FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

Posts Tagged ‘giovani santi’

«La vita vissuta senza Dio è un passatempo, noioso o divertente, con cui giocare in attesa della morte»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 01/11/2017

Vi presento Sandra Sabattini, una giovane contemporanea, serva di Dio.

Una ragazza come le altre, poi la morte, la scoperta del suo diario a cui aveva affidato, giorno dopo giorno, i particolari della sua relazione profonda con Dio.

«Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia, non c’è nulla a questo mondo che sia tuo, Sandra, renditene conto, è tutto un dono su cui il Donatore può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno, per quando sarà l’ora.»

Le ultime righe scritte prima di morire a 23 anni.

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Vi presento David, e la sua testimonianza forte e vera, da ascoltare parola per parola…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 07/07/2017

«Per me scoprire all’età di sedici anni di avere un cancro è stato abbastanza duro, ma il Signore non mi ha mai abbandonato in questo.»

Vi presento David, e la sua testimonianza forte e vera, da ascoltare parola per parola, fino all’ultima…


 

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“Una candela che si consuma per dare agli altri la luce”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/03/2017

«Mi chiamo Solidoro Mirella, ho 18 anni, ma ne dimostro 9.

Da tre anni ho subito un intervento alla testa che mi ha rovinato la vista. Ora sto sempre a letto e vivo con la fede in Dio che è diventata l’ unica ragione della mia vita.

I miei giorni li trascorro tutti uguali, uno dopo l’altro, come gli anelli di un Rosario.

All’età di 9 anni il Signore mi ha affidato una missione particolare: quella della sofferenza e del dolore. Le sofferenze aumentavano giorno dopo giorno e i miei genitori cercavano di porre rimedio a tanto soffrire, ma nessuno mi ha capito. Cercai di trovare la consolazione nel Signore, che diventò per me il mio Padre fedele, il mio Consolatore, che mi diede la forza di affrontare meravigliosamente i miei piccoli doveri, la scuola, lo studio.

All’età di 14 anni, il 28 /9/1979, mi fu fatto l’intervento dal quale ne uscii non vedente. Ma fu in quel buio che incominciai a vedere; non era la luce del mondo ma quella di Dio. Fu per me quella la chiamata decisiva alla Croce.

In un primo momento mi sentii come un uccello al quale il Signore aveva tagliato le ali, ma poi capii che il Signore mi stava dando le più grandi ali per volare nel suo nuovo orizzonte. Dopo di che mi addormentai in un lungo sonno, che durò tre anni.

Mi svegliai da questo sonno il 2/5/1982, mi sentii come una bambina appena nata. Il Signore mi chiamò alla vita per la seconda volta, in un nuovo modo e in un nuovo mondo. Confesso che quando mi accorsi che tutti quei progetti che io ritenevo giusti (in quanto mi volevo consacrare al Signore, giacché sin da bambina il mio desiderio era di diventare suora) andarono in fumo, fui assalita da un po’ di amarezza, ma poi il Signore mi aiutò ad apprezzare e stimare la Croce e capii che quello era per me il più bel regalo che il Signore mi potesse fare.

Accettai il dolore e lo amai tanto da desiderarlo, capii che il Signore aveva bisogno di anime disposte ad immolarsi per la salvezza dell’umanità.

Gli anni passarono velocemente ed oggi mi trovo qui nelle quattro mura della mia stanza che è diventata il mio campo di missione, e in un letto che è divenuto la mia dimora, con il desiderio di imitare Cristo ed essere una candela che si consuma per dare agli altri la luce.»

[Testimonianza dettata da Mirella nel 1987 e incisa su musicassetta, tratta dal sito ufficiale www.mirellasolidoro.it]

Questa ragazza nata a Taurisano in provincia di Lecce il 13 luglio 1964 era affetta da “Disgerminoma ipotalamico” che le indusse a vivere un calvario accettato con pace e serenità eroiche.

Intorno al letto di Mirella si riuniscono tante persone provenienti da Taurisano, dalla provincia di Lecce, dalla provincia dell’Aquila e da tante zone dell’Italia Meridionale. Insieme con lei la gente prega, a lei le persone si rivolgono per avere conforto nelle difficoltà.

Molti affermano di aver ricevuto favori particolari e guarigioni, grazie alla preghiera di Mirella.

Intanto, ella vive una devozione incondizionata al Santissimo Crocefisso. A volte, quando il dolore si allevia, si fa accompagnare al Santuario del Santissimo Crocefisso in Galatone, cittadina distante da Taurisano una ventina di chilometri.

Nutre una profonda devozione alla Madonna, tant’ è che la corona del rosario è sempre tra le sue mani scarnite, mentre compone numerose preghiere, poesie e pensieri dedicati al Signore e alla Beata Vergine Maria.

Pane quotidiano si fa l’Eucaristia che ella riceve quasi ogni giorno con immensa devozione. Il suo volto si illumina quando può incontrare Gesù nel segno del pane. Per lei, costretta a digiunare perché il suo stato di salute non le permette di deglutire, l’Eucaristia rappresenta in diverse riprese, il suo unico nutrimento.

Ascolta i Salmi che diventano nutrimento per la sua preghiera personale e per la preghiera in gruppo.

Il Vangelo, poi, è l’olio per la sua lampada, per la sua fede. Ritiene a memoria le parole e i consigli del Signore e spesso, durante le conversazioni, cita le parole di Gesù e invita la gente a mettere in pratica tutto.

(…)

Col passare del tempo, non è difficile per Mirella continuare a riunire intorno a sé un piccolo cenacolo di preghiera. Chiunque le si accosti, ne resta colpito tornando a casa rinnovato.

(…)

[Arriva il momento in cui Mirella] deve trasferirsi, insieme con tutta la famiglia nel garage del fratello Antonio, adattato per l’occasione in appartamento.

Passano alcuni anni nella nuova abitazione. Un ulteriore aggravarsi del male, la sottopone a ripetuti accertamenti clinici. Ai dolori agli arti, alle piaghe di decubito, ai sempre più intensi mal di testa, si aggiungono insopportabili, quelli dei denti e ulcere alla bocca. Infine, nonostante le precarie condizioni di salute, dopo tanto temporeggiare, giunge il tempo di un nuovo intervento chirurgico alla testa. Come sempre
Mirella accetta, anzi ama la crocifiggente volontà del Signore.

Nei primi giorni di settembre del 1997, viene ricoverata a Lecce e sottoposta ad un difficile intervento alla testa e, contemporaneamente, all’estrazione di sei denti e ad un’operazione per le ulcere alla lingua. La madre racconta il desiderio espresso da Mirella: non vuole che le vengano somministrati calmanti per lenire il dolore, intendendo offrire queste sofferenze per la salvezza delle anime.

Nel 1999 viene ricoverata nuovamente presso ospedale di Tricase il 27 settembre 1999. Sta molto male; cosciente, risponde a stento.

Quattro giorni dopo entra in un coma irreversibile e, dopo un rapido aggravarsi delle condizioni generali di salute, Mirella conclude serenamente la sua vita terrena. È il 4 ottobre 1999.

Per conoscere meglio la storia di Mirella – vissuta nel “desiderio di imitare Cristo ed essere una candela che si consuma per dare agli altri la luce” – consiglio di consultare il sito www.mirellasolidoro.it

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E se i nostri figli abbandonano la fede?

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/10/2016

figli_01

Molti genitori si preoccupano quando i propri figli adolescenti o giovani assumono un atteggiamento negativo davanti a Dio, mettendo in discussione i valori religiosi ricevuti in casa e quando, conquistando autonomia, libertà e ragione, decidono di rigettare ogni cosa rappresenti Dio.

Quando accadono queste cose in famiglia alcuni genitori reagiscono in maniera coercitiva, obbligando i figli ad andare a Messa o a partecipare a diverse attività religiose.

Altri genitori lasciano che i figli si allontanino e che tornino ad avvicinarsi a Dio per conto proprio.

Non è un compito facile ma è importante, l’importante è agire in maniera adeguata, per impedire che questo allontanamento cresca, poiché molto spesso sono proprio le reazioni dei genitori che creano queste prese di distanza dei figli.

Prima di spiegare cosa fare, analizziamo alcuni fattori determinanti:

La fede ha delle tappe

La fede ha un ciclo naturale nella vita di un essere umano. Padre Calisto (sacerdote brasiliano n.d.t.) afferma:

“Il nostro vissuto religioso passa per quattro tappe: la fede della prima Comunione; una seconda, che viviamo nell’adolescenza, piena di incertezze, alti e bassi; la terza, in cui la fede sembra che evapori e muoia nella vita adulta; e talvolta una quarta: la fede recuperata, quando aiutiamo i figli nella loro religiosità”.

figli_02La ribellione come caratteristica propria dell’adolescenza

In questa tappa, gli esseri umani passano per la fase dell’anticonformismo e vogliono cambiare lo status quo, spesso, senza neanche sapere contro cosa si stanno ribellando, ma questa ricerca di identità è il loro fuoco, ciò che li porta a destabilizzare tutto quello che li circonda, compresi i genitori.

La radice del problema quindi è la ricerca di identità, non necessariamente il rifiuto di Dio.

Le influenze

Può capitare che una persona vicina a nostro figlio metta in dubbio la fede. Non dimentichiamoci del fatto che nell’adolescenza gli amici sono le persone che più influiscono sui nostri figli e una cattiva a micizia può causare gran danno. Se nostro figlio contesta la fede è bene indagare sui suoi amici, invitandoli a casa e mantenendo il contatto con le loro famiglie.

Se il problema è questo, la cosa migliore non è proibile quella tale amicizia ma usare tattiche più sottili che possano aiutare vostro figlio a prendere le distanze dalla persona sconveniente.

figli_03Controllo estremo

I vostri figli non sono più bambini e questo deve essere chiaro. Crescono, ragionano, fanno scelte e hanno potere di decisione, anche se sono immaturi. Se esercitiamo su di loro un controllo esagerato, si può ritorcere contro. A questa età si suppone che li abbiamo già educati ai valori cristiani e confidiamo nell’educazione fornita. Pertanto non è consigliabile obbligarli a nulla, né imporre la religione, perché così finiranno col rigettarla.

Allora che fare?

Accompagnarli senza lasciarli mai soli. Li dobbiamo accompagnare in questo processo.

Niente censure e repressioni. Anche se sappiamo che stanno sbagliando, non facciamo commenti che li facciano stare male. Il tema di Dio non può diventare un incubo; il dialogo ameno e positivo darà migliori risultati.

Esempio e coerenza. Non c’è niente che educhi più dell’esempio. Dobbiamo essere coerenti con la Parola di Dio e i nostri atti devono essere coerenti con quello que professiamo. Se i nostri figli vedono che trattiamo bene le persone, che siamo onesti, rispettosi, responsabili, pazienti, amorevoli, caritatevoli, essi riceveranno il messaggio e finiranno con l’accettare i benefici di avere Dio nella propria vita.

figli_04Parlargli positivamente di Dio, come di un amico, non di un castigatore. Dobbiamo trasmettere loro gli insegnamento di Dio in forma positiva, perché Dio ci ama e perdona i nostri errori. Presentare Dio come amico, compagno, protettore.

Pregare per i nostri figli. Questa è la cosa migliore che possiamo fare, mettendoli nelle mani di Maria, perché tornino a riavvicinarsi al Signore.

(Tradotto da http://blog.comshalom.org/carmadelio/39961-posso-obrigar-os-meus-filhos-praticarem-religiao)

Io aggiungerei, condividere coi nostri figli quanto sia bello coltivare la relazione con Dio, che non è un’idea ma una Persona, quella Persona che nella preghiera dà senso quando non ce ne è, dà grazia per affrontare le sfide della vita, perdòno quando ci ribelliamo, gioia piena che alla fine non si trova in nessun altro “altrove”.

E… pregare, pregare, pregare, digiunando, se serve, come Santa Monica chiese la conversione del figlio Agostino.

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Signore “smezzami” la Croce!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/06/2015

La storia di Gianluca, un giovane santo dei nostri giorni.

GianlucaAlla fine ha vinto lui…

Sono prete da vent’anni… E’ l’unica persona con cui ho parlato della vita eterna e ho percepito che ci credeva.

Ho visto un santo, un giovane santo. Non ha mai fatto pesare niente, è sempre stato solare nella malattia.

Si chiedeva: “Ma davvero io sono una calamita?”

“Io faccio sempre questa preghiera, dico: Signore, “smezzami” la Croce, come dire, io la sopporto ma ho bisogno che tu ci sia.

Credo che lui sia vivo e che parli più di prima…

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Genitori, non abbiate paura di trasmettere la fede ai figli!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/09/2014

genitori021° Ottobre. Santa Teresa del Bambino Gesù, ma molti la conoscono semplicemente come Santa Teresina, la suora che, morta a soli 24 anni, è stata proclamata santa e dottore della Chiesa.

La sua “via semplice” è percorribile da tutti, dotti e ignoranti, sani di mente e matti. Basta scrivere il suo nome su Google e trovate la sua vita.

Personalmente devo alla lettura di “Storia di un’anima” se la presenza di Dio è entrata nella profondità della mia, di anima, che tanti anni fa era stanca e malata… Clicca qua per scaricarla gratuitamente

Se Dio mette radici spesse e profonde nel cuore di un bambino è anche perché i suoi genitori hanno seminato bene, come i genitori di Teresa, un esempio per noi, genitori di oggi, sempre troppo distratti nel trasmettere la fede ai nostri figli…

Genitori, non abbiate paura di farlo, al massimo rischiate che siano così aperti alla grazia di diventare santi… Come Teresa…

Zelia e Luigi Guerin, beati non “malgrado il matrimonio”, ma proprio “grazie al matrimonio

genitori01Nessuno dei due, a dire il vero, pensava al matrimonio. Lui, a 22 anni, aveva deciso di consacrarsi a Dio nell’ospizio del Gran San Bernardo, ma l’ostacolo insormontabile era lo studio del latino, ed era diventato così un espertissimo orologiaio, anche se i suoi pensieri continuavano ad abitare il cielo ed il suo cuore restava costantemente orientato a Dio.

Zelia Guerin. Lei pensava proprio di poter diventare una brava Figlia della Carità, ma la Superiora di Alençon, senza mezzi termini, le aveva detto che quella non era sicuramente la volontà di Dio. Aveva così iniziato a fare la merlettaia, diventando abilissima nel raffinato “punto di Alençon”, anche se il suo capolavoro continuava ad essere il suo silenzioso intreccio di preghiera e carità.

Luigi Martin. Sul ponte di Saint Leonard, in quell’aprile 1858, sente distintamente che questo, e non altri, è l’uomo che è stato preparato per lei e ne è così convinta che lo sposa appena tre mesi dopo. Lo scorso 12 luglio, 150 anni dopo.

genitori04Cominciano a nascere i figli, addirittura nove, ma solo cinque di essi raggiungono l’età adulta. Perché Luigi e Maria conoscono le sofferenze e i lutti delle altre famiglie, soprattutto a quel tempo: la morte, in tenerissima età, di tre figli, tra cui i due maschi; l’improvvisa morte di Maria Elena a neppure sei anni; la grave malattia di Teresa, il tifo di Maria e il carattere difficile di Leonia. Tutto accettato con una grande fede e con la consapevolezza ogni volta di aver “allevato un figlio per il cielo”.

Delle altre famiglie condividono pure lo sforzo del lavoro quotidiano, Luigi nel suo laboratorio di orologiaio con annessa gioielleria, Zelia nella sua azienda di merletti: lavori che assicurano alla famiglia una certa agiatezza, di cui tuttavia non si fa sfoggio.

Perché in casa loro le figlie vengono educate “a non sprecare” e si insegna a fare del “di più” un dono agli altri. La carità concreta è quella che esse imparano, accompagnando mamma o papà di porta in porta, di povero in povero.

Messa quotidiana, confessione frequente, adorazioni notturne, attività parrocchiali, scrupolosa osservanza del riposo festivo, ma soprattutto una “liturgia domestica” di cui Luigi e Zelia sono gli indiscussi celebranti, fatta di pie pratiche sì, ma anche di esami di coscienza sulle ginocchia di mamma e di catechismo imparato in braccio a papà.

Zelia muore il 28 agosto 1877, a 45 anni, dopo 19 di matrimonio e con l’ultima nata di appena 4 anni, portata via da un cancro al seno, prima sottovalutato e poi dichiarato inoperabile. Luigi muore il 29 luglio 1894. dopo un umiliante declino e causa dell’arteriosclerosi e di una progressiva paralisi.

genitori03Prima ha, comunque, la gioia di donare tutte le 5 figlie al Signore, quattro nel Carmelo di Lisieux e una tra le Visitandone di Caen. Tra queste, Teresa, morta nel 1897 e proclamata santa nel 1925, che non ha mai avuto coscienza di essere santa, ma sempre ha detto di essere “figlia di santi”, dice spesso: “Il Signore mi ha dato due genitori più degni del cielo che della terra”.

Lei, cui la Chiesa riconosce il merito di aver indicato la “piccola via” per raggiungere la santità, confessa candidamente di aver imparato la spiritualità del suo “sentierino” sulle ginocchia di mamma. “Pensando a papà penso naturalmente al buon Dio”, sussurra, mentre alle consorelle confida: “Non avevo che da guardare mio papà per sapere come pregano i santi”.

Ora è la Chiesa a “mettere le firma” sulla santità raggiunta da questa coppia: non “malgrado il matrimonio”, ma proprio “grazie al matrimonio”.

Il miracolo che li ha portati agli onori dell’altere, l’inspiegabile guarigione, avvenuta nel 2002 a Milano, da una grave malformazione congenita., manco a farlo apposta, di un neonato.

(Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/91078)

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Giovannino Bosco e il giocoliere spocchioso

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 05/06/2014

Saltimbanco01

Fra le più conosciute vicende che videro protagonista don Bosco, si ricorda quella della sfida tra il giovane Giovannino Bosco, studente, e un giocoliere prepotente ed egocentrico, che a Chieri si esibiva e si definiva imbattibile.

Si esibiva proprio al pomeriggio della domenica quando nella chiesa dei Gesuiti si tenevano lezioni di dottrina cristiana, distraendo così la gente che era intenzionata e portarsi in chiesa.

Giovanni Bosco, infastidito da tutto questo, volle sfidarlo. Se avesse vinto le prove, il giocoliere avrebbe spostato l’orario del suo spettacolo.

La prima prova consisteva in una corsa lungo il viale cittadino. Si diede inizio alla sfida e Giovanni superò l’avversario, incitato dalla folla che si era nel frattempo portata sul posto.

La seconda consisteva nel far saltare un bastone su alcuni punti del corpo, senza farlo cadere. Ancora una volta il nostro studente sconfisse il giocoliere.

Anche la sfida di saltare un fosso, più largo possibile, fu accolta da Giovanni senza nessun timore. Il giocoliere pensava di aver già vinto, ma con grande rammarico perse, perché il nostro Giovanni, ancora con grande furbizia, afferrò un bastone e durante il salto lo appoggiò nel centro del fosso, riuscendo così a darsi un’ulteriore spinta e superare abbondantemente la sponda opposta.

Una nuova posta, la più impegnativa, era quella di salire su di un olmo, più in alto possibile. Bosco, agile come uno scoiattolo, non aveva dubbi sulla vittoria e accettò la scommessa di una notevole somma.

Saltimbanco02Il saltimbanco, sicurissimo della vittoria, salì sull’albero, sino a piagare la cima e considerò che più in alto l’avversario non sarebbe potuto salire, altrimenti si sarebbe rotta la cima e sarebbe precipitato nel vuoto.

Quando fu la volta di Bosco, anch’egli raggiunse la cima, ma poi si capovolse e innalzò più in alto le gambe, oltre la punta della cima, superando così, con l’astuzia e la capacità atletica, l’avversario.

A questo punto, all’umiliazione subita, subentrò nell’animo dello sfidante la disperazione per aver perso tutti i soldi, cento lire. Ma Giovanni non volle rovinare l’avversario e si accontentò di una buona merenda offerta dal saltimbanco a lui e ai suoi amici.

Così tutto finì bene e in amicizia davanti a un pasto e a un bel bicchiere di vino.

(Tratto da “La Voce”, n. 1 “La pagina dei ragazzi”, di Di Sergio Todeschini)

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Nicola, un giovane che viveva della realtà dell’aldilà come presente già nella sua esistenza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/04/2014

Nicola_01Il 5 luglio 2013 papa Francesco ha proclamato venerabile Nicola D’Onofrio, morto a soli 21 di una vita tanto breve quanto intensa. Le sue caratteristiche principali: una fede profonda e una vita caratterizzata da una rara dedizione verso i poveri e i sofferenti.

Nato a Villamagna, in provincia di Chieti, il 24 marzo 1943, a sette anni Nicolino, come veniva affettuosamente chiamato, avverte la vocazione ed esprime la volontà di farsi sacerdote. Sacerdote e Camilliano.

Riesce a vincere le opposizioni dei genitori e nell’autunno del 1955 entra nello Studentato Camilliano di Roma. A soli 17 anni indossa l’abito dei Ministri degli Infermi. Il 7 ottobre 1961 emette la professione dei 4 voti, mentre si era iscritto alla Milizia dell’Immacolata, raggiungendo il terzo grado, quello dell’”offerta senza limiti”, del donare sé stessi a Maria fino al sacrificio più completo.

Di lì a poco si ammala però di una grave malattia che lo porterà a spegnersi a soli 21 anni. Viene ricoverato al San Camillo e poi al Policlinico Umberto I.

Nicola_02Subisce un intervento e cure dolorose per un teratosarcoma che lascia poco da sperare, ma lui resta sempre paziente, sorridente e attento a non disturbare i confratelli premurosi verso di lui.

Conosciuta la realtà della sua malattia, non reagisce con atti di disperazione, ma dopo un momento di intensa riflessione passata quasi totalmente dinanzi a Gesù Eucaristia nella chiesa del seminario, riprende il normale sorriso, intensifica la preghiera dando spazi lunghi alla meditazione.

In occasione di dialoghi con amici sulla realtà di una morte imminente, non evita il discorrere né drammatizza, ma affronta tale realtà con serenità e distacco. Coloro che gli stavano vicino ricordano di avere avuto la sensazione di contattare una creatura che già viveva della realtà dell’aldilà come presente già nella sua esistenza, che troppo precocemente si avviava sul viale del tramonto.

Con la segreta speranza di ottenere un grande miracolo, i Superiori lo mandano pellegrino a Lourdes e a Lisieux. Nicola ci va per obbedienza, soprattutto col motivo di chiedere l’aiuto della Vergine Immacolata, e della sua grande piccola Santa Teresa, a compiere la volontà di Dio fino alle estreme conseguenze, serenamente unito alla Croce del Cristo.

È il 10 maggio: mancano appena 33 giorni al suo incontro con Dio per l’eternità.
Il 28 maggio 1964 emette in anticipo i voti perpetui, ormai allo stremo delle forze.

Nicola_03La sera del 12 giugno sale al cielo dopo una giornata passata in preghiera incessante.

Il suo corpo riposa a Bucchianico, presso la cripta del Santuario di San Camillo, meta di continui pellegrinaggi.

Ecco cosa scrive nel suo diario a soli 16 anni:

“Morirò. Non so quando, non so come, ma morirò.

Si muore a tutte le età.

Bisogna essere pronti a morire in ogni istante. La morte verrà.

Sarò novizio? Chierico? Sacerdote? Non lo so. Morirò? Si, è certo che morirò!

Propositi:

1. Sarò sempre in grazia di Dio per essere pronto a morire.
2. Non mi farò prendere dal panico della morte.

In un mondo come quello di oggi in cui quello della morte è il pensiero più rimosso in assoluto, non è un grande insegnamento?

Nicola_04Il 30 settembre 1961 scriveva nel suo diario degli esercizi spirituali:

“Teniamo sempre dinanzi agli occhi il fine supremo e tutta la strada da percorrere ci sembrerà facile e chiara.

Una volta conosciuta la strada percorriamola coraggiosamente convincendoci della caducità delle cose, della necessità del distacco dal mondo per avere la gioia, della preziosità del tempo.

Mamma mia santissima, insegnami tu la strada, ma soprattutto della conoscenza del fine, fa che io sia coerente con me stesso.”

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Santa Scorese. Una Santa… al quadrato…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/03/2014

Quello che l’ha resa eccezionale è la sua determinazione, quel puntare con tutte le sue forze alla santità

Santa_01E’ stata una ragazza straordinaria nel quotidiano, quindi straordinariamente ordinaria e ordinariamente straordinaria…

Una grande volontà di essere sempre se stessa senza compromessi…

Santa ha vissuto una vita abbastanza normale fino al liceo… Va a Bari, incontra un giovane che aveva odio verso la Chiesa… la segue, siamo nel 1988, da quel momento in poi Sara non si libererà di quel ragazzo…

L’accompagna fino al nostro paese, Sara informa il capostazione, telefona a papà, poliziotto. Pensavamo che finisse lì, da quel momento Santa non se ne libererà più…

Questa persecuzione l’accompagna durante tutto il suo cammino di crescita… Il suo animo si sta elevando in alto ma… questo ragazzo era sempre nei dintorni di casa, anche di notte… Sara ancava a Messa accompagnata in chiese diverse, era sempre scortata dalla famiglia, dagli amici, da tutta la comunità…

Santa_0215 Marzo 1991. Santa era stata a lezione, nel pomeriggio sarebbe andata in parrocchia per la catechesi di Azione Cattolica. Era il periodo incui sbaravano i primi albanesi a Bari e c’era emeregenza di carità, di assistenza. Durante la catechesi Santa ha lasciato un messaggio importante basato sulla carità fattiva. “Ha scosso gli animi”, ricorderanno il giorno dopo tutti gli amici.

Santa ha citofonato, papà si è affacciato e ha visto la scena dell’omicidio della sua bambina.

Santa non è morta in quel momento ma è stata trrasportata al policlinico di bari dove ho potuto vederla per l’ultima volta in un momento di grande, grandissima unità, quando sonoi riuscita a dirle di affidarsi all’Immacolata a cui siamo affidate entrambe. Lei mi ha fatto un cenno con gli occhioni grandi e colmi veramente di amore fino all’ultimo…

Santa muore quella notte. Naturalmente lascia il vuoto ma anche tanta spoeranz. Il Vangelo di quel giorno era quello del chicco di grano.

“In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Giovanni 12, 24)

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“Vorrei regalare la felicità a tutti (…) …e poi… e poi…”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/11/2013

Castelbajac01Storia di Claire de Castelbajac (Parigi, 26 ottobre 1953 – 22 gennaio 1975)

Claire de Castelbajac, ragazza dal temperamento di fuoco, dentro una natura esuberante ha saputo sviluppare una ricchissima vita interiore. Nata il 26 ottobre 1953 a Parigi, ultima di una famiglia di cinque figli, battezzata tre giorni dopo la nascita, passa i cinque primi anni di vita con la famiglia a Rabat, in Marocco, fino al ritorno definitivo in Francia, nel 1959.

A sei anni, una sera, spontaneamente compone la seguente preghiera:

“Gesù, fa’ che i cattivi, e coloro che non ti amano, e coloro che non ti conoscono, diventino buoni, e ti conoscano e ti amino, e preghino tre volte al giorno, e vadano tutti in cielo”

La mamma le chiede: “Hai pensato ad offrire il tuo cuore, e la tua giornata, oggi?” – “Certamente! Ci penso sempre! Altrimenti a cosa servirei?

Durante l’agitazione del maggio 1968, la giovanissima Claire risente profondamente dei disordini politici e sociali di cui è testimone, e vede ad essi un solo rimedio: la preghiera a Nostra Signora, secondo le domande di Fatima.

Di sua iniziativa, spinge le alunne della sua classe di terza media a scrivere a tutti i vescovi di Francia: “Monsignore, noi la supplichiamo di domandare ai Suoi sacerdoti di voler cortesemente trasmettere il messaggio di Nostra Signora a tutti i loro parrocchiani… Monsignore, sono ragazzine che Le domandano, come pure a tutti i vescovi di Francia, di fare questo appello alla Chiesa della nostra Patria. Siamo certe che Lei ne terrà conto e gliene siamo grate”.

Castelbajac02Con la foga dei suoi quindici anni, Claire è sdegnata dal vento della contestazione che soffia sulla Chiesa e tende a far tabula rasa del passato. Ne soffre al punto di ammalarsi e di dover finire il successivo anno scolastico in casa.

Avendo notato che la gioventù del suo villaggio non ha nessuna occasione di riunirsi per distrarsi insieme, organizza prima di tutto un coro; poi, il gruppo si lancia in due rappresentazioni teatrali, per distrarre le persone anziane del vicino ricovero, i disabili, o semplicemente gli abitanti del paese.

Dopo l’esame di maturità, Claire decide di dedicarsi al restauro di pitture ed affreschi e si presenta al concorso di ammissione dell’Istituto Centrale del Restauro, a Roma, ente statale che riserva ogni anno tre posti ai candidati stranieri.

A Pasqua del 1972, si trasferisce a Roma, per preparare meglio il concorso. Ha diciotto anni e mezzo. Nelle sue annotazioni intime, si può leggere:

“La santità è l’Amore nel vivere le cose ordinarie per Dio e con Dio, con la sua grazia e la sua forza” (17 ottobre 1972).

Scrive ai genitori:

Castelbajac03“Sono terrorizzata all’idea che potrei essere ammessa! So benissimo che nella Bibbia c’è, per 366 volte: Non temere nulla, una volta per ogni giorno dell’anno, e che, casomai, la grazia sarà con me. Ma ho una paura matta all’idea di cominciare fra due mesi la mia vita di adulta…”.

Al concorso Claire si classifica terza sulla lista dei tre stranieri ammessi. L’entusiasmo la sostiene, ma altre lotte si preparano.

“La mano di Dio non cessa di proteggermi. – scrive ai genitori – Quel che mi infastidisce è il successo che ho, veramente involontariamente, credetemi, coi ragazzi. Uno è chiaramente innamorato di me. E poi c’è un libanese pieno di attenzioni…; aggiungerò ancora due italiani, particolarmente complimentosi e cani fedeli. In capo a nove giorni, è molto… Vero è che ben presto mi conosceranno meglio!… È talmente difficile modificare la propria natura e impedirsi di ridere, di prendere tutto sullo scherzo e di fare continuamente giochi di parole… Ma sono sicura della protezione Divina, Verginale e Benedettina (porta una medaglia di San Benedetto), senza parlare degli Angeli Custodi.

Qualche giorno più tardi aggiunge:

“Ho fretta di sistemarmi veramente, per poter scrivere le mie lettere e fare una mezz’ora di lettura spirituale quotidiana. La corona è risolta con i due quarti d’ora, o i quattro, che passo nella metropolitana. Ho molto bisogno delle vostre preghiere… più conosco la gente, e più la cosa mi deprime; pensavo che l’Arte per l’Arte e il Bello per il Bello, dunque il senso della gratuità delle cose, dessero alla gente una profondità e qualcosa di più… Evidentemente, a parte due o tre snob, tutti sono interessati da quel che fanno, ed anche appassionati: ma a parte questo, pluf! La sola cosa che li interessa è il piacere sotto tutte le forme. Allora questo mi deprime e mi scoraggia un po’… Tutti i ragazzi mi corrono dietro! Diamine! Non porto mica la minigonna… e, per di più, spruzzo di freddezza e cattiveria quelli che sono da evitare. E più li spruzzo, e più insistono… Ma adesso, ciò di cui ho paura è di me stessa; perché, vi dirò tutto. Non sono molto incoraggiata da persone perbene, come a Tolosa; allora, talvolta, vedendo quelli che mi circondano, mi dico che non deve esser sgradevole fare come fanno loro… Allora prego, prego, per avere il coraggio, potrei talvolta dire addirittura l’eroismo, di resistere, di non avere nessun ragazzo prima del fidanzamento…”.

Tuttavia Claire si lascia a poco a poco inebriare dalla libertà. Verso la metà di marzo del 1973, si sistema con due amiche in un appartamento indipendente. Incominciano a ricevere e ad uscire di sera, si divertono molto, facendo un sacco di “stupidaggini”, secondo la sua stessa espressione, e studiano poco.

“…La mia visione delle cose cambia: chi soddisferà la sete di vita che provo?… Ieri, siamo andate in riva al mare. È stato favoloso? Sole solette, a fare le matte fino a notte avanzata… eravamo appassionatamente piene di vita, d’indipendenza, di libertà totale e del sentimento inebriante di esser fuori dalla civiltà”.

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Con un simile sistema di vita, i voti di Claire, al restauro, calano senza rimedio, è sul punto di farsi mandar via. Tuttavia, segretamente, è scontenta di sé. Il suo senso acuto di Dio, il relativo insuccesso negli studi e forse anche l’osservazione di una studentessa: “Vedrai, figliola bella, ci arriverai al nostro ateismo. Non ti do neppure un anno di tempo perché tu sia come noi…”, provocano un soprassalto salutare.

L’estate porta vacanze felici a Lauret, interrotte dal Pellegrinaggio Nazionale di Lourdes. All’inizio di ottobre, riparte per Roma, piena di energia. Scrive ai genitori:

Mi rendo conto a che punto di vanità e di egoismo mi sono ridotta, sotto l’appellativo fallace di emancipazione…

Castelbajac05Le ottime disposizioni che segnano l’inizio del nuovo anno non scemeranno più. Dio è nuovamente al centro della sua vita, malgrado occasionali “ribellioni di spirito”.

Un anno dopo, il 16 settembre 1974, Claire va per tre settimane in Terra Santa, con un gruppo di una decina di giovani. Scrive ai genitori:

“Incomincio ad afferrare il senso della parola Amore di Dio: non bisogna, credo, appassionarsi per questioni accessorie, ma puntare tutto verso Dio, e soltanto verso di Lui!

Alcuni giorni dopo il ritorno dalla Terra Santa, Claire riceve l’ordine di missione per Assisi, dove lavorerà al restauro degli affreschi della Basilica.

Ritorna a Lauret il 18 dicembre, per le vacanze di Natale. I suoi la trovano trasfigurata. Il sabato 4 gennaio, le si dichiara una meningoencefalite virale fulminante. Il 17, incosciente, riceve il sacramento dell’unzione degli infermi.

Castelbajac06La domenica 19, mentre sembra dormire, dice a un tratto, nettamente e a voce molto alta: “Ave Maria, piena di grazia…” poi si ferma, spossata. Sua madre continua la preghiera; alla fine di ogni Avemaria Claire mormora: “e poi… e poi…”, per far continuare il Rosario.

La sera del 20, sprofonda in un coma irreversibile. Entra nell’eternità in cui Dio la chiama, il mercoledì 22 gennaio 1975, verso le cinque del pomeriggio.

Nel 1970 aveva scritto a un’amica:

“Trovi veramente che la prossimità sempre crescente della morte sia angosciosa? Io penso di no; non bisogna temere la morte. La morte è soltanto il passaggio da una vita – che, in realtà, è un semplice esame – di gioie e di piccole sventure… alla Felicità totale, alla Vista, perpetua di Colui che ci ha dato tutto… Ti ricordi che al Sacro Cuore, parecchie ragazze (e tu fra di esse) mi avevano predetto che sarei morta giovane? E questo senza mettersi d’accordo tra loro. Ebbene, ti confesserò che me ne infischio com-ple-ta-men-te, visto che, relativamente all’eternità, cosa sono 50 anni di vita terrena in più o in meno?”

L’inchiesta ufficiale in vista della sua beatificazione è stata aperta nel 1990. La fase diocesana è terminata nel 2008.

[Fonte: Aggancio del 9/10/2013 pubblicazione del Movimento Pro Sanctitate]

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