo profondamente e che mi sento obbligato ad aiutare affinché siano persone eccellenti e veri figli di Dio.

Mia moglie e io abbiamo un debole per i nostri nipoti e siamo orgogliosi che ciò si noti. Loro, d’altra parte, sono tanto buoni che cercano di ricambiare il nostro affetto.

Ogni sabato a mezzogiorno riuniamo tutta la famiglia a casa nostra. Tutti sono liberi di venire o meno, se lo desiderano e se lo permettono i loro impegni. Fino a oggi, grazie a Dio, tutti si sono sentiti a loro agio in questa riunione e la pretendono quando, per qualche motivo, mia moglie e io siamo fuori città. Durante questi pranzi, con grande familiarità, com’è logico, si discute animatamente su diverse questioni: calcio, politica, svaghi, letture, temi religiosi… È una magnifica occasione per conoscerci meglio, per sapere come la pensiamo e per dare idee che facciano riflettere, anche se all’inizio non tutto viene condiviso. A volte sono i nipoti che propongono alcune attività che ci potranno permettere di frequentarci di più e di formarci. Chi avrebbe mai detto che le parole dei nonni avrebbero contato veramente nella loro vita!

Quando si ama una persona, tutto sembra poco; così ho deciso di utilizzare diverse occasioni per dar loro alcuni altri consigli per iscritto.

La prima occasione si è presentata con il nipote più grande, che viveva all’estero e stava per fare la prima Comunione. Gli ho inviato le congratulazioni per posta elettronica, facendo anche alcune riflessioni adatte alla sua età sulla divina Eucaristia, sulla grandezza del momento che avrebbe vissuto, sul dialogo con Gesù in quella occasione, sulle eventuali richieste che poteva fargli, sulla sua promessa di rimanere accanto a Lui e di frequentarlo nella Comunione, sulla necessità di pentirsi e di confessarsi quando qualche volta si fosse allontanato da Lui; infine, dato che è una persona molto affettuosa e lo è ancora oggi che è studente universitario di ventidue anni, gli dicevo che mia moglie e io pregavamo Dio perché diventasse un uomo ogni giorno migliore, un cristiano molto fedele, così che un giorno, fra molti anni, quando ormai né lui né noi saremo in questo mondo, potessimo stare molto uniti e molto felici in Cielo, amandoci moltissimo.

Poi ho continuato la consuetudine in occasione della prima Comunione degli altri nipoti. Ho cominciato anche a inviare loro dei messaggi simili in occasione del sacramento della Confermazione. Uno di loro mi ha telefonato per esprimere il desiderio che fossi io il suo padrino; ho risposto subito con una e-mail, assicurando che mi sentivo onorato e aggiungendo alcune idee sull’importanza del sacramento. L’iniziativa di questo nipote è servita ad altri per fare lo stesso. Oggi sono padrino di Cresima di parecchi nipoti.

Ugualmente mi è sembrato opportuno approfittare dei compleanni per scrivere a quelli che hanno già la posta elettronica. Approfitto di questi messaggi per parlare loro della virtù di cui mi sembra siano dotati e per incoraggiarli a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano. Scrivo loro anche quando ottengono un particolare successo negli studi o nella pratica di qualche sport. Le occasioni che di solito si presentano per scrivere loro, sono le più diverse.

Malgrado internet soglia creare ai padri di famiglia qualche difficoltà con i figli piccoli – bisogna stare all’erta e non essere ingenui –, in casi come questi costituisce un potente strumento per stringere ancor più i legami familiari, ed è anche un mezzo meraviglioso per alimentare le relazioni con gli amici.

Riprendendo il tema della corrispondenza, ricordo l’occasione nella quale sono rimasti a dormire a casa nostre tre nipotine minori di dieci anni. Conversando con loro, una mi ha domandato che cosa voleva dire essere santo. Sul momento ho cercato di dare alle tre bambine una spiegazione alla loro portata, ma in seguito ho scritto per loro, il più chiaro possibile, un paio di paragrafi su questo tema, incoraggiandole a desiderare e a lavorare per essere sante. Li ho stampati e gliele ho dati, raccomandando loro di conservarli e di leggerli spesso. Quando scrivo ai nipoti più piccoli che non hanno la posta elettronica, raccomando di conservare la mia lettera e di rileggerla ogni tanto.

Anche loro mi scrivono in occasione del mio compleanno, della festa del papà, dell’anniversario delle nozze… Quelli con la posta elettronica rispondono sempre ai messaggi. Uno di loro mi ha scritto che ricordava molto bene un riferimento a qualcosa che gli avevo scritto tempo addietro, perché aveva conservato tutte le lettere che gli avevo inviato.

Quando prima ho scritto che i miei nipoti erano una caterva, non stavo esagerando. Attualmente sono trentatré. Per scrivere con regolarità e non dimenticare nessuno, è necessario gestire la corrispondenza con un certo ordine. Perciò nel mio computer ho una particolare cartella per loro. Per ogni nipote ho una sotto-cartella dove annoto le lettere che invio e le loro risposte. Annoto anche le date nelle quali ho scritto a ciascuno.

Superiamo il numero di cinquanta membri, tra mia moglie e io, i nostri otto figli, le nuore, i generi e i nipoti. Siamo una famiglia numerosa, ma non straordinaria; un gruppo assolutamente normale, con vicende positive e negative, con successi e insuccessi, risate e lacrime, virtù e difetti, come in qualunque famiglia. Mia moglie e io abbiamo cominciato questa storia 52 anni fa. Ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha dato e andiamo avanti con ottimismo, fino al giorno in cui Dio permetterà che rimaniamo su questa terra.

Fonte: http://opusdei.org/

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Disegna una piramide…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 27/12/2016

piramide_01Per donne  troppo oberate che lavorano… (ma anche per uomini che hanno capito quanto sia bello esserci in famiglia…)

Da uno dei miei blog preferiti, tradotto per voi.

Sono arrivata a credere che uno dei segreti per mantenere la pace nella nostra vita sia imparare a discernere cosa sia urgente da cosa sia importante. Ne parlano molti esperti; si tratta di capire cosa fare quando si pensa alle incombenze del giorno.

Ma qui è il punto.

Quando sono nel bel mezzo di una settimana folle, cercando di gestire vari progetti, in mezzo al caos generato da sei figli in una casa con tre camere da letto, è davvero dura per me capire cosa sia urgente da cosa sia importante.

Ciò che conta di più.

Finire di rassettare le camere dei ragazzi o dedicarmi alla pianificazione autunnale della scuola? Occuparmi dei progetti importanti del produttore della mia radio o dell’Associazione proprietari immobiliari? Organizzare una serata coi miei figli davanti a un bel film o aprire la montagna di lettere che stanno sulla mia scrivania?

piramide_02Quando mi ritrovo a girare come una trottola nel vortice di queste decisioni, mi blocco. Inizio con un compito, poi lo abbandono per cominciarne un altro e, in un baleno mi ritrovo a rialzare lo sguardo da Instagram chiedendomi come abbia fatto ad arrivare così in fretta l’ora di cena.

Pensavo a questo mentre ero nella Cappella dell’Adorazione l’altro giorno, e mi è venuta questa idea: disegna una piramide.

Da qualche parte, nel gran caos di pensieri che affollavano la mia mente, ho capito le priorità della mia vita. Sapevo che avrei dovuto valutare alcune cose tra tutta quell’accozzaglia di impegni, ma le cose non mi erano ancora chiare perché tante cose urgenti (ma non necessariamente importanti) attiravano la mia attenzione.

Lì in cappella ho avuto l’ispirazione di afferrare una penna e qualcosa su cui scrivere – in quel caso una vecchia ricevuta pescata dalla tesca posteriore della borsa – e di disegnare una piramide che riflettesse le mie priorità.

In ordine di priorità, i livelli della piramide che ho disegnato sono:

piramide_03DIO: Trovare tempo per la preghiera, i sacramenti, la relazione con Dio.

FAMIGLIA: Tutto ciò possa essere legato al benessere di mio marito e dei miei figli, e della mia relazione con loro. Anche assicurarmi che la mia casa non sembri troppo il luogo dell’esplosione di un Toys Center.

SALUTE: Verificare che mi stia occupando dei miei bisogni fisici e mentali. Scavarsi del tempo per correre o per guardare la puntata di quello stupido telefilm che mi piace tanto, potrebbero stare bene in questa categoria. (Sarei tentata di mettere questo punto prima della famiglia visto che me ne potrei occupare meglio se fossi in forma, ma sarebe difficile trovare tempo per l’esercizio fisico mentre la mia famiglia sta cadendo a pezzi).

LAVORO: Lavoro, ufficio, e tutte le attività di volontariato o creative che comportino sfide esterne alla vita personale e familiare.

Una volta fatto questo promemoria tangibile su cosa conti davvero nella vita, ho cominciato a lavorare su quella piramide, dal basso verso l’alto, e a ogni livello mi sono posta domande come:

  • Come sto andando in questo settore?
  • Sto inserendo a questo livello della piramide le giuste quantità dei miei obbiettivi?
  • Di quali cambiamenti ho bisogno per assicurarmi che quel livello assorba la quantità di tempo ed energie che merita?

In ogni gradino, non facevo un passo nella piramide fino a quando non avevo completa pace per stare in carreggiata sul livello in cui stavo.

Uso questo sistema da alcune settimane e ha cambiato la mia vita (…) è il modo per mantenermi in carreggiata quando sono troppo oberata.

Ma la chiave di tutto è questa:

piramide_04Devo prendere una penna e disegnare una piramide ogni giorno.

Non basta pensarci. Non basta guardare alla piramide disegnata ieri. Ogni mattina, quando penso alla mia giornata, devo riscrivere la struttura delle mie priorità (…).

Riassumendo, ecco il sistema:

1. Disegna una piramide.

2. Comincia dal basso e a ogni livello poniti le seguenti domande:

Come sto andando in questo settore?
Sto inserendo a questo livello della piramide le giuste quantità dei miei obbiettivi? Troppi? Troppo pochi?
Di quali cambiamenti ho bisogno per assicurarmi che quel livello assorba la quantità di tempo ed energie che merita?

3. Non andare al livello successivo fino a quando non senti pace nel livello in cui sei.

(…) Questo semplice esercizio quotidiano ha portato molta pace nella mia vita; spero che faccia altrettanto nella vostra.

(Tradotto da http://jenniferfulwiler.com/2015/07/feeling-overwhelmed-draw-the-pyramid/)

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“Devo incontrare i potenti del mondo. Con quale argomento? Mi rimane quello della sofferenza e dico loro: capitelo!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/10/2016

L’Angelus più carismatico di San Giovanni Paolo II

Nella Trinità si può intravvedere il modello originario della famiglia umana.

Il noi divino costituisce il modello eterno di quello specifico noi umano costituito da un uomo e una donna che reciprocamente sidonano in una comunione indissolubile e aperta alla vita.

“Se il Signore ti ha chiamato tu devi introdurre la Chiesa nel terzo millennio.” Con la preghiera, con le iniziative ma non basta, si doveva introdurla con la sofferenza.

La famiglia è minacciata, aggredita! Dev’essere aggredito il Papa, deve soffrire il Papa, perché veda il mondo…

Devo incontrare i potenti del mondo. Con quale argomento? Mi rimane quello della sofferenza e dico loro: capitelo!

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“Voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 19/10/2016

Pietro con i suoi genitori

Pietro con i suoi genitori

Un miracolo, quando accade, “è per tutti”. La guarigione di Pietro Schilirò, per intercessione dei coniugi Zelia e Luigi Martin, non ha solo ridato la vita a quel piccolo bimbo di un mese, destinato a vivere ancora poche ore o pochi giorni, ma ha ridonato ai genitori il gusto di essere sposi e “sposi cristiani”, e ha creato intorno a loro amicizie con altre famiglie in situazioni difficili.

A raccontare il “dopo” sono Valter e Adele, i genitori di Pietro. Il “primo miracolo” della guarigione è stato solo l’inizio dell’avventura: “Il Signore i miracoli li fa sempre, tutti i giorni, poi ogni tanto ne fa uno un po’ più grande, per farci accorgere che si occupa sempre di noi”.

Era l’estate del 2002: “Ci rendevamo conto che quel che era accaduto non era per un merito: non siamo genitori più bravi di altri che hanno domandato la stessa cosa, non sappiamo perché il Signore abbia scelto di guarire Pietro. Allora, se non è per merito vuol dire che questo fatto appartiene a tutti”. Per esempio, “ha portato noi, come coppia, ma anche altri intorno a noi, a riscoprire la nostra vocazione matrimoniale. Abbiamo riscoperto l’orgoglio di essere sposi cristiani”.

Dopo la guarigione di Pietro, Valter e Adele, insieme a tutta la famiglia – Pietro, oggi 13 anni, è l’ultimo di cinque figli – hanno cominciato a “frequentare” più assiduamente i coniugi Martin, attraverso i loro scritti e con qualche gita a Lisieux.

pietro_02“Ormai Luigi e Zelia “sono di famiglia, un punto di riferimento per tutti”. Quanto accaduto a Pietro “è diventato la certezza che il Signore si occupa della nostra vita, anche nella quotidianità, per cui vale la pena mettere nelle Sue mani le nostre fatiche e i nostri dolori”. I Martin “erano una coppia semplice, che viveva le cose di tutti: la famiglia, il lavoro, l’educazione dei figli, le opere sociali, quindi ci siamo sentiti molto vicini. Si prendevano cura l’uno dell’altro, si prendevano cura della loro santità, e questo faceva sì che il loro rapporto diventasse più bello nel tempo.

Vivevano tutto a partire dall’esperienza di vita con Gesù, che era il primo a essere servito nella loro famiglia”. Così “anche noi abbiamo cominciato a guardare di più ciò che il Signore faceva accadere nella nostra vita”.

Questo “ha aiutato il rapporto tra noi, a volerci più bene, a stimarci di più, a non lasciare tramontare il giorno con l’arrabbiatura – anche a denti stretti ma un ‘Angelo di Dio’ insieme bisogna dirlo prima di dormire. È un cammino, in cui il matrimonio diventa più bello, una occasione grande per vivere l’anticipo della bellezza sconfinata dell’Eternità”. Una novità contagiosa, da cui è fiorita in modo inaspettato l’amicizia con altre coppie, che spesso vivevano con fatica la loro vocazione matrimoniale, sia persone che già li conoscevano e hanno approfondito l’amicizia con loro in seguito a questi fatti, sia persone che avevano saputo del miracolo e che, trovandosi in situazione di bisogno – sia malattie di figli, sia per difficoltà di relazione tra coniugi – si sono avvicinati alla famiglia Schilirò.
“Con alcuni è nata una amicizia che negli anni è diventata un modo accompagnarsi nelle vicende della vita”.

pietro_03E con Pietro? A lui hanno raccontato quanto era successo pian piano, mentre cresceva, e soprattutto in occasione della beatificazione dei coniugi Martin, nel 2008, occasione in cui tutta la famiglia si è recata a Lisieux. Pietro allora aveva sei anni. Una volta tornati a casa – racconta Adele – “non ero convinta che avesse capito, allora gli ho chiesto: Pietro hai capito cosa c’entri tu con i coniugi Martin, cosa è successo? E lui ha risposto: ‘quando sono nato ero malato e voi avete chiesto a Luigi e Zelia, e loro sono andati da Gesù e gli hanno detto: guarisci Pietro? E io sono guarito”.

In famiglia Pietro è il più coccolato essendo il piccolo di casa. “Ma non abbiamo mai fatto di lui il prescelto” dicono i genitori. A due anni e mezzo circa si è manifestata la sordità: “È stato come un altro segno evidente della sua normalità. La sua umanità è stata ridonata uguale alla mia, alla tua, a quella di chiunque”. E quello che sembrava una contraddizione “è stato un ‘aiuto’ a rimettere le cose al loro posto”. Pietro rimane il segno di questa presenza del Signore nella storia e in quanto segno “rimanda a un Altro, che è il Signore”.

(Fonte http://it.aleteia.org)

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