FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘guarigione’

Ho sentito una bellissima voce di una donna giovane che mi diceva: “Non avere paura!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 28/02/2015

Antonietta Raco racconta la sua guarigione dalla Sclerosi Laterale Primaria, una variante della SLA, dopo un pellegrinaggio a Lourdes. I medici non avevano mai visto nulla di simile.

Antonietta_01

Credo che la mia fede mi abbia aiutata molto.

Non ho mai rinunciato alla santa Messa e alla catechesi di don Enzo, queste erano le mie uscite.

Davanti alla grotta ho ringraziato la Madonna per questo viaggio e ho detto se mi poteva dare la pace, la serenità, la forza per affrontare tutto quello che mi stava accadendo (…) e in particolare avevo chiesto la guarigione di una bimba del nostro paese gravemente ammalata.

[Nelle piscine] abbiamo detto una preghiera e proprio in quel momento mi sento un abbraccio. Lì per lì ho pensavo che era una volontaria, ma le Antonietta_02mani le aveva alle mie gambe, le altre erano qua, e in quella frazione di momento ho sentito una bellissima voce, una bellissima voce di una donna giovane che mi diceva: “Non avere paura!” … nel frattempo, dentro alla vasca, dolori atroci alle gambe…

A casa ho risentito quella voce: “Ma diglielo diglielo, chiamalo, chiamalo!”… Ho camminato, mi son fermata, ho fatto due giravolte, mio marito ha cercato di venirmi incontro… Camminavo in giro per casa senza stampelle, sentivo il pavimento sotto ai piedi… L’ ho capito veramente quello che era successo.

I medici non avevano mai visto nulla di simile.

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“Il mio compito è raccontare quanto è accaduto, essere apostolo e portare la luce”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/02/2015

Andrea_01Andrea De Luca, ventunenne di Castellammare di Stabia, ha raccontato di quando, all’età di tredici anni, fu colpito dal morbo di Perthes, malattia rara che porta allo sfaldamento della testa del femore e dell’anca, causando dolori insopportabili, la paralisi e il ‘crollo’ della spina dorsale.

«Ero affetto da tre anni da questa malattia ed ero stanco per i dolori che dovevo sopportare – ha proseguito Andrea – Poi, a Medjugorje, ho potuto abbandonare la sedia a rotelle».

I medici che lo avevano in cura, il prof. Anastasio Tricarico, docente di Ortopedia e traumatologia della II Università di Napoli e il dottor Pasquale Guida, ortopedico del Santobono di Napoli, presenti al lancio del libro di Brosio, hanno attestato di persona lo «spappolamento dell’osso» ma anche la sua inspiegabile «saldatura», al ritorno dell’ammalato da Medjugorje.

Un racconto impressionante, con la proiezione delle radiografie del «prima e dopo» l’evento prodigioso, con la ricomposizione dei pezzi d’ossa che prima si presentavano spezzati e mancanti.

Gianni Improta, ex calciatore del Napoli ed ex allenatore della Juve Stabia, ha donato ad Andrea una maglia gialloblù, la squadra in cui il giovane militava prima che la malattia lo paralizzasse.

(Fonte: http://www.solonotizie24.it/wip/2014/03/12/miracolato-a-medjugorje-riceve-la-maglia-della-juve-stabia-da-improta-2/18798)

Andrea_02DALLE GIOVANILI ALLA MALATTIA FINO AL VIAGGIO A MEDJUGORJE E ALL’IMPROVVISA GUARIGIONE

Come si svolge la vita quotidiana di una persona che ha ricevuto un miracolo? Quella di tutti i giorni, dal rapporto con gli amici alle difficoltà di ordine pratico. «Sai che Lui è accanto a te e puoi fare affidamento in tutto, dalle cose più semplici a quelle più complesse. Il mio compito è raccontare quanto è accaduto, essere apostolo e portare la luce come ho sentito una voce dirmi sul pullman di ritorno a Castellammare».

E così il giorno più brutto della vita di Andrea De Luca, l’1 novembre del 2006, diventa «il più bello, quello che mi ha cambiato l’esistenza».

Sognava di essere un calciatore professionista con la Juve Stabia. Al Romeo Menti allenamento dei giovanissimi regionali prima delle convocazioni. Sotto la curva sud San Marco, Andrea, allora tredicenne, si blocca. «Mi passarono anche il pallone – racconta – ma non riuscii a stopparlo, mi superò. Ero come una statua. Un dolore lancinante che partiva dalla coscia e prendeva la schiena».

Era il morbo di Perthes, una malattia degenerativa della testa del femore che colpisce in età infantile. Arriva ad essere invalidante il che significa stampelle prima, sedia a rotelle poi… comincia il giro d’Italia degli ospedali.

L’essere in età di sviluppo complica le cose. Il dramma della paralisi si manifesta progressivamente nel 2008. Medjugorje è un viaggio fatto più per tacitare parenti e amici che per convinzione. Ed invece Medjugorje diventerà la vita che cambia.

wpid-slavko05.jpgLa collina del Podbrdo è un calvario. In salita si spezza una stampella, in discesa si rompe l’altra. «Non capimmo che era un primo segnale».

Domenica 20 settembre 2009 non è un giorno qualsiasi. Un vialetto buio accanto all’albergo porta ad un giardinetto con una statua della Madonna. «Ero solo. D’improvviso il volto della statua si illumina come se un faro potente proiettasse un fascio di luce bianco, intenso, molto forte. Sono rimasto senza parole. Mi sono girato e c’erano Emanuela, una amica conosciuta durante il viaggio, papà, mamma. Ho chiesto conforto, hanno visto anche loro».

Quel fascio di luce fa il miracolo, perfora, tocca il femore, colpisce il cuore.

La vita è cambiata.

La scienza ne prende atto.

I miglioramenti sono costanti.

Il 22 Andrea torna a Castellammare, il 25 corre sul lungomare, qualche mese dopo una partita a calcetto.

«Non ho più niente, solo la certezza che Lui è accanto a me».

Sabato Andrea sarà al Menti, premiato da Gianni Improta, dg della Juve Stabia che ieri gli ha regalato la maglia con il suo nome.

«Le gambe mi tremano per il regalo e per l’idea di tornare allo stadio».

La storia di Andrea è una delle tante presenti in “Raggi di luce”, il libro nato da un’inchiesta giornalistica di Paolo Brosio, presentato ieri a palazzo Alabardieri, nel quale si raccontano, attraverso prove documentali, le storie di miracoli, guarigioni, santi e luoghi dedicati a Maria. Vicende diventate testimonianze di fede quotidiane.

(Fonte: http://medjugorjetuttiigiorni.blogspot.it/)

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“Trovi tutto in un posto dove non c’è nulla”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 31/01/2015

Med03Un ex bancario oggi sessantanovenne, in perfetta salute da quattro anni dopo aver iniziato a pregare e dopo un viaggio a Medjugorje, racconta al quotidiano “La Nazione” la sua malattia invalidante e progressiva e la guarigione straordinaria avvenuta nel paesino bosniaco.

«SONO NATO a San Marcello Pistoiese – racconta – ma da 40 anni vivo a Livorno nel quartiere Fabbricotti, ero un bancario. Oggi faccio il consulente tributario. Una decina di annifa a Pisa mi hanno diagnosticato la Sindrome di Ménière, diagnosi che hanno poi confermato a Livorno. E’ una malattia terribile sembra di precipitare da una scala a chiocciola. Le mie crisi erano frequenti, poi frequentissime. I medici mi avevano spiegato che con il tempo la situazione sarebbe peggiorata fino a diventare invalido e stavo facendo domanda per l’invalidità quando ho deciso di andare da Luca Mastrosimone un otorino molto bravo. Oggi penso che quell’incontro sia stato il primo segno di cosa stava per accadere».

Perché?

«Perché tramite lui ho conosciuto padre Nike, da tempo non entravo in chiesa, ma quando sono entrato alla Rosa ho sentito che avevo voglia di tornarci. E con mia moglie siamo venuti a senitire la testimonianza su Medjugorie della veggente Jelena. Ecco in quel momento ho sentito che nel mio cuore, nella mia anima stava accadendo qualcosa e ho sentito il desiderio di pregare. Da quel giorno la mia vita è cambiata. Ho cominciato a stare meglio. E ho deciso di andare a Medjugorie con mia moglie ma qualcosa era già successo. Una delle mie figlie non poteva avere figli. Oggi ne ha due un maschio ed una femmina. Quando sono andato sulla collina a Medjgorie l’esperienza si è fatta fortissima. Trovi tutto in un posto dove non c’era nulla».

Ora come sta?

Medjugorje«A distanza di quattro anni non ho mai più avuto una crisi. Sa la mia malattia non è un tumore che si vede con un esame. La realtà è questa non più avuto una crisi. Il medico non ha potuto fare altro che prenderne atto. Frequento la parrocchia di Santa Rosa e prego».

Questa esperienza come le ha cambiato la vita?

«Molto. Mi chiedo perché è successo a me: la risposta non ce l’ho».

Graziano – nome di fantasia in quanto vuole mantenere l’anonimato – non lo dice, ma oggi da consulente tributario davanti a clienti in difficoltà lavora gratuitamente.

(Fonte: http://www.lanazione.it/livorno/guarito-medjugorje-padre-nike-1.620603 articolo di Maria Nudi)

 

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“Andare a Medjugorje? Ne avevo sentito parlare e la consideravo una truffa pubblicitaria”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/11/2014

Marco. Sesso, alcool, droga, Medjugorje e la nuova vita in Dio.

38 minuti e 29 secondi.

Tanto dura questo video.

Prendeteveli, ne varrà la pena.

Prendetevi 38 minuti e 29 secondi per ascoltare questa testimonianza forte, autentica di un giovane uomo che le ha provate davvero tutte e che a Medjugorje, con delle dinamiche che solo una Madre può mettere in pratica, ha incontrato Dio e ritrovato la pace.

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A Medjugorje la gente continua a convertirsi, e a guarire…

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/09/2014

gigliola_candian_01Da qualche giorno gira nel web la notizia di una donna veneta guarita dalla sclerosi multipla dopo essere stata a in pellegrinaggio a Medjugorje.

Questa la notizia:

Malata di sclerosi torna a camminare: “Miracolata a Medjugore”

La notizia sta già facendo il giro del web, la protagonista è una 48enne di Fossò e la parola utilizzata è quasi sempre la stessa: “Miracolo”. Naturalmente ora gli approfondimenti medici faranno la loro parte, ma la storia sta suscitando davvero grande clamore. Gigliola, una donna di Fossò, ha raccontata di essere guarita dalla sclerosi multipla dopo un pellegrinaggio a Medjugorje. Come riporta Il Gazzettino, la 48enne ha raccontato di aver sentito un gran caldo alle gambe per poi vedere una forte luce davanti a sé. “Da quel momento ho realizzato che potevo camminare” ha spiegato la donna, ancora incredula.

gigliola_candian_02Sarebbe successo tutto lo scorso sabato, quando la donna si è recata per un nuovo viaggio (altri ne aveva già fatti in passato) nella piccola località bosniaca che dal 1981 è divenuta meta per migliaia di fedeli dopo la presunta apparizione della Madonna a sei piccoli veggenti del posto. La donna di Fossò è malata di sclerosi multipla da oltre dieci anni e da dicembre 2013 era costretta in una sedia a rotelle. Stava assistendo alla liturgia quando, a un certo punto, sotto gli occhi della figlia è riuscita ad alzarsi e camminare da sola.

Prima ovviamente molto lentamente, poi acquisendo più sicurezza, sempre tenendo conto della mancanza di muscolatura alle gambe. E’ tornata a Fossò in pullman, incredula, senza più usare la carrozzina. Negli ultimi giorni ha camminato da sola per la casa, ha fatto delle piccole passeggiate in giardino e si fa aiutare da un deambulatore per migliorare giorno dopo giorno. Effetto delle cure o guarigione davvero miracolosa? Una risposta ovviamente non c’è, visite specialistiche sono in programma nei prossimi giorni

gigliola_candian_03Fonte: http://www.veneziatoday.it/cronaca/malata-sclerosi-miracolata-medjugore.html

Che stia migliorando per le cure (cosa poco probabile perché purtroppo ancora non ce ne sono che provochino tali repentini miglioramenti), o per l’intercessione della Regina della Pace, è l’ennesimo segno che lì il Cielo si è aperto un varco, da più di tre decenni.

Lì milioni di persone (tra cui il sottoscritto), hanno sperimentato che Dio è vivo, trovando pace e gioia, quella pace e quella gioia che mi hanno toccato il cuore dove e come nessuno è mai riuscito…

Gigliola non è andata a chiedere la guarigione a Medjugorje, perché lì aveva già trovato la Pace. Questo è il vero miracolo di quella terra benedetta e, se talvolta il Cielo decide di dare una mano in più a questa nostra natura malata, perché non gioirne, ringraziandolo col cuore contento?

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Ho supplicato la Madonna di diventare il genitore dei miei figli perché ero un fallito

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/08/2014

Nancy e Patrick, miliardari canadesi una volta lontani da Dio, ora vivono a Medjugore raccontando instancabilmente come la Regina della Pace abbia riordinato la loro vita familiare disastrosa. Avevano tutto, ricchezza, successo, ma quattro figli infelici…

Una testimonianza forte la loro, vera e coraggiosa, un esempio percorribile per tutte quelle persone che vivono croci familiari più forti di loro…

Buona visione.

Per sposarmi in chiesa ho dovuto fare delle promesse, promisi di andare a Messa, di confessarmi regolarmente, di crescere i miei figli cattolici, e così feci. Nancy così, era contenta. Ricevetti anche un bel certificato di matrimonio che eravamo sposati inchiesa. Ma la settimana dopo già rompevo tutte le mie promesse…

Niente mi toccava, fino a quando il fratello di Nancy ci ha mandato un pacchetto. Erano i messaggi di un posto che si chiama Medjugorje dove dei ragazzi dicevano di vedere la Madonna. Mi dissi che non poteva essere possibile. Dissi a Nancy che se quelli erano messaggi erano per lei. Nancy ha rimesso questi messaggi nelle mie mani dicendo: ecco marito pagano, buttalo via tu, così sarà sulla tua coscienza.

Mi ha detto marito pagano? Mia coscienza? Ho aperto il libricino per vedere cosa sarebbe stato sulla mia coscienza e ho letto un messaggio: “Vi chiamo alla vostra conversione PER L’ULTIMA VOLTA”. No so che è successo. Il mio cuore è stato colpito e lacrime hanno cominciato a cadere senza fermarsi…

Ho creduto ai messaggi subito. Non so perché, ma ho saputo chiaramente che questo messaggio fosse per me. Più leggevo i messaggi, più mi innamoravo della Madre di Dio.

Mio figlio minore era stato espulso dalla scuola per spaccio di droga. Tornato a casa coi capelli rasta mi disse: è la mia vita lasciamo fare quello che voglio. Il Preside mi diceva che il problema di questi figli era di essere cresciuti con troppi soldi.

Suo fratello giocava a rugby. Tornava sempre ubriaco. Che potevo fare con un figlio grande alto così?

La terza figlia si sposò a 17 anni, divorziò a 19 Risposata a 21, divorziata a 24. Ma che fai? – le chiesi – Lei mi ha guardato e ha risposto: e che cosa hai fatto tu papà? Questo ho insegnato io ai miei figli…

La loro vita era il frutto di una vita senza Dio, senza Chiesa, solo coi soldi. Droghe, alcol, divorzi, per i miei figli. E io con un libro di messaggi. Ho creduto. Come può un libretto di messaggi cambiare una vita così? Non ne ho idea.

Ho detto a Nancy. Non possiamo fare niente coi figli, andiamo a questo incontro mariano. Alla Messa il sacerdote disse: Chiedo a ognuno di voi di fare qualcosa di speciale. Stasera chiedo a ognuno di voi di consacrare i vostri figli al Cuore Immacolato di Maria.

Dissi: Nancy! Consacrare i figli! Questa è la risposta giusta! Ma non sapevo come fare. Il sacerdote insisteva. Consacrate i vostri figli adesso. Allora mi sono alzato, ho steso le mani davanti alla statua della Madonna e ho detto: Santa Madre di Dio io ti supplico: Prendi tu i miei figli, diventa tu per i miei figli il genitore che io non sono mai stato.

Non ho mai pregato coi miei figli, non li ho neanche battezzati e guarda che cosa è successo, Hanno avuto ogni cosa materiale, ma la loro vita era un disastro perché mancava la cosa puiù importante, la santa fede cattolica.

Ho supplicato la Madonna di diventare il genitore dei miei figli perché ero un fallito.

Non potevo fermare la droga, l’alcool, i divorzi, ho detto: santa Madre, salvali tu.

Il messaggio principale della Madonna è questo: il Rosario. La Madonna ha detto: se voi pregate il santo Rosario insieme ogni giorno, vi mostrerò miracoli nella vostra famiglia. Ho detto: Nancy, che cosa abbiamo da perdere? Ho creduto ai messaggi della Madre di Dio. Prima non avevo mai pregato il santo Rosario. Nancy, iniziamo. Ho scoperto che la preghiera era una decisione, la mia decisione.

Ho scoperto che la Madonna ci dà cinque messaggi principali a Medjugorje.

Il secondo messaggio dove la Madonna dice: andate alla Santa Messa, almeno ogni domenica. Pensate a questo marito che non aveva mai detto una preghiera nella sua vita invitava la moglie a pregare il Rosario ogni giorno e ad andare a Messa.

Io ho creduto a questi messaggi.

Nel terzo messaggio ho scoperto che la Madonna dice: non potete iniziare la vostra conversione senza confessione. Non mi confessavo da 30 anni. Ho vissuto nel peccato mortale quasi tutta la mia vita. Ero cattolico! Mi confessai dicendo tutto al sacerdote. Matrimonio, divorzio, adulteri, matrimonio, divorzio, adulteri, le mie mancanze coi figli, alcool, droga nella vita dei miei figli, una vita del tutto fuori di testa. Il prete ha detto – IO TI ASSOLVO – se questo non è il regalo più grande del mondo, non so che cosa sia.

Nancy e Patrick ora vivono a Medjugorje. Il figlio più giovane che era drogato ora collabora con le suore di don Bosco, il figlio alcolizzato è pompiere, Sono sposati con due bellissimi figli ciascuno, la figlia che da dieci anno non dava notizie ai genitori, nel 2012 ha accettato di trascorrere una settimana coi genitori a Medjugorje.

Dice Nancy: La Madonna ha promesso: Se voi consacrate i vostri figli al mio Cuore Immacolato, saranno salvati! E noi lo abbiamo creduto.

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Miguel Parrondo si risveglia dopo quindici anni di coma: “Mio padre riunì i medici e disse: la vita la toglie solo Dio”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/07/2014

Miguel01

Miguel Parrondo

21 Giugno 2014 Tra i rischi che si corrono con la legalizzazione della cosiddetta “dolce morte”, vale la pena notare quello che corrono coloro che, essendo stati in coma a lungo, possono essere staccati dai macchinari che li tengono in vita, in molti casi per decisioni dei loro familiari, consigliati dai medici. Un esempio di questi è Matthew Taylor risvegliatosi dopo quasi un anno di coma, ascoltando la voce di sua moglie.

Da allora un caso ancor più spettacolare si è fatto conoscere: Miguel Parrondo, in coma per un incidente nel 1987, si è svegliato nel 2002 grazie alla costanza, all’amore e alla fede dei suoi familiari. Suo padre, dermatologo nello stesso centro in cui venne ricoverato, si rifiutò assolutamente di far staccare le macchine sei mesi dopo l’incidente.

Di fatto, quando Miguel arrivò all’ospedale Juan Canalejo de La Coruña, nessun medico dava speranze. Così suo padre, vedendo le condizioni del figlio, chiamò il sacerdote affinché gli amministrasse l’estrema unzione.

Il faddo accadde nel 1987 quando Miguel, a 32 anni, rientrava dopo una nottata di festa in compagnia di due ragazze. Tutto finì in una curva dove, con la sua Renault 5 GT Turbo, andò a finire contro un muro. All’improvviso, la sua vita divenne solo buio, per 15 anni in terapipa intensiva.

“La vita la può togliere solo Dio!”

Durante questi 15 anni, sua madre, suo padre e sua figlia Almudena, con dedizione esclusiva, non lo lasciarono mai. Il principale motore di questa lotta indefessa è stata la fede. Per più di una decade non hanno visto Miguel che da un vetro. Mesi e anni di lacrime, di scoraggiamento, di momenti duri, come quando i medici suggerirono loro di dare il consenso al distacco dai macchinari.

“Mi volevano scollegare e mio padre riunì i colleghi dell’ospedale dicendo loro: la vita la può togliere solo Dio!”. Se non era per questo, non sarei stato qui. Così si esprime Miguel quando ricorda i fatti.

Si risvegliò una mattina del 2002. Senza sapere come, aprì gli occhi e la prima cosa che vide dai vetri della terapia intensiva furono i volti di sua madre e di sua figlia. “Non riuscivo a capire nulla. Aprìì gli occhi e c’erano mia figlia e mia madre. Guardai mia figlia e le dissi: sei Almudena? Perché mi ricordavo che avevo una figlia che si chiamava così. E mi disse: si. Le ho risposto: sono tuo padre. Mia madre piangeva come una bambina e mio padre non credeva ai suoi occhi”.

Di fatto non c’è alcuna spiegazione medica per ilsuo caso. Miguel era tornato da un sonno di quindici anni e cominciava una nuova vita. Entrato in coma a 32 anni, si era svegliato che ne aveva 47. “Era come se mi fossi addormentato il giorno prima. Quando vidi mia figlia mi spaventai. Ma recuperai di carriera… Mi aveva reso nonno. Ora ha 38 anni”.

Miguel02Ritorno alla vita.

Dopo il risveglio la famiglia gli raccontò di come aveva passato questi dodici anni: “Pensa a un padre a cui dissero che non restava che l’estrema unzione. Dopo il risveglio mi portarono all’Università di Santiago per studiarmi. Mi dissero che era un caso su un milione. Ossia, sono una bestia rara. E mia madre, che poi morì, passava tutti i giorni dietro al vetro, dormiva lì, mangiava lì e non si separava mai da me.”

Ritornare alla vita non è stato affatto facile, “uno shock”, riconosce. Con postumi fisici, decine di operazioni e un mondo completamente nuovo che si era avoluto a una velocità difficile da assimilare per Miguel. “Mi hanno asportato la milza, ho una protesi alla spalla, lesioni al cranio che mi provocarono un emiparesi. Ero più morto che vivo.”

La memoria di Miguel arriva fino alla tragica notte del 1987. Dell’incidente “mi ricordo dove accadde, in una curva e fu per eccesso di velocità; andavo a 200 km all’ora con la mia Renault 5 GT Turbo. Di questo mi ricordo tutto.” Quella notte viaggiava con due ragazze. Una di esse morì. “Disgraziatamente morì una ragazza che stava con me. Le racconto cosa mi è successo poco tempo fa: camminavo per la strada quando una signora si fermò fissandomi e squadrandomi da capo a piedi. Pensai: sono bello ma mica tanto. Sei Miguel? Si, sono proprio io, Migue. Mi abbraccia a comincia a piangere. Non capivo. Era l’altra ragazza che avevo in macchina la sera dell’incidente”. Non avevo più saputo nulle di lei. Erano due ragazze che avevo conosciuto in una notte brava.”

La prima volta che uscì per strada, dopo l’ospedale gli sembrava di sognare. Voleva tornare a dormire, e comincia a raccontare i mille aneddoti che hanno ascoltato i suoi amici del bar del quartiere Riazor, dove passa molte ore per ammazazare il tempo perché a causa della sua invalidità permanente non può lavorare. “La prima cosa nuova fu l’Euro! Non sapevo niente dell’Euro, ero rimasto alle pesetas. Quando mi sedetti per la prima volta in una macchina, cercavo la leva dell’aria per farla partire. Il mondo era decisamente cambiato. Quando uscivo la gente mi sembrava matta, parlava da sola, ed erano i cellulari. Quando vidi una macchina della polizia con una donna poliziotto alla guida pensavo che fosse carnevale. In macchina io avevo le musicassette e adesso vedevo CD e pen drive. Dei 15 vicini di casa di mio padre non ne restavano vivi che due. Non conosco più metà della gente di La Coruña, dove ora c’è il quartiere Los ROsales, era una montagna dove andavo a fare motocross. Non c’era l’autostrada ma solo la strada statale.”

miguel03E racconta un altro aneddoto: “Una volta entrando in banca chiesi: ma dov’è il computer? Ai miei tempi erano giganteschi e adesso sono delle cosine piccole piccole. Il primo giorno che ripresi in mano un giornale pensai: dovrò prendere lezioni di geografia. Repubblica Ceca, Montenegro, Slovenia. Che paesi sono questi? Io ricordavo l’URSS e la Yugoslavia.”

“Quando ebbi l’incidente c’era Felipe Gonzalez e mi risvegliai con ‘zapatitos’. I televisori erano armadi e c’erano solo due canali. A La Coruña c’erano altri cinema… Così, di botto. Pensavo che sarei tornato a dormire; i primi mesi furono davvero duri.

“Non si deve mai perdere la fede”

Prima dell’incidente Miguel lavorava come informatico programmatore al Banco Pastor. Era un buon posto per quei temèpi e aveva un buono stipendio. Erano i primi computer e i pionieri dell’informatica. Guadagnava 300.000 pesetas al mese. Grazie a suo padre le sue finanze si mentennero e il suo conto corrente era salito alle stelle. Mio padre mi metteva da parte ogni mese la pensione e quando mi sono svegliato avevo un bel po’ di soldi. Mi sono comprato così un appartamento”.

Miguel non ha perso la passione per il mondo dei motori e spera ancora, quando avrà fatto progressi con la fisioterapia, di guidare una macchina normale, senza modifiche per disabili.

Gli dispiace essersi perso l’esito del campionato, della Copas del Rey e dei giochi olimpici di Barcellona.

Miguel sottolinea che sono molti i casi come il suo, con familiari disperati che dubitano e che hanno perso la speranza. “Non si deve mai perdere la fede. Ho parlato con una signora che aveva il figlio da quattro anni in coma. Le ho raccontato la mia storia e la signora si è ricolmata di speranza”.

Ora Miguel vive tranquillo, sfruttando le opportunità che la vita gli ha ridonato, “un po’ demoralizzato perché sta tutto il giorno senza fare niente. Io sono iperattivo e i giorni mi sembrano settimane”. Però non si lamenta. Non ne ha motivo. “Come dico sempre, ora ho dodici anni, perché sono nato due volte!”.

Fonte: http://caminocatolico.org/home/defensa-de-la-vida/54-eutanasia/12584-miguel-parrondo-despierta-tras-15-anos-en-coma-mi-padre-reunio-a-los-medicos-y-dijo-la-vida-solo-la-quita-dios

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“Sentii una voce interiore che pronunciava parole d’amore. Più che una voce era un soffio caldo, intensissimo.”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 13/06/2014

figliincielo01E’ un po’ lunghetta, ma vale la pena leggere questa bella e intensa intervista ad Andreana Bassanetti, psicologa e psicoterapeuta di Parma

Esiste una Associazione denominata “Figli in Cielo” (www.figlincielo.it), che offre un itinerario di fede e di speranza per aiutare a superare il dolore per la perdita prematura di un figlio e ritrovarlo in Cielo, cioè nel mistero di Dio.

L’Associazione che si pone come una “Scuola di fede e di preghiera” avvia le famiglie alla Lectio divina perché siano aiutate a far risuonare la Parola nella propria vita personale. A tutt’oggi è stata contattata da più di 10.000 famiglie ed è attiva in circa 100 diocesi in Italia, in Spagna, in diversi paesi dell’America Latina e Centrale, negli Stati Uniti, in Inghilterra ed in Nuova Zelanda.

A fondare ed animare l’Associazione è Andreana Bassanetti, psicologa e psicoterapeuta di Parma, che ha vissuto sulla propria pelle una tragedia lacerante di questo tipo: il suicidio della figlia ventenne, Camilla, travolta da una infelicità interiore che non poteva più sopportare.

figliincielo02Di fronte a questo dolore, Andreana dopo sei mesi in cui non riusciva ad alzarsi dal letto uscì ed incontrò una chiesa aperta, entrò con la sensazione che qualcuno l’aspettasse da tempo e da quel giorno, attratta da una forza sconosciuta, per otto mesi, ritornò a inginocchiarsi in quei banchi.

Leggendo i Salmi – ha raccontato a ZENIT la psicologa di Parma – “sentii una voce interiore che pronunciava parole d’amore. Più che una voce era un soffio caldo, intensissimo, come una melodia, un canto dalle parole sfumate, che mi permeava e mi riempiva e mi scioglieva interiormente: riuscivo a percepire confusamente solo la parola amore”.

Nel libro “Il bene più grande – storia di Camilla” (Edizioni Paoline, 169 pagine, 9,30 Euro), la Bassanetti racconta che “il tutto durò solo una decina di secondi, ma ebbe un effetto grandioso, miracoloso, mi liberò dal pesante macigno che mi paralizzava”.

Dio mi aveva dato un cuore nuovo. Mi accorsi che stavo piangendo: silenziosamente, calde lacrime mi rigavano il volto: come si può resistere ad un amore così grande?”, aggiunge. “Quella notte fu per me una notte davvero santa, miracolosa – scrive ancora – . Ritornai a casa trasformata con il cuore colmo di gratitudine, sigillando nel profondo le parole del Salmo 39: ‘Ecco io vengo o Dio a fare la tua volontà’”.

www.zenit.org ha incontrato la dottoressa Andreana Bassanetti al Convegno Ecclesiale di Verona, e le ha rivolto alcune domande.

figliincielo03Come si fa a superare un dolore tanto forte come la morte di una figlia?

Bassanetti: Quando muore un figlio per cause accidentali o naturali, per un genitore lo strazio è indescrivibile. E’ il dolore più grande che un essere umano possa provare. Un distacco così lacerante che non si rimargina più: l’esistenza di chi resta, se riuscirà a viverla, non sarà più la stessa, ma il Signore toglie soltanto per dare un dono più grande.

Dopo mesi in cui non riuscivo a sopportare il dolore e pensavo di morire anch’io, il Signore mi fece veramente visita e mi colmò di grazie, mi avvolse tra le sue braccia materne, mi consolò, medicò le mie ferite e soprattutto ammorbidì il mio cuore, indurito dal dolore. Presi coscienza di Lui, del suo Mistero, della sua Presenza, del suo Spirito che vivifica l’ anima, accende il cuore e apre la mente al cielo. E nella luce che tutta mi avvolgeva e mi faceva rinascere all’amore e alla speranza, ritrovai Camilla. La Chiesa divenne il luogo privilegiato dei nostri incontri, un momento sublime di attesa, di dialogo, di unione perché se il corpo avvicina, lo spirito va oltre, unisce, fonde, con-fonde.

Se oggi tento di ricostruire la mia storia personale, cercando di darle un ordine cronologico, non posso più cominciare dall’infanzia, ma a cinquant’anni circa, quando un avvenimento tremendo, drammatico, luttuoso, fallimentare, crocifiggente, la morte di mia figlia Camilla a soli ventun anni, mi ha fatto incontrare Dio. O meglio, la mia vita vera è iniziata quando Dio ha fatto irruzione nella mia vita. Sconvolgendo ogni cosa, ma senza sconvolgere, capovolgendo l’ordine ed il senso di prima, ma nel contempo restituendo a ogni avvenimento un senso primordiale che mi precede, mi anticipa e mi stupisce ogni volta. Un senso che supera di gran lunga, mi sovrasta e si sottrae ad ogni analisi psicologica o psicoanalitica. Un vero e proprio miracolo che ha dato un avvio vero e autentico alla mia esistenza.

Come si fa a ringraziare Dio di fronte a un evento così drammatico?

Bassanetti: Ci sono verità che il Signore ha nascosto nel segreto del nostro cuore, che richiedono tutto un lungo cammino al buio, esigono tutta la fatica di una ricerca, fino all’incontro con Lui. Per ritrovare i figli nella Vita vera, la Verità ci dice che la Via è una sola “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Lc 9,23).

Anziché ribellarsi e costringere il figlio a tornare indietro, a una dimensione, diciamo più terrena, è il genitore che deve andare avanti, nella sua libertà di scelta e di tempi, rinnegare se stesso. Rinnegare la maternità-paternità umana per elevarsi a una maternità paternità divina, nella nuova dimensione che lo stato spirituale del proprio figlio richiede.

figliincielo04E’ importante non aver paura del dolore, anche se acuto e apparentemente incontenibile nessuna notte è così lunga da non permettere un nuovo giorno. Anche se il percorso è lungo e faticoso, è bene non lasciarsi annientare dal dolore ma rispettare i propri stati d’animo assecondando le esigenze interiori che via via si manifestano, non bisogna sfruttare i tempi saltando tappe importanti che costituiscono un fondamento importante e costruttivo per sé e per l’intera famiglia.

Questa esperienza ha cambiato anche il suo modo di lavorare, vero?

Bassanetti: Certo. L’obiettivo non è soltanto il benessere, la salute di quel ragazzo o ragazza o adulto che sono pur sempre importantissimi. Insieme cerchiamo l’incontro con Dio, la salvezza personale, pur nella libertà delle scelte e nel rispetto dei linguaggi personali. L’esperienza dolorosa che ho vissuto con Camilla, perché nessun altro soffra le sue stesse pene, e questo lo offro per la sua intercessione, a favore di tutti i giovani in qualche modo bisognosi, e sono sicura che lei insieme con i ragazzi che sono in Cielo con lei, sta intercedendo per me.

Stefano_05In alcune parti dei suoi libri lei parla del dolore di Maria di fronte alla Passione e la morte di Gesù Crocifisso, perché?

Bassanetti: Credo che bisogna riflettere sul mistero di Maria, una madre che vede la passione, la morte e la Resurrezione di suo figlio. Bisogna sostare con Maria ai piedi della Croce e come lei senza timore penetrare il mistero della morte e alla luce di colui che l’ha vinta, sa trasfigurare ogni croce, nella sua Resurrezione.

Lei, la Madre dei dolori, che ben conosce il patire, che ben comprende ogni esistenza trafitta, lei per prima nella sua purezza e trasparenza, ha reso possibile a questo mistero di grazia di rivelarsi nella sua pienezza, nella sua più alta magnificenza. Lei per prima ha tenuto aperta la porta del suo cuore umano squarciato, perché la gioia divina scaturisse in tutto il suo splendore e l’opera di Dio si manifestasse in tutta la sua bellezza.

Per questo è testimone e modello umile e fedele di un mistero che va oltre ogni avversità e ogni tragedia umana, oltre ogni vita crocifissa. Secondo me, c’è in ogni cuore una preziosità che non va trascurata, né evitata, né banalizzata, né rimossa. E’ il cuore stesso di Maria, fonte zampillante di vita nuova, causa nostrae laetitiae, che dona a noi il suo bene più grande, il suo Gesù.

Lei sostiene anche che c’è un legame tra la famiglia, il dolore e l’Eucaristia. Ci spiega il nesso?

Bassanetti: Se la famiglia è una piccola chiesa domestica, come ha sottolineato Giovanni Paolo II, una famiglia colpita da un lutto tanto grande è un piccolo “tabernacolo vivente” che custodisce gelosamente l’Ostia santa e immacolata che si dona a noi. Il dono che si fa Eucaristia bene di grazia.

Ogni volta che un papà ed una mamma, una sorella o un fratello, un “povero più povero” cioè privato del suo bene più caro mi si accosta e mi apre il suo cuore trafitto, stanco di lacrime, mi prostro in silenziosa adorazione davanti all’Ostia che da quel tabernacolo si fa visibile. E ogni volta che qualcuno ravviva la mia ferita, si ravviva anche il miracolo della sua Presenza e la ricchezza che porta con sé.

(Fonte: www.zenit.org)

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“Senza l’amore di Dio non si fa niente”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/05/2014

Suor Elisabetta racconta con quanto amore vive la sua vocazione missionaria in Romania e una storia di dolore e morte in cui Dio grazie al loro servizio ha portato amore, consolazione e pace.

<<Bisogna aqcuistare un cuore di accoglienza prima di tutto, poi tanto amore, amare tutti indistintamente.

Questa forza è Dio che ce la dà.

Senza l’amore di Dio non si fa niente.>>

(Suor Elisabetta)

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Padre Eugenio che voleva scoprire l’imbroglio

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/05/2014

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Una stazione della Via Crucis sul Monte Krizevac in un giorno molto piovoso

La Regina della Pace insiste che dobbiamo pregare. Così, dopo averla osteggiata, per non aver creduto a queste sue apparizioni, ho provato a rimediare, dando vita a San Paolo una nuova realtà di consacrati nella preghiera”.

Padre Eugenio La Barbera, milanese trapiantato in Brasile, ha qui fondato una comunità religiosa che, già nel nome, Regina Pacis, si ispira a Medjugorje e che è stata approvata dal Vescovo nel 1995 ed eretta a priorato sui juris nel 2005.

E dire che lui, eccellente in teologia, si recò in Erzegovina nel 1987 “per smontare l’inganno erzegovinese”, di cui aveva proibito di parlare ai parrocchiani.

La sera dell’arrivo, due pellegrini “fra i più devoti” gli chiesero di accompagnarli per una Via Crucis su Krizevac. Padre Eugenio non ne fu entusiasta, perché era mezzanotte e pioveva! “Accettai ma mi proposi di sfiancarli a colpi di meditazioni inginocchio!”.

Durante la salita però, dovette rivedere il piano perché qualcosa di inspiegabile lo spaventò moltissimo: “Diluviava; i miei compagni erano fradici, il terreno grondava fango, e io ero totalmente asciutto”.

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Monte Krizevac – Croce fatta erigere dai fedeli tra il 1933 e il 1934 in occasione dei 1900 anni dalla morte e resurrezione di Cristo. Si trova alla fine della suggestiva Via Crucis di cui si parla nel post

Decisi di proseguire, ma con passo deciso, di stazione in stazione verso la cima, dove il fenomeno assunse contorni più evidenti: “Ora non pioveva solo nello spazio occupato da noi tre, e sopra le nostre teste si vedeva il cielo stellato”.

Il prete cercò di contenersi, ma era scombussolato e risolse di lanciare una sfida: “Gospa (Signora in croato)”, se dissi nel segreto del cuore: “io non credo che tu appari, ma se sei qui, sappi che io sono un ottimo sacerdote!“. Ed elencando i miei meriti, le feci alcune richieste particolari”.

Quando il giorno dopo salì di nuovo sul Krizevac fu avvicinato da un signore di mezza età mai visto prima… “Mi disse: la Madonna conferma che sei un ottimo prete, ma che non puoi contrastare la fede del popolo di Dio verso di lei, come hai fatto nella tua parrocchia“; e continuò rispondendo alle mie riflessioni notturne.

Prima di congedarsi aggiunse: “La Gospa ti darà un segno della sua presenza“. Il buon padre rimase senza parole, scartando l’ipotesi di essere incappato in un agente comunista.

Prima di partire salì una terza volta sul Krizevac, in testa a un gruppo di pellegrini, che si erano rivolti a lui trovandosi senza sacerdote. Il pianto fragoroso di un ragazzo disturbò la Via Crucis e il nostro sacerdote si indispettì non poco per quelle continue interruzioni; finché al termine, quel giovane non gli si fece incontro.

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Padre Eugenio La Barbera

“Padre, scusi il mio comportamento di prima; ora però avrei assolutamente bisogno di lei”. Al che, vedendo lo sguardo interrogativo del religioso, aggiunse: “La Madonna mi ha mostrato il film della mia vita e alla fine ha detto: “I tuoi peccati ti sono lavati per il tuo pentimento ma hai bisogno del perdono sacramentale della Chiesa; vai e confessati da padre Eugenio”.

Il buon religioso evidentemente non riuscì a dissimulare la sorpresa poiché il giovane si sentì in dovere di precisare: “Ho proprio sentito una voce chiara e distinta”.

Dopo l’assoluzione il confessore si accorse che il ragazzo si drogava – “le sue braccia erano piene di buchi” – e, preoccupato, gli raccomandò di farsi vedere subito da un medico. Ma il giovane lo interruppe e il suo volto ora era radioso: “Così, padre, non ha capito? Lei mi ha confessato e mi ha guarito. Sono io il segno che la Gospa le ha promesso!

(Fonte: Medjugorje, paradiso sola andata. Riccardo Caniato, Edizioni Ares, pag. 269)

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