FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘haters’

Messaggio della Regina della Pace del 25 agosto 2021

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 25/08/2021

«Cari figli! Con gioia invito tutti voi, figlioli, che avete risposto alla mia chiamata, ad essere gioia e pace.

Con le vostre vite testimoniate il Cielo che vi porto.

È l’ora, figlioli, di essere il riflesso del mio amore per tutti coloro che non amano e i cui cuori sono conquistati dall’odio.

Non dimenticate: io sono con voi e intercedo per tutti voi presso mio Figlio Gesù affinché vi doni la Sua pace.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

Fonte: The Medjugorje Web http://medjugorje.org

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«Riappropriamoci della parola. Trattiamola con la riverenza che le si deve e che le permette di parlarci in profondità.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 02/03/2021

Si sentono sempre più frasi del tipo: «Ti giro il messaggio che mi ha mandato» – oppure – «Ti faccio ascoltare il vocale che gli ho inviato» – quando dobbiamo condividere qualche indicazione e così perdiamo gli ultimi scampoli di memoria che ci erano rimasti.

Un nostro familiare ci manda l’indirizzo di dove dobbiamo andare, e perdiamo la capacità di ricordarlo. Il passo successivo verso la perdita di capacità di ricordare quel titolo, quella citazione, quell’articolo letto pochi giorni prima è presto fatto.

E finiamo in questo modo per leggere tutto e il contrario di tutto, perdendo l’abilità di confrontarlo con ciò che abbiamo metabolizzato e fatto nostro. Leggiamo qualunque cosa e il suo contrario, senza venirne nemmeno scalfiti, senza riuscire più a ragionarci sopra. E non resta che l’insulto di pancia sui social…

Quanto era bello quando la parola aveva tutta la sua capacità di costruire e di distruggere, di toccare il cuore al punto di restare nella mente persino dopo anni.

Ricordo ancora le lettere di carta, scritte con la penna, che ci scambiavamo con mia moglie, quando da ragazza studiava in Canada. Quante frasi, a distanza di 25 anni, sono ancora scolpite nella mia mente e nel mio cuore. Possono affermare la stessa cosa i ragazzi che oggi si mandano bellissimi messaggi su Instagram che adesso ci sono e poi svaniscono come la rugiada al sole del mattino?

Allo stesso modo, mi torna in mente quella parola che mi impedì di cadere nella disperazione quando mi dissero 24 anni fa, che potevo avere un male incurabile. «Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà. Fa’ poi passare il medico – il Signore ha creato anche lui – non stia lontano da te, poiché ne hai bisogno.» (Sir 38,9.12).

Ho impresse nel cuore le parole del passo che mi fece realizzare quanto profondo è l’amore di Dio per me, amore personale, amore diretto, amore struggente, l’amore più grande di tutti. «Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.» (1 Gv 4,19-20)

E adesso? Con la comunicazione rapida, hanno svuotato la parola dalla sua potenzialità di senso, hanno fiaccato, indebolito, la parola, tanto che articoli o post troppo lunghi non li legge più nessuno ormai.

L’atto più sovversivo che potremmo fare? Riappropriarci della parola. Trattiamola con la riverenza che le si deve e che le permette di parlarci in profondità.

Torniamo a scriverla e riscriverla e leggerla e rileggerla, stando in silenzio, e magari impararne qualcuna a memoria, e tornerà a parlarci.

Anche quando usiamo i social e le app di messaggistica, scriviamo lentamente e rileggiamo con cura il messaggio prima di mandarlo. Lo possiamo fare.

E possiamo anche chiedere a Dio che i potenti che decidono e guidano e tengono le redini della tecnologia, riconoscano che non c’è Dio al di fuori di Lui.

«Mostrando la sua potenza e la sua fedeltà nell’amore, Egli (il Dio della Bibbia, n.d.r) può generare anche nella coscienza del malvagio un fremito che porti alla conversione. “Ti riconoscano, come noi abbiamo riconosciuto, che non c’è Dio fuori di te, Signore.” (Sir 36,4)» (San Giovanni Paolo II)

Voglio pregare, oggi, e credere che Dio possa e generare nella coscienza dei malvagi che ci hanno messo in questo incantesimo multimediale, un fremito che porti alla loro conversione.

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«Quando ricevo cattiverie capisco che lì c’è una persona che deve allenarsi all’amore…»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/04/2019

L’altra sera guardando la puntata di Beati Voi presentata dall’amica Beatrice Fazi, ho capito, ascoltando la testimonianza di Annalisa Minetti quale debba essere l’atteggiamento più adeguato nei confronti dei cosiddetti “hater”.

“Il dolore non dev’essere fine a se stesso ma deve essere il mezzo con il quale io miglioro la mia vita e migliorare la vita di chi può vedere e non lo fa.

Credo che queste persone (gli haters) debbano essere accolte per provare una cosa che probabilmente non provano e che è l’amore e capire che l’espressione più grande dell’amore è il perdono.

Quando ricevo cattiverie capisco che lì c’è una persona che deve essere amata, deve allenarsi all’amore…

La vera medaglia che porto al collo è il mio rosario, è la mia fede, e non è limitarsi alla religione in sé e per sé ma raccontare che cos?’ l’amore, coi suoi benefici…”

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Rispettiamo l’etichetta invisibile!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 18/10/2018

Un’automobile procedeva come una lumaca davanti a me nonostante suonassi il clacson in continuazione. Stavo decisamente perdendo la pazienza quando notai un piccolo adesivo sul vetro posteriore di quella macchina.

“Sono diversamente abile, abbi pazienza.”

Questo cambiò tutto! Immediatamente rallentai procedendo con calma, sentendo un istinto di protezione verso quella macchina e quell’automobilista. Arrivai in ufficio una manciata di minuti dopo ma comunque in orario, ed era tutto ok.

La riflessione è nata spontanea; sarei stato ugualmente paziente senza quell’adesivo? Perché abbiamo bisogno di adesivi per essere pazienti con la gente?

Saremmo più pazienti e gentili con gli altri se indossassero delle etichette adesive sulla fronte?

“Ho perso il lavoro”, “Lotto contro il cancro!”, “Ho divorziato malamente!”, “Sono stato abusato!”, “Ho perso un caro!”, “Mi sento indegno!”, “Sono sul lastrico!”… e così via…

Ogni persona sta combattendo una battaglia di cui noi non sappiamo niente. L’unica cosa che possiamo fare è essere pazienti e gentili!

Rispettiamo l’etichetta invisibile!

(Tradotto dall’inglese, autore sconosciuto.)

E se applicassimo questo racconto anche al nostro modo di stare sui social network?

Quante inutili polemiche e quanti inopportuni commenti piccati eviteremmo?

Quanti screenshot eviteremmo di mandare a questo o a quello per lamentarci di Tizio, di Caio o di Sempronio?

E’ quello che ci dice Gesù; perché non viverlo anche sui social?

«(…) imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.» (Mt 11, 29)

 

 

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