FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘famiglie numerose’

“ Li incoraggio a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/03/2017

Una storia un po’ lunghetta ma vale la pena perderci qualche minuto per conoscere il nonno che tutti vorremmo avere.

Con questa domanda mia nipote mi ha messo alle corde. Da allora ho sentito la responsabilità di “dare un buon consiglio” ai miei 33 nipoti, e si è rivelata un’attività che ci ha dato molte gioie.

Una delle opere di misericordia spirituale è consigliare i dubbiosi. Oppure, come si diceva una volta, dare un buon consiglio a chi ne ha bisogno.

Tutti noi, in molte circostanze o in diversi momenti della vita, abbiamo bisogno di un consiglio e tutti possiamo e dobbiamo adempire quest’opera di misericordia verso coloro che Dio ci ha messo accanto nel nostro cammino.

Sappiamo bene che non è un compito facile, perché non sempre diamo il consiglio in modo adeguato o nel momento più opportuno, oppure perché chi ne ha bisogno non sempre lo riceve positivamente. Se il nostro consiglio assume la forma di un rimprovero, della solita solfa o di un sermone, più che altro provocherà un rifiuto da parte di chi lo riceve. Ed è assai probabile che la stessa cosa succeda se lo si dà in modo professorale, guardando il destinatario dall’alto in basso. La mia esperienza personale mi dice che il consiglio efficace dev’essere colmo d’affetto e lo si deve offrire in maniera semplice e amabile.

Negli anni, come è successo ad altri, ho avuto numerose occasioni di consigliare diverse persone, anche perché sono un padre di famiglia e quindi ho il dovere di educare i miei figli. Adesso, però, loro sono cresciuti e, anche se non per questo sono esentato dall’accompagnarli nella loro vita, le occasioni sono meno frequenti. Con gli anni, poi, sono venuti i nipoti: una caterva di bambine e bambini incantevoli, che amo profondamente e che mi sento obbligato ad aiutare affinché siano persone eccellenti e veri figli di Dio.

Mia moglie e io abbiamo un debole per i nostri nipoti e siamo orgogliosi che ciò si noti. Loro, d’altra parte, sono tanto buoni che cercano di ricambiare il nostro affetto.

Ogni sabato a mezzogiorno riuniamo tutta la famiglia a casa nostra. Tutti sono liberi di venire o meno, se lo desiderano e se lo permettono i loro impegni. Fino a oggi, grazie a Dio, tutti si sono sentiti a loro agio in questa riunione e la pretendono quando, per qualche motivo, mia moglie e io siamo fuori città. Durante questi pranzi, con grande familiarità, com’è logico, si discute animatamente su diverse questioni: calcio, politica, svaghi, letture, temi religiosi… È una magnifica occasione per conoscerci meglio, per sapere come la pensiamo e per dare idee che facciano riflettere, anche se all’inizio non tutto viene condiviso. A volte sono i nipoti che propongono alcune attività che ci potranno permettere di frequentarci di più e di formarci. Chi avrebbe mai detto che le parole dei nonni avrebbero contato veramente nella loro vita!

Quando si ama una persona, tutto sembra poco; così ho deciso di utilizzare diverse occasioni per dar loro alcuni altri consigli per iscritto.

La prima occasione si è presentata con il nipote più grande, che viveva all’estero e stava per fare la prima Comunione. Gli ho inviato le congratulazioni per posta elettronica, facendo anche alcune riflessioni adatte alla sua età sulla divina Eucaristia, sulla grandezza del momento che avrebbe vissuto, sul dialogo con Gesù in quella occasione, sulle eventuali richieste che poteva fargli, sulla sua promessa di rimanere accanto a Lui e di frequentarlo nella Comunione, sulla necessità di pentirsi e di confessarsi quando qualche volta si fosse allontanato da Lui; infine, dato che è una persona molto affettuosa e lo è ancora oggi che è studente universitario di ventidue anni, gli dicevo che mia moglie e io pregavamo Dio perché diventasse un uomo ogni giorno migliore, un cristiano molto fedele, così che un giorno, fra molti anni, quando ormai né lui né noi saremo in questo mondo, potessimo stare molto uniti e molto felici in Cielo, amandoci moltissimo.

Poi ho continuato la consuetudine in occasione della prima Comunione degli altri nipoti. Ho cominciato anche a inviare loro dei messaggi simili in occasione del sacramento della Confermazione. Uno di loro mi ha telefonato per esprimere il desiderio che fossi io il suo padrino; ho risposto subito con una e-mail, assicurando che mi sentivo onorato e aggiungendo alcune idee sull’importanza del sacramento. L’iniziativa di questo nipote è servita ad altri per fare lo stesso. Oggi sono padrino di Cresima di parecchi nipoti.

Ugualmente mi è sembrato opportuno approfittare dei compleanni per scrivere a quelli che hanno già la posta elettronica. Approfitto di questi messaggi per parlare loro della virtù di cui mi sembra siano dotati e per incoraggiarli a coltivare la virtù contraria al difetto che, senza dirglielo, credo che abbiano. Scrivo loro anche quando ottengono un particolare successo negli studi o nella pratica di qualche sport. Le occasioni che di solito si presentano per scrivere loro, sono le più diverse.

Malgrado internet soglia creare ai padri di famiglia qualche difficoltà con i figli piccoli – bisogna stare all’erta e non essere ingenui –, in casi come questi costituisce un potente strumento per stringere ancor più i legami familiari, ed è anche un mezzo meraviglioso per alimentare le relazioni con gli amici.

Riprendendo il tema della corrispondenza, ricordo l’occasione nella quale sono rimasti a dormire a casa nostre tre nipotine minori di dieci anni. Conversando con loro, una mi ha domandato che cosa voleva dire essere santo. Sul momento ho cercato di dare alle tre bambine una spiegazione alla loro portata, ma in seguito ho scritto per loro, il più chiaro possibile, un paio di paragrafi su questo tema, incoraggiandole a desiderare e a lavorare per essere sante. Li ho stampati e gliele ho dati, raccomandando loro di conservarli e di leggerli spesso. Quando scrivo ai nipoti più piccoli che non hanno la posta elettronica, raccomando di conservare la mia lettera e di rileggerla ogni tanto.

Anche loro mi scrivono in occasione del mio compleanno, della festa del papà, dell’anniversario delle nozze… Quelli con la posta elettronica rispondono sempre ai messaggi. Uno di loro mi ha scritto che ricordava molto bene un riferimento a qualcosa che gli avevo scritto tempo addietro, perché aveva conservato tutte le lettere che gli avevo inviato.

Quando prima ho scritto che i miei nipoti erano una caterva, non stavo esagerando. Attualmente sono trentatré. Per scrivere con regolarità e non dimenticare nessuno, è necessario gestire la corrispondenza con un certo ordine. Perciò nel mio computer ho una particolare cartella per loro. Per ogni nipote ho una sotto-cartella dove annoto le lettere che invio e le loro risposte. Annoto anche le date nelle quali ho scritto a ciascuno.

Superiamo il numero di cinquanta membri, tra mia moglie e io, i nostri otto figli, le nuore, i generi e i nipoti. Siamo una famiglia numerosa, ma non straordinaria; un gruppo assolutamente normale, con vicende positive e negative, con successi e insuccessi, risate e lacrime, virtù e difetti, come in qualunque famiglia. Mia moglie e io abbiamo cominciato questa storia 52 anni fa. Ringraziamo il Signore per tutto quello che ci ha dato e andiamo avanti con ottimismo, fino al giorno in cui Dio permetterà che rimaniamo su questa terra.

Fonte: http://opusdei.org/

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“A diciannove anni penso di aver cambiato dieci volte il numero di pannolini che in media ha cambiato un italiano medio a quarant’anni”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/12/2013

Botti_02

Daniele al centro, con la sua grande famiglia

Un diciannovenne racconta la sua esperienza di fede in una famiglia numerosa (5 fratelli più molti altri in affido temporaneo).

“Atto di fede”, una canzone di Luciano Ligabue, termina dicendo:

<<Vivere è un atto di fede nello sbattimento.
Questo è il mio atto di fede, questo è un giuramento.>>

Questo è il mio “atto di fede”, la mia famiglia. E’ il mio “giuramento”, il mio impegno, la mia scommessa; anche se spesso è, come dice Ligabue, uno “sbattimento”.

Mi chiamo Daniele, ho diciannove anni e sono il primo di cinque fratelli. Anzi, forse sarebbe più corretto dire che sono stato il fratello maggiore di quindici fratelli.

Perché la mia, oltre ad essere una famiglia numerosa, è anche una famiglia affidataria. Da anni ormai ci prendiamo cura anche di bambini, nella maggior parte dei casi sotto l’anno di età, che non hanno a disposizione una famiglia stabile su cui contare e ci vengono appunto “affidati” temporaneamente.

Diciamo che studio filosofia, gioco a rugby, e nel tempo libero vengo noleggiato come fratello maggiore.

E’ normale che già a questo punto di un racconto che ho già fatto mille volte le persone comincino a darsi pizzicotti o piccoli schiaffi in faccia per assicurarsi che non siano nel bel mezzo di un sogno… Se succede anche a voi non preoccupatevi, è normale.

Ma come ben sapete, i supereroi esistono solo nei film, e la mia famiglia non è certamente quella del “Mulino Bianco”, mia madre non si sveglia truccata e in camicia e mio padre non è proprio di buon umore mentre a colazione mangia le fette biscottate, perché in genere ha dormito un paio di ore grazie al piccolo di turno che lo mantiene in splendida forma durante tutta la notte, ma nonostante tutto mi pare di notare che sismo tutti felici. Stanchi ma felici.

BOTTIPer questo ritengo che la mia famiglia sia un “atto di fede”, perché mi sto fidando delle scelte dei miei genitori, proprio come noi cattolici ci fidiamo del progetto che Dio pone su di noi. E sappiamo bene che Dio ci chiede di passare per la “porta stretta”, e così hanno scelto di fare i miei genitori: mi chiedono di passare per la porta stretta.

Non è facile, per niente. Non faccio poesia sulla mia vita, e nemmeno ho intenzione di fare quel finto buonismo che spesso mi fa innervosire. Sono sincero quando dico che adoro la mia vita così com’è tanto quanto lo sono nel dire che è una bella salita.

A diciannove anni penso di aver cambiato dieci volte il numero di pannolini che in media ha cambiato un italiano medio a quarant’anni, e a differenza del 90% dei miei coetanei so cucinare discretamente, so fare la lavatrice e me la cavo modestamente come casalingo.

Sono tutte cose utilissime e che sicuramente fanno parte di un bagaglio fondamentale che da adulto potrò aprire facendone grande tesoro, ma non è che siano proprio cose divertenti. Questo è il mio atto di fede nello “sbattimento”. E’ una scommessa che ho accettato.

Ecco, il mio rapporto personale con Dio, estremamente dialogico, è alla base dell’accettazione nei confronti del progetto di vita che i miei genitori hanno scelto per me e peri miei fratelli. Mi dà le risposte che mi servono per aprire gli occhi di fronte alla “particolarità” di questa mia avventura.

Spesso capita qualche litigio con i miei genitori… Quante volte si sono sentiti dire “queste cose i ragazzi della mia età non le faranno mai neanche a trent’anni”, “sono scelte che mi state imponendo”, “date sempre per scontato che debba accettare i vostri progetti”.

Ma sono “accuse” che pongo loro da ragazzo impulsivo, spesso probabilmente accecato da un pomeriggio di cattivo umore, o da qualche fratello che in giornata non si è reso simpatico. Ma capita a tutti, si sa.

Certamente non pretendo di comprendere tutto quello che mi chiedono di fare, come d’altronde è impossibile comprendere sempre la strada che il Signore ci indica; siamo esseri umani, e pertanto, con molte debolezze.

Quasi tutti i giorni mi ripeto “ma chi me lo ha fatto fare?!”. Me lo chiedo quando un bambino che abbiamo in affido finalmente trova una famiglia tutta per sé, ma solo chi lo ha provato sa quanto è doloroso distaccarsi; me lo chiedo quando entro in casa dopo l’allenamento e sento bambini urlanti che non mi permettono proprio di rilassarmi; me lo chiedo quando a quasi vent’anni vorrei avere una camera da letto tutta per me e quando qualche volta non riesco a soddisfare qualche mio “capriccio economico”.

Ma tutto passa in fretta quando vedi crescere quei piccoli bimbi che per qualche tempo sono stati tuoi fratelli, quando la tua sorellina più piccola ti dice che sei il suo fratello preferito, e quando con i sacrifici che fai scopri di essere sempre più felice con sempre di meno. Quando sai innamorarti semplicemente delle piccole cose.

Botti_01Credo in Dio come credo nella mia famiglia, una scommessa a lunga gittata, che si raccoglie col tempo. E quando mi metto sotto alle coperte alla sera sono felice, le risposte non mi mancano mai; perché sento di costruire la mia vita su delle certezze: Dio, la mia famiglia e un pizzico di sano sacrificio.

[I genitori di Daniele, Andrea e Maurilia Botti, sono i coordinatori regionali dell’Emilia Romagna dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose]

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