FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘ISIS’

«No, voglio solo pregare. E mi diedero un minuto per farlo.»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/09/2017

Abuna Nirwan è un sacerdote francescano originario dell’Irak. Prima di essere ordinato aveva studiato medicina.

Era in Terra Santa quando il Santo padre approvava il miracolo per la beatificazione della Madre María Alphonsin Ghattas. Si doveva riesumare il corpo della suora, compito del Vescovo locale che di solito affida il compito a dei medici; in quel caso venne designato Abuna Nirwan che si occupò della riesumazione e della redazione di un rapporto medico.

Le religiose donarono a Padre Nirwan una reliquia della santa e un rosario che aveva usato, e il religioso le teneva sempre con sé.

La storia che stiamo raccontando accadde il 14 luglio 2007 quando padre Abuna era in Irak per visitare la famiglia.

Aveva concordato con un tassista il passaggio della frontiera con la Siria, così come da lui stesso raccontato durante l’omelia di una Messa celebrata a Bet Yalla:

«Non potevo andare dalla mia famiglia in aereo, era vietato, l’unico mezzo possibile era l’automobile. Avevo pianificato di arrivare a Bagdad e da lì andare a Mossul dove vivono i miei genitori.

L’autista era spaventato per la situazione che c’era in Irak.

Una famiglia con padre, madre e una bambina chiese se poteva condividere il taxi con noi, erano musulmani, l’autista cristiano, accettammo di ospitarli nel taxi.

Ci fermammo in una stazione di servizio dove un uomo giovane ci chiese di salire fino a Mossul e venne accettato.

La frontiera tra Giordania e Irak non viene aperta se non all’alba, al sorgere del sole la barriera venne aperta e circa cinquanta, sessanta automobili in fila cominciarono ad avanzare lentamente tutte insieme.

Dopo circa un’ora arrivammo a un posto di blocco, preparammo i passaporti, ci fermammo e il tassista ci disse: “Ho paura di questo gruppo”. In passato era un check-point militare ma un’organizzazione islamica aveva ucciso tutti i soldati prendendo il controllo del luogo.

Appena arrivati ci chiesero i passaporti facendoci uscire dall’auto e portando tutti i documenti in un ufficio.

Una persona tornò rivolgendosi a me dicendo: “Padre, continuiamo con l’ispezione, si diriga verso l’ufficio in quella direzione.” Ma in quella direzione era deserto. Mi dissi – Bene, se dobbiamo andare andiamo. Camminammo un quarto d’ora per arrivare a una cabina da loro indicata.

Appena arrivati uscirono due uomini col volto coperto; uno aveva una telecamera in una mano e un coltello nell’altra, l’altro con una lunga barba teneva un Corano. Si avvicinarono e uno di essi mi domandò: “Da dove viene padre? Mi dicono dalla Giordania.” – Poi lo domandò all’autista, in seguito al ragazzo che viaggiava con noi che venne afferrato da dietro e ucciso col coltello.

Mi legarono le mani alle spalle e mi dissero: “Padre, stiamo registrando questo per Al Jazeera, vuole dire alcune parole? Per favore non più di un minuto.” – “E io dissi: no, voglio solo pregare”, e mi diedero un minuto per farlo.

Mi spinsero quindi per le spalle finché non fui costretto a inginocchiarmi, e uno di loro mi disse: “Sei un chierico, non è possibile che il tuo sangue cada in terra, sarebbe un sacrilegio.” – Prese quindi un secchio e torno per decapitarmi.

Non so cosa pregai in quel momento. Provai molta paura, e lo dissi alla Madre María Alphonsin Ghattasnon può essere un caso se ti porto con me. Se è necessario che il Signore mi prenda giovane sono pronto, ma chiedo che non muoia nessun altro.

L’uomo col coltello afferrò la mia testa con le mani, mi strinse la spalla e sollevò il coltello.

Ci furono alcuni momenti di silenzio e all’improvviso disse: “Ma tu chi sei?” – risposi – “Un frate” – Replicò “E perché non riesco ad abbassare il coltello?”. Senza farmi nemmeno rispondere mi disse: “Tu e tutti gli altri, tornate subito in macchina!”, e noi fuggimmo dove avevamo lasciato l’auto.

Da quel momento ho smesso di aver paura della morte. So che un giorno morirò ma adesso ho chiaro che sarà nel momento in cui Dio vorrà. Da allora non ho più paura di niente e di nessuno. Ciò che mi accadrà sarà volontà di Dio, e sarà Lui a darmi la forza per accogliere la Croce. Dio si prende cura di coloro che credono in Lui.»

(Fonte: http://unsacerdoteentierrasanta.blogspot.it/2016/04/el-milagro-al-padre-nirwan.html?m=1)

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“L’anticristo si scaglia contro gli innocenti, così come si è scagliato contro Gesù”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 10/04/2017

“I copti sono egiziani (“copto” vuol dire esattamente “egiziano”, con i passaggi fonetici avvenuti nei secoli egyptos-kyptos-coptos) e chiamano Dio “Allah” come i loro confratelli (perché “Allah” è il nome non del Dio di qualcuno, ma vuol dire semplicemente “Id-Dio”, “Il Dio”).

Pregano dicendo: “Allah mahaba”, cioè “Dio è amore”. Hanno conservato la fede cristiana che l’Egitto aveva prima dell’invasione islamica e l’hanno conservata umilmente, trasmettendola di padre in figlio.

Hanno sempre incentivato la cultura, creando scuole e centri di studio che aiutassero tutti gli egiziani, non solo quelli copti, e la loro visione più aperta della donna e della vita ha contribuito e contribuisce alla vita degli egiziani.

Sono stati uccisi mentre pregavano come Gesù. Sono stati uccisi nel giorno in cui la Chiesa ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme per essere ucciso come un innocente e salvare i peccatori con il suo sacrificio.

Chi conosce Dio, ama come Gesù ha amato. Chi non ama, non conosce Dio. L’antiCristo si scaglia contro gli innocenti, così come si è scagliato contro Gesù.

I copti sono stati ancora una volta colpiti come innocenti e noi sappiamo che Allah è dalla parte degli innocenti. Ora ci sono orfani e vedove e noi sappiamo che Allah è dalla parte degli orfani e delle vedove.

Che il loro martirio – ne siamo certi – illumini le menti e i cuori a comprendere che Dio è amore e dal cielo intercedano per l’Egitto e per tutti noi.”

Dal profilo Facebook di don Andrea Lonardo direttore dell’Ufficio catechistico e del Servizio per il catecumenato della diocesi di Roma.

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Col gommone in mare aperto, Gesù gli appare in sogno: “Ti proteggo io”. Alì si sveglia: i suoi piedi toccano terra

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 21/01/2017

ali_01Un sogno, un dialogo con Gesù durante la terribile traversata del Mar Egeo a bordo di un barcone fatiscente. È così che Alì Ehsani, profugo afgano originario di Kabul, ha scoperto la fede. Oggi vive a Roma, è un professionista del settore legale e si è battezzato, sacramento troppo rischioso per essere conferito nel suo Paese d’origine a maggioranza islamica sunnita.

La vicenda la racconta il settimanale Credere (agosto 2016) e prende forma in un Afganistan disastrato dalla guerra contro i talebani e i raid della Nato.

«Alì quando aveva otto anni, di ritorno da scuola aveva trovato un mucchio al posto della sua casa a Kabul. Era stato suo fratello Mohammed, di qualche anno più grande, a spiegargli che i loro genitori erano morti, e insieme, pochi giorni dopo, si erano messi in cammino verso una terra nella quale Alì avrebbe potuto studiare e Mohammed lavorare, sposarsi e avere dei figli».

IL DOLORE DEL FRATELLO

ali_02Quel sogno aveva provato a realizzarlo almeno il fratello, ma il suo sogno, si era infranto durante la traversata del Mediterraneo «quando aveva perso la vita in quelle stesse onde sul canotto che aveva comprato al centro commerciale per solcare le acque che separano la Turchia dalla Grecia».

IN BALIA DELLE ONDE

Ali stava per finire come suo fratello se non fosse stato per un serbatoio di plastica che galleggiava in mezzo al barcone fatiscente e prossimo ad affondare. La sua traversata del Mar Egeo notturna, verso l’isola di Lesbo è drammatica.

«Ha alle spalle la fatica di un viaggio lungo e doloroso: per anni ha camminato nel deserto e si è arrampicato sulle montagne, si è nascosto sui tetti dei furgoni e nei cassoni dei camion, è stato più volte derubato dai contrabbandieri, minacciato dai talebani, rinchiuso in un campo di prigionia nel quale ha assistito ad atroci torture. Dall’Afghanistan alla Turchia, passando per il Pakistan e l’Iran. E ora rischia di morire annegato pure lui».

Ti PROTEGGO IO”

In quel momento accade l’incredibile. Scrive Credere: «Mentre se la prende con Dio i suoi occhi si chiudono per la stanchezza. Sogna che Gesù lo abbraccia e apre sopra di lui un ombrello giallo: attorno, alcune persone tirano con gli archi delle frecce contro di loro, ma l’ombrello le respinge. Gesù ha il volto insanguinato e gli ripete: “Ti proteggo io”. Alì si sveglia: i suoi piedi toccano terra».

ali_03«Di ombrelli gialli e bianchi – prosegue il settimanale – Ali Ehsani ora ne vede spesso, in piazza San Pietro, sopra le teste dei sacerdoti che distribuiscono la Comunione. Dalla Grecia è riuscito ad arrivare a Roma, rimanendo aggrappato sotto a un camion e per ore».

LA NUOVA VITA DI ALÌ

Oggi Alì si definisce «proprio credente». Racconta: «Sono sopravvissuto agli anni di viaggio verso l’Italia grazie all’aiuto di tante persone», ricorda, «perché Dio ci ama nel momento e nel posto giusto».

Ha 26 anni, si è laureato in Giurisprudenza alla Sapienza e attualmente frequenta un master in Legislazione europea presso la stessa università, «per conoscere i miei diritti e difendere quelli degli altri».

FEDE “NASCOSTA”

La sua famiglia era cristiana in un Paese in cui non esistono chiese. Gliel’aveva spiegato suo padre, un giorno in cui Alì, incalzato dalla curiosità dei compagni di classe, gli aveva chiesto come mai lui non andasse mai in moschea. Una fede vissuta dai suoi genitori in modo del tutto riservato, «probabilmente perché temevano che, spiegandomi troppo, avrei raccontato tutto ai miei amici, mettendo così la nostra vita in serio pericolo. Forse», aggiunge pensieroso, «il mio destino era arrivare a Roma proprio per scoprire la fede in Gesù».

ali_04IL BATTESIMO AL LATERANO

Nel 2007, la notte di Pasqua, Ali è stato battezzato nella basilica di San Giovanni in Laterano. «In questa città», prosegue il giovane, «ho incontrato tante difficoltà, sopratutto ingiustizie da parte di persone che vogliono lucrare sulla povera gente. Ma nella preghiera ho trovato la forza per rialzarmi da ogni momento di sconforto, anche quando sembrava che tutti i miei sforzi non servissero a niente. Sono stato il primo della mia classe a laurearmi. Studiavo giorno e notte, mentre alla sera consegnavo pizze. Nei weekend facevo lo steward allo stadio e in estate il cameriere e il lavapiatti. Nessuno credeva che mi sarei laureato, ma il Signore è grande!».

La storia di Alì è raccontata nel libro “Stanotte guardiamo le stelle” (Feltrinelli editore).

(Fonte: http://www.adoramuste.net/)

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«E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/09/2016

Jacques_Hamel_02

Nella Croce di Gesù Cristo – oggi la Chiesa celebra la festa della Croce di Gesù Cristo – capiamo pienamente il mistero di Cristo, questo mistero di annientamento, di vicinanza a noi.

Lui, «essendo nella condizione di Dio – dice Paolo –, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, a una morte di croce» (Fil 2,6-8).

Questo è il mistero di Cristo. Questo è un mistero che si fa martirio per la salvezza degli uomini. Gesù Cristo, il primo Martire, il primo che dà la vita per noi. E da questo mistero di Cristo incomincia tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli fino a oggi.

I primi cristiani hanno fatto la confessione di Gesù Cristo pagando con la loro vita. Ai primi cristiani era proposta l’apostasia, cioè: “Dite che il nostro dio è quello vero, non il vostro. Fate un sacrificio al nostro dio o ai nostri dei”. E quando non facevano questo, quando rifiutavano l’apostasia, venivano uccisi.

Questa storia si ripete fino a oggi; e oggi nella Chiesa ci sono più martiri cristiani che non ai primi tempi.

Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo.

In questa storia, arriviamo al nostro père Jacques: lui fa parte di questa catena di martiri.

I cristiani che oggi soffrono – sia nel carcere, sia con la morte o con le torture – per non rinnegare Gesù Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione.

E questa crudeltà che chiede l’apostasia – diciamo la parola – è satanica.

E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”.

Padre Jacques Hamel è stato sgozzato sulla Croce, proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo.

Papa Francesco 01Uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace, è stato assassinato come se fosse un criminale. Questo è il filo satanico della persecuzione.

Ma c’è una cosa, in quest’uomo che ha accettato il suo martirio lì, con il martirio di Cristo, all’altare, c’è una cosa che mi fa pensare tanto: in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo anche a questa tragedia che lui vedeva venire, un uomo mite, un uomo buono, un uomo che faceva fratellanza, non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino, e ha detto chiaramente: “Vattene, Satana!”.

Ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull’altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione: “Vattene, Satana!”.

E questo esempio di coraggio, ma anche il martirio della propria vita, di svuotare sé stesso per aiutare gli altri, di fare fratellanza tra gli uomini, aiuti tutti noi ad andare avanti senza paura. Che lui dal Cielo – perché dobbiamo pregarlo, è un martire!, e i martiri sono beati, dobbiamo pregarlo – ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, e anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico.

Papa Francesco, meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae, Santa Messa in suffragio di Padre Jacques Hamel, mercoledì, 14 settembre 2016 (fonte: sito ufficiale della Santa Sede http://www.vatican.va)

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“Facciamo di noi stessi un cuore attento a tutti”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/07/2016

Jacques_Hamel_02Padre Jacques Hamel, martire cristiano, crudelmente assassinato in odium fidei, il 26 luglio 2016 nella sua chiesa di Saint Etienne Du Rouvray a Rouen, Francia.

Solo pochi giorni fa, nel giornalino parrocchiale scriveva alcune righe tanto semplici quanto vere per vivere le vacanze in maniera davvero significativa.

Rispondiamo all’odio con l’Amore, quello con la A maiuscola, che viene da Dio. Leggiamo e rileggiamo questa parole semplici e sante di Padre Jacques e viviamole, come unico, vero, e rivoluzionario smacco all’odio che sta imperversando nel mondo in questi ultimi tempi.

Ma lasciamo la parola a questo santo ordinario dei giorni nostri…

«La primavera è stata piuttosto fresca. Se stiamo un po’ giù di morale, pazienza, l’estate finirà con l’arrivare, e con essa le vacanze.

Le vacanze sono un tempo per prendere le distanze dalle nostre occupazioni abituali. Ma non sono una semplice parentesi; sono un tempo di relax, ma anche di ritorno alle origini, di incontri, di condivisione, di convivialità.

Un tempo di ritorno alle origini: qualcuno si prenderà qualche giorno per un ritiro o un pellegrinaggio. Altri rileggeranno il Vangelo, soli o insieme ad altri, come una Parola che fa vivere l’oggi.

Altri potranno ritrovarsi nel grande libro della creazione ammirando paesaggi così differenti e talmente magnifici che ci elevano e che ci parlano di Dio.

Possiamo sentire, in quei momenti, l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, a farne, proprio là dove viviamo, un mondo più caloroso, più umano, più fraterno.

Un tempo di incontro, col prossimo, con gli amici: un momento per prenderci del tempo da vivere qualcosa insieme. Un momento per essere attento all’altro, chiunque esso sia.

Un tempo di condivisione: condivisione della nostra amicizia, della nostra gioia. Condivisione del nostro sostegno ai bambini, mostrando loro che sono importanti per noi.

Jacques_Hamel_01Un tempo che sia anche tempo di preghiera, attenti a quello che accade nel nostro mondo in quel momento. Preghiamo per coloro che ne hanno più bisogno, per la pace, per un vivere insieme migliore.

Questo sarà ancora l’anno della misericordia. Facciamo di noi stessi un cuore attento alle belle cose, a tutti, soprattutto a coloro che rischiano di sentirsi un po’ più soli.

Che le vacanze ci permettano di fare il pieno di gioia, d’amicizia e di ritorno alle origini. Allora potremo, meglio attrezzati, riprendere insieme il cammino.

Buone vacanze a tutti!»

Père Jacques Hamel, Juin 2016

Tradotto dall’originale francese: http://www.lavie.fr/actualite/documents/ce-que-le-pere-jacques-hamel-ecrivait-en-juin-dernier-dans-la-lettre-paroissiale-26-07-2016-75077_496.php)

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“Ho dato a Dio un figlio sacerdote ed una figlia martire”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/07/2016

Don Luca 01

Don Luca Monti, fratello di Simona, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo nel tragico attentato di Dacca, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2016

«Simona è stata uccisa in odio alla fede e per questo abbiamo voluto ricordarla anche sostenendo i cristiani perseguitati».

Così don Luca Monti, fratello della vittima, spiega la decisione di fare una donazione ad Aiuto alla Chiesa che Soffre in onore di Simona, uccisa a 33 anni assieme al bambino che portava in grembo nel tragico attentato alla Holey Artisan Bakery di Dacca, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 luglio scorsi.

La famiglia Monti contribuirà, tramite ACS, alla costruzione della Chiesa di San Michele ad Harintana, piccola cittadina del Bangladesh meridionale appartenente alla diocesi di Khulna.

«La nostra è una famiglia cristiana – afferma don Luca, parroco della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Santa Lucia di Serino in provincia di Avellino – e consideriamo martirio la morte di Simona e di tutte le altre vittime di quel drammatico attacco.

Abbiamo quindi preferito delle esequie semplici, per poter realizzare un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati. E lo abbiamo fatto attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre, perché è una fondazione pontificia e perché realizza splendidi progetti per i nostri fratelli perseguitati in odio alla fede».

Una risposta concreta all’orrore dell’estremismo per favorire, in un Paese colpito dal fondamentalismo come il Bangladesh, il dialogo interreligioso e sostenere le minoranze.

Don Luca 02

Simona Monti

La famiglia Monti contribuirà quindi a donare un luogo in cui pregare alla comunità cristiana di Harintana, finora costretta a percorrere alcuni chilometri ed attraversare un fiume per raggiungere la chiesa più vicina.

«Abbiamo scelto questo progetto perché ci dà speranza sapere che la Chiesa di San Michele rappresenterà un incentivo per i cristiani del Bangladesh, affinché non abbiano paura e non si arrendano anche di fronte alla violenza.

E poi lo abbiamo fatto per Simona, perché speriamo che la locale comunità abbia la bontà di pregare per la sua anima e per la nostra famiglia».

Di sua sorella don Luca ricorda in particolare la dedizione al lavoro e l’amorevole determinazione.

Il sacerdote nota inoltre come al di là della grande sofferenza, la famiglia Monti tragga forza dalla consapevolezza che Simona sia stata uccisa in ragione della sua fede.

«È stato molto toccante ascoltare mio padre dire: “Ho dato a Dio un figlio sacerdote ed una figlia martire”».

Dal gennaio 2015 ad oggi, ACS ha realizzato interventi in Bangladesh per oltre 750mila euro.

(Articolo del 21 luglio 2016 su http://acs-italia.org/la-nostra-storia/)

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È una guerra tra vuoti

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 15/07/2016

Vuoto_01La guerra che si sta combattendo nel mondo in questi tempi è la guerra tra due vuoti.

Il vuoto dell’Occidente che, abbandonata la fede da più di una generazione, non riesce, nonostante la libertà, il benessere, la democrazia e il riconoscimento dei diritti, a riempire quel vuoto nel cuore dell’uomo che solo Dio può riempire.

Il vuoto dell’Oriente, dilaniato dalla violenza, dalla povertà, dall’ignoranza e dalla guerra in cui le masse si rifugiano in estremismi che danno solo l’illusione di riempirlo perché solo l’Amore di Dio lo può fare. L’Amore, non l’odio, non la collera, non la morte, quella morte che non ci guarda più dalla lontananza di un’inquadratura di un reportage ma che adesso ci minaccia dalle strade che percorriamo ogni giorno.

E’ una guerra tra vuoti.

Vuoto_02E riguarda anche noi perché tutti viviamo una mancanza, un’assenza, un vuoto che può riempire solo Dio col suo Amore, ricevuto nella preghiera e in una fede praticata in maniera autentica, essendo veramente disposti a farci riempire e dilatare il Cuore da Dio-Amore.

E’ per questo che sono convinto che l’unica strada per vivere nella pace questo periodo di “guerra tra mondi vuoti”, l’unico modo per affrontare la paura, sia quello di “pregare affinché la preghiera diventi pace”.

La soluzione ce la dà Gesù:

“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5, 43-44).

Possibile umanamente? Forse no, ma non stiamo vivendo in una guerra convenzionale, ci ritroviamo in un conflitto tra forze sovrumane che trascendono il mero meccanismo causa-effetto-reazione. E se la guerra è spirituale, la battaglia e la resistenza devono esserlo altrettanto.

Vuoto_03“Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.” (Ap 12,7-9)

Il “drago”, il Male si è oramai infilato, come in delle maschere senza vita, nei vuoti dei cuori degli uomini, nei vuoti dell’Occidente e dell’Oriente, ma ha già perso. Noi saremo così sapienti da schierarci col Dio d’amore che ha già vinto o ci faremo prendere dalla guerra tra questi mondi vuoti?

Lo faremo quando saremo tentati di diffondere notizie di odio tra i media? Lo faremo quando decideremo di nutrire la nostra anima con tanta spazzatura anziché con amore, preghiera, pace e fraternità?

Vuoto_04Ci stiamo dentro tutti. Ci sto dentro io quando per mettere a posto la coscienza metto bandierine a favore di questo o quello, quando indignato o impaurito dico la mia su un evento e la sento subito stonare con un altro evento, perché quello che ci sta succedendo in questo periodo storico ha sempre meno senso. Io, per lo meno, non lo capisco, se non imbraccio le uniche armi che ci possano salvare in questo periodo.

Queste armi, come insegna il mio amico Valens, rwandese che ha vissuto il genocidio, sono le uniche che ci permetteranno di scegliere il bene e di poter dire, come lui: “Ho visto a cosa può portare l’odio (…) scelgo la strada della pace piuttosto che quella della guerra”.

E allora vogliamo fare l’unico atto veramente sovversivo per questi tempi?

Non lasciamoci tirare dentro questa guerra tra vuoti e scegliamo il Bene!

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“Desideriamo essere battezzati prima di partire, siamo venuti qui a Roma solo per questo”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/11/2015

Advent4

Mi telefona una tassista. “Ci sono con me tre musulmani che si vogliono battezzare, come possono fare?”.

Parlo con loro in inglese e comincio a spiegare che la Chiesa non battezza in breve tempo, proprio per rispetto della maturazione delle persone e per rispetto dell’Islam. Propongo di iniziare una catechesi via skype con qualche persona che parli la loro lingua per giungere al Battesimo, se confermeranno il loro desiderio, tra uno o due anni.

Il padre – sono una giovane coppia con un figlio adolescente – mi risponde: “Padre, ma noi siamo venuti qui solo per questo. Abbiamo speso tantissimo denaro per venire a Roma. Se iniziassimo a parlare con un prete nel nostro paese e le autorità capissero che ci stiamo convertendo, potremmo essere uccisi. Noi torniamo nel nostro paese fra quattro giorni, desideriamo essere battezzati prima di partire, siamo venuti qui a Roma solo per questo, non siamo venuti per lavoro o per turismo” – vengono da un paese dove la legge coranica è applicata in maniera molto rigida.

Ci incontriamo, la loro commozione è grande. Dopo un giorno di dialogo e attesa, il vescovo concede che siano battezzati.

Riceveranno il Battesimo, la Confermazione e la Comunione, che sarà probabilmente l’unica per molti anni, finché torneranno in un luogo dove si celebri l’Eucarestia e dove possano non essere riconosciuti. Nel frattempo continueranno a riunirsi nelle case, come già fanno, con un piccolo gruppo di cristiani orientali che lo sono da generazioni.

Il figlio mi spiega che nei loro percorsi scolastici non si studia nulla della storia del loro paese, che ha tradizioni antichissime e nobilissime, prima dell’arrivo dell’Islam. Non si studia nulla dell’uomo primitivo, nulla della Grecia, nulla di Darwin, di Marx e di Freud, nulla dei Vangeli e del cristianesimo, se non che Gesù non è morto in croce e che la crocifissione è una falsificazione dei cristiani, perché Gesù non sarebbe morto in croce, ma sarebbe asceso in corpo e anima presso Dio.

Pur essendo la lingua del paese un’altra, si inizia lo studio dell’arabo fin dalla prima elementare. La censura proibisce l’accesso a molti siti Internet non islamici, ma con opportune apparecchiature molti evadono il blocco, anche se i collegamenti divengono lentissimi.

L’80% della popolazione vorrebbe libertà – la donna ha tatuato sul braccio la parola “libertà”, ma nel suo paese porta lunghe maniche che impediscono di vedere anche l’avambraccio. Solo il 10% vuole mantenere il paese nella condizione in cui si trova, ma quel 10% è al potere e la paura impedisce a tutti di opporre una qualche resistenza.

Vengono battezzati, indossano le vesti bianche, ricevono la luce di Cristo.

C’è grande commozione in parrocchia quando vengono battezzati, scendono le lacrime al momento del Battesimo e quando tanti, alla fine della Messa, vengono ad abbracciarli.

C’è chi non si accorge nemmeno di cosa significhi avere la possibilità di ricevere l’eucarestia ogni domenica e c’è chi viene da lontano solo per riceverla un giorno nella vita, insieme alla grazia del Battesimo.

(Fonte http://www.gliscritti.it/blog/entry/3441)

PREGHIAMO PER QUESTA FAMIGLIA E PER TUTTI I CRISTIANI PERSEGUITATI NEL MONDO?

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Non esiste più un luogo sicuro, o forse si

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 14/11/2015

preghiera_00L’orrore ce lo stiamo ritrovando in casa, nelle strade, nei teatri, negli stadi e in quei ristoranti dove solitamente ci sentiamo a nostro agio.

Il terrorismo ci sta sbattendo in faccia l’accidia dei nostri governanti, la mollezza delle nostre società liquide in cui vale tutto, e sta uccidendo in noi quel senso di sicurezza con cui da almeno due generazioni, in questa vecchia Europa, abbiamo il privilegio di vivere.

Non esiste più un luogo sicuro.

A allora, come sempre faccio quando qualcosa non mi torna, quando non capisco, e qui non torna nulla e non riesco a capire davvero quello che ci sta succedendo, mi rivolgo a Dio, cercando luce nella sua Parola.

“Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Rom 8, 38-3)

“[1] Di Davide.
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
[3] Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia,
anche allora ho fiducia.
preghiera_01[4] Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.”
(Salmo 27,1.3-4)

Alla fine, al netto di tutto, l’unico posto sicuro è il Cuore di Dio, “abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita”, cercare la Sua presenza dedicando ogni giorno un tempo e un luogo per stare a tu per Tu con Colui che tutto può.

Allora, qualunque cosa accada, starò davvero al sicuro, ma a condizione che mi ci metta davvero, ogniqualvolta mi capiti un momento libero, alla Presenza di quel Dio che può placare le ansie e le paure del mio cuore.

Ma Dio è anche il Dio che stronca le guerre…

preghiera_02[1] Giuditta disse:
«Lodate il mio Dio con i timpani,
cantate al Signore con cembali,
elevate a lui l’accordo del salmo e della lode;
esaltate e invocate il suo nome.
[2] Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre…
(Giuditta 16, 1-2a)

E allora mi convinco sempre di più che tuonare sui social contro i politici o contro i terroristi, condividere immagini truculente dei malvagi e disumani attentati di Parigi, non serve a niente e che l’unica vera arma che possiamo usare, l’unica veramente efficace e veramente nelle nostre mani è l’intercessione, la preghiera.

Da soli o tra amici, nelle pause pranzo, nelle parrocchie o nei movimenti, incanaliamo paura e rabbia nel Cuore pulsante che si crea quando “due o tre” sono riuniti nel nome di Gesù, e allora si realizzerà, intanto a partire dal nostro cuore, la PROMESSA di Gesù:

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. ” (Gv 14,27)

 

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“Possa Dio salvarli aprendo i loro occhi”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/08/2015

In una trasmissione di SAT7 punto di riferimento per milioni di cristiani in Medio Oriente e Nord Africa, nel corso di un programma musicale arriva una telefonata inattesa, quella di Beshir, che in quel massacro ha perso due fratelli di venticinque e ventitré anni.

Le sue parole cariche di misericordia lasciano di stucco. 

<<La gente di crede in preda alla disperazione: in verità siamo orgogliosi dei nostri martiri. I cristiani vengono perseguitati sin dal tempo degli antichi romani. La Bibbia ci dice di amare i nostri nemici e di benedire chi ci maledice.

Ringrazio l’Isis per non aver tagliato nel montaggio le voci dei martiri quando, a pochi secondi dall’esecuzione imploravano Gesù e e ribedivano la fede in Cristo, in questo modo l’Isis ha rafforzato la nostra fede.

Ho sentito oggi mia madre, le ho domandato cosa avrebbe fatto se avesse incontrato il boia dei suoi figli. Mi ha risposto che lo inviterebbe a casa nostra perché ci ha aiutato ad entrare nel Regno dei Cieli.>>

La telefonata si conclude con una preghiera, non per i suoi fratelli ma per i suoi nemici, i membri dell’Isis.

<<Possa Dio salvarli aprendo i loro occhi, facendo svanire la loro ignoranza e i cattivi insegnamenti che hanno ricevuto.>>

Come non fare nostra questa preghiera?

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