FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘genitori cristiani’

E se i nostri figli abbandonano la fede?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/10/2016

figli_01

Molti genitori si preoccupano quando i propri figli adolescenti o giovani assumono un atteggiamento negativo davanti a Dio, mettendo in discussione i valori religiosi ricevuti in casa e quando, conquistando autonomia, libertà e ragione, decidono di rigettare ogni cosa rappresenti Dio.

Quando accadono queste cose in famiglia alcuni genitori reagiscono in maniera coercitiva, obbligando i figli ad andare a Messa o a partecipare a diverse attività religiose.

Altri genitori lasciano che i figli si allontanino e che tornino ad avvicinarsi a Dio per conto proprio.

Non è un compito facile ma è importante, l’importante è agire in maniera adeguata, per impedire che questo allontanamento cresca, poiché molto spesso sono proprio le reazioni dei genitori che creano queste prese di distanza dei figli.

Prima di spiegare cosa fare, analizziamo alcuni fattori determinanti:

La fede ha delle tappe

La fede ha un ciclo naturale nella vita di un essere umano. Padre Calisto (sacerdote brasiliano n.d.t.) afferma:

“Il nostro vissuto religioso passa per quattro tappe: la fede della prima Comunione; una seconda, che viviamo nell’adolescenza, piena di incertezze, alti e bassi; la terza, in cui la fede sembra che evapori e muoia nella vita adulta; e talvolta una quarta: la fede recuperata, quando aiutiamo i figli nella loro religiosità”.

figli_02La ribellione come caratteristica propria dell’adolescenza

In questa tappa, gli esseri umani passano per la fase dell’anticonformismo e vogliono cambiare lo status quo, spesso, senza neanche sapere contro cosa si stanno ribellando, ma questa ricerca di identità è il loro fuoco, ciò che li porta a destabilizzare tutto quello che li circonda, compresi i genitori.

La radice del problema quindi è la ricerca di identità, non necessariamente il rifiuto di Dio.

Le influenze

Può capitare che una persona vicina a nostro figlio metta in dubbio la fede. Non dimentichiamoci del fatto che nell’adolescenza gli amici sono le persone che più influiscono sui nostri figli e una cattiva a micizia può causare gran danno. Se nostro figlio contesta la fede è bene indagare sui suoi amici, invitandoli a casa e mantenendo il contatto con le loro famiglie.

Se il problema è questo, la cosa migliore non è proibile quella tale amicizia ma usare tattiche più sottili che possano aiutare vostro figlio a prendere le distanze dalla persona sconveniente.

figli_03Controllo estremo

I vostri figli non sono più bambini e questo deve essere chiaro. Crescono, ragionano, fanno scelte e hanno potere di decisione, anche se sono immaturi. Se esercitiamo su di loro un controllo esagerato, si può ritorcere contro. A questa età si suppone che li abbiamo già educati ai valori cristiani e confidiamo nell’educazione fornita. Pertanto non è consigliabile obbligarli a nulla, né imporre la religione, perché così finiranno col rigettarla.

Allora che fare?

Accompagnarli senza lasciarli mai soli. Li dobbiamo accompagnare in questo processo.

Niente censure e repressioni. Anche se sappiamo che stanno sbagliando, non facciamo commenti che li facciano stare male. Il tema di Dio non può diventare un incubo; il dialogo ameno e positivo darà migliori risultati.

Esempio e coerenza. Non c’è niente che educhi più dell’esempio. Dobbiamo essere coerenti con la Parola di Dio e i nostri atti devono essere coerenti con quello que professiamo. Se i nostri figli vedono che trattiamo bene le persone, che siamo onesti, rispettosi, responsabili, pazienti, amorevoli, caritatevoli, essi riceveranno il messaggio e finiranno con l’accettare i benefici di avere Dio nella propria vita.

figli_04Parlargli positivamente di Dio, come di un amico, non di un castigatore. Dobbiamo trasmettere loro gli insegnamento di Dio in forma positiva, perché Dio ci ama e perdona i nostri errori. Presentare Dio come amico, compagno, protettore.

Pregare per i nostri figli. Questa è la cosa migliore che possiamo fare, mettendoli nelle mani di Maria, perché tornino a riavvicinarsi al Signore.

(Tradotto da http://blog.comshalom.org/carmadelio/39961-posso-obrigar-os-meus-filhos-praticarem-religiao)

Io aggiungerei, condividere coi nostri figli quanto sia bello coltivare la relazione con Dio, che non è un’idea ma una Persona, quella Persona che nella preghiera dà senso quando non ce ne è, dà grazia per affrontare le sfide della vita, perdòno quando ci ribelliamo, gioia piena che alla fine non si trova in nessun altro “altrove”.

E… pregare, pregare, pregare, digiunando, se serve, come Santa Monica chiese la conversione del figlio Agostino.

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“Il più forte sarà sempre chi mette le mani giunte”…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/10/2014

happy-family-praying-together-01…diceva Kierkegaard. Ecco perché sarebbe da incoscienti escludere la preghiera dall’educazione dei nostri figli.

Sulla preghiera girano tanti pregiudizi che la mettono in pessima luce.

Alcuni pensano che sia un gargarismo di parola, altri un guasto senile. I più raffinati la considerano un trucco psicologico, la maggioranza sostiene che sia la cosa più noiosa al mondo!

I genitori ‘egregi’ (fuori dal gregge), invece, si AGGRAPPANO alla preghiera perché hanno sperimentato (sta qui la forza della loro argomentazione!) che la preghiera è una forza che ha il potere di risolvere crisi di nervi, momenti di depressione, noie, malumori

Questa loro esperienza diretta li porta a dar ragione al grande filosofo danese Soeren Kierkegaard il quale non aveva dubbi: “Il più forte sarà sempre chi mette le mani giunte”.

I genitori-salmoni non solo si aggrappano alla preghiera ma la difendono anche, con la forza!

happy-family-praying-together-02La difendono perché la preghiera è una grande riserva di valori pedagogici.

La preghiera ricorda che esiste il ‘grazie!’ (pregare non è chiedere l’elemosina a Dio, è, soprattutto, ringraziarlo).

La preghiera tiene desta la meraviglia (pregare è stupirci, complimentarci con Dio).

La preghiera dilata l’io (pregare è aprire le persiane: se non si fa bontà, è segno che c’è qualcosa che non va!).

La preghiera cura, guarisce, tonifica (il grande protagonista dell’indipendenza indiana Gandhi, ha confidato: “Più volte sarei diventato pazzo se non avessi avuto la preghiera!”).

Ecco quattro preziosi doni che ci vengono dalla preghiera!

  1. Sarebbe da incoscienti escluderla dall’educazione! I genitori-salmoni non sono incoscienti! Sono sapienti: per questo riservano al verbo pregare un capitolo importante della loro arte di educare. Sanno che, fin dalla prima infanzia, si può educare alle mani giunte e conoscono bene alcune strategie.
  2. Accettano il modo di pregare del bambino perché non associ mai ‘preghiera’ e ‘noia’. Sarebbe rovinare tutto! Accettano quindi che il bambino preghi con tutto se stesso, anima e corpo (che allunghi le braccia, che alzi le mani, che mandi un bacio…); accettano che le sue preghiere siano semplici (‘Grazie, Gesù, perché oggi ho visto due farfalle!’…); accettano che abbiamo un’attenzione lunga quanto un francobollo e che quindi non possa pregare a lungo…
  3. Qualche volta portano il piccolo nella chiesa silenziosa e grande, gli sussurrano una preghiera brevissima, gli fanno accendere un cero alla Madonna (tutte esperienze che hanno per il bambino il fascino del mistero e gli fanno intuire la trascendenza: l’esistenza, cioè, di realtà che superano la nostra capacità mentale).
  4. Alcuni genitori sono così convinti dell’importanza delle mani giunte che allestiscono nella loro casa un bel ‘punto-preghiera’, ove andare per fermarsi, raccogliersi, parlare con Dio.

happy-family-praying-together-03Soprattutto, per educare alla preghiera, padre e madre si fanno sorprendere a pregare dai figli!

E’ impossibile, infatti, che un piccolo, vedendo papà e mamma che stanno pregando raccolti, attenti, concentrati, non venga contagiato e si metta, lui pure, a pregare.

Allora la scena diventa stupenda:

una famiglia unita nella preghiera…

Una famiglia in pace…

Una famiglia intelligente: ha capito che chi prega cresce più in fretta; ha capito che per innalzarsi, l’uomo deve inginocchiarsi!

(Tratto da “La pedagogia controcorrente dei genitori salmoni di padre Pino Pellegrino, Astegiano Editore, pagg.114-116)

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