FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘figli’

Papà!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/07/2015

papà_01Condivido con gioia la testimonianza di Gianluca, un iscritto alla mailing list “Informazioni da Medjugorje”, che dimostra come Dio ci sia vicino in tutto, anche nelle cose che a noi sembrano le più piccole.

E i bambini anche insegnano; quando sono in braccio possono sbraitare oppure cercare la posizione più comoda possibile… Se solo avessimo questo secondo atteggiamento anche noi con Dio…

Buongiorno, condivido con voi questa “coincidenza” che mi è capitata circa due anni fa ma che a me ha fatto pensare tantissimo.

Una mattina di circa due anni fa stavo solo con mia figlia che aveva appena sei mesi e la cullavo tra le mie mani per calmarla un pò perchè era nervosa.

Avvicinandomi ad una scrivania dove ho delle foto, mi avvicino ad una cartolina che avevo comprato a Manoppello, raffigurante il Volto santo di Gesù dicendo con un sorriso a mia figlia, “saluta Gesù, papà nostro!” naturalmente senza aspettarmi una risposta da parte di Miriam, vista la sua età, sono andato in salotto e appena l’ho messa seduta la prima parola che ha detto è stata “Papà!”.

Mi si è gelato il sangue perché ho associato subito questa parola con quello che avevo detto dieci secondi prima a mia figlia e non posso essermi sbagliato nel sentirla perché ho visto anche il labiale, in quanto mia figlia era di fronte a me. Miriam aveva detto il suo primo “papà” al Padre celeste, come a volerlo ringraziare di averla messa al mondo, rafforzando la mia convinzione che Miriam, e tutti noi in generale, siamo figli di Dio, cioè Dio ci ha voluti e ci ha messo al mondo ed i genitori sono custodi ed “accompagnatori” dei figli, che sono di Dio.

papà_02Miriam è venuta al mondo dopo diversi mesi e dopo che la ginecologa di mia moglie ci disse che l’unica possibilità di avere un figlio era adottarlo o tentare varie tecniche (che ho rifiutato da subito).

Oltre a questo è capitata un’altra coincidenza, cioè dopo la visita del Santo Padre, Benedetto XVI ad una parrocchia romana e dopo essere riuscito a dargli la mia mano ed incrociare i suoi occhi che infondevano pace, serenità e qualcosa che diceva: “pregherò per voi, non vi preoccupate”, il mese dopo mia moglie è rimasta incinta.

Potere delle preghiere del Santo Padre o della mia preghiera, misera, distratta, disperata, a volte sconfortata ma piena di speranza dell’aiuto di Dio, pur accettando sinceramente la Sua volontà, hanno permesso a Miriam di venire al mondo.

Dio sorprende sempre!
Non aggiungo altro.
Un saluto.

(Fonte: Mailing List Informazioni da Medjugorje, col permesso della moderazione)

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“I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/04/2015

genitoriefigli_01Sul frigorifero di casa, mio padre, un giorno appese un foglio con questa citazione: “Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere.” firmato: Sant’Ambrogio.

Ogni volta che aprivo il frigo l’occhio mi cadeva sempre su una o due parole. E anche se ero distratto, non potevo non fare i conti con quanto era scritto su quel foglietto che ingialliva col passare degli anni, ma che imperterrito restava lì. Come se Sant’Ambrogio continuasse a dirmi “guarda che queste parole le ho preparate per te: valevano quando le ho scritte, valgono ora e varranno per sempre”.

Oggi mi appresto a diventare padre e per la prima volta rileggo queste righe in qualità di soggetto e non più solo di “oggetto” (dico “solo” perché comunque si resta sempre figli). Un senso di impotenza, misto a timore, pervadono il mio cuore. Sarò un buon padre? Saprò accompagnare mio figlio nella strada che è stata preparata per lui? E poi che ne sarà di lui? La sfida sta per cominciare. Ed essere dentro la compagnia della Chiesa, con un grande alleato come Sant’Ambrogio non può che rendere più gustoso e avvincente l’inizio di questo cammino.

Desidero quindi condividere con tutti voi il testo che va a completare la citazione. E’ un estratto dai “Sette dialoghi con Ambrogio, Vescovo di Milano” (Centro Ambrosiano, 1996).

genitoriefigli_021. L’educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l’affetto necessario.

2. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.

3. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro; siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

4. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare.

genitoriefigli_035. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è insopportabile una vita vissuta per niente.

6. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato: e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

7. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

(Fonte: http://www.lalucedimaria.it/)

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Aiutiamo le nostre bambine (ma anche i bambini) a rallentare, camminando insieme a loro, al loro passo…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 09/09/2014

L'attrice americana Kathy Holmes e la figlia Suri

L’attrice americana Kathy Holmes e la figlia Suri

Ho appena ricevuto il giornale mensile di “Frate Indovino” che leggo sempre molto volentieri e da cui traggo ogni tanto qualche spunto anche per il blog. Nel numero di Settembre mi ha particolarmente colpito questo articolo. Sarà perché ho una figlia di nove anni e il ‘fenomeno’ ce l’ho ogni giorno sotto gli occhi, ma come non essere in linea di massima d’accordo con l’articolo che segue?

“Non cediamo al lolitismo”

Bambine che già alle elementari vestono indumenti attillati, che a otto anni chiedono la depilazione e a tredici la plastica al seno… Succede anche da noi: la pubertà precoce è in crescita, così come l’adolescenza anticipata, un fenomeno che sconcerta i genitori e allarma pediatri e psicologi, perché non è detto che tutta questa precocità non finisca poi per esigere il suo prezzo, da pagar caro, sia in termini fisici che in termini psicologici.

Le cause? Tutta una serie di fattori genetici, ambientali e culturali: dall’inquinamento da Pcb agli estrogeni nella carne, alla dieta troppo ricca; dall’ansia da prestazione indotta dai genitori che vogliono figli perfetti ai messaggi erotizzanti dei mass-media… Un insieme di fattori che determina un’adolescenza culturale e psicologica, prima di quella biologica, in modo che l’adolescenza stessa non coincide più con la pubertà come avveniva per le passate generazioni, mentre il desiderio di uscire dall’infanzia, molto più forte oggi, è provocato da un ambiente sociale che induce la frenesia della crescita rapida per approdare più in fretta a una fascia di età superiore, bruciando, come si dice, le tappe.

A preoccupare di più sono i fattori culturali che dipendono dagli adulti: padri e madri che si mostrano orgogliosi dei figli “più avanti della loro età”; madri che incoraggiano la vanità delle loro bimbe, mentre la nostra società sempre più ipersessualizzata, che associa qualsiasi oggetto al corpo femminile, manda alle bambine segnali continui, provocando il cosiddetto “effetto Barbie” (che in Francia tra l’altro, ha fatto insorgere centinaia di pediatri contro l’erotizzazione dei bambini nella pubblicità). Naturalmente però molto dipende dalle mamme, che spesso, purtroppo, sono le prime a “giocare con le Barbie”, nel senso che esibiscono ed erotizzano le figlie per valorizzare se stesse…

02Questa prematurità psichica, dicono gli esperti, è dannosa perché inaridisce i processi immaginativi, diminuisce il tempo del gioco, depotenzia i sogni: uscendo troppo presto dall’infanzia, si rischiano un’identità emotiva arida, un pensiero conformista, un’eccessiva ricerca del consenso sociale.

Che fare allora per aiutare le nostre bambine a rallentare?

Silvia Vegetti Finzi suggerisce alcune regole:

– adottare abitini sobri senza cedere al lolitismo;

– non regalare cosmetici e gioielli;

– sdrammatizzare l’eventuale sovrappeso e non colpevolizzare i cibi;

– evitare letture e spettacoli erotizzanti;

– rinviare l’acquisto del cellulare e comunque controllarne l’abuso;

– proibire che i propri figli chattino nella rete;

– non mostrarsi lusingati e divertiti quando le figlie alludono al “fidanzatino”;

– preferire sport di squadra non competitivi e accordarsi con le mamme dei compagni di classe per adottare atteggiamenti coerenti.

(Tratto da “Frate Indovino”, Settembre 2014)

Io aggiungerei: parlare, parlare e parlare, le mamme ma anche i papà, parlare coi nostri figli motivando ogni nostra scelta, soprattutto quando ci troviamo a dover motivare quelle un po’ fuori dal coro del pensiero unico e della catechesi del mondo. Trasmettiamo ai nostri figli la gioia che si prova a non bruciare le tappe facendo vedere che l’eccesso uccide proprio le qualità che cerchiamo in ogni cosa, qualunque cosa.

03Certe corse alla precocità possono dare un’illusione di conforto, ma quello che all’inizio è un tentativo di soddisfare bisogni (soprattutto indotti dalla società di oggi che ci vuole consumatori il prima possibile) inappagati, subito acquista una vita propria e pretende di più, dando meno in cambio.

Il vero appagamento, la vera soddisfazione si trova nell’equilibrio e l’equilibrio lo si trova da adulti, al tempo giusto. Da adulti liberi che scelgono le cose e che le usano, non che si fanno manipolare da una società che sin da bambini induce desideri per “crescersi” i consumatori pronti per l’uso.

C’è un tempo per ogni cosa… Lo dice anche la Bibbia no?

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace
(Qoelet 3,2-8)

… e in questo elenco di attività, ognuna al momento giusto, alla fine, la PACE.

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“Quell’omicidio è accaduto lontano-lontano-da-noi-vero-papo?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/04/2014

I tg e i nostri figli…

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bimbi_e_tg_02Mia figlia ha otto anni e mezzo e si trova in quell’età bellissima in cui i bambini cominciano a fare ai genitori (soprattutto ai papà dopo che la mamma ha detto loro “chiedi-a-papà-che-sa-tutto”) quelle domande deliziose e buffe che servono loro per decodificare la realtà che stanno scoprendo, anche quella realtà che apprendono dai telegiornali.

Non prima di due giorni fa mia figlia se ne è uscita con la domanda: “Papo, ma perché se l’ex Presidente del Consiglio Letta e l’ex-ex Monti non si vedono più ai TG, l’ex-ex-ex sta sempre in mezzo?”. Ho dovuto soffocare una risata e una risposta sarcastica (i bambini non capiscono il sarcasmo ma credono a tutto quel che un adulto dice loro) ma ero contento di vedere come la mia piccola si stesse facendo delle domande su ciò che accade nel nostro paese.

Altre volte invece, quando i giornalisti parlano di violenza, di omicidi, della violenza sulle donne, di mafia, di pedofilia, di guerra e altre notizie truculente, mia figlia mi guarda con quegli occhioni verde-nocciola come quelli della mamma chiedendomi conferma che quella cosa sia accaduta “lontano-lontano-da-noi-vero-papo?”.

bimbi_e_tg_022In quei momenti mi rendo conto che il telegiornale spesso la turba.

In casa abbiamo bandito programmi trash, e quelli in cui trionfano urla, violenza e cattivo gusto ma, che fare coi telegiornali? Oscurarli fino a che la nostra piccola non diventi adolescente? Vederli comunque? Non è né facile né immediata una risposta a tali dubbi.

Un articolo appena letto su uno di quei giornalini che mi porta la mia preziosa suocera e che troppo spesso giacciono, non letti, in fondo alle nostre chiese, mi è stato utile in tal senso. Ve lo riporto sperando che possa essere di aiuto anche a voi.

Le notizie di cronaca turbano i vostri figli?

<<In un sondaggio quasi il 40% dei genitori intervistati da alcuni ricercatori, ha affermato che i propri figli erano rimasti turbati da quando avevano visto dei notiziari.

I ragazzi erano arrivati al punto di temere che qualcosa di simile accadesse anche a loro o ai loro cari. Perché i bambini possono avere reazioni del genere?

bimbi_e_tg_03Un fattore è che spesso interpretano le notizie in modo diverso dagli adulti. Ogni volta che la notizia di una tragedia viene riproposta, a un bambino può sembrare che quella tragedia si verifichi di nuovo.

Un altro fattore è che sentendo ogni giorno notizie inquietanti un bambino può finire per avere una visione distorta del mondo. E’ vero che viviamo in tempi difficili. Tuttavia uno stillicidio di notizie raccapriccianti può portare i bambini a vivere costantemente nella paura.

“I bambini che vedono molti notiziari alla TV tendono a sovrastimare la diffusione del crimine e quindi a considerare il mondo più pericoloso di quanto non lo sia in realtà”.

Cosa si può fare se le notizie di cronaca stanno avendo un effetto negativo sui propri figli?

Ecco alcuni suggerimenti.

A seconda dell’età, della maturità e dell’emotività dei figli, valutare la possibilità di limitare la quantità di notizie a cui vengono esposti.

bimbi_e_tg_01Ovviamente nella nostra era dell’informazione non è possibile che siano del tutto all’oscuro di quello che succede. Persino i più piccoli potrebbero vedere o sentire molte più notizie di quanto si crede.

Quindi, bisogna esser pronti a notare eventuali segnali di paura o di ansia.

Quando i figli cominciano a crescere, perché non si guarda il telegiornale insieme a loro? Le notizie saranno un’opportunità per fornire le necessarie spiegazioni. Bisogna cercare di sottolineare qualsiasi aspetto positivo dei servizi, per esempio i soccorsi prestati per aiutare le vittime di un disastro.

Tempo fa un ragazzino di 11 anni si perse nelle montagne dello Utah, negli Stati Uniti. Aveva così tanta paura di essere rapito che si nascose alla vista dei soccorritori per quattro giorni. Quando infine lo trovarono, era deperito e disidratato.

bimbi_e_tg_04Anche le la probabilità di essere rapito era solo una su 350.000, in preda alla paura, il ragazzino preferì rischiare di morire piuttosto che farsi aiutare.

La realtà è che spesso le disgrazie fanno notizia non perché siano comuni, ma proprio perché sono abbastanza rare.

Criminalità, violenza e disastri naturali sono tragiche realtà dei nostri tempi; tuttavia, come abbiamo visto, si possono aiutare i propri figli a far fronte all’impatto emotivo dei fatti di cronaca proteggendoli, fornendo loro spiegazioni, rassicurandoli e dando il giusto peso alle notizie.>>

(Tratto da “La voce dell’Antoniano Rogazionista”, Anno LXIV, n. 2, febbraio 2014)

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“A diciannove anni penso di aver cambiato dieci volte il numero di pannolini che in media ha cambiato un italiano medio a quarant’anni”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/12/2013

Botti_02

Daniele al centro, con la sua grande famiglia

Un diciannovenne racconta la sua esperienza di fede in una famiglia numerosa (5 fratelli più molti altri in affido temporaneo).

“Atto di fede”, una canzone di Luciano Ligabue, termina dicendo:

<<Vivere è un atto di fede nello sbattimento.
Questo è il mio atto di fede, questo è un giuramento.>>

Questo è il mio “atto di fede”, la mia famiglia. E’ il mio “giuramento”, il mio impegno, la mia scommessa; anche se spesso è, come dice Ligabue, uno “sbattimento”.

Mi chiamo Daniele, ho diciannove anni e sono il primo di cinque fratelli. Anzi, forse sarebbe più corretto dire che sono stato il fratello maggiore di quindici fratelli.

Perché la mia, oltre ad essere una famiglia numerosa, è anche una famiglia affidataria. Da anni ormai ci prendiamo cura anche di bambini, nella maggior parte dei casi sotto l’anno di età, che non hanno a disposizione una famiglia stabile su cui contare e ci vengono appunto “affidati” temporaneamente.

Diciamo che studio filosofia, gioco a rugby, e nel tempo libero vengo noleggiato come fratello maggiore.

E’ normale che già a questo punto di un racconto che ho già fatto mille volte le persone comincino a darsi pizzicotti o piccoli schiaffi in faccia per assicurarsi che non siano nel bel mezzo di un sogno… Se succede anche a voi non preoccupatevi, è normale.

Ma come ben sapete, i supereroi esistono solo nei film, e la mia famiglia non è certamente quella del “Mulino Bianco”, mia madre non si sveglia truccata e in camicia e mio padre non è proprio di buon umore mentre a colazione mangia le fette biscottate, perché in genere ha dormito un paio di ore grazie al piccolo di turno che lo mantiene in splendida forma durante tutta la notte, ma nonostante tutto mi pare di notare che sismo tutti felici. Stanchi ma felici.

BOTTIPer questo ritengo che la mia famiglia sia un “atto di fede”, perché mi sto fidando delle scelte dei miei genitori, proprio come noi cattolici ci fidiamo del progetto che Dio pone su di noi. E sappiamo bene che Dio ci chiede di passare per la “porta stretta”, e così hanno scelto di fare i miei genitori: mi chiedono di passare per la porta stretta.

Non è facile, per niente. Non faccio poesia sulla mia vita, e nemmeno ho intenzione di fare quel finto buonismo che spesso mi fa innervosire. Sono sincero quando dico che adoro la mia vita così com’è tanto quanto lo sono nel dire che è una bella salita.

A diciannove anni penso di aver cambiato dieci volte il numero di pannolini che in media ha cambiato un italiano medio a quarant’anni, e a differenza del 90% dei miei coetanei so cucinare discretamente, so fare la lavatrice e me la cavo modestamente come casalingo.

Sono tutte cose utilissime e che sicuramente fanno parte di un bagaglio fondamentale che da adulto potrò aprire facendone grande tesoro, ma non è che siano proprio cose divertenti. Questo è il mio atto di fede nello “sbattimento”. E’ una scommessa che ho accettato.

Ecco, il mio rapporto personale con Dio, estremamente dialogico, è alla base dell’accettazione nei confronti del progetto di vita che i miei genitori hanno scelto per me e peri miei fratelli. Mi dà le risposte che mi servono per aprire gli occhi di fronte alla “particolarità” di questa mia avventura.

Spesso capita qualche litigio con i miei genitori… Quante volte si sono sentiti dire “queste cose i ragazzi della mia età non le faranno mai neanche a trent’anni”, “sono scelte che mi state imponendo”, “date sempre per scontato che debba accettare i vostri progetti”.

Ma sono “accuse” che pongo loro da ragazzo impulsivo, spesso probabilmente accecato da un pomeriggio di cattivo umore, o da qualche fratello che in giornata non si è reso simpatico. Ma capita a tutti, si sa.

Certamente non pretendo di comprendere tutto quello che mi chiedono di fare, come d’altronde è impossibile comprendere sempre la strada che il Signore ci indica; siamo esseri umani, e pertanto, con molte debolezze.

Quasi tutti i giorni mi ripeto “ma chi me lo ha fatto fare?!”. Me lo chiedo quando un bambino che abbiamo in affido finalmente trova una famiglia tutta per sé, ma solo chi lo ha provato sa quanto è doloroso distaccarsi; me lo chiedo quando entro in casa dopo l’allenamento e sento bambini urlanti che non mi permettono proprio di rilassarmi; me lo chiedo quando a quasi vent’anni vorrei avere una camera da letto tutta per me e quando qualche volta non riesco a soddisfare qualche mio “capriccio economico”.

Ma tutto passa in fretta quando vedi crescere quei piccoli bimbi che per qualche tempo sono stati tuoi fratelli, quando la tua sorellina più piccola ti dice che sei il suo fratello preferito, e quando con i sacrifici che fai scopri di essere sempre più felice con sempre di meno. Quando sai innamorarti semplicemente delle piccole cose.

Botti_01Credo in Dio come credo nella mia famiglia, una scommessa a lunga gittata, che si raccoglie col tempo. E quando mi metto sotto alle coperte alla sera sono felice, le risposte non mi mancano mai; perché sento di costruire la mia vita su delle certezze: Dio, la mia famiglia e un pizzico di sano sacrificio.

[I genitori di Daniele, Andrea e Maurilia Botti, sono i coordinatori regionali dell’Emilia Romagna dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose]

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“Con loro ho fatto i primi passi verso la luce, ed intravedere qualche spiraglio di speranza”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/11/2013

Genitori01Navigando per internet alla ricerca di belle testimonianze di gente che ha incontrato Dio, mi sono imbattuto in questo sito, http://www.seminariodiferrara.com/genitorincammino/ il sito di un gruppo: “Genitori in Cammino” nato nel 1995 a Ferrara da genitori che, dopo la perdita prematura dei propri figli, hanno voluto intraprendere un cammino di fede, per cercare la serenità del cuore.

Qui http://www.seminariodiferrara.com/genitorincammino/testimonianze.htm le testimonianze belle, vere, toccanti di chi, in questo cammino ha imparato a ridare un senso alla propria vita devastata dal dolore più grande che si possa vivere, la perdita di un figlio.

Genitori02Tra le tante belle testimonianze che vi invito a leggere, vi riporto, a titolo di esempio, quella di Loretta

Sono, la mamma di Marcello.

Ho atteso anni prima che arrivasse questo desideratissimo figlio, poi finalmente è arrivato, ed è una creatura biondissima e bellissima, bambino adorato e felice, ma, purtroppo, solo prestato perché dopo diciotto meravigliosi anni il Signore ha deciso di riprenderselo.

Questo è successo l’8 settembre 1990 in un incidente stradale. Tutto il bello finisce, c’è solo buio, rabbia, dolore, disperazione.

Come si fa a vivere, non ci sono altri figli per cui valga la pena di fare qualcosa, non c’è più niente, non importa più niente.

Passano quattro anni di questa disperazione, sono anni terribili, instabili, devastanti, ho messo a durissima prova il matrimonio, la salute fisica e mentale.

Genitori03Un giorno arriva una lettera nella quale mi s’invita ad una Santa Messa a Ferrara, per ricordare tutti i ragazzi prematuramente deceduti. Vado accompagnata da il mio sacerdote don Alfredo Pizzi, (che mi è sempre stato vicino e che non ringrazierò mai abbastanza), ed in questa occasione, incredibilmente, inizia la mia rinascita.

Ho conosciuto genitori con i quali potevo condividere i miei pensieri, il mio stato d’animo, la grande fatica della quotidianità, la solitudine, le paure e, parlando ed ascoltando, ho iniziato a capire che solo così insieme si poteva sopportare questo dolore tanto profondo e imparare a convivere con una prova così grande.

Questo è stato l’incontro con i “Genitori in Cammino”. Con loro ho fatto i primi passi verso la luce, ed intravedere qualche spiraglio di speranza. Una delle cose più belle di quel periodo è stata la mia prima volta in Seminario, accolta da don Mario con la sua dolcezza, la sua grandissima umanità e la sua speciale sensibilità. Poi la prima Santa Messa in Seminario, una delle emozioni più grandi che non dimenticherò mai.

Genitori04Il Seminario è una seconda casa, è quel luogo dove ognuno di noi è libero di essere sé stesso, nessuno ti critica, nessuno ti giudica, nessuno si incuriosisce, ma scatta la molla della condivisione, dell’ascolto, della solidarietà, del conforto, della consolazione.

Ecco, la consolazione!

Alla prima Santa Messa in Seminario ho pianto tanto, ma sono state le lacrime più dolci e liberatorie della mia vita. Sono tornata a casa diversa

Dopo tanta solitudine, trovare persone dalle quali ti senti capita, questa consolazione mi è rimasta appiccicata come una seconda pelle, non mi ha più abbandonata, una sensazione sconosciuta ma meravigliosa.

Potersi appoggiare a qualcuno è stata un’illuminazione, non ero più una foglia al vento, ma sapevo esattamente dove andare, come andare e con chi andare.

È iniziato così il mio cammino di fede.

Ora so che il Signore, se io voglio, non mi abbandona mai, se io tendo la mano trovo la Sua che mi aiuta e mi sostiene.

Per tutto questo, e per tanto altro, ringrazio con tantissima gratitudine e riconoscenza don Mario, il gruppo “Genitori in Cammino” ed i seminaristi perché, ognuno per la loro parte, con la loro presenza costante e sicura sono state delle ancore di salvezza che mi hanno impedito di sprofondare in un qualcosa di non ritorno.

Roberto, mio marito, dopo l’incidente di Marcello si è buttato nel lavoro. Per qualche tempo ha seguito la squadra di calcio del nostro paese, una delle sue grandi passioni, un grande attaccamento durato trentadue anni, poi ha lasciato perché tutto questo non gli dava più niente, per cui è rimasto solo il lavoro, sempre il lavoro.

Genitori05Quando gli impegni glielo consentono partecipa alle diverse attività del gruppo “Genitori in Cammino” e quando non può le vive di riflesso, perché gli racconto tutto quello al quale partecipo.

È in “cammino” anche lui, con i suoi tempi, come credo sia giusto.

Ora, a distanza di quattordici anni e mezzo vissuti con tanta fatica, ma con tanto impegno e con tutto l’affetto che c’è fra noi, abbiamo trovato un certo equilibrio e stiamo imparando a convivere in questa situazione di assenza-presenza di Marcello, siamo fiduciosi, non disperati.

L’amore di Dio Padre, ci accompagni e ci protegga insieme ai nostri figli.

[Fonte: http://www.seminariodiferrara.com/genitorincammino/]

La Sede di “Genitori in Cammino” è presso il

SEMINARIO ARCIVESCOVILE DELL’ANNUNCIAZIONE

Via Giuseppe Fabbri N° 410

F E R R A R A

Come contattarli

Fax n° 0532/204883

Indirizzo e-mail: marche21@virgilio.it

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