FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘insegnare la fede in famiglia’

“E se ti facessi la proposta indecente di… un Rosario insieme?”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 04/10/2015

Family_01Poco più di un anno fa mi sono ritrovato a fare una riflessione insieme a mia moglie, ovvero che la maggior parte dei nostri amici, molti dei quali non si conoscevano neanche tra di loro, sono persone di fede, legate, in un modo o nell’altro, alla Vergine Maria.

Da alcuni abbiamo ricevuto la testimonianza e l’annuncio di una fede mariana vissuta, altri hanno fatto esperienza di Maria che porta a Gesù per altre vie, qualcuno ha riscoperto la fede a Medjugorje, ma in un modo o nell’altro tutti i nostri amici erano e sono anche amici di Maria.

Ed è così che un giorno mi è venuta in mente la cosa più ovvia, che forse era talmente ovvia che in tanti anni nessuno di noi ci aveva mai pensato, e così ho inviato un messaggio whatsapp a tutti questi amici, che recitava pressappoco così:

Family_02“Ciao, siamo amici da anni, da anni condividiamo gioie e dolori della vita, gradevoli serate, magari una vacanza insieme. Sia noi che voi abbiamo sperimentato l’amicizia speciale con la Vergine, ma non abbiamo mai pregato un Rosario insieme. E se ti facessi la proposta indecente di un Rosario seguito da una bella cena tutti insieme?

Non abbiamo fatto altro che anteporre, a una delle nostre solite cene piene di risate e allegria, un Santo Rosario secondo le intenzioni della Santa Vergine.

La volta successiva abbiamo esteso l’invito a due colleghi anch’essi di spiritualità mariana e un’amica blogger cattolica, che si sono uniti a questa compagnia di amici a cui piace pregare e mangiar bene.

wpid-img_20140825_224923.jpgIn maniera spontanea, serena ma sorprendentemente entusiasmante, sperimentavamo la gioia di essere amici ma anche figli della stessa Madre. Si pregava e durante la cena ognuno condivideva la propria esperienza edificando tutti.

Dei nostri amici portavano anche i bambini, come sempre, e questi, interrompendo i loro giochi, con la stessa spontaneità con cui avevamo organizzato la serata, al quinto mistero si univano a noi, sedendosi per terra, pregando con un amore e una devozione che ogni volta ci insegnano quale sia il migliore atteggiamento nei confronti di Dio.

Ora stiamo continuando, con la benedizione del mio padre spirituale, probabilmente diventerà un incontro mensile, ma improntato a quella spontaneità che abbiamo sempre avuto e che tanto mi ricorda le riunioni dei primi cristiani.

Un Rosario, una cena in sana allegria, condivisione, una montagna di risate e… dove la Vergine Santa ci vorrà portare…

Avete anche voi amici con cui condividete la fede ma con i quali non vi siete mai ritrovati a pregare insieme?

Provate anche voi, basta poco, una casa, dei rosari, una bella cena… il resto lo farà il Signore, per le mani di Maria.

…E se poi ti va di condividere la tua esperienza col blog scrivimi pure a fermenticattolicivivi@gmail.com

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“I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/04/2015

genitoriefigli_01Sul frigorifero di casa, mio padre, un giorno appese un foglio con questa citazione: “Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere.” firmato: Sant’Ambrogio.

Ogni volta che aprivo il frigo l’occhio mi cadeva sempre su una o due parole. E anche se ero distratto, non potevo non fare i conti con quanto era scritto su quel foglietto che ingialliva col passare degli anni, ma che imperterrito restava lì. Come se Sant’Ambrogio continuasse a dirmi “guarda che queste parole le ho preparate per te: valevano quando le ho scritte, valgono ora e varranno per sempre”.

Oggi mi appresto a diventare padre e per la prima volta rileggo queste righe in qualità di soggetto e non più solo di “oggetto” (dico “solo” perché comunque si resta sempre figli). Un senso di impotenza, misto a timore, pervadono il mio cuore. Sarò un buon padre? Saprò accompagnare mio figlio nella strada che è stata preparata per lui? E poi che ne sarà di lui? La sfida sta per cominciare. Ed essere dentro la compagnia della Chiesa, con un grande alleato come Sant’Ambrogio non può che rendere più gustoso e avvincente l’inizio di questo cammino.

Desidero quindi condividere con tutti voi il testo che va a completare la citazione. E’ un estratto dai “Sette dialoghi con Ambrogio, Vescovo di Milano” (Centro Ambrosiano, 1996).

genitoriefigli_021. L’educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l’affetto necessario.

2. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.

3. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro; siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

4. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare.

genitoriefigli_035. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è insopportabile una vita vissuta per niente.

6. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato: e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

7. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

(Fonte: http://www.lalucedimaria.it/)

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“Quando ci perdiamo, in nostro aiuto arriva la fede”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/01/2015

Verdone_01Carlo Verdone, celebre attore romano che non ha bisogno di presentazioni, parla della sua ricerca di Dio e di uno sguardo sulla vita senza superficialità né presunzione, ricevuto dai suoi e trasmesso ai figli, al giornale Sovvenire (trimestrale di informazione sul sostegno economico alla Chiesa).

Come ricorda il primo incontro con la fede?

La fede va a percorsi tortuosi. Inizia imparando a memoria risposte sul catechismo e continua, magari, com’è stato per me, diventando lupetto nella congregazione mariana Regina Apostolorum, in via dei Baullari.

Servivo anche Messa la mattina a Santa Caterina da Siena, in via Giulia, dove andavamo con la mia famiglia la domenica.

Molto di più hanno influito l’insegnamento e la sensibilità che i miei genitori hanno trasmesso a noi figli. Erano cattolici osservanti, affatto bigotti, anzi, felici e liberi.

La fede cresce pian piano con noi, come il corpo cresce anche l’anima in qualche modo. Ed è la cosa più difficile al mondo: il vero credente supera alti e bassi. La fede è rincorrere la fede, c’è poco da fare!

Verdone_02Come ha vissuto da figlio e da padre l’educazione a credere?

Guardi, mia madre, seguendo l’insegnamento che lei stessa aveva ricevuto, una volta al mese andava al cimitero del Verano a portare i fiori. Mi chiedeva sempre di accompagnarla e lo facevo volentieri.

Il vederla così devota, rispettosa nel fare quei gesti nei confronti di chi ci ha dato la vita e ora non c’è più – perché lei portava i fiori a suo padre, cioè mio nonno – mi ha trasmesso l’idea del cimitero come luogo di grande pace e serenità.

Molti si spaventano, si intristiscono. Io non mi sono mai depresso, anzi. Era bello condividere con lei quei momenti. Mi hanno insegnato anche a rivolgermi a queste anime per chiedere loro un aiuto.

Poi lì lei mi raccontava anche tanti aneddoti di vita sui defunti che riposavano vicino alla nostra tomba di famiglia, perché era anche molto spiritosa mia madre, pur con questo lato spirituale che mi ha trasmesso.

In qualche modo l’ha assorbito anche mio figlio Paolo, che è un ragazzo profondo, di cui sono molto fiero, come lo sono di sua sorella.

Negli anni ha incontrato sacerdoti importanti per la sua vita?

Ce ne sono stati di speciali. Uno era un pretino che quando giocavo sul terrazzo di casa mia, a ponte Sisto, vedevo passeggiare per la strada leggendo il Vangelo.

Cominciai a salutarlo, lo incontravamo per strada con mia madre. Era un prete polacco, Teodoro Koscian. Mi volle chierichetto nella sua prima Messa. Poi si trasferì negli Stati Uniti per insegnare, ma siamo rimasti in contatto epistolare per anni. Per me è stata una persona straordinaria.

Verdone_03E poi il Cardinale Ersilio Tonini, di cui ero amico. Energico, lucido, il racconto della sua vita sembrava un film di Ermanno Olmi tipo L’albero degli zoccoli.

Quando gli diedi sa vedere il mio Al lupo al lupo mi disse lui: “L’ultimo film che ho visto è del 1940…”. Monsignore, ribattei, se cominciamo così, allora questo film non lo vedrà mai!”.

Poi gli piacque molto, si era commosso per la scena finale e mi disse: “Mi hai fatto vedere un film a colori, finalmente”.

E poi c’è un prete che oggi è un punto di riferimento per me e per i miei figli, oltre che un caro amico, don Filippo Di Giacomo.

Nonostante la notorietà, lei è sempre stato attento e “accessibile” al suo pubblico, anche in modi speciali. La fede ha a che fare con questa sua scelta?

La fede, come ho detto, è rincorrere la fede senza mai abbandonare il legame con la preghiera, neanche quando ci perdiamo e non sappiamo farci una ragione di ciò che ci accade.

Tempo fa nel mio quartiere c’era una donna a cui restava poco tempo da vivere e mi fu detto che aveva il desiderio di conoscermi.

La incontrai, rovinata dal suo male. Mi disse con un filo di voce che voleva ringraziarmi per tutto il tempo del divertimento che le avevo regalato con i miei film. Mi fece molta impressione.

Le dissi che mi rendeva meriti che forse non avevo, ero solo un commediante. Ma lei ribatté che era così, che io sapevo “leggere” le anime, raccontando la realtà della vita.

Uscii molto dispiaciuto, perché sapevo con questa persona che non ci sarebbe stata una seconda volta.

vacchi01Ora nel quartiere si è sparsa la voce che Verdone va a trovare le persone malate e così nei bar mi ritrovo dei foglietti con sopra scritto: “Ho mia figlia malata, potrebbe venire a farle un saluto?”.

Alla fine sinceramente credo di dover essere io a ringraziare, perché tutto questo affetto mi spinge a continuare a lavorare, dopo 35 anni di cinema, che non è poco.

Quello che le sto dicendo potrebbe essere l’inizio di un film, anche se il produttore farebbe muro perché non è abbastanza allegro. Le commedie però, con un bravo attore, riescono anche a rendere più leggeri i drammi che mettono in scena.

Forse nella mia vita sono riuscito a fare qualcosa di buono, se uno in punto di morte mi vuole incontrare per ringraziarmi. Che sono stato utile nel mio piccolo, per una manciata di minuti, ti pare niente!

(Fonte: Sovvenire, Anno XIII, Numero 4 – Dicembre 2014, pag. 2)

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