FERMENTI CATTOLICI VIVI

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Posts Tagged ‘Karol Woytila’

«Io voglio vedere tutti i giapponesi!»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 20/10/2021

«Febbraio 1981: Giovanni Paolo II si reca in Giappone. Un giornalista al suo seguito, che personalmente me lo ha riferito, gli fa osservare sull’aereo: “Santo Padre, sa che in Giappone non c’è neppure l’1 per cento di cattolici; non ci saranno grandi folle ad accoglierla”. Ma lui ribatte: “Io voglio vedere tutti i giapponesi!”.

All’aeroporto, quasi a conferma dell’avvertimento del giornalista, ad accoglierlo non si presentano né il capo di Stato né alcuni ministri, come accade ovunque in altri paesi, ma solo un semplice rappresentate del Governo.

E’ questo papa che si reca in visita dall’imperatore Hirohito, già molto avanti con gli anni. L’imperatore lo riceve sulla soglia del suo palazzo, poi entrambi si appartano per venti minuti. Dopo di che l’imperatore accompagna il papa fino in giardino e quando l’automobile si avvicina facendo turbinare la neve caduta in abbondanza, Hirohito, malgrado l’età, s’inchina davanti all’ospite rimanendo in questa posizione quattro o cinque minuti: lui, considerato un dio dal suo popolo, manifesta così il suo profondo rispetto per il vicario di Cristo.

Il secondo giorno di questo viaggio, un conduttore della televisione, che dirige un programma di varietà e canzoni gli dice: “Santo Padre, la invito per domani sera alla mia trasmissione; è la più seguita da tutti i giapponesi”. Immediatamente Giovanni Paolo II chiede un cambiamento al suo programma, quantunque i vescovi lo sconsiglino: le canzoni di varietà non si addicono a un papa!

Sul palco, una cantante ha la gentilezza di accoglierlo con una canzone da lui composta. Commosso e riconoscente, egli scandisce il ritmo con la mano. Poi ne approfitta per parlare molto semplicemente di Gesù e per dire cosa significhi per lui.

Milioni di giapponesi sono sorpresi e stupiti della sua semplicità e del suo cuore di fanciullo. Dopo questi incontri innumerevoli sono state le richieste di battesimo.

Si è rivelata più efficace la sua presenza in una trasmissione televisiva che l’opera di tanti missionari nei secoli in precedenza. Ma va detto che questi avevano ben preparato il terreno.»

(Fonte: I fioretti di papa Giovanni Paolo II, Padre Daniel Ange, Elledici, Torino 2008, pagine 97 e 98)

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«La fame del cuore umano per l’immensità di Dio non può essere saziata che qui»

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 17/05/2020

«Come nessuno altro al mondo, l’Eucarestia sconvolge [Giovanni Paolo II]. Talvolta è preso a tal punto dal mistero, che il suo segretario gli deve indicare a che punto del messale si trova. Una volta, dopo la lettura del vangelo, lo avvicina affinché lo baci. Egli non vede niente, gli occhi ancora chiusi, mentre interiorizza la Parola.

Il Giovedì Santo 1980, non ha forse scritto: “Il sacerdote si manifesta in tutta la sua pienezza quando egli stesso permette al mistero dell’Eucaristia di diventare visibile, affinché solo questo mistero brilli nel cuore dei credenti…”.

La sua tenerezza alle volte traspare: “Come è mirabile Dio, quando desidera che noi lo abbracciamo sotto la specie del pane e del vino! (Corpus Domini, 1979).

Poiché egli sa come nessun altro che “quella piccola ostia è la risposta agli interrogativi più lancinanti degli uomini, la risposta alla sete di gioia e d’amore che ognuno porta nel suo cuore(Corpus Domini, 1983).

Sì: “La fame del cuore umano per l’immensità di Dio non può essere saziata che qui.” (Karachi, 1981).

Non è lui che ristabilisce la processione del Corpus Domini fra la basilica del Laterano e quella di Santa Maria Maggiore? Egli ci tiene, nonostante tutte le proteste di certi romani che si lamentano del disturbo dato al traffico. Egli stesso porterà il suo Signore, finché non ne cadrà sfinito…

Quante volte, sul cadere della notte, vedendolo portare Gesù, totalmente raccolto in Lui, curvo sull’ostensorio, ho avuto l’impressione che fosse più il Signore a portarlo che non il contrario? Come nessuno, egli sa che “saranno gli adoratori silenziosi ad essere i costruttori del mondo nuovo dell’anno 2000”.» 

Tratto da: Daniel Ange, “Giovanni Paolo II, dono di Dio, Edizioni Segno, Udine 1996, pag. 65)

“Saranno gli adoratori silenziosi ad essere i costruttori del mondo nuovo dell’anno 2000”.

E anche del 2020, ne sono convinto.

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“Devo incontrare i potenti del mondo. Con quale argomento? Mi rimane quello della sofferenza e dico loro: capitelo!”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/10/2016

L’Angelus più carismatico di San Giovanni Paolo II

Nella Trinità si può intravvedere il modello originario della famiglia umana.

Il noi divino costituisce il modello eterno di quello specifico noi umano costituito da un uomo e una donna che reciprocamente sidonano in una comunione indissolubile e aperta alla vita.

“Se il Signore ti ha chiamato tu devi introdurre la Chiesa nel terzo millennio.” Con la preghiera, con le iniziative ma non basta, si doveva introdurla con la sofferenza.

La famiglia è minacciata, aggredita! Dev’essere aggredito il Papa, deve soffrire il Papa, perché veda il mondo…

Devo incontrare i potenti del mondo. Con quale argomento? Mi rimane quello della sofferenza e dico loro: capitelo!

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Pregare, lavorare, sorridere

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/09/2014

01_GPII_pregareI tre verbi di San Giovanni Paolo II nei ricordi di Joaquin Navarro Valls ex portavoce del Papa santo.

“Pregare, lavorare, sorridere”.

Con questi tre verbi Joaquin Navarro Valls ha riassunto la biografia di Karol Woytila, intervenendo alla presentazione del libro “Accanto a Giovanni Paolo II”.

PREGARE

Vedere pregare Giovanni Paolo II – ha testimoniato il suo portavoce – era come afferrare un’infinitezza in cui lui si immergeva e permetteva di vedere dove andava il suo sguardo.”

“Non parlava quasi mai della sua interiorità”, ha detto Navarro Valls, “ma un giorno, a proposito della santa Messa mi ha detto: ‘E’ IL BISOGNO PIU’ PROFONDO DELLA MIA ANIMA’.

In Giovanni Paolo II, in altre parole, “la preghiera non appariva come un’attività a sé, ma come un’attività che teneva unita tutta la sua vita, dava senso e direzione a tutta la sua esistenza.

Perfino un agnostico come Michail Gorbaciov era arrivato a dire che la sua filosofia politica era fortemente sostenuta dalla sua spiritualità“.

02_GPII_lavorarePoi Navarro Valls ha raccontato dell’abitudine di Giovanni Paolo II di sostare alcuni minuti in preghiera, inginocchiandosi nella sua cappella privata, prima e dopo il pranzo e la cena: “Un giorno lo stavo aspettando durante una di queste soste, che però invece di due o tre minuti è durata dieci minuti. E il Papa a un certo punto mi ha detto: ‘Mi scusi, mi ero scordato che lei era qua’“.

LAVORARE

Lavorare, il secondo verbo.

“Il suo impegno era instancabile”, ha riferito l’ex direttore della sala stampa della Santa Sede: “Non solo nei grandi viaggi ma giorno per giorno, dalla Messa mattutina fino a tarda notte.

Alla sera trascinava i piedi, e non solo negli ultimi anni. Non sapeva perdere un minuto e non aveva mai fretta!”

03_GPII_sorridereSORRIDERE

Riguardo all’ultimo verbo essenziale per capire appieno la sua biografia, “sorridere”, Navarro Valls ha citato una frase di Benedetto XVI: “Nelle sue conversazioni c’era sempre spazio per il buon umore”.

“Era un uomo allegro, e fu allegro sempre”, ha confermato Navarro Valls, affermando che “una teologia dell’allegria” dovrebbe sempre far parte del bagaglio di “una persona che crede sul serio”.

A riprova del fatto che Giovanni Paolo II sapesse sorridere, il suo portavoce ha raccontato un episodio accaduto durante l’incontro con una persona “molto importante”.

Ricevuta in udienza, querst’ultima ha detto al Papa, che a quell’epoca aveva già il bastone: “Santità, la trovo molto bene”. E il Papa santo, di tutta risposta: “Ma lei pensa che non mi veda come sono combinato?”.

(Tratto da Fraternità, organo ufficiale dell’Associazione U.N.I.T.A.L.S.I., n. 2 marzo/aprile 2014)

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