FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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“Sentii una voce interiore che pronunciava parole d’amore. Più che una voce era un soffio caldo, intensissimo.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/06/2014

figliincielo01E’ un po’ lunghetta, ma vale la pena leggere questa bella e intensa intervista ad Andreana Bassanetti, psicologa e psicoterapeuta di Parma

Esiste una Associazione denominata “Figli in Cielo” (www.figlincielo.it), che offre un itinerario di fede e di speranza per aiutare a superare il dolore per la perdita prematura di un figlio e ritrovarlo in Cielo, cioè nel mistero di Dio.

L’Associazione che si pone come una “Scuola di fede e di preghiera” avvia le famiglie alla Lectio divina perché siano aiutate a far risuonare la Parola nella propria vita personale. A tutt’oggi è stata contattata da più di 10.000 famiglie ed è attiva in circa 100 diocesi in Italia, in Spagna, in diversi paesi dell’America Latina e Centrale, negli Stati Uniti, in Inghilterra ed in Nuova Zelanda.

A fondare ed animare l’Associazione è Andreana Bassanetti, psicologa e psicoterapeuta di Parma, che ha vissuto sulla propria pelle una tragedia lacerante di questo tipo: il suicidio della figlia ventenne, Camilla, travolta da una infelicità interiore che non poteva più sopportare.

figliincielo02Di fronte a questo dolore, Andreana dopo sei mesi in cui non riusciva ad alzarsi dal letto uscì ed incontrò una chiesa aperta, entrò con la sensazione che qualcuno l’aspettasse da tempo e da quel giorno, attratta da una forza sconosciuta, per otto mesi, ritornò a inginocchiarsi in quei banchi.

Leggendo i Salmi – ha raccontato a ZENIT la psicologa di Parma – “sentii una voce interiore che pronunciava parole d’amore. Più che una voce era un soffio caldo, intensissimo, come una melodia, un canto dalle parole sfumate, che mi permeava e mi riempiva e mi scioglieva interiormente: riuscivo a percepire confusamente solo la parola amore”.

Nel libro “Il bene più grande – storia di Camilla” (Edizioni Paoline, 169 pagine, 9,30 Euro), la Bassanetti racconta che “il tutto durò solo una decina di secondi, ma ebbe un effetto grandioso, miracoloso, mi liberò dal pesante macigno che mi paralizzava”.

Dio mi aveva dato un cuore nuovo. Mi accorsi che stavo piangendo: silenziosamente, calde lacrime mi rigavano il volto: come si può resistere ad un amore così grande?”, aggiunge. “Quella notte fu per me una notte davvero santa, miracolosa – scrive ancora – . Ritornai a casa trasformata con il cuore colmo di gratitudine, sigillando nel profondo le parole del Salmo 39: ‘Ecco io vengo o Dio a fare la tua volontà’”.

www.zenit.org ha incontrato la dottoressa Andreana Bassanetti al Convegno Ecclesiale di Verona, e le ha rivolto alcune domande.

figliincielo03Come si fa a superare un dolore tanto forte come la morte di una figlia?

Bassanetti: Quando muore un figlio per cause accidentali o naturali, per un genitore lo strazio è indescrivibile. E’ il dolore più grande che un essere umano possa provare. Un distacco così lacerante che non si rimargina più: l’esistenza di chi resta, se riuscirà a viverla, non sarà più la stessa, ma il Signore toglie soltanto per dare un dono più grande.

Dopo mesi in cui non riuscivo a sopportare il dolore e pensavo di morire anch’io, il Signore mi fece veramente visita e mi colmò di grazie, mi avvolse tra le sue braccia materne, mi consolò, medicò le mie ferite e soprattutto ammorbidì il mio cuore, indurito dal dolore. Presi coscienza di Lui, del suo Mistero, della sua Presenza, del suo Spirito che vivifica l’ anima, accende il cuore e apre la mente al cielo. E nella luce che tutta mi avvolgeva e mi faceva rinascere all’amore e alla speranza, ritrovai Camilla. La Chiesa divenne il luogo privilegiato dei nostri incontri, un momento sublime di attesa, di dialogo, di unione perché se il corpo avvicina, lo spirito va oltre, unisce, fonde, con-fonde.

Se oggi tento di ricostruire la mia storia personale, cercando di darle un ordine cronologico, non posso più cominciare dall’infanzia, ma a cinquant’anni circa, quando un avvenimento tremendo, drammatico, luttuoso, fallimentare, crocifiggente, la morte di mia figlia Camilla a soli ventun anni, mi ha fatto incontrare Dio. O meglio, la mia vita vera è iniziata quando Dio ha fatto irruzione nella mia vita. Sconvolgendo ogni cosa, ma senza sconvolgere, capovolgendo l’ordine ed il senso di prima, ma nel contempo restituendo a ogni avvenimento un senso primordiale che mi precede, mi anticipa e mi stupisce ogni volta. Un senso che supera di gran lunga, mi sovrasta e si sottrae ad ogni analisi psicologica o psicoanalitica. Un vero e proprio miracolo che ha dato un avvio vero e autentico alla mia esistenza.

Come si fa a ringraziare Dio di fronte a un evento così drammatico?

Bassanetti: Ci sono verità che il Signore ha nascosto nel segreto del nostro cuore, che richiedono tutto un lungo cammino al buio, esigono tutta la fatica di una ricerca, fino all’incontro con Lui. Per ritrovare i figli nella Vita vera, la Verità ci dice che la Via è una sola “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Lc 9,23).

Anziché ribellarsi e costringere il figlio a tornare indietro, a una dimensione, diciamo più terrena, è il genitore che deve andare avanti, nella sua libertà di scelta e di tempi, rinnegare se stesso. Rinnegare la maternità-paternità umana per elevarsi a una maternità paternità divina, nella nuova dimensione che lo stato spirituale del proprio figlio richiede.

figliincielo04E’ importante non aver paura del dolore, anche se acuto e apparentemente incontenibile nessuna notte è così lunga da non permettere un nuovo giorno. Anche se il percorso è lungo e faticoso, è bene non lasciarsi annientare dal dolore ma rispettare i propri stati d’animo assecondando le esigenze interiori che via via si manifestano, non bisogna sfruttare i tempi saltando tappe importanti che costituiscono un fondamento importante e costruttivo per sé e per l’intera famiglia.

Questa esperienza ha cambiato anche il suo modo di lavorare, vero?

Bassanetti: Certo. L’obiettivo non è soltanto il benessere, la salute di quel ragazzo o ragazza o adulto che sono pur sempre importantissimi. Insieme cerchiamo l’incontro con Dio, la salvezza personale, pur nella libertà delle scelte e nel rispetto dei linguaggi personali. L’esperienza dolorosa che ho vissuto con Camilla, perché nessun altro soffra le sue stesse pene, e questo lo offro per la sua intercessione, a favore di tutti i giovani in qualche modo bisognosi, e sono sicura che lei insieme con i ragazzi che sono in Cielo con lei, sta intercedendo per me.

Stefano_05In alcune parti dei suoi libri lei parla del dolore di Maria di fronte alla Passione e la morte di Gesù Crocifisso, perché?

Bassanetti: Credo che bisogna riflettere sul mistero di Maria, una madre che vede la passione, la morte e la Resurrezione di suo figlio. Bisogna sostare con Maria ai piedi della Croce e come lei senza timore penetrare il mistero della morte e alla luce di colui che l’ha vinta, sa trasfigurare ogni croce, nella sua Resurrezione.

Lei, la Madre dei dolori, che ben conosce il patire, che ben comprende ogni esistenza trafitta, lei per prima nella sua purezza e trasparenza, ha reso possibile a questo mistero di grazia di rivelarsi nella sua pienezza, nella sua più alta magnificenza. Lei per prima ha tenuto aperta la porta del suo cuore umano squarciato, perché la gioia divina scaturisse in tutto il suo splendore e l’opera di Dio si manifestasse in tutta la sua bellezza.

Per questo è testimone e modello umile e fedele di un mistero che va oltre ogni avversità e ogni tragedia umana, oltre ogni vita crocifissa. Secondo me, c’è in ogni cuore una preziosità che non va trascurata, né evitata, né banalizzata, né rimossa. E’ il cuore stesso di Maria, fonte zampillante di vita nuova, causa nostrae laetitiae, che dona a noi il suo bene più grande, il suo Gesù.

Lei sostiene anche che c’è un legame tra la famiglia, il dolore e l’Eucaristia. Ci spiega il nesso?

Bassanetti: Se la famiglia è una piccola chiesa domestica, come ha sottolineato Giovanni Paolo II, una famiglia colpita da un lutto tanto grande è un piccolo “tabernacolo vivente” che custodisce gelosamente l’Ostia santa e immacolata che si dona a noi. Il dono che si fa Eucaristia bene di grazia.

Ogni volta che un papà ed una mamma, una sorella o un fratello, un “povero più povero” cioè privato del suo bene più caro mi si accosta e mi apre il suo cuore trafitto, stanco di lacrime, mi prostro in silenziosa adorazione davanti all’Ostia che da quel tabernacolo si fa visibile. E ogni volta che qualcuno ravviva la mia ferita, si ravviva anche il miracolo della sua Presenza e la ricchezza che porta con sé.

(Fonte: www.zenit.org)

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“Senza l’amore di Dio non si fa niente”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/05/2014

Suor Elisabetta racconta con quanto amore vive la sua vocazione missionaria in Romania e una storia di dolore e morte in cui Dio grazie al loro servizio ha portato amore, consolazione e pace.

<<Bisogna aqcuistare un cuore di accoglienza prima di tutto, poi tanto amore, amare tutti indistintamente.

Questa forza è Dio che ce la dà.

Senza l’amore di Dio non si fa niente.>>

(Suor Elisabetta)

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Padre Eugenio che voleva scoprire l’imbroglio

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/05/2014

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Una stazione della Via Crucis sul Monte Krizevac in un giorno molto piovoso

La Regina della Pace insiste che dobbiamo pregare. Così, dopo averla osteggiata, per non aver creduto a queste sue apparizioni, ho provato a rimediare, dando vita a San Paolo una nuova realtà di consacrati nella preghiera”.

Padre Eugenio La Barbera, milanese trapiantato in Brasile, ha qui fondato una comunità religiosa che, già nel nome, Regina Pacis, si ispira a Medjugorje e che è stata approvata dal Vescovo nel 1995 ed eretta a priorato sui juris nel 2005.

E dire che lui, eccellente in teologia, si recò in Erzegovina nel 1987 “per smontare l’inganno erzegovinese”, di cui aveva proibito di parlare ai parrocchiani.

La sera dell’arrivo, due pellegrini “fra i più devoti” gli chiesero di accompagnarli per una Via Crucis su Krizevac. Padre Eugenio non ne fu entusiasta, perché era mezzanotte e pioveva! “Accettai ma mi proposi di sfiancarli a colpi di meditazioni inginocchio!”.

Durante la salita però, dovette rivedere il piano perché qualcosa di inspiegabile lo spaventò moltissimo: “Diluviava; i miei compagni erano fradici, il terreno grondava fango, e io ero totalmente asciutto”.

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Monte Krizevac – Croce fatta erigere dai fedeli tra il 1933 e il 1934 in occasione dei 1900 anni dalla morte e resurrezione di Cristo. Si trova alla fine della suggestiva Via Crucis di cui si parla nel post

Decisi di proseguire, ma con passo deciso, di stazione in stazione verso la cima, dove il fenomeno assunse contorni più evidenti: “Ora non pioveva solo nello spazio occupato da noi tre, e sopra le nostre teste si vedeva il cielo stellato”.

Il prete cercò di contenersi, ma era scombussolato e risolse di lanciare una sfida: “Gospa (Signora in croato)”, se dissi nel segreto del cuore: “io non credo che tu appari, ma se sei qui, sappi che io sono un ottimo sacerdote!“. Ed elencando i miei meriti, le feci alcune richieste particolari”.

Quando il giorno dopo salì di nuovo sul Krizevac fu avvicinato da un signore di mezza età mai visto prima… “Mi disse: la Madonna conferma che sei un ottimo prete, ma che non puoi contrastare la fede del popolo di Dio verso di lei, come hai fatto nella tua parrocchia“; e continuò rispondendo alle mie riflessioni notturne.

Prima di congedarsi aggiunse: “La Gospa ti darà un segno della sua presenza“. Il buon padre rimase senza parole, scartando l’ipotesi di essere incappato in un agente comunista.

Prima di partire salì una terza volta sul Krizevac, in testa a un gruppo di pellegrini, che si erano rivolti a lui trovandosi senza sacerdote. Il pianto fragoroso di un ragazzo disturbò la Via Crucis e il nostro sacerdote si indispettì non poco per quelle continue interruzioni; finché al termine, quel giovane non gli si fece incontro.

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Padre Eugenio La Barbera

“Padre, scusi il mio comportamento di prima; ora però avrei assolutamente bisogno di lei”. Al che, vedendo lo sguardo interrogativo del religioso, aggiunse: “La Madonna mi ha mostrato il film della mia vita e alla fine ha detto: “I tuoi peccati ti sono lavati per il tuo pentimento ma hai bisogno del perdono sacramentale della Chiesa; vai e confessati da padre Eugenio”.

Il buon religioso evidentemente non riuscì a dissimulare la sorpresa poiché il giovane si sentì in dovere di precisare: “Ho proprio sentito una voce chiara e distinta”.

Dopo l’assoluzione il confessore si accorse che il ragazzo si drogava – “le sue braccia erano piene di buchi” – e, preoccupato, gli raccomandò di farsi vedere subito da un medico. Ma il giovane lo interruppe e il suo volto ora era radioso: “Così, padre, non ha capito? Lei mi ha confessato e mi ha guarito. Sono io il segno che la Gospa le ha promesso!

(Fonte: Medjugorje, paradiso sola andata. Riccardo Caniato, Edizioni Ares, pag. 269)

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Fra Daniele, dalla droga a Cristo, risanato dopo aver toccato… Gesù

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/04/2014

Dalla droga a Cristo, dopo aver sperimentato la guarigione dalla tossicodipendenza durante un’adorazione eucaristica. 

La bella storia di fede, guarigione e vocazionale di frate Daniele

 

Una vita segnata dalla sofferenza, una sofferenza che però nella nostra famiglia si è rivelata pedagogica, non fine a se stessa ma una sofferenza che accolta nella fede ha preparato i nostri cuori ad accogliere il mistero.

Maria ha riportato mia madre a Gesù. E Gesù le ha dato la forza di stare nella situazione in cui si trovava.

Iniziai a bere, a fare uso di sostanze stupefacenti leggere, fino a finire con le droghe pesanti e a diventare tossicodipendente.

Mia madre anziché detestarmi, mi incoraggiò, mi amò così come ero e lei, che aveva fatto esperienza di Gesù che salva, che ha l’ultima parola sulla morte, mi invitò a chiedere aiuto a lui e anche ad andare al SERT e assumere farmaci per l’astinenza.

Il 25 novembre del 2006, ero a una due giorni di convegno del Rinnovamento nello Spirito, era la solennità di Cristo Re dell’Universo. MEsi prima mia madre mi aveva invitato a chiedere a Gesù di farsi conoscere da me.

“Il male che oggi attrae i giovani e che propone felicità apparenti” era il tema delle catechesi del convegno. Rimasi colpito dalle parole di un frate, sembrava che gli avessi raccontato la mia storia, rileggeva il mio vissuto.

Le attrattive del mondo danno una felicità apaprente ma poi conducono a sperimentare nel cuore una grande amarezza. Il potere, la droga, il sesso, l’alcol. Il male mira a distruggere il nostro corpo che è il luogo abitato da Dio e attraverso cui possiamo fare esperienza di Dio nella profondità del nostro cuore.

Io, l’orgoglioso, sentii l’esigenza di umiliarmi.

Un padre pregò su di me, mi benedisse e tornai al mio posto. ALl’adorazione, un padre con Gesù Eucarestia passò in mezzo alla folla che era di 600 persone. Gesù mi passò accanto, alle spalle, poi stava tornando verso l’altare, io sentii dentro di me il desiderio di andare a toccarlo. Andai, da dietro lo toccai e tornai al mio posto.
Il giorno dopo non presi il metadone e mi resi conto di non avere più crisi di astinenza, mi resi conto di essere stato guarito da quella Parola…

Perché?

Come l’emorroissa toccò il mantello di Gesù… E’ un po’ quello che ho vissuto io, risanato dopo aver toccato Gesù.

 

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La guarigione del cuore, la più bella… quella del corpo che è avvenuta in seguito, non è che la ciliegina sulla torta…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/02/2014

Discreto, sereno, razionale, Jean-Pierre Bély racconta il suo percorso di fede culminato col miracolo della guarigione dalla sclerosi multipla nel 1987, ufficialmente riconosciuto dal Bureau Médicale come 66° miracolo dell’Immacolata Concezione.

Ho vissuto un’avventura spirituale molto forte, ho sentito profondamente, diciamo, il perdono di Gesù per tutto ciò che mi è accaduto nel corso della vita, a partire dalla mia giovinezza, una risposta a tutti gli  interrogativi che mi ero posto, e tutto questo si è manifestato con una sensazione di pace, di gioia e di serenità, è la mia guarigione del cuore, e per me è la più bella, e la guarigione del corpo che è avvenuta in seguito non è che la ciliegina sulla torta.

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Ho capito che la paura non esiste quando ti fidi del Signore come lei ci ha insegnato in piazza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/12/2013

D_Alia_01 (1)Ora basta! Punto su Gesù!, è stata una missione straordinaria tenutasi a Ugento dal 22 Settembre al 6 Ottobre 2013 sotto la direzione di Don Domenico D’Alia, cpps. Tra i tanti frutti, la testimonianza di due giovani disperati che, dopo l’incontro di un sacerdote accogliente hanno sperimentato la presenza e l’aiuto di Dio, riscoprendo la pace, la gioia e la voglia di proseguire nonostante la difficile sfida di accogliere una vita nascente inaspettata.

<<Ciao Padre Domenico, sono una ragazza di Torre San Giovanni. Forse, non si ricorda neanche di me. Ha parlato con tanti ragazzi. Ho 26 anni e mi sono allontanata dalla Chiesa e dalla confessione da anni. Non ricordo neanche quanti. Non sono credente da quando un mio zio giovane è morto tempo fa. Mi sono arrabbiata con Dio e non gliel’ho mai perdonato.

Sono rimasta incinta da un mese e sono fidanzata da sei anni. Con il mio ragazzo avevamo deciso di abortire. Volevo ammazzare mio figlio. Avevo appuntamento il 29 Settembre mattina in ospedale. La sera della Messa, in piazza dei SS. Medici, la sua voce Padre Domenico, mi ha bloccata letteralmente.

D_Alia_02Ero con il mio ragazzo. La sua predica ci ha spaccato e lacerato il cuore. Ci stringevamo la mano e abbiamo cominciato a piangere come due bambini. E quando lei ha tuonato: Ora basta! Più volte e con una forza incredibile. Ha citato tra le tante cose, il no all’aborto con una determinazione sferzante.

Ci siamo guardati negli occhi, io e il mio ragazzo. Eravamo pieni di lacrime. E, dopo la Messa, l’abbiamo cercata tra i tanti missionari, caro Padre, e quando l’abbiamo trovata le abbiamo chiesto una benedizione. Lei ci ha guardato con tanta tenerezza, ci ha guardato dentro, si è soffermato tenendo le sue mani sulle nostre teste per qualche secondo.

Continuavamo a piangere, ma cominciava dentro di noi qualcosa di nuovo, una liberazione. Lì, abbiamo deciso di non commettere più quel crimine orrendo. Le scrivo perché stamattina, insieme l’abbiamo comunicato ai nostri genitori. Ci hanno abbracciato e ci hanno incoraggiato.

Ho capito che la paura non esiste quando ti fidi del Signore come lei ci ha insegnato in piazza. Abbiamo partecipato tutte le sere ai suoi incontri. Ci siamo rigenerati, confessati e abbiamo deciso di andare alla Messa domenicale, sempre. Ci pensa, il mio ragazzo che vuole la Comunione? Un miracolo.

rosay04Padre, grazie. Continui a portare Dio con questa forza che scuote. Non si faccia fermare. La grazia di Dio attraverso di lei fa miracoli. Preghi per la nuova famiglia che stiamo per formare. Ci benedica.>>

[Tratto dal foglietto “Primavera missionaria” – mensile di informazione degli Allievi Missionari del Preziosissimo Sangue – Anno LX – Dicembre 2013]

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“Con loro ho fatto i primi passi verso la luce, ed intravedere qualche spiraglio di speranza”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/11/2013

Genitori01Navigando per internet alla ricerca di belle testimonianze di gente che ha incontrato Dio, mi sono imbattuto in questo sito, http://www.seminariodiferrara.com/genitorincammino/ il sito di un gruppo: “Genitori in Cammino” nato nel 1995 a Ferrara da genitori che, dopo la perdita prematura dei propri figli, hanno voluto intraprendere un cammino di fede, per cercare la serenità del cuore.

Qui http://www.seminariodiferrara.com/genitorincammino/testimonianze.htm le testimonianze belle, vere, toccanti di chi, in questo cammino ha imparato a ridare un senso alla propria vita devastata dal dolore più grande che si possa vivere, la perdita di un figlio.

Genitori02Tra le tante belle testimonianze che vi invito a leggere, vi riporto, a titolo di esempio, quella di Loretta

Sono, la mamma di Marcello.

Ho atteso anni prima che arrivasse questo desideratissimo figlio, poi finalmente è arrivato, ed è una creatura biondissima e bellissima, bambino adorato e felice, ma, purtroppo, solo prestato perché dopo diciotto meravigliosi anni il Signore ha deciso di riprenderselo.

Questo è successo l’8 settembre 1990 in un incidente stradale. Tutto il bello finisce, c’è solo buio, rabbia, dolore, disperazione.

Come si fa a vivere, non ci sono altri figli per cui valga la pena di fare qualcosa, non c’è più niente, non importa più niente.

Passano quattro anni di questa disperazione, sono anni terribili, instabili, devastanti, ho messo a durissima prova il matrimonio, la salute fisica e mentale.

Genitori03Un giorno arriva una lettera nella quale mi s’invita ad una Santa Messa a Ferrara, per ricordare tutti i ragazzi prematuramente deceduti. Vado accompagnata da il mio sacerdote don Alfredo Pizzi, (che mi è sempre stato vicino e che non ringrazierò mai abbastanza), ed in questa occasione, incredibilmente, inizia la mia rinascita.

Ho conosciuto genitori con i quali potevo condividere i miei pensieri, il mio stato d’animo, la grande fatica della quotidianità, la solitudine, le paure e, parlando ed ascoltando, ho iniziato a capire che solo così insieme si poteva sopportare questo dolore tanto profondo e imparare a convivere con una prova così grande.

Questo è stato l’incontro con i “Genitori in Cammino”. Con loro ho fatto i primi passi verso la luce, ed intravedere qualche spiraglio di speranza. Una delle cose più belle di quel periodo è stata la mia prima volta in Seminario, accolta da don Mario con la sua dolcezza, la sua grandissima umanità e la sua speciale sensibilità. Poi la prima Santa Messa in Seminario, una delle emozioni più grandi che non dimenticherò mai.

Genitori04Il Seminario è una seconda casa, è quel luogo dove ognuno di noi è libero di essere sé stesso, nessuno ti critica, nessuno ti giudica, nessuno si incuriosisce, ma scatta la molla della condivisione, dell’ascolto, della solidarietà, del conforto, della consolazione.

Ecco, la consolazione!

Alla prima Santa Messa in Seminario ho pianto tanto, ma sono state le lacrime più dolci e liberatorie della mia vita. Sono tornata a casa diversa

Dopo tanta solitudine, trovare persone dalle quali ti senti capita, questa consolazione mi è rimasta appiccicata come una seconda pelle, non mi ha più abbandonata, una sensazione sconosciuta ma meravigliosa.

Potersi appoggiare a qualcuno è stata un’illuminazione, non ero più una foglia al vento, ma sapevo esattamente dove andare, come andare e con chi andare.

È iniziato così il mio cammino di fede.

Ora so che il Signore, se io voglio, non mi abbandona mai, se io tendo la mano trovo la Sua che mi aiuta e mi sostiene.

Per tutto questo, e per tanto altro, ringrazio con tantissima gratitudine e riconoscenza don Mario, il gruppo “Genitori in Cammino” ed i seminaristi perché, ognuno per la loro parte, con la loro presenza costante e sicura sono state delle ancore di salvezza che mi hanno impedito di sprofondare in un qualcosa di non ritorno.

Roberto, mio marito, dopo l’incidente di Marcello si è buttato nel lavoro. Per qualche tempo ha seguito la squadra di calcio del nostro paese, una delle sue grandi passioni, un grande attaccamento durato trentadue anni, poi ha lasciato perché tutto questo non gli dava più niente, per cui è rimasto solo il lavoro, sempre il lavoro.

Genitori05Quando gli impegni glielo consentono partecipa alle diverse attività del gruppo “Genitori in Cammino” e quando non può le vive di riflesso, perché gli racconto tutto quello al quale partecipo.

È in “cammino” anche lui, con i suoi tempi, come credo sia giusto.

Ora, a distanza di quattordici anni e mezzo vissuti con tanta fatica, ma con tanto impegno e con tutto l’affetto che c’è fra noi, abbiamo trovato un certo equilibrio e stiamo imparando a convivere in questa situazione di assenza-presenza di Marcello, siamo fiduciosi, non disperati.

L’amore di Dio Padre, ci accompagni e ci protegga insieme ai nostri figli.

[Fonte: http://www.seminariodiferrara.com/genitorincammino/]

La Sede di “Genitori in Cammino” è presso il

SEMINARIO ARCIVESCOVILE DELL’ANNUNCIAZIONE

Via Giuseppe Fabbri N° 410

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Come contattarli

Fax n° 0532/204883

Indirizzo e-mail: marche21@virgilio.it

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“Ho sentito una cascata dalla testa fino ai piedi…” – Cristian Filice, guarito dalla SLA dopo un pellegrinaggio a Medjugorje, racconta la sua storia in una video intervista

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/10/2013

Ricordate la notizia che da qualche giorno si sta spargendo per il web, dell’uomo di Cosenza malato di SLA che, tornato da Medjugorje ha cominciato a migliorare sensibilmente e progressivamente? Ne abbiamo parlato che qua nel blog.

E’ disponibile ora una sua toccante intervista che vi propongo di seguito. Che Dio sia lodato per le meraviglie che compie per intercessione della Regina della Pace.

Volevamo andare come famiglia, sereni, senza aspettarci nulla da questo viaggio. Era nell’anno della fede (…) la malattia ci ha fatto avvicinare ancora di più alla fede, ci ha fatto capire che la vita è un dono, la vita è bella.

Sentire la presenza di Dio vicino a me ci ha dato la forza di andare avanti e lottare.

Vicka si è avvicinata, ha fatto l’imposizione delle mani, mi ha abbracciato. Le dissi – sono malato di SLA e sono felice – e le chiesi una preghiera per mia moglie e per mia figlia.

Ho sentito una cascata dalla testa fino ai piedi…

Non abbiamo fatto nemmeno una foto perché eravamo presi dalla giornata, dalla spiritualità…

Ho letto il messaggio… come un’anteprima di quello che doveva succedere… Terminava dicendo che la vita è un dono, cosa che ho sempre vissuto durante la malattia.

Stare là, adorare il Santissimo, ero preso dalle mie preghiere, pregavo per un altro ragazzo… non chiedevo per me, però là ho avuto questa chiamata di salire sul monte, come dove e con chi dovevo salire sul monte. Nel frattempo che sentivo tutta questa descrizione che avevo durante l’adorazione, sapevo che potevo andare sul monte.

Ho detto a Francesca – Domani andiamo sul monte – Ha detto – Sei malato di testa… Mi toccava le gambe, le gambe congelate… E’ stata una notte bella e non ho attaccato il respiratore… Aspettavo l’alba, il mio nuovo giorno che coincideva col MIO nuovo giorno.

Arriviamo a Giovedì mattina… Siamo arrivati con la carrozzina ai piedi del monte… Mi sono alzato… Abbiamo iniziato questa salita… Non ho mai dubitato… Sentivo le mani tranquille, belle, gonfie, avevo solo dei problemi a livello respiratorio, ogni tanto ci fermavamo e mi riposavo un po’. Gli altri non capivano nulla di quello che ci stava accadendo.

Siamo arrivati in cima. Anche in quel momento dicevo alla Madonnina – Madonnina mia, ancora sei in tempo, io non mi arrabbio…

Vicka ci ha invitato a stare tranquilli… Non vi preoccupate…

Abbiamo fatto esami diagnostici da cui si vede il danno neurologico e mi hanno detto che si vedeva un notevole miglioramento che in una patologia neurovegetativa come la SLA non avvengono. I medici non avevano una giustificazione su quanto accaduto. Mi hanno chiesto se mi ero sottoposto a qualche tipo di sperimentazione come le staminali… Prendevo solo farmaci palliativi.

Continuerò a fare quello che ho fatto fino adesso, lottare con più forza di prima per i diritti dei malati… Affianco porterò avanti il discorso della fede perché nonostante una malattia così invalidante come la SLA, avendo vicino la presenza di Dio – io ti parlo della mia esperienza – siamo riusciti sempre con più forza e fede…

[Fonte: Un raggio di luce – http://www.tenonline.it]

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Malato di SLA torna da Medjugorje e comincia a migliorare di giorno in giorno…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/10/2013

Cristian01Da alcuni giorni si sta spargendo la notizia di una guarigione miracolosa a Medjugorje, di un malato di SLA.

La notizia della guarigione (o quantomeno del netto miglioramento) è stata diffusa da Radio Maria che, nel suo account Facebook ufficiale ha riportato la testimonianza autorevole di don Giovanni Palmieri cappellano Ospedale Cardarelli di Napoli.

“Carissimo Padre Livio, Le scrivo per testimoniare una guarigione di cui sono stato testimone il 26 settembre a Medjugorje.

Cristian02Il giovane Cristian di 37 anni, sposato con due figli piccoli, affetto da SLA da cinque anni e da me personalmente conosciuto per essere stato operato nell’Ospedale di Napoli, di cui sono il cappellano nel 2011; paralizzato agli arti inferiori, e dovendo servirsi del respiratore di notte e alimentato grazie alla peg direttamente nello stomaco, dopo una preghiera di Viçka nel corso della testimonianza da suor Kornelia e dopo un’adorazione la notte del 25 quando si è sentito pieno di un’inesprimibile gioia al passaggio di una stella cadente che ha attraversato il cielo, ha voluto farsi accompagnare il giorno dopo in carrozzina ai piedi della Collina delle apparizioni.

Lì, sentendosi interiormente chiamato, nei pressi della Croce blu si è alzato in piedi e ha mosso autonomamente i passi per salire appoggiandosi – non sorretto – a me, al suo parroco, all’accompagnatore – cosa fisicamente impossibile per le sue condizioni: è salito fino in cima insieme alla moglie e ai due bambini, e alla vista della statua della Madonna è scoppiato in lacrime.

Cristian05Per la strada più dolce dei misteri del Rosario siamo poi ridiscesi. Tornato al suo paese di Piane Crati cammina, non usa più le carrozzine, di notte dorme senza il respiratore e tra un mese gli sarà tolta la peg. I medici dichiarano inspiegabile questa condizione, non essendoci al mondo casi di remissione della SLA.

Il miracolo, se di questo si tratta, è unico nel suo genere. Cristian in una meravigliosa testimonianza di fede e di amore quando era ammalato dichiarava che proprio la malattia gli aveva fatto scoprire il senso della vita – A gloria di Maria, Regina della pace.

Grazie a Lei Padre Livio, per la sua meravigliosa catechesi e il suo instancabile appello alla conversione, autentico interprete e testimone della presenza di Maria in mezzo a noi che da Medjugorje irradia il suo amore e la sua luce” [Fonte: Radio Maria Italia su Facebook].

Qualche giorno dopo Cristian ha raccontato la sua unica esperienza alla Gazzetta del Sud:

“Ha deciso di raccontare quel viaggio che gli ha stravolto la vita, Cristian Filice, 37 anni, malato di Sla guarito a Medjugorie. L’incontro con Vicka, una delle veggenti ed i “segnali” fino alla scalata della montagna delle apparizioni, il 26 settembre scorso, il giorno in cui ha ripreso a camminare.

Cristian03Ha voluto indossare le scarpe sporche di terra rossa, il colore della montagna delle apparizioni, per la prima passeggiata “ufficiale”, Cristian Filice, il 37enne malato di Sla, guarito a Medjugorie. Pochi passi, fuori dalla sua abitazione a Piane Crati, in provincia di Cosenza. Ad accompagnarlo don Antonello De Luca, parroco del paese e testimone oculare di quanto accaduto il 26 settembre scorso.

L’uomo, ha deciso di parlare e raccontare quanto ha vissuto in una settimana che gli ha stravolto la vita. Un viaggio programmato insieme alla moglie “nell’anno della fede”.

Il giorno dopo in programma una escursione naturalistica alle cascate Kravice. Cristian in carrozzella non ha potuto seguire il gruppo e si è fermato nel punto di sosta dove ha incrociato un vecchio. “Indossava una maglietta rossa e mi ha accarezzato il viso, un gesto di tenerezza,3. ho pensato che forse aveva un figlio nelle mie stesse condizioni. Invece scopro che fino a due anni prima anche lui era completamente paralizzato. Un miracolato. L’anziano mi si è avvicinato e mi ha detto: lo sai che la notte scorsa è stata la notte dei miracoli? Vedrai ci sarà il risveglio ed allora ti ricorderai di Giuseppe. Non l’ho più visto”.

Cristian04Cristian accompagnato dai sacerdoti e dalla famiglia è tornato in albergo. Il giorno successivo si è preparato per l’Adorazione Eucaristica. Sa che non potrà salire al monte delle apparizioni, nelle sue condizioni non è possibile. Sullo spiazzale della chiesa di San Giacomo durante la funzione religiosa piange copiosamente.

“E’ in quel momento che ho compreso. Sentivo una voce dentro che mi spingeva a salire sul monte. Mi ha indicato come, dove e con chi. Quella sera, al termine della celebrazione una stella, come una cometa ha attraversato il cielo, l’abbiamo vista tutti”. Le gambe fredde, non si muovevano. Francesca, la moglie, Don Antonello, un altro sacerdote e l’autista del bus, nel primo pomeriggio di giovedì 26 settembre hanno spinto la carrozzina di Cristian fino all’inizio della salita.

wpid-m_thumbSMOAUTO_366X0.jpegSono le 14 quando lui si alza e comincia a camminare: “sentivo la forza nelle gambe, andavano spedite. Sono arrivato fino al punto dove sorge la statua della Vergine, è lì che mi sono fermato. Poi sono tornato indietro”.

Oggi Cristian gioca con i bambini. Nella stanza in cui dormiva attaccato al respiratore restano le sedie a rotelle “il mio parco macchine” le chiama. Sul comodino, il deumidificatore. Riposto in una scatola il respiratore. I medici parlano di notevole miglioramento. Impossibile nella Sla.

Gli esami clinici non sono terminati. “Voglio testimoniare che la preghiera è un’arma potente.” Affidatevi a Dio, affidatevi alla Madonna, lo dico soprattutto per i malati, spesso disperati, che cercano risposte in chi non può dargliele, restando delusi. Io continuerò a lottare contro la Sla, come ho fatto in questi anni”. Il telefono continua a squillare, lui risponde. Bussano alla porta, è un via vai di gente. Abbracci e lacrime, per un uomo che ha vissuto almeno due vite.”

[Fonte: Gazzetta del Sud]

P.S. Non pubblico la foto di Cristian in piedi che parla al telefono, per rispetto del copyright che appartiene alla Gazzetta del Sud a cui rimando per la visione della foto.

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Il luogo dove io ritrovo mia figlia è durante la Messa, là io sento veramente la comunione con lei e con tutti gli abitanti del cielo

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/09/2013

Sara Mariucci alla Vita in Diretta testimonia come la fede aiuti a vivere senza disperazione anche il dolore più grande, quello della perdita di una figlia, la piccola Sara, tre anni e mezzo, morta folgorata da una scossa elettrica in una giostra, il 5 Agosto 2006.

La piccola, il giorno prima, disse qualcosa di incredibile… Vi invito a guardare il video per capire questa bella storia di dolore, amore, e incredibile dialogo e collaborazione tra cielo e terra

Non eravamo persone particolarmente credenti... Sara sarà entrata in Chiesa si e no due o tre volte in vita sua…

Mio marito scopre su internet che la Madonna con il titolo di Mamma Morena viene venerata in Bolivia e la sua festa ufficiale è proprio il 5 Agosto, il giorno in cui Sara è nata in cielo.

In questa sofferenza non sono stata mai nel buio perché ho sentito subito che Sara non aveva smesso di esistere.

Non è soltanto un sentire, ma abbiamo un nome e una data che Sara ci ha detto… cose tangibili… Le “Dio-incidenze” sono state tante

Maria che si è presentata a Sara ci ha condotto comunque a Gesù… Il luogo dove io ritrovo mia figlia è durante la Messa, là io sento veramente la comunione con lei e con tutti gli abitanti del cielo, e questa è una grazia che il Signore mi ha fatto.

E in questa sofferenza, noi due, io e mio marito, non siamo disperati, siamo sofferenti, ripeto, ma non c’è disperazione. La disperazione c’è quando un qualcosa finisce, non c’è più, e invece non è così perché noi sappiamo che la vita di Sara continua, è una vita piena e lei lassù è una bambina che lavora… Io in questo mi sento veramente una mamma fortunata, nonostante la sofferenza.

Abbiamo altri quattro figli (…) qualcuno avrà potuto pensare che è una forma di compensazione, io in tre anni ho avuto tre figli, però non è così perché questi tre figli nati dopo sono veramente frutto di questa fede che abbiamo ricevuto.

Ovvero, se io non avessi avuto la fede che ho oggi non avrei mai pensato di mettere al mondo altri figli, anche perché, a cosa li consegno? Alla morte? Al niente? Io so che li consegno al Paradiso che aspetta comunque tutti noi. Io ho avuto la forza e il coraggio, la fede per metterne al mondo altri, accettando la sfida, perché è una sfida crescerli, anche il rischio di soffrire ancora.

La sofferenza va accettata ma non ci deve essere disperazione. Ci dev’essere sempre questa speranza che noi li ritroveremo, ci ritroveremo.

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