FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘Gesù’

«Guarda cosa succede se prendi Gesù e lo metti al centro della tua vita.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/12/2019

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Porte chiuse…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/08/2019

Per alcuni anni ho avuto la grazia di iniziare a lavorare alle nove e in quel periodo ero solito fermarmi a pregare in una chiesa vicina al mio ufficio. Era un appuntamento irrinunciabile per iniziare la giornata col piede giusto, fino a quando ho cominciato a timbrare alle 7:45 e trovare una chiesa aperta prima di un certo orario è diventata un’impresa ardua.

Stamattina, complice una città agostana meno affollata del solito, in dieci minuti ero davanti alla “mia” chiesa davanti a cui, un ampio parcheggio (bene raro nella mia città) mi invitava ad approfittare per una sosta, ma la chiesa era chiusa.

Un ‘irrazionale’ senso di nostalgia profonda mi invitava a fermarmi davanti a quella porta chiusa. L’ho seguito, mettendomi ad adorare la presenza delle presenze, davanti a quel portone verde, chiuso, ed è stato un momento fortissimo, vissuto nell’esperienza della presenza di Gesù che in quel momento si fermava proprio lì, proprio con me, per darmi quella pace che solo lui può dare.

Gesù davvero passa attraverso le porte chiuse, quelle propriamente dette, come quelle del cuore o dell’affettività, ma oggi ho capito che sta a noi cercarlo, seguire la sua chiamata che si serve delle nostre sensazioni, fermarci e rivolgerci a lui anche quando le circostanze sembrano sfavorevoli, o insolite, come una porta chiusa di una chiesa di città.

«La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.» (Gv 20, 19-29)

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«Non devi aspettare di morire per sperimentare il Paradiso»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/10/2018

Un intervento ispirato di Jim Caviezel (il Gesù di “The Passion”), da ascoltare fino all’ultimo.

«Pensi che Dio stia lì seduto ad aspettare che ti butti via?»

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Un sasso gettato in uno stagno

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/05/2014

Stone01

“Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: “Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!”. Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: “Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto” (Marco 14,3-9)Stone03

La sua è una di quelle storie di cui i Vangeli ci dicono davvero poco. Solo Giovanni le dà il nome di Maria, la sorella di Marta (Lc 10,38-42). Gli altri tre evangelisti non citano alcun nome. Ma la parola di Gesù è sempre valida. Le azioni di questa donna sono state proclamate in tutto il mondo, sebbene non ne abbiano citato il nome.

C’è qualcosa da imparare in questo. Quando saremo morti, è il nostro comportamento che la gente ricorderà maggiormente di noi. Il modo in cui trattiamo gli altri avrà un impatto maggiore di come ci chiamiamo. Pensa alla tua vita. Quante esperienze ti vengono alla mente in cui sei stato trattato con grande cortesia o gran crudeltà, ma non riesci a ricordare il nome di queste persone, o perlomeno il loro nome non è la prima cosa che ti viene in mente? Io ho di questi ricordi.

Stone02Pensa alla tua giornata oggi. Le tue azioni sono come un sasso gettato in uno stagno. Hanno delle ripercussioni che non puoi neanche immaginare e, anche molto dopo aver lanciato il sasso, le onde sono ancora vive…

(Tradotto da uno dei miei blog cattolici preferiti: http://www.ignitumtoday.com/)

La donna del Vangelo ha riconosciuto e sottolineato questo. Ecco, forse, perché è rimasta memoria della sua azione indipendentemente dal nome e…

Dopo più di duemila anni l’onda della morte e resurrezione di Gesù è un sasso gettato in uno stagno la cui onda è ancora decisamente viva.

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“L’Eucarestia non rappresenta il corpo e il sangue di Cristo, è il corpo e il sangue di Cristo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/04/2014

Wimberly_01Lo scorso 9 marzo 2014, l’Arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, si è recato in una delle prigioni più conosciute al mondo, San Quintino, per amministrare il sacramento della Confermazione a quattro detenuti. Tra essi, un condannato per due omicidi, Kent Wimberly, di 52 anni, condannato all’ergastolo nel 1979 per aver ucciso, diciassettenne, i genitori del suo migliore amico.

Nel lungo processo della sua conversione ebbe un ruolo fondamentale un altro recluso, John Grein, di 54 anni, tra le sbarre con la stessa condanna per omicidio. Entrambi, rispondono alle domande del “Catholic” di San Francisco, con la stessa risposta: l’Eucarestia”.

“Ho sempre sentito che la Comunione fosse qualcosa di più di un semplice gesto simbolico”, confessa Wimberly, cresciuto in una famiglia protestante di San Diego in cui si leggeva la Bibbia e si andava al culto domenicale. E Grein, educato come cattolico, convertito protestante in prigione, divenuto pastore, prima di tornare nella Chiesa Cattolica nel 2004, aggiunge le sue convinzioni: “L’Eucarestia non rappresenta il corpo e il sangue di Cristo, è il corpo e il sangue di Cristo”.

Un ritiro interessato.

Wimberly_02Kent, come è arrivato a questo passo dopo aver trascorso 35 anni in carcere?

Tutto è cominciato nel 2005, era passato poco più di un quarto di secolo dal giorno in cui commisi quel crimine. Volevo a tutti i costi la libertà provvisoria, così approfittai della possibilità di partecipare a un ritiro di “Kairos”, un’associazione protestante che svolge dei corsi di cristianesimo per i carcerati di tutto il paese e anche di detenuti fuori dagli Stati Uniti, e il tema era: cambiare i cuori per trasformare le vite.”

In quel momento si considerava un buddista zen, pertanto non credeva in un Dio trascendente. Ciononostante chiese a Dio che, se era davvero “reale”, che glielo avesse rivelato. In quel momento, seduto con gli occhi chiusi, sentì una luce sempre più forte e brillante che lo invadeva: “Tanto che letteralmente pensavo che sarei morto. Fu come una pennellata dal cielo. Quel giorno incontrai Gesù Cristo“.

Per la sua formazione, questa esperienza si tradusse soprattutto nello studio della Bibbia: completò i corsi di Sacra Scrittura e passò presto a insegnare ad altri carcerati.

Wimberly_03Sensazione di appartenenza

Un giorno ricevette un invito a partecipare a una funzione in una cappella cattolica. Era la sua prima Messa, ma accadde qualcosa: “Sentìì come se era proprio lì che dovessi stare”. E quando l’anno successivo fu trasferito a San Quintino, cominciò a frequentare la cappellania del gesuita George Williams, che gli permise di partedipare alle attività del gruppo cattolico nonostante fosse a conoscenza della sua chiara intenzione di non diventarlo.

Col tempo questo contatto, lo portò a leggere cari catechismi della biblioteca della prigione, fino a decidersi di intraprendere questa strada. “Mi ero sempre sentito protestante”, spiega, “ma non appena terminai di leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica, mi feci questa domanda: esattamente, di cosa sto protestando?”. Capì di essere “un protestante che praticava il cattolicesimo”, così decise di trasformare le opere in essere. Poco dopo conobbe John Grein, che divenne la sua guida nel cammino di conversione che sfociò, due settimane fa, nal sacramento della Confermazione.
Fonte: http://es.catholic.net/

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“Il cristianesimo non è una religione come un’altra”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/11/2013

Jean-Marie Elie Setbon 01Jean-Marie Elie Setbon, ebreo-ortodosso francese, affascinato sin da piccolo alla figura di Cristo, a soli ventisei anni è rabbino del movimento Lubavitch, nel 2004 la conversione al cattolicesimo, dopo la morte della moglie. Racconta Setbon:

«La nostra famiglia viveva nella precarietà. Ciononostante lunedì 6 agosto 2007 ci venne offerta una giornata di vacanza al mare, in Normandia, a Trouville. Visitai l’immenso calvario che si trova vicino alla spiaggia: quella vista mi causò una emozione molto forte. E nello stesso momento venni a sapere della morte del cardinale di Parigi Jean-Marie Lustiger (un altro grande convertito dall’ebraismo; nda): era un fatto che non poteva essere casuale!

Un mese più tardi ho vissuto una sorta di esperienza mistica, di incontro con Gesù Cristo a casa mia, nella mia stanza: l’ho visto come presente! Di lì, grazie all’accoglienza paziente delle Piccole sorelle di Betlemme, mi sono preparato al battesimo. Sono stato battezzato con il nome di Jean-Marie il 14 settembre 2008.

Jean-Marie Elie Setbon 02

Jean-Marie Elie Setbon presenta il suo libro: Dalla Kippà alla Croce, conversione di un ebreo al cattolicesimo

In quanto “apostata” sono stato rinnegato dalla mia famiglia, ma i miei figli, a loro volta, hanno seguito la mia scelta religiosa. Non è un qualche principio del cristianesimo che mi ha convinto, bensì il fatto di aver avuto la grazia di aver “visto” Gesù risorto.

Questa esperienza diretta con Cristo mi ha trasformato interiormente e mi ha spinto a chiedere il battesimo. Anche prima, quando avevo il desiderio di essere battezzato, non c’era un qualche dogma cristiano che mi convinceva più di un altro. Proprio per questo un giorno vorrei scrivere un libro sul fatto che il cristianesimo non è una religione come un’altra»

[Fonte: UCCR – http://www.uccronline.it/tag/conversione/%5D

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“Egli (…) conosce il santo, differente da tutti gli altri santi, di cui voi siete il germe”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 16/11/2013

Mauriac01

Voi dovete pensare a Cristo come a un uomo vivo, attualmente vivo, che è nel mondo e che, fra milioni, vi ha scelti: perché conoscerlo è già essere prescelti da lui.

Dovete pensare a Cristo come al solo amico, il cui sguardo scruta la vostra vita segreta, fino a quella parte di voi inaccessibile a ogni creatura e ignota a voi stessi.

Egli ha i suoi disegni su di voi, quali voi siate: conosce il santo, differente da tutti gli altri santi, di cui voi siete il germe e che egli creerebbe in voi se voi non resistereste al suo amore.

E questo amore è tale che basta un pensiero, uno sguardo, un sospiro, per tradirlo. Dacché Egli non reclama a voi soltanto un atteggiamento esterno, ma anche un cuore puro.

Padri03Quello che esige non è poco. Prenderà quello che gli date, ma per sé esige tutto.

Nelle circostanze minime della vita la sua amicizia fisserà il vostro contegno.

Non pensate di poter risolvere, senza di lui, alcuna questione, benché piccola.

E d’altro canto, nulla è piccolo per il Cristianesimo, perché tutto impegna l’eternità.

Egli vi darà la coscienza chiara dell’essere vostro, dell’essere voi un’anima immortale, non isolata, ma vicina a tante altre anime, su cui esercitate un potere in bene o in male, sicché, quando la grazia diminuisce in voi, diminuisce pure in tanti che su di voi si appoggiano.

Mauriac03Non crediate che Cristo vi condanni a dormire. Egli fa di voi, fra tutti i giovani della vostra età, dei vigilanti, perché dominiate le vostre passioni, come sbuffanti puledri domati.

Dipende da voi, giovani amici di Cristo, che la giovinezza duri in eterno. Solo il peccato annoia e meccanizza la vita. L’amicizia con Cristo rompe il triste incantesimo del male. Quello che colpisce, nel vizio, è la monotonia.

Dipende da voi, non diventare un giorno quell’uomo maturo, quel vecchio il quale riporta a Cristo un cuore, di cui il mondo non sa che fare, avanzo lasciato alle bestie.

François Mauriac, giornalista e scrittore, premio Nobel per la letteratura nel 1952

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Il figlio dell’uomo (…) è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto.

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/11/2013

Da qualche giorno ripeto e medito il Vangelo di Domenica secondo un metodo semplice semplice che con uno zuccone come me funziona e che propongo anche qua:

Entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco. Cercava di vedere chi fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.

Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua.”

In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.

Udendo ciò, tutti mormoravano: “È andato ad alloggiare da un peccatore!”.

Ma Zaccheo alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto.”

Gesù gli rispose: “Oggi, la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo;
il figlio dell’uomo, infatti è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto. (Lc 19,1-10)

Per i commenti e le esegesi vi rimando ai miei cari fratelli sacerdoti, ma c’è una cosa che risuona tanto in me e che vorrei condividere con voi:

ZaccheoIl figlio dell’uomo (…) è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto.

Zaccheo era ‘perduto’, ma andò dove sapeva che avrebbe trovato Gesù, magari solo per vederlo per poterlo vedere; “salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là”.

Si accontentava, voleva solo vedere chi fosse, ma Gesù va oltre, come sempre, fermandosi a casa sua, alloggiando da lui. Gesù gli dedica tempo perché vuole recuperare quel dialogo andato perduto…

Io Gesù lo trovo soprattutto a Messa. Lo trovo in tanti ‘luoghi’, ma soprattutto nell’Eucaristia. Magari ci vado solo per trovare pace e tranquillità, ma Lui, come per Zaccheo, oltrepassa sempre ogni mia aspettativa perché ciò che vuole, ciò a cui realmente tiene, è la relazione con me.

Il figlio dell’uomo (…) è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto, ma noi andiamo dove siamo certi di poterlo trovare?

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