FERMENTI CATTOLICI VIVI

"Andate controcorrente. Di quanti messaggi, soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici!" Benedetto XVI

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Posts Tagged ‘malattia’

Un cuore alla volta

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 29/09/2015

01

Strinsi la sua mano, e accarezzai dolcemente i suoi capelli. E fattomi coraggio, le rubai un bacio sulla guancia.E quando alla fine lei mi sorrise, pensai di essere un ragazzo incredibilmente fortunato.

Tracy è ancora una giovane donna, ma la sua testa è ripiegata all’indietro, un rivoletto di bava cola da un lato della sua bocca e il suo volto è privo di espressione. Non parla né si muove da sola.

Una volta ogni tanto qualcuno le deve cambiare la posizione della testa, delle braccia, delle gambe, o comincerà a sentire dolore, sebbene il dottore le dia degli antidolorifici.

La mano che stringo è piccola per la sua età, e contorta. I suoi arti sono incredibilmente magri, contorti e più corti del normale e deve essere legata in una speciale sedia a rotelle.

Non mangia allo stesso modo in cui lo facciamo tu ed io, lei è nutrita da un tubo attaccato al suo addome. Qualcuno direbbe che è un vegetale. Io no! Perché lei si chiama Tracy.

E c’è una cosa che Tracy sa fare proprio bene, sorridere. E il suo sorriso ti toglie il fiato. Vedi? Lei sorride quando c’è qualcosa che le piace. E’il suo unico modo di comunicare.

Allora io scherzosamente le faccio un grattino sulla nuca e le sussurro all’orecchio: “Tracy ti piace? Sorridi se ti piace!” – Lei lo fa ed è così dolce che ti innamori di lei un un attimo.

Le tolgo la saliva col suo bavaglino e continuo a tenerle la mano per il resto della giornata.

02La mattina successiva la vado a trovare di nuovo. Non riesco ad andarmene.

Lo devo ammettere, i giorni passati con lei sono stati i più improduttivi della mia vita: nessun articolo scritto, nessuna canzone composta, nessuna riunione tenuta, nessun libro letto, nessuna attività pianificata…

Tutto ciò che ho fatto è stato stringere la sua mano, e permettere di essere amato con un sorriso. Ma che pace che ho provato! E ho capito il perché: sono stato profondamente trasformato dal potere di questa ragazza – quella che non poteva muovere nemmeno un dito…

Tracy ha addestrato il mio spirito ad amare bene. Mi ha addestrato ad amare una persona, un volto, un cuore alla volta.

E mi ha addestrato a trovare l’amore nel più insospettabile dei posti. Persino la sua memoria mi parla, chiedendomi di rallentare se voglio veramente amare.

Me l’immagino, e lei sorride.

Tracy mi dice continuamente che ho sempre una scelta. Posso rendere la vita bellissima.

(Da uno scritto di Bo Sanchez, insegnante di Manila, tradotto da “Magnificat, September 2015, Vol 178, N. 7)

D’altro canto, non ci aveva già pensato Gesù a capovolgere tutto?

“Poiché chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande” (Luca 9,48)

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Signore “smezzami” la Croce!

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 26/06/2015

La storia di Gianluca, un giovane santo dei nostri giorni.

GianlucaAlla fine ha vinto lui…

Sono prete da vent’anni… E’ l’unica persona con cui ho parlato della vita eterna e ho percepito che ci credeva.

Ho visto un santo, un giovane santo. Non ha mai fatto pesare niente, è sempre stato solare nella malattia.

Si chiedeva: “Ma davvero io sono una calamita?”

“Io faccio sempre questa preghiera, dico: Signore, “smezzami” la Croce, come dire, io la sopporto ma ho bisogno che tu ci sia.

Credo che lui sia vivo e che parli più di prima…

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“Il mio compito è raccontare quanto è accaduto, essere apostolo e portare la luce”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 23/02/2015

Andrea_01Andrea De Luca, ventunenne di Castellammare di Stabia, ha raccontato di quando, all’età di tredici anni, fu colpito dal morbo di Perthes, malattia rara che porta allo sfaldamento della testa del femore e dell’anca, causando dolori insopportabili, la paralisi e il ‘crollo’ della spina dorsale.

«Ero affetto da tre anni da questa malattia ed ero stanco per i dolori che dovevo sopportare – ha proseguito Andrea – Poi, a Medjugorje, ho potuto abbandonare la sedia a rotelle».

I medici che lo avevano in cura, il prof. Anastasio Tricarico, docente di Ortopedia e traumatologia della II Università di Napoli e il dottor Pasquale Guida, ortopedico del Santobono di Napoli, presenti al lancio del libro di Brosio, hanno attestato di persona lo «spappolamento dell’osso» ma anche la sua inspiegabile «saldatura», al ritorno dell’ammalato da Medjugorje.

Un racconto impressionante, con la proiezione delle radiografie del «prima e dopo» l’evento prodigioso, con la ricomposizione dei pezzi d’ossa che prima si presentavano spezzati e mancanti.

Gianni Improta, ex calciatore del Napoli ed ex allenatore della Juve Stabia, ha donato ad Andrea una maglia gialloblù, la squadra in cui il giovane militava prima che la malattia lo paralizzasse.

(Fonte: http://www.solonotizie24.it/wip/2014/03/12/miracolato-a-medjugorje-riceve-la-maglia-della-juve-stabia-da-improta-2/18798)

Andrea_02DALLE GIOVANILI ALLA MALATTIA FINO AL VIAGGIO A MEDJUGORJE E ALL’IMPROVVISA GUARIGIONE

Come si svolge la vita quotidiana di una persona che ha ricevuto un miracolo? Quella di tutti i giorni, dal rapporto con gli amici alle difficoltà di ordine pratico. «Sai che Lui è accanto a te e puoi fare affidamento in tutto, dalle cose più semplici a quelle più complesse. Il mio compito è raccontare quanto è accaduto, essere apostolo e portare la luce come ho sentito una voce dirmi sul pullman di ritorno a Castellammare».

E così il giorno più brutto della vita di Andrea De Luca, l’1 novembre del 2006, diventa «il più bello, quello che mi ha cambiato l’esistenza».

Sognava di essere un calciatore professionista con la Juve Stabia. Al Romeo Menti allenamento dei giovanissimi regionali prima delle convocazioni. Sotto la curva sud San Marco, Andrea, allora tredicenne, si blocca. «Mi passarono anche il pallone – racconta – ma non riuscii a stopparlo, mi superò. Ero come una statua. Un dolore lancinante che partiva dalla coscia e prendeva la schiena».

Era il morbo di Perthes, una malattia degenerativa della testa del femore che colpisce in età infantile. Arriva ad essere invalidante il che significa stampelle prima, sedia a rotelle poi… comincia il giro d’Italia degli ospedali.

L’essere in età di sviluppo complica le cose. Il dramma della paralisi si manifesta progressivamente nel 2008. Medjugorje è un viaggio fatto più per tacitare parenti e amici che per convinzione. Ed invece Medjugorje diventerà la vita che cambia.

wpid-slavko05.jpgLa collina del Podbrdo è un calvario. In salita si spezza una stampella, in discesa si rompe l’altra. «Non capimmo che era un primo segnale».

Domenica 20 settembre 2009 non è un giorno qualsiasi. Un vialetto buio accanto all’albergo porta ad un giardinetto con una statua della Madonna. «Ero solo. D’improvviso il volto della statua si illumina come se un faro potente proiettasse un fascio di luce bianco, intenso, molto forte. Sono rimasto senza parole. Mi sono girato e c’erano Emanuela, una amica conosciuta durante il viaggio, papà, mamma. Ho chiesto conforto, hanno visto anche loro».

Quel fascio di luce fa il miracolo, perfora, tocca il femore, colpisce il cuore.

La vita è cambiata.

La scienza ne prende atto.

I miglioramenti sono costanti.

Il 22 Andrea torna a Castellammare, il 25 corre sul lungomare, qualche mese dopo una partita a calcetto.

«Non ho più niente, solo la certezza che Lui è accanto a me».

Sabato Andrea sarà al Menti, premiato da Gianni Improta, dg della Juve Stabia che ieri gli ha regalato la maglia con il suo nome.

«Le gambe mi tremano per il regalo e per l’idea di tornare allo stadio».

La storia di Andrea è una delle tante presenti in “Raggi di luce”, il libro nato da un’inchiesta giornalistica di Paolo Brosio, presentato ieri a palazzo Alabardieri, nel quale si raccontano, attraverso prove documentali, le storie di miracoli, guarigioni, santi e luoghi dedicati a Maria. Vicende diventate testimonianze di fede quotidiane.

(Fonte: http://medjugorjetuttiigiorni.blogspot.it/)

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“Non posso stare tutti i giorni a piangere perché non ho tempo. Vado avanti: testa bassa e tanta forza nel Signore”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 12/12/2014

La storia di Annamaria Bartolini, un marito e due figli disabili e tanta forza nella fede.

Mi dice dove ha trovato tutto il coraggio e la forza? – chiede l’intervistatore…

Nella fede, noi siamo stati a Lourdes quattro volte (…) Mio marito è pieno di preghiera, prega in continuazione. Anche i ragazzi… Sono sincera, siamo fra i pochi che andiamo come famiglia tutte le domeniche in chiesa…

Lui si sentiva sempre più debole, però io gli ho voluto bene e anche oggi gliene voglio tantissimo

I ragazzi mi tengono viva, li saluto perché gli voglio un bene dell’anima, sono una parte di me

Ci sono stati momenti difficili in cui ha detto: io non ce la faccio?

Si, ma mi metto in camera mia e le due lacrime le devo fare e… mi chiudo in camera e prego. La Madonna di Lourdes ci ha aiutato tanto…

Alcune mamme dicono: Nostro Signore ci ha dato questa disgrazia, io non credo più.

No!

Secondo me nostro Signore ha già programmato la tua vita da quando nasci, sa che può fare affidamento su di te e puoi andare, puoi andare tranquillo con la forza del Signore, della preghiera e della Madonna.

 

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“All’inizio volevo dirgliene quattro (…) poi ho capito che Lui ‘carica’ la croce su chi può sopportarla”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/10/2014

Filippo02
La storia è semplice e drammatica. Filippo, 30 anni, sposato con Anna, in attesa di un bambino, impegnato nelle Sentinelle del Mattino, attivissimo nell’Oratorio, se ne va in un mese per un tumore fulminante all’addome.

“Una storia drammatica, emozionante, sconvolgente” scrive nella sua prefazione il vescovo Franco Brambilla. Una storia che Ilaria Nava ha ricostruito attraverso le voci, gli SMS, i messaggi su Facebook dei protagonisti: i parenti, gli amici, i ragazzi che Filippo seguiva e di cui era confidente e sostegno; e soprattutto Anna, la moglie di Filippo, che ha dato alla luce Luca un mese dopo che Filippo se ne era andato.

Filippo01“La prima volta che sono arrivata a Verbania, inviata dal settimanale Credere, che mi aveva chiesto di scrivere un articolo su questa storia avevo un po’ di timore di incontrarti” scrive l’autrice nei ringraziamenti. “Mai mi sarei aspettata di trovare una persona così sorridente e accogliente, ti sei subito aperta con me, una perfetta sconosciuta anche se ti costava”.

Credo sia difficile leggere questo libro (“Volevo dirgliene quattro…” , San Paolo, 120 pag. € 10.00) senza commuoversi. Chi scrive non c’è riuscito. Perché sono toccanti l’eroismo, la fede, la semplicità dell’accettazione di un evento così apparentemente ingiusto e crudele. Mi sono venuti in mente i versi di Ada Negrini “Atto d’amore”:

“Or Dio – che sempre amai – t’amo sapendo di amarti;
e l’ineffabile certezza che tutto fu giustizia,
anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male,
tutto tu fosti e sei per me,
mi fa tremante di una gioia più grande della morte”.

Un’accettazione dolorosa, un abbandono totale.

Filippo03All’inizio non fu così. In ospedale Filippo ricevette la visita di don Fabrizio, sacerdote e amico. Gli portò l’ostia; ma la lasciò sul comodino, affinché Filippo potesse fare l’adorazione eucaristica. E poi gli chiese, via messaggio: “Come è andata la chiacchierata con il capo?”. La risposta è il titolo del libro: “All’inizio volevo dirgliene quattro…”. Il messaggio continua: “Poi ho capito che Lui ‘carica’ la croce su chi può sopportarla (anche se ne facevo a meno :-)). Quindi gli ho affidato tutto me, il piccolo e Anna”.

E c’è un’altra mail, misteriosa, in questa storia. La trova Anna, tornando a casa una sera dall’ospedale; e la stampa e la porta a Filippo la mattina seguente.

“Chiedervi il perché di quello che vi sta succedendo il più delle volte vi farà impazzire. Non avrete mai una risposta ai vostri perché, almeno finché siete su questa terra. Alcune cose sono più grandi di noi. Quello che vi consiglio è di chiedere a Dio di accettare e di accogliere nella vostra vita questo cammino che avete davanti, ovunque vi porterà, e io pregherò per voi perché riusciate a compiere questo passo”.

Filippo e Anna decidono di seguire il consiglio, e cominciano a pregare insieme, in ospedale, come facevano prima del ricovero. “Anna non riesce ancora oggi a ricordare chi sia stato il mittente di quella mail. Non troverà mai più il foglio su cui l’aveva stampata, né riuscirà a rintracciarne il testo cercando nella sua casella di posta elettronica”, scrive Ilaria Nava.

Un storia semplice, di una santità estrema, vissuta come diceva Benedetto XVI: “I santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, non saranno mai canonizzate, sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede”.

(di M. Tosatti)

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“Sono la madre di 18.000 bambini destinati a morire”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/07/2014

La storia di Paola Bonzi

“Io non ho la ricetta in tasca, io ascolto.”

“Il colloquio è veramente il perno di tutto il nostro lavoro, la cosa attorno cui tutto gira”

“Le persone che chiedono di abortire sono soprattutto donne con gravi problemi e difficoltà di tipo economico e si rivolgono a noi pensando di ricevere un aiuto, in fondo in fondo sperando che qualcuno dica loro fèrmati”

“Si può imparare a diventare madri, e questo, in fondo, è il nostro lavoro”

“La vita non è solo dei cattolici, la vita è senza aggettivi, la vita è vita tout-court”

Per un aiuto rivolgiti senza timore al

CAV – CENTRO AIUTO ALLA VITA

CAV Roma

CAV Milano

CAV Bergamo

Per il CAV della tua città contatta i CAV di Roma e Milano chiedendo informazioni oppure digita su Google:

CAV – CENTRO AIUTO ALLA VITA

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Dio è amore anche attraverso la sofferenza.

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 30/05/2014

La storia di Maria Chiantìa.

Maria nasce a Riesi il 27 aprile 1961, unica figlia di Gaetano e Provvidenza Chiantìa. Conduce una vita tranquilla come molte sue coetanee e, malgrado avesse tante buone qualità, non riusciva a inserirsi nel mondo del lavoro.

pro02In famiglia era sempre disponibile e sempre pronta a sopperire ai bisogni quotidiani dei suoi familiari.

Nel 1989 entra a far parte del Movimento Pro Sanctitate, condividendone subito la spiritualità, e diventando consigliera della Direzione del Centro Operativo di Riesi (Cl).

Riveste anche la carica di segretaria locale del Movimento nel 1994 e, con la sua simpatia e giovane affabilità, è parte attiva nell’organizzazione degli incontri.

A 25 anni incomincia il suo calvario che durerà sei anni. Inizia un duro cammino che affronta con il coraggio, che solo la fede in Dio può far sopportare; un cammino fatto di ricoveri ospedalieri, interventi e lunghe sedute di chemioterapie.

Non una parola di sconforto, anzi, era lei che sosteneva i genitori in particolari momenti di depressione. Aveva sempre il sorriso sulle labbra e quando si parlava del suo male non un velo di malinconia si leggeva nei suoi occhi.

La lunga malattia aveva costretto Maria a trascorrere molto tempo tra le mura domestiche e qui comincia a scriv ere le stupende poesie che ci ha lasciato. Molte raccontano la sua sofferenza fisica, altre sono rivolte al Signore per chiedere un po’ di serenità.

Nella sua grande fede “Dio è amore” anche attraverso la sofferenza. Confidando nella forza della Divina Provvidenza accettava la sua quotidianità con grande spirito di sacrificio e di fede.

Maria ci ha lasciati il 22 giugno del 2000. Grande è stata la commozione partecipata a Riesi, suo paese natio, e in chi ha avuto modo di incontrarla.

Quando le si chiese se voleva essere la segretaria del Movimento a Riesi, con semplicità ricordò il suo stato di salute e la possibilità di scri vere solo per pochi minuti (le metastasi le avevano già invaso la spalla e il braccio e i dolori si facevano sempre più forti): ma vista l’insistenza, disse subito: “Sono disponibile e prometto che darà il massimo di me stessa”.

pro01Ha mantenuto la promessa. E’ sempre stata presente e puntuale quando i dolori erano così forti che i suoi occhi si inondavano di lacrime, e tutti preoccupati volevano interrompere l’incontro, ripeteva: “Andiamo avanti, abbiamo tante cose da fare, i dolori prima o poi passeranno”.

La vita e le convinzioni di Maria erano l’opposto della diffusa mentalità consumistica ed edonistica di molti suoi coetanei.

Maria ha cercato, nella vita di ogni giorno, la gioia della fede, formandosi quella coscienza cristiana che fa star bene con se stessi e fa vivere una vita terrena in sintonia con i doni per i quali Dio l’ha creata e… ce l’ha donata.

Il suo esempio è rivolto a tutti i giovani, perché possano crescere nella speranza e si lascino guidare da Dio fidandosi di Lui sempre!

(Tratto da “Aggancio”, rivista del Movimento Pro Sanctitate del 3/4/2014. Articolo di Enrica Padovano)

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“Senza l’amore di Dio non si fa niente”

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 22/05/2014

Suor Elisabetta racconta con quanto amore vive la sua vocazione missionaria in Romania e una storia di dolore e morte in cui Dio grazie al loro servizio ha portato amore, consolazione e pace.

<<Bisogna aqcuistare un cuore di accoglienza prima di tutto, poi tanto amore, amare tutti indistintamente.

Questa forza è Dio che ce la dà.

Senza l’amore di Dio non si fa niente.>>

(Suor Elisabetta)

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Fra Daniele, dalla droga a Cristo, risanato dopo aver toccato… Gesù

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 11/04/2014

Dalla droga a Cristo, dopo aver sperimentato la guarigione dalla tossicodipendenza durante un’adorazione eucaristica. 

La bella storia di fede, guarigione e vocazionale di frate Daniele

 

Una vita segnata dalla sofferenza, una sofferenza che però nella nostra famiglia si è rivelata pedagogica, non fine a se stessa ma una sofferenza che accolta nella fede ha preparato i nostri cuori ad accogliere il mistero.

Maria ha riportato mia madre a Gesù. E Gesù le ha dato la forza di stare nella situazione in cui si trovava.

Iniziai a bere, a fare uso di sostanze stupefacenti leggere, fino a finire con le droghe pesanti e a diventare tossicodipendente.

Mia madre anziché detestarmi, mi incoraggiò, mi amò così come ero e lei, che aveva fatto esperienza di Gesù che salva, che ha l’ultima parola sulla morte, mi invitò a chiedere aiuto a lui e anche ad andare al SERT e assumere farmaci per l’astinenza.

Il 25 novembre del 2006, ero a una due giorni di convegno del Rinnovamento nello Spirito, era la solennità di Cristo Re dell’Universo. MEsi prima mia madre mi aveva invitato a chiedere a Gesù di farsi conoscere da me.

“Il male che oggi attrae i giovani e che propone felicità apparenti” era il tema delle catechesi del convegno. Rimasi colpito dalle parole di un frate, sembrava che gli avessi raccontato la mia storia, rileggeva il mio vissuto.

Le attrattive del mondo danno una felicità apaprente ma poi conducono a sperimentare nel cuore una grande amarezza. Il potere, la droga, il sesso, l’alcol. Il male mira a distruggere il nostro corpo che è il luogo abitato da Dio e attraverso cui possiamo fare esperienza di Dio nella profondità del nostro cuore.

Io, l’orgoglioso, sentii l’esigenza di umiliarmi.

Un padre pregò su di me, mi benedisse e tornai al mio posto. ALl’adorazione, un padre con Gesù Eucarestia passò in mezzo alla folla che era di 600 persone. Gesù mi passò accanto, alle spalle, poi stava tornando verso l’altare, io sentii dentro di me il desiderio di andare a toccarlo. Andai, da dietro lo toccai e tornai al mio posto.
Il giorno dopo non presi il metadone e mi resi conto di non avere più crisi di astinenza, mi resi conto di essere stato guarito da quella Parola…

Perché?

Come l’emorroissa toccò il mantello di Gesù… E’ un po’ quello che ho vissuto io, risanato dopo aver toccato Gesù.

 

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Nicola, un giovane che viveva della realtà dell’aldilà come presente già nella sua esistenza

Posted by fermenticattolicivivi@gmail.com su 08/04/2014

Nicola_01Il 5 luglio 2013 papa Francesco ha proclamato venerabile Nicola D’Onofrio, morto a soli 21 di una vita tanto breve quanto intensa. Le sue caratteristiche principali: una fede profonda e una vita caratterizzata da una rara dedizione verso i poveri e i sofferenti.

Nato a Villamagna, in provincia di Chieti, il 24 marzo 1943, a sette anni Nicolino, come veniva affettuosamente chiamato, avverte la vocazione ed esprime la volontà di farsi sacerdote. Sacerdote e Camilliano.

Riesce a vincere le opposizioni dei genitori e nell’autunno del 1955 entra nello Studentato Camilliano di Roma. A soli 17 anni indossa l’abito dei Ministri degli Infermi. Il 7 ottobre 1961 emette la professione dei 4 voti, mentre si era iscritto alla Milizia dell’Immacolata, raggiungendo il terzo grado, quello dell’”offerta senza limiti”, del donare sé stessi a Maria fino al sacrificio più completo.

Di lì a poco si ammala però di una grave malattia che lo porterà a spegnersi a soli 21 anni. Viene ricoverato al San Camillo e poi al Policlinico Umberto I.

Nicola_02Subisce un intervento e cure dolorose per un teratosarcoma che lascia poco da sperare, ma lui resta sempre paziente, sorridente e attento a non disturbare i confratelli premurosi verso di lui.

Conosciuta la realtà della sua malattia, non reagisce con atti di disperazione, ma dopo un momento di intensa riflessione passata quasi totalmente dinanzi a Gesù Eucaristia nella chiesa del seminario, riprende il normale sorriso, intensifica la preghiera dando spazi lunghi alla meditazione.

In occasione di dialoghi con amici sulla realtà di una morte imminente, non evita il discorrere né drammatizza, ma affronta tale realtà con serenità e distacco. Coloro che gli stavano vicino ricordano di avere avuto la sensazione di contattare una creatura che già viveva della realtà dell’aldilà come presente già nella sua esistenza, che troppo precocemente si avviava sul viale del tramonto.

Con la segreta speranza di ottenere un grande miracolo, i Superiori lo mandano pellegrino a Lourdes e a Lisieux. Nicola ci va per obbedienza, soprattutto col motivo di chiedere l’aiuto della Vergine Immacolata, e della sua grande piccola Santa Teresa, a compiere la volontà di Dio fino alle estreme conseguenze, serenamente unito alla Croce del Cristo.

È il 10 maggio: mancano appena 33 giorni al suo incontro con Dio per l’eternità.
Il 28 maggio 1964 emette in anticipo i voti perpetui, ormai allo stremo delle forze.

Nicola_03La sera del 12 giugno sale al cielo dopo una giornata passata in preghiera incessante.

Il suo corpo riposa a Bucchianico, presso la cripta del Santuario di San Camillo, meta di continui pellegrinaggi.

Ecco cosa scrive nel suo diario a soli 16 anni:

“Morirò. Non so quando, non so come, ma morirò.

Si muore a tutte le età.

Bisogna essere pronti a morire in ogni istante. La morte verrà.

Sarò novizio? Chierico? Sacerdote? Non lo so. Morirò? Si, è certo che morirò!

Propositi:

1. Sarò sempre in grazia di Dio per essere pronto a morire.
2. Non mi farò prendere dal panico della morte.

In un mondo come quello di oggi in cui quello della morte è il pensiero più rimosso in assoluto, non è un grande insegnamento?

Nicola_04Il 30 settembre 1961 scriveva nel suo diario degli esercizi spirituali:

“Teniamo sempre dinanzi agli occhi il fine supremo e tutta la strada da percorrere ci sembrerà facile e chiara.

Una volta conosciuta la strada percorriamola coraggiosamente convincendoci della caducità delle cose, della necessità del distacco dal mondo per avere la gioia, della preziosità del tempo.

Mamma mia santissima, insegnami tu la strada, ma soprattutto della conoscenza del fine, fa che io sia coerente con me stesso.”

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